https://abo.athesiamedien.com/beleg-exemplar/ffa42c32fc3a9c6c37fbdb78e
Sostenibilità
Qualcuno ha preso alla lettera il fatto che dovrà essere un inverno all’insegna del risparmio energetico e ha così deciso che la grande insegna BOLZANO BOZEN, che a breve svetterà su piazza Walther, sarà illuminata solo a metà.
Quale metà? Non potendo illuminare solo il toponimo tedesco o quello italiano, l’assessore comunale alle luminarie ha optato per una soluzione… profondamente zen.
Autore: Roberto Tubaro
UNA PASSEGGIATA NEL TEMPO
Gli attori del Piccolo Teatro di Merano hanno inaugurato la nuova stagione con una “prima” particolare”: una passeggiata storica per la città guidata da una Contessa “Cantastorie”, Laura Andrian, accompagnata da personaggi in costume di fine ‘800/inizio ‘900.








UN FESTIVAL DI EMOZIONI
Dal 2 all’11 settembre scorso si è svolto a Laives “Identity in Motion”, il Festival d’arte organizzato dall’associazione “Lasecondaluna”. In giornate intensissime e fitte di appuntamenti, il Festival ha portato l’arte nelle strade e nelle piazze di Laives, regalando al pubblico di tutte le età tanti momenti d’incontro e riflessione. Foto di Lasecondaluna.






A BRUXELLES, TRA LINGUE E FUMETTO
I ragazzi di Comicstour, un progetto di Cooltour sostenuto dall’Ufficio bilinguismo e lingue straniere, hanno avuto modo di visitare la terza fiera di fumetto più grande d’Europa a Bruxelles: lì hanno potuto applicare alcune nozioni di francese apprese in un percorso di avvicinamento linguistico e hanno potuto conoscere una nuova città attraverso il linguaggio del fumetto.










Votate!
Vi invito a leggere a pag. 11 il commento scritto da Paolo Valente per la rubrica “Senza Confini”.
In esso si trovano diversi spunti per dare un senso al voto che ci apprestiamo a dare, domenica 25 settembre, nell’appuntamento elettorale che consentirà di eleggere il nuovo parlamento italiano.
Fa bene Valente a ribadire che ogni voto dovrebbe essere rivolto al futuro, nell’ottica di dell’apporto che ognuno di noi è tenuto a dare in termini di idee, proposte e coerenza negli impegni assunti. Con’è noto nella democrazia rappresentativa, la nostra democrazia, questo compito viene affidato attraverso il voto ai partiti e ai politici che faranno parte del nuovo parlamento, ridotto nei numeri grazie ad una recente riforma. Spetta dunque a loro costruire un consenso elettorale in grado di guardare lontano, senza accontentarsi di lanciare esche e slogan.
A suo tempo più volte abbiamo cercato di ricordare l’importanza stessa del voto, a fronte della crescita esponenziale dell’astensionismo. E in queste elezioni tale fattore sembra acquistare ancora più importanza e risvolti paradossali. I risultati dei sondaggi sulle intenzioni di voto che fino a qualche giorno fa ci hanno martellato, hanno difatti insistito su due aspetti divergenti. Da una parte l’ineluttabilità del risultato, vista la dichiarata intenzione da parte degli intervistati di privilegiare in maniera netta una parte politica. Dall’altra un’incertezza di fondo, legata ad un’altra percentuale davvero significativa e addirittura sorprendente, ovvero proprio quella relativa ai “non voterò oppure non so”.
A mio avviso questo paradosso è figlio del nostro ormai acclarato disorientamento in qualità di elettori. Uno smarrimento amplificato dai fatti recenti: le turbolenze e contraddizioni nella passata legislatura, la rielezione del presidente Mattarella come extrema ratio, i successi ma allo stesso tempo la bocciatura del governo Draghi. D’altronde le scorse elezioni erano state vinte dall’antipolitica. Quale migliore viatico per i turbamenti e le incertezze? Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare di seggi paracadutati e blindati. Nella nostra realtà locale per fortuna siamo rimasti pressoché immuni da queste conseguenze nefaste dell’attuale legge elettorale e questo è un bene. Meno positivo però è il fatto che la medesima legge elettorale ha reso ancora più complessa la rappresentanza delle varie anime politiche del nostro territorio in parlamento.
Una cosa comunque è certa: anche questa volta e forse ancor di più è inutile passare il tempo a lamentarsi, se decidiamo di non esercitare il nostro diritto di scelta. è proprio quando l’incertezza è massima che occorre avere il coraggio di decidere. Non occorre nemmeno metterci la faccia. Basta una scheda votata posta nell’urna.
Autore: Luca Sticcotti
Computer che generano immagini mai viste
Immaginate di essere un pubblicista che, per una consegna importante, debba realizzare una fotografia di un astronauta a cavallo sulla luna. Invece di organizzare un complesso set fotografico, apre il proprio computer, digita “immagine fotografica di un astronauta a cavallo sulla luna”, aspetta 90 secondi, e ottiene alcune fotografie che mostrano la scena richiesta, sceglie quella che gli piace di più, e la integra nel manifesto pubblicitario da consegnare. In realtà non stiamo parlando di un futuro recondito, ma del presente, in particolare di un sistema di intelligenza artificiale chiamato DALL-E, sigla con significato tecnico ma anche pensata per rimandare, non a caso, a Dalì. DALL-E è in grado di produrre immagini plausibili mai viste a partire da una descrizione testuale. La versione attuale di DALL-E, chiamata DALL-E 2, non è direttamente accessibile al grande pubblico: può essere provata iscrivendosi a una lista di attesa, essendo attualmente in fase di test. Si può comunque curiosare su come funziona questo prodigio della tecnica visitando il sito https://openai.com/dall-e-2/ (dove troverete proprio l’esempio dell’astronauta), oppure provare liberamente un fratello minore (in effetti meno sofisticato) di DALL-E, chiamato DALL-E mini, accessibile al sito https://www.craiyon.com.
DALL-E in realtà ha molteplici capacità. Ad esempio: genera immagini secondo stili diversi in base alle indicazioni date, quindi al posto di “immagine fotografica” si può specificare “disegno a pastelli” o ancora “nello stile di Andy Warhol”. O ancora, può ricevere due immagini diverse per crearne una nuova che in qualche modo “combina” il contenuto delle due, ma anche variazioni stilistiche della stessa immagine. Vi lasciamo, per oggi, con la curiosità di approfondire un po’ questo tema, che cercheremo poi di analizzare più in profondità e di demistificare, per capire dove sta la meraviglia, ma anche dove stanno i limiti profondi, di questa tecnologia.
Autore: Marco Montali
Una paese capace di guardare alle generazioni future
Si attribuisce spesso ad Alcide Degasperi una frase che egli riprese dal teologo americano James F. Clarke: “Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. Un politico pensa al successo del suo partito; lo statista a quello del suo paese”. Un invito, in democrazia, per ogni cittadino.
Alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale che coinvolge anche la nostra provincia, molti si chiedono in base a quali parametri poter fare una scelta oculata. Al di là della distinzione forse non del tutto appropriata tra “politico” e “statista”, pensare alle prossime generazioni è certamente un criterio significativo. E non vale certo solo per il voto di domenica, ma per ogni scelta (anche del singolo cittadino) che abbia delle conseguenze.
“Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza”, ha detto Sergio Mattarella nel febbraio scorso, all’inizio del suo secondo mandato come Presidente della Repubblica. “È ancora tempo di un impegno comune”, ha continuato, per rendere questo Paese più forte, “ben oltre le difficoltà del momento”. E ha dato alcuni precisi orientamenti.
“Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano. Un Paese che cresca in unità”. Un’Italia “in cui le disuguaglianze – territoriali e sociali – che attraversano le nostre comunità vengano meno”. “Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la coesione del nostro popolo. Un’Italia che sappia superare il declino demografico a cui l’Europa sembra condannata”.
“Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione”. “Un’Italia impegnata nella difesa dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni”.
“Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche”. “Rafforzare l’Italia significa, anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della pandemia”.
“L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti”. Buon voto e buon impegno a tutti noi.
Autore: Paolo Bill Valente
La grande processione del 1791
L’imperatore Giuseppe II è passato alla storia per aver preso di mira il potere secolare della chiesa cattolica ed aver abolito un terzo dei conventi. Tra le “vittime” ci fu anche il convento santuario dei Servi di Maria a Pietralba, che nel 1787 fu costretto a chiudere. Fu così che la sacra immagine custodita nel convento venne affidata al curato di Laives Johann von Kolb, che la portò nella chiesa parrocchiale. Qualche anno più tardi arrivò l’autorizzazione a spostare l’immagine sull’altare maggiore: e allora a Laives fu festa grande…
Maria Teresa d’Austria morì nel 1780. Entrò nella storia soprattutto per l’istituzione della scuola pubblica obbligatoria. Dei suoi 16 figli, le succedette sul trono Giuseppe II, il quale, ispirato dalle idee illuministe dell’epoca, prese di mira l’enorme potere secolare della chiesa cattolica (e soprattutto i suoi possedimenti), abolendo di punto in bianco un terzo di tutti i conventi e riducendo di due terzi il numero dei religiosi.
Tra le “vittime” dell’illuminato imperatore anche il convento-santuario dei Servi di Maria di Pietralba, costretto, nel giugno 1787, a chiudere i battenti nonostante il gran numero dei pellegrini che lo visitavano.
La Sacra Immagine fu affidata al curato di Laives Johann von Kolb che nella notte tra il 12 e il 13 luglio la portò in paese collocandola su un altare laterale della chiesa parrocchiale. Solo nel 1791 arrivò da Trento l’autorizzazione a spostarla sull’altare maggiore e allora a Laives fu festa grande: nei giorni tra il 24 e il 26 giugno 1791 migliaia di persone giunsero da ogni dove per assistere all’evento – peraltro ripetuto anche 100 anni dopo.
Poiché la fotografia nacque ufficialmente nel 1839, non esistono immagini del paese né di quell’epoca né di quelle anteriori. Il pittore bolzanino Joseph Anton Cuseth fu incaricato di immortalare la grande processione del 26 giugno e il suo dipinto, ancora esposto sotto il pulpito della vecchia chiesa, rappresenta un documento di straordinaria importanza per la storia di Laives.
Nelle didascalie sono elencati tutti i partecipanti alla processione ma ciò che ci interessa maggiormente è il “ritratto” inedito del paese alla fine del XVIII secolo.
Premesso che il pittore, per ragioni “scenografiche”, è stato costretto a tralasciare diversi edifici già esistenti, colpisce immediatamente la grazia e l’armonia di un paesino collocato nel mezzo di giardini e vigneti – insomma l’esatto contrario di quanto siamo costretti a vedere oggi. Sullo sfondo si riconoscono le due colline moreniche e la chiesetta del Peterköfele (con la nuova strada per Pietralba ultimata nel 1769) occupate dal “popolo” incaricato di accompagnare le celebrazioni con “cannonate e botti.” Ai suoi piedi la Pfleg, sede amministrativa dei Lichtenstein e poi rinomato Gasthaus; poco distante il Kalchhof. Al centro del dipinto vediamo la chiesa parrocchiale e alla sua sinistra le cosiddette “casette della chiesa” poi abbattute.
A destra si scorge la stretta “casa del dottore” (poi demolita per fare spazio al nuovo municipio), dimora del medico condotto e, in precedenza, quando a Laives si contavano dai 20 ai 30 scolari, utilizzata anche come scuola. Sulla destra si intravede la canonica, appena sotto la “Turnertorggl” (torchio) e il Turnerhof, poi casa Visintin. A destra, sotto la chiesetta, il maso Stampfl, poi casa di Anton Ebner.
Nella parte anteriore del dipinto si riconosce il Reinischhof (Frasnelli) e il prestigioso Grosshaus/Casagrande, per oltre 130 anni di proprietà della famiglia Franzelin (che poi acquisterà anche il convento di Pietralba).
Il fienile del Großhaus non era ancora stato ampliato e l’edicola all’angolo è nel frattempo scomparsa. Sull’altro lato della “Reichsstraße” si trova una fontana pubblica eliminata con la realizzazione del capolinea del tram.
La vecchia Reichsstraße imboccava ancora via Damiano Chiesa per raggiungere, nel cuore del vecchio paese, il “Kölbl” (poi “Zur Post” a partire dal restauro degli anni ‘80), che qui è ritratto solo in parte. Davanti a questo la grande casa bianca è il “Gassman” della famiglia Tabarelli ma mancano tutte le case tra questo e il Casagrande. Di notevole interesse anche i numerosi muri a secco che circondano case e vigneti: oggi purtroppo quasi del tutto scomparsi o trascurati.
Autore: Reinhard Christanell
Letterature oltre i confini: Anita Pichler
Se la letteratura sudtirolese del Novecento è in gran parte legata alle vicende storiche che hanno segnato un territorio conteso, a una comunità rurale che ha subito traumatiche lacerazioni e a una convivenza forzata, una delle sue voci più originali e controverse ha saputo dare alla propria opera un più ampio respiro e farle pertanto acquisire notorietà anche al di là dei ristretti confini della Heimat. Forse per essere stata il riflesso di un’esistenza errabonda e inquieta, in perenne transizione e intersezione tra due lingue e culture, la multiforme ancorché scarna produzione letteraria della meranese Anita Pichler (1948-1997) si è sempre sottratta a un’immediata collocazione di genere o a etichette di mercato, suscitando nei lettori reazioni del tutto contrastanti. I suoi libri – racconti, saghe rivisitate, romanzi ibridi, collage di impressioni e meditazioni – sono infatti un invito ad addentrarsi nella contraddittorietà dei sentimenti umani, nello spaventoso e affascinante mistero che è l’esistenza. Davanti a una lingua capace di sovvertire le tradizionali tecniche narrative e sempre aperta a una lettura a più piani, anche la critica letteraria si è divisa tra entusiastiche ricezioni e sferzanti, talvolta feroci giudizi, sin dal romanzo d’esordio, oggi finalmente disponibile in versione italiana per i tipi di Edizioni alphabeta Verlag e grazie alla pregevolissima traduzione di Donatella Trevisan.
Haga Zussa – pubblicato in edizione originale nel 1986 dalle prestigiose edizioni Suhrkamp – ha come protagonista una donna alla ricerca di sé, la cui vita è punteggiata di relazioni evanescenti e di lavoretti saltuari. Distribuendo questionari porta a porta, un giorno si accorge di aver smarrito le chiavi di casa, e così torna in uno dei tanti appartamenti che ha visitato, dove riconosce, nella donna invalida che l’ha già accolta in precedenza, una persona che mai avrebbe voluto rivedere in vita sua. L’ombra che riappare improvvisamente dal passato la costringe a un confronto serrato con situazioni e figure a lungo represse e negate, e la cui riaffiorante memoria, nutrita di presente, genera ulteriore turbamento, ma anche nuovi percorsi da intraprendere, dove però la trappola del caso è sempre pronta a scattare.
Insieme alla sua protagonista, Anita Pichler sembra interrogarsi appunto sulle “coincidenze”, ossia su quegli eventi casuali “senza i quali nessuna sopravvivenza è possibile”, modellando una raffinatissima prosa poetica – quasi un brano musicale – e componendo uno scenario polifonico dove, tra atmosfere perennemente sospese, mondi interiori vengono smembrati e ricombinati per cerchi concentrici.
Haga Zussa, insieme ai precedenti Le donne di Fanis (2020), Di entrambi gli occhi lo sguardo (2018) e Come i mesi l’anno (2016) – edizioni oggi disponibili anche in unico cofanetto acquistabile online sul sito dell’editore – è il coronamento di un progetto editoriale che vuole offrire al lettore italiano un percorso letterario, quello di Anita Pichler, di straordinaria originalità e ricchezza stilistica.
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