{"id":9200,"date":"2023-07-27T02:00:00","date_gmt":"2023-07-27T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=9200"},"modified":"2023-07-27T07:18:14","modified_gmt":"2023-07-27T06:18:14","slug":"le-paludi-di-maszauco-e-sangonario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/07\/27\/le-paludi-di-maszauco-e-sangonario\/","title":{"rendered":"Le paludi di Maszauco e Sangonario"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Fin dai tempi antichi, l\u2019odierno Alto Adige \u2013 o terra in montanis \u2013 \u00e8 stato scarsamente popolato. In altura la vita era possibile ma faticosa, in gran parte delle vallate impossibile a causa delle vaste paludi che le occupavano. Sar\u00e0 anche per questo motivo che gli intraprendenti Romani, nei 500 anni di loro dominio, non vi hanno mai fondato nessuna citt\u00e0 degna di questo nome.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lungo l\u2019Adige le paludi iniziavano nella zona di Cermes e arrivavano fino a Missiano; in Bassa Atesina, dal Lago di Caldaro fino a Magr\u00e8 si estendeva un\u2019unica grande palude. Pi\u00f9 a sud, da Rover\u00e8 della Luna fino a Deutschmetz (Mezzocorona) e tra Welschmetz (Mezzolombardo) e Zambana si trovava un\u2019altra palude. Anche sulla riva sinistra del fiume la situazione non era migliore: da Gargazzone fino a Settequerce e poi tra l\u2019Agruzzo e Laives, tra Bronzolo e Vadena e a Ora, Egna e Salorno il territorio era estremamente paludoso e quindi poco ospitale.<br>Queste paludi \u201cstoriche\u201d, hanno lasciato traccia anche in vari documenti pi\u00f9 o meno antichi. Nella famosa lettera di San Vigilio, \u201cricomposta\u201d nel 1191, la palude di Caldaro compare con il vecchio nome di Maszauco, quella di Termeno viene denominata Sangonario. Evidentemente questi toponimi risalgono perlomeno all\u2019epoca romana o forse addirittura preromana. In queste paludi millenarie, formate dal deflusso \u201cspontaneo\u201d e dal ristagno delle acque dell\u2019Adige, non sono mai esistiti veri e propri insediamenti umani che invece sorgono sui declivi alluvionali pedemontani.<br>Le paludi, molto temute per le febbri malariche, venivano utilizzate prevalentemente come pascoli, dato che i pochi terreni asciutti lungo la valle erano adibite alla coltivazione dei vigneti e dei cereali. Perci\u00f2 erano spesso contese tra i comuni di Caldaro, Termeno, Cortaccia e Egna e frequentemente scoppiavano delle liti anche in sede giudiziaria.<br>Oltre a questi comuni, anche la Magnifica Comunit\u00e0 di Fiemme possedeva ampi diritti di pascolo sulle paludi della Val d\u2019Adige. Inoltre, i pastori della Val Senales, della Val Passiria, della Val Sarentina , della Val di Fassa e della Val di Cembra li sfruttavano in certi periodi dell\u2019anno.<br>La palude di Maszauco compare per la prima volta nella lettera di San Vigilio del IV secolo (poi trascritta una prima volta nel 1022 dal diacono Ermagora) come una delle localit\u00e0 facenti parte della parrocchia di \u201cCaldare\u201d insieme a \u201cBugnane \/ Penon, Corone \/ Corona, Curtasze \/ Cortaccia, Trominum \/ Termeno, Castello \/ Castelvecchio, Amurasca \/ Pianizza di Sopra, Ad lacum \/ San Giuseppe al lago.<br>Nei documenti notarili del XIV secolo il nome Maszauco viene indicato spesso come Mazoch, forma tedeschizzata dell\u2019antico toponimo. Si ipotizza che il nome derivi dal latino medievale mansacium (fienile, grande stalla), ma la cosa \u00e8 tutt\u2019altro che certa. La palude di Maszauco arrivava dal Lago di Caldaro fino a Magr\u00e8 ed apparteneva ai comuni di Caldaro, Termeno e Cortaccia.<br>La situazione miglior\u00f2 verso il 1242, quando venne realizzata un canale di scolo dal lago verso l\u2019Adige. All\u2019epoca di Heinrich von Rottenburg, nel 1320, il comune di Caldaro fece costruire un ulteriore fossato che questa volta arriv\u00f2 fino a Villa di Egna. In secoli successivi e almeno fino al 1785, questo grande canale arriv\u00f2 fino a San Floriano.<br>La palude Sangonario, molto insidiosa, era attraversata da uno stretto sentiero pietroso denominato \u201cSteinweg\u201d che arrivava fino a Gmund \/ Monte e poi all\u2019Urfahrhof, maso sull\u2019argine dove in assenza di un ponte era possibile farsi traghettare sull\u2019altra riva. I terreni alluvionali lungo gli argini dell\u2019Adige erano chiamati \u201cHaertneren\u201d, i pi\u00f9 rigidi, e venivano sfruttati per realizzare piccoli vigneti che puntualmente venivano spazzati via dalle piene del fiume. La grande piena del 1757 alz\u00f2 le acque del fiume di quasi due metri. Dopo la realizzazione della Fossa grande di Caldaro, che dal lago portava a Mezzocorona, e la costruzione di numerosi canali laterali e minori, il livello del lago scese di mezzo metro. La fossa grande fu realizzata su progetto dell\u2019ing. Joseph von Zallinger di Bolzano, che nel suo maso di Vadena aveva gi\u00e0 eseguito con successo numerose opere di bonifica e messa in sicurezza degli argini dell\u2019Adige. La fossa era larga 5 metri e profonda 1,80. Con l\u2019inizio della bonifica della palude di Maszauco e la parcellizzazione della stessa all\u2019epoca dell\u2019imperatrice Maria Teresa d\u2019Austria si arriv\u00f2 finalmente a realizzare quell\u2019enorme distesa di vigneti e frutteti che ancora oggi si possono osservare in Bassa Atesina.<\/p>\n\n\n\n<p>Reinhard Christanell<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dai tempi antichi, l\u2019odierno Alto Adige \u2013 o terra in montanis \u2013 \u00e8 stato scarsamente popolato. In altura la vita era possibile ma faticosa, in gran parte delle vallate impossibile a causa delle vaste paludi che le occupavano. 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