{"id":8228,"date":"2023-03-23T02:25:00","date_gmt":"2023-03-23T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=8228"},"modified":"2023-03-22T18:08:18","modified_gmt":"2023-03-22T17:08:18","slug":"corridoi-umanitari-soluzione-per-pochi-provocazione-per-molti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/03\/23\/corridoi-umanitari-soluzione-per-pochi-provocazione-per-molti\/","title":{"rendered":"Corridoi umanitari: soluzione per pochi, provocazione per molti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Di fronte a tragedie come quella del naufragio di Cutro la comunit\u00e0 internazionale sembra essere senza soluzioni efficaci. Assenti gli interventi che puntino a rimuovere le cause delle migrazioni forzate, poche le risposte strutturate al fenomeno della mobilit\u00e0 globale che non si vuole riconoscere n\u00e9 affrontare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I cosiddetti \u201ccorridoi umanitari\u201d pi\u00f9 che una soluzione, sono una provocazione. Meglio: sono una soluzione per donne, uomini e bambini che sarebbero altrimenti costretti a scegliere vie pericolose per mettersi in salvo. Sono una provocazione perch\u00e9, con numeri certamente insufficienti, mostrano che esistono delle alternative realistiche ai viaggi della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo protocollo per un corridoio umanitario fu firmato nel dicembre del 2015. Eravamo nel pieno della crisi migratoria. Da allora sono arrivate in Europa (in modo particolare in Italia, qualcuno anche in Alto Adige) oltre seimila persone, originarie soprattutto di paesi come Siria, Eritrea, Afghanistan, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Iraq, Yemen, Congo e Camerun. Persone gi\u00e0 in fuga, incontrate e selezionate dalle organizzazioni non governative nei campi profughi. Seimila rifugiati sono una goccia nel mare. E tuttavia non si tratta di numeri, ma di esseri umani, ognuno con la sua storia, con le sue ferite, con i suoi sogni.<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato scorso molti di loro sono stati ricevuti da papa Francesco a Roma. \u201cI corridoi umanitari \u2013 ha detto il pontefice \u2013 non solo mirano a far giungere in Italia e in altri Paesi europei persone profughe, strappandole da situazioni di incertezza, pericolo e attese infinite; anche essi operano anche per l\u2019integrazione, e questo \u00e8 importante per finire integrare e non solo salvare, ma integrare. E integrare \u00e8 parte della salvezza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2017 la Chiesa in Italia ha partecipato direttamente al progetto attraverso Caritas Italiana che ha coinvolto, finora, 62 Caritas diocesane. 1.146 le persone accolte, di cui 400 minori.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEro straniero e mi avete accolto\u201d: su questo si misura la verit\u00e0 del messaggio annunciato. Non si tratta solamente di dare una casa e un futuro ai profughi, ma di interrogare il nostro tasso di umanit\u00e0. Ogni comunit\u00e0 che ha accolto e accoglie una persona o una famiglia ha compiuto un cammino di preparazione. Si \u00e8 favorita la conoscenza, si sono promosse le relazioni fra le comunit\u00e0 accoglienti e gli accolti. Sono nate esperienze che hanno lasciato un segno indelebile nei singoli e spinto le comunit\u00e0 a crescere e a essere lievito sui territori.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine di queste esperienze \u2013 che restano una bella e necessaria provocazione \u2013 non si sa pi\u00f9 chi ha davvero bisogno di chi. \u201cQuasi si confondono \u2013 dice Francesco \u2013 quelli che accolgono e quelli che sono accolti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Bill Valente<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte a tragedie come quella del naufragio di Cutro la comunit\u00e0 internazionale sembra essere senza soluzioni efficaci. Assenti gli interventi che puntino a rimuovere le cause delle migrazioni forzate, poche le risposte strutturate al fenomeno della mobilit\u00e0 globale che non si vuole riconoscere n\u00e9 affrontare. 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