Una passione per la Croce Rossa

Renèe Riso ha vent’anni e vive a Merano. Frequenta l’ultimo anno del liceo delle Scienze umane e da circa un anno presta servizio come volontaria nella Croce Rossa italiana. Dall’inizio della pandemia è sempre molto attiva presso il Drive In situato in zona Bersaglio per la somministrazione dei tamponi per il Coronavirus. Ma l’occupazione che le piace di più è il servizio in ambulanza veterinaria. 

La cosa che mi piace di più di  me.
Il fatto che riesco ad ascoltare e in qualche modo anche ad aiutare gli altri.

Il mio principale difetto.
Sono troppo empatica.

La volta che sono stata più felice.
Quando abbiamo adottato il mio cane.

La mia occupazione preferita.
Fare la volontaria presso la Croce Rossa.

Il paese dove vorrei vivere. 
In Inghilterra, precisamente a Londra.

Il mio piatto preferito.
La pizza.

Non sopporto… 
Le persone presuntuose.

Per un giorno vorrei essere… 
Una cantante.

La mia paura maggiore.
Deludere gli altri.

Nel mio frigo non mancano mai…
I pomodori.

Mi sono sentito orgogliosa quando…
Quando sono riuscita a raggiungere i miei obiettivi.

Il giocattolo che ho amato di più.
Un pinguino di peluche.

Il dono di natura che vorrei avere.
Saper disegnare.

La qualità che preferisco in una donna…
La sensibilità e la forza.

…e in un uomo.
Deve essere generoso, gentile, simpatico.

Il colore che preferisco.
Il nero.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Perdo raramente la calma, preferisco prendermi il tempo per riflettere prima di dire cose che non penso e che potrebbero essere offensive.

Da bambina sognavo… 
… di diventare veterinaria.

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare.
Viaggiare.

Amo tutti i miei fiori e il mare

Nel 2003, Stephan Kircher ha ricevuto il testimone dal padre Josef, diventando il titolare della floricoltura che si trova a Bolzano in via Maso della Pieve, a pochi metri dal cimitero. La floricoltura Kircher si avvia a festeggiare ques’anno i suoi 42 anni di attività ed è in continua crescita, potendo disporre di ben 3.500m² di superficie. 

La cosa che mi piace di più di me stesso.
La mia affidabilità.

Il mio principale difetto.
Mettere sempre in dubbio quello che faccio.

La volta che sono stato più felice.
Quando è nato mio figlio.

La volta che sono stato più infelice.
Quando è morto mio padre.

Da bambino sognavo di diventare… 
Floricoltore.

La persona che ammiro di più.
Mia moglie.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Fare un’immersione alle Maldive.

L’ultima volta che ho pianto.
Quando sono stato deluso da una persona amata.

La mia occupazione preferita.
Nuotare in mare.

Il paese dove vorrei vivere.
In Italia al mare, in Sardegna.

Il colore che preferisco.
Il verde.

Il mio piatto preferito.
I canederli.

Il mio musicista preferito.
Freddy Mercury.

Del mio aspetto non mi piacciono…
I miei nei.

Non sopporto…
La burocrazia (inutile).

Dico bugie solo…
Se devo.

La mia paura maggiore.
Fallire nella vita.

Il giocattolo che ho amato di più.
Le statuette di indiani e cowboy.

La disgrazia più grande.
Perdere una persona amata.

L’oggetto a cui sono più legato.
Il mio cellulare.

Mi sono sentito orgoglioso di me stesso quando…
… ho costruito qualcosa di mio.

Il mio motto.
Mai arrendersi.

Il mio più grande rimorso.
Non aver dedicato più tempo a me e alla mia famiglia.

Il mio più grande rimpianto.
Non aver lavorato qualche anno in giro per il mondo.

Dove mi vedo tra dieci anni.
Al lavoro.

Nel mio frigorifero non manca mai…
L’acqua fresca.

Se fossi un animale sarei…
Un delfino.

In famiglia mi chiamano…
Papà, Stephan.

L’ultima volta che ho pregato…
Ieri.

Arno Nkompwakhe

Storie dal Multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

C’è preoccupazione tra gli Zulù sudafricani per i nuovi casi di variante “sudtirolese”, nonostante le parole rassicuranti del leader Arno Nkompwakhe. Questa variante ha tra i principali sintomi quello di aumentare la superbia, la voglia di autonomia e il desiderio di acquistare il nuovo album dei Kastelruther Spatzen. Una volta contagiati si diventa particolarmente suscettibili ai discorsi riguardanti la toponomastica. L’unica cosa positiva è che basta parlare di soldi e il virus scompare.

Autore: Roberto Tubaro

“Questa è la Formula Uno del nuoto”

Classe 1987 Oscar Scano è un giovane papà che a Merano rappresenta una categoria sportiva davvero speciale: il nuoto pinnato. La sua passione per questo sport nasce quando aveva 16 anni. Oggi vive e lavora a Merano, anche se la squadra per cui gareggia si trova a Torino. 

Oscar spera, un giorno, di poter allenare una squadra tutta sua e di trovare in città a Merano  uno spazio adeguato per questa disciplina affascinante e spettacolare quanto il volume d’acqua che una monopinna riesce a spostare.

Quando nasce la passione per questo sport? 
Sono nato sportivo e ho sempre praticato sport, a 6 anni facevo parte di un gruppo di nuoto agonistico di Torino, Fiamma Nuoto. A 14-15 anni scopro il nuoto pinnato e da allora non ho mai smesso. Il nuoto ti impone dei limiti; il nuoto pinnato ti permette di andare al doppio della velocità. Io sono sempre stato affascinato dalla velocità ed è per questo motivo che ho scelto questa disciplina e ringrazio ancora il mio vecchio allenatore Stefano Verdiani e la squadra di cui faccio parte, la Alba Sport di Torino.

Che cos’è il nuoto pinnato? 
Il nuoto pinnato è una disciplina acquatica che grazie all’uso di pinne, nel mio caso di monopinne, permette di raggiungere velocità più elevate rispetto al nuoto tradizionale. Questo sport viene definito la Formula Uno del nuoto, ma non è considerato una disciplina olimpica, anche se dal 1981 fa parte dei Giochi Mondiali. Le federazioni italiane di nuoto pinnato sono  la Fipsas  e la  Cmas.

Il nuoto pinnato ha una storia affascinante…
Le pinne nascono in ambito militare e vengono considerate armi segrete. Durante il secondo conflitto mondiale i nuotatori pinnati trasportavano materiale bellico attraversando in notturna il mare aperto. Più tardi nel dopoguerra le pinne vengono utilizzate dai pescatori subacquei e solo nel 1950 viene disputata la prima competizione in Italia sul fiume Po. 
Negli anni Settanta con l’avvento dello stile delfino, si affaccerà per la prima volta  la monopinna che è l’attrezzatura che caratterizza il nuoto pinnato moderno. 

Molti confondono il nuoto pinnato con le movenze sinuose della sirenetta. Quanto è vera questa associazione? 
Il nuoto pinnato è uno sport di velocità e non è affatto semplice. Se i  movimenti dei piedi dentro la scarpa della monopinna  non sono precisi e sincroni, si rischia di compromettere tutta la parte lombare con gravi conseguenze per la salute della schiena. Inoltre l’alloggio del piede nella scarpa della monopinna provoca delle microfratture ai polpastrelli che spesso devono essere protetti con del nastro isolante.

È possibile praticare questa disciplina in Alto Adige? 
In realtà no, qui non esiste alcuna società di nuoto pinnato o monopinne. Io ad esempio mi alleno da solo e mi appoggio ad alcune associazioni che mi mettono a disposizione delle vasche durante gli allenamenti. La pinna è molto ingombrante e sposta un volume d’acqua notevole. Questo rischia di creare disagi agli altri nuotatori. Al momento mi appoggio alle associazioni Merano Club Sommozzatori, Sub Marine Diving Merano e Bolzano Sub. Di solito i sub usano le pinne per le immersioni, ma  non tutti sono a conoscenza della disciplina del nuoto monopinna. 

Come sono fatte le monopinne? E quante ne possiede? 
Le monopinne sono costituite da una pala normalmente in fibra di vetro o carbonio lunga circa 50-70 cm sulla cui parte caudale viene incollata una scarpa in gomma per alloggiare i piedi. Le monopinne possono essere di diversi tipi, dipende dai settaggi; ci sono monopinne da fondista, velocista o da mezzofondista. Le pinne più vecchie che uso per allenarmi, anche se non sono adatte per le competizioni, sono pale fabbricate artigianalmente. Oggi solo pochi paesi come Ungheria, Ucraina e Russia le producono ancora a mano. Ci vogliono quasi 2-3 settimane di lavorazione per realizzare tutte le scalanature che si trovano sul retro della pinna e  che determinano la velocità e la spinta del nuotatore. Ogni pala  realizzata artigianalmente è come un vestito di sartoria, cucito addosso alle caratteristiche di chi le indossa. Esistono poi centinaia di scalanature e la scarpa dove alloggia il piede deve essere molto fedele alla conformazione del piede del nuotatore.

Quali sono le categorie del nuoto pinnato? 
Esiste il nuoto pinnato di velocità molto spettacolare perché riesce a spostare enormi quantità d’acqua e l’apnea. 

E gli allenamenti sono faticosi? 
Sì, certo. Io dovrei allenarmi tutti i giorni, ma al momento riesco ad entrare in vasca solo 3 volte alla settimana. Il lavoro e gli impegni familiari non mi permettono di fare di più. 

Quali caratteristiche deve avere un bravo nuotatore di nuoto pinnato? 
Bisogna saper nuotare bene a stile libero e a delfino, avere una buona capacità polmonare, possedere una buona forza sulla schiena e sull’addome e avere una buona mobilità di spalle e caviglie. 

Quali sono i suoi successi personali nell’ambito del nuoto pinnato? 
Nel 2020 ho vinto i campionati italiani master a Lignano Sabbiadoro; sono arrivato primo nei 100 mt. in superficie, secondo nei 50 mt. in apnea, e ancora  primo nei 50 mt. in superficie. È stato bello salire sul gradino più alto del podio accanto ai nuotatori che fanno parte della squadra di nuoto pinnato del corpo della Polizia e della Guardia di Finanza.

Nel 2010 succede qualcosa di particolare…
Sì, purtroppo ho un incidente gravissimo in moto che mi ha provocato delle lesioni importanti alla gamba. Nei 10 anni successivi fino alla partecipazione al master di nuoto del 2020 mi sono dedicato alla mia riabilitazione: non sono riuscito ad entrare in vasca, ero scosso e demotivato, non mi sentivo all’altezza. La palestra e i duri allenamenti mi hanno permesso di irrobustire il busto e le gambe. Nel 2019 e in soli sette mesi riesco ad entrare in vasca con dei risultati incredibili che poco dopo mi avrebbero dato ragione. 

Autore: Francesca Morrone

La città viaggia su due ruote

Ai meranesi la bici piace, non è certo un segreto; tanto che anche quest’anno la città è stata insignita di un’altra onorificenza: nell’ambito della quarta Edizione di ComuniCiclabili – il concorso di Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) riconosciuto in Italia dai Ministeri delle Infrastrutture e Trasporti e da quello dell’Ambiente e in Europa dal Ecf (European Cyclist’s Federation), la città in riva al Passirio si conferma in pole position fra le città italiane a misura di ciclisti.

Certo, c’è ancora da lavorare, altre soluzioni da studiare, ma questo progetto (che valuta il grado di ciclabilità e sostenibilità dei territori abitati e guida le amministrazioni locali che si impegnano a promuovere il cambiamento della viabilità attraverso la promozione dell’uso della bicicletta), ha visto nuovamente Merano riaffermarsi dunque come città “bike friendly”. 

Grazie all’impegno e alla realizzazione dei programmi portati avanti negli anni 2019 e 2020, il risultato è di grande prestigio poiché gli è stata assegnata nuovamente la bandiera con 4 smile su un totale di 5 possibili. Un traguardo tutt’altro che scontato, considerando gli obiettivi di crescita richiesti in un clima di Covid e di Dpcm. Ma addirittura si è andati oltre: sono state migliorate alcune sottocategorie all’interno delle varie aree di valutazione.  Un balzo eloquente dunque come si legge nel giudizio tecnico della Commissione giudicatrice: manca davvero poco per il raggiungimento della quinta “smile” che è l’apice della valutazione. Questo traguardo è molto ambìto in Italia e al momento è stato assegnato solo a 5 Comuni su 141. Fra questi anche Bolzano. Questa qualifica deve essere ritenuta di grande soddisfazione per i cittadini meranesi. L’impegno e il rispetto dell’ambiente sono stati, infatti, ampiamente riconosciuti nelle categorie più complesse. Bisognerà insistere ancora un poco su questa strada per ottenere il massimo riconoscimento, che poi è la stessa che verrà perseguita dallo stesso Governo Draghi con il suo nuovo Ministero della transizione ecologica affidato al neo ministro Roberto Cingolani.

La “Pagella” 
Entrata lo scorso anno, Merano si conferma ComuneCiclabile con punteggio 4 “bike smile” alto. Continua lentamente l’espansione della rete ciclabile, necessaria per la promozione a 5 “bike smile”. Bene la Governance con l’istituzione del Mobility Manager e con l’aumento del numero di linee pedibus (8 totali, +3 rispetto lo scorso anno). Un grande plauso va al lavoro svolto per la Comunicazione e Promozione, con l’ampliamento dei servizi, i 15 “mobility points” e il progetto “bike to work” con e-bike.

Lo spirito della scout

Nata e cresciuta a Merano, Astrid Mancini lavora in uno studio tributario. Impegna gran parte del suo tempo libero nella comunità capi del  gruppo Scout Merano1 che ha sede a Santo Spirito. Di recente ha prestato servizio con i lupetti ed un anno con i ragazzi più grandi, lavorando assieme ai capi seguendo un percorso educativo che aiuta i ragazzi a crescere. È sposata e madre di due figli.

La cosa che mi piace di me.
Che sono una persona coerente.

Il mio principale difetto.
Sono molto testarda ed a volte dovrei contare fino a 100 prima di parlare.

La volta che sono stata più felice.
Il giorno in cui sono nati i miei figli.

La persona che ammiro.
Tutte le persone che affrontano la malattia con dignità ed il sorriso sulle labbra.

Un libro da portare sull’isola deserta.
La storia infinta di Michael Ende. Letto da ragazzina mi ha fatto sognare. Lo rileggerei volentieri.

L’occupazione preferita.
Chiacchierare con le amiche.

Il paese dove vorrei vivere.
A Merano ho le mie radici. Amo viaggiare, ma quando torno  qui mi sento davvero a casa. 

Il mio piatto preferito.
Gnocchi fatti in casa con il pesto.

Non sopporto…
Le persone arroganti e maleducate.

Per un giorno vorrei essere…
Una diva di Hollywood.

Le mie maggiori paure.
La malattia ed il buio.

Nel mio frigo non manca…
Yogurth alla frutta e latte.

Se fossi un animale sarei.
Un cane. Da quando abbiamo il nostro Leòn ho scoperto che sono creature meravigliose, leali e fedeli.

Mi sono sentita orgogliosa…
Ogni volta che i miei figli mi abbracciano e mi dicono che mi vogliono bene. Vuol dire che come mamma forse funziono.

Il mio motto.
Forza e coraggio: domani è un nuovo giorno.

Il giocattolo che ho amato di più.
Una bambola di nome Gioia.

I miei artisti preferiti. 
Vasco Rossi, Marco Mengoni, Jovanotti,  i Negramaro, Elisa, U2, amo la musica… Van Gogh, Camilla Laeckberg.

Il dono di natura che vorrei avere.
Gli occhi verdi.

La qualità che preferisco in una donna…
La solidarietà nei confronti delle altre donne.

…e in un uomo.
La solidità. Deve esserci e sostenermi quando ne ho bisogno.

Dico bugie solo…
Per proteggere le persone a cui voglio bene.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Insieme alla mia famiglia, magari in viaggio per una bella vacanza.

Il colore che preferisco.
Il blu in tutte le sue sfumature.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Un paio di giorni fa, con mio figlio che non si staccava dalla play station.

Da bambina sognavo…
Di avere un camper e fare l’infermiera.

Autore: Francesca Morrone