{"id":944,"date":"2020-12-10T07:58:00","date_gmt":"2020-12-10T07:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=944"},"modified":"2021-02-10T07:58:41","modified_gmt":"2021-02-10T07:58:41","slug":"essere-benvenute-nonostante-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/12\/10\/essere-benvenute-nonostante-tutto\/","title":{"rendered":"Essere benvenute, nonostante tutto"},"content":{"rendered":"\n<p>Una giovane studentessa dell\u2019Universit\u00e0 di Bolzano ha incentrato la sua tesi di laurea sulla vita delle donne senza fissa dimora che gravitano presso la Casa Conte Forni di Bolzano. Raccogliendo uno spaccato di grande umanit\u00e0, al di l\u00e0 degli stereotipi.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima il freddo e poi la neve. E la pandemia. Nei giorni scorsi a Bolzano \u00e8 tornato di stretta atualit\u00e0 il tema delle decine e decine di persone (quasi 200, secondo le stime) che vengono sbrigativamente indicate \u201csenza fissa dimora\u201d. In realt\u00e0 si tratta di un universo variegato, come \u00e8 facile immaginare, che comprende homeless tradizionali di origine locale o meno, richiedenti asilo, profughi e persone che si trovano in una situazione di disagio per svariati motivi.&nbsp;<br>In questi giorni il capoluogo \u00e8 tornato a interrogarsi \u2013 purtroppo con il consueto rimpallo di responsabilit\u00e0 tra Comune, Provincia e rappresentanti dello stato (Commissiariato del Governo e forze dell\u2019ordine) \u2013 sul tipo di soluzioni da adottare per dare un riparo e un minimo di conforto a queste persone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra di loro le pi\u00f9 fragili, \u00e8 inutile dirlo, sono le donne, presenti in un numero importante e spesso con bimbi a carico.&nbsp;\u00c8 dunque a loro \u2013 e in un modo singolare \u2013 che abbiamo pensato di dedicare l\u2019articolo principale nel nostro numero di Avvento e Natale, con il quale salutiamo i lettori dando poi loro appuntamento all\u2019inizio del 2021. Nei mesi scorsi infatti ci \u00e8 capitato di incontrare una giovane studentessa della Libera Universit\u00e0 di Bolzano che proprio alle donne senza fissa dimora di Bolzano ha scelto di dedicare la sua tesi di laurea.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne5-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-989\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne5-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne5-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne5-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne5-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne5.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>IL LAVORO DI TESI<\/strong><br>Giada Avi ha 23 anni ed \u00e8 di Pergine Valsugana, in provincia di Trento. Si \u00e8 appena laureata presso la facolta di Design e Arti dell\u2019Universit\u00e0 di Bolzano discutendo una tesi basata sulla realizzazione di un libro d\u2019arte, dedicato in particolare alle donne senza fissa dimora che hanno come punto di riferimento la Casa Conte Forni di Bolzano, un centro di accoglienza che ha sede in via Renon, a due passi dalla stazione ferroviaria.&nbsp;Per 4 mesi \u2013 da luglio a ottobre, giusto nella \u201cpausa\u201d tra la prima e la seconda ondata della pandemia \u2013 Giada ha frequentato la struttura, stringendo relazioni e raccogliendo materiali, soprattuto singole frasi e immagini dal forte contenuto evocativo.&nbsp;Ci \u00e8 sembrato molto interessante valorizzare la stretta connessione che si \u00e8 creata, nell\u2019esperienza di questa giovanissima, tra arte e sociale, due mondi che siamo abituati a pensare distanti, quasi agli antipodi.&nbsp;\u00c8 altrettanto significativo \u2013 come ci dice la stessa studentessa nell\u2019intervista che abbiamo realizzato \u2013 l\u2019obiettivo che questo lavoro si \u00e8 proposto cercando di \u201callontanare il pi\u00f9 possibile queste donne dalle etichette che spesso vengono loro affibbiate, generalizzando, criminalizzando e vittimizzando\u201d.&nbsp;Il libro d\u2019arte realizzato da Giada Avi, al momento stampato in poche copie, forse in futuro verr\u00e0 anche pubblicato. Auspichiamo davvero che questo possa accadere, magari anche grazie a un editore altoatesino, perch\u00e9 si tratta di uno sforzo davvero significativo di pacificazione. Sarebbe davvero un bel segnale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne3-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-987\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne3-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne3-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne3-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne3-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne3.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne4-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-988\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne4-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne4-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne4-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne4-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Qui_SDC_Storie_di_Donne4.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;INTERVISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Com\u2019\u00e8 nata l\u2019idea di realizzare questa tesi di laurea cos\u00ec particolare?<\/strong><br>Sia artisticamente che personalmente sono sempre stata attratta dal sociale. Mi interessa, penso che la societ\u00e0 ne abbia bisogno. Vediamo tanto odio in giro, per le strade e sui social, mi piace l\u2019idea di usare l\u2019arte per cambiare il mondo. Pretendo troppo?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come hai proceduto?<\/strong><br>Avendo a che fare con persone \u201cemotivamente fragili\u201d, sono andata step by step. Avendo quattro mesi per fare la tesi, ho iniziato con molta calma, andando tre volte a settimana a Casa Forni. Per i primi due mesi non ho neanche portato la macchina fotografica, volevo prendere confidenza, lasciare che si fidassero di me in maniera naturale, senza pressioni o spinte. Non \u00e8 cos\u00ec facile farsi fotografare da una completa sconosciuta, e allo stesso tempo non era facile per me fotografare sconosciute, senza \u201csfruttare\u201d in qualche modo la loro condizione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal punto di vista umano com\u2019\u00e8 stato incontrare queste persone?<\/strong><br>Molto pi\u00f9 facile di quello che pensassi. Come ho scritto tante volte nel mio libro, sono molto pi\u00f9 simili a me di quanto pensassi. S\u00ec, le nostre realt\u00e0 sono incredibilmente distanti, ma allo stesso tempo molto molto simili. Per la mia personalit\u00e0 e il modo che ho di vedere e capire il mondo, \u00e8 stato molto semplice conoscerle, instaurare un rapporto, volergli bene e farmi voler loro bene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando pensiamo alle donne senza fissa dimora facciamo fatica a sfuggire da una serie di stereotipi. Quali sono i principali?<\/strong><br>Il mio progetto si basa proprio su questo: allontanare pi\u00f9 possibile queste donne dalle etichette che la societ\u00e0 affibbia loro, generalizzando, criminalizzando, vittimizzando. Quante volte abbiamo sentito che sono pigre, che non hanno voglia di fare niente? Che se la sono cercate? Facciamo fatica a capirle perch\u00e9 non abbiamo tempo e voglia di farlo. Inoltre, i media hanno un grande ruolo nella nostra percezione dell\u2019\u201daltro\u201d. Ogni giorno siamo letteralmente bombardati da immagini che ovviamente influenzano la nostra visione del mondo. Al contempo possiamo accusare queste immagini stereotipate di continuare ad alimentare stereotipi negativi. \u00e8 un po\u2019 come un cane che si mangia la coda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le storie delle donne che hai incontrato nel tuo lavoro spesso sono condensate in brevi frasi e fotografie di grande forza espressiva. \u00e8 stata una scelta tua fin dall\u2019inizio o una cosa che \u00e8 scaturita man mano?<\/strong><br>In realt\u00e0 no. Soprattutto perch\u00e9 ho avuto a che fare con delle persone, lavorando con loro e su di loro, inizialmente volevo essere il pi\u00f9 aperta possibile. Il mio progetto si sarebbe sviluppato in base a loro: alle loro esigenze, a quanto loro si sarebbero aperte con me, alle suggestioni che avrei avuto relazionandomi con loro. Mi ero data carta bianca. Avendo poi fotografie e testo, che considero essere egualmente importanti, ho capito che un libro sarebbe stato il medium migliore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Marginalit\u00e0 e disagio, ma comunque cittadinanza. In questa fase cos\u00ec delicata ancora una volta siamo invitati a \u201crestare a casa\u201d. Per le donne che hai incontrato si tratta di un\u2019indicazione che appare quanto mai paradossale\u2026<\/strong><br>Il Covid ha sicuramente dato una sfumatura diversa al progetto. Ha creato ancora pi\u00f9 disparit\u00e0 tra \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d, se possiamo davvero parlare di due categorie distinte. Basti immaginare ai pompieri che giravano per le strade con le sirene \u201cstate a casa\u201d, sfrecciando a pochi metri da persone che si chiedevano \u201ce noi dove andiamo?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Aver conosciuto questo mondo che tipo di porte aprir\u00e0 sul tuo futuro? Dopo la triennale quali sono i tuoi progetti?<\/strong><br>Voglio lavorare nel mondo della comunicazione visiva e mi piacerebbe rimanere su temi sociali pi\u00f9 che commerciali. Forse sono troppo ambiziosa, ma mi piacerebbe che il mio lavoro cambiasse anche solo di poco la visione che abbiamo sul mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una giovane studentessa dell\u2019Universit\u00e0 di Bolzano ha incentrato la sua tesi di laurea sulla vita delle donne senza fissa dimora che gravitano presso la Casa Conte Forni di Bolzano. Raccogliendo uno spaccato di grande umanit\u00e0, al di l\u00e0 degli stereotipi. Prima il freddo e poi la neve. E la pandemia. 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