Arno Nkompwakhe

Storie dal Multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

C’è preoccupazione tra gli Zulù sudafricani per i nuovi casi di variante “sudtirolese”, nonostante le parole rassicuranti del leader Arno Nkompwakhe. Questa variante ha tra i principali sintomi quello di aumentare la superbia, la voglia di autonomia e il desiderio di acquistare il nuovo album dei Kastelruther Spatzen. Una volta contagiati si diventa particolarmente suscettibili ai discorsi riguardanti la toponomastica. L’unica cosa positiva è che basta parlare di soldi e il virus scompare.

Autore: Roberto Tubaro

“Questa è la Formula Uno del nuoto”

Classe 1987 Oscar Scano è un giovane papà che a Merano rappresenta una categoria sportiva davvero speciale: il nuoto pinnato. La sua passione per questo sport nasce quando aveva 16 anni. Oggi vive e lavora a Merano, anche se la squadra per cui gareggia si trova a Torino. 

Oscar spera, un giorno, di poter allenare una squadra tutta sua e di trovare in città a Merano  uno spazio adeguato per questa disciplina affascinante e spettacolare quanto il volume d’acqua che una monopinna riesce a spostare.

Quando nasce la passione per questo sport? 
Sono nato sportivo e ho sempre praticato sport, a 6 anni facevo parte di un gruppo di nuoto agonistico di Torino, Fiamma Nuoto. A 14-15 anni scopro il nuoto pinnato e da allora non ho mai smesso. Il nuoto ti impone dei limiti; il nuoto pinnato ti permette di andare al doppio della velocità. Io sono sempre stato affascinato dalla velocità ed è per questo motivo che ho scelto questa disciplina e ringrazio ancora il mio vecchio allenatore Stefano Verdiani e la squadra di cui faccio parte, la Alba Sport di Torino.

Che cos’è il nuoto pinnato? 
Il nuoto pinnato è una disciplina acquatica che grazie all’uso di pinne, nel mio caso di monopinne, permette di raggiungere velocità più elevate rispetto al nuoto tradizionale. Questo sport viene definito la Formula Uno del nuoto, ma non è considerato una disciplina olimpica, anche se dal 1981 fa parte dei Giochi Mondiali. Le federazioni italiane di nuoto pinnato sono  la Fipsas  e la  Cmas.

Il nuoto pinnato ha una storia affascinante…
Le pinne nascono in ambito militare e vengono considerate armi segrete. Durante il secondo conflitto mondiale i nuotatori pinnati trasportavano materiale bellico attraversando in notturna il mare aperto. Più tardi nel dopoguerra le pinne vengono utilizzate dai pescatori subacquei e solo nel 1950 viene disputata la prima competizione in Italia sul fiume Po. 
Negli anni Settanta con l’avvento dello stile delfino, si affaccerà per la prima volta  la monopinna che è l’attrezzatura che caratterizza il nuoto pinnato moderno. 

Molti confondono il nuoto pinnato con le movenze sinuose della sirenetta. Quanto è vera questa associazione? 
Il nuoto pinnato è uno sport di velocità e non è affatto semplice. Se i  movimenti dei piedi dentro la scarpa della monopinna  non sono precisi e sincroni, si rischia di compromettere tutta la parte lombare con gravi conseguenze per la salute della schiena. Inoltre l’alloggio del piede nella scarpa della monopinna provoca delle microfratture ai polpastrelli che spesso devono essere protetti con del nastro isolante.

È possibile praticare questa disciplina in Alto Adige? 
In realtà no, qui non esiste alcuna società di nuoto pinnato o monopinne. Io ad esempio mi alleno da solo e mi appoggio ad alcune associazioni che mi mettono a disposizione delle vasche durante gli allenamenti. La pinna è molto ingombrante e sposta un volume d’acqua notevole. Questo rischia di creare disagi agli altri nuotatori. Al momento mi appoggio alle associazioni Merano Club Sommozzatori, Sub Marine Diving Merano e Bolzano Sub. Di solito i sub usano le pinne per le immersioni, ma  non tutti sono a conoscenza della disciplina del nuoto monopinna. 

Come sono fatte le monopinne? E quante ne possiede? 
Le monopinne sono costituite da una pala normalmente in fibra di vetro o carbonio lunga circa 50-70 cm sulla cui parte caudale viene incollata una scarpa in gomma per alloggiare i piedi. Le monopinne possono essere di diversi tipi, dipende dai settaggi; ci sono monopinne da fondista, velocista o da mezzofondista. Le pinne più vecchie che uso per allenarmi, anche se non sono adatte per le competizioni, sono pale fabbricate artigianalmente. Oggi solo pochi paesi come Ungheria, Ucraina e Russia le producono ancora a mano. Ci vogliono quasi 2-3 settimane di lavorazione per realizzare tutte le scalanature che si trovano sul retro della pinna e  che determinano la velocità e la spinta del nuotatore. Ogni pala  realizzata artigianalmente è come un vestito di sartoria, cucito addosso alle caratteristiche di chi le indossa. Esistono poi centinaia di scalanature e la scarpa dove alloggia il piede deve essere molto fedele alla conformazione del piede del nuotatore.

Quali sono le categorie del nuoto pinnato? 
Esiste il nuoto pinnato di velocità molto spettacolare perché riesce a spostare enormi quantità d’acqua e l’apnea. 

E gli allenamenti sono faticosi? 
Sì, certo. Io dovrei allenarmi tutti i giorni, ma al momento riesco ad entrare in vasca solo 3 volte alla settimana. Il lavoro e gli impegni familiari non mi permettono di fare di più. 

Quali caratteristiche deve avere un bravo nuotatore di nuoto pinnato? 
Bisogna saper nuotare bene a stile libero e a delfino, avere una buona capacità polmonare, possedere una buona forza sulla schiena e sull’addome e avere una buona mobilità di spalle e caviglie. 

Quali sono i suoi successi personali nell’ambito del nuoto pinnato? 
Nel 2020 ho vinto i campionati italiani master a Lignano Sabbiadoro; sono arrivato primo nei 100 mt. in superficie, secondo nei 50 mt. in apnea, e ancora  primo nei 50 mt. in superficie. È stato bello salire sul gradino più alto del podio accanto ai nuotatori che fanno parte della squadra di nuoto pinnato del corpo della Polizia e della Guardia di Finanza.

Nel 2010 succede qualcosa di particolare…
Sì, purtroppo ho un incidente gravissimo in moto che mi ha provocato delle lesioni importanti alla gamba. Nei 10 anni successivi fino alla partecipazione al master di nuoto del 2020 mi sono dedicato alla mia riabilitazione: non sono riuscito ad entrare in vasca, ero scosso e demotivato, non mi sentivo all’altezza. La palestra e i duri allenamenti mi hanno permesso di irrobustire il busto e le gambe. Nel 2019 e in soli sette mesi riesco ad entrare in vasca con dei risultati incredibili che poco dopo mi avrebbero dato ragione. 

Autore: Francesca Morrone

La città viaggia su due ruote

Ai meranesi la bici piace, non è certo un segreto; tanto che anche quest’anno la città è stata insignita di un’altra onorificenza: nell’ambito della quarta Edizione di ComuniCiclabili – il concorso di Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) riconosciuto in Italia dai Ministeri delle Infrastrutture e Trasporti e da quello dell’Ambiente e in Europa dal Ecf (European Cyclist’s Federation), la città in riva al Passirio si conferma in pole position fra le città italiane a misura di ciclisti.

Certo, c’è ancora da lavorare, altre soluzioni da studiare, ma questo progetto (che valuta il grado di ciclabilità e sostenibilità dei territori abitati e guida le amministrazioni locali che si impegnano a promuovere il cambiamento della viabilità attraverso la promozione dell’uso della bicicletta), ha visto nuovamente Merano riaffermarsi dunque come città “bike friendly”. 

Grazie all’impegno e alla realizzazione dei programmi portati avanti negli anni 2019 e 2020, il risultato è di grande prestigio poiché gli è stata assegnata nuovamente la bandiera con 4 smile su un totale di 5 possibili. Un traguardo tutt’altro che scontato, considerando gli obiettivi di crescita richiesti in un clima di Covid e di Dpcm. Ma addirittura si è andati oltre: sono state migliorate alcune sottocategorie all’interno delle varie aree di valutazione.  Un balzo eloquente dunque come si legge nel giudizio tecnico della Commissione giudicatrice: manca davvero poco per il raggiungimento della quinta “smile” che è l’apice della valutazione. Questo traguardo è molto ambìto in Italia e al momento è stato assegnato solo a 5 Comuni su 141. Fra questi anche Bolzano. Questa qualifica deve essere ritenuta di grande soddisfazione per i cittadini meranesi. L’impegno e il rispetto dell’ambiente sono stati, infatti, ampiamente riconosciuti nelle categorie più complesse. Bisognerà insistere ancora un poco su questa strada per ottenere il massimo riconoscimento, che poi è la stessa che verrà perseguita dallo stesso Governo Draghi con il suo nuovo Ministero della transizione ecologica affidato al neo ministro Roberto Cingolani.

La “Pagella” 
Entrata lo scorso anno, Merano si conferma ComuneCiclabile con punteggio 4 “bike smile” alto. Continua lentamente l’espansione della rete ciclabile, necessaria per la promozione a 5 “bike smile”. Bene la Governance con l’istituzione del Mobility Manager e con l’aumento del numero di linee pedibus (8 totali, +3 rispetto lo scorso anno). Un grande plauso va al lavoro svolto per la Comunicazione e Promozione, con l’ampliamento dei servizi, i 15 “mobility points” e il progetto “bike to work” con e-bike.

Lo spirito della scout

Nata e cresciuta a Merano, Astrid Mancini lavora in uno studio tributario. Impegna gran parte del suo tempo libero nella comunità capi del  gruppo Scout Merano1 che ha sede a Santo Spirito. Di recente ha prestato servizio con i lupetti ed un anno con i ragazzi più grandi, lavorando assieme ai capi seguendo un percorso educativo che aiuta i ragazzi a crescere. È sposata e madre di due figli.

La cosa che mi piace di me.
Che sono una persona coerente.

Il mio principale difetto.
Sono molto testarda ed a volte dovrei contare fino a 100 prima di parlare.

La volta che sono stata più felice.
Il giorno in cui sono nati i miei figli.

La persona che ammiro.
Tutte le persone che affrontano la malattia con dignità ed il sorriso sulle labbra.

Un libro da portare sull’isola deserta.
La storia infinta di Michael Ende. Letto da ragazzina mi ha fatto sognare. Lo rileggerei volentieri.

L’occupazione preferita.
Chiacchierare con le amiche.

Il paese dove vorrei vivere.
A Merano ho le mie radici. Amo viaggiare, ma quando torno  qui mi sento davvero a casa. 

Il mio piatto preferito.
Gnocchi fatti in casa con il pesto.

Non sopporto…
Le persone arroganti e maleducate.

Per un giorno vorrei essere…
Una diva di Hollywood.

Le mie maggiori paure.
La malattia ed il buio.

Nel mio frigo non manca…
Yogurth alla frutta e latte.

Se fossi un animale sarei.
Un cane. Da quando abbiamo il nostro Leòn ho scoperto che sono creature meravigliose, leali e fedeli.

Mi sono sentita orgogliosa…
Ogni volta che i miei figli mi abbracciano e mi dicono che mi vogliono bene. Vuol dire che come mamma forse funziono.

Il mio motto.
Forza e coraggio: domani è un nuovo giorno.

Il giocattolo che ho amato di più.
Una bambola di nome Gioia.

I miei artisti preferiti. 
Vasco Rossi, Marco Mengoni, Jovanotti,  i Negramaro, Elisa, U2, amo la musica… Van Gogh, Camilla Laeckberg.

Il dono di natura che vorrei avere.
Gli occhi verdi.

La qualità che preferisco in una donna…
La solidarietà nei confronti delle altre donne.

…e in un uomo.
La solidità. Deve esserci e sostenermi quando ne ho bisogno.

Dico bugie solo…
Per proteggere le persone a cui voglio bene.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Insieme alla mia famiglia, magari in viaggio per una bella vacanza.

Il colore che preferisco.
Il blu in tutte le sue sfumature.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Un paio di giorni fa, con mio figlio che non si staccava dalla play station.

Da bambina sognavo…
Di avere un camper e fare l’infermiera.

Autore: Francesca Morrone

Il vaccino fra le antiche mura del Kurhaus

Saranno nientemeno che le antiche mura del Kurhaus ad accogliere la cittadinanza quando ci sarà la possibilità di vaccinarsi contro il Covid – 19. La settimana scorsa, infatti, il Commissario per la gestione provvisoria del Comune di Merano, Anna Aida Bruzzese, e la direttrice del Comprensorio sanitario di Merano, Irene Pechlaner, hanno effettuato dei sopralluoghi per verificare l’idoneità di alcuni immobili di proprietà del Comune a ospitare il centro vaccinale unico che occorrerà a breve allestire in città.

Il Commissario Bruzzese e la direttrice Pechlaner

Nel corso delle verifiche, alle quali hanno preso parte anche funzionari comunali e dirigenti del Comprensorio sanitario, sono state visitate la Sala civica e la Sala esposizioni presso l’ex Istituto fisioterapico di via Huber nonché – alla presenza anche della presidente dell’Ente gestione Teatro e Kurhaus, Jutta Franziska Telser – l’ala ovest del Kurhaus. 

La scelta è ricaduta proprio su quest’ultimo sito, che è stato ritenuto idoneo a garantire l’attivazione di almeno quattro linee vaccinali nonché, per il suo alto valore simbolico e identitario per l’intera comunità meranese, anche il più indicato a conferire la giusta valenza alla campagna vaccinale che prenderà il via pure nella città del Passirio.

Il Kurhaus, infatti, non è solo un centro di vita culturale, ma è stato già in passato un punto di riferimento per la popolazione locale in periodi di emergenza, ospitando ad esempio, durante la Prima Guerra mondiale, un ospedale da campo e una cucina nella quale venivano preparati pasti per i civili. 

In questo senso – è l’auspicio espresso dalle tre rappresentanti delle istituzioni locali coinvolte nel progetto di allestimento del Centro vaccinale – ci si augura che il Kurhaus, ora al servizio della collettività per contrastare la pandemia in corso, possa presto tornare a ospitare manifestazioni pubbliche.  L’ala ovest del Kurhaus soddisfa ovviamente anche tutti i necessari requisiti pure sotto il profilo tecnico-funzionale: oltreché priva di barriere architettoniche, è infatti dotata di ampi spazi che rendono possibile la predisposizione delle tre distinte aree prescritte dal protocollo vaccinale (accettazione, vaccinazione, osservazione). La presenza di più accessi consente inoltre di gestire l’afflusso e il deflusso del pubblico lungo percorsi separati e nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Con apposita convenzione per l’uso, valevole fino al 31 ottobre prossimo venturo, gli spazi verranno messi a disposizione delle autorità sanitarie preposte.

Da quell’ala nacque il tutto

foto: IDM Alto Adige/Frieder Blickle

Progettato nel 1873 dall’architetto Josef Czerny, il Kurhaus venne inaugurato il 14 novembre 1874 con la luce di oltre 120 lampade a gas. La costruzione comprendeva inizialmente solo l’attuale ala ovest.

Ulteriori modifiche si verificarono nel corso degli anni: nel 1897 fu allestita l’illuminazione elettrica e vennero create nuove sale di lettura. Presto il Kurhaus si rivelò comunque inadatto ad accogliere i sempre più numerosi ospiti, tanto che si decise di sottoporlo ad un radicale rinnovamento, che prevedeva anche l’ampliamento degli spazi disponibili. Il nuovo Kurhaus, espressione di eleganza e modernità, avrebbe dovuto essere costruito in parte al posto della struttura del 1874, in parte occupando nuovi spazi tra il centro storico e il fiume Passirio. Nel 1911 la proposta dell’architetto viennese Friedrich Ohmann venne approvata dalle autorità locali, e l’anno seguente si dette inizio alla costruzione. 

Ohmann, architetto Jugendstil, progettò la rotonda e la grande sala detta Kursaal, dal soffitto decorato da pitture di Rudolf Jettmar, Orazio Gaigher e Alexander Rothaug. Ohmann, in pieno spirito Jugendstil, concepiva la sua creatura come un’opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk), tanto che progettò personalmente anche le decorazioni interne e perfino gli accessori, come l’argenteria in dotazione alla struttura. 

Lo scoppio della prima guerra mondiale impedì l’esecuzione del grandioso progetto nella sua totalità. Il rinnovato complesso di Kurhaus e Kursaal fu quindi inaugurato il 31 dicembre 1914. 

All’interno del Kursaal si tenne, il 23 novembre 1969, lo storico congresso della Südtiroler Volkspartei durante il quale venne approvato, a stretta maggioranza, il cosiddetto pacchetto per l’Alto Adige, storica tappa dell’autonomia altoatesina. 

Tra 1985 e 1989 l’edificio fu sottoposto ad un radicale restauro.

I bolzanini alla guida

Come si comportano i bolzanini nel traffico? Con il comandante dei vigili urbani Sergio Ronchetti diamo un’occhiata ai dati delle contravvenzioni del 2020, mettendo in evidenza i vizi e le virtù che caratterizzando i comportamenti degli abitanti del capoluogo.

// Di Luca Sticcotti

Negli ultimi dodici mesi la mobilità dei bolzanini è stata in parte modificata dalla pandemia. Nei periodi di lockdown più intenso la mole di traffico è diminuita, ma il calo molto significativo dell’uso dei mezzi pubblici ha portato sulla strada molti cittadini che fino a quel momento si erano mossi poco con i veicoli privati, a due come a quattro ruote. Lo stress e l’ansia collegati all’emergenza in qualche misura hanno anche accresciuto nervosismo e alcuni casi disattenzione e maleducazione da parte dei cittadini.


E certo non ha aiutato il sistema viario bolzanino, costantemente al limite da molti anni, come sappiamo.
Abbiamo quindi voluto cogliere l’occasione della pubblicazione dei dati sulle multe prese dai bolzanini nel corso 2020, per identificare assieme al comandante dei vigili urbani Sergio Ronchetti quali sono oggi gli aspetti più significativi della frizione tra le categorie (pedoni, ciclisti, motociclisti, automobilisti e autotrasportatori), cogliendo l’occasione per ribadire quali sono le motivazioni che stanno a monte delle norme più disattese.

Sergio Ronchetti

L’INTERVISTA
Qual è l’attuale situazione?
Statisticamente nel corso dell’ultimo le infrazioni sono un po’ calate, complice anche il Covid che ha modificato i comportamenti per quanto riguarda gli spostamenti. Un dato che risulta evidente e che tutto sommato mi stupisce molto, riguarda la disattenzione con cui i nostri concittadini affrontano i semafori rossi. Nell’ultimo anno abbiamo posizionato cinque telecamere ai semafori ed è sorprendente il numero di persone che passano col rosso, nonostante il fatto che il nostro sistema sia tale da non penalizzare anche i comportamenti non perfettamente regolari, come quello di chi passa con l’arancione (il codice della strada infatti prevederebbe in questo caso la stessa sanzione di chi passa con il rosso). Normalmente non sanzioniamo neppure chi passa e si ferma in mezzo all’incrocio, bloccando il traffico. La sanzione la comminiamo solo a chi passa deliberatamente e in maniera nettissima con il rosso e nel 2020 su 66.233 mila sanzioni ben 12.600 riguardano proprio questo tipo di non osservanza del codice della strada. Voglio precisare: questi sistemi li abbiamo posizionati per una questione di sicurezza, non certo per fare cassa. E la mia vera vittoria sarebbe quella di poter contare su un anno statistico caratterizzato da zero sanzioni. Per poter dire che la nostra prevenzione ha funzionato e i cittadini hanno fatto il loro dovere. Le telecamere le abbiamo posizionate in prossimità dei semafori più a rischio e dobbiamo anche dire che più di un ciclista è stato travolto a causa di chi passava con l’auto con il semaforo rosso. Molti quando ricevono la contravvenzione a casa vengono poi al comando a chiedere spiegazioni, ma poi quando vedono filmati e foto la loro unica reazione è quella di chiedere “dove si paga”. Si tratta di grave disattenzione, in sostanza.

Quali altre contravvenzioni sono particolarmente frequenti?
Il mancato rispetto dal ZTL (zona a traffico limitato) nel centro storico. Sono state ben 11.500, in realtà in calo anche queste rispetto al 2019 ma comunque tante, troppe. Un altro numero molto significativo è quello che riguarda le soste non regolari nei parcheggi a pagamento, rilevate dai nostri collaboratori di Seab, ben 10.800. Semafori rossi, ZTL e parcheggi irregolari costituiscono il grosso delle contravvenzioni, per quanto riguarda il resto personalmente tengo a concentrarmi soprattutto sulle contravvenzioni strettamente legate con il tema della sicurezza stradale, che a mio avviso sono quelle più importanti da segnalare.

Tipo?
L’uso del cellulare alla guida. Tutti sanno che è estremamente pericoloso. L’anno scorso abbiamo elevato 515 contravvenzioni in merito.

Com’è possibile che molti prendano ancora in mano il telefono mentre guidano? Ormai tutte le vetture in pratica sono fornite di viva-voce… E tutti gli smartphone oggi sono in grado di sincronizzarsi in automatico quando si sale sull’auto.
Ci sono persone che non ci pensano minimamente e che sono state fermate mentre avevano il telefono in mano e addirittura stavano scrivendo dei messaggi. Una cosa davvero incredibile. Così come anche i 376 casi rilevati nel 202 di mancato utilizzo delle cinture di sicurezza.

Dovremmo essere utenti della strada più responsabili e consapevoli,
non distraendoci e muovendoci con prudenza rispettando
gli altri

Ecco, in merito forse possiamo fare un po’ di chiarezza. Vanno allacciate anche sui sedili posteriori delle auto?
Abbiamo contestato soprattutto il mancato utilizzo delle cinture alla guida e nell’altra seduta davanti, quindi si tratta di una situazione lampante. Anche se, chiariamo il concetto, la cintura va allacciata anche dietro. Particolarmente inquietante è poi quando ci si accorge, e purtroppo succede, che si sono bambini che saltellano nell’auto senza essere assicurati sugli appositi seggiolini. Gli irresponsabili in questo senso sono pochi ma ci sono ancora, ahimè. Non si rendono conto di quello che fanno e anche loro dovrebbero vedere quei filmati molto istruttivi che dimostrano cosa può succedere in casi di incidente a questi poveri bambini che si è scelto di non legare. La nostra statistica poi parla di ben 534 verbali per superamento dei limiti di velocità…

Anche qui: qual è il limite di velocità in città? 50? 40? 30? A noi risulta evidente che a Bolzano sono in molti che a tutt’oggi e a tratti si muovono a velocità senz’altro superiori. Per quello che sappiamo in città il limite è di 40 kmh ma ci sono vie in cui il limite scende a 30, mentre c’è qualche eccezione con il limite che arriva fino a 50 kmh o 70 kmh solo nelle strade a grande scorrimento nella periferia della città.
Sì. E tenga presente che noi non diamo multe se uno viaggia a 35 invece che a 30 oppure a 45 invece che a 40. Ci sono anche casi eclatanti: mi viene in mente una gentile signora che un mese scendeva da Rencio a 90 all’ora e che ci ha detto candidamente “non me ne ero accorta”. Se percorriamo l’intero Viale Druso a 60 kmh invece che a 40 quanto guadagniamo? 45 secondi? Ci cambia la vita e ne vale veramente la pena?

Un caso specifico: i motocicli e i ciclomotori. Si muovono nel traffico con un tale “disinvoltura” che fa pensare che per loro il codice della strada valga solo… “in parte”.
Sono licenze che si prendono da soli. Si muovono con maggiore agilità sulla sede stradale ma certe volte effettuano delle manovre che non sono accettabili. Se ad esempio in caso di semaforo rosso superano tre auto e poi magari vanno sull’altra corsia piazzandosi davanti effettuano una manovra estremamente pericolosa, che tra l’altro comporta il ritiro della patente. Non mi piace demonizzare una categoria, rispetto alle altre. A Bolzano i motociclisti ce l’hanno con gli automobilisti, gli automobilisti ce l’hanno con i ciclisti, mentre i ciclisti ce l’hanno con i pedoni. In realtà in ogni categoria si notano di più i 10 che si comportano male rispetto ai 90 che invece rispettano le regole. Quando siamo utenti della strada ci portiamo dietro una responsabilità che magari spesso ci dimentichiamo. Dovremmo essere più consapevoli di quello che stiamo facendo e come lo stiamo facendo, senza distrarci e rispettando gli altri con prudenza.

Le norme principali in una rubrica

A partire dal prossimo numero il nostro dialogo con il comandante dei vigili urbani proseguirà man mano, numero per numero, prendendo in considerazione gli articoli del codice della strada che risultano particolarmente oscuri (o antipatici) a tutti coloro che circolano per le strade del capoluogo, siano essi pedoni o conduttori di cicli, motocicli o autoveicoli.
Parleremo delle frecce auto, spiegando come e quando vanno utilizzate correttamente. E torneremo sulla questione degli attraversamenti pedonali, ribadendo quali sono le “regole” d’ingaggio tra pedoni e automobilisti. Non mancheremo di parlare di diritti (e doveri) dei ciclisti e delle norme relative alle piste ciclabili, senza dimenticare i monopattini che da qualche mese sfrecciano per la città, spesso in maniera piutosto anarchica.
Toccheremo dunque soprattutto i principali tasti dolenti del galateo nel traffico, soprattutto mai dimenticando di ribadire il motivo per cui ogni norma è stata inserita nel codice.
Non mancate all’appuntamento!

In foto principale: Via Galilei, uno degli snodi più trafficati del capoluogo

Gli spazi del quartiere, la lasagna e il teatro

Nativo calabrese, Salvatore Cutrì in realtà è cresciuto nel quartiere Don Bosco e, dopo essersi cimentato su diversi palchi italiani, oggi torna a Bolzano portando con sé l’idea di un teatro che scende direttamente in piazza in mezzo alla gente.

Cutrì nasce nel 1992 a Soveria Mannelli (Catanzaro) e all’età di 13 anni si trasferisce con la famiglia a Bolzano, in Piazza Matteotti. Attraverso l’esperienza del Festival Studentesco scopre la passione per il teatro che lo porterà a iscriversi all’Accademia di Recitazione del Teatro Bellini di Napoli. “A Napoli devo tutto, sia in ambito formativo che in ambito umano, è una città fantastica. È una sorta di lasagna, c’è tutto: cultura musicale, teatrale… è uno dei pochi posti in Italia dove c’è ancora il popolo”.

Questo interesse per il popolo, per la moltitudine, rimane per Salvatore un punto di riferimento artistico. Infatti, parallelamente alle collaborazioni con il Teatro Cristallo e la Rai, Cutrì pensa anche a un teatro libero, che si manifesti con irruenza nelle diverse dimensioni della città e dei suoi quartieri, “che vada tra gente, e che parli delle persone”. Sostiene che la sopravvivenza del teatro si giochi proprio nella rottura della quarta parete, quel muro immaginario che divide gli attori dal pubblico: “Il teatro come luogo chiuso non è più sostenibile economicamente e culturalmente, c’è bisogno di riprendersi gli spazi pubblici”. Prima del lockdown Cutrì aveva inaugurato, assieme al drammaturgo Francesco Ferrara, il progetto Reti, tratto dai racconti di attiviste e attivisti di Bozen Solidale che documentano le migrazioni dai Balcani verso l’Europa: “Questo monologo ha l’esigenza di andare in quei posti in cui il teatro non arriva: strade, piazze e centri sociali”. Lo spettacolo ha debuttato sulle strade di Mestre in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato e arriverà presto anche nelle piazze bolzanine. La difficoltà che un attore trova nel portare uno spettacolo in piazza non è tanto il pubblico o la sua sensibilità, ma piuttosto il riconoscimento della ricerca e dello studio che si nasconde nel “dietro le quinte” di una rappresentazione tradizionale. Diventa essenziale ricercare e sperimentare forme di comunicazione adatte ai nuovi scenari che i diversi luoghi pubblici propongono. “Riappropriarsi degli spazi del quartiere deve essere sostenibile anche per l’artista che dovrebbe aver la possibilità di produrre qualcosa di specifico per la piazza con le sue esigenze”. Nonostante il freno imposto dal Covid, Bolzano si sta muovendo lentamente nella direzione di un teatro più vivo e radicato nel territorio. Piazza Matteotti e il parco delle Semirurali sono alcuni esempi di luoghi che sempre di più diventano opportunità per accogliere nuove manifestazioni artistiche. Proprio seguendo questo progressivo movimento, Salvatore è tornato qui, in quella che lui stesso definisce la sua casa adottiva, per cercare di far scorrere il teatro in tutti i canali, in tutti i quartieri della città.

Autrice: Giada Noto – COOLtour