Johannes Zwerger, il vescovo di Guggal

Uno dei personaggi più straordinari nati nel comune di Altrei / Anterivo (e precisamente nella sperduta frazione di Guggal) è indubbiamente Johannes Baptist Zwerger. Per inciso, il cognome Zwerger è uno dei più diffusi e antichi della piccola comunità ai confini della Val di Fiemme. Pare sia originario della Baviera, e precisamente della località di St. Margarethen am Walchensee, da dove i primi Zwerger sono partiti per diversi paesi europei.

In Alto Adige il cognome compare ufficialmente per la prima volta nel 1348, quando un tale “Zwaerger” acquista un cavallo dal signor Engelmar di Villandro. Nel 1611 un Martin Zwerger, bavarese, viene registrato come cittadino di Bolzano. Nei documenti in lingua latina, all’epoca assai comuni, il cognome veniva spesso trasformato in “parvus” (il piccolo, il nano – traduzione letterale di Zwerg), tanto che un Ancillus Parvus compare nel 1468 proprio tra i contadini di Anterivo. Ovviamente nel paese esiste un antichissimo Zwergerhof, maso Zwerger, che in origine portava il nome di Sligartshof. 

Nel 1949 ad Anterivo si trovavano ben 16 famiglie di cognome Zwerger. 

Ma torniamo al nostro Johannes B. Zwerger. Costui nacque proprio ad Anterivo il 23 giugno1824 da una famiglia di contadini. Da ragazzo, riconosciute le sue spiccate doti intellettuali, i genitori lo mandarono al ginnasio dei Padri Francescani di Bolzano. Dopo la maturità si trasferì prima ad Innsbruck per studiare filosofia, successivamente a Bressanone e Trento per studiare teologia. Il 14 dicembre 1851 fu ordinato sacerdote e inizialmente prestò servizio nella parrocchia di Caldaro. Dopo soli due anni, grazie alle sue notevoli qualità, fu ammesso all’istituto di Sant’Agostino di Vienna dove ottenne la laurea in teologia. Intraprese quindi la carriera di docente a Trento ma dopo un paio di anni fu richiamato a Vienna. Nel 1865 gli fu affidata la parte tedesca della diocesi di Trento, un compito prestigioso e delicato che svolse con grande devozione.  Inaspettatamente, nel 1867 l’arcivescovo di Salisburgo lo nominò arcivescovo di Seckau in Austria. Intraprese subito una strenua battaglia contro le leggi liberali e anticlericali di quegli anni. Al centro della sua attenzione si trovavano in particolar modo “il matrimonio cristiano” e la scuola cristiana, per lui due dogmi intoccabili. Per ben 27 volte intraprese pellegrinaggi a Roma in compagnia di altri fedeli della diocesi.

Zwerger morì a Graz il 14 agosto 1893. Nella sua lunga carriera arcivescovile pubblicò numerose lettere pastorali e molti altri scritti tradotti in varie lingue. Più volte si parlò anche di una sua beatificazione. Nel corso del suo mandato, pur essendo considerato un una persona inflessibile e poco disposta ai compromessi, visitò per ben tre volte ogni singolo paese della sua diocesi e fece costruire o rinnovare  numerose chiese. 

Dunque, l’umile e taciturno bambino, che già in tenera età aveva svolto scrupolosamente la sua attività di pastore di mucche sui pascoli di Anterivo, venne ben presto considerato il figlio più illustre della comunità di Anterivo. In occasione del centenario della sua morte, nel 1993, varie iniziative hanno ricordato la sua vita e la sua opera di arcivescovo di Seckau. 

Curiosamente, anche un altro Zwerger di Anterivo raggiunse una notevole fama.  Era un nipote dell’arcivescovo, il professor Alois Zwerger, noto scultore. Nacque nel 1872 in umili condizioni ma lo zio ne riconobbe presto il talento e lo mandò a perfezionare l’arte presso vari maestri del tempo, tra cui il noto Demetz di Ortisei. Successivamente divenne professore di scultura a Hallein.

Ad Anterivo al noto vescovo sono dedicate la scuola elementare e una piazza, al nipote la via “Prof. Alois Zwerger”. Nella città di Graz al vescovo di Anterivo è dedicata la piazza antistante la chiesa del Sacro Cuore di Gesù.

Autore: Reinhard Christanell

Una festa dedicata all’amore per i nonni

Giochi e merende di una volta, la benedizione di don Walter, e soprattutto tanti nonni con i loro nipotini: è stata un successo la Festa dei Nonni dell’Oratorio Santiago, una giornata che è stata capace di portare gioia nei cuori di grandi e piccini.

I nonni come degli alberi: alberi che custodiscono storia e saggezza e seminano amore per i propri nipoti, che porteranno a loro volta avanti la storia. 

Questo il tema della Festa dei Nonni organizzata dall’Oratorio Santiago di San Giacomo in occasione appunto della Festa dei nonni, che in Italia si celebra il 2 ottobre. 

E proprio lunedì 2 ottobre scorso quindi, nonni in compagnia dei propri nipotini hanno potuto trascorrere un pomeriggio spensierato e, soprattutto, dedicato a loro. La giornata infatti è stata organizzata proprio in ricordo dei loro tempi, con una sana merenda “di una volta” a base di pane burro e zucchero, oppure pane e olio o, ancora con marmellata o conserva di pomodoro. 

All’insegna dei vecchi tempi anche le canzoni e i giochi, dove la tradizionale tombolata si è svolta rigorosamente coi fagioli!

Il momento più toccante è stato però quando i nipotini hanno consegnato ai nonni dei bigliettini decorati a mano, realizzati da loro nel corso del laboratorio creativo del venerdì precedente.  

Ogni bigliettino conteneva dei semi, che i nonni potranno quindi piantare nell’orto o in un vaso, simbolo della vita che continua e che loro trasmettono ai nipoti. L’atmosfera di tutta la giornata è stata all’insegna dell’allegria creata dai bambini, dei ricordi e dei racconti dei loro nonni, naturalmente commossi dalle attenzioni loro riservate.

La festa è stata preceduta dal saluto e dalla benedizione del decano di Laives e parroco della chiesa di San Giacomo, don Walter Visintainer.

Autrice: Raffaella Trimarchi

“lasecondaluna”: uno sguardo sull’arte

Quella dell’associazione “lasecondaluna” di Laives è una storia giovane in ogni senso: nata nel 2019 dalle ceneri di un omonimo premio gestito dal Comitato Premio Internazionale Arti Visive “Città di Laives”, l’obiettivo principale, di ieri e di oggi, è soprattutto quello di avvicinare la cittadinanza alle arti visive. Anche incitando e supportando i giovani artisti trentini ed altoatesini.

Fu Denis Isaia, attualmente curatore al Mart a fondare questo premio che raccoglieva tutte quelle personalità che non trovavano casa nelle tradizionali categorie artistiche. L’archivio di opere che si è venuto a creare ha portato il Comitato a trasformarsi in associazione, conservando il nome “lasecondaluna” come omaggio all’originalità, al pensiero alternativo e alla creatività. “Il nostro presidente Giorgio Cattelan ha accompagnato la creazione e la crescita dell’associazione”, spiega Amanda Filippi, direttrice generale del sodalizio.

Direttrice Filippi, quali sono le prime proposte messe in campo per “farsi conoscere”?

Le nostre attività si svolgono soprattutto in Bassa Atesina, in un’ottica di decentramento dell’offerta culturale rispetto alle maggiori città della regione, Bolzano e Trento. Per questo organizziamo ogni anno una stagione di mostre che si inserisce in una cornice più ampia, un tema biennale di cui ogni esposizione offre una diversa chiave interpretativa. Altra mission che ci siamo posti fin dall’inizio è valorizzare gli artisti residenti in Trentino e Alto Adige, con particolare attenzione alle nuove generazioni, cercando d’essere un valido supporto nello sviluppo del loro lavoro anche in ottica professionalizzante.

I tempi sono cambiati e, sbirciando nel sito, l’offerta sembra essersi fatta più ampia. 

Abbiamo avviato dei corsi d’arte a Laives e da poco è stato messo in atto il progetto “Arte & Benessere | Umanizzazione degli spazi: la sala d’aspetto del reparto psichiatrico di Bolzano”. In collaborazione con “Chiron”, abbiamo aperto una call per realizzare un’opera d’arte visiva nel corridoio del reparto di psichiatria dell’Ospedale di Bolzano. Un altro importante progetto che stiamo portando avanti con il Cedocs di Bolzano è “Quo vadis? Festival delle culture e delle lingue”, ogni anno dedicato a cultura, storia e arte di un diverso paese del mondo.

Quante persone fanno parte del sodalizio?

Attualmente 66 soci. Il direttivo è composto da sette persone. Ci sono poi molti collaboratori che, grazie alle loro competenze specifiche, lavorano insieme a noi sui vari progetti.

Quali sono le proposte e le mostre significative messe in campo quest’anno? 

La nostra stagione espositiva è iniziata a marzo nella Sala Espositiva di Laives, con “Otherwordly Women” dell’artista Daria Akimenko, a cura di Margherita Cestari. Ci siamo poi spostati a Vadena con la collettiva fotografica “Architecture of Fragments”. A giugno siamo tornati a Laives con “Corpo Sospeso / Suspended Body” di Valentina Cavion, a cura di Nicolò Faccenda. Il 6 ottobre abbiamo poi inaugurato una personale di Italo Bressan. Con l’autunno sono ripartiti i corsi d’arte con un workshop per bambini e uno di ricamo creativo.

L’aspettativa per il futuro? 

Sicuramente continueremo a ideare e realizzare progetti artistici e di sviluppo territoriale, proseguendo a stimolare il dialogo attorno alle arti visive. Nei prossimi anni ci concentreremo inoltre nel ricercare una collocazione definitiva che permetta di svilupparci ulteriormente e di incrementare il contatto con il pubblico attraverso nuovi servizi e uno spazio aperto e frequentabile. Un altro obiettivo è far rivivere il ricco archivio del Comitato Premio Internazionale Arti Visive “Città di Laives”. Vorremmo recuperare tutto il materiale e renderlo fruibile: si tratta di un patrimonio davvero particolare, con testimonianze artistiche al di fuori delle categorie canoniche.

Autore: Daniele Bebber

Clean up day, raccolti 50 chili di rifiuti

“Non rassegnatevi al brutto, continuate ad impegnarvi per avere cura del vostro paese e tenerlo pulito”: è l’appello di Petra Laner, referente locale di Plastic Free all’indomani del “clean up day”, azione di pulizia delle strade di Sinigo durante la quale sono stati raccolti oltre 50 chili di rifiuti. 

Cinquanta chilogrammi di rifiuti vari, soprattutto lattine e bottiglie di plastica, ma anche una batteria di auto: questo il risultato del “clean up day”, la giornata ecologica di pulizia promossa dall’associazione Plastic Free nella zona di Sinigo. 

Una dozzina i partecipanti all’iniziativa, che hanno perlustrato gli spazi verdi del rione a caccia di immondizie abbandonate con il duplice intento di rimuovere i rifiuti gettati nelle aree pubbliche e di sensibilizzare la cittadinanza sulla tema della tutela dell’ambiente e in particolare sui rischi dell‘inquinamento da plastica. 

“È stata una bellissima giornata, moltissime persone si sono unite al nostro gruppo e alla fine tutti ci hanno ringraziato – spiega la referente Petra Laner – purtroppo, però, abbiamo notato che molti residenti del posto sembrano essere rassegnati, come se ormai si fossero abituati a vivere in questa situazione di degrado e sporcizia. Eppure abbiamo visto che ci sono moltissime persone volenterose, che lavorano nell’ombra per tenere pulita Sinigo: noi con la nostra presenza vogliamo incoraggiarli a continuare così, e a coinvolgere tutta la cittadinanza”. Ulteriori informazioni sulle iniziative promosse da Plastic Free onlus sono disponibili sulla pagina Facebook e sulla pagina Instagram dell’associazione.

Autore: Luca Masiello

La villa del medico in stile modernista

Nel 1934 i coniugi Diessbacher fecero costruire la propria villa in via Maia, a poca distanza dalla Casa Littoria che aveva preso il posto della vecchia e fatiscente costruzione dell’ospizio annesso alla chiesa di Santo Spirito. Primo edificio della via Maia, la villa affacciava anche su via Roma. 

Mattheus Diessbacher fu medico assai noto in città e, nell’arco della sua lunga vita, sempre apprezzato per le sue doti umane. Durante la Prima guerra mondiale Matthaeus stava frequentando il liceo dei Benedettini e avrebbe dovuto assolvere all’esame di maturità nel 1917 ma, approfittando della possibilità di sostenere la cosiddetta “maturità di guerra”, si licenziò un anno prima, nel 1916. Entrato subito nel servizio militare, servì la patria nel II. Reggimento dei Kaiserjäger. 

Come capitano fu impiegato sul fronte tirolese e poi su quello del Pasubio da dove prese parte all’offensiva austriaca in Italia settentrionale. Finita la guerra – e autofinanziandosi dando lezioni private – iniziò gli studi di medicina all’Università di Innsbruck, dove si laureò con la lode nel 1922. L’anno seguente, nell’ambito della cosiddetta Piccola Opzione, egli compare nell’elenco delle persone che nel mese di aprile ottennero la cittadinanza italiana dalla Regia Prefettura di Trento. 

Ultimata anche la specializzazione in otorinolaringoiatria nel 1925, rientrò subito a Merano per aprire il proprio ambulatorio specialistico. L’anno seguente sposò Sidonie Kinz, originaria di Kufstein e sorella della famosa attrice Franziska Kinz.

Nel 1934 i coniugi Diessbacher fecero costruire la propria villa in via Maia rivolgendosi agli ingegneri Augusto Rovighi e Walter Nörden che realizzarono una villa funzionale e nel segno dello stile modernista. 

La villa si articolava su tre piani: al piano interrato trovavano posto oltre a quattro cantine, una cucina e due stanze. Al pian terreno la sala d’attesa, l’ambulatorio e il “lavatorio”, la stanza e il bagno per la cameriera. Al secondo piano trovavano posto la cucina, un wc e un bagno, e tre stanze; stesso schema per il secondo piano. Fino al 1978 il dottor Dissbacher visse e tenne ambulatorio nella villa. Sulla facciata spiccano un ingresso elegante, un vistoso bovindo tondeggiante, e l’affresco poderoso di Paul Mathias Padua, realizzato nello stesso anno della costruzione dal pittore salisburghese e raffigurante i santi Cosma e Damiano. 

Il cancello d’ingresso è sovrastato da un arco di ferro battuto sul quale troneggia il simbolo della medicina: il caduceo di Hermes e il serpente, stesso simbolo che peraltro campeggia anche sul frontone della Kurmittelhaus.  Durante la seconda guerra mondiale il dottor Diessbacher esercitò anche come medico condotto a Lauregno e Proves. 

Subito dopo il conflitto, vista la sua bontà d’animo ma anche il suo carattere aperto e amichevole, fu invitato a far parte del Rotary Service Club fin dal 1950 quando ancora esso aveva sede solo a Bolzano. Nel 1962 fu tra i fondatori della sede meranese del Rotary e il primo fra i membri meranesi ad essere insignito con la più importante onorificenza rotariana: il “Paul Harris Fellow”.   

Il desiderio di voler sempre essere aggiornato sui progressi e sulle evoluzioni legate alla sua specializzazione lo portava a frequentare numerosi corsi di aggiornamento Innsbruck, Zurigo, Monaco, Freiburg, Kiel, per citarne solo alcune. 

Nel 1963, però, la sua vita fu sconvolta all’improvviso: in un incidente automobilistico presso Colma mori la moglie Sidonie. Per eternarne la memoria egli istituì una borsa di studio che veniva consegnata ogni anno a Natale.

Autrice: Rosanna Pruccoli

InchiostroVIVO: Il Mondo guarda il Mondo

La terza edizione di InchiostroVIVO, Il Mondo guarda il Mondo, avrà luogo al Museion di Bolzano il 20 e il 21 ottobre. L’iniziativa quest’anno è intitolata “Il Mondo guarda il Mondo” e intende celebrare Italo Calvino a Bolzano, nell’ambito di una rassegna culturale che fonde letteratura, teatro ed arti visive.

Per gli amanti della cultura e della letteratura, il mese di ottobre porterà con sé un interessante evento. La terza edizione di InchiostroVIVO, Il Mondo guarda il Mondo, avrà luogo al Museion il 20 ottobre con due appuntamenti mattutini alle 9.30 e alle 11.30 dedicati alle scuole, e il 21 ottobre con due appuntamenti serali alle ore 18 e alle 20.30, aperti alla cittadinanza. Gli eventi sono ad ingresso libero e gratuito.

InchiostroVIVO è una rassegna nata nel 2021 dall’impegno di giovani bolzanini in collaborazione con il centro di promozione giovanile COOLtour dell’associazione La Strada-Der Weg e gode del sostegno del Comune e della Provincia di Bolzano. È un’esperienza coinvolgente che pone al centro un autore letterario e che si rinnova ogni anno. L’obiettivo è quello di riportare la letteratura nella vita del pubblico utilizzando altre forme d’arte quali il teatro e la musica.

Quest’anno la manifestazione s’intitola Il Mondo guarda il Mondo e sarà dedicata a uno dei più grandi intellettuali del ‘900 in occasione dei 100 anni dalla sua nascita: Italo Calvino.

L’iniziativa consiste in uno spettacolo creato dai ragazzi con l’aiuto e sotto la guida dell’attrice bolzanina Diletta La Rosa. I giovani attori daranno voce a passi tratti dall’opera omnia di Calvino sullo sfondo di videoarte.

L’intento è quello di mettere in risalto il rapporto che ognuno ha con sé stesso, con gli altri e con il mondo, portando il pubblico a riflettere attraverso l’universo calviniano.

La rappresentazione ha come fil rouge l’idea di guardare: guardare il mondo, guardarsi dentro, guardarsi a vicenda e nel profondo. Un guardare che supera il senso della vista e diventa qualcosa di più.

L’evento si terrà al museo d’arte contemporanea Museion, in piazza Piero Siena 1, Bolzano, al primo piano.

Collaboratori e partner de Il Mondo guarda il Mondo sono diverse realtà del territorio, in particolare l’associazione Teatro Cristallo Young e la compagnia teatrale Controtempo Teatro.

L’attesa della rassegna culturale è stata animata da due appuntamenti, aperti al pubblico, per un Road to InchiostroVIVO che uniscono il piacere della letteratura alla cucina e alla musica. Il primo di questi eventi si è svolto il 18 settembre alle 20.30 presso il centro Lovera (Viale Europa, 3). In quell’occasione i partecipanti hanno avuto la possibilità di immergersi nell’universo calviniano gustando una cena con delitto a tema. La celebrazione di questo autore è continuata il 10 ottobre alle ore 18 con un aperitivo letterario che ha avuto luogo a Cooltour (via Sassari 13/b e 13/c).

Per partecipare alle iniziative sarà obbligatorio prenotarsi mandando una mail a cooltour@lastrada-derweg.org con nome e cognome, evento e, nel caso degli spettacoli di fine ottobre, anche l’orario desiderato. Per quest’ultimo saranno disponibili un massimo di 35/40 posti per ogni replica.

Autrice: Saana El Abidi COOLtour

Anche a Bolzano appuntamento con il Linux Day

Sabato 28 ottobre anche Bolzano festeggia il Linux Day presso l’Università di Bolzano, con orario dalle 9 alle 19. Intervista a Paolo Dongilli del Linux User Group Bolzano (LUGBZ).

Che cosa è il Linux Day?

Si tratta della principale manifestazione italiana dedicata a Linux, al software libero, alla cultura aperta ed alla condivisione. Sono previsti decine di eventi in tutta Italia, che coinvolgono centinaia di volontari e migliaia di visitatori per celebrare insieme la libertà digitale.Partito nel 2001, il Linux Day è una iniziativa volta a far conoscere Linux ed il software libero. Si compone di numerosi eventi locali, organizzati autonomamente da gruppi di appassionati nelle rispettive città, tutti nello stesso giorno. Si tratta di contesti in cui gli interessati possono partecipare a talk, workshop e dibattiti, trovare spazi per l’assistenza tecnica e assistere a dimostrazioni pratiche.

Da chi viene organizzato il Linux Day a Bolzano?

Sul nostro territorio il Linux Day 2023 (South Tyrol) è organizzato dall’associazione LUGBZ (Linux User Group Bozen-Bolzano-Bulsan) con la collaborazione del Progetto FUSS dell’Intendenza Scolastica Italiana. L’evento sarà gentilmente ospitato dalla Libera Università di Bolzano, dove hanno avuto luogo anche le edizioni precedenti.

Può spiegarci da chi è composto il LUGBZ?

Si tratta di un’associazione senza scopo di lucro, nata nel 2001 con lo scopo di promuovere la diffusione e la conoscenza del sistema operativo GNU/Linux, del Free Software e di formati e dstandard aperti nel territorio della provincia di Bolzano. È nata ed è composta tra gli altri da professionisti informatici del settore pubblico o privato e da semplici cittadini che condividono lo stesso obiettivo di mettere l’essere umano al centro nel processo di digitalizzazione della società. Nel 2004, poco dopo la sua nascita, il LUGBZ collaborava già con le istituzioni per la stesura del Piano d’Azione eSüdtirol 2004-2008.
Il Progetto FUSS è un progetto nato nel 2005 dalla Direzione Istruzione e Formazione Italiana con lo scopo di portare Software Libero nelle scuole, permettendo così a docenti ed alunni di utilizzare a casa gli stessi strumenti software utilizzati a scuola senza aggravi di costo per le famiglie.

Quale obiettivo vi prefiggete con il Linux Day?

Il nostro Linux Day di quest’anno sarà denso di contenuti e con un numero di relatori ai limiti dell’overbooking. Gli argomenti saranno quelli della sostenibilità e sovranità digitale a scuola e a casa, concetti che includono il Software Libero, l’hardware aperto e trasparente e i contenuti didattici aperti. I relatori, in parte in presenza e in parte da remoto, sono professionisti in ambito IT ed educativo provenienti dalla nostra provincia, dal territorio nazionale ed europeo. Avremo rappresentanti di associazioni come DigitalCourage, Wikimedia Italia, Informatici Senza Frontiere, rappresentanti di enti pubblici, aziende e molti altri. Ci sarà anche l’intervento del Centro Tutela Consumatori Utenti – Verbraucherzentrale Südtirol per dare ulteriore slancio alla campagna “Transparent Hardware” www.lugbz.org/thw,  partita nel 2007 da una sinergia nata tra VZS e LUGBZ.

Può dirci qualcosa a proposito del vostro Premio?

Quest’anno verrà conferito dal LUGBZ il 20° South Tyrol Free Software Award, che come nelle precedenti 19 edizioni assegna un premio a persone che hanno contribuito alla diffusione del software libero nella nostra provincia.

Chi è interessato trova tutte le informazioni sul sito lugbz.org

Autore: Till Antonio Mola

Diego Tartarotti: l’arte per resistere

In questo numero vi proponiamo un’intervista a Diego Tartarotti, in arte 2rxst. Tartarotti è un giovane artista visivo bolzanino. L’artista dipinge ad olio, acrilico, su tele o su muri. Fa anche graffiti, e utilizza pure la fotografia e i video.

Il tuo nome d’arte da cosa deriva?

All’inizio quando dovevo cercare un nome d’arte, il concetto che mi piaceva era “esistere”. Il mio  amico Marco Tork però mi disse: “mettici una r, è più un resistere che esistere”. “2rxst” ovvero “to resist” prende il significato di “resistere”. Nei momenti difficili in cui si vive un disagio, l’arte può essere anche resistenza.

Come nasce questa tua passione?

Ho sempre disegnato da quando ero piccolo. Mi ricordo che già alla scuola materna dicevo: “Voglio fare il pittore” ed è una cosa che poi ho coltivato facendo l’artistico e in seguito l’accademia. I miei genitori amano molto l’arte, non mi hanno mai tarpato le ali e mi hanno sempre appoggiato in quello che mi piaceva fare.

Quali tecniche artistiche prediligi?

In accademia ho fatto l’indirizzo di pittura, però sono sempre stato portato per le arti grafiche, quindi progettazione grafica a mano, su carta e sul computer. Mi piace la poliedricità della mia arte; in pratica dipingo ad olio, acrilico, su tele o su muri, faccio graffiti, e utilizzo anche la fotografia e i video.

Come definiresti il tuo stile?

Ho uno stile molto duro, ci sono dei contorni spessi, molto definiti da queste linee nette, decise, poi quando uso la matita calco. È uno stile molto incisivo, molto pesante. Mi piacerebbe provare a unire il mio stile con l’arte accademica, più pittorica e delicata.

Di questo ne hai fatto un lavoro?

Diciamo che ci sto lavorando, ho varie commissioni. Faccio quadri e graffiti su commissione. Sono partito regalando molti dei miei lavori, poi pian piano ho iniziato a vendere le mie opere, ma ancora cerco di tenere un equilibrio per quella che è l’arte su commissione e l’arte per l’arte. Non voglio definirmi né un professionista, né un artista di strada: sono Diego.

Cosa ti ispira in particolare?

Mi faccio ispirare un po’ da tutto. Quando disegno fumetti mi ispirano i viaggi e le storie di vita. Quando dipingo mi faccio ispirare dai miei sentimenti, la creatività deriva dallo stato d’animo. Penso mi sia rimasta un po’ di quella fantasia e di quello stupore che hanno i bambini per tutto. La mia è una ricerca che va dall’estetica al sentimento. 

Ambizioni?

Star bene nella vita, far star bene gli altri ed essere felice. Sogno di fare dell’arte il mio lavoro ma senza trovare compromessi. Farò la magistrale per poi fare l’insegnante. Insomma, vorrei che il mondo dell’arte fosse una costante della mia vita.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour

Record

Una spedizione di ispettori del Guinness dei primati, voluta fortemente dal cronista tedesco Eberhard Jurgalski, si è recata sulla vetta dell’Annapurna per prendere le misure necessarie a confermare Reinhold Messner come “re degli ottomila”. “Fare controlli su questioni importanti come questa è fondamentale anche se sono passati 40 anni, ne va della nostra credibilità” ha affermato Ines Pector, referente del famoso libro dei record. Nel frattempo si festeggia il nuovo record di inquinamento, di innalzamento delle temperature mondiali, il tutto nell’attesa di nuovo record di guerre e bombardamenti. 

Autore: Roberto Tubaro

24homes, altrettanti concerti in… casa

24 house concert e 24 case private posizionate in tutta Bolzano: un nuovo calendario d’avvento artistico-culturale in grado di creare un legame fra la comunità artistica e la cittadinanza. Il concetto di base è quello di sentirsi a casa, di intimità e la creazione di nuovi spazi in cui esaltare la convivialità e rafforzare i legami di comunità. Il progetto nasce dalla musicista bolzanina Greta Marcolongo. Le abbiamo fatto qualche domanda, per scoprire nei dettagli il progetto.

Com’è nata questa idea?

Il progetto nasce come risposta al bisogno di instaurare e rafforzare nuovi legami fra la città e i suoi abitanti, valorizzandone gli  spazi. Si cerca di diffondere il messaggio legato al concetto di “porta aperta”: ossia di attenzione e accoglienza verso “l’altro” attraverso lo sviluppo e creazione di relazioni umane, anche semplicemente con i propri vicini di casa. Il progetto 24homes risponde anche al bisogno di offrire nuovi ed inusuali spazi d’incontro a chi ha qualcosa da dire, ovvero ai musicisti. A Bolzano purtroppo le situazioni in cui potersi esprimere e far conoscere la propria musica non sono poi così tante e le limitazioni di orario e di volume non aiutano di certo.

Cos’è un house concert?

È una performance musicale che ha luogo in una casa privata. Gli house concert sono un’esperienza unica per chi ospita, per chi suona e per chi partecipa. Ogni evento è unico e speciale, ma i tratti comuni sono i seguenti: si svolge all’interno di uno spazio privato che viene messo a disposizione gratuitamente. Gli invitati sono solitamente amici del proprietario di casa (colleghi, vicini di casa, amici di amici ecc), e gli artisti suonano in acustico senza alcun utilizzo di amplificazione. Il proprietario di casa allestisce anche un tavolo che viene imbandito con cibo e bevande. Il pubblico si siede per terra, sul divano o resta semplicemente in piedi. La performance dura circa una mezz’ora, dalle ore 17 alle ore 17.30.

A chi è rivolto questo progetto? Chi può parteciparvi?

Si rivolge a tutta la cittadinanza senza alcuna esclusione. Inoltre – poiché le case scelte per gli eventi saranno dislocate nei cinque differenti quartieri di Bolzano  – 24homes presta un’attenzione particolare volta a coinvolgere anche le zone più periferiche della città. Protagoniste sono le case private, il luogo più intimo ma che “non esiste, se non viene condiviso”.

Oltre ad una serie di eventi, 24homes è un vero e proprio calendario d’avvento… 

Esatto, ci sarà un evento per ogni giornata prima del Natale, partendo dal primo dicembre. Ognuno di questi eventi verrà documentato attraverso video e foto, e condiviso sempre alla stessa ora mediante pagine social (Instagram e Facebook) realizzate ad hoc, andando a creare quindi un calendario dell’Avvento originale ed inedito.
Il progetto si sviluppa attraverso due differenti bandi pubblici: il primo rivolto ai cittadini e alle cittadine che vogliano ospitare un evento nella propria casa e il secondo rivolto alle artiste e agli artisti che vogliano esibirsi e offrire la propria musica in uno spazio insolito e inusuale. 
La chiusura del bando è prevista entro e non oltre il 31 ottobre.
La partecipazione agli eventi è a discrezione dell’host e facilitata dal team di lavoro. Per eventuali prenotazioni ai concerti, informazioni o richieste, si può scrivere a: 24homesbz@gmail.com. Entro e non oltre il 20 novembre verrà reso pubblico un calendario nel quale verranno elencati tutti gli eventi e gli artisti selezionati. Altre informazioni si possono potete trovare sul sito web www.24homes.bz

Autore: Niccolò Dametto