Nuova presidente degli editori

Nicolò Degiorgis (Rorhof), Hermann Gummerer (Folio), Ingrid Marmsoler (Athesia), Aldo Mazza (Alpha Beta), Eva Simeaner (Edition Raetia) e Andreas von Mörl (A.Weger) sono i membri del nuovo direttivo degli editori nell’Unione commercio turismo servizi Alto Adige. L’assemblea generale e la prima riunione costitutiva del nuovo direttivo si sono tenute di recente presso la sede centrale dell’Unione a Bolzano. Eva Simeaner è stata eletta alla presidenza, Aldo Mazza è stato invece nominato vicepresidente.

Hermann Gummerer, per lunghi anni presidente della categoria, passa quindi il testimone, ma rimane attivo nel gruppo. Tra le altre cose, può guardare con orgoglio all’apprezzatissima iniziativa “Bazar dei libri”, che la scorsa estate ha festeggiato l’ottava edizione.

Eva Simeaner legge al lavoro, a casa e in ferie. Una grande passione diventata col tempo una professione. Lavora da dieci anni presso la casa editrice Raetia come coordinatrice delle vendite ed è responsabile del segmento di attività legato ai libri di cucina. In precedenza, aveva collaborato con le edizioni Löwenzahn e presso Haymon Verlag a Innsbruck e Bolzano.

In occasione dell’assemblea generale si è discusso dell’importanza della collaborazione tra gli editori locali, perché non sono solo competenti riguardo diversi temi, ma vere esperte ed esperti del mercato editoriale tedesco e italiano. Le case editrici altoatesine pubblicano libri di grande qualità, che non temono il confronto con i libri dei grandi editori italiani o tedeschi. Oltre a ciò, le case editrici altoatesine sono molto unite a livello professionale e, come categoria, godono di un efficace sostegno da parte dell’Unione.

“Come punto di contatto tra Nord e Sud riusciamo a unire entrambi i mondi”, afferma Eva Simeaner. “Un altro importante compito degli editori altoatesini è dare voce agli autori e alle autrici dell’Alto Adige, che hanno spesso poche chance di pubblicazione presso le grandi case editrici tedesche. Noi scegliamo di pubblicarli perché meritano di essere venduti e letti anche in un contesto più grande”, assicura la nuova presidente.

Due fratelli di nuovo in cucina negli States

Luigi e Paolo Cavallaro, due fratelli e una grande passione in comune: la cucina. Un amore che – partito dai banchi dell’istituto Cesare Ritz degli anni Ottanta – è stato nuovamente celebrato Oltreoceano, negli Stati Uniti, dove Luigi si è trasferito oltre trent’anni fa e dove oggi è titolare di una trattoria. è a Tampa, in Florida, che sono andate in scena le “Big Night fratelli Cavallaro”, quattro serate di gourmet “meranese”, al sapore di… famiglia.

// Di Luca Masiello

L’ultima volta che avevano cucinato insieme era 33 anni fa, quando Luigi e Paolo Cavallaro lavoravano in un ristorante sul lago di Garda. Entrambi avevano frequentato la scuola Cesare Ritz di Merano tra gli anni 1978 e 1984, e tutti e due successivamente hanno lavorato stagionalmente in alberghi Italiani, di Merano, della val  Gardena, della riviera romagnola e poi in Francia e Germania. Tornati in Italia Luigi ed il suo amico Andrea hanno aperto un ristorante a Malcesine, ma nel 1990 dopo una vacanza negli Stati Uniti Luigi decise che lì sarebbe stato il suo futuro; e così si trasferì a Denver, in Colorado, e Paolo prese il suo posto in cucina.  

Divisi dal “sogno americano”

Col passare degli anni Luigi ha prima lavorato in ristoranti a Denver; poi si è trasferito in Florida ed ha fondato la “Luigi’s Catering”, lavorando per centinaia di eventi di tutti i tipi. 
Paolo invece, una volta tornato dalla Germania, è rimasto a Bolzano, dove tutt’oggi vive e lavora per le scuole della Provincia e per un’agenzia di catering. Entrambi sono membri della Federazione Italiana Cuochi da diversi anni, ed entrambi hanno conseguito il “Collegium Cocorum”: Paolo nel 2017 e Luigi nel 2019.

“Da pasquale” in onore di papà

Luigi nel 2012 decide di aprire un locale, lo trova e lo chiama “Trattoria Pasquale”, un po’ perché in zona c’era già un “ristorante Luigi”, ma soprattutto perché Pasquale è il nome del papà dei due fratelli. L’esercizio ha preso subito piede, tanto che il 7 marzo scorso la “Trattoria Pasquale” è stata votata per la seconda volta di fila come miglior ristorante Italiano nella Tampa Bay.
In Florida Luigi non ha portato solo la gioia e il piacere di mangiare bene, ma anche quella capacità (tutta italiana) di far sentire sempre il cliente un ospite gradito. Non è raro vederlo fra i tavoli con la chitarra in mano, fermandosi anche solo per un saluto, due chiacchiere  o per bere un bicchiere di vino con gli ospiti. 

La reunion tricolore

Cosa manca a questo idillio?
Il fratello.
Così, durante l’estate appena trascorsa, Paolo e sua figlia Sonia (che ha raccolto il talento di famiglia, lavora come receptionist ed è anche un ottimo commis di cucina) hanno lasciato Bolzano e preso un aereo, raggiungendo Luigi all’ombra delle palme della Florida. Insieme hanno programmato un evento, chiamato “Big Night fratelli Cavallaro”, e preparando per quattro serate un menu di ben otto portate. 

Un progetto per il futuro

Quelle quattro serate sono state un grande successo, applaudite dai tanti clienti, che hanno fatto la fila per poter partecipare, ma soprattutto sono state condite dal migliore degli aromi: l’amore, per il proprio mestiere e per la famiglia. La vacanza americana si è poi conclusa, Paolo e Sonia sono tornati a Bolzano, e questa esperienza ha portato loro a prendere una decisione importante: il prossimo anno l’evento verrà bissato. Chissà che la “Big night” non possa diventare una tradizione, e che possa magari riportare Luigi a Merano per un’iniziativa simile.

Autore: Luca Masiello

La via dedicata a Reginaldo Giuliani

Via Reginaldo Giuliani, è una delle due vie minori colleganti Piazza IV Novembre con Corso Libertà. Chi era e cosa fece? Nato a Torino con il nome di Andrea il 28 agosto 1887, il 25 settembre 1904 entrò nel noviziato domenicano di Chieri, si laureò in teologia e fu ordinato sacerdote il 27 settembre 1911; fra’ Reginaldo, tale il suo nuovo nome, come predicatore domenicano fu attivo dal 1915 a Trino Vercellese. Nel 1916, assegnato come cappellano al 55° Reggimento fanteria “Marche”, partecipò alle battaglie dell’Isonzo, meritandosi la prima medaglia di bronzo. Sempre come cappellano, nel 1917 passò ai reparti di assalto, noti come “Arditi”, della III Armata, guadagnandosi altre medaglie. Ma fu cappellano anche dei Legionari fiumani, partecipando all’occupazione di Fiume, apprezzato per la profonda fede e l’indomito coraggio dallo stesso Gabriele d’Annunzio. Ripresa la vita religiosa, assegnato al convento di S. Domenico di Torino, si occupò della formazione della gioventù. Oltre ad essere predicatore in varie zone d’Italia, fu fecondo scrittore. Nel 1922 partecipò alla Marcia su Roma. Dal 1924 fu cappellano della Regia Accademia di Artiglieria e del Genio di Torino. Nel 1927, oltre ad essere “predicatore generale”, fu docente all’Università Statale di Torino. Tornato in Italia dopo tre anni (1927-1930) di apostolato in America, diede vita a diverse iniziative per la formazione dei giovani. Nell’aprile 1935 padre Reginaldo partì per la guerra d’Etiopia, come centurione cappellano del Primo Gruppo Battaglione Camicie nere d’Eritrea. Anche nelle dure condizioni di vita in Africa orientale padre Reginaldo dimostrò la forte tempra di uomo di Dio. Nel gennaio 1936, mentre infuriava la battaglia del Trembien, a Mai Beles padre Reginaldo, pur già ferito da arma da fuoco, continuava a confortare e assistere feriti e moribondi. Stava dando i conforti religiosi a un giovane soldato, morente per le gravi ferite, quando fu attaccato e trucidato con la scimitarra da un abissino; era il 21 gennaio 1936.

Autore: Leone Sticcotti

Grandi cambiamenti in vista?

Le recenti elezioni nazionali del 25 settembre hanno visto l’affermazione del centro-destra e in particolare di Fratelli d’Italia. In Alto Adige il voto ha avuto un esito più complesso e articolato, non privo di interessanti possibili sviluppi in vista delle prossime elezioni provinciali del 2023. Ne abbiamo parlato con il politologo Günther Pallaver.

Quali sono le novità più significative del voto del 25 settembre in Alto Adige?

Si è trattato di una campagna elettorale molto piatta, dal punto di vista dei contenuti. Si è parlato delle bollette e dell’energia, ovvero temi nazionali. Ma poco o nulla è stato detto in merito ad argomenti specifici locali. In Alto Adige si è discusso un po’ della scelta da parte della SVP di presentare un proprio candidato nella circoscrizione Bolzano Bassa Atesina per il Senato. Anche se in realtà mi sembra che se ne sia discusso quasi di più nel mondo di lingua tedesca che in quello di lingua italiana. Io l’ho considerato un atto “non amichevole” perché la misura 111 del pacchetto favorisce la possibilità per il gruppo linguistico italiano di essere rappresentato in parlamento. La logica è quella della proporzionale, che da noi vale un po’ dappertutto. La scelta della SVP potrebbe avere delle ripercussioni anche in futuro. Se uno comincia con atti non amichevoli, forse poi anche gli altri possono continuare nella stessa direzione. 

La SVP si è giustificata dicendo che il partito aveva ricevuto una forte richiesta in questo senso dalla sua base in Bassa Atesina… 

Sì, ma resta comunque un atto non amichevole. 

Durante la campagna elettorale si è parlato di autonomia, ma restando molto sulla superficie, mi è parso… 

Sì: che bisogna difendere l’autonomia lo abbiamo sentito in tutte le campagne elettorali, non c’è nulla di nuovo. E quando c’è la possibilità che un partito di destra vada al potere in Italia, naturalmente la SVP si irrigidisce. Il fatto che tra poco in Italia ci sarà un governo di destra-centro naturalmente è una cosa problematica per l’autonomia, ma paradossalmente questo va a favore della Volkspartei, perché in questo modo può ricompattarsi. 

Nei risultati elettorali ci sono altri motivi di interesse. La Lega ha perso consenso, ma Alessandro Urzì per essere sicuro della sua elezione ha dovuto candidarsi a Vicenza. Di per sé in Alto Adige i risultati elettorali hanno avuto caratteristiche molto diverse rispetto al resto d’Italia, con le elezioni dei 5 parlamentari SVP e di Spagnolli per il centrosinistra al Senato.

In Alto Adige c’è un elettorato di lingua italiana sostanzialmente stabile, per quanto riguarda le aree politiche o le coalizioni. In queste elezioni abbiamo visto un riversamento tra partiti di centrodestra, dalla Lega a Fratelli d’Italia. C’è una certa tendenza a saltare sul carro del vincitore e anche qui non c’è nulla di nuovo. In ogni caso la fluttuazione dell’elettorato italiano è talmente grande da impedire ogni continuità. E questo lo abbiamo sempre visto, già dalla fine della prima repubblica.

Fratelli d’Italia si appresta a prendere le redini del nuovo governo italiano. L’Alto Adige cosa si deve aspettare per il prossimo futuro?

Io mi aspetto una certa stagnazione. Se guardiamo al passato, l’autonomia ha avuto progressi in presenza di governi di centro-sinistra. Commissione dei 19, pacchetto e secondo statuto li abbiamo avuti con questo tipo di governi. Con i governi di centro destra dal ’94 in poi e soprattutto con Berlusconi non c’è stato invece quasi nessuno sviluppo. Pochissime le norme di attuazione approvate, e via dicendo. Probabilmente questo accadrà anche con questo nuovo governo.
La seconda cosa pensabile è che possano essere impugnate dopo 60 giorni tramite il governo davanti alla Corte Costituzionale alcune leggi provinciali. In passato in questi è cercata preliminarmente una via d’uscita per leggi delicate come quella sulla toponomastica, ma forse d’ora in poi questo sarà più difficile. La terza cosa che potrebbe capitare è che vengano messi in discussione i cosiddetti “privilegi” delle autonomie speciali, specialmente per quanto riguarda il loro finanziamento. Ben inteso: cambiare le cose dall’oggi al domani unilateralmente è difficile, però ora potranno esserci degli “sgambetti. C’è poi un’altra questione…

Quale?

Ogni giorno sento parlare della sovranità nazionale e della nazione italiana. Giorgia Meloni non parla mai di stato, ma di nazione. Ma sono 100 ormai che con nazione si intende una popolazione con una lingua e cultura omogenea. In Italia però ci sono persone che non appartengono alla nazione, e poi:  come la mettiamo con le minoranze linguistiche? Le parole hanno il loro peso…
Durante la campagna elettorale Urzì si è arrabbiato perché Achammer è andato a trovare il cancelliere austriaco. Ma è dal 1946 che questa cosa viene fatta! Mi stupisco perché nel frattempo – non soltanto tramite l’accordo di Parigi e la quietanza liberatoria – secondo me e numerosi giuristi l’Alto Adige è diventato una sorta di “condominio sui generis” tra Italia e Austria. Dico sui generis perché la sovranità, grazie all’Unione Europea, ormai qui non è più assoluta da tempo. Ma staremo a vedere…

Le parole hanno il loro peso. Ma poi comunque una cosa è quello che si dice e un’altra quello che si fa… 

Certo. E io al momento naturalmente giudico quello che sento. Va in ogni caso considerato il fatto che Fratelli d’Italia è gemellato con il partito nazionalista polacco, con Vox in Spagna e in Germania con Alternative für Deutschland. Si tratta di partiti al 1000% sovranisti e assolutamente di destra. Se Fratelli d’Italia si sente così, allora dovrebbe uscire dal gruppo dei conservatori nel parlamento europeo. 

Cruciali saranno i primi passi del nuovo governo e in particolare della leader Giorgia Meloni. Azioni molto forti in senso sovranista non è escluso possano subito scontentare una parte dell’elettorato che ha premiato Fratelli d’Italia. Le fortune di chi vince in Italia ultimamente sono particolarmente effimere. Alle prossime elezioni provinciali manca un anno e non è dato che in un anno di governo Fratelli d’Italia mantenga il suo attuale forte consenso.  

L’Italia non può permettersi grandi cose: ha degli impegni presi con l’Europa in cambio di importanti sussidi concessi. 

Le elezioni del 25 settembre in Alto Adige in realtà hanno dato un’altra serie di segnali interessanti su quello che potrebbe succedere fra 12 mesi, quando andremo a rinnovare il consiglio e la giunta provinciale.

Partiamo dal presupposto che Kompatscher si ricandidi. Più lui aspetta nel dare il suo assenso e maggiore sarà la difficoltà per la Volkspartei di trovare un’alternativa. Sappiamo che Kompatscher tuttora ha un consenso superiore a quello del suo partito e ha già detto che secondo lui la prossima legislatura dovrà essere all’insegna della sostenibilità. Questa cosa non potrà farla con i partiti di destra, anche perché con ogni probabilità fra un anno la Lega non avrà più quattro candidati eletti (in realtà uno se n’è già andato da tempo). I consiglieri della Lega saranno almeno dimezzati e la SVP senz’altro non farà una coalizione con Fratelli d’Italia. Con chi allearsi, allora? Sarà difficile che il PD possa fare più di un consigliere. Ed è risaputa la simpatia di Kompatscher per il mondo liberal e dei Verdi. Dunque la Volkspartei cercherà un accordo con i Verdi – che probabilmente saranno il secondo partito – sempre che loro riescano ad eleggere abbastanza italiani. In prospettiva nazionale in questo modo la SVP resterebbe anche blockfrei, perché i Verdi di fatto sono un partito locale. In ogni caso non credo che ci sarà una coalizione a tre, perché l’accordo tra due partiti è molto più facile da gestire. In realtà in un anno possono succedere molte cose, ma al momento io la vedo così. 

Sarebbe un cambiamento davvero epocale.

Certo. D’altronde però in Tirolo ÖVP e Verdi hanno governato insieme per 10 anni e non è caduto il mondo. E Verdi in Alto Adige non sono più da tempo il partito langeriano. 

L’astensionismo in Alto Adige ha manifestato caratteristiche sue peculiari?

Mah, non più di tanto. Forse qualcuno nelle varie circoscrizioni ha pensato che in candidati SVP avevano già vinto in partenza. Ma per il resto il trend di una crescita dell’astensionismo è nazionale ed anzi europeo, com’è noto. 

Autore: Luca Sticcotti

Giovani cantautrici crescono

Lo scorso mese di settembre si è segnalato per le uscite in video/singolo nel giro di pochi giorni di tre giovani cantanti in cerca di affermazione o di riconferma. Se per Waira si tratta di un ritorno a tutto tondo dopo una lunga assenza dalle scene dovuta a problemi alle corde vocali, per Alice Ravagnani è un quasi debutto dopo aver fatto per un po’ pratica con le cover. Per Zelda Mab invece si tratta dell’anticipazione di un nuovo EP a lungo annunciato e ora finalmente alle porte, via Riff Records.

Cominciamo con Waira, al secolo Camilla Cristofoletti, che dopo un debutto folgorante targato ormai 2016 che aveva impressionato critica e pubblico per la sua freschezza, nel 2018 aveva subito una battuta d’arresto: “Le cose stavano andando troppo in fretta – ci racconta dal suo attuale domicilio amburghese –, le attenzioni, il concerto a Londra, l’aver incontrato un sacco di gente… Credo di non aver neppure fatto in tempo a maturare una vera passione per la musica. Guardando indietro è come se alle mie spalle ci fosse un cassetto in cui ho dimenticato troppe cose”.

Pare comunque che ora per Waira sia venuto il tempo di recuperare: il nuovo brano, Jolene (youtu.be/ElXsnclpgcY) è decisamente una bella sorpresa, come lo è il video diretto da Majda Brecelj che ci fa apprezzare la crescita di questa giovane di Salorno. Si tratta di una canzone introspettiva legata al proprio vissuto e, soprattutto, scaturita da  una collaborazione che si auspica possa dare presto ulteriori frutti, quella con Thomas Traversa e Alejandro Zarate in veste di produttori, ma soprattutto amici. “Era da un po’ che Thomas mi proponeva di fare qualcosa insieme – prosegue la cantautrice – ma non l’ho mai preso sul serio, poi l’ultima volta che me lo ha proposto è stato in un periodo in cui avevo ripreso a comporre parecchio, così ho detto sì, mi aspettavo qualcosa di semplice, giusto in amicizia, chitarra acustica e voce, e invece mi sono trovata in un garage adibito a studio, con gli strumenti e le persone che li suonavano. Fino ad allora avevo sempre lavorato con Mattia Mariotti, trovandomi benissimo, ma stavolta è stato differente. Durante le prove ho scritto Jolene che abbiamo poi scelto come singolo. Ecco tutto. La cosa più bella è che per la prima volta mi sono sentita coinvolta nella produzione con potere decisionale, e ora non vediamo l’ora di dare un seguito al progetto, ci sono altre cose già pronte che aspettano solo di essere finite”.

Mattia Mariotti, produttore del primo EP di Waira lo è anche  del secondo singolo (nonché l’autore del video)di Alice Ravagnani, On My Way (youtu.be/mD9MN9cil_g), su youtube dallo scorso 5 settembre. Si tratta di una dichiarazione d’amore alla musica con un brano decisamente orecchiabile spinto da un refrain molto orecchiabile, con un arrangiamento essenziale tutto giocato sul mettere in evidenza la voce di Alice, ma non si può fare a meno di applaudire agli irrinunciabili cori ad opera di Monika Callegaro, che proprio lo scorso anno, in questo periodo, aveva a sua volta pubblicato in un delizioso EP con un brano analogo (MK), anche lei sotto la produzione di Mariotti.

“Con On my way – spiega Alice Ravagnani – ho voluto un po’ raccontare la storia d’amore tra me e la musica. Storia che dura da sempre e che, come ogni love story degna di nota, ha avuto molti alti e bassi. Ma forse rappresenta anche la relazione con me stessa. Mi sono però resa conto dell’impossibilità di scappare realmente da questi momenti, perché alla fine ritornano sempre, soprattutto le sensazioni, a volte negative, che nel cantare salivano a galla. Avevo talmente paura di sentirmi vulnerabile, che ero arrivata a smettere di cantare del tutto e quei due anni sono stati penso i peggiori della mia vita”.

Concludiamo con Facile preda (youtu.be/s2R3O82emxw), il nuovo singolo di Zelda Mab, che solo nei primi tre giorni ha avuto quasi tremila visualizzazioni: il brano precede l’EP Elettricità, atteso per il 28 ottobre prossimo e su cui avremo modo di tornare. Rispetto alle sue colleghe di cui ci siamo appena occupati, Zelda Mab, paga il dazio di cantare in italiano che con la metrica poco aiuta. Lanciato da un video molto d’effetto che conta sulla partecipazione di un inatteso Giulio Todaro (già sparring partner del mitico Macao in anni lontani), Facile preda ci è parso ripetitivo e non ha convinto del tutto. Ma ne riparleremo col disco in mano.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Sulle tracce del Limes dei Longobardi

La spietata repressione dei popoli delle regioni alpine compiuta da Druso e Tiberio, fu in grado di turbare l’impero. Cassio Dione descrive una valle dell’Adige desertificata da un punto di vista ambientale, economico e, soprattutto, demografico. Gli Isarci della Bassa Atesina e i Venosti sparirono dalla faccia della terra, Tridentini e Anauni sopravvissero grazie alla loro spontanea sottomissione. Ci vollero molti secoli per ricreare l’equilibrio tra territorio e popolazione, ripopolare i villaggi, rivitalizzare agricoltura e commerci. 

Durante la repressione di Druso e Tiberio gran parte degli uomini erano stati trucidati, le donne e i bambini deportati, i giovani in età di leva arruolati nell’esercito. Qualcuno era riuscito a fuggire sulle montagne per condurvi un’esistenza grama. Pochissimi erano rimasti sul posto per servire i nuovi padroni: l’antico, misterioso mondo dei Reti, che continua a meravigliarci, era uscito sconfitto, umiliato e dissanguato da questa battaglia epocale.
Il territorio della Bassa Atesina svuotato, formalmente aggregato al municipium trentino e alla regio X Venetia et Histria, rimase nella proprietà dello stato – per poi passare ai regnanti longobardi, ai re carolingi e, dall’anno 1027, agli ecclesiastici trentini. Si trasformò in zona militare a presidio del confine e, soprattutto, delle grandi vie di transito verso nord.
La situazione rimase immutata per secoli. Qualche soldato romano o retico congedato si accasò in Bassa Atesina e Oltradige (numerose le “ville” poi diventate masi) ma la vera rinascita di questo territorio non venne mai permessa: prova ne sia il fatto che nessuna città, nessun paese importante furono realizzati e quelli noti sono castra e castella a disposizione delle truppe alpine – da Endidae a Pons Drusi, da Sublavione a Vipitenum e Sebatum.
Detta situazione favorì l’insediamento dei popoli germanici che affluirono da nord e da est nel VI e VII secolo: ed in particolare i Longobardi, entrati in Italia dalla Pannonia con 100000 guerrieri, donne, vecchi e bambini subentrarono completamente nel sistema di organizzazione territoriale e di difesa esistente. Solo Carlo Magno, che sottomise i Longobardi di Desiderio nel 774, diede avvio a profonde riforme che condussero all’ordine tipicamente medievale dei nostri paesi.
Per quanto riguarda i confini tra i due popoli germanici stabiliti in Bassa Atesina, ossia Bavari (o Baiuvari) e Longobardi, va detto che in linea di massima i primi non scesero mai sotto Bolzano (e a volte persero anche questa), concentrata tra piazza Duomo e i Portici, i secondi, con sede ducale a Trento, arrivarono solo sporadicamente oltre Laives e fino a Merano o in Val d’Isarco.
Lo storico confine tra i due popoli imparentati (per origine ma anche per matrimoni) in Bassa Atesina correva dunque dal Virgolo verso Castel Firmiano (più o meno lungo l’attuale percorso dell’autostrada e dell’Isarco) e poi fino ad Appiano. Da Caldaro in giù era Trento, ducato longobardo. Tra Laives, Unter- e Oberau esistevano una serie di postazioni di arimanni (ce lo ricorda anche il nome Manee del Wuerstlhof) al servizio del dux di Trento.
Gli arimanni, liberi contadini armati, cui lo stato concedeva terreni per il periodo del loro servizio, si riunivano in arimannie, villaggi compatti e autonomi da ogni punto di vista, rivolti al loro sostentamento e alla difesa del territorio. Al contrario, i Bavari prediligevano insediamenti disseminati sul territorio chiamati Streusiedlungen.
Da un punto di vista militare, il confine tra Laives e Bolzano era dunque presidiato da un’arimannia con sede a Civitas (poi corrotto in Sibidad o Schibidad nei secoli successivi), vecchio nome di un insediamento ai piedi del Virgolo, cui facevano riferimento il Castellum Formigar (Castel Firmiano), il Castrum Appianum e Castel Weinegg. La linea di confine saliva fino a Seit/Schneiderwiese (snaida) e il Colle per raggiungere la Titschenwarte (Waita), Nova (Novum) e Lavazè che con la Val di Fiemme erano territorio longobardo, la Val d’Isarco bavaro. Insomma, furono due popoli germanici a gettare le basi per una suddivisione del territorio rimasta invariata per molti secoli.

Autore: Reinhard Christanell

Il sostegno delle Comunità amiche

La giornata internazionale dell’Alzheimer, svoltasi il 21 settembre scorso, è stata l’occasione per riunire tanti professionisti della cura e della relazione, volontari, familiari di persone con demenza, ma anche direttori di Rsa e amministratori di Comuni che hanno deciso di diventare “Comunità amiche”. Nella sua testimonianza, Roberta Lenzi traccia gli orizzonti e la spinta ideale di questa giornata speciale.

È appena trascorso il 21 settembre, giornata internazionale dell’Alzheimer e Sente-mente, come ogni anno, ha celebrato questo giorno speciale riunendo un gran numero di professionisti della cura e della relazione, direttori di Rsa, volontari, famigliari di persone con demenza e amministratori di Comuni che scelgono di allargare i loro orizzonti e trasformare la cultura del proprio territorio in direzione dell’accoglienza di chi vive con fragilità ed intraprendere il cammino per diventare una Comunità Amica di chi vive con demenza.
Trecento le persone che nel corso della giornata hanno potuto assaporare un modo diverso di approcciarsi alla demenza, mantenendo il focus sulla persona per non perdere di vista i valori fondamentali che restituiscono dignità e rispetto, al di là della diagnosi.
Eravamo presenti anche noi, pronte a riprendere i nostri passi per rinnovare l’intento di creare nei nostri territori di Vadena e Bronzolo, Comunità realmente Amiche delle persone con demenza. Un percorso già iniziato insieme tre anni orsono, che ha subito degli arresti dovuti alla pandemia ma che ha voglia di riprendere il passo per stare accanto alle famiglie che stanno vivendo questa realtà.
Ma… da dove iniziare?
La comunità amica inizia quando nel cuore di ogni cittadino germoglia il seme che riconosce e onora la persona che vive con demenza.
È dunque responsabilità di ognuno guardare ad un familiare, al vicino di casa, ad un concittadino, per come può ancora diventare grazie all’incontro con noi, oltre la diagnosi di demenza. La diagnosi non deve e non può essere una battuta d’arresto alla vita, che con altri presupposti, continua a pulsare.
Una comunità diventa amica delle persone che vivono con demenza quando, cambiando la narrazione, impara un nuovo linguaggio che valorizza la persona, il suo vissuto, la sua storia, i suoi valori. Quando conosce le persone e come percepiscono la realtà che vivono per entrare in relazione con loro e costruire una comunità inclusiva capace di offrire servizi degni di un paese che sa avere cura.
Ascoltare le persone con demenza, credere nelle loro abilità, credere nei loro sogni e desideri e nutrire la Speranza di portarli a compimento condurrà la comunità ad impastare gli ingredienti che aprono nuove prospettive di cambiamento e sgretolano pregiudizio e stigma che oggi ne costituiscono i principali limiti culturali e d’inclusione sociale.
Noi ci crediamo, ma abbiamo bisogno di tutti voi perché questo si realizzi. Nella foto in alto da sinistra: Letizia Espanoli, founder Sente-mente®Modello, Roberta Lenzi. In basso da sinistra: Giorgia Mongillo, sindaca Bronzolo – Michela Baraldi, Coordinatrice infermieristica Distretto Sanitario Laives-Bronzolo-Vadena, – Margot Pizzini, vice-sindaca Bronzolo.

Autrice: Roberta Lenzi

Alla biblioteca comunale si legge e si vince

Sorride felice Romina Andreolli, vincitrice del concorso “Leggi e vinci” della biblioteca comunale di Vadena. 

Il concorso, attivo già da diverso tempo, continua a riscuotere molto successo e apprezzamento tra i lettori grandi e piccini della comunità. Il principio è semplice: ogni persona che prende in prestito almeno un libro nel corso del mese partecipa all’estrazione di un bellissimo premio. Insomma, più si legge e più si ha la possibilità di vincere.

E a proposito di letture, quello di ottobre sarà un mese tutto dedicato ai libri. Intorno alla Giornata delle Biblioteche, in programma per il 24 ottobre prossimo, la biblioteca di Vadena ha infatti organizzato diversi appuntamenti, a ingresso gratuito. 

Giovedì 13 ottobre alle ore 18 si svolge la presentazione del libro “The letters” di Daniela Nicoletti, con letture di Maria Pia Zanetti. Il romanzo racconta della storia di  Emily e Cassandra, che a fine ottocento, tra Firenze e l’Inghilterra, trovano nella corrispondenza l’unico modo per comunicare tra loro,  vittime di intrighi e di menzogne. Giovedí 20 ottobre alle ore 18 sarà invece protagonista il libro “Bolzano Novule” di Roberto Marino, sempre con letture di Maria Pia Zanetti. Come spiega l’autore, il libro parla di “vicende reali, alcune; ed altre immaginarie, molte… si racconta delle guerre, in varie parti del mondo; di quelle guerre delle quali sembra che l’umanità non possa proprio starne senza. Si parla di natura e di alberismo. Si racconta di nudità; nudità da interpretare prevalentemente come possibilità di mettersi a nudo spiritualmente, con autenticità ed originalità, con la voglia di essere se’ stessi.”

Gli appuntamenti per la Giornata delle Biblioteche continuano lunedì 24 ottobre con letture animate ad alta voce per bambini con “La Seggionia Blu”, dalle ore 9 alle 10 con la scuola primaria e dalle  ore 10.30 alle 11.30 con la scuola dell’infanzia. 

Autrice: Caterina Longo

Le “Forme Ibride” di Ismaele Nones

L’Associazione culturale lasecondaluna di Laives presenta “Forme Ibride” dell’artista trentino Ismaele Nones, che, con tocco raffinato e spiazzante, rivisita la tradizione delle icone bizantine. L’inaugurazione si tiene venerdì 7 ottobre alle ore 18 presso la Sala espositiva di via Pietralba 29 a Laives.

“Una finestra aperta sul cielo”, o addirittura “un trattato di teologia a colori”: così vengono definite le icone bizantine, dipinti a tema sacro che rappresentano il Cristo benedicente o la vergine con il bambino, ma anche scene dall’antico e nuovo testamento, angeli e santi.
Le icone sono immediatamente riconoscibili perché da secoli sono “imprigionate” in uno stile fisso, immobile, sempre uguale a sé stesso, legato al loro essere oggetti di culto e preghiera, ponti verso il divino. 
Ma nell’arte contemporanea, come nella poesia, non c’è regola che non possa essere infranta per sperimentare e aprire nuovi orizzonti. Certo per romperle bisogna conoscerle, le regole: è questo il caso dell’artista trentino Ismaele Nones, che nelle sue opere riprende lo stile delle icone bizantine, liberandole però dal contenuto sacro per portarle all’oggi. Nascono così le sue “forme ibride”, di cui abbiamo parlato con Gabriele Salvaterra, curatore della mostra e conservatore al Mart di Rovereto.

Nei suoi dipinti Nones gioca a creare contrasti e cortocircuiti, che tipo di lavoro è il suo?

Ho studiato a lungo il suo lavoro e sono rimasto colpito dalla grande serietà e autenticità del suo approccio. Come è noto, gli iconografi si considerano delle “mani nelle mani del signore” e quindi i loro dipinti non sono “personali”, ma legati ad un canone ben preciso. Nones è partito dalla conoscenza profonda per questo tipo di arte – il padre Fabio è un noto iconografo trentino- per rappresentare però temi che interessano a lui, per sviluppare insomma la sua ricerca personale.

Quanto rimane comunque provocatoria l’operazione di Nones?

Ismaele, in fondo, guarda al mondo che lo circonda e lo affascina nelle forme che ha imparato a osservare e riprodurre sin da piccolo, come diversi altri artisti fanno. Ciò che, se si vuole, è davvero provocatorio, non è poi tanto l’unire mondi così distanti nella forma e nel contenuto quanto, piuttosto, recidere quel “sacro collegamento”, che nella pittura di icone ha da sempre fatto sì che il rettangolo dipinto non si riducesse soltanto a una bella immagine per ornare una parete vuota, ma restasse sempre un sorta di accesso sicuro a Dio, una sua presenza concreta della sua presenza immateriale. 

Le immagini che ne derivano sono particolari e talvolta spiazzanti, a ben guardare.

Si, stridono e sono spontaneamente assurde: ad esempio nei suoi dipinti troviamo rappresentati dei nudi, scene in piscina o un aereo che passa; compaiono cani o addirittura scene alla “Heidi” con le mucche … insomma elementi impensabili nelle classiche icone bizantine. Ma capaci toccare questioni che narrano di imbarazzi, insicurezze ed emarginazione e che, a mio avviso, hanno molto a che fare con la condizione sempre più fluida dell’idea del corpo che abbiamo oggi. 

Una piena rottura con la tradizione, insomma…

In realtà non proprio: come illustrato dal noto studioso di icone Elio Franzini sappiamo che la questione è più complessa, perché nella storia dell’arte l’icona è sempre stata ibrida, aperta anche a media e forme popolari. Nel tempo è stata d’ispirazione per i cartellonisti e i pittori di insegne, ad esempio. Insomma, si tratta di una storia in bilico, in cui la divisione tra sacro e profano non è poi così netta e rigida.

Le informazioni sulla mostra
Ismaele Nones, Forme Ibride, Sala Espositiva di Via Pietralba 29, Laives. 
Inaugurazione venerdì 7 ottobre, ore 18. La mostra sarà visitabile fino a sabato 29 ottobre nei seguenti orari: da martedì a giovedì: 16 – 19. Venerdì e sabato: 10 – 12 e 16– 19. Ingresso libero.
Per mercoledì 19 ottobre alle ore 18 è in programma una visita guidata alla mostra con il curatore Gabriele Salvaterra. L’ingresso all’evento è libero con prenotazione obbligatoria all’e-mail info@lasecondaluna.eu.

Autrice: Caterina Longo

L’atelier nel bosco di Elisabeth

Meranese, pittrice assai nota, illustratrice di libri per case editrici nazionali e internazionali, creatrice di libri d’artista e di preziosi oggetti di carta, nel corso degli anni Elisabeth Oberrauch ha scelto di condividere l’esperienza artistica con altri artisti ma anche con dei musicisti. Ha poi inseguito il sogno di creare un atelier nel bosco dove gli artisti e i musicisti potessero soggiornare e lavorare insieme per una settimana intera.

Così a partire dall’estate 2006 Elisabeth Oberrauch è riuscita a realizzare questo suo sogno mettendo al servizio dell’arte la propria residenza di montagna, il giardino e il bosco di proprietà che la circonda. Qui infatti ha tenuto e tiene settimane di lavoro interdisciplinari. Sempre fedele a questo suo sogno condiviso con entusiasmo anche dal marito, “l’atelier nel bosco” ha già ospitato più di 100 artisti e musicisti. Mentre l’idilliaco bosco adiacente è andato arricchendosi delle installazioni che scaturiscono dal dialogo artistico e che spesso nascono dalla sostanza stessa della foresta fatta di alberi, pietre, terra e che con la natura di questo ambiente sono in dialogo. Land art dunque di ampio respiro e di grande spessore.  L’edizione appena conclusasi ha dato vita ad un nuovo percorso nel bosco,visitabile con l’accompagnamento di Elisabeth Oberrauch tutti i giorni nella prima settimana di settembre dalle ore 16 alle 19.30. Nel nuovo percorso sono visibili le opere di Hubert Kostner dal titolo “Pittogramma per alberi privati”. L’artista di Castelrotto ha creato una decorazione in legno a spina di pesce che va a ricoprire l’albero impreziosendo la corteccia e sottolineandone l’altezza. Alois Steger dopo aver realizzato opere di Land art in Corea del Sud ma anche ad Arte Sella ha partecipato a questa interessante rassegna con il suo “Lomit” -prodotto da un enorme numero di quotidiani- con il quale si interroga sulla differenza fra la memoria storica dell’uomo a quella di una pietra che, capace di comunicare solo con chi sa ascoltare, sottolinea come il bosco si contrapponga alla civiltà, riesca a vivere anche senza l’uomo e sia lo spazio di miti e leggende. 

Renate Habinger, artista austriaca della carta e di libri per bambini, propone quindi un’opera delicata, dal titolo “Calici di bosco”, una distesa di fiori a calice che trattengono la luce e giocano con l’ombra. Lo scultore di Lutago Paul Feichtermolto noto nell’abito della Land art per aver esposto in Giappone, Romania, Grermania, Austria, e Arte Sella propone la sua “Kubatura”, uno spazio attorno all’albero, una possibilità di creare uno spazio attorno all’alto fusto fatto di assi mobili che vanno a creare un cubo entro il quale entrare. 

Infine c0è la stessa Elisabeth Oberrauch che, abbandonata per una volta la carta ha realizzato delle ciotole di ceramica invetriata di enorme fascino. Posizionate nel ruscello lo impreziosiscono carpendone qua e là i riflessi e la luce. 

L’area di San Costantino a circa 900 metri di quota è costituita da numerosi masi e residenze signorili ubicati sui prati tra Fiè e Siusi. Vi vivono 250 abitanti. Il paesaggio boschivo e prativo è caratterizzato da dolci colline che si contrappongono all’aspro sorgere dello Sciliar. 

Autrice: Rosanna Pruccoli