Pedalando fino a Capo Nord

È la notte tra il 2 e il 3 luglio e a Capo Nord il sole non tramonta. “Ho scelto di raggiungere la mia meta proprio di notte. A Capo Nord, in Norvegia, durante alcune settimane tra giugno e luglio si può assistere a quello che viene chiamato ‘il sole di mezzanotte’, un momento affascinante in cui non cala mai la notte.” Nicolò Botrugno, 29 anni, di origini romane, quest’estate ha deciso di partire da Piazza Walther a Bolzano e, percorrendo circa 4500 Km sulla sella della sua bicicletta, è arrivato a nord della Norvegia.
Nicolò, sei partito da Bolzano il 1 giugno, avrai vissuto un mese intenso. Hai pedalato sempre da solo?
È stato un mese particolare, andare in Norvegia è sempre stato un sogno per me, è un luogo dove mare e montagna si coniugano. Per arrivarci ho pedalato in media 6/7 ore al giorno, facendo 4 giorni di riposo nei quali ho fatto delle altre escursioni. Non è stato un giro esclusivamente in solitaria, fino a Berlino ho pedalato insieme ad un amico.

Ma facciamo un passo indietro, come sei arrivato a vivere a Bolzano? Quanto ha inciso la passione per lo sport?
Mi sono trasferito da Roma grazie alla mia la passione per le montagne. Qui in Trentino-Alto Adige ho finito i miei studi di Ingegneria e, come regalo di laurea, ho deciso di comprarmi una bici da corsa. Non avevo mai praticato il ciclismo come sport, però trovarsi ad avere le montagne vicino a casa, potendo fare così escursioni e sci alpinismo, ha senz’altro influito.

Hai trovato nella bicicletta un mezzo con cui passare le tue vacanze, com’è stato?
Innanzitutto devo dire di aver avuto fortuna con il meteo. Eccetto un forte temporale in Germania e qualche pioggia in Svezia e sulla costa norvegese, ho sempre trovato bel tempo. Quando ho superato il circolo polare artico ho notato un caldo eccezionale per quelle latitudini, toccando con mano gli effetti del cambiamento climatico. Nonostante fossi focalizzato sui miei obiettivi, ovvero raggiungere Capo Nord e fare delle escursioni nelle isole Lofoten, attraversando diversi Paesi ho osservato molti paesaggi. Essendo un ingegnere energetico, non ho potuto che notare la quantità elevata di pale eoliche e impianti fotovoltaici presenti in Germania, ma anche, in contrapposizione, delle centrali a carbone. E poi quelle meravigliose zone montuose a picco sul mare.

In quei posti ci sei arrivato la notte…
Volevo assistere al ‘sole di mezzanotte’. Poter sperimentare delle intere giornate con il sole sempre in cielo, durante le quali i ritmi normali vengono stravolti, è stata davvero un’esperienza.

Infine, hai fatto ritorno qui in Alto Adige.
Il ritorno è stata la parte più complicata. Avevo prenotato il volo ma sono arrivato a destinazione prima del previsto. In quei giorni c’è stato il picco degli scioperi della compagnia aerea e, come me, tanti passeggeri sono rimasti a terra. Dunque, senza voli, sono stato costretto a smontare la bicicletta, metterla in un cartone, salire prima su un bus, poi su due treni e, infine, sull’aereo che da Stoccolma mi ha portato a Bergamo. Fortunatamente le nazioni del nord d’Europa sono più inclusive dell’Italia quando si parla di biciclette e, quindi, non ho avuto nessun problema con il trasporto del mezzo.

Autore: Andrea Dalla Serra

Spikeball: i giovani bolzanini ai mondiali

Si è qualificata nella top 10 a livello mondiale la Nazionale italiana di Roundnet, lo sport di squadra anche conosciuto come Spikeball nel quale due squadre avversarie composte da due giocatori, posizionate intorno a una rete simile a un trampolino, si scontrano in un continuo scambio di passaggi e schiacciate con una pallina evitando di farla cadere a terra. All’evento, che ha avuto luogo a Park Molenheide, in Belgio, dall’8 all’11 settembre, si sono scontrate 33 nazioni nella categoria maschile e 27 in quella femminile. Altissima la partecipazione degli atleti altoatesini, ben 11 ragazzi e 3 ragazze su un totale di 19 italiani. Parla Michele Berlanda, cofondatore dell’associazione ASD Roundnet Bolzano-Bozen che, ormai da qualche anno, raduna atleti e appassionati intorno alle reti di Spikeball.

Michele, avete iniziato a giocare sui Prati del Talvera nel vicino 2019. Avreste mai pensato di raggiungere questo risultato?

Agli inizi siamo partiti come un gruppo di principianti, ma già dopo un anno avevamo in programma di raggiungere la partecipazione al mondiale 2020, poi posticipato a causa della pandemia. In quel periodo siamo cresciuti molto. Ammetto che, per tutti noi, essere tra le prime 10 squadre al mondo era una grande ambizione. Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo e ne siamo molto soddisfatti.

Perlomeno a livello locale c’è stata una crescita del movimento: prima un gruppo di amici, poi una società ed ora un nono posto ai mondiali. Quanto vi siete allenati?

Nell’ultimo mese ci siamo allenati tutti i giorni per 6 ore al giorno. Non è mancato neppure un ritiro di 3 giorni a Cavallino. Come numeri non siamo aumentati di molto, ma da quest’anno ci impegneremo anche in tal senso; aver avuto la maggior parte degli atleti della Nazionale provenienti dalla nostra associazione, però, è un bel risultato.

E, in Belgio, vi siete portati dietro anche diversi tifosi…

Assolutamente. Ci hanno affiancati una decina di persone provenienti da Bolzano e dal Veneto, inoltre sono arrivati a sostenerci anche alcuni italiani fuorisede in Olanda.

Il costo per la partecipazione ai mondiali è ammontato a 15 mila euro, come siete riusciti a sostenere questa spesa? Lo Spikeball non è certo tra gli sport più in voga e, di conseguenza, tra quelli più finanziati…

Grazie agli sponsor e a un evento di promozione fatto a Bolzano siamo riusciti a coprire metà delle spese. Ci tengo però a sottolineare che, anche se fosse stato tutto autofinanziato, ne sarebbe lo stesso valsa la pena.

Prima di questi mondiali avete avuto altre occasioni per scontrarvi con atleti di altre nazioni? 

Ogni anno organizziamo un torneo qui a Bolzano, coinvolgendo anche degli atleti austriaci. Quest’anno sarebbe stato in prossimità dei mondiali e quindi le squadre provenienti dall’estero hanno preferito non partecipare, così abbiamo promosso quelle italiane. Nonostante questo, insieme a oltre 140 atleti, abbiamo preso parte per 10 giorni ad un raduno mondiale a Maiorca. Ci siamo posizionati bene anche in uno dei 4 Grandi Slam europei, tenuto in Romania, e pure ai tornei di Parigi e Praga.

Autore: Andrea Dalla Serra

Andreas Hofer

Grandi polemiche dopo l’annuncio del cast del remake in live action del grande classico Disney “Le avventure di Andreas Hofer”, che vedrà come protagonista Will Smith. Molti sostengono che la scelta non rispetti il personaggio tradizionale, altri accusano il politically correct dando libero sfogo a commenti e insulti razzisti. Non rimane che aspettare l’uscita del film, immaginandoci già la scena in cui Andreas Hofer tira uno schiaffo a Napoleone.

Autore: Roberto Tubaro

Spazio 77: un luogo davvero particolare

Matteo De Checchi, insegnante e attivista, è anche uno dei referenti dello Spazio 77, un luogo di cittadinanza attiva in Via Dalmazia e ci spiega in cosa consiste questo progetto.

Quando è nato lo Spazio 77 e perché?

Lo Spazio è stato ufficialmente inaugurato nel gennaio del 2019. L’idea era, ed è ancora adesso, quella di creare uno spazio sociale in un quartiere con moltissime difficoltà. Volevamo, inoltre, costruire un luogo che potesse coinvolgere una serie di associazioni, realtà e reti che si rispecchiassero nei nostri valori: quelli dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessimo. Lo zoccolo duro del progetto è formato da una quindicina di individui e intorno a loro girano quaranta o cinquanta persone che supportano l’iniziativa. Lo Spazio è indipendente, non riceve quindi contributi, ma viene sostenuto dai singoli che possono mettere una quota individuale a scelta.

Quali sono le attività che organizzate? 

Una delle attività in corso è la ciclo officina. Una volta a settimana è possibile venire al 77 e sistemare la bicicletta gratuitamente. Un’altra attività è quella di raccogliere materiale scolastico e darlo alle famiglie che non sono riuscite, per problemi finanziari, a comprare il materiale ai loro figli. Abbiamo uno sportello tecnologico dove aiutiamo a scrivere il curriculum e ad avviare al lavoro chi lo richiede. C’è anche uno sportello legale dove l’avvocato Nicola Ponzi spiega in quali uffici andare a seconda della necessità del richiedente e pubblicizza il patrocinio gratuito, cioè il diritto di avere l’avvocato gratuito in Italia. Abbiamo un corso “scioglilingua” per il tedesco base.
Organizziamo anche diversi eventi, come ad esempio delle presentazioni di libri. Negli ultimi mesi molti di questi eventi sono collegati alla questione ambientale, abbiamo infatti una buona collaborazione con XR (Extinction Rebellion), che è un’associazione che lotta per la tutela dell’ambiente. Il 30 settembre inoltre ospiteremo al 77 un’associazione di Verona, di nome “Pink Refugees”. 
È un’iniziativa che si prende cura in particolare dei migranti che arrivano in Italia e che fanno parte della comunità LGBT+.

Come mai lo Spazio 77 è così speciale?

Quando siamo arrivati nel quartiere di via Dalmazia, siamo stati guardati all’inizio con diffidenza, ma con il tempo abbiamo conquistato la fiducia del quartiere e in molti si sono fatti coinvolgere, dai più giovani ai più anziani.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour

Traffico: per fattore occorre un “Piano di emergenza”

In estate, se il cielo è grigio o, peggio, promette pioggia, i residenti di Bolzano già sanno che sarebbe meglio muoversi a piedi. In questi casi, invece, migliaia di turisti scendono a valle per fare una gita nel capoluogo altoatesino, con l’immancabile conseguenza che il traffico si congestiona. Già, perché a Bolzano, l’ultimo intervento strutturale per migliorare la viabilità è la strada arginale, entrata in funzione 20 anni fa, ancora sotto il sindaco Salghetti.
Come mai ogni estate la cittadinanza è vittima di queste situazioni? Da anni i bolzanini assistono a discussioni pubbliche su come migliorare la viabilità, ma nel concreto non succede mai niente. Quindi, la domanda viene spontanea: come sarà possibile uscirne? Lo abbiamo chiesto a Stefano Fattor, assessore alla viabilità del Comune, che esordisce mettendo lui stesso il dito nella piaga…
“Il problema della città che non regge il traffico non è solo estivo. È un problema che può accadere in qualsiasi momento dell’anno, purtroppo. Per anni siamo stati ancorati al Piano Urbano di Mobilità approvato durante la Giunta Salghetti, con cui è stato realizzata l’Arginale, ma che non contemplava altre infrastrutture. Finalmente, a febbraio di quest’anno, il Comune ha approvato il PUMS, acronimo di Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, uno strumento che mette l’amministrazione in grado di programmare le grandi opere future. Il documento prevede la revisione completa della viabilità della SS12, dall’areale ferroviario fino a Laives, con un nuovo doppio tunnel sotto al Virgolo, uno dei quali dedicato alla ferrovia, l’altro al traffico stradale verso sud. Quello attuale sarà dedicato al traffico verso Nord.
Un altro punto cardine del Piano è il potenziamento dei collegamenti verso Merano, con il raddoppio della linea ferroviaria nel tratto fino a Ponte Adige, per consentire il passaggio di un treno ogni 15 minuti. Il piano prevede anche un potenziamento di Via Einstein e l’istituzione di un metrobus che colleghi Bolzano a Laives su corsia preferenziale con una frequenza ogni 4 minuti.
Un ulteriore cantiere da progettare sarà la variante sotto Monte Tondo, tra Ponte S. Antonio e l’Areale ferroviario. La viabilità da cambiare riguarderà anche l’accesso all’ospedale, uno dei massimi catalizzatori di traffico.
Quindi, l’approvazione del PUMS è senz’altro una buona notizia, ma, anche ammesso che oggi mettessimo in moto la macchina di progettazione di tutti i cantieri, prima di 10 anni non avremmo nessuna miglioria.”
E quindi? Come pensate di mettere un freno ai vari problemi?
Proprio perché non possiamo aspettare oltre, è giunto il momento di aggiornare il PUT, il Piano Urbano del Traffico, fermo al 2014. Si tratta di un importante strumento di pianificazione della mobilità urbana, che si inserisce nel contesto del PUMS in vigore, del quale mantiene la visione complessiva, focalizzandosi su specifici interventi programmati per l’immediato futuro: penso alle zone colorate, all’utilizzo dei parcheggi, ma anche ad un piano di emergenza per isolare la città.
I problemi di traffico in città vengono acuiti quando ci sono disagi in A22. Abbiamo visto che spesso in caso di code o incidenti in autostrada, molti tendono ad uscire ai caselli andando a peggiorare la situazione in città. In questi casi, io considererei un Piano di emergenza per isolare la città. Dovrebbero partecipare tutte le istituzioni coinvolte, ma la regia dovrebbe essere in capo al Commissario del Governo, trattandosi di una situazione che va ad avere ripercussioni sulla pubblica sicurezza.

Autore: Till Antonio Mola

Realizzare sogni

Qui Intervista a Francesca Peruz. Nata a Bolzano, ha studiato design a Milano e Scienze dell’educazione a Verona, lavorando in entrambi i campi. Più di 20 anni fa ha iniziato a collaborare con la cooperativa sociale CLAB, facendo tutta la gavetta fino a diventarne direttrice e presidente. Adora la cioccolata, soprattutto gianduia. Vive a Rovereto con un marito adorato e bizzarro, un vulcanico figlio artista, tre ultra amati gatti. Ha molte passioni, tra le quali il disegno.

La volta in cui sono stata più felice.

Molte volte, ma tutte legate all’amore o al mare (o entrambi).

La volta in cui sono stata più infelice.

Quando è morta mia madre.

Da bambina sognavo di diventare…

Me stessa.

Un libro da portare sull’isola deserta.

Il meraviglioso “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, perché mi farebbe ricordare splendori e miserie della società.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Permettermi di essere capricciosa.

La mia occupazione preferita.

Sognare e realizzare i sogni.

Il paese dove vorrei vivere.

Quello dei balocchi, dove tutti sono in pace e felici.

Il fiore che amo.

Adoro i fiori, ma per quelli che nascono inaspettati dalle crepe dei muri ho un debole speciale…

Il mio musicista preferito.

Gli uccellini che cantano all’alba. E Paolo Conte.

Del mio aspetto non mi piace…

Che non corrisponde a come mi sento.

Non sopporto…

Nonostante tutto, sopporto…

La qualità che preferisco in un uomo (e in una donna).

L’essere brillante, divertente e anticonformista.

La qualità che preferisco in una donna (e in un uomo).

La bontà, la forza, il calore.

Dico bugie solo…

Per abbellire un po’ la realtà.

Il giocattolo che ho amato di più.

L’orso Natalino, la Barbie, i pennarelli, il senso civico: ci gioco ancora!

La disgrazia più grande.

La banalità.

L’oggetto a cui sono più legata.

La mia libreria: i libri sono i miei angeli custodi.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…

Quando sono riuscita a reagire alle avversità della vita senza diventare cinica o detestare me stessa e gli altri.

Il mio motto.

“Dal sublime al ridicolo non c’è che un passo”.

Il mio primo ricordo.

Una zanzara che girava sopra la mia culla.