{"id":8371,"date":"2023-04-20T02:40:00","date_gmt":"2023-04-20T01:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=8371"},"modified":"2023-04-20T06:57:45","modified_gmt":"2023-04-20T05:57:45","slug":"badanti-per-la-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/04\/20\/badanti-per-la-politica\/","title":{"rendered":"Badanti per la politica"},"content":{"rendered":"\n<p>Nei giorni scorsi i responsabili dell\u2019Associazione Alzheimer Alto Adige hanno lanciato un grido d\u2019allarme, portando allo scoperto un problema che meriterebbe senz\u2019altro una maggiore attenzione da parte dell\u2019opinione pubblica. In sintesi: le famiglie altoatesine che hanno nel proprio nucleo un malato di demenza &#8211; pi\u00f9 di 13mila &#8211; sono oggi in grande difficolt\u00e0. Il motivo? In realt\u00e0 sono tanti. In primo luogo c\u2019\u00e8 l\u2019erogazione dell\u2019assegno di cura che negli ultimi anni spesso non \u00e8 stato sufficiente a coprire le spese o \u00e8 arrivato in ritardo a causa di carenze di personale per effettuare gli accertamenti preliminari. Mentre quest\u2019ultimo problema recentemente \u00e8 stato parzialmente risolto, permane per le famiglie il problema del reperimento delle badanti. Come sappiamo molte di loro sono ucraine e &#8211; durante la pandemia e poi il successivo scoppio della guerra &#8211; l\u2019apporto di molte di queste signore \u00e8 venuto a mancare, con una sostituzione solo parziale da parte di altre signore moldave, rumene, e provenienti da altri paesi del mondo.<br>L\u2019associazione Alzheimer Alto Adige dunque \u00e8 tornata, con grande forza, a richiedere la formazione di un registro provinciale, un albo a cui fare riferimento per il reperimento di questa forza lavoro e, anche, per ufficializzare una volta per tutte il ruolo sociale di queste figure professionali, cruciali nell\u2019Alto Adige del terzo millennio, sempre pi\u00f9 caratterizzato da un\u2019et\u00e0 media elevata della popolazione.<br>A proposito delle badanti in quanto lavoratrici &#8211; e anche per tutelare le numerose donne che oggi lasciano il lavoro per restare a casa ad occuparsi dei \u201cloro\u201d anziani, con il rischio di finire successivamente in povert\u00e0 una volta divenute anziane anche loro &#8211; sono intervenuti anche i sindacati. Fornendo altre cifre che indicano come priorit\u00e0 assoluta un piano per riorganizzare i servizi e i sostegni per gli anziani che, in provincia di Bolzano, sono ora 100mila e che nel prossimo 2030 saranno 140mila, su una popolazione di mezzo milione di abitanti.<br>Urge anche una responsabilizzazione nei confronti delle badanti che, si apprende, oggi in provincia di Bolzano sono completamente \u201cin regola\u201d solo nel 50% dei casi, sulle ben 11mila (undicimila!) attive, con un \u201cnero\u201d che riguarda quasi 3mila di loro, secondo le stime.<br>Le elezioni provinciali sono alle porte e ci aspettiamo che i candidati mettano questi temi ai primi posti nei loro programmi. E&#8217; chiedere troppo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Luca Sticcotti<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi i responsabili dell\u2019Associazione Alzheimer Alto Adige hanno lanciato un grido d\u2019allarme, portando allo scoperto un problema che meriterebbe senz\u2019altro una maggiore attenzione da parte dell\u2019opinione pubblica. In sintesi: le famiglie altoatesine che hanno nel proprio nucleo un malato di demenza &#8211; pi\u00f9 di 13mila &#8211; sono oggi in grande difficolt\u00e0. Il motivo? 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