{"id":9241,"date":"2023-08-24T02:05:00","date_gmt":"2023-08-24T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=9241"},"modified":"2023-08-23T10:00:14","modified_gmt":"2023-08-23T09:00:14","slug":"mauro-cabassa-ricorda-i-liqid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/08\/24\/mauro-cabassa-ricorda-i-liqid\/","title":{"rendered":"Mauro Cabassa ricorda i Liqid"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Sono trascorsi ormai trentacinque anni dalla gloriosa epopea dei Liqid, una delle formazioni locali che ai suoi tempi fece parlare molto di s\u00e9 ed era vista come \u201cthe next big thing in town\u201d, per dirla come l\u2019avrebbero definita gli inglesi, tradizionalmente sempre un passo avanti per quanto riguarda le novit\u00e0 in campo musicale. Per entrare nell\u2019universo Liqid \u00e8 necessario immedesimarsi in un tempo ormai lontano in cui a Bolzano e provincia erano in pochi davvero a cercare di fare qualcosa di diverso, pi\u00f9 nell\u2019ottica di certa new wave di matrice anglosassone che non in ambito prog, blues, hard rock (e a seguire heavy metal), generi che da noi sono sempre stati pi\u00f9 seguiti e suonati.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certo, c\u2019erano in circolazione almeno un altro paio di band che in quegli facevano un discorso musicale differente, pensiamo ai Gegia Miranda e ad Anna e i Dentici, molto apprezzati ma sicuramente pi\u00f9 underground. I Liqid erano nati dall\u2019unione di alcuni personaggi che si erano gi\u00e0 distinti abbondantemente nella prima met\u00e0 del decennio: il chitarrista Gigi Mongelli che proveniva dai mitici Zot in cui nell\u2019ultimo periodo aveva militato anche il batterista Mariano Keller (gi\u00e0 con Hard Time Blues Band, Rockeller, Fraiso e molto altro), il cantante Luca Cal\u00f2 (Noisegate) e, entrambi gi\u00e0 nei Trackl, Marco Dalle Luche (tastiere) e Mauro Cabassa (bassista).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMariano aveva una sala prove sotto la Speckstube in via Goethe \u2013 \u00e8 Cabassa a raccontarci la storia del gruppo \u2013 e l\u00ec \u00e8 iniziato tutto, solo dopo ci siamo trasferiti nella sala di via Zara. Il progetto ha richiesto molto tempo di assestamento prima che riuscissimo a presentarci in pubblico. Erano anni in cui a livello di strumentazione si sperimentava molto, si usavano tastiere, i primi strumenti midi, sequencer\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima uscita in pubblico, secondo i ricordi del bassista (ma anche responsabile della parte elettronica insieme a Dalle Luche), dovrebbe essere stata il 23 marzo del 1988, quando i Liqid si esibirono come spalla dei Neon, band fiorentina di new wave in salsa italiana abbastanza in voga in quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNel nostro DNA musicale \u2013 prosegue Cabassa \u2013 c\u2019era un po\u2019 tutto quello che girava in quegli anni a livello di new wave, dai Police ai Simple Minds, senza dimenticare i Japan. Naturalmente ognuno di noi ci aggiungeva poi le proprie influenze personali. La cosa funzionava bene perch\u00e9 comunque, dovunque andassimo a suonare c\u2019era interesse da parte del pubblico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le cose sembravano dover andare a gonfie vele per la formazione bolzanina, tanto che dopo lunghe selezioni i Liqid si assicurarono l\u2019accesso alla finale italiana di un\u2019importante concorso musicale indetto dalla Yamaha. Purtroppo ci mise lo zampino il destino e la chiamata alle armi del cantante port\u00f2 sul palco milanese un gruppo monco, tutt\u2019altro che la formazione che si era aggiudicata l\u2019accesso a una finale che con ogni probabilit\u00e0 in altre circostanze avrebbe vinto. Questo port\u00f2 ad una prima implosione dovuta ad una serie di intemperanze giovanili che solo il tempo ha parzialmente lenito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer un po\u2019 \u2013 aggiunge il bassista \u2013 abbiamo provato a ricompattarci. L\u2019interesse per i Liqid era rimasto. I locali ci chiamavano ancora per suonare e la formazione fu completata col cantante trentino Franco Depedri. Non dur\u00f2 molto, ma nel 1989 partecipammo ad una rassegna importante organizzata dal Boston Bar di Trento, locale storico di quegli anni. La manifestazione si chiamava Festivalpub e nonostante non fossimo pi\u00f9 i Liqid degli esordi, ci siamo aggiudicati la vittoria che consisteva nella registrazione di un vinile, un dodici pollici a quarantacinque giri. Ne venne fuori una cosa molto spartana, senza distribuzione, senza copertina. Noi eravamo comunque ancora provati dall\u2019abbandono di Luca, per di pi\u00f9 il tizio dello studio ci aveva detto che in un pomeriggio avremmo dovuto concludere, cos\u00ec abbiamo preparato tutto a casa, siamo andati in studio coi suoni midi e col sequencer, praticamente non abbiamo suonato nulla l\u00ec. Per non dire che era la prima volta che lavoravamo con tecnologie digitali, cos\u00ec il risultato \u00e8 stato quel che \u00e8 stato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il disco fu stampato nudo e crudo. Oltre alla voce di Depedri, c\u2019era quella di Monica Merz che tutto sommato creava un bell\u2019effetto nell\u2019alternarsi con quella maschile molto debitrice al David Bowie berlinese (Depedri \u00e8 ancora in circolazione in Trentino e ha perseguito come cantante la sua passione per il Duca Bianco). Il disco fin\u00ec sepolto in cantina e nessuno dei Liqid lo riascolt\u00f2 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trascorsi ormai trentacinque anni dalla gloriosa epopea dei Liqid, una delle formazioni locali che ai suoi tempi fece parlare molto di s\u00e9 ed era vista come \u201cthe next big thing in town\u201d, per dirla come l\u2019avrebbero definita gli inglesi, tradizionalmente sempre un passo avanti per quanto riguarda le novit\u00e0 in campo musicale. 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