Fidati del processo

Qui Intervista a Marco Picone che è musicoterapeuta, musicista e rapper. In particolare integra la musicoterapia con il rap e le nuove tecnologie musicali per creare percorsi espressivi innovativi, accessibili e coinvolgenti. Attraverso la scrittura, il ritmo e strumenti interattivi, aiuta bambini, adolescenti e adulti a sviluppare consapevolezza emotiva, comunicazione e benessere. Il suo approccio unisce esperienza clinica e creatività, trasformando la musica in uno strumento concreto di crescita personale.

La cosa di me che mi piace di più.

La creatività.

Il mio principale difetto.

La balbuzia, ma ormai non la vedo neanche più come difetto. 

Il mio momento più felice. 

Quello più recente ed è stato portare il mio lavoro a Firenze a Didacta, la più importante fiera del mondo scuola e educazione.

La mia occupazione preferita.

Suonare.

Il luogo dove vorrei vivere.

Ci vivo!

Il mio piatto preferito.

La pizza.

I miei film preferiti.

La La Land, Freedom Writers, Cadillac Records.

Il mio attore preferito.

Vinicio Marchioni.

Il mio sogno ricorrente.

Viaggiare nel tempo.

Il mio ultimo acquisto.

Un paio di cuffie.

La cosa che più apprezzo del luogo in cui vivo.

Le opportunità che mi ha dato.

Amo il mio lavoro perché…

Non mi annoia mai.

Le persone che ammiro di più

I miei genitori.

Il mio motto.

Trust the process (fidati del processo).

L’oggetto a cui sono più legato.

Il pianoforte regalatomi da tutti e 4 i miei nonni.

Il mio colore preferito.

L’arancione!

Il mio primo ricordo.

Il mio primo saggio di pianoforte.

L’arte e l’architettura

Qui Intervista a Aaron Ceolan. Originario di Salorno, vive a Bolzano da circa dieci anni. Dal 2019 lavora come archivista presso l’Archivio storico del Comune di Bolzano; in precedenza ha lavorato per cinque anni al Museion. Di formazione è storico dell’arte e ha frequentato la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bolzano. I suoi ambiti di ricerca riguardano soprattutto il Novecento. Di recente ha pubblicato un libro dedicato all’architettura degli anni Trenta a Bolzano. Da due anni è anche padre di Martino Elliott.

Il mio principale difetto.Parecchi, il principale non saprei…

Il mio momento più felice.

La nascita di mio figlio.

Da bambino sognavo di diventare…

Un giornalista che racconta il mondo.

La mia occupazione preferita.

Leggere… qualsiasi cosa.

Il luogo dove vorrei vivere.

In una casa Mid-century progettata da Richard Neutra.

Il mio piatto preferito.

Le patate al forno con…

Non sopporto…

Il fanatismo.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Una birretta per i momenti felici.

Se fossi un animale sarei…

Un pesce d’acqua dolce.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che…

Ho pubblicato il mio primo libro.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Difficilmente perdo la calma, per fortuna.

La prima cosa che faccio al mattino.

Spengo la sveglia e la maledico.

Il mio film preferito.

“Fino all’ultimo respiro” di Godard.

Il mio ultimo acquisto.

Un libro di cui avrei potuto fare a meno.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo.

La presunta multiculturalità. 

Amo il mio lavoro perché…

Mi consente di indagare nella storia.

L’ultima volta che ho pianto.

Poco tempo fa, è stato liberatorio.

Il mio motto.

Niente motti.

L’oggetto a cui sono più legato.

Non mi lego facilmente agli oggetti.

La mia maggiore paura.

Di perdere la memoria.

Il mio primo ricordo.

A Venezia con i miei genitori.

Autore: Marco Valente

Disegnare per vivere

Qui Intervista a Christian Luccarini, in arte OAK, muralista e illustratore. Nel suo lavoro mette al centro ciò che lo fa stare bene, ovvero: disegnare, stare con le persone a cui tiene, la musica. Quando riesce a unire tutto questo, trova il suo equilibrio. I suoi lavori sono visibili su Instagram: @oakmood

La prima cosa che faccio al mattino.

Cerco di capire quanto carico posso fare il caffè in base al mio stato d’animo.

La mia occupazione preferita.

Essere gentile con gli altri perché poi la gentilezza ti ritorna sempre sotto altre forme.

La cosa di me che mi piace di più.

Cerco sempre di ascoltarmi per capire cosa mi fa stare bene.

Da bambino sognavo di diventare…

Dipende dal periodo, a 6/7 anni probabilmente Buzz Lightyear.

Il luogo dove vorrei vivere.

Avrei sempre voluto vivere su una casa sull’albero.

Il mio piatto preferito.

Senza girarci troppo intorno: la pizza.

Non sopporto…

Le persone frustrate.

Per un giorno vorresti essere…

Un allevatore che vive con i suoi animali e se ne prende cura.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Il formaggio grana.

Se fossi un animale sarei…

Molto probabilmente un orso.

Dove mi vedo fra dieci anni.

A vivere su una casa sull’albero.

Tre aggettivi per definirmi.

Affettuoso, riflessivo, gentile.

Il mio film preferito.

“Il mio vicino Totoro” di Miyazaki.

Il superpotere che vorrei avere.

Il teletrasporto.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo.

L’infinità di panifici per comprare la colazione e la merenda.

Amo il mio lavoro perché…

Non è performativo e il ritmo e il processo li posso decidere io.

La persona che ammiro di più.

Se parliamo di personaggi conosciuti: Zerocalcare.

Il mio motto.

Meglio troppo che troppo poco.

Il mio colore preferito.

Quello che sta bene nel contesto.

Il mio primo ricordo.

Io che scrivo il mio nome sul cassetto dell’asilo.

Autore: Marco Valente

Un gran respiro

Qui Intervista a Michele Baldo che – dopo tanti anni svolti come riparatore e commesso in un negozio di strumenti musicali – ora fa il tecnico in una radio locale. Ama riparare qualsiasi cosa gli capiti sotto mano, ma specialmente amplificatori e strumenti musicali. Dal 2011 è chitarrista nella Homeless Band e nei Crazy Diamonds. Attualmente suona nei Southern Comfort Zone e in passato ha fatto parte anche di Linda Lou e Moscaburro. Le sue passioni sono: vinili, tennis, macchine da scrivere, mezzi d’epoca e ovviamente… la musica!

Da bambino sognavo di diventare…

Un pilota di Formula 1 come Michael Schumacher.

La mia occupazione preferita.

Riparare amplificatori a valvole vintage. Sono stati fatti a mano e per durare.

Il luogo dove vorrei essere.

In un piccolo paese di montagna e vivere in base alle stagioni.

Il mio piatto preferito.

Una bella pasta alla carbonara.

Non sopporto…

L’indifferenza. Ne siamo circondati.

Per un giorno vorrei essere…

Me stesso, ma a 10 anni, d’estate e con i nonni in montagna.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Del cibo scaduto da settimane.

Se fossi un animale sarei…

Lo zibetto delle palme. Quello che produce il caffè da 900€/Kg.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che…

Ho vinto il campionato regionale di Go-Kart.

Dove mi vedo fra 10 anni.

In un mondo migliore.

La prima cosa che faccio al mattino.

Un gran respiro. Mi viene in automatico come riemergere da sott’acqua.

Il mio film preferito.

Dragonheart. Piango ogni volta.

Il mio attore preferito.

Jean Reno specialmente nel film Leon.

Il superpotere che vorrei avere.

Poter rivivere i miei ricordi, posti, eventi, persone.

La disgrazia più grande.

La perdita di mio padre.

Amo il mio lavoro…

Perché non è l’unico lavoro che faccio.

La persona che ammiro di più.

Mia mamma. Ha una grande forza.

Il mio motto.

Essere curiosi ci rende vivi.

L’oggetto a cui sono più legato.

La mia 500 d’epoca.

La mia maggiore paura.

Perdere la memoria.

Il mio primo ricordo.

Avevo 3 anni e facevo la tartaruga con la bacinella in salotto.

“Ringrazia sempre!”

Nato a Bolzano nel 1965, Corrado Dj cresce con la passione per la musica e diventa dj negli anni ’80. Resident al ST.Louis di Mezzolombardo e poi allo Spleen sul Lago di Garda per 14 anni, si afferma quindi nella scena afro e funky/house tra Italia, Austria e Germania. Negli anni ’90 anima il Phoenix/Mirò e l’Amnesia di Ibiza. Nel 2002 fonda lo Zanzibar a Sirmione.  

Il mio principale difetto.

L’incoerenza.

Il mio momento più felice.

La nascita dei miei due figli.

Da bambino sognavo di diventare…

Tarzan.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Diventare donna!

La mia occupazione preferita.

Acquariofilia.

Il luogo dove vorrei vivere.

Ibiza nei primi anni 2000. 

Il mio piatto preferito.

Il seitan.

Non sopporto…

La piega che sta prendendo il mondo.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Lo yogurt greco.

Se fossi un animale sarei…

Un leone.

Sono orgoglioso di me stesso…

Ogni mattina quando mi alzo.

Tre aggettivi per definirmi.

Vero, passionale, rimpiscatole.

Il mio film preferito.

I soliti sospetti.

Il mio attore preferito.

Tim Roth.

Il superpotere che vorrei avere.

L’invisibilità.

Il mio sogno ricorrente.

Corro e rimango sempre nello stesso posto.

La persona che ammiro di più.

Stanley Kubrik.

Il mio motto.

Ringrazia sempre.

La massima stravanza della mia vita.

Dovresti vedere come sono vestito adesso!

Del mio aspetto non mi piace…

Penso che sia solo un problema di riflesso dello specchio.

Storia, danza, educazione

Qui Intervista a Julia Kristina Lunger, arrivata a Merano da Vienna all’età di tre anni. Dopo le superiori è tornata nella sua città natale per studiare storia, educazione civica e formazione politica, scienze motorie e sportive. Conclusa l’università è rientrata a Merano, dedicandosi alla danza contemporanea, al teatro e alla musica. Parallelamente lavora con bambini e adolescenti, sostenendoli nel loro percorso scolastico, mettendo al centro l’ascolto, la relazione e la crescita personale.

Il mio principale difetto.

L’autocritica a volte mi impedisce di credere in me stessa e nelle mie capacità.

La mia occupazione preferita.

Entrare in uno spazio creativo insieme a persone che hanno voglia di condividere questa esperienzacon me.

Non sopporto…

Di essere “sovrastimolata”.

Per un giorno vorrei essere…

La mia coscienza, capace di osservarmi dall’esterno.

Se fossi un animale sarei…

Hmm… forse un cervo… non ancora adulto.

Il mio film preferito.

Non ho un film preferito, ma l’ultimo che mi è piaciuto molto è stato “Les 15 lettres”.

La prima cosa che faccio al mattino.

Guardo fuori dalla finestra.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

Il fatto che mi dia la sensazione di far parte di una piccola comunità, dove posso dare il mio contributo.

Del mio aspetto non mi piace…

Potrei ben trovare qualcosa che non mi piace, ma non voglio darglitroppa importanza.

Il mio piatto preferito.

Pasta aglio e olio preparata con lapersona che amo.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Il latte per fare il caffè al mattino.

Tre aggettivi per definirmi.

Spiritosa, sensibile, modesta.

Il mio sogno ricorrente.

Impegnarmi in un cortometraggio per condividere le mie idee, pensierievisioni attraverso questo formato.

La cosa di me che mi piace.

Credo di avere un buon intuito per le persone, che mi permette di adattarmi rapidamente a diverse conversazioni o stati d’animo.

Il mio ultimo acquisto

Una perforatrice.

Il mio colore preferito.

Il rosso.

Il mio primo ricordo.

Ah… non me lo ricordo più.

Autore: Marco Valente

Il presentatore nel mondo

Qui Intervista a Pietro Polidori, un presentatore internazionale con oltre 20 anni di esperienza in eventi e produzioni tv in oltre 20 Paesi e in cinque lingue. Partito dall’Alto Adige, oggi lavora con brand globali e istituzioni come Mercedes-Benz, Financial Times, Samsung e Fifa; ha condiviso il palco con personalità come Andrea Bocelli, Arnold Schwarzenegger e Mike Tyson ed è stato conduttore, in lingua inglese, di un format  tv internazionale dedicato ai giovani talenti della musica classica.

La cosa che mi piace di me.

Non mi arrendo mai.

Il mio principale difetto.

Ho poca pazienza e faccio molta fatica ad aspettare.

La volta in cui sono stato più felice.

Alla nascita delle mie figlie. E anche qualche anno fa: correvo in un prato vicino a Zurigo mentre ascoltavo una canzone che allora amavo molto. La sera avrei intervistato Mike Tyson. 

Le persone che ammiro di più.

Oskar Schindler, Arnold Schwarzenegger, John Cena.

Un libro su un’isola deserta.

“Sopravvivere su un’isola deserta”.

Il paese dove vorrei vivere.

Nelle stagioni calde in Alto Adige. In quelle fredde vivrei in un paese caldo, come la Florida.

Il mio piatto preferito.

Lasagne, pizza, carbonara, ramen, pho vietnamita, curry indiano…

Non sopporto…

La falsità, la chiusura mentale, l’ingratitudine.

Per un giorno vorrei essere…

Con la mia mamma, che non c’è più.

Mi sono sentito orgoglioso…

Quando Arnold Schwarzenegger mi ha fatto i complimenti per un’intervista, invitandomi poi a cenare a base di Currywurst con lui e il suo staff.

Il mio motto.

La vita inizia dove finisce la tua zona di comfort.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Fare il Krampus, ma mai dire mai…

Il giocattolo che ho amato di più.

He-Man e i “Masters of the Universe”, e il Super Nintendo.

I miei pittori preferiti.

Keith Haring, Andy Warhol, Roy Lichtenstein. Ma non mi intendo minimamente di arte.

Il dono di natura che vorrei.

Avere meno capelli grigi.

La qualità che apprezzo in una donna.

Saper ridere in foto e scherzare, senza fare la diva.

…e in un uomo

La lealtà.

Dove mi vedo tra dieci anni.

Un po’ più maturo, un po’ più ricco, un po’ più grigio, ma ancora a fare questo lavoro con successo.

L’ultima volta che ho perso la calma.

La perdo ogni volta che le mie figlie, invece di andare a dormire, decidono di fare casino.

Autore: Luca Masiello

Un’artista a tutto tondo

Qui Intervista a Martina Tontaro, meranese, tornata in Alto Adige dopo gli studi a Bologna in Discipline della Musica e del Teatro. Studia canto alla Scuola di Musica Vivaldi, recitazione alla Schauspiel Akademie Südtirol e danza creativa ad Arabesque; fa parte del collettivo Performing Artists Bersaglio e lavora come fotomodella. Ha già interpretato ruoli in film, videoclip e spot locali, spesso muti o drammatici, nonostante nella vita di tutti i giorni sia l’opposto: una comica naturale.

La cosa di me che mi piace.

Far ridere la gente.

Il mio principale difetto.

La testardaggine. 

Il mio momento felice.

Tornare a casa dopo una lunga giornata, trovare la cena pronta, una buona bottiglia di vino rosso aperta e la persona che amo. 

La mia occupazione preferita.

Ballare.

Il mio piatto preferito.

La lasagna della mamma, rigorosamente senza lattosio che altrimenti…

Non sopporto…

Le cose non dette, le bugie.

Nel mio frigorifero non manca…

Il vuoto. Vivendo in due case diverse è vuoto la maggior parte del tempo.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Ho superato una grande prova e mi sono sentita indipendente. 

Tre aggettivi per definirmi.

Spontanea, buffa, iperattiva.

La prima cosa che faccio al mattino.

Metto su l’acqua del tè o preparo il caffè.

Il mio film preferito.

“Harry ti presento Sally”, perché sono un’eterna romantica.

I miei attori preferiti.

Emma Stone, Pierfrancesco Favino.

Il superpotere che vorrei avere.

L’ubiquità, ovviamente.

Il mio ultimo acquisto.

Un vestito bordeaux di velluto per il saggio di Natale della scuola di musica Vivaldi.

L’errore che non rifarei.

Dare tempo e spazio a chi non me ne ha dato.

L’ultima volta che ho pianto.

Questo pomeriggio.

Il mio motto.

“Per crescere bisogna tornare indietro”, riflessione personale.

L’oggetto a cui sono più legata.

Credo le mie piante, hanno tutte un nome e le annaffio secondo i cicli lunari. Mi fermo qui, la storia è lunga. 

Del mio aspetto non mi piace…

Il mio profilo destro.

Il mio primo ricordo.

Io che ballo sulle note di Pat Metheny con ancora addosso il pannolone.

Autore: Marco Valente

Tra le cime delle Odle

Molti anni al Papperlapapp; ha organizzato tanti concerti ed eventi, ha tenuto workshop di graffiti in tutta la provincia, è stato busker in mezza Europa, pasticciere a Tenerife e fondatore e gestore del Moskito per otto anni. Per 15 anni è stato consigliere comunale. Ha lavorato come cuoco in Groenlandia e ha vissuto avventure in Alaska, in Mozambico, a Buenos Aires e ai piedi del Cerro Torre in Patagonia. Da sei anni gestisce l’Ahoi Minigolf a Bolzano.

Il mio principale difetto.

A volte non riuscire a dire di NO.

Il mio momento più felice

Se tutto va bene, penso proprio che sarà… a fine marzo.

La mia occupazione preferita.

Godermi i vari festival musicali in giro per la provincia, ad esempio Rock im Ring.

Il luogo dove vorrei vivere.

D’estate nel sud della Svezia e d’inverno a Tenerife.

Il mio piatto preferito.

Tanti, ma l’importante è che non manchi il dessert.

Non sopporto…

L’intolleranza e il razzismo, la freddezza sociale, e il consumo cieco.

Per un giorno vorrei essere…

Un roadie a Woodstock nel 1969.

Nel mio frigorifero non mancano mai…

Gli ingredienti per farmi delle tartine improvvisate.

Se fossi un animale sarei…

Una taccola che vola tra le cime delle Odle.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che…

Quando abbiamo inaugurato il nuovo skatepark “Platza”.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Quando la mia compagna e il navigatore non erano della mia stessa opinione 😉

Il mio attore preferito.

Sean Penn e Christoph Waltz.

Il superpotere che vorrei avere.

Sapere tutte le lingue del mondo.

ll mio sogno ricorrente.

Fondare un centro culturale multifunzionale a Bolzano con sala concerti, bar, skatepark indoor, sale prove, officine, atelier, ecc.

La disgrazia più grande.

In generale nessuna, a livello politico forse essermi piazzato per due volte di seguito primo non eletto alle elezioni provinciali 😉

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

La potenzialità (spesso sottovalutata) del bilinguismo.

Il mio motto.

“DAI DAI DAI” o anche “stay wild – stay free!”

La massima stravaganza della mia vita.

Tra le altre cose, aver unito in matrimonio più di 250 coppie.

Il mio primo ricordo.

Non me lo ricordo più.

Volontariato e gentilezza

Daniel Brusco, 44 anni, laivesotto, è fundraiser di Volontarius Odv; per 15 anni ha coordinato la rete di volontari dell’associazione. Ha due figli ed è attivo nello scoutismo, di cui condivide e promuove i valori nella vita di tutti i giorni. Ama partire in camper e porta calma e gentilezza nei contesti in cui lavora.

La cosa che mi piace di me.

Cerco di vedere sempre il lato positivo.

Il mio principale difetto.

Sono un procrastinatore.

Da bambino sognavo…

Di diventare un pilota di elicotteri.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Un lungo viaggio a piedi con tutto il necessario nello zaino.

Il luogo dove vorrei vivere.

In una casetta sperduta in montagna.

Il mio piatto preferito.

Parmigiana di melanzane, canederli al formaggio.

Non sopporto.

La saccenza, specialmente se è accompagnata da stupidità.

Nel mio frigo non mancano mai…

Le uova, base delle mie colazioni.

Se fossi un animale sarei…

Un orso. Non so se in letargo, ma sicuramente un orso.

Sono stato orgoglioso di me…

In genere lo sono quando mi riescono delle cose a cui non credevo nemmeno io.

Tre aggettivi per definirmi.

Curioso, paziente, dubbioso.

La prima cosa che faccio al mattino.

Rendermi conto di essere al mondo… ho il risveglio lento!

Il mio sogno ricorrente.

Mi trovo in equilibrio precario su un dirupo sopra Laives, in un posto che nella realtà non esiste.

Il mio ultimo acquisto.

Un libro.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

I boschi e le montagne che ci circondano.

Amo il mio lavoro perché…

Dà l’opportunità agli altri di fare qualcosa di bello.

L’errore che non rifarei…

Tirarla un po’ lunga con l’università.

La persona che ammiro di più.

Ammiro coloro che hanno semprela risposta giusta al momento giusto.

Il mio motto.

“Ma sì, in qualche modo faremo”. Ma è un motto che spesso mi mette in situazioni scomode…

L’oggetto a cui sono più legato.

Il mio fazzolettone scout.

Del mio aspetto non mi piace.

Ho fatto pace col mio aspetto, sto bene con me stesso.

Il mio primo ricordo.

Mia mamma mi dice che comincerò la scuola e io le rispondo che sono troppo piccolo.

Autore: Marco Valente