https://abo.athesiamedien.com/beleg-exemplar/faf35a9998d27e57c4617b28f
Mese: Dicembre 2023
QuiMerano – nr24 – 14.12.2023
https://abo.athesiamedien.com/beleg-exemplar/f2f9c891fcce605bd3321725c
QuiBassa Atesina – nr24 – 14.12.2023
https://abo.athesiamedien.com/beleg-exemplar/fdeea71ac0ecdae4b1cbf2d43
Un po’ di intelligenza
Ogni fine d’anno presuppone un inizio. Lo sappiamo bene, tant’è vero che ci accingiamo a festeggiare il passaggio al 2024 salutando l’anno che si sta concludendo. La festività del Capodanno non per nulla è anticipata dalla festa religiosa del Natale che, appunto, ci ripropone la possibilità di “rinascere” attraverso la periodica venuta al mondo del figlio di Dio, cara a tutti i credenti cristiani.
E nei giorni scorsi sono tornati i bilanci che annualmente ci giungono da diverse fonti, per cercare di “fotografare” il nostro presente collettivo. Prima il rapporto Caritas sulla povertà, poi il rapporto Censis sulla situazione sociale e infine le statistiche sulla qualità della vita che il Sole 24 Ore dedica alle province italiane. Da queste indagini non sono arrivate gran buone notizie, lo sappiamo, sia per l’Italia in generale che nello specifico per la nostra realtà altoatesina. Diverse voci si sono subito alzate, per relativizzare i dati emersi, etichettando frettolosamente i risultati come poco attendibili, e quindi ancora una volta facendo un cattivo servizio al ruolo importante rivestito invece dalla ricerca sociale basata su basi scientifiche. Ricerca che in realtà è in grado di darci un grande aiuto in quest’epoca di spaesamento individuale, prima ancora che sociale.
Proprio per questi motivi mi è sembrato davvero paradossale, negli ultimi tempi, il dibattito sulla stampa incentrato sul presunto numero di “italiani” che potranno andare a far parte del prossimo consiglio provinciale. Cosa significa “italiani”? La stragrande maggioranza delle problematiche che ci troviamo a dover affrontare, stando alle statistiche appena pubblicate, non hanno nulla a che fare con aspetti linguistici e tanto meno etnici. Nel traffico si incastrano solo gli “italiani”? Il consumismo estremo di beni e territorio riguarda solo questa ipotetica categoria, tra l’altro incomprensibile nella sua accezione per la maggior parte delle decine di milioni di ospiti che accogliamo in questi giorni? Le difficoltà economiche in cui versano decine di migliaia di residenti accentuando le contraddizioni della nostra terra di apparente benessere diffuso c’entrano qualcosa con tutto ciò? Il dono più grande che vorrei trovare sotto l’albero, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, e che auguro a tutti voi, è un po’ di nuova saggezza che ci consenta di lasciarci finalmente alle spalle divisioni che da anni non hanno più senso. Per questo non serve l’intelligenza artificiale, basta quella umana.
Un caro augurio di buone feste, da trascorrere insieme ai vostri cari.
Autore: Luca Sticcotti
Penelope, e la sua vita da attrice
In questo numero vi presentiamo una intervista con l’attrice bolzanina Penelope Frego, che a 31 anni sta vivendo la consacrazione della sua giovane carriera cinematografica, sia sul grande che sul piccolo schermo.
Penelope, che da 15 anni vive in Germania, era nel cast di “Hoganbiiki – Il Valore della Sconfitta” uscito quest’anno, dove la possiamo ammirare al fianco di Manuela Arcuri – il film è attualmente disponibile su Prime Video; un’altra recente importante produzione è stata quella per “Girl, You Know, It’s True” che debutterà nelle sale il 21 dicembre. L’abbiamo contatta di ritorno dalla doppia presentazione di questo film a Monaco di Baviera e a Berlino.
Nel nostro dialogo partiamo dalla prima di “Girl, You Know, It’s True”, un film che racconta la vicenda dell’ascesa e della caduta del duo pop franco-tedesco Milli Vanilli. Eravamo a cavallo degli anni Ottanta e Novanta e i due musicisti-ballerini erano in vetta alle classifiche di tutto il mondo, portando con sé un segreto molto particolare: lo spettacolo era tutta una finzione, le voci delle hit non erano le loro, e durante le esibizioni in tv o nei concerti muovevano solo le labbra a tempo. Quando la truffa venne a galla, il duo fu travolto dallo scandalo, nonostante il grande manovratore dell’operazione fosse stato il loro importante manager. Quella del film è stata una presentazione entusiasmante poiché, oltre al cast, erano presenti anche il cantante Fab Morvan e la sorella di Rob Pilatus, l’altro Milli Vanilli, scomparso nel 1998. E c’era un sacco di gente, anche arrivata da lontano, che aveva cantato con loro.
“Riguardo alle riprese del film, posso dire che dal punto di vista professionale è stata un’esperienza bellissima”, dice Penelope Frego. “Il film è ambientato negli anni Ottanta ed io interpreto una pop star che balla e che canta, con un costume, il trucco e la parrucca, bellissimi! È stata una cosa fantastica ed io mi sono divertita molto anche con le coreografie”.
Facciamo un passo indietro, agli inizi della sua carriera. Può raccontarci come, partendo da Bolzano, sia arrivata a coronare il suo sogno di fare l’attrice?
È una cosa successa per caso e poi evolutasi in questa direzione. Ho cominciato a pensare che avrei potuto fare l’attrice dopo che, penso fosse il 2009, con i compagni del Liceo Scientifico Torricelli abbiamo partecipato, arrivando secondi, al Festival Studentesco con uno spettacolo teatrale – anche se il debutto vero e proprio lo avevo fatto per il teatro nelle scuole proposto da Sandro Forcato. Ricordo che facevo sempre Cenerentola.
Riguardo agli studi, mi era parsa una sfida interessante provare a studiare in lingua tedesca, e quindi sono partita per la Germania, dove nel 2017 ho conseguito il diploma all’Accademia di recitazione di Colonia.
Ha dovuto fare tanta gavetta?
Assolutamente sì. Durante l’accademia ho fatto la comparsa all’Opera di Colonia un sacco di volte. Ho partecipato inoltre a molti film per studenti, non pagati, ma che mi hanno permesso di iniziare a racimolare un po’ di curriculum. Poi sono stata fortunata perché, non appena terminata l’Accademia, sono stata selezionata per la serie tv Wishlist, che poi ha vinto anche il” crime price”, cioè un premio della tv tedesca. Si è trattato di un’esperienza che mi ha permesso di iniziare bene la mia avventura professionale.
Chi vuole vedere un film con Penelope Frego dove deve andare a cercare?
In questo momento su Prime in italiano c’è un film realizzato sul Lago di Garda: “Hoganbiiki – Il Valore della Sconfitta”, di Enzo Dino, in cui interpreto una ragazza ribelle, arrabbiata con la vita. Si è trattato di un film in cui ho interpretato un ruolo completamente diverso da quello che sono io come persona. Ho studiato questo personaggio e devo dire che è stato un viaggio interessantissimo perché ho lavorato molto sulla postura e sulla voce. E stata un’esperienza che mi ha arricchito molto.
C’è una lingua che preferisce nella recitazione?
Sono di madrelingua italiana, ma avendo studiato tantissima dizione tedesca, adesso interpreto anche ruoli in quella lingua in quanto non ho più accento. Recitare in tedesco per me è una cosa un po’ più tecnica, mentre la recitazione in italiano è più di cuore. Penso che il saper recitare nelle due lingue mi abbia dato modo di capire più a fondo la recitazione in generale.
Sta bene in Germania, o preferirebbe tornare a vivere in Italia?
Da un punto di vista professionale posso immaginarmi di stare soltanto in Germania in questo momento. Ormai vivo qui da più di dieci anni e mi sono fatta l’idea che qui posso realizzare i miei progetti. Però mi manca molto l’Italia, e ci sono dei periodi nei quali sento forte la nostalgia.
Ci sono dei film a cui si sente più legata?
Sicuramente Wishlist, la mia prima serie. E poi la serie Einstein, trasmessa dal canale Sat1: un’esperienza fantastica perché ho interpretato un personaggio molto interessante come Giulia Casiraghi. Poi SOKO Köln (Squadra speciale Colonia), una serie poliziesca – e a me i polizieschi piacciono molto – sul secondo canale tedesco ZDF, e poi il film “The Sprite Sisters – Vier zauberhafte Schwestern”, girato per la Disney nel 2019 ed uscito nei cinema nel 2020.
E il presente com’è?
Quest’estate ho partecipato per due mesi e mezzo alle riprese per la serie “Unter uns”, che viene trasmessa quotidianamente, fino a Natale, sulla rete germanica RTL. Sono quelle serie in cui ogni giorno si registra una puntata, un po’ come succede per “Un posto al sole”. Io ero andata senza aspettative. è chiaro che, registrando ogni giorno, la qualità un po’ si abbassa, perché devi imparare tantissimo testo ed essere sempre operativa. Pur essendo stata una esperienza faticosa, è stata comunque senz’altro positiva. Recentemente sono stata selezionata ad un provino per una serie RAI, le cui riprese potrebbero iniziare a gennaio. Quindi incrocio le dita e guardo al futuro con ottimismo.
Autore: Till Antonio Mola
Miti della razza, patrie negate, vittime innocenti
Una delle conseguenze del drammatico conflitto in Israele e Palestina è il riemergere di atteggiamenti antisemiti. Azioni e pensieri contro gli ebrei – identificati tout court con uno Stato e un governo – vengono giustificati dalla violenta reazione di Israele al violento attacco sferrato lo scorso 7 di ottobre.
La guerra scatenata da Hamas è oggi circondata dalle stesse forme di disinformazione, mistificazione, strumentalizzazione e populismo emozionale che nella storia hanno caratterizzato il propagarsi dell’odio antiebraico. Un fenomeno millenario rispetto al quale la cultura occidentale non è stata ancora capace di dire la parola “fine”.
Migliaia di vittime civili innocenti, centinaia di migliaia di profughi palestinesi e israeliani, ostaggi di ogni età pagano il prezzo, ancora una volta, di dinamiche di potere malate, frutto di sistemi coloniali e postcoloniali, dei nuovi imperialismi, di un’economia e di una politica che uccidono, quando antepongono il profitto e il potere alla dignità umana.
Gli ebrei, anche da parte di illustri uomini di Chiesa, furono considerati per secoli indegni di abitare un proprio Paese, essendo essi il “popolo deicida” costretto per questo ad andare “ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una patria” (Agostino Gemelli, 1939).
Nell’autunno di 85 anni fa il Regno d’Italia approvava quelle “leggi razziali” che, tra i provvedimenti attuati, vide l’espulsione dal territorio nazionale degli “ebrei stranieri”, spesso famiglie fuggite da territori nei quali erano brutalmente perseguitate. A seguito di queste misure la fiorente comunità ebraica di Merano fu ridotta al lumicino.
Il Manifesto della razza (luglio 1938) affermava (art. 9) che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana” e che essi “rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani”.
La cacciata degli ebrei da ogni territorio – fino alla soluzione finale attuata nella Shoà – è il principale motivo per cui nel 1948 nacque lo Stato di Israele. Una vittoria che è al tempo stesso la tragica sconfitta dell’idea di fratellanza umana. Certamente non la guarigione definitiva di una patologia che non ha radici in Palestina/Israele, ma (soprattutto) altrove.
Autore: Paolo Bill Valente
In Alto Adige vince la solidarietà
Sabato 18 novembre ha visto la realizzazione della 27ª edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, un evento organizzato dalla Fondazione Banco Alimentare. Un’occasione straordinaria che ha coinvolto migliaia di volontari e supermercati in tutto il paese, per raccogliere alimenti non deperibili a beneficio di tutti coloro che versano in difficoltà.
Il Banco Alimentare del Trentino Alto Adige – Landestafel Odv ha giocato un ruolo chiave in questa giornata, essendo presente in circa 500 supermercati con oltre 5.000 volontari. Gli alimenti donati sono stati immediatamente raccolti e stoccati nei magazzini di Trento e Bolzano, pronti per essere redistribuiti alle 125 strutture caritative locali nel corso dell’anno, sostenendo così oltre 20.000 persone.
L’iniziativa ha coinvolto più di 11.000 supermercati in tutta Italia, con 140.000 volontari riconoscibili dalle pettorine arancioni che hanno invitato i cittadini e le cittadine ad acquistare prodotti a lunga conservazione come olio, verdure in scatola, passata di pomodoro, tonno in scatola e cibi per l’infanzia. Tutti gli alimenti raccolti vengono distribuiti a quasi 7.600 organizzazioni partner territoriali (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc..) convenzionate con Banco Alimentare, supportando circa 1.700.000 persone in difficoltà.
Un sentito grazie a tutti i volontari
Il presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus, Giovanni Bruno, ha sottolineato l’importanza di gesti solidali come la Colletta Alimentare, i quali dimostrano che la carità è un presupposto per una convivenza basata su pace, solidarietà e crescita comune. Ha anche ringraziato i numerosi volontari, in particolare i giovani, che con il loro sostegno e impegno hanno reso possibile questo grande atto di condivisione.
L’attività del Banco Alimentare infatti, ha lo scopo di contribuire ad attenuare il problema della fame, dell’emarginazione e della povertà, oltre che a promuovere la lotta allo spreco alimentare in collaborazione con le istituzioni nazionali ed europee.
Per farlo, coordina le donazioni e contribuisce ad organizzare il recupero delle eccedenze dalla filiera agroalimentare, distribuendole alle Organizzazioni Banco Alimentare che, a loro volta, spartiscono gratuitamente gli alimenti alle Organizzazioni Partner Territoriali. Si tratta di un processo che coinvolge migliaia di persone raggiungendo obiettivi importanti ogni anno, dimostrando impegno, volontà e altruismo, tutti elementi imprescindibili per una società solidale.
“La Colletta è un gesto concreto che permette a tutti di aiutare chi è in difficoltà, effettuando o una piccola donazione o dedicando qualche ora di tempo come volontario – sono state queste le parole di Duilio Porro, presidente del Banco Alimentare del Trentino Alto Adige – Oltre a fare un gesto di solidarietà, la partecipazione alla Colletta rappresenta la possibilità per aiutare il Banco, e di conseguenza tutte le associazioni che lavorano quotidianamente sul nostro territorio, raccogliendo più prodotti alimentari affinché si possano sostenere sempre più persone in una contingenza attuale molto complicata”. La Colletta quest’anno ha registrato un successo straordinario in tutto il paese, con 11.800 supermercati aderenti, un aumento del 6% rispetto all’anno precedente, e oltre 140.000 volontari che hanno raccolto 7.350 tonnellate di prodotti a lunga conservazione, con un incremento del 9% rispetto alla scorsa edizione.
Crescono i punti vendita in tutta la provincia
In Alto Adige i punti vendita in cui si è svolta sono stati 104, 15 in più rispetto all’anno scorso, con un coinvolgimento importante di circa 800 volontari. Sono stati raccolte 71 tonnellate di alimenti, 7 in più rispetto al 2022, ottimi numeri con i quali il Banco dell’Alto Adige festeggia i suoi vent’anni.
“Sono molto soddisfatto, perché a parte le quantità, la ricca partecipazione e l’impegno di tante associazioni a vario titolo sia del mondo italiano che di quello tedesco, si sono rivelati esemplari. Questo gesto di carità pubblica è un bel segnale di unità. Vorrei ringraziare tutti i volontari, dai più giovani degli scout e dei centri giovanili, ai nonni vigli e agli Alpini dell’Ana, ma soprattutto vorrei esprimere la mia riconoscenza e gratitudine agli educatori e agli insegnanti che capiscono il valore della Colletta e coinvolgono i ragazzi e le ragazze”, racconta Luca Merlino vicepresidente del Banco dell’Alto Adige.
Aumenta anche la povertà in Italia
Nonostante i successi della Colletta, i dati evidenziano che la povertà assoluta in Italia è in aumento, con oltre 5,6 milioni di individui in difficoltà secondo l’Istat del 2022. Banco Alimentare registra un incremento di richieste di aiuto di oltre 50.000 persone per l’anno in corso, sottolineando l’importanza continua della Colletta Alimentare per affrontare la crescente sfida della povertà nel paese.
Per questo motivo, chi il 18 novembre non ha avuto la possibilità di fare una donazione, può aderire all’iniziativa con una spesa online, un progetto che sarà attivo fino al 16 dicembre tramite la piattaforma di Amazon.
Per avere tutte le informazioni più nel dettaglio è possibile consultare il sito www.colletta.bancoalimentare.it
Autrice: Chiara Caobelli
La strada dedicata in “zona” a Marie Curie
Ad Oltrisarco tra le vie della zona industriale vi è via Curie Marie. Si chiamava in realtà Maria Sklodowska; era nata nel 1867 a Varsavia (Polonia), quinta di cinque figli di Wladislav e Bronislava, insegnanti.
Aspirava agli studi universitari, anche se in quell’epoca in Polonia le donne non erano ammesse a tali studi. Per far fronte alle spese degli ambiti studi a Parigi, fece per qualche anno l’istitutrice presso famiglie benestanti. Il 3 novembre 1891 entrò alla Sorbona, dove, francesizzato il nome, studiò con profitto fisica e matematica. Nella primavera del 1894 conobbe Pierre Curie; si sposarono il 26 luglio 1895. Collaborando come ricercatori, Marie Curie tenne un diario di laboratorio; voleva proseguire negli studi di Henri Becquerel sulla radioattività; passando in rassegna le sostanze che contengono uranio e che emettono raggi, misurare le emissioni; analizzando due minerali particolari, la calcolite e la pechblenda, scoprì che entrambi emettevano più radiazioni dello stesso uranio. Nei minerali analizzati si rivelarono due elementi misteriosi, il polonio, e il radio. Per l’isolamento del radio Marie dovette a lungo pesare, bollire, filtrare, analizzare tonnellate di materiale. Nel 1902 i Curie riuscirono a stabilire il peso atomico della sostanza; la scoperta aprì le porta anche a nuovi usi medici delle radiazioni. Per tale scoperta le fu conferito nel 1903 il Premio Nobel per la fisica. Nel 1909 fondò anche l’Institut du radium. Nel 1911 le fu conferito il secondo Premio Nobel, quello per la chimica. La prima guerra mondiale fu occasione per sperimentare le macchine radiologiche al fronte per la cura dei soldati feriti.
Terminata la guerra, Marie Curie fu in vari paesi, come gli Usa, tenendo conferenze: fu un trionfo. Nel 1934, pressoché cieca per l’esposizione alla radioattività e con le mani rovinate, fu un’anemia aplastica a condurla alla morte, a Passy (Francia), il 4 luglio. Dal 1995 le sue spoglie, con quelle del marito Pierre, si trovano al Pantheon di Parigi.
Autore: Leone Sticcotti
Stary Most:dal passato con furore!
Quando nel 1980 nei negozi di dischi fece la sua comparsa No More Words, LP dei bolzanini Stary Most, non erano decisamente in molti gli artisti della nostra zona che riuscivano a farsi pubblicare un disco, soprattutto con l’ambizione di poterlo anche portare in giro dal vivo in altre regioni. La storia degli Stary Most e del loro disco, deve molto all’intraprendenza del vulcanico Peter Ghirardini, che registrò il disco nel suo studio di Via Palermo e lo pubblicò sulla sua piccola etichetta, riuscendo a farlo uscire dagli stretti confini regionali. In realtà, nonostante la determinazione, soprattutto da parte del chitarrista e autore Werner Bauhofer e del cantante Heinz Madder, la storia degli Stary Most non durò moltissimo, ma l’interesse per il loro disco ha continuato a rimanere alto, un po’ per il gusto della riscoperta da parte del pubblico del classic rock, un po’ per il collezionismo: sta di fatto che se voleste cercare una copia di quello storico lavoro vi trovereste a sborsare oggi cifre oscillanti tra i duecento e i quattrocentocinquanta euro!
“Quando l’ho scoperto – ci racconta Werner Bauhofer – sono rimasto di stucco, nel 1980, quando lo abbiamo registrato, credevamo sì nel nostro disco, ma che potesse avere una storia così era una cosa assolutamente non prevedibile. In particolare pare ci sia molta richiesta in estremo oriente! La cosa divertente è che la possibilità di ristamparlo si è materializzata grazie ad una piccola etichetta friulana che ci ha contattati per fare una pubblicazione come si deve: e il proprietario dell’etichetta è un vicino di casa di Peter Ghirardini, che ora vive a Udine ed è un vicino di casa del produttore della ristampa!”
Nel 1980, Bauhofer, dopo una breve militanza nella Hard Time Blues Band di Micheletti, suonava con una cover band che si esibiva regolarmente nei locali, dal lago di Caldaro alla Val Badia. Erano tempi in cui i DJ non avevano ancora preso così piede e i gestori preferivano un gruppo che suonasse le canzoni del momento. Nella band, che si chiamava Abraxas come il secondo disco di Santana, c’erano anche il batterista polacco Benny Zemmler, il chitarrista Jack Telser e il bassista meranese Hubi Weiss; contemporaneamente però, Werner, che suonava anche jazz rock col Quartetto Angolista Sferico, aveva anche cominciato a lavorare su del materiale originale con Madder, suonando in particolare come spalla per i gruppi in voga come Enigma, Otho Mollis e Artificial Joy.
“La vita degli Stary Most – prosegue il chitarrista – è stata breve, ma credo sia stata molto importante per tutti, personalmente credo di aver deciso proprio allora che la musica sarebbe diventata la mia professione, e avevo appena diciott’anni. Era entusiasmante venir chiamati a suonare fuori regione, in televisione, fare la spalla ai New Trolls: ci credevamo davvero che fosse possibile fare il salto, tra le altre cose avevamo inciso un demo per un contest per nuovi talenti bandito in Giappone dalla Yamaha. Quella canzone, che non figurava sul disco, è ora inclusa come bonus track nella ristampa”.
Ristampa che al momento in cui ci leggete dovrebbe già essere disponibile sulle piattaforme online e con i primi mesi del 2024 sarà anche presente nei negozi in formato solido su CD, solamente con una nuova copertina, conditio sine qua non imposta da Werner a cui la copertina originale non era mai piaciuta. E non si può dargli torto, visto che il disegno non aveva nulla a che vedere col rock virato hard che suonavano gli Stary Most.
“Quando Gianluca Sinicco, il nuovo produttore, ci ha contattati – spiega Bauhofer – avevamo temuto che fosse una di quelle operazioni in cui ti propongono la ristampa a spese tue, una volta capito che non era così, l’idea ci è piaciuta e ci siamo buttati a capofitto nel progetto. Il vecchio master è stato rimasterizzato e ora siamo pronti per la distribuzione. Tra l’altro riascoltando i miei vecchi brani col senno di poi, trovo che ci fosse del buono anche nei testi, No More Words è una storia di solitudine e degrado sociale che trovo molto attuale, On My Own è invece dedicata a Enrico Micheletti, Overload Question era invece dettata dall’allora diffusissima passione per l’ufologia, Metropolitan Blues contrapponeva la Bolzano dormiente dell’epoca alle grandi città mentre Sunrise si riferiva ad un’alba vista da Heinz e me al lago di Carezza dove avevamo dormito in macchina dopo un concerto in zona!”
Questo per quanto riguarda la ristampa, ma in casa Stary Most si sta muovendo anche dell’altro, rimanete sintonizzati.
Autore: Paolo Crazy Carnevale
La contesa del legname di Nova Ponente
Per molti secoli i contadini di Nova Ponente e Nova Levante riuscirono a cavarsela grazie alla vendita del legname ricavato dai loro sterminati boschi. Se inizialmente questo legname serviva principalmente il mercato locale (edilizia, agricoltura e utenze domestiche), nel corso del tempo il commercio assunse dimensioni tali da diventare un pilastro dell’economia della Bassa Atesina.
Ovviamente i tronchi dovevano essere trascinati a valle e ciò avveniva lungo l’unica via di collegamento allora esistente tra l’altipiano e il fondovalle, ossia la Vallarsa. La successiva costruzione della strada della Val d’Ega nel 1860 represse per sempre i sogni di gloria della Vallarsa e dei suoi numerosi abitanti, artigiani e osti, che da tempo ne chiedevano l’adeguamento alle necessità “moderne”.
La “Reif” (deposito di legname) più grande e importante era quella di Laives, qualche centinaio di metri sopra la chiesa parrocchiale, da sempre di proprietà del vescovo di Trento ma gestita dai conti di Lichtenstein. Presso l’odierno albergo Pfleg si trovava l’amministrazione che gestiva il commercio locale e quello verso Verona, Venezia e la Lombardia.
Attorno al commercio del legname si sviluppò un’economia articolata che coinvolse molte persone e figure professionali, tra cui boscaioli, trasportatori, commercianti, artigiani, intermediari eccetera. Il porto di Bolzano si trovava a Bronzolo e qui operava la potentissima Compagnia dei Trasporti di proprietà di alcune famiglie di Sacco presso Rovereto, che da tempi immemorabili gestiva gran arte del trasporto di legname e altre mercanzie sul fiume Adige. La cosiddetta contesa del legname nacque il 4 dicembre 1744, quando alla Compagnia di Sacco venne concesso da Vienna il monopolio assoluto sui trasporti, situazione che perdurò per 62 anni fino alla revoca del provvedimento.
La Compagnia acquistava legname sia per la fabbricazione delle zattere sia per la vendita diretta in Italia. Tradizionalmente il commercio di legname era libero e i contadini potevano vendere al miglior offerente. Attraverso una “congiura di palazzo” la Compagnia riuscì a ottenere il monopolio non solo sul trasporto fluviale ma anche sull’acquisto del legname dai contadini di Nova Ponente e Nova Levante. Nessun altro poteva acquistare il loro legname, per cui in definitiva era la Compagnia a imporre il prezzo di vendita. Questo prezzo era talmente basso che il contadini rientravano a malapena dalle spese sostenute per trasportare i tronchi fino a Laives. i contadini erano costretti ad accettare questi pochi spiccioli, perché riportare a casa il legname sarebbe stato impossibile.
Il monopolio era nato grazie ad accordi segreti tra alcuni grossi contadini e la Compagnia. Quest’ultima si fece promettere tutto il legname disponibile e i contadini più piccoli dovettero adeguarsi per non rimanere esclusi dal commercio. Gli spedizionieri di Bronzolo giustificavano la loro pretesa con l’affermazione che non erano più in grado di garantire i trasporti se anche altri acquistavano l legname ad un prezzo maggiore. Nel 1756 il capitano von Gasser, che possedeva un maso a Nova Ponente, riuscì a ottenere dal Capitano della Provincia la disposizione che fosse fissato per il legname un prezzo minimo. Ciò significò naturalmente la definiva scomparsa del commercio libero ma perlomeno in una fase iniziale si ebbe la garanzia del prezzo fisso. Pochi anni dopo la compagnia riuscì tuttavia a ridurre nuovamente i prezzi grazie ad accordi sottobanco con alcuni grossi fornitori. Ne nacque un processo che fu interrotto alla morte del von Gasser. Da allora in poi e fino al 1806 la situazione dei contadini divenne drammatica. I prezzi erano talmente bassi che non riuscivano neppure a coprire i bisogni elementari delle famiglie. In proporzione naturalmente salirono alle stelle i profitti della Compagnia, che rivendeva a caro presso il legname a Verona o in altre città. Finalmente nel 1806 il privilegio della Compagnia fu definitivamente eliminato e i contadini tornarono padroni del loro destino.
Autore: Reinhard Christanell