{"id":8346,"date":"2023-04-06T02:00:00","date_gmt":"2023-04-06T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=8346"},"modified":"2023-04-05T17:23:45","modified_gmt":"2023-04-05T16:23:45","slug":"le-opzioni-siciliane-dellunterland","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/04\/06\/le-opzioni-siciliane-dellunterland\/","title":{"rendered":"Le opzioni &#8220;siciliane&#8221; dell&#8217;Unterland"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo il trauma del 1919, con l\u2019annessione forzata all\u2019Italia e la politica di snazionalizzazione imposta dal fascismo, un\u2019ulteriore sciagura colp\u00ec le famiglie sudtirolesi nell\u2019imminenza della seconda guerra mondiale. L\u2019Italia fascista e la Germania nazista volevano evitare che la \u201cquestione sudtirolese\u201d incrinasse il patto d\u2019acciaio tra Roma e Berlino e cos\u00ec due delegazioni sotto la guida di Heinrich Himmler si incontrarono a Berlino il 23 giugno 1939 per concordare le modalit\u00e0 di trasferimento della popolazione sudtirolese \u201cnella vecchia patria\u201d. Insomma, il territorio al Duce, il popolo al F\u00fchrer.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta la seconda parte del 1939 fu caratterizzata da laceranti confronti sulle cosiddette opzioni. Abbandonare l\u2019amata heimat per un futuro incerto o rimanere e perdere il diritto alla propria identit\u00e0 culturale? Si divisero le comunit\u00e0, le famiglie, lo stesso clero cattolico, in gran parte ostile al regime nazista. Il canonico Michael Gamper e altri sacerdoti, insieme agli attivisti del Deutscher Verband, si adoperarono con tutti i mezzi per convincere le persone a optare per la heimat. Il VKS, al contrario, forse infiltrato da attivisti nazisti, promosse una massiccia campagna a favore del trasferimento. Trasferimento si, ma dove? Non c\u2019era chiarezza, sul punto, l\u2019accordo era soltanto verbale. Si parl\u00f2 di una terra in Galizia, dove i nazisti avevano intenzione di espellere i contadini polacchi, della Boemia, dell\u2019Alsazia, addirittura della Crimea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Bassa Atesina \u2013 o zona mistilingue, come veniva chiamata dal regime \u2013 fu dilaniata dall\u2019atroce alternativa. Innanzitutto furono colpiti coloro che avevano gi\u00e0 la cittadinanza tedesca: costoro erano i primi a dover \u201crientrare in patria\u201d. Ma si trattava di contadini, artigiani, professionisti radicati da molto tempo nel territorio. Si sper\u00f2 che il decreto valesse solo per la provincia di Bolzano e non per quella di Trento, di cui faceva parte la Bassa Atesina. Ma l\u2019illusione svan\u00ec ben presto. Anche tra Salorno e Laives gli \u201calloglotti\u201d dovevano abbandonare il suolo italiano. Gli altri cittadini erano increduli, volevano vedere \u201cnero su bianco\u201d quale fosse il loro destino. Indubbiamente molti avevano sperato che Hitler potesse \u201criscattare\u201d l\u2019Alto Adige per riunirlo alla vecchia madrepatria austriaca, nel frattempo inglobata nel Reich. Ma Hitler, al contrario, aveva \u201cvenduto\u201d senza batter ciglio i Sudtirolesi e la loro terra.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima reazione in Bassa Atesina fu una sorta di resistenza passiva: non si era disposti ad accettare l\u2019aut-aut, a farsi cacciare dalla proprie case e terre. In ogni paese si formarono gruppi di \u201costili\u201d al patto nazi-fascista. Tutto cambi\u00f2 quando inizi\u00f2 a circolare la voce che il regime avrebbe costretto i \u201cpoliticamente sospetti\u201d che avevano optato per la cittadinanza italiana a trasferirsi sotto la linea del Po. Nacque, forse ad opera del prefetto Mastromattei, la cosiddetta \u201cleggenda siciliana\u201d, secondo la quale i contadini sudtirolesi avrebbero dovuto trasferirsi in Sicilia. \u201cHinaus oder hinunter\u201d era l\u2019alternativa, \u201cfuori o gi\u00f9\u201d. A quel punto, gli umori mutarono. Il regime comunic\u00f2 di aver raccolto i nomi di tutti i \u201csospetti\u201d che dovevano scendere sotto il Po: si parl\u00f2 di 300 persone a Termeno e altre centinaia a Magr\u00e8, Salorno, Egna, Cortaccia e negli altri paesi. A Magr\u00e8 furono espropriati a favore dell\u2019ERA 11 ettari di terreno in mano ai contadini pi\u00f9 poveri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se inizialmente il regime aveva tentato di \u201cspingere\u201d i sudtirolesi oltre il Brennero, all\u2019improvviso, nell\u2019imminenza della scadenza del termine fissato per il 31 dicembre, l\u2019indirizzo mut\u00f2 radicalmente. Si tent\u00f2 di trattenere le persone con promesse e ostacoli burocratici. Centinaia di carabinieri vennero inviati anche nei paesi pi\u00f9 piccoli per dissuadere i padri di famiglia dall\u2019opzione tedesca. Evidentemente, non si voleva andare incontro a una \u201csconfitta\u201d epocale che avrebbe messo a nudo la politica illiberale del regime. Chi aveva un cognome italiano fu costretto a rimanere, gli altri invitati a produrre sempre nuovi documenti difficili da ottenere. Alla fine, se nel resto della provincia l\u2019opzione per la cittadinanza tedesca si avvicin\u00f2 al 100%, in Bassa Atesina le cifre furono pi\u00f9 modeste: 75% a Magr\u00e8, 77% a Cortina, 30% a Salorno, 56% a Cortaccia. Complessivamente, l\u201986% opt\u00f2 per la cittadinanza tedesca. Alla fine, meno di un terzo si trasfer\u00ec veramente in Tirolo, Baviera e Vorarlberg, gli altri rimasero nei propri paesi. Circa 20000 persone emigrate tornarono in Alto Adige dopo il 1945.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il trauma del 1919, con l\u2019annessione forzata all\u2019Italia e la politica di snazionalizzazione imposta dal fascismo, un\u2019ulteriore sciagura colp\u00ec le famiglie sudtirolesi nell\u2019imminenza della seconda guerra mondiale. 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