{"id":7833,"date":"2023-01-26T02:00:00","date_gmt":"2023-01-26T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7833"},"modified":"2023-01-25T16:00:57","modified_gmt":"2023-01-25T15:00:57","slug":"dal-politecnico-di-milano-al-mit-di-boston","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/01\/26\/dal-politecnico-di-milano-al-mit-di-boston\/","title":{"rendered":"Dal Politecnico di Milano al MIT di Boston"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>L\u2019avevamo gi\u00e0 intervistato nel dicembre del 2020, quando, dottorando in Information Technology al Politecnico di Milano, stava lavorando a Emoty: un\u2019intelligenza artificiale che potesse favorire l\u2019inclusione di persone con disturbi del neurosviluppo. Due anni dopo, ritroviamo Fabio Catania negli Stati Uniti, al prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove sta proseguendo la sua ricerca con un nuovo progetto, a proposito del quale gli abbiamo fatto qualche domanda.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>In cosa consiste il tuo lavoro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Durante il dottorato ho iniziato a occuparmi dei cosiddetti \u201cagenti vocali\u201d, ovvero intelligenze artificiali che supportino, a livello conversazionale, le persone con disturbi del neurosviluppo e i loro terapeuti. Questo lavoro mi ha fatto appassionare di analisi della voce, ovvero di tutto ci\u00f2 che riguarda i suoni che emettiamo quando parliamo, al di l\u00e0 del contenuto di ci\u00f2 che diciamo. Concluso il dottorato, sono stato preso come Postdoctoral Researcher al MIT di Boston. Il progetto a cui sto lavorando qui riguarda l\u2019autismo non verbale, una forma di autismo per la quale le persone non producono frasi o parole, ma solo vocalizzazioni che potrebbero sembrare prive di contenuto. In realt\u00e0, per\u00f2, i famigliari e i terapeuti, col tempo, riescono a comprendere il significato di queste vocalizzazioni; quello che stiamo facendo noi, perci\u00f2, \u00e8 analizzarle nel tentativo di capire cosa le caratterizza per provare a realizzare una sorta di traduttore digitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 stato trasferirsi negli Stati Uniti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista lavorativo, un\u2019esperienza incredibile. Purtroppo, le Universit\u00e0 e i laboratori di ricerca in Italia non hanno a disposizione i budget che hanno negli Stati Uniti, e questo implica un\u2019enorme differenza in termini di infrastrutture, strumentazioni e, in generale, di possibilit\u00e0. Basti pensare che qui i ricercatori fanno solo i ricercatori: non devono preoccuparsi anche di altre questioni, come per esempio pensare a progetti per riuscire a vincere i fondi necessari per fare ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E al di l\u00e0 del lavoro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anche se ormai sono a Boston da diversi mesi, mi sembra ancora tutto nuovo. Bench\u00e9 abbia vissuto sia in Germania che in Spagna, non avevo mai avuto la sensazione cos\u00ec chiara di non essere in Italia. La prima cosa che noti, quando arrivi qui, \u00e8 che \u00e8 tutto gigantesco: il latte lo compri in taniche da pi\u00f9 di tre litri, e poi ti trovi a cercare su Google ricette che ti permettano di usarlo prima che vada a male. Se vogliamo restare in tema colazione, lo stesso vale per i cereali: li vendono in confezioni cos\u00ec grandi che non ci stanno nella dispensa. A parte il cibo, le cose che mi hanno fatto sentire pi\u00f9 spaesato finora sono le festivit\u00e0 e gli orari. Per quanto riguarda le prime, non conoscendole, mi \u00e8 capitato di venire in ufficio per poi scoprire che era un giorno di festa nazionale \u2013 immagina uno che va al lavoro a Natale perch\u00e9 non sa che \u00e8 Natale: \u00e8 piuttosto divertente. A proposito degli orari, invece, se vai in discoteca al massimo all\u2019una spengono tutto, e non \u00e8 raro cenare alle cinque e mezza o alle sei. \u00c8 vero che anche in Alto Adige si mangia presto, ma la mia famiglia ha pur sempre origini calabresi (ride, ndr).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 arrivato il momento della classica domanda: cosa pensi di fare in futuro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il mio contratto qui dura un anno, anche se spero (e pare sia cos\u00ec) che ci sia la possibilit\u00e0 di restare di pi\u00f9. Tuttavia, mi piacerebbe tornare in Italia, un giorno. Essere al MIT \u00e8 davvero un onore, la selezione all\u2019ingresso \u00e8 durissima e non mi sono ancora abituato a incrociare in mensa premi Nobel o a chiacchierare con colleghi che stanno lavorando con Noam Chomsky, ma non posso fingere di non sentire la lontananza dalla mia famiglia e dai miei amici. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Alex Piovan COOLtour<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019avevamo gi\u00e0 intervistato nel dicembre del 2020, quando, dottorando in Information Technology al Politecnico di Milano, stava lavorando a Emoty: un\u2019intelligenza artificiale che potesse favorire l\u2019inclusione di persone con disturbi del neurosviluppo. 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