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Mese: Maggio 2025
QuiBolzano – nr11 – 29.05.2025
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“Il Social più antico del mondo”: la nuova stagione del Teatro Stabile
Silvio Orlando, Giuliana De Sio, Toni Servillo, Gabriele Lavia, Valentina Picello, Alessandro Haber, Neri Marcorè, Vinicio Marchioni ed Emma Dante tra i protagonisti della Stagione 2025/2026. Rinnovo abbonamenti fino al 31 maggio. Nuovi abbonamenti dal 3 giugno.
“Il social più antico del mondo” è il titolo delle Stagioni 2025/2026 del Teatro Stabile di Bolzano: uno slogan che evoca la valenza sociale del teatro, un rito collettivo che non ha perso la sua forza vitale nel corso dei secoli e che nel caso di Bolzano e del suo Teatro Stabile continua a rafforzarsi.
La Stagione 2025/2026 al Comunale di Bolzano si compone di 12 appuntamenti con l’eccellenza del teatro. Al pubblico bolzanino lo Stabile offre l’occasione di assistere a un cartellone dal respiro internazionale che avrà per protagonisti Silvio Orlando, Giuliana De Sio, Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Gabriele Lavia, Alessandro Haber, Valentina Picello, Neri Marcorè, Vinicio Marchioni ed Emma Dante.
Le produzioni
Fuoriclasse della scena e grandissimo appassionato di musica classica, Toni Servillo sarà protagonista di “Oedipus Rex”, melologo che unisce le musiche di Igor’ Stravinskij al libretto che Jean Cocteau ha tratto da Sofocle. Lo spettacolo, che verrà presentato in esclusiva al Comunale di Bolzano, nasce dalla coproduzione tra Stabile e Orchestra Haydn di Bolzano e Trento (9-12 ottobre).
Neri Marcorè e il regista e drammaturgo Giorgio Gallione hanno molto frequentato i materiali gaberiani. Il nuovo spettacolo “Gaber – Mi fa male il mondo” – a Bolzano dal 9 al 12 aprile – è un’esplorazione nell’universo creativo, etico e letterario di due grandi autori del teatro e della canzone come Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Dal 20 al 23 novembre Filippo Dini, regista e interprete amatissimo dal pubblico e dalla critica, affronta “Il Gabbiano”, di Anton Čechov. Ad affiancarlo in scena troviamo Giuliana De Sio. Dal 9 al 12 aprile Silvio Orlando interpreta il suo primo Pirandello, vestendo i panni di Ciampa, cuore pulsante di “Il berretto a sonagli. Tutt’ora attuale è “Sabato domenica e lunedì”, la commedia di Eduardo De Filippo che rivivrà in scena dal 15 al 18 gennaio grazie alla regia di Luca De Fusco e all’interpretazione di Teresa Saponangelo.
Gli spettacoli in ospitalità
Gli spettacoli che completano il cartellone rappresentano gli esempi più luminosi di allestimenti teatrali che si confrontano con testi immortali e drammaturgie contemporanee. Dal 4 al 7 dicembre Gabriele Lavia, gigante della scena, dirige e interpreta “Re Lear”, uno dei capolavori della drammaturgia shakespeariana. In scena, in questo allestimento monumentale, Lavia è affiancato da 14 attori e attrici. Un’altra importante rilettura di Shakespeare sarà presentata dall’8 all’11 gennaio. È quella di Antonio Latella, maestro del teatro contemporaneo, che dirige “Riccardo III”. Nel ruolo di Riccardo III troviamo Vinicio Marchioni, in dialogo con un cast calibratissimo di 11 attori/attrici. Con “Volevo essere Marlon Brando” Alessandro Haber torna a Bolzano dall’11 al 14 dicembre per interpretare uno spettacolo in cui ripercorre la sua carriera lunga decenni e una vita fuori dagli schemi. La regia è di Giancarlo Nicoletti.
C’è un filo rosso che parte da Anton Čechov e passa da Tennessee Williams nell’analizzare la società tramite le dinamiche familiari. Con questa prospettiva Leonardo Lidi dirige “La gatta sul tetto che scotta”, affidandosi all’interpretazione di Valentina Picello e di altri/e otto interpreti. Lo spettacolo andrà in scena dal 22 al 25 gennaio. Dal 26 al 29 marzo Emma Dante, artista siciliana conosciuta in tutto il mondo per il suo stile passionale e coinvolgente, presenterà Re Chicchinella, terzo spettacolo tratto dalla meravigliosa raccolta di novelle in lingua napoletana che Giambattista Basile creò nel 1634.
Anche quest’anno, grazie alla consolidata collaborazione con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento, la Stagione si impreziosisce di due appuntamenti con la danza contemporanea internazionale. Dal 27 al 30 novembre Marcos Morau dirige la compagnia di danza AterBalletto sulle musiche di Ennio Morricone nello spettacolo “Notte Morricone”. “The Wall_Dance Tribute” è il titolo della nuova coreografia di Michela Merola, diretta da Manuel Renga sulle musiche del celebre concept album dei Pink Floyd The Wall, presentata dal 5 all’8 marzo.
L’evento speciale
Stefano Massini si confronta con un’epopea americana in “Donald. Vita leggendaria di Donald Trump”. Lo spettacolo verrà presentato come evento speciale sabato 15 novembre alle 19.00 e domenica 16 alle 16.00 nella Sala Grande del Comunale di Bolzano. Agli abbonati è riservato un prezzo speciale (10euro ).
GLI ABBONAMENTI
I prezzi degli abbonamenti rimangono invariati rispetto alle passate stagioni.
I turni degli abbonamenti sono quattro. Turno A: giovedì h. 20.30; TURNO B venerdì h. 19.00; TURNO C sabato h. 19.00; TURNO D domenica h. 16.
RINNOVO ABBONAMENTI
Fino a sabato 31 maggio è possibile confermare l’abbonamento (turno e posto) della passata stagione.
NUOVI ABBONAMENTI
Da martedì 3 giugno al primo spettacolo in stagione (“Oedipus Rex” in scena dal 9 al 12 ottobre ottobre) sarà possibile acquistare i nuovi abbonamenti. La biglietteria del Teatro Comunale di Bolzano è aperta: da martedì a venerdì dalle 14.30 alle 19 e sabato dalle 15.30 alle 19. Infoticket 0471 053800 E-Mail info@ticket.bz.it
www.teatro-bolzano.it
Info: Teatro Stabile di Bolzano 0471 301566. Whatsapp 366 6311044 App TSB www.teatro-bolzano.it
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Invecchiare in casa? Oggi si può!
Da qualche settimana le famiglie altoatesine possono contare su un nuovo servizio volto a sostenere gli anziani attraverso visite domiciliari svolte da infermieri qualificati che monitorano la loro salute. Si tratta di un’iniziativa della nuova azienda bolzanina Sanevo, proposta con il supporto di Croce Bianca. Vediamo insieme come funziona.
Sono tantissime le famiglie altoatesine che si trovano presto o tardi davanti ad un dilemma: qual è la migliore soluzione per prendersi cura dei loro anziani? è meglio privilegiare il percorso che porta al trasferimento in una casa di riposo oppure trovare un modo per garantire al congiunto una maggiore assistenza sanitaria presso il suo domicilio?
Tutti gli studi e le ricerche oramai da anni propendono per la seconda soluzione, se praticabile. A livello internazionale è stato addirittura coniato un concetto specifico in lingua inglese: “aging in place”, ovvero invecchiare sul posto.
Il problema che nasce però è come fare a garantire a domicilio questa necessaria assistenza. Per rispondere a questa specifica domanda qualche anno orsono a Bolzano è nata una startup, ovvero un’azienda innovativa, sulla spinta di quattro giovani imprenditori. Da Raffaele Fusaro, uno di loro, ci facciamo spiegare com’è nata l’azienda e come funzionano i suoi servizi.
L’INTERVISTA
Sanevo quand’è nata?
Siamo partiti nel 2022. Insieme a me i soci fondatori sono Federico Bortolotti, Davide Ioris e Mark Gutzmer. La nostra idea era quella di portare innovazione in questo settore e siamo partiti consegnando gratuitamente a domicilio prodotti sanitari per l’igiene personale e l’incontinenza. Così abbiamo avuto modo di avvicinarci al mondo degli anziani e delle esigenze loro e delle loro famiglie.
Ben presto abbiamo trovato un investitore nella figura di un medico, un ex primario, che ci ha dato un po’ di capitale per partire. Subito ci siamo mossi per riuscire a fornire più servizi possibili a domicilio. In seguito abbiamo iniziato a confrontarci con Croce Bianca per avviare quello che oggi è diventato il progetto Vivacare.
Croce Bianca ha creduto nell’interlocuzione con noi, vedendo che c’erano delle potenzialità. In futuro il settore della terza età sarà orientato sempre di più verso l’assistenza domiciliare, per ovviare al sovraccarico delle strutture sanitarie.
Cosa offre al momento il servizio Vivacare organizzato insieme a Croce Bianca?
Si tratta di un pacchetto di servizi con incluse visite infermieristiche domiciliari effettuate una volta alla settimana da infermieri qualificati che si spostano a bordo di biciclette elettriche.
Gli interventi infermieristici e la gestione del servizio sono supportati da una piattaforma digitale all’avanguardia che permette la digitalizzazione delle visite e degli esami, come ad esempio prelievi del sangue, misurazione di pressione, glicemia e saturazione.
Il costo mensile del pacchetto è di 399 euro e la spesa può essere sostenuto attraverso l’assegno di cura e detratto nella dichiarazione dei redditi.
Per il futuro la nostra idea è quella di ampliare sempre più i servizi. In prospettiva c’è infatti l’intenzione di portare a domicilio anche fisioterapie, visite di medici specialistici, e molto altro.
Quali sono in sintesi i benefici del pacchetto di servizi che offrite?
Il pacchetto ‘Vivacare’ consente alle persone assistite di continuare a vivere serenamente a casa propria, anche se non sono più in grado di gestire tutto da sole a causa di difficoltà fisiche o psicologiche. Il servizio offerto consente di monitorare costantemente lo stato di salute dell’anziano, con una gestione preventiva e reattiva che assicuri continuità delle cure e interventi tempestivi.
Ad ogni assistito viene assegnata un’infermiera di riferimento, reperibile anche telefonicamente in caso di necessità. Sarà sempre la stessa professionista a seguirlo lungo l’intero percorso di cura, garantendo continuità e un rapporto di fiducia.
Vengono inoltre sviluppati programmi di assistenza personalizzati, pensati per rispondere in modo mirato alle esigenze specifiche di ciascun paziente.Inoltre, i familiari potranno contattarci in qualsiasi momento e ricevere aggiornamenti puntuali sulla situazione del proprio caro.
Tutti i protocolli delle visite possono essere inviati digitalmente al medico di base, assicurando così una comunicazione costante ed efficace tra i diversi professionisti coinvolti nella cura.
Per i familiari, il pacchetto Vivacare rappresenta una preziosa risorsa: solleva dalle incombenze quotidiane, permettendo di concentrarsi su ciò che davvero conta nel rapporto con i propri cari, momenti di qualità e ricordi da custodire. Sapere che i propri familiari sono seguiti con competenza e attenzione diventa una fonte di serenità e rassicurazione.
Qual è il ruolo di Croce Bianca nel servizio che offrite?
Grazie all’esperienza maturata negli anni nel territorio offrendo i propri servizi, Croce Bianca ci ha aiutati a capire come muoverci e comprendere le reali esigenze dei pazienti. I nostri servizi e quelli di Croce Bianca si integrano perché ci rivolgiamo ai medesimi assistiti.
Com’è nata l’idea di Sanevo?
L’idea ci è nata sulla scia di esperienze personali in famiglia, nello specifico abbiamo vissuto le difficoltà che i nostri genitori hanno dovuto affrontare per gestire i nostri nonni.
Ci siamo resi conto della mancanza di servizi assistenziali e per l’anziano sul territorio e siamo partiti nello sviluppo di un modello assistenziale innovativo.
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5 Referendum su temi importanti
L’8 e il 9 giugno 2025, anche i cittadini dell’Alto Adige saranno chiamati a esprimersi su cinque referendum abrogativi riguardanti temi di lavoro e cittadinanza. Quattro quesiti, promossi dalla CGIL e da altre associazioni, mirano a modificare norme sul lavoro; il quinto, sostenuto da Più Europa e altri partiti, riguarda la cittadinanza. Ecco di seguito in sintesi i quesiti. Ricordiamo che per sostenere l’abrogazione dei corrispondenti articoli di legge occorre votare sì.
1. Reintegro per licenziamento illegittimo. Si propone di abrogare le disposizioni del Jobs Act che limitano il reintegro nel posto di lavoro per i dipendenti licenziati senza giusta causa, prevedendo solo un’indennità economica. L’obiettivo è ripristinare la possibilità di reintegro per rafforzare le tutele dei lavoratori.
2. Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese. Il quesito mira a eliminare il tetto massimo all’indennizzo per i lavoratori di piccole imprese licenziati illegittimamente, consentendo al giudice di determinare l’entità del risarcimento in base al caso specifico.
3. Contratti a termine. Si propone di abrogare le norme che facilitano l’uso dei contratti a termine, con l’intento di contrastare la precarizzazione del lavoro e promuovere contratti più stabili e duraturi.
4. Responsabilità solidale negli appalti. Il quesito riguarda l’abrogazione di norme che limitano la responsabilità solidale delle aziende committenti in caso di infortuni o malattie professionali dei lavoratori in appalto, rafforzando così le tutele per questi ultimi.
5. Cittadinanza italiana. Si propone di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto ai cittadini extracomunitari per ottenere la cittadinanza italiana, favorendo n questo modo l’inclusione e il riconoscimento dei diritti per chi vive stabilmente nel Paese.
Ricordiamo che per la validità dei referendum è necessario il raggiungimento del quorum, ovvero la partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto. Oggi come oggi, con la crisi della partecipazione, si tratta di una sfida non da poco, anche perché diversi partiti della maggioranza di governo hanno invitato i cittadini ad astenersi.
Io invece personalmente ritengo che queste consultazioni rappresentino un’importante occasione per i cittadini di esprimersi su temi fondamentali per il mondo del lavoro e la società italiana.
Autore: Luca Sticcotti
Simboli e diavoli. Alto Adige, nevrosi da confine
Secondo la Costituzione (art. 12), “la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”. È dunque la bandiera “della Repubblica”. Non il feticcio identitario dei “meranesi di lingua italiana”. La Repubblica è una casa comune e tutela le differenze linguistiche.
“Simbolo” è una parola interessante. Deriva dal greco antico “symballo” che significa “mettere insieme, far coincidere”. È qualcosa che unisce, che dà la possibilità di identificare l’altro come un amico. Quasi all’opposto c’è la parola “diavolo” (“diabolos”) che significa propriamente “calunniatore” e deriva dal greco “diaballo”, ovvero “gettare attraverso, calunniare”, in senso lato: separare. C’è una terza parola, “dialogo”, che è simile alla seconda, ma solo in apparenza.
Premetto che, da meranese, ringrazio Dario Dal Medico per il lavoro svolto in questi anni a servizio della città e sono fiducioso che Katharina Zeller saprà fare del suo meglio per confermare a Merano il ruolo di una città inclusiva ed europea. Credo che entrambi siano rimasti vittima di dinamiche che li precedono (“nevrosi da confine”, la definì Piero Agostini) e che si siano trovati a dover gestire loro malgrado una situazione non voluta e non prevista.
Torniamo al tricolore. L’equivoco di fondo è pensare che sia il simbolo di una “nazione”. La Costituzione, nonostante l’età, è più avanti di tutti noi e ci corregge ricordando che essa è “la bandiera della Repubblica”. Di quella Repubblica che tutela le minoranze linguistiche (art. 6). Se identifichiamo il tricolore (ma vale anche per il bicolore provinciale) con un gruppo linguistico, allora non è più un simbolo. Anziché unire, divide. Diventa strumento “del diavolo”.
Si dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Nel nostro caso la pentola è l’Autonomia (a livello più ampio, la Repubblica). C’è, è bella, è efficace. Ma non è detto che abbia il coperchio. Il coperchio è il rispetto per tutte le sue componenti, la partecipazione reale, la reciproca conoscenza, una buona comunicazione. Insomma, il “dialogo”, dal greco “dia” e “logos”. “Logos” vuol dire parola, ragione, senso. “Dia” significa “in mezzo a”. In altri termini: la ragione – in Alto Adige – non è solo mia né solo tua, ma un percorso comune. Diavolo permettendo.
Autore: Paolo Bill Valente
Le colonie romane nella Bassa Atesina
Nel 212 d.C., con una lungimiranza rara ai nostri giorni, l’imperatore Caracalla (il cui nome completo era Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto) promulgò la Constitutio Antoniniana, un editto rivoluzionario che estese la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’Impero, ad eccezione dei cosiddetti peregrini dediticii (stranieri sottomessi senza patti). Fu un evento epocale: si stima che tra i 20 e i 30 milioni di individui su una popolazione totale di circa 60 milioni ottennero i diritti (e i doveri) del civis romanus, primo tra tutti il pagamento delle tasse.
L’editto coinvolse tutti i territori provinciali, dalla Spagna alla Siria, dall’Irlanda alla Mesopotamia, ma ebbe un impatto meno marcato in aree già romanizzate da tempo, come per esempio la Val d’Adige, un tempo dominio ribelle dei Reti.
Secondo quanto riferisce il geografo contemporaneo Strabone, già nel I secolo d.C., a seguito della conquista del 15 a.C. da parte dei generali Tiberio e Druso, il territorio era stato per così dire pacificato (“Tiberio e Druso condussero via la più gran parte della gioventù e la più robusta”), le vie regolamentate e gli odiati predoni, che non perdevano occasione per assaltare e derubare i viandanti sempre più numerosi diretti verso le province d’Oltralpe, definitivamente allontanati. In questa cornice si inserisce la deduzione della colonia romana anche nella Val d’Adige, che comportava l’insediamento di cittadini romani con il conferimento della cittadinanza e di terre.
Questo sistema, utilizzato fin dall’epoca repubblicana, prevedeva inizialmente l’attribuzione collettiva dei fondi, di solito due iugeri a testa. Successivamente si passò alla assegnazione viritana, che distribuiva ager publicus a singoli cittadini, spesso veterani, senza fondare una nuova colonia ma con pari effetto romanizzante. La terra non distribuita rimaneva proprietà dell’imperatore.
Le colonie di diritto romano comprendevano almeno 300 coloni e occupavano terre confiscate alle popolazioni sconfitte. I coloni erano obbligati al servizio militare e mantenevano la cittadinanza romana. Tali insediamenti avevano anche lo scopo di controllare i confini (nasce con i Romani la vocazione di “sentinella” territoriale del Trentino-Alto Adige) con il tempo acquisivano lo status di municipium.
Nel nostro caso, la fondazione del Municipium Tridentinum (corrispondente non solo alla città di Trento ma alla successiva diocesi di Trento) testimonia questa dinamica. È ormai ampiamente accettato che la Bassa Atesina, almeno fino a Bolzano e probabilmente fino alla Val Venosta, fosse parte integrante di questo municipio, e quindi oggetto di intensi insediamenti romani.
Quali sono le prove di ciò? Innanzitutto, la straordinaria quantità di toponimi prediali in -anum (dal nome del possessore latino), che compaiono dal Roveretano alla Val di Fiemme e in Val d’Adige. Tra i più noti: Andriano, Foiana, Albiano, Barbiano, Cornaiano, Appiano, Grissiano, Sirmiano, Torlano, Vezzano e il discusso Lavesanum, che alcuni autori identificano con l’odierna Laives – forse da un originario Lavises, trasformato poi in in una delle numerose varianti gotico-longobarde-bavare che sfociarono nel moderno Leifers.
Sappiamo, inoltre, grazie a un’iscrizione di Caio Valerio Mariano, che la colonia atesina fu denominata Papiria, dal nome della gens Papiria, una nobile famiglia romana a cui era stata affidata l’assegnazione delle terre (ager Papirius).
Curiosamente, nella zona tra la piana Rotaliana e Bolzano non si registrano prediali – ad eccezione dell’area attorno a Egna-Ora (con Casignano, Mazzano e Pinzano) – probabilmente perché all’epoca la Val d’Adige era in gran parte paludosa e inadatta alla colonizzazione agricola.
Infine, la funzione principale di questi insediamenti atesini era garantire il controllo della via Claudia Augusta, arteria militare e commerciale essenziale tra l’Italia e le province germaniche. Lungo questa via si insediarono coloni, agricoltori, artigiani, veterani e famiglie romane, contribuendo alla completa romanizzazione della regione.
Autore: Reinhard Christanell
Franz Tappeiner, fra medicina e antropologia
Franz Tappeiner (Lasa, 7 gennaio 1816 – Merano, 20 agosto 1902) è un nome assai conosciuto a tutti i meranesi che ogni giorno godono il fascino della passeggiate che portano il suo nome, che furono un suo dono alla città, rendendola davvero unica. Ma forse solo pochi si sono soffermati a comprendere chi questo benefattore fosse, come visse, di cosa si interessò e per quali altri aspetti divenne famoso.
Franz Tappeiner era infatti un medico, un botanico e un antropologo. Era nato a Lasa in una famiglia di contadini che gli permisero però di studiare. Egli scelse medicina e frequentò l’ateneo di Padova e poi quello di Vienna. Dopo gli studi si affrettò a rientrare in patria e nel 1843 inizio a esercitare la professione a Lasa. La sua bravura si riseppe presto in tutto il territorio e furono numerosi i pazienti che raggiunsero il paesino venostano per farsi visitare da lui. Così tre anni dopo aprì il suo studio medico anche a Merano. L’alto numero di pazienti affetti da tubercolosi lo indussero ad iniziare una serie di studi e sperimentazioni sulla tubercolosi, la malattia di cui soffrivano la maggior parte dei pazienti provenienti da altre zone d’Europa e che a partire dal 1836 avevano preso a frequentare la località di Merano che aveva appena intrapreso il suo cammino per diventare una città di cura a livello internazionale. Fin dal 1877 fu in grado di dimostrare che la malattia era contagiosa e che sarebbe stato necessario dividere le persone sane da quelle malate ed evitare il più possibile il propagarsi ulteriore della malattia. Merano stessa dovette iniziare a strutturarsi in questo senso dividendo gli hotel dai sanatori per tubercolotico, separando le zone per l’ascolto dei concerti, separando passeggiate, parchi e giardini. Sperimentò anche tutta una serie di cure che potessero lenire le sofferenze di questo tipo di pazienti. Ma il campo di interesse non si limitava alla medicina, o alla botanica per la quale egli riuscì a selezionare e classificare ben 6.000 piante, l’antropologia e l’etnografici lo aveva catturato. Era soprattutto la frenologia ad affascinarlo. La frenologia, ossia lo studio della mente era una tipica scienza ottocentesca oggi messa in discussione dalla comunità scientifica. Ideata e promossa dal medico tedesco Franz Joseph Gall (1758-1828), si reputava che le funzioni psichiche sarebbero dipese da alcune regioni del cervello, tanto che valutando le particolarità morfologiche del cranio di una persona, come linee, depressioni e bozze, si potesse giungere a determinare qualità o problematiche psichiche dell’individuo studiato. La frenologia conobbe un grosso sviluppo, tanto che nacquero varie società frenologiche sparse per l’Europa e negli Stati Uniti. In Italia il più noto fautore di questa teoria fu Luigi Ferrarese. Utilizzando la frenologia, cercò di dimostrare l’unità etnica del Tirolo al di là delle differenze linguistiche. A tal fine creò una raccolta di crani umani che oggi è conservata al Naturhistorisches Museum di Vienna. Convinto sostenitore di Merano come città di cura, nel 1893 pagò di tasca propria la costruzione del primo tratto della passeggiata che in seguito avrebbe portato il suo nome: la passeggiata Tappeiner. Ai 22.000 fiorini donati allora alla città di Merano ne aggiunse tre anni dopo altri 5000, a condizione che venissero utilizzati per completare la passeggiata. Morì il 20 agosto 1902 nella sua residenza di castel Reichenbach a Maia Alta. Oltre alla passeggiata, a Merano sono stati intitolati a Tappeiner l’ospedale cittadino, un ponte pedonale sul torrente Passirio e una scuola elementare.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Una Coach per tutti
Qui Intervista a Verena Mengin che è coach, mediatrice e consulente strategica (sistemica). Ama le sfide e si appassiona nel cercare soluzioni, sentendosi nel suo elemento quando può accompagnare persone e organizzazioni nel loro percorso di crescita.
La cosa di me che mi piace di più.
Il fatto che affronto le situazioni che mi si presentano.
Il mio principale difetto.
A volte sono un po’ pignola.
Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Un viaggio in Cina… ma non è un capriccio.
Il mio momento più felice.
La nascita dei miei figli.
La mia occupazione preferita.
Realizzare idee e sogni, insieme a chi pensa e sogna con me.
Il luogo dove vorrei vivere.
Su un’isoletta, almeno per un po’.
Il mio piatto preferito.
Tortelli alla zucca.
Non sopporto…
I calunniatori e i vigliacchi.
Per un giorno vorresti essere…
Un’astronauta, per vedere quanto è piccolo il mondo.
Nel mio frigorifero non manca…
Un barattolo di rafano.
Se fossi un animale sarei…
Un topolino.
Sono stata orgogliosa di me stessa…
Quando finalmente le lasagne mi sono venute bene.
Dove mi vedo fra dieci anni.
Con le persone giuste a fare le cose giuste.
L’ultima volta che ho perso la calma.
Quando ho perso gli occhiali poco prima di prendere un aereo per Francoforte (poi li ho ritrovati).
Tre aggettivi per definirmi.
Curiosa, schiva, tenace.
La prima cosa che faccio al mattino.
Un buon caffè, anzi due.
Il superpotere che vorrei avere.
Il teletrasporto.
Il mio sogno ricorrente.
Essere con mio padre sulla cima della Marmolada.
La mia occupazione preferita.
Aiutare qualcuno a mettere a frutto i suoi talenti.
Amo il mio lavoro perché…
È una sfida continua che mi fa crescere, incontrare, uscire dalla routine.
L’errore che non rifarei.
Non essere stata in Francia il tempo necessario per imparare il francese.
Il mio motto.
Un passo alla volta.
La mia maggiore paura.
Deludere chi ha riposto in me la sua fiducia.
Il mio primo ricordo.
Le risate nel calore della mia famiglia.
Autore: Marco Valente
Singoli “sugosi” di primavera
Tra un’uscita discografica solida ed una virtuale, il panorama musicale altoatesino continua a sfornare singoli in formato video o comunque in versione piattaforma, qualunque essa sia, segno che i nostri artisti dopo il semi-letargo invernale si sono ridestati nella classica stagione dei risvegli.
Singolo di primavera ma con tutte le caratteristiche da hit solare è la nuova proposta di Kiuppo, alias Angelo Ippati, sassofonista degli Shanti Powa (ma già anche con gli ahimè defunti Skankin’ Drops).
Kiuppo è un artista poliedrico, un po’ musicista, un po’ DJ da sound-system, con la sua nuova proposta intitolata Battito e realizzata in tandem con Moksha Dub, esce un brano che si presta ad essere ballatissimo, oltre a – come da tradizione reggae/ragamuffin – proporre nelle liriche un tema che inneggia all’amore universale, cantato in parte in italiano, in parte nel dialetto del Salento da cui è originario. Il singolo non ha fatto tempo ad uscire, sia in versione classica, che in versione riddim, e Kiuppo è stato travolto dalle richieste di numerosi DJ e artisti Dub che si sono candidati a proporre le loro versioni di Battito.
E a proposito di versioni Dub, è degli stessi giorni l’uscita della versione firmata dal produttore di fama internazionale Gaudì, del più recente singolo degli Shanti Powa, quello intitolato Box e realizzato in collaborazione con Herbert Pixner!
Altra sorpresa degna di nota nel campo dei singoli, ci arriva da Sascha Giacomuzzi, con lo pseudonimo sotto cui si cela da tempo: Beat Noir Deluxe. Artista assai prolifico, negli ultimi mesi Giacomuzzi ha dato alle stampe parecchi singoli, ma quello uscito a fine aprile sembra particolarmente interessante, un po’ per l’estensione del progetto alla cantante Sarita Devi che ne diventa parte integrante. Il singolo uscito con il titolo di Up The 90’s Vol.2 è un evidente omaggio, ben fatto, agli eroi musicali degli anni 90. Particolarmente gradita è la versione cantata dalla sola Sarita del classico dei Nirvana Love Buzz, mentre, su quello che potremmo definire il lato B, i due cantano insieme Baby One More Time di Britney Spears, dando un bell’esempio di come ben si mescolino la voce dark di lui con quella punk di lei.
Trentacinque anni fa vedeva la luce uno degli ultimi vinili dell’epoca pre-digitale, realizzato da artisti della nostra regione. Si trattava di The Stars Are Falling Down dei Chain, un gruppo che con la propria musica destò un certo interesse presso le riviste specializzate in rock indipendente di tutta la penisola.
Buone recensioni e concerti non mancarono per questi epigoni di certa musica che a metà anni ottanta aveva riportato in auge le quotazioni di un pop-rock che affondava le proprie radici in un’epoca distante. Per celebrare l’anniversario, ha fatto capolino su Youtube un brano intitolato Don’t be Denied in cui ritroviamo tutte le piacevoli sonorità che ci avevano colpiti nel vecchio disco. Il brano, inedito, ripesca i classici suoni di quella psichedelia colta e immediata che aveva i suoi profeti in band come gli australiani Church o gli americani Rain Parade. Vige il mistero su chi siano i musicisti coinvolti nell’operazione, ma il risultato è quello che conta.
Non solo singoli però, per concludere questa rubrica ci sembra doveroso segnalare un breve live in video rintracciabile su yotube nel canale dedicato di Tiny Drin (con riferimento alla simile serie americana chiamata Tiny Desk, assai raccomandata), che offre una serie di piccoli concerti realizzati nello spazio Drin di Corso Italia a Bolzano, dove in anni ormai lontani c’erano i Telefoni di Stato. Si tratta di un gioiellino consistente nel concerto della giovanissima Tessa Kai (di cui si attende a breve il primo EP), accompagnata dagli altrettanto giovanissimi Stereophonics, rivelazione ad Art May Sounds lo scorso anno. Il tutto sotto l’attenta supervisione dei leggermente meno giovani ragazzi del collettivo Supermarket Crew.
Autore: Paolo Crazy Carnevale