{"id":8595,"date":"2023-05-18T02:00:00","date_gmt":"2023-05-18T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=8595"},"modified":"2023-05-17T11:28:01","modified_gmt":"2023-05-17T10:28:01","slug":"il-privilegio-del-mio-lavoro-il-lato-umano-dei-campioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/05\/18\/il-privilegio-del-mio-lavoro-il-lato-umano-dei-campioni\/","title":{"rendered":"\u201cIl privilegio del mio lavoro? Il lato umano dei campioni\u201d\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Uno dei decani del giornalismo sportivo italiano \u00e8 un cittadino di Bolzano. Per quasi\u00a0 due decenni, Ezio Zermiani \u00e8 stata la voce e il volto delle telecronache delle competizioni motociclistiche e automobilistiche sulla RAI. Ha interpretato il suo ruolo di inviato in pista con estro e inventiva, guadagnandosi sul campo la stima e l\u2019amicizia dei tanti fuoriclasse raccontati in una carriera ricca di soddisfazioni. La nostra intervista.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Zermiani, come nasce la Sua passione per il giornalismo?\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Parte tutto dalla mia citt\u00e0, Bolzano. All\u2019epoca degli studi universitari \u2013 studiavo Ingegneria a Bologna \u2013 avevo cominciato a collaborare come esterno con la sede Rai di piazza Mazzini. In quegli anni collaborai anche a programmi radiofonici famosi come \u201cChiamate Roma 3131\u201d. Quando venni assunto in pianta stabile, nel \u201975, cominciai ad occuparmi di cronaca nera e giudiziaria ed ebbi la possibilit\u00e0 di affrontare alcuni casi di cronaca che ebbero eco mediatica nazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci aiuta a ricordare quali?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, il delitto della perpetua della Val d\u2019Ultimo, il cui processo venne rifatto tre volte. Poi mi interessai dei delitti di Marco Bergamo. Grazie alle mie inchieste, venne scagionato un portiere di notte che era stato inizialmente accusato di essere il responsabile dell\u2019uccisione di una prostituta che in realt\u00e0 era stata vittima di Bergamo. In seguito a questi casi, nel \u201978 venni chiamato a Milano da Sergio Zavoli che aveva fondato il GR1. Non ci pensai due volte a trasferirmi in Lombardia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u00ec ebbe inizio la sua seconda carriera, quella che la rese il giornalista per eccellenza del mondo dei motori.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In precedenza, ovviamente, avevo gi\u00e0 fatto incursioni nel territorio del giornalismo sportivo. Ero appassionato di moto e macchine e chiesi se interessavano contributi per la Domenica sportiva. Iniziai con servizi sulla sicurezza nel mondo delle gare di motociclismo: un aspetto del tutto trascurato all\u2019epoca, i piloti morivano come mosche. Quando cominciai, a fine anni \u201970, era l\u2019epoca dominata da Niki Lauda. Dai primi anni \u201980 in avanti, ero sempre in trasferta per fare le telecronache di moto e F1. Posso affermare tranquillamente di aver fatto almeno una volta il giro del mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 lo sportivo che pi\u00f9 l\u2019ha colpita?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho avuto modo di entrare in confidenza con grandi campioni come Prost, Piquet, Nannini, Alboreto, anche Alonso, tra i tanti. Ma il pi\u00f9 grande per me rimane Ayrton Senna che purtroppo non \u00e8 pi\u00f9 tra noi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chi era Senna, una volta smessi i panni del pilota di Formula Uno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Era un uomo a tutto tondo. Non era solo il grande campione dell\u2019automobilismo che tutti conosciamo. Dava una mano ai bambini di strada brasiliani, pagando loro cibo e istruzione, come oggi continua fare la fondazione che porta il nome. Era un pilota dall\u2019animo nobile che faceva un lavoro pericoloso non per i soldi o la fama ma per aiutare chi ne aveva bisogno. Altri bei ricordi mi legano all\u2019amico Michele Alboreto, purtroppo prematuramente scomparso, con cui facevamo una trasmissione insieme. Una volta, tra Natale e Capodanno dell\u201987, ci incontrammo a Maranello a provare in pista la nuova Ferrari da strada, la F40. Poi si decise di usare la macchina, non ancora omologata, per andare dalla famiglia di Michele e facemmo un servizio su quel folle viaggio da Modena a Milano. Il grande vecchio, Enzo Ferrari, si infuri\u00f2. Poi vide il servizio e mi mand\u00f2 una nota per complimentarsi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019era il mondo del giornalismo sportivo, a quei tempi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Era completamente diverso da oggi. Allora si viveva in simbiosi con i campioni sportivi, si riusciva a coglierne il lato umano, a conoscere le loro famiglie e le loro storie. Ti affidavano segreti e confidenze e tu dovevi scegliere di non raccontare alcune cose perch\u00e9 era un rapporto basato sulla correttezza, la fiducia e l\u2019amicizia. A volte, con le loro famiglie e le nostre, facevamo le ferie insieme. Io ero solito intervistare i piloti sulle griglie di partenza, pochi secondi prima che schiacciassero l\u2019acceleratore. Adesso \u00e8 inimmaginabile. Ora ci sono conferenze stampa e interviste uguali per tutti, anche perch\u00e9 una parola di troppo, pronunciata nel momento sbagliato, pu\u00f2 causare disastri finanziari. Noi abbiamo consumato tante suole delle scarpe per scovare le notizie e raccontarle. Oggi il pc e internet, che sono molto utili, forse ci hanno reso un po\u2019 pi\u00f9 pigri. Io rimango convinto per\u00f2 che il giornalismo vada fatto recandosi sui luoghi degli avvenimenti in prima persona, per vedere con i propri occhi e ascoltare i testimoni, come mi ha insegnato Sergio Zavoli. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Nilo Ruggeri<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei decani del giornalismo sportivo italiano \u00e8 un cittadino di Bolzano. Per quasi\u00a0 due decenni, Ezio Zermiani \u00e8 stata la voce e il volto delle telecronache delle competizioni motociclistiche e automobilistiche sulla RAI. 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