{"id":9086,"date":"2023-07-13T02:00:00","date_gmt":"2023-07-13T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=9086"},"modified":"2023-07-12T08:26:19","modified_gmt":"2023-07-12T07:26:19","slug":"prati-alluvionali-e-isole-nella-val-dadige","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/07\/13\/prati-alluvionali-e-isole-nella-val-dadige\/","title":{"rendered":"Prati alluvionali e isole nella Val d\u2019Adige"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Dall\u2019ultima deglaciazione in poi, il fiume Adige \u00e8 stato l\u2019assoluto padrone dell\u2019omonima valle. Per molti millenni, il paesaggio si presentava completamente diverso rispetto a quello antropizzato che vediamo oggi, segnato dalla distesa infinita di frutteti e, soprattutto, da un corso del fiume regolare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei secoli passati, l\u2019Adige si estendeva incontrollato da un versante all\u2019altro delle montagne e le sue ramificazioni lambivano i conoidi su cui sorgevano i villaggi. Inoltre, portava molta pi\u00f9 acqua, tanto che in alcuni periodi dell\u2019anno raggiungeva un\u2019altezza superiore da due a quattro metri rispetto a quella odierna. Durante il disgelo trascinava a valle tutto ci\u00f2 che trovava sulla propria strada. Non a caso il fondovalle roccioso si trova circa 200 metri sotto quello attuale. Pioppi, ontani e salici erano gli alberi pi\u00f9 diffusi e solo qua e l\u00e0 s\u2019incontravano timidi accenni di coltivazioni umane puntualmente devastate dalla furia dell\u2019acqua. Il terreno era umido e a tratti paludoso e non si prestava all\u2019agricoltura. I terreni asciutti e erbosi che tuttavia si trovavano lungo il corso del fiume venivano chiamati \u201cAuen\u201d, dall\u2019antico termine tedesco \u201couwa\u201d, a sua volta derivato dal germanico \u201cawjo\u201d. In italiano non esiste un vocabolo corrispondente e si parla quindi di prato alluvionale o, usando il latino, di augia.<br>Solo con le prime e molto parziali opere di regolazione del corso del fiume le cosiddette \u201cAuen\u201d sono andate a ridursi per lasciare il posto ai campi coltivati. Il termine \u201cAue\u201d \u00e8 comparso in Tirolo verso il XII secolo, e solitamente si collega ad un altro nome che lo contraddistingue. Alle porte di Bolzano erano note la Bozner Au e la Leiferer Au, adibite principalmente a pascoli. Poich\u00e9 in diverse di queste \u201cAuen\u201d bonificate sono poi nati piccoli insediamenti, spesso hanno mantenuto nel loro nome il termine \u201cAu\u201d come, dalle nostre parti, Oberau e Unterau, Oltrisarco e San Giacomo, oppure, sotto Castel Firmiano, Kaiserau. Sempre nella piana bolzanina il territorio dove confluivano Adige e Isarco era chiamato \u201cin der Owe\u201d e nel 1160 apparvero anche una chiesa e un convento \u201cin der Owen unter oder pei Pozen\u201d, ovvero Santa Maria in Augia presso o sotto Bolzano. Altre \u201cAuen\u201d note erano la Eisachowe, l\u2019augia dell\u2019Isarco, e, nella zona di Appiano, la Nuzowe. \u201cAuen\u201d erano note anche a Caldaro e Termeno, dove un tempo passava il vecchio Adige dopo l\u2019ultima glaciazione; qui tuttavia si parla anche di Moos, palude. Tutte le \u201cAuen\u201d erano di propriet\u00e0 pubblica, ossia del principe-vescovo di Trento. Quando un terreno veniva invaso dall\u2019acqua, il vescovo lo dichiarava \u201cAu\u201d e in tal modo lo sottraeva gratuitamente alla propriet\u00e0 privata.<br>Al contrario delle \u201cAuen\u201d, i terreni ricoperti di sabbia o ghiaia erano denominati Griez o Gries. Anche su questi terreni vantavano diritti i nobili che prima o poi vi volevano edificare. Tipico il caso di Gries presso Bolzano, dominio dei signori di Greifenstein, i quali possedevano \u201calle die griez auf me Eisache und auf me Talverne\u201d, tutti i terreni sabbiosi sull\u2019Isarco e sul Talvera. Spesso Gries veniva tradotto con il termine latino Arena.<br>Altra caratteristica paesaggistica della valle dell\u2019Adige erano le cosiddette \u201cisole\u201d. Una \u201cYscla Ysarci\u201d venne ceduta nel XIII secolo da tale Dietlin Zungel a Hainrich Kienast. Queste isole erano gi\u00e0 utilizzate per le coltivazioni ma ovviamente erano costantemente esposte alla virulenza del fiume. Isole sono note lungo tutto il corso dell\u2019Adige e dell\u2019Isarco, tanto che il paese di Cortina all\u2019Adige era un\u2019isola vera e propria e anche nei pressi di Egna si trovavano alcune isole che ancora oggi portano questo nome.<br>Con la regolazione del corso del fiume queste isole andarono a sparire. Emblematico a tal proposito il caso dell\u2019ospedale costruito nel 1202 dall\u2019ordine teutonico sulla riva destra dell\u2019Isarco. Dopo una grande alluvione nel 1400 venne abbandonato e ricostruito, come pure il convento \u201cin Augia\u201d, in via Weggenstein a Bolzano. Nella nota carta topografica di Peter Anich del 1770 sono inserite isole presso Vadena e Gmund \/ Monte.<br>Molto frequenti erano le alluvioni e inondazioni. In un documento del 1256 si dice che i terreni in \u201cterra Bozani\u201d sono \u201cper inundaciones frequentes acquarum terra quasi omni anno totaliter devastantur\u201d. La stessa Egna o \u201cBurgum Egne\u201d fu completamente devastata nel 1220.<br>Nel 1339 da Egna si poteva raggiungere Termeno solo in barca. Addirittura il lago di Caldaro scomparve sotto le acque della valle alluvionata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019ultima deglaciazione in poi, il fiume Adige \u00e8 stato l\u2019assoluto padrone dell\u2019omonima valle. Per molti millenni, il paesaggio si presentava completamente diverso rispetto a quello antropizzato che vediamo oggi, segnato dalla distesa infinita di frutteti e, soprattutto, da un corso del fiume regolare. 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