Quali priorità?

Che fine ha fatto la comunità internazionale? A molti oggi questa potrà sembrare una domanda ingenua, banale, inutile, e assurda. Specie a chi innanzitutto pensa che quanto sta succedendo in questi mesi nel mondo di fatto non abbia delle conseguenze dirette su quanto avviene nella nostra vita di tutti i giorni, qui nella nostra provincia in mezzo alle Alpi. Ma anche in secondo luogo a coloro che ormai stanno dando per scontata la fine dell’equilibrio di forze scaturito dalla fine della seconda guerra mondiale, basato sull’ampia diffusione della democrazia nell’occidente e con gli Stati Uniti a fare da garanti. Come sappiamo molta è stata l’ipocrisia e molti hanno fatto soprattutto i loro interessi, in questo equilibrio precario. Ma di fatto la democrazia in Italia, l’autonomia altoatesina concordata tra Roma e Vienna sotto l’egida dell’ONU, e poi la nascita e il progressivo sviluppo dell’Unione Europea sono stati orizzonti sicuri sui quali abbiamo basato il nostro benessere e le nostre libertà.

Negli ultimi anni e – soprattutto – negli ultimi mesi abbiamo invece percepito un cambiamento radicale di questo scenario. Con l’organizzazione delle Nazioni Unite ormai degradata a semplice spettatrice di un braccio di forza inedito che vede protagonisti tre membri permanenti del consiglio di sicurezza (Russia, Stati Uniti e Cina), che è poco definire inadempienti nel loro ruolo originale di garanti, della pace faticosamente raggiunta dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Personalmente sto provando una grande amarezza per il fatto che il riarmo si stia affermando in questi ultimi giorni come principale priorità europea. Mi sembra un fallimento. Penso che invece per tutti i 446 milioni di europei, noi compresi, la priorità dovrebbe essere invece quella di riaffermare da protagonisti – oggi come non mai – il concetto di comunità internazionale, come “l’insieme degli Stati e delle altre organizzazioni o istituzioni le cui relazioni reciproche si basano sull’osservanza delle norme espresse dal diritto internazionale”. 

Diritto internazionale, sì. Perché oggi in pericolo non è solo la pace in alcune zone del mondo (nel giorno in cui scrivo sono morti centinaia di civili nella ripresa dei bombardamenti a Gaza), ma la nostra stessa idea di futuro che ci siamo costruiti all’insegna della pace e che vorremmo trasmettere ai nostri figli. Quindi: informiamoci, riflettiamo e troviamo il modo di agire, in un modo o nell’altro.

Autore: Luca Sticcotti

Ciak si guida: in sicurezza

È osservando i più piccoli che si può intravedere il futuro; ed è da loro che sono arrivati i migliori messaggi per la sicurezza sulla strada nell’ambito del concorso “Ciak si guida”, rivolto alle classi della primaria e secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Laives e giunto alla sua terza edizione.

Quando la vita ti porta via ciò che hai di più prezioso, hai davanti due strade: abbandonarti alla disperazione, oppure reagire, affinché ciò che è accaduto a te non accada ad altri. La seconda è la strada che ha scelto Patrizio Simoni, papà di Davide – vittima nel 2017, a soli 17 anni, di un incidente stradale – che da quella tragedia ha ricavato la forza per dire basta ai drammi della strada. 

Da anni, con l’associazione onlus che porta il nome di suo figlio – “Davide sempre con noi” – Patrizio porta incessantemente nelle scuole e nelle piazze il grido di chi, per una disattenzione e una tragica fatalità, in un secondo ha perso tutto, per creare in questo modo sempre maggiore consapevolezza tra gli utenti della strada, affinchè quanto accaduto a Davide possa salvare la vita di qualcun altro. Essenziali, in questa missione, sono i progetti tra i giovani, per cominciare a creare coscienza dei rischi della strada già nei più piccoli. Ecco allora che – accanto a iniziative portate nelle piazze in collaborazione con Comuni e Polizia Stradale – giungono i progetti all’interno delle scuole, dove il gruppo diviene forza nel provare a ricreare tutti insieme un messaggio potente. Da questa idea è nato il progetto “Ciak si guida”, rivolto alle classi quarte della primaria di primo grado, alle seconde della secondaria di primo grado facenti capo all’Istituto Comprensivo di Laives e alle secondarie di secondo grado del polo di Bolzano. Obiettivo: produrre un messaggio forte con i linguaggi della grafica e dei multimedia per dire basta alle tragedie della strada, stimolare consapevolezza sul tema non solo in chi riceve il messaggio, ma anche in chi lo crea. 

LA TERZA EDIZIONE DEL CONCORSO

Il progetto è ormai arrivato alla sue terza edizione, accolto con entusiasmo tanto dai docenti quanto dai bambini e ragazzi coinvolti, che si sono cimentati nell’uso delle tecnologie per apprendere e veicolare informazioni e valori. 

Dopo la premiazione dei vincitori tra i partecipanti delle secondarie di secondo grado lo scorso 25 febbraio, è stata la volta dei bambini e ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Laives di scoprire quali classi avessero presentato il lavoro che aveva centrato maggiormente l’obiettivo. Presso il teatro Gino Coseri di Laives si è così svolta la cerimonia di premiazione, presenti tutti gli studenti partecipanti – per un totale di circa 200 ragazzi – la dirigente Emanuela Scicchitano, il sindaco Giovanni Seppi, il vicesindaco Debora Pasquazzo e l’assessore all’istruzione Walter Landi. A seguire la breve introduzione istituzionale, sul palco è stata la volta di Patrizio Simoni, presidente di “Davide sempre con noi”, che ha dichiarato: “Siamo fieri di promuovere azioni che coinvolgono direttamente i giovani in iniziative rivolte direttamente ai loro coetanei, per sensibilizzare i corretti comportamenti da tenere quando si è sulla strada. Le nostre iniziative sono una specie di ‘bottega’, destinata a far circolare idee e valori in ambito di sensibilizzazione al tema della sicurezza stradale, secondo una visione che alimenta un ‘patto’ fra Società e Scuola, con la consapevolezza che i Social sono per i ragazzi gli strumenti più idonei a fornire i suggerimenti adeguati al rafforzare le raccomandazioni già impartite, nella speranza di contribuire a prevenire molti degli incidenti stradali che annualmente si verificano nel nostro Paese”. 

A LEZIONE DA PICCOLI INFLUENCER

I ragazzi della secondaria di primo grado si sono quindi cimentati nella realizzazione di un vero e proprio video-spot girato in modalità “influencer”, mentre i bambini della primaria hanno lavorato su elaborati grafici. A decretare la classifica si è attivata una giuria composta da 12 persone nominate dall’associazione – 3 ragazzi e 3 ragazze under 25, 3 donne e 3 uomini over 35 e 4 insegnanti – che hanno stabilito la graduatoria secondo una specifica griglia di valutazione. A vincere il premio messo in palio sono state le classi 2D, 2B e 2C per le Filzi e le classi 4C e 4D di Laives, la classe 4A di Pineta e la pluriclasse di Vadena, rispettivamente al primo, secondo e terzo posto sia per le Filzi che per le primarie. Premio per le classi vincitrici: un buono Amazon del valore di 500 euro e il concorso Hallo Auto Advanced erogato dagli istruttori del centro guida sicura di Vadena, individuato dagli esperti della Provincia appositamente per gli studenti delle scuole superiori. L’associazione, per questa edizione 2025, ha beneficiato del prezioso contributo della Fondazione Sparkasse e della collaborazione del Safety Park di Vadena e della Polizia Stradale di Bolzano.

Autrice: Raffaella Trimarchi

La solidarietà in un emporio

Era il luglio 2020 quando apriva i battenti il primo emporio solidale di Merano, che oggi accoglie e accompagna circa 300 famiglie. “Passate a trovarci: le nostre porte sono sempre aperte, anche per chi vuole dare una mano”: è con questo invito che si conclude la bella chiacchierata con Donatella Balzarini, Anna Steinkeller, Sara Schena e Gioele Salvaterra, l’equipe che coordina l’emporio solidale “Tenda di Abramo – Abrahams Zelt”.

20 marzo, Giornata Internazionale della Felicità. Si potrebbe pensare che la felicità sia una meta, la bandiera piantata con fierezza sulla cima di una montagna altissima. Insomma, un punto di arrivo. O forse invece, più che cercarla, la felicità si costruisce, così come si costruisce una casa, con pazienza, con cura? In realtà il volontariato rende felici, sì, soprattutto se fatto con pazienza e con cura. Quando nasce senza aspettarsi nulla in cambio. Nessun premio. Nessun applauso.

Un’esperienza come quella della Tenda di Abramo si regge su questo principio: dono il mio tempo perché qualcun altro possa vivere più dignitosamente.

Qualcuno diceva: “Fai del bene e dimenticalo!” Una frase che è uno scossone in un mondo dalla generosità ostentata. Ma il vero volontariato è altro, non ha bisogno di telecamere. Lo conferma anche l’European Values Study (EVS) del 2017, che ha rilevato come l’impegno sociale sia direttamente legato a un maggior benessere e senso di appartenenza.

Se ci voltiamo indietro, il 2020 è senza dubbio un anno che molti di noi vorrebbero dimenticare. Ma è anche vero che durante quei mesi, quegli anni, a Merano ci fu chi non rimase con le mani in mano e cercò di dare una risposta concreta alla complessità della crisi, che non fu solo sanitaria ma anche sociale.

Le famiglie in difficoltà economica aumentavano velocemente e le distribuzioni viveri presenti sul territorio, nonostante l’imponenza del loro impegno, non erano più in grado di rispondere alla domanda crescente.

L’intuizione venne a un manipolo di volontari nei caldi pomeriggi di quell’estate che stava per cominciare. Il lancio ufficiale dell’emporio solidale avvenne in luglio e ora come allora il servizio apre due volte a settimana (martedì e venerdì) seguendo un meccanismo semplice e chiaro: prima c’è un colloquio per comprendere i bisogni reali, poi, in base alla composizione familiare, vengono assegnati un certo numero di punti da spendere nel corso del mese. In questo modo ognuno può scegliere gli alimenti di cui ha effettivamente bisogno, evitando così lo spreco e incentivando una pianificazione intelligente. Le risposte delle persone protagoniste alla chiacchierata verranno ora riportate come un’unica voce.

L’INTERVISTA

Cosa vi ricordate di quei primi momenti?

I primi incontri in cortile, tutti a debita distanza l’uno dall’altro. Poi la collaborazione con le parrocchie e con gli altri tavoli di distribuzione viveri, un po’ per unire le nostre forze ma anche per ottimizzare la distribuzione evitando doppioni, cioè famiglie (o singoli) che ritiravano pacchi da più distribuzioni. Eravamo sicuri di fare la cosa giusta ma anche titubanti, non era una cosa rilassante, ci si interrogava sul senso e sull’opportunità. Di fatto, aprivamo proprio mentre tutto il resto era chiuso. E poi l’idea di non preparare “semplici” pacchi ma permettere la scelta dei prodotti era davvero qualcosa di nuovo.
Il negozio ha permesso fin dall’inizio l’incontro e l’ascolto, tra noi volontari, tra noi e le famiglie e tra le persone in fila. Certo, non tutto è andato liscio, diciamo che la disciplina non era proprio il loro forte, e molte delle nostre energie le consumavamo a far mantenere le distanze.

Perché questo nome? Perché Tenda di Abramo?

Abramo è una figura di accoglienza per le tre religioni monoteiste, colui che accoglieva e donava gratuitamente. La Tenda di Abramo vuole essere infatti un luogo aperto a tutte e tutti dove fare esperienza di vera accoglienza.

Voi siete in quattro qui, ma non siete gli unici: quanti siete e quali sono le vostre mansioni?

Siamo circa una ventina. Volontari di diverse età, religioni e lingue. Un bel calderone di diversità. C’è chi va a recuperare il cibo una volta al mese al Banco Alimentare di Bolzano, ci sono i ragazzi di del laboratorio integrativo Work Up, c’è un’equipe (cioè noi) che coordina, ci sono i ragazzi del progetto Tic Tac Talent e del gruppo scout, e altri che all’occorrenza mettono a disposizione le proprie competenze.

Cosa vedete all’orizzonte? Siete ottimisti?

Essere ottimisti non è facile. Le storie delle famiglie che incontriamo ci rendono più realisti che pessimisti. Gli affitti, per esempio. Con una famiglia di 4 persone costretta a vivere in 34 mq per 1000 euro al mese, perché “o accetti queste condizioni o sei per strada”. Ci vorrebbe una visione più ampia, a livello politico, ma questo esce dalle nostre possibilità. Quando vediamo che una famiglia sta meglio, la invitiamo a camminare con le proprie gambe.
Una ventina di famiglie all’anno riescono a riprendere in mano la propria vita, ma è ancora poco. E poi anche noi incontriamo difficoltà molto pratiche: dopo due anni senza, è arrivato finalmente l’olio di oliva. Noi neanche ce lo riusciamo a immaginare di non trovare più l’olio al supermercato.

Senza parlare di ottimismo, secondo voi, perché ne vale la pena?

C’è chi ritiene tutto questo scontato, è vero, ma ci sono soprattutto persone molto grate, in particolare ciò che ci colpisce è la gratitudine dei bambini. Con molte di queste persone si è creato un legame, anche di fiducia. Entrano in negozio e ti piazzano il figlio neonato in braccio così da avere le mani libere per fare la spesa. Ti raccontano del colloquio di lavoro, delle avventure scolastiche dei figli. Sicuramente ci vuole anche un po’ di pazzia, della serie “ma chi ve lo fa fare”. La consapevolezza di fare qualcosa per persone che sono in una situazione di bisogno, beh, è questo ciò che conta.
E poi non credete, qua ci facciamo tante, sane e grasse risate, quindi: passate a vedere, le nostre porte sono sempre aperte, anche per chi vuole dare una mano!

Autore: Marco Valente

Un anno d’oro per i vigili del fuoco

Operano in silenzio, spesso di notte, quando gli altri riposano; salvano vite, aiutano il prossimo e non chiedono nulla in cambio, neanche un grazie. Sono i volontari dei vigili del fuoco, un vanto per tutto l’Alto Adige, e nei giorni scorsi gli uomini di Laives si sono riuniti per tracciare un bilancio dell’anno passato. E i numeri parlano chiaro: gli interventi effettuati sono stati ben 386.

Sono quasi in 20 mila dal Brennero a Salorno, raggruppati in 306 corpi. I volontari dei vigili del fuoco sono una garanzia per tutta la provincia: a qualsiasi ora del giorno o della notte, quando suona il cicalino del cercapersone non ci pensano un attimo ed entrano in servizio.

A Laives i soci attivi sono in 60, un bel numero se si fanno le debite proporzioni, e nei giorni scorsi si sono riuniti presso la caserma in via Stazione per l’assemblea generale annuale. Il comandante Patrick Thaler ha dato il benvenuto ai vigili del fuoco attivi, ai membri di supporto e a quelli fuori servizio, ai rappresentanti dei vigili del fuoco limitrofi, del soccorso alpino, del gruppo sommozzatori, dei vigili del fuoco permanenti, dell’unità cinofile di soccorso e dell’associazione distrettuale, oltre al sindaco di Laives.  

Dal punto di vista degli interventi, l’anno scorso è stato un anno molto intensivo: sono stati effettuati in totale 386 interventi, per un totale di quasi 4.100 ore di lavoro. Solo 26 di questi erano interventi antincendio, mentre il resto riguardava l’assistenza tecnica. Va specificato  che, rispetto ad altri corpi delle stesse dimensioni, quello di Laives copre l’intero carico di lavoro solo con i volontari.

Mentre il numero di incendi sul territorio è rimasto costante, gli interventi tecnici sono stati ancora una volta la sfida principale. L’anno scorso sono stati registrati diversi incidenti gravi, lungo le principali vie di circolazione a Laives e dintorni, gran parte di essi nelle gallerie di circonvallazione, e le le forti tempeste in estate hanno ripetutamente chiamato all’azione i vigili del fuoco. Numerosi interventi sono stati effettuati anche al di fuori del territorio comunale, molti dei quali a supporto del gruppo sommozzatori del distretto.

AZIONE E STUDIO

Il totale di quasi 8.000 ore di lavoro comprende non solo interventi, ma anche tutte le ore investite in esercitazioni, servizi prevenzione incendi, corsi e formazione per garantire la sicurezza in occasione di eventi. L’anno scorso sono stati frequentati diversi corsi presso la scuola provinciale a Vilpiano ed un totale di 52 esercitazioni per la formazione e l’aggiornamento. 

CONFERMATI I VERTICI

Alle rielezioni del direttivo sono stati riconfermati il comandate Patrick Thaler, il vicecomandante Klaus Pfeifer e i tre membri del direttivo Klaus Perathoner, Oskar Schenk und Stephan Silvestri.

Durante l’assemblea generale annuale di quest’anno, i tre nuovi pompieri Markus Frasnelli, Daniel Paris e Patrick Pircher sono stati ufficialmente ammessi nelle file dei Vigili del Fuoco, e allo stesso tempo Andreas Anzeloni è stato insignito della Croce al merito di bronzo per i suoi 15 anni, Elmar Pfeifer, Patrick Busetti e Peter Baldo della Croce al merito di argento per i loro 25 anni e Hubert Demattio  della Croce al merito di oro per i suoi 40 anni di servizio.

Infine, ma non per questo meno importanti, sono stati ricordati i numerosi festeggiamenti ed eventi che si sono svolti nel 2024, quali il tradizionale Frühschoppen e la conclusione dell’anno con uno stand al mercatino di Natale. Questi eventi sono sempre molto apprezzati dagli abitanti di Laives, che sostengono attivamente i loro vigili del fuoco.   

Infine, il sindaco e assessore ai Vigili del Fuoco Giovanni Seppi ha ringraziato i volontari di Laives per il loro prezioso servizio alla popolazione. Il vicepresidente distrettuale Kurt Baumgartner ha portato i saluti e i ringraziamenti dell’Associazione distrettuale e provinciale dei Vigili del Fuoco volontari. Il comandante Patrick Thaler ha concluso l’incontro ringraziando tutti i vigili del fuoco per il loro impegno e l’intera popolazione per il suo sostegno.

Autore: Luca Masiello

Una settimana di festa per il quarto di secolo di LanaArt

È trascorso un quarto di secolo da quando l’associazione LanaArt ha inaugurato la sua prima esposizione, 25 anni in cui arte e natura si sono unite in un modo unico in Alto Adige. E per celebrarlo degnamente, dal 28 marzo al 5 aprile l’anniversario verrà festeggiato con un programma variegato  con il titolo “Flow – continue – continuare”: musica, cinema, conferenze e naturalmente tanta arte per mettere in risalto la storia speciale dell’associazione e la sua influenza nella regione.

Fin dalla sua fondazione nel 2000 da parte di Erika Inger, Wolfgang Wohlfahrt ed Erich  Dapunt, l’associazione LanaArt si è impegnata a integrare in modo sostenibile le sculture  negli spazi pubblici e a rendere l’arte accessibile a tutti. L’itinerario scultoreo e il giardino  delle sculture di Lana offrono ai visitatori l’opportunità unica di scoprire e ammirare opere  d’arte in mezzo al paesaggio naturale e culturale: questo itinerario costituisce un progetto di Land art che, partendo da Lana, è destinato ad interessare anche altri comuni. Ricco di esperienze, il percorso da effettuarsi a piedi vuole rendere consapevoli della naturale velocità dell’uomo, divenendo così un mondo in opposizione alla nostra quotidianità frenetica e sfarfallante. Passeggiando su di esso, si può notare come gli artisti abbiano reagito alle più diverse situazioni lungo il percorso e come abbiano saputo immergersi nel paesaggio naturale della Gola, al centro della località di Lana, nel resto dell’itinerario lungo la diga del rio Valsura e infine nella zona industriale. Lana Art vorrebbe creare delle condizioni che consentano un’arte all’aria aperta: un principio organizzativo governato non tanto da rigide regole quanto piuttosto da sviluppi dinamici, da processi innescati consapevolmente, che permettano distinzioni e siano aperti all’imprevedibile. 

Il motivo dell’itinerario, della via, è il collegamento fra due luoghi. Il fruitore in movimento viene integrato nell’opera d’arte, divenendo parte di essa in quanto collegamento tra le singole sculture. I luoghi dell’arte sono posti di sosta, tappe di meditazione o di conoscenza aperte a tutti e che tutti possono sperimentare. L’itinerario scultoreo diviene opera d’arte soltanto se legato all’attività del camminare, alla naturale velocità dell’uomo. In particolari punti, presso incroci o luoghi caratteristici, non sono i tradizionali segnavia bensì delle sculture e degli interventi artistici ad offrire un orientamento che consente di avanzare o andare avanti. Il movimento automotivato farà sì che il fruitore entri in contatto con la natura, con le opere d’arte e con le posizioni di artisti contemporanei, aprendo il suo cammino, passo per passo, alle particolarità di uno spazio culturale.

Con un totale di 38 sculture installate in  modo permanente lungo il percorso e un giardino di sculture in cui le opere vengono  sostituite ogni quattro anni, è stato creato un luogo di incontro e di ispirazione vivace e in  continuo cambiamento. 

Le sculture sono opera di rinomati artisti altoatesini e internazionali, che hanno studiato  approfonditamente l’ambiente circostante. L’obiettivo di questi interventi artistici è quello di  aprire nuove prospettive e di sensibilizzare i visitatori per l’interazione tra arte e natura.  Combinando elementi artistici con le caratteristiche naturali dell’ambiente circostante, la  percezione del luogo è cambiata in modo permanente. Nel corso degli anni, lo spettro dei  progetti scultorei si è costantemente ampliato. Oltre all’installazione di sculture, si sono  susseguite collaborazioni ed eventi con artisti provenienti dall’ambito della performance  artistica, della musica, della letteratura e della danza, che hanno ulteriormente approfondito il  dialogo tra le diverse forme d’arte e il paesaggio.  L’itinerario scultoreo di Lana rappresenta un importante arricchimento dello spettro artistico e  culturale dell’Alto Adige e contribuisce a far sì che l’Alto Adige venga percepito come un luogo in cui l’arte contemporanea è presente negli spazi pubblici.

IL PROGRAMMA

Venerdí 28 marzo alle ore 18 Schallerhof in via Raffeingasse 2 verrà inaugurata la mostra e verrà presentato il film di Martine De Biasi realizzato per i 25 anni LanaArt. A fare gli onori di casa ci saranno Christoph Gufler, Sabine Gamper e Erika Inger.

Per sabato 29 alle ore 14.30 è prevista un’escursione performativa guidata con Dietmar Gamper; il punto di partenza è la Ländpromenade, dal ponte Theiss. Al termine verrà proposto lo spettacolo “Ach con Cedro” di Thomas Sterna 

Mercoledí 2 aprile alle ore 20 allo Schallerhof andrà in scena una serata letteraria, con letture di Sonja Steger, Waltraud Holzner, Alfred Woschitz, Alex “Giovi” Giovanelli; verrà anche presentata la scultura sonora con violoncello di Wolfgang Wohlfahrt e Christoph Pöcksteiner. 

Giovedì 3 alle ore 19 il film verrà presentato presso Kunst Meran Merano Merano Arte nella Sala Cassa di Risparmio in via Portici a Merano, e qui verrà anche inaugurata una mostra sul significato di LanaArt nel contesto della scena  artistica internazionale.  

Sabato 5 aprile a partire dalle ore 17, infine, ci sarà il Finissage Schallerhof, in cui si esibirà la band “Hemi Plankton” con Helga Plankensteiner (sax e voce) e Enrico Terragnoli (chitarra).

Autore: Luca Masiello

Volontari. Servire il prossimo senza servirsi del prossimo

C’era anche un po’ di Alto Adige il 9 marzo in piazza San Pietro a celebrare insieme ad altre 25mila persone il Giubileo del mondo del volontariato. Grande assente papa Francesco. Assenza fisica, ma presenza forte, con la testimonianza e le parole dell’omelia e dell’Angelus. I sogni dei pellegrini di speranza.

Il card. Michael Czerny ha sostituito il pontefice, degente da diversi giorni all’ospedale Gemelli di Roma, e ha letto il testo dell’omelia preparata da Francesco, ringraziando innanzitutto i volontari perché “voi servite il prossimo senza servirvi del prossimo”. Lo fanno “per strada e tra le case, accanto ai malati, ai sofferenti, ai carcerati, coi giovani e con gli anziani”, la loro “dedizione infonde speranza a tutta la società. Nei deserti della povertà e della solitudine, tanti piccoli gesti di servizio gratuito fanno fiorire germogli di umanità nuova”. È quel “sogno di Dio” così lontano dal presente che si sta vivendo. Anziché il “giardino che Dio ha sognato e continua a sognare per tutti”, il fragore delle armi e la fiducia smarrita.

“Nelle nostre società”, ha scritto il Papa nel testo per l’Angelus, “troppo asservite alle logiche del mercato, dove tutto rischia di essere soggetto al criterio dell’interesse e alla ricerca del profitto, il volontariato è profezia e segno di speranza, perché testimonia il primato della gratuità, della solidarietà e del servizio ai più bisognosi”.

Benché non si doni il proprio tempo per essere ringraziati, il grazie di Francesco arriva forte e chiaro: “Grazie per l’offerta del vostro tempo e delle vostre capacità; grazie per la vicinanza e la tenerezza con cui vi prendete cura degli altri, risvegliando in loro la speranza!”.

Parole ancora più vere perché pronunciate da qualcuno che egli stesso, come aggiunge nel suo messaggio, sperimenta la premura del servizio e la tenerezza della cura. “E mentre sono qui, penso a tante persone che in diversi modi stanno vicino agli ammalati e sono per loro un segno della presenza del Signore. Abbiamo bisogno di questo, del ‘miracolo della tenerezza’, che accompagna chi è nella prova portando un po’ di luce nella notte del dolore”.

Autore: Paolo Bill Valente

Singoli di fine stagione

Tra un’uscita e l’altra sulla lunga durata, la produzione musicale locale anche in questi primi mesi dell’anno non ha disdegnato di essere assai prolifica anche sul versante dei singoli.

A fine gennaio, nel giorno del proprio compleanno, è tornato a farsi sentire il veterano Stefano Mascheroni con un’orecchiabile canzone dal sapore estivo, sempre condita da arrangiamenti ridondanti, con abbondanza di effetti e suoni tipici di quegli anni ottanta da cui il musicista a livello di formazione proviene, ma sicuramente migliore per ciò che concerne la produzione rispetto alle ultime cose che il cantautore bolzanino ci aveva fatto ascoltare. Praticamente Innamorati – questo il titolo del brano – è una canzone che lo vede duettare con una voce femminile, la cui proprietaria non siamo riusciti a rintracciare nei credits del brano postato su youtube. Che l’Intelligenza Artificiale abbia fatto il proprio ingresso in punta di piedi anche nella scena musicale bolzanina?

Qualche giorno prima ha debuttato sempre su youtube una nuova canzone del duo Wild As Her condiviso dal chitarrista altoatesino Chris Kaufmann con la cantante Caroline von Brünken: il duo è sulla breccia da un paio d’anni e ha pubblicato molto materiale, portandolo in giro anche dal vivo (il 20 marzo saranno sul palco del Carambolage), tutto condito in salsa country-pop, spesso più pop che country. Nel filone si inserisce alla perfezione anche la Unloving You all’oggetto di questa recensione: il brano fa parte del recente EP dei due artisti, intitolato Matches & Gasoline ed è un buon esempio del loro stile, nonché del modo di lavorare in studio del Kaufmann producer, in bilico tra la modernità e i suoni acustici, retaggio della sua lunga militanza nel mondo country, dapprima coi Jambalaya, poi al seguito di George McAnthony, fino agli anni dieci del nuovo millennio, quando per diverso tempo Kaufmann è stato il chitarrista dei Truck Stop, la più longeva e seguita formazione country-rock dell’Europa continentale.

Un ritorno graditissimo, seppur sotto mentite spoglie e quello di Othmar Schönhafinger, un artista di cui ci siamo occupati in passato per via delle sue uscite discografiche sotto il nome d’arte di The Shea (i due vinili di questo ragazzo sono sicuramente tra le cose da ricordare dell’ultimo decennio). L’ex cantante e leader dei John’s Revolution torna stavolta sotto la denominazione di Liquid Gas e con una canzone intitolata Superpunk: il cambio di nome ci sta tutto visto che Othmar abbandona la sua visione del british pop per dedicarsi ad un brano dove a prevalere sono ritmo ed elettronica, anche se la sua voce è inconfondibile pure se stavolta all’abituale inglese ha scelto di cantare nella sua madrelingua. Come da par suo, Schönhafinger stupisce anche stavolta per la sua versatilità e per la capacità di rinnovarsi, senza fossilizzarsi nel percorrere strade sicure, magari rischiando, ma con motivazione. Il brano è la conferma della statura e del “sentire” la musica di questo artista, che speriamo torni a farsi ascoltare presto anche sulla lunga durata.

Concludiamo questa passerella con un nuovo singolo marchiato Supermarket. Il combo bolzanino che riunisce un numero imprecisato di giovani e volenterosi artisti se ne è uscito lo scorso otto febbraio con una bella composizione intitolata Tutto bene e firmata da Thomas Traversa che in questo brano si fa accompagnare ai cori da Fanchi (di cui, ricordiamo, aveva firmato la produzione del disco più recente, pubblicato per la verità su audiocassetta); per il mix invece il lavoro è stato curato da Francesco Bettoli.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

La biblioteca, un punto di aggregazione

Le biblioteche, si sa, sono punti di riferimento per la cultura in ogni paese; in quelle di Ora e Salorno, in particolare, hanno trascorso un anno all’insegna delle attività più svariate, promuovendo la lettura e l’aggregazione, e rispondendo alle esigenze di un pubblico sempre più ampio e variegato.

A Salorno è stato un anno di cambiamento e di nuove opportunità, un’importante fase di transizione dovuta al trasferimento nella sede provvisoria alla Fondazione Benjamin Kofler, trasloco necessario per consentire la ristrutturazione del Palazzo della Signoria e quindi anche la nuova e definitiva sede. Nonostante la posizione non più centrale, c’è stato un incremento di 49 membri nelle iscrizioni. 

La nuova struttura, più spaziosa e funzionale, ha permesso d’ampliare l’offerta con letture per bambini, corsi di lingue e spazi dove studiare. Le collaborazioni con le scuole hanno giocato un ruolo chiave nel promuovere la lettura tra i più giovani. Tra le attività più partecipate c’è la distribuzione del pacchetto Bookstart per i bambini delle scuole dell’infanzia e il concorso estivo di lettura “EstaTre = Mit 3 bist du dabei!”: 66 i bambini coinvolti con un totale di 502 libri letti. Per adolescenti e adulti sono stati organizzati concorsi di lettura e incontri con autori locali. 

Anche le attività ludiche, come le cacce al tesoro per le scuole medie, hanno riscosso grande successo. Il corso d’inglese per bambini, il Caffè delle Lingue e i corsi di lingue per stranieri hanno arricchito ulteriormente il programma. Il gruppo di lettura (nato nel 2023) ha continuato a crescere ed attirare partecipanti anche dai comuni limitrofi. Guardando a quest’anno la previsione è quella di riproporre le iniziative più apprezzate, tra cui le letture multilingui per bambini, i concorsi estivi e le visite ai musei. Proseguono anche le collaborazioni con il Comitato di Educazione Permanente e la Biblioteca di Egna, con un’attenzione particolare all’integrazione linguistica degli stranieri. Novità in programma sono anche gli incontri con autori locali. L’obiettivo è valorizzare la cultura del territorio e offrire nuovi spunti di crescita per la comunità.

Alla Biblioteca Dante Alighieri di Ora l’offerta dell’anno passato ha offerto tanti laboratori artistici, giochi e mercatini dell’usato, con attività pensate per coinvolgere bambini, ragazzi, adulti e anziani. Tra gli appuntamenti più gettonati, “Nati per Leggere”, letture dedicate ai più piccoli, e laboratori creativi come la vetrofusione e la linoleografia. 

Grande attenzione è stata riservata anche alle ricorrenze speciali, come la Giornata  contro la violenza sulle donne o la Giornata delle Api, con mostre dedicate dell’artista altoatesino Aldo Di Collalto. Ogni mese, collaborando con la biblioteca in lingua tedesca, viene allestito un angolo di letture tematiche. Durante le feste di Natale, Pasqua e le ferie estive, sono stati organizzati tanti giochi a premi. Il successo delle attività è stato possibile grazie all’impegno di collaboratori e volontari come Licia Zuppardi, Sabrina Barcatta ed Elena Calliari. 

Tra le iniziative più significative in programma ci sono la festa per la Giornata Mondiale del Libro, il laboratorio “W l’arte” con un artista altoatesino e il concorso “Leggimi 2025” per ragazzi e adulti.

Autore: Daniele Bebber

La strada italiana da Trento a Bolzano 

Il turismo è un’invenzione dei tempi moderni. Nel XVIII secolo andavano di moda i cosiddetti Grand Tour, viaggi educativi intrapresi dai giovani aristocratici europei, soprattutto britannici, per visitare le capitali culturali dell’Europa come Parigi, Roma e Firenze. Come fenomeno di massa, il turismo sboccia nel XIX secolo grazie alla Rivoluzione industriale: migliorano i trasporti come ferrovie e funicolari, la popolazione gode di un maggior benessere economico, che permette alla borghesia di viaggiare per piacere e si sviluppano le prime agenzie di viaggio che organizzano viaggi di gruppo.

In Trentino e in Alto Adige il turismo si afferma soprattutto grazie agli alpinisti britannici e tedeschi che iniziano a frequentare le Dolomiti. Accanto ai primi rifugi alpini costruiti per ospitare gli escursionisti, si sviluppano ferrovie e strade. Viaggiano gli aristocratici come l’imperatrice Sissi d’Austria ma viaggiano anche i borghesi e perciò nascono le guide turistiche: inizialmente manoscritte, successivamente stampate e illustrate. Karl Baedeker pubblica la sua famosa guida nel 1835, nel 1876 anche la casa editrice Michelin pubblica guide dettagliate.

Nel 1895 esce a Bassano la Guida del Trentino (orientale) di Ottone Brentari dedicata alla “valle media dell’Adige e dell’Eisack” da Trento a Bolzano, comprese le valli laterali come la Val di Fiemme e il Primiero. In sostanza, è una guida della Bassa Atesina per come veniva percepita in piena epoca asburgica.

Scrive Brentari: “Lo stradone (nome che ha continuato a designare a lungo la via principale di collegamento tra nord e sud) si chiama Strada Italiana, la quale va da Innsbruck al confine austro-italiano sotto Ala.” Sarà sostituito dalla A22 quando negli anni ’60 il traffico turistico di attraversamento dei paesi diventò insostenibile.

Il viaggio di Brentari inizia a Trento e si dirige verso nord. Dopo Gardolo, Lavis, Nave S. Felice e Nave S. Rocco (“paesi da cui ogni anno emigrano diverse famiglie per le Americhe”), arriva a Zambana e S. Michele: “tre scuole con un maestro e due maestre, che sono suore di S. Vincenzo, addette all’Istituto Agrario”. Prossima tappa è la Chiusa d Salorno: “importante sotto l’aspetto geologico, storico, etnografico”.  Salorno, “di nazionalità e architettura mista, è ben fabbricato”. Brentari rifà la storia dai Reti all’occupazione romana e dai Longobardi e Bavari all’arrivo di Carlo Magno, con il quale inizia la lenta germanizzazione della Bassa Atesina “ladina”. Saranno poi i vescovi germanofoni di Sabiona e soprattutto i conti del Tirolo a imprimere il carattere marcatamente tedesco alla Bassa Atesina, che in epoca asburgica prevale nettamente. Tuttavia, scrive Brentari, “in tutta la valle dell’Adige da Salorno a Bolzano è ancora fiorente l’elemento italiano in modo che sembra veramente straordinario se si considera quante circostanze lo osteggiano, mentre nessuna lo sostiene”.  

Il viaggio prosegue verso Magrè e Egna, dove consiglia “la gita a piedi da Salorno a Termeno attraverso la fertile e bella regione d’oltre Adige, considerata come il paradiso del Tirolo”.  

A Egna “gli abitanti parlano tutti anche l’italiano e nei tipi, specialmente in quelli delle donne, l’impronta italiana è predominante”. A Ora “è italiano il tipo di parecchie case”, e da lì si arriva a Vadena con le frazioni di Gmund, Piglon e Stadlhof”. “Il comune è abitato quasi esclusivamente da italiani che lavorano i campi appartenenti a proprietari di Trento e Rovereto. Anche le costruzioni hanno un aspetto completamente italiano.” “Bronzollo, dove molti contadini della Valle Lagarina vennero a stabilirsi (…) le scuole sono completamente tedesche e il clero tedesco”.  Anche a Leifers (Brentari non cita mai il nome Laives), paese di 1848 abitanti,  si “erano stabiliti molti italiani (…) ma essi andarono mano a mano germanizzandosi … grazie al fatto che i bambini, frequentando asilo e scuole tedesche, già in tenera età cominciano ad apprendere il tedesco”. 

“Da Leifers si può salire su per la valle di Branten a Weissenstein, donde a Cavalese in ore 8. La valle è qui paludosa, ed in estate non sono rare le febbri nelle località più basse”. 

Sulla rupe all’estremità del Mitterberg “torreggiano infine le rovine di Sigmundskron, che prima si chiamava Formicarium”.

Autore: Reinhard Christanell

Una “pensionata attiva”

Qui Intervista a Sissi (Sigrid) Prader che si auto-definisce “pensionata attiva” con un lungo percorso nell’insegnamento e nell’impegno culturale e sociale. È stata direttrice del Museo delle Donne/Frauenmuseum di Merano fino al 2022 e tuttora ne fa parte come membro del consiglio direttivo. Dal 1984 è presidente dello Jugenddienst Meran.o, un ruolo che riflette il suo profondo interesse per i giovani e il loro futuro. Crede in un Alto Adige accogliente e solidale, ma il suo sguardo si spinge spesso oltre confine, coinvolgendola in entusiasmanti progetti di cooperazione internazionale.

La cosa di me che mi piace di più.

La mia flessibilità e il mio ottimismo.

Il mio momento più felice.

Sono felice ogni volta che faccio un’escursione nella natura.

Da bambina sognavo di diventare…

Un’artista di teatro.

La mia occupazione preferita.

Dare spazio alla mia vena artistica e creativa.

Il luogo dove vorrei vivere.

In Alto Adige.

Il mio piatto preferito.

Schlutzkrapfen.

Non sopporto…

Il chiacchiericcio e la disonestà.

Per un giorno vorresti essere…

La Sindaca.

Nel mio frigorifero non mancanon mai… 

Verdura e uova.

Se fossi un animale sarei…

Una gatta.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Ho deciso di impegnarmi attivamente in progetti di aiuto allo sviluppo e cooperazione.

Dove mi vedo fra dieci anni.

Un mix tra lavoro sensato e tempo libero, visto che sono in pensione.

Tre aggettivi per definirmi.

Positiva, flessibile, tollerante.

La mia attrice preferita.

Barbra Streisand.

Il superpotere che vorrei avere.

La capacità di prendere decisioni nelle trattative di pace.

La disgrazia più grande.

Perdere la mia intera famiglia.

Il mio ultimo acquisto.

Un’automobile.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

La bellezza e la varietà della natura, oltre alla ricchezza culturale.

La persona che ammiro di più.

Ammiro chi si batte per qualcosa di buono senza lasciarsi influenzare.

Il mio motto.

Essere utile agli altri, cercare di comprendere e, se possibile, agire.

Autore: Marco Valente