{"id":9023,"date":"2023-06-29T02:00:00","date_gmt":"2023-06-29T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=9023"},"modified":"2023-06-28T15:24:58","modified_gmt":"2023-06-28T14:24:58","slug":"la-migrazione-in-bassa-atesina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/06\/29\/la-migrazione-in-bassa-atesina\/","title":{"rendered":"La migrazione in Bassa Atesina"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>\u201cVon Bozen bis Salurn\u201d titolava in prima pagina la \u201cBozner Zeitung\u201d del 12 settembre 1902. L\u2019articolo trattava un argomento molto sentito all\u2019epoca, l\u2019immigrazione. Nulla di nuovo sotto il sole, si dir\u00e0. In effetti, pochi temi scaldano gli animi popolari come questo. La difesa del territorio \u2013 o la sua conquista \u2013 fanno parte del bagaglio \u201cculturale\u201d ancestrale dell\u2019umanit\u00e0. Tutti i popoli ne sono stati coinvolti, in un certo senso si potrebbe dire che in un mondo di migranti come il nostro nessuno \u00e8 esente da questo peccato originale. Allo stesso modo, anche l\u2019idea che gli intrusi siano sempre gli altri sembra invincibile. Ma veniamo ai fatti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Agli albori del XX secolo, con due catastrofiche guerre mondiali alle porte, gli \u201cspecialisti\u201d dell\u2019argomento vedevano questa grande minaccia incombere sulla Bassa Atesina, appunto da \u201cBozen bis Salurn\u201d. La parte rimanente del Tirolo meridionale era, seppur a malincuore, data per persa ma almeno si voleva salvare dall\u2019invasione quei pochi paesi tradizionalmente \u201cin mano tedesca\u201d. Si trattava, beninteso, di un\u2019invasione tutta interna al Tirolo stesso, da una parte all\u2019altra della regione asburgica. Inoltre, allora come ora, erano proprio i vecchi abitanti di quei paesi ad attirare sempre nuove famiglie \u201cstraniere\u201d: infatti c\u2019era urgente bisogno di operai, lavoratori per le cave e per l\u2019agricoltura. E allora si pescava nelle valli pi\u00f9 povere del Welschtirol trentino, dove vivevano persone disposte a qualsiasi sacrificio per un boccone di pane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo all\u2019articolo, che prendeva spunto da una relazione del professor Fraenkl sulla popolazione della Val d\u2019Adige. Scrisse il cronista: \u201cIl territorio maggiormente minacciato dai Welschen (come all\u2019epoca si chiamavano gli italiani) \u00e8 quello della Val d\u2019Adige da Bolzano a Salorno. Gi\u00e0 diversi paesi risultano quasi completamente in mano ai nuovi arrivati. Parliamo per esempio di Rover\u00e8 della Luna, che appena una generazione fa era completamente tedesco e si chiamava Eichholz\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se Rover\u00e8 era data per persa, non cos\u00ec la vicina Salorno: \u201cNel 1900, due terzi della popolazione erano tedeschi ma gi\u00e0 ora nella frazione di Pochi \/ Buchholz questi sono in minoranza. Il rapporto \u00e8 di 393 contro 213\u201d. Nella stessa Salorno, i grandi proprietari terrieri continuavano a \u201cimportare\u201d manodopera da tutto il nord Italia per i loro frutteti e vigneti. Ovviamente queste famiglie chiedevano anche scuole per i loro figli, e in ci\u00f2 venivano sostenute anche da influenti famiglie tedesche. Un\u2019analoga richiesta da parte del \u201cDeutsche Schulverein\u201d per Rover\u00e8 della Luna rimase invece lettere morta.<\/p>\n\n\n\n<p>A nord di Salorno, nella frazione di Laghetto (sic) \/ Laag, la situazione non era migliore: gli immigrati italiani erano aumentati in pochi anni da 200 a 300. \u201cIn questo piccolo comune si assiste tuttavia a un fenomeno singolare: sempre pi\u00f9 famiglie di immigrati si dichiarano tedesche, per cui ufficialmente gli italiani sembrano addirittura in calo\u201d, scrisse il giornale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Molto problematica si presentava la situazione nei comuni di Bronzolo, Laives e S. Giacomo: \u201ca Bronzolo si contano 311 tedeschi e 819 italiani e in futuro non sar\u00e0 facile salvare la lingua tedesca. Perci\u00f2 lo Schulverein ha aperto un nuovo asilo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A Laives vivevano 955 tedeschi e 757 italiani e esisteva solo un asilo dello Schulverein austriaco. Molto grave la situazione di S. Giacomo. \u201cQui gran parte dei terreni sono di propriet\u00e0 di latifondisti che li hanno affittati a famiglie di immigrati. Addirittura diversi terreni sono stati ceduti a titolo definitivo a queste persone. Perci\u00f2 i comuni di Dodiciville e Laives hanno costruito una seconda scuola e un asilo a S. Giacomo. Il terreno per la realizzazione di queste opere \u00e8 stato donato dalla signora von Wentlandt di Bolzano &#8211; Gries\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una situazione particolare fu quella di Vadena con i suoi 443 abitanti. \u201cUna dozzina di \u201cSignori\u201d (in italiano nel testo) \u2013 nazionalisti di origine trentina \u2013 ha esercitato una massiccia pressione sui loro coloni affinch\u00e9 chiedessero la realizzazione di una scuola in lingua italiana. A causa del tradimento di un solo elettore, la maggioranza in comune \u00e8 passata in mano agli irredentisti, che ora si sentono legittimati a rovesciare l\u2019attuale situazione\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn conclusione \u2013 comment\u00f2 l\u2019articolista \u2013 si pu\u00f2 notare come nei comuni della Val d\u2019Adige, dove nel 1880 la presenza di cittadina di lingua tedesca era maggioritaria, nel corso di pochi anni la situazione si \u00e8 completamente capovolta e di questo passo non \u00e8 difficile immaginare il futuro che ci aspetta.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cVon Bozen bis Salurn\u201d titolava in prima pagina la \u201cBozner Zeitung\u201d del 12 settembre 1902. L\u2019articolo trattava un argomento molto sentito all\u2019epoca, l\u2019immigrazione. Nulla di nuovo sotto il sole, si dir\u00e0. 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