Esempi per tutti

Risultati straordinari, conseguiti attraverso un lungo e faticoso percorso portato avanti con coraggio, umiltà, continuità e grande passione, anche se spesso senza poter fruire dei migliori supporti logistici e tecnici, e per di più dopo un anno e mezzo che è poco definire complicato a causa dell’emergenza pandemica.
Questo significano in sintesi le 40 medaglie olimpiche, conseguite dagli atleti italiani durante le Olimpiadi di Tokyo svoltesi tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Per due settimane i nostri olimpionici hanno conquistato le prime pagine di tutti i media, sulla scia di successi conseguiti anche in discipline dove gli atleti italiani avevano sempre fatto fatica a primeggiare. E i nostri atleti hanno avuto finalmente un’occasione, unica e irripetibile, per spiegare cosa li ha spinti a sacrificare per anni tempo libero, affetti, sonno e molto altro, per cercare di raggiungere il loro sogno da sempre: la medaglia olimpica. Nel descrivere il loro percorso tutti hanno auspicato che il loro esempio e i loro risultati possano invogliare le nuove generazioni, non tanto ad emularli quanto a sperimentare il fascino del misurarsi con sé stessi e con una disciplina sportiva, nella sana competizione con altri atleti nella difficile ma non impossibile realizzazione di un sogno. Particolarmente stupefacenti sono stati i racconti di come i nostri atleti durante la pandemia sono riusciti non solo a proseguire la loro preparazione ma a renderla addirittura vincente, tra l’altro dovendo fare i conti con una difficile riprogrammazione fisica legata al rinvio dei giochi olimpici di un anno. Quasi tutti giovani universitari, diversi anche non professionisti e la maggior parte componenti dei gruppi sportivi militari, gli atleti azzurri hanno dimostrato a tutti i loro connazionali (e non solo) quanto sia importante porsi obiettivi, riorganizzarsi, trovare un modo per superare ogni difficoltà.
L’auspicio ora è che il clamoroso risultato delle Olimpiadi 2020 possa essere un volano per tutti e nello stesso tempo un’opportunità per rilanciare l’importanza dello sport di base nelle politiche nazionali del settore. Mai come oggi abbiamo bisogno di alimentare in modo permanente i sogni, specie quelli dei nostri giovani.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale

Una biblioteca tutta nuova

Lunedì 19 luglio, dopo un anno di chiusura, le porte della biblioteca civica di Merano finalmente hanno riaperto. Le luci illuminano nuovamente le sale, le copertine colorate dei libri risaltano sugli scaffali, gli spazi ricreativi dedicati ai bambini profumano di nuovo e tutto sembra riprendere vita.

Sono molte le novità che la biblioteca offre al suo pubblico e a raccontarle ci sono Umberto Massarini, direttore della sezione italiana, e Sonja Pircher, direttrice della sezione tedesca. Entrambi ci spiegano quali siano stati gli intoppi che hanno causato il posticipo della riapertura e cosa questo abbia comportato in un anno particolarmente difficile.

Direttore Massarini, quando sono iniziati i lavori e quali sono stati gli ostacoli che hanno ritardato l’apertura?
Il 15 giugno 2020 sono iniziati i lavori, i quali sarebbero dovuti durare circa tre mesi. Si sono verificate, però, una serie di problematiche dovute alla vecchiaia della struttura. Sono stati aperti così tre cantieri diversi che interessavano tutto l’edificio e che andavano a svolgere tipologie di lavori differenti: opere di natura edile e muraria, interventi per il nuovo impianto di areazione ed infine lavori legati alla sicurezza della struttura. Inoltre, l’impianto antincendio non era più adeguato e per questo ha dovuto essere sostituito. Il Covid quindi ha inciso ulteriormente, condizionando l’andamento dei lavori e soprattutto la fase dei collaudi, che sono operazioni lunghe e complesse.

Direttrice Pircher, adesso la struttura è profondamente rinnovata e sicura e offre agli utenti un ambiente più confortevole. Quali sono le grandi novità?
Innanzitutto, la struttura è stata ampliata di 30m² unendo i due reparti di lingua tedesca e italiana dei bambini e dei ragazzi: un progetto a cui tenevamo molto. Il nuovo reparto è molto ampio, colorato e con degli scaffali nuovi. È presente anche uno spazio dedicato ai più piccoli nel quale si possono muovere liberamente. Inoltre, è stato allestito un “Baby pit stop”, un piccolo divano situato in una zona sicura e protetta in cui le mamme possono allattare. Non poteva mancare un nuovo fasciatoio posizionato nel bagno dei disabili, utilizzabile dalle mamme e dai papà.
Nel reparto ragazzi, invece, sono state create due salette in cui è possibile svolgere lavori di gruppo trovando i materiali necessari a portata di mano.
Anche l’ingresso è stato completamente rinnovato, così come il bancone del prestito, il quale è stato ristretto per poter dedicare più spazio ai nuovi self-check. Alcuni computer permettono quindi agli utenti di fare tutti i movimenti legati ai media in autonomia (controllare la propria situazione utenti, fare restituzioni e prolungamenti).
Un’altra novità è la consulenza al primo piano, in cui sono state messe insieme quella italiana e quella tedesca creandone una unica con due postazioni di lavoro e un self-check. È stata una scelta strategica per venire incontro agli utenti, offrendo una postazione centrale molto più evidente.

Umberto Massarini e Sonja Pircher

Prima la pandemia e poi i lavori: quali servizi avete offerto alle vostre lettrici e ai vostri lettori durante questo lungo anno?
Direttore Massarini – Durante il primo lockdown di marzo 2020, avevamo organizzato il servizio di prestito a domicilio che ha funzionato molto bene, grazie anche alla collaborazione degli assistenti dei servizi domiciliari. Nel momento in cui il lockdown duro è terminato la biblioteca ha riaperto, ma dopo qualche settimana è stata chiusa per iniziare i lavori.
Durante il primo periodo non avevamo la possibilità di accedere fisicamente agli scaffali, perché il patrimonio era completamente blindato. Abbiamo accelerato così i lavori della nuova succursale di Sinigo per garantire la presenza di almeno una biblioteca sul territorio. Inoltre, abbiamo allestito per alcuni mesi uno “scaffale novità” presso la mediateca, in modo che anche in centro ci fosse una piccola selezione di libri che la gente potesse prendere in prestito. A causa dell’ulteriore prolungamento dei lavori, abbiamo organizzato il servizio di prestito ad asporto, dando la possibilità alla gente su prenotazione di venire a restituire e prendere i media desiderati.
Direttrice Pircher – In aggiunta, abbiamo iniziato ad avvicinarci ai nostri utenti anche tramite i canali social, organizzando delle rubriche giornaliere in cui si consigliavano libri, si informavano gli utenti sull’andamento dei lavori e sulle novità, si proponevano letture online per adulti e bambini e molto altro. Per noi è stato estremamente importante utilizzare questo tipo di comunicazione, in quanto in quel periodo è stato l’unico contatto che abbiamo potuto avere con nostri utenti.

È stato un anno in cui la cittadinanza non ha avuto a disposizione un servizio. Qual è ora il vostro obiettivo?
Direttore Massarini – Non avendo accesso alla biblioteca, ovviamente le persone si sono riorganizzate trovando risorse differenti o orientandosi verso nuovi servizi presenti nel circondario. Per questo motivo ora bisogna riconquistarsi la cittadinanza e lavorare affinché la biblioteca torni ad essere un luogo importante per la città.
Direttrice Pircher – Siamo consapevoli che la chiusura di una biblioteca non è mai una cosa buona, ma sappiamo che chiuderla proprio durante il periodo del Covid-19 sia stato ancora peggio. Noi abbiamo un’importante funzione sociale e proprio quando la lettura di un libro o la visione di un film poteva essere d’aiuto durante le giornate in casa, noi siamo stati purtroppo assenti. Ci è dispiaciuto molto e per questo motivo abbiamo cercato di offrire la lettura di libri e giornali online attraverso le piattaforme BiblioWeb e Biblio24, riscontrando un grande apprezzamento.

Finalmente adesso anche gli eventi hanno ripreso alla grande. Quali sono i prossimi appuntamenti che la biblioteca organizzerà per il suo pubblico?
Direttrice Pircher – Attualmente proseguono gli eventi della rassegna “Appuntamento a Merano- AutorInnen in Meran”; la biblioteca, inoltre, aderendo al progetto Merci (Merano Cultural Innovation) del Comune di Merano, durante il periodo estivo organizza un programma di letture presso le Terme, il Lido e la biblioteca di Sinigo. Infine, stiamo lavorando alla programmazione autunnale, per riprendere le attività in biblioteca e le collaborazioni con le scuole per numerosi progetti.

Autrice: Chiara Caobelli

Alimentazione, sport e moda

QuiIntervista a Lucia Sciarrillo, una giovane donna che vive tra Merano e Parma. È iscritta al secondo anno della facoltà di Scienze e tecnologie alimentari nel capoluogo emiliano, ma è attiva in diversi ambiti dalla moda allo sport.

La cosa che mi piace di me.
Sono molto solare, socievole e amichevole.

Il mio principale difetto.
Sono molto selettiva.

La volta che sono stata più felice.
Quando ho finito le scuole superiori. 

La persona che ammiro di più. 
I miei genitori e i miei nonni.

Il paese dove vorrei vivere.
Al momento non so perché vorrei continuare a viaggiare, vedere nuovi posti e poi in futuro si vedrà. 

La mia occupazione preferita. 
Trovare un lavoro che abbia attinenza con i miei studi, magari in un laboratorio.

Non sopporto…
La noia, sono una persona molto attiva.

Nel mio frigo non manca…
Il formaggio morbido spalmabile. Adoro la pastina con il formaggio bianco. 

Se fossi un animale…
Sarei un leone. 

Mi sono sentita orgogliosa quando…
Lo sono ogni volta che raggiungo gli obiettivi che mi sono posta. 

Il mio motto.
“Vivi e lascia vivere, ma soprattutto… lasciatemi vivere”.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Vorrei comprare casa.

Il giocattolo che ho amato di più.
Il pallone da calcio.

Dico bugie solo…
Per il bene degli altri. 

Dove mi vedo fra dieci anni.
A lavorare in ospedale come nutrizionista e con una mia famiglia. 

Il colore che preferisco.
Il rosso.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Quando mi è saltato il collegamento internet, durante un’esame all’università. 

Da bambina sognavo…
Di fare l’avvocato. 

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare.
Diventare nutrizionista sportiva.

Autrice: Francesca Morrone

Bici inclusive per far muovere tutti

Ecco un modo nuovo per invogliare anziani e persone con disabilità a fare sport e movimento in maniera attiva. L’associazione Incontriamoci e il centro noleggio E-bike di Appiano hanno lanciato un progetto che vede come protagoniste le biciclette, utilizzate come strumento di inclusione. E le ricadute e benefici positivi sui pazienti e chi sta loro accanto sono davvero molteplici. Ci siamo fatti raccontare qualcosa di più.

Lo sport e il movimento come medicina naturale per aiutare persone fragili, disabili e anziani. Ma anche come strumento di svago per giovani e accompagnatori. E se per farlo si utilizzano le cosiddette “biciclette inclusive”, allora anche il divertimento raddoppia. Già, perché questi speciali veicoli stanno prendendo sempre più piede in Alto Adige grazie a una missione molto nobile portata avanti dall’associazione Incontriamoci APS (nata ad aprile di quest’anno e che si propone come punto d’incontro, sostengo e recupero psicofisico per caregiver famigliari di persone dallo spettro autistico) insieme al Test Center Remoove E-Bike Verleih di Appiano.
La missione è quella di promuovere l’inclusione sociale e permettere a chiunque di poter passare una bella giornata all’aria aperta e in totale spensieratezza, nonostante le limitazioni. Con ricadute positive e benefici anche sulla famiglia delle persone con disabilità e sugli operatori che li seguono, oltre che sulla salute stessa delle persone con particolari patologie.

Alcuni membri del progetto, durante un evento promozionale

“Durante il primo lockdown sono venuta a conoscenza di questo particolare tipo di biciclette e ho pensato subito che potessero essere lo strumento giusto per mantenere attivi a livello fisico anziani o persone con deficit motori – racconta Elisa Berger, operatrice posturale e membra dell’associazione Incontriamoci -. Così mi sono mobilitata per capire se c’era la possibilità di portare questo tipo di mezzo di trasporto anche in Alto Adige”.

In breve tempo Elisa entra in contatto con Engelbert Kirchler, responsabile del noleggio bici di Appiano, alla quale presenta il progetto. L’entusiasmo è contagioso sin dall’inizio. “Credevo fosse importante dar vita ad un’iniziativa simile, che ponesse il suo focus sulle attività sportive e nel tempo libero per le persone più fragili, per questo ho accettato molto volentieri di farne parte, comprando i primi modelli di biciclette da poter noleggiare a chi ne ha bisogno”. “Tutti hanno il diritto di potersi godere una bella giornata all’aria aperta”, racconta Kirchler. Le bici sono tutte elettriche con pedalata assistita e al momento ne sono presenti tre tipi: un tandem parallelo, una tricicletta monoposto e una terza sulla quale è possibile caricare addirittura una persona in sedia a rotelle. “Uno dei nostri obiettivi è cercare di riuscire ad avere il maggior numero di veicoli nel parco mezzi in base alle necessità e disabilità più frequenti”, spiega Berger. Il progetto è stato sin da subito promosso su canali social dell’associazione ottenendo ottimi feedback, ed è stato portato “in strada” durante i mercoledì lunghi di Appiano, dove il team è stato presente con un suo stand dedicato.

Engelbert Kirchler ed Elisa Berger

I BENEFICI
Ma quali sono i benefici che l’utilizzo di queste biciclette portano? In primis, come detto, c’è l’aspetto motorio: le persone anziane o disabili non hanno tanta possibilità di fare movimento e le bici inclusive possono risolvere tale problema, senza comportare uno sforzo eccessivo. Fare sport fa bene alla mente e allo spirito e aiuta a sentirsi bene nel proprio corpo. Da non sottovalutare è poi l’aspetto mentale. Per una persona con disabilità, impossibilitata a fare determinati movimenti nella vita di tutti i giorni o a superare particolari ostacoli, andare sull’e-tandem assieme ad un’altra persona rappresenta l’occasione per trarre forze e coraggio da un compagno di viaggio. Assieme dovranno capire come superare determinati tratti o quale strada scegliere per esplorare il percorso più interessante. Si tratta di un vero e proprio toccasana per tutti coloro che in situazioni di normalità avrebbero bisogno di assistenza per raggiungere determinati obiettivi. Ultima occasione – ma non meno importante e scontata – è la possibilità di poter stare all’aria aperta nonostante il Covid. Senza dimenticare quanto la pandemia abbia bruscamente aumentato le difficoltà di socializzazione e movimento soprattutto per gli anziani.
“Le ricadute sono evidenti anche per le persone che quotidianamente si occupano dei pazienti con difficoltà. Gli operatori potranno gestirsi il tempo libero utilizzando la bicicletta, non dovendo più andare sempre a piedi o spingendo una sedia a rotelle”, racconta Kirlcher.

Il tandem parallelo

BICI PER TUTTI
Ma questi particolari tipo di veicoli non sono pensati soltanto per persone con particolari esigenze, bensì per tutti. Sono in tanti – tra giovani, adulti e turisti – ad essersi interessati a questo tipo di biciclette come strumento di svago. “Il nostro, essendo un progetto inclusivo, vuole includere anche le persone che non hanno particolari problemi o deficit. Le bici sono perfette per passare del tempo in compagnia. Durante l’ultimo evento in piazza sono arrivati molti ragazzini che lo volevano provare, e abbiamo ricevuto richieste anche da alcuni turisti di Mantova giunti in Alto Adige desiderosi di poterlo utilizzare presso il loro albergo”, conclude Berger.

I responsabili del progetto sono ora impegnati far conoscere le biciclette inclusive in tutta la Provincia. In autunno e inverno verrà avviata una serie di presentazioni nelle case di riposo, oltre ad un progetto in collaborazione con l’Unione Ciechi.

Autore: Alexander Ginestous

Una Salorno colorata

Si è concluso nei giorni scorsi il concorso “Salorno in fiore”. Premiati gli ingressi delle case, i terrazzi ma anche le finestre e i balconi addobbati con i più bei fiori e piante colorati. Ecco i vincitori divisi per sezioni. Ingressi: Sonia Dallaona Demanega, Bruna Michelon Coller, Maria Barbi Pichler. Balconi: Nicolina Nicolodi, Ines Ceolan, Berta Ceolan Franceschini. Terrazzi: Christine Eccli; Finestre: Renate Kosta. Qui una fotogallery con i migliori scatti dell’associazione Salorno Attiva.

Libertà e diritti in tempo di pandemia

Durante tutta l’emergenza legata al Covid-19 si è molto discusso in merito alla legittimità delle restrizioni adottate e all’obbligatorietà o meno dei trattamenti sanitari. Ne abbiamo parlato con il costituzionalista ed ex senatore Francesco Palermo.

Francesco Palermo: lei questo momento come lo sta vivendo?  
Stiamo oscillando tra estremi opposti. Da una parte va molto di moda il termine resilienza con il quale si finisce per accettare tutto, mentre da un’altra prendono piede le reazioni sconsiderate contro tutto e tutti. 

Ma cosa dice la nostra Costituzione? Le misure adottate negli ultimi 18 mesi in che modo sono “legittime”?
Il grande problema di fondo è stato quello di bilanciare il diritto alla salute pubblica quale bene superiore con i numerosi altri diritti garantiti in Costituzione, che sono stati “compressi”. Lo stato di diritto è una sorta di ring dentro il quale ci si può muovere e dal quale non si può uscire. Negli stati a controllare il perimetro del ring sono normalmente degli attori terzi; nel nostro sistema soprattutto la Corte Costituzionale. E il nostro problema sta nel fatto che per vari motivi in questo periodo la Corte praticamente non è mai intervenuta, suscitando una certa incertezza, a differenza di quanto invece è avvenuto in tanti altri ordinamenti che hanno strumenti di accesso più semplici alla giustizia costituzionale e dove le corti hanno posto dei paletti segnalando superamenti del ring. L’ultimo caso è avvenuto in Francia dove è stato dichiarato legittimo l’obbligo del Green pass in tutta una serie di ambiti. Invece in Austria la corte ha dichiarato addirittura illegittime retroattivamente norme che erano in vigore durante il lockdown, perché considerate non proporzionate.  

Qui entrano in campo i famosi principi di “prevenzione, precauzione, proporzionalità e adeguatezza”, fondamentali nell’attività amministrativa sia nelle situazioni ordinarie che nell’emergenza.
Si tratta di principi astratti – alcuni presenti in Costituzione ed altri ricavati in via interpretativa – che il legislatore cerca di bilanciare, ma poi può succedere che la Corte Costituzionale intervenga, appunto.

Francesco Palermo

In ogni caso l’effetto del non pronunciamento da parte della Corte Costituzionale in merito alle misure adottate in tempo di pandemia è la legittimità delle procedure stesse.
Sì, salvo alcuni casi individuali collegati a pronunce giudiziarie, come ad esempio la recente sentenza del Tar del Lazio che ha giustificato l’esenzione per una bambina dall’obbligo di portare la mascherina a scuola. 

Questo vuol dire che è stata legittima anche la scelta di procedere quali esclusivamente con i cosiddetti DPCM (decreti ministeriali emanati direttamente dal Presidente del Consiglio dei ministri)?
Sì. Anche se si potrebbe discutere sul fatto che il legislatore ha scelto una procedura che rende molto difficile il controllo giudiziario. Di per sé l’autorizzazione alla limitazione dei diritti può avvenire soltanto con una legge, non solo per la salute citata all’articolo 32 della Costituzione, ma anche per altri diritti come quello alla libera circolazione. I decreti legge adottati durante la pandemia sono “atti aventi forza di legge” di natura sufficientemente generica per essere incontestabili, ma poi le concrete misure sono state assunte per mezzo di atti amministrativi (i DCPM) che non possono direttamente passare per la Corte Costituzionale e devono eventualmente transitare per i Tribunali Amministrativi, attraverso una procedura particolarmente complessa…

Sta di fatto che nella cittadinanza le misure adottate hanno assunto le sembianze di decreti d’emergenza e sono state vissute con perplessità e in molti casi come delle ingiuste imposizioni. 
Ci sono state diverse fasi. In un primo momento la situazione ha colto tutti di sorpresa e c’è stato un forte accentramento di decisioni in capo al governo, con un sostanziale avvallo da parte delle regioni. In quella prima fase il bilanciamento ha privilegiato in modo probabilmente sproporzionato la sicurezza pubblica rispetto alle libertà fondamentali. Lo dico perché nella seconda fase (autunno 2020) il governo, meno impreparato, ha adottato delle misure che conciliavano meglio le cose. Si è tenuto conto di tutta una serie di deroghe che potevano essere accettate per meglio bilanciare i diversi diritti in gioco. Non stati utilizzati strumenti troppo invasivi e alcune limitazioni sono state superate, rispettando una serie di regole, ad esempio utilizzando le mascherine in certe situazioni.  

Da un certo momento in poi sono quindi scesi in campo i vaccini, con la grande campagna per la somministrazione alla maggior parte della popolazione…
Sì. Da questo punto di vista occorre ricordare il fatto che il nostro sistema prevede da tempo le vaccinazioni obbligatorie. Esiste sempre la possibilità di mettere in dubbio le cose, ma il punto che in questo caso può essere discusso riguarda il fatto che i vaccini contro il Covid sono stati elaborati più in fretta. Ma – a quanto dicono gli esperti – non è che i vaccini siano sbucati dal nulla. Con l’attuale stato di avanzamento della ricerca scientifica è infatti altamente improbabile il fatto di trovarsi all’interno di una mega sperimentazione di massa, per “vedere come va”. Di fatto ci basiamo sullo stato attuale della ricerca ed è stata fatta una valutazione, anche in questo caso bilanciata. Quindi è stata evitata l’obbligatorietà della vaccinazione, salvo che per alcune categorie come ad esempio la mia, quella degli insegnanti. Io ad esempio ho un paio di colleghi all’università che non si sono vaccinati. Non per motivi ideologici, bensì perché hanno paura. Occorre sempre considerare che le scelte non possono che essere collettive, in una società. Anche se questo è un problema, perché nella società che si pluralizza occorrono decisioni che comunque tengano il più possibile conto delle esigenze dei diversi soggetti. Però poi le scelte collettive sono fatte di regole astratte e anche la medicina funziona così, con i protocolli. La medicina non è sufficientemente individualizzata e anche lì come nel diritto esiste il dibattito sulla necessità di individualizzare. In ogni caso va detto che se un sistema va bene nel 90% dei casi, si tratta senz’altro di un sistema buono. 

Il 10% rimanente dei casi infatti in questo periodo sta ponendo la questione. Si tratta soprattutto di operatori del mondo della sanità e della scuola, gli unici contesti di lavoro dove l’obbligo di vaccinazione è stato imposto. 
In merito è stata fatta appunto una valutazione di proporzionalità. Le alternative sarebbero state vaccinazione facoltativa per tutti oppure obbligatoria per tutti. Il paradosso è che si criticano delle disposizioni che sono già più “sfumate” rispetto all’obbligatorietà dei vaccini contro il tetano o il vaiolo, ad esempio. Di per sé la normativa oggi adottata è più sofisticata e quindi migliore rispetto a quelle normalmente in vigore per gli altri vaccini. 

Alcuni contrari al vaccino parlano di presunto trattamento sanitario obbligatorio, mentre altri non si fidano e dicono che si tratta di una procedura pericolosa. 
Sono due diverse argomentazioni. L’idea che il vaccino sia pericoloso di per sé può valere, ma alla luce di quello che ci dice l’odierna ricerca medica, a parte alcune voci decisamente minoritarie, esiste invece la ragionevole aspettativa che i vaccini siano una misura proporzionata e giustificata. 
Anche per quanto riguarda il discorso del trattamento sanitario obbligatorio in realtà secondo me stiamo nell’ambito del ring. Il governo spinge verso la vaccinazione ma resta in realtà in vigore il diritto a non vaccinarsi, salvo le categorie che vengono considerate di particolare interesse pubblico. Va ricordato che sia il diritto alla salute che quello all’istruzione scuola sono valori costituzionali.

L’ultimo anno e mezzo è stato all’insegna della straordinarietà e dell’emergenza. Secondo lei necessita anche un adeguamento della Costituzione, per poter governare in maniera più chiara anche questo tipo di situazioni? 
Assolutamente sì. Su questa cosa – soprattutto a livello della procedura di attivazione dello stato di emergenza –  occorrerà lavorare, ma solo una volta conclusa l’emergenza stessa. In secondo luogo si potrà discutere anche in merito alla possibilità di sottrarre uno o più diritti fondamentali alla possibilità di essere limitati. In terzo luogo occorrerà chiarirsi le idee in merito al rapporto stato-regioni, in situazioni di emergenza come quella  che ci siamo trovati ad affrontare. In merito al momento non c’è scritto nulla, né in Costituzione né negli statuti di autonomia. E dobbiamo riuscire ad evitare la situazione in cui ci siamo ritrovati in cui con una legge ordinaria, anzi sulla base di atti amministrativi approvati sulla base di un decreto legge molto generico, il riparto delle competenze stabilito in Costituzione tra stato e regioni è saltato completamente. Il tutto con l’avvallo della Corte Costituzionale.

In questa emergenza abbiamo avuto un attore in gioco, la comunità scientifica, che ha avuto un grande peso nell’orientare le decisioni che sono state prese. Non tutti hanno apprezzato. Dal punto di vista del diritto la scienza che ruolo ha?
Nella Costituzione la scienza con questo ruolo non è presente, ma è chiaro che nel processo decisionale politico per valutare la proporzionalità e l’adeguatezza delle scelte occorre avere dei parametri che spesso sono di tipo tecnico-scientifico. In ogni caso c’è stata una grande differenza nel peso che la comunità scientifica ha avuto nelle decisioni prese tra la prima e la seconda ondata. Nella prima il peso è stato molto più importante. 
In ogni caso sono deleteri sia la demonizzazione che la sacralizzazione della scienza. 

LA “VIA ALTOATESINA”

“Anche in Alto Adige non è stato facile capire quali erano le decisioni giuste da adottare. In aggiunta rispetto ad altre regioni da noi esiste l’affermazione (e la difesa) dell’autonomia, quale vero e proprio elemento costitutivo. Recentemente si è deciso un ricorso contro il garante per la privacy per quanto riguarda il Corona Pass. Ritengo sia una cosa sacrosanta, vanno messi dei paletti. Poi naturalmente c’è modo e modo di metterli, questi paletti. Le scelte compiute sotto Natale con ogni probabilità si sono rivelate controproducenti, come abbiamo visto. Gli errori si possono fare, ma non va persa la bussola – che per noi è data da Costituzione e Statuto di autonomia – per mantenere in piedi il sistema. La nostra provincia comunque è un ponte, quello del Brennero per noi non è un confine qualunque per cui per noi sono state ancora più importanti le scelte autonome assunte, a più riprese. Va anche ricordato che anche il nostro Statuto necessita di un restyling, anche più della Costituzione.”

Autore: Luca Sticcotti

Cantiere allagato e falda: la sfida del Waltherpark

A metà giugno è uscita la notizia del cantiere del Waltherpark invaso dall’acqua di falda. Il responsabile della ditta Signa, Heinz Peter Hager, di fronte al rischio di ritardi dei lavori, aveva auspicato una revisione della normativa che vieta il pompaggio dell’acqua. Per capire meglio cosa sia successo e per fare il punto della situazione abbiamo contattato il dott. Thomas Senoner, geologo e direttore dell’ufficio provinciale gestione sostenibile delle risorse idriche.

Dott. Senoner, di cosa si occupa il suo ufficio?
Il nostro compito è quello di occuparci dell’emissione delle concessioni per l’utilizzo delle acque pubbliche. Nel caso particolare di Bolzano abbiamo il compito di tutelare la salvaguardia della falda. La quasi totalità delle acque che sgorgano dai rubinetti del capoluogo provengono infatti dal sottosuolo. Tutti gli scavi nel sottosuolo sono regolamentati e, qualora raggiungessero profondità elevate, vengono vagliati dal nostro ufficio.

Può spiegarci cos’è una falda acquifera?
La falda è l’accumulo di acqua nel sottosuolo. Nella Val d’Adige c’è una immissione nella parte alta della falda tramite i fiumi: l’acqua percola nel sottosuolo e grava sulla esistente superficie di un lago sotterraneo che si sviluppa negli interstizi delle sabbie e ghiaie.

Il dottor Thomas Senoner

La falda da cui si pesca l’acqua potabile è molto più profonda di quella emersa a giugno nel Waltherpark?
Si certo, più si scende in profondità, più l’acqua è pura, e meno subisce influenze dalla superficie. Anche quella che ha allegato il cantiere è acqua di falda, ma molto più superficiale. Per intenderci non ha ripercussioni sull’acqua che esce dai rubinetti. Magari tra 20 anni la si pescherà nel pozzo di Laives…

Quindi quando l’acqua di falda si alza fino a bagnare i cantieri non ci sono ripercussioni sull’acqua potabile…
Assolutamente no, in quanto le acque potabili vengono emunte da profondità molto maggiori di quelle degli scavi. I pozzi raggiungono delle profondità tra gli 80 ed i 100 metri sotto Bolzano.

Heinz Peter Hager in una intervista rilasciata a giugno alla RAI, cita una delibera della Provincia Autonoma di Bolzano del 1983 di tutela dell’acqua del sottosuolo. E afferma di sperare nella sua revisione per consentire al cantiere del Waltherpark di pompare via l’acqua.
è un discorso complesso. Il pompaggio di per sé non è un problema, ma se iniziamo a permettere i pompaggi allora la spinta per fare scavi più profondi diventa chiaramente maggiore. Con questa linea dura quindi si costringono i costruttori a muoversi ad una profondità dove non vanno a riscontrare la falda.
A Bolzano è successo che nel mese di giugno la falda si è alzata su di un livello eccezionalmente alto e quindi è andata ad intercettare anche lo scavo del Waltehrpark, che è giusto in corrispondenza di quello che noi normalmente permettiamo come livello massimo di scavo. Loro sapevano che c’era questo rischio.
Nel 2021 è andata così: l’anno scorso abbiamo avuto due fenomeni di elevatissima portata d’acqua da parte dei rii e questi hanno alzato in modo eccezionale la falda, poi abbiamo avuto un inverno particolarmente nevoso e con lo scioglimento delle nevi quest’anno l’acqua si è alzata di molto.

Ma non potendo pompare via l’acqua, cosa si può fare?
Devono aspettare che l’acqua scenda da sola.

Ma se la falda si alza ancora, a cantiere ultimato, rischiano di avere acqua anche nell’edificio?
Tenga presente che le costruzioni vengono fatte in una cosiddetta vasca bianca che è caratterizzata da cementi impermeabili e lì dove ci sono i giunti delle varie gittate viene anche inserita una guaina. Quindi queste strutture sono fatte in materiale inerte (che non ha ripercussioni negative sulla qualità dell’acqua), ovvero materiali neutri ma impermeabili. La vasca bianca è un lavoro in più ed ha dei costi più elevati, ma garantisce che non entri acqua nella costruzione.

La delibera in merito al pompaggio dell’acqua rischia di essere modificata, secondo lei?
Assolutamente no: l’acqua potabile è un bene prezioso, e una risorsa inestimabile, tutta Bolzano beve un’acqua eccezionale che non è filtrata e non è trattata. Per quattro garages non è che mettiamo a rischio la falda. Per quanto mi riguarda, darò sempre parere negativo a modificare la delibera.

Autore: Till Antonio Mola

Bike sharing a Bolzano: come funziona?

Il servizio di noleggio rapido delle biciclette è stato introdotto dal Comune di Bolzano a partire da ottobre 2019. Abbiamo voluto approfondire le modalità di utilizzo, la sua convenienza e il suo costo, insieme a Brunella Franchini – ingegnere dell’ufficio mobilità del Comune – facendo il punto della situazione in vista dell’autunno, quando sarà messo in atto un ampliamento delle ciclo-stazioni in città.

Ing. Franchini, partiamo dagli inizi, da dove nasce il progetto?
L’idea iniziale era quella di creare una “ciclopolitana telematica” che prevedesse, oltre al bike sharing, altre modalità per incentivare l’utilizzo della bicicletta consentendo alla popolazione di percorre il tratto casa/scuola e casa/lavoro in modo sostenibile.

Negli ultimi anni sono aumentati i posti dove prelevare e riconsegnare le biciclette, si pensa ora a creare una migliore rete di collegamenti tra i quartieri?
Ad oggi, abbiamo a disposizione 11 ciclo-stazioni e circa 100 biciclette, tra quelle tradizionali e con pedalata assistita. Vorremmo permettere alle persone di muoversi con facilità dalle periferie al centro, collegando tra loro anche i diversi quartieri. Per l’autunno è atteso un ulteriore ampliamento che prevede l’installazione di altre ciclo-stazioni presso la Stazione Casanova, viale Europa, via Roma, ponte Talvera e il parcheggio della funivia del Colle.”

Si punta, quindi, a incentivare l’utilizzo del bike sharing anche a coloro che provengono da fuori città?
Esattamente. Con questo servizio proponiamo una valida alternativa all’utilizzo dell’auto anche ai pendolari. Il noleggio consente di avere una mobilità fluida; ad esempio, si potrebbe spostarsi utilizzando prima il treno o il bus, e subito dopo la bicicletta. La facilità di questo rapido cambiamento tra i mezzi agevola sicuramente chi lavora o studia a Bolzano, ma abita distante dal capoluogo.”

Quali sono i costi e le modalità per utilizzare le biciclette disponibili?
L’iscrizione al servizio avviene tramite il portale bolzano.ecospazio.it; dopo essersi registrati ed aver caricato i soldi sul proprio account, si può prelevare la bicicletta da qualsiasi ciclo-stazione direttamente con il proprio cellulare. Per maggiore comodità si può unire l’Alto Adige Pass al proprio account e, al momento del prelievo del mezzo, basterà semplicemente passare il pass vicino alla colonnina. La tessera serve solo per il riconoscimento, l’importo sarà invece prelevato dal conto personale del portale. Possiamo dire, però, di essere in trattativa con STA per l’inserimento del bike sharing nel circuito Alto Adige Pass anche per quanto riguarda il pagamento.
Il costo è di 1 Euro ogni ora – o 50 cent ogni mezz’ora – per un massimo di tre ore di utilizzo; questo per garantire la rotazione delle bici. I punti del bike sharing sono integrati anche in Google Maps, e quindi facilmente identificabili. Il fatto di non avere un operatore sul luogo fisico permette di utilizzare il servizio 24/24h, completamente in autonomia; è ugualmente disponibile un servizio clienti per ricevere un supporto.”

Autore: Andrea Dalla Serra

Tutela degli eredi #1

Il codice civile italiano prevede che, alla morte di un soggetto, una parte del suo patrimonio debba forzatamente essere trasferito ad alcuni eredi; di qui la nota differenziazione tra quota disponibile, ossia che può essere lasciata a chiunque, anche non erede, e quota di legittima, ossia “riservata” ad alcune categorie di eredi, detti legittimari (ossia, il coniuge, i figli e gli ascendenti, se in vita).
Quali tutele vi sono se uno di questi soggetti riceve meno di quanto previsto dalla legge?
Una di queste è la cosiddetta azione di riduzione, riconosciuta ai legittimari per ottenere giudizialmente la quota di legittima, così come determinata dall’articolo 556 del codice civile. L’azione di riduzione spetta anche agli eredi ed agli aventi causa dei legittimari.
Essa costituisce un’azione giudiziale che trova compiuta disciplina agli articoli 554 e seguenti del codice civile.
Nel caso di successione senza testamento, l’art. 553 stabilisce un automatismo in base al quale, le quote di eredità si espandono per fare spazio ai diritti di legittima; non si può quindi parlare di vera e propria azione di riduzione.
Diversa è la circostanza in cui il defunto abbia fatto testamento, e quest’ultimo sia lesivo dei diritti di legittima. In quest’ultimo caso trovano applicazione gli articoli 554 e 558 del codice civile. Il legittimario leso potrà in questo caso agire in riduzione contro le disposizioni testamentarie lesive dei propri diritti di legittima.
Quando l’azione di riduzione avente ad oggetto le disposizioni testamentarie lesive non sia sufficiente ad integrare i diritti dei legittimari, gli stessi potranno agire in riduzione contro le donazioni effettuate in vita dal defunto (che vengono dalla legge considerate, in sostanza, come anticipi di eredità). L’articolo 559 stabilisce in particolare come le donazioni si riducano a partire dall’ultima per poi andare alle anteriori. L’azione di riduzione delle donazioni è dunque subordinata all’incapienza del patrimonio ereditario.

(continua nel prossimo numero)

Autore: Massimo Mira

Vaccinarsi è espressione di responsabilità, solidarietà e rispetto

Il vescovo Ivo Muser nella sua lettera di Ferragosto (“In anima e corpo”) prende nuovamente posizione a favore della vaccinazione, che fino ad ora si è dimostrata l’unico modo efficace – oltre alle misure di protezione e distanziamento – per combattere il coronavirus o per ridurne drasticamente le conseguenze.

La lettera è dedicata alla “corporeità” che “è molto più che fisicità”.
Essa è “il corpo-vissuto, è la nostra vita nello spazio e nel tempo, la nostra sessualità, il nostro volto, la stretta di mano, il sorriso e il pianto, le nostre esperienze, gli atteggiamenti e le relazioni, il nostro agire, il nostro evolverci e la nostra inevitabile fine”. Non c’è dubbio che la pandemia ha messo a dura prova il nostro corpo e la nostra psiche.
Il vescovo, come aveva fatto anche papa Francesco (“Io credo che eticamente tutti debbano prendere il vaccino, è un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri”), si inserisce in modo indiretto ma deciso nella querelle sulla vaccinazione. “Il Covid”, scrive, “è ancora un tema molto presente, in quanto strettamente legato alla salute, un ambito che riguarda l’intera società e quindi di carattere prioritario”.
Ed ecco: “Senza dubbio la protezione della salute fisica, anche attraverso una vaccinazione, è necessaria, buona e importante – e anche espressione di responsabilità, solidarietà e rispetto”.
Vero anche che il virus ci mette “di fronte a una verità che la nostra società trova particolarmente difficile da accettare: la vita umana è e rimane vulnerabile, in pericolo, fragile e mortale – prima e dopo la pandemia”.
Riconoscere i propri limiti, i limiti della vita e della natura umana è una sorta di vaccinazione per la nostra anima e sarebbe un buon antidoto a certi atteggiamenti fanatici e negazionisti.
“Quando ricominceremo a capire che l’essere è più importante di ogni avere e di ogni cupidigia, ci avvicineremo al dono e al mistero della vita”.

Autore: Paolo Bill Valente