La nostra ricetta

Per motivi di spazio purtroppo nelle tre edizioni del nostro giornale (Qui Bolzano, Qui Merano e Qui Bassa Atesina) in questo numero non trovate la rubrica Qui Food, dove offriamo le nostre proposte invitandovi a sperimentare primi, pietanze e dolci.
Abbiamo pensato allora di sostituirla, virtualmente ed eccezionalmente, con la descrizione sintetica della “ricetta” che seguiamo, ogni due settimane, per comporre i nostri bisettimanali.
Il primo approccio nei vostri confronti – che è anche sintesi dei contenuti più importanti – è costituito dalla copertina dove normalmente trovano spazio il titolo e la foto della nostra “storia” principale, ovvero il primo articolo di approfondimento, e quindi i richiami ad alcune delle altre notizie più importanti.
Già dalla prima pagina gli articoli giornalistici e quelli legati ai nostri inserzionisti sono chiaramente identificabili attraverso ausili grafici e testuali, mentre sfogliando la rivista naturalmente ci accompagnano anche le grafiche pubblicitarie. In terza pagina trovate invece la Qui Intervista, dove compiliamo una sorta di simpatica carta d’identità di personaggi più o meno noti della nostra realtà locale, e l’Editoriale che state leggendo.
Nel prosieguo del giornale si alternano quindi gli articoli giornalistici che vi possiamo proporre anche grazie ad una folta schiera di collaboratori, di ogni età ed estrazione culturale. A Bolzano ci focalizziamo sui cinque quartieri, a Merano sul capoluogo del Burgraviato e sul circondario, mentre in Bassa Atesina tocchiamo i vari centri della Valle dell’Adige, scendendo da Laives a Salorno.
Gli articoli si alternano con le rubriche tematiche, che possono essere a sfondo storico culturale (Scorci del capoluogo per Bolzano e Te ricordet Laives per la Bassa Atesina), di opinione / commento (Senza Confini). Oppure umoristiche (La Satira, non perdetevi quella di questo numero!).
La seconda parte del giornale è quindi dedicata ai nostri “speciali” tematici che vengono realizzati in collaborazione con gli inserzionisti e dove molto spesso vi forniamo ottimi consigli per le vostre escursioni nel nostro bellissimo territorio.
La terza parte del giornale dà quindi spazio ad altre rubriche come QuiFood appunto, i Libri, le “dritte” per orientarsi nella Città digitale e poi i consigli per il giardinaggio (Balconorto).
Dulcis in fundo: la cultura e lo spettacolo con la rubrica “La scena musicale”, i box con gli spettacoli segnalati e quindi i vostri annunci e le inserzioni immobiliari.
Ogni numero del nostro giornale poi ha una storia a sé, come voi cari e affezionati lettori sapete bene.
Buona fine d’agosto!

Autore: Luca Sticcotti

Messo a tacere per aver avuto il coraggio della verità

Si può conservare la vita (o il proprio ruolo) avendo pagato il prezzo del silenzio oppure morire nella certezza che la propria vita, e la stessa morte, abbiano avuto un senso compiuto. Si può vivere mandando altri a morire o morire per alimentare la vita di tutti. È quanto ha fatto Franz Reinisch, esattamente ottant’anni fa.

Franz Reinisch nacque a Feldkirch (a quel tempo diocesi di Bressanone) e crebbe a Bolzano, Brunico e Innsbruck. A 22 anni entrò nel seminario di Bressanone e fu lì che conobbe la congregazione dei padri Pallottini. Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta a Innsbruck nel 1928, entrò in un convento presso Bamberga.
Nel 1933 Adolph Hitler salì al potere. Reinisch, in quegli anni, fu attivo soprattutto a Schönstatt. Le sue prediche, con le quali denunciava l’inconciliabilità tra cristianesimo e nazionalsocialismo, attirarono presto l’attenzione delle autorità naziste. Il 12 settembre 1940 la Gestapo gli vietò di tenere conferenze e di predicare in tutto il territorio del Reich.
Quando fu richiamato al servizio militare nella Wehrmacht dichiarò subito che non avrebbe prestato il giuramento di obbedienza a Hitler. “Per quanto io verifichi la mia coscienza, non riesco a giungere ad altra conclusione. E contro la mia coscienza non posso e non voglio agire”. “Come cristiano e come austriaco non potrei mai prestare il giuramento di fedeltà a un uomo come Hitler”. Già nel 1939 aveva affermato: “Il giuramento militare sulla bandiera nazionalsocialista, sul Führer, non lo si può prestare. È un atto peccaminoso. In questo modo si darebbe il giuramento a un criminale”.
Il “no” gli costò l’arresto, il carcere a Berlino e il processo, nel luglio 1942, che si concluse con la condanna alla decapitazione, eseguita il 21 agosto nel carcere di Brandenburgo sulla Havel.
Reinisch è una di quelle persone che, come Josef Mayr-Nusser, aveva capito che l’omertà di fronte agli abusi di potere rende complici di chi mortifica l’uomo e la sua dignità. Disse (sapendo, per questo, di dover pagare di persona): “Bisogna che ci siano persone che protestino contro l’abuso dell’autorità; e io mi sento chiamato a questa protesta”.

Autore: Paolo Bill Valente

Il segretario sbadato

È risaputo che in nessun luogo del mondo la pubblica amministrazione goda di buona fama. Viene descritta come lenta, inefficiente, non di rado “kafkiana”. Un’eccezione rappresentò, agli occhi della pubblica opinione, la burocrazia asburgica, ritenuta “di un’efficienza severa ma quasi perfetta”. Sarà. Certo è che nel 1873 scoppiò un scandalo senza precedenti nel paesino asburgico di Laives.
Vi erano coinvolti l’amministrazione e il segretario comunale in prima persona. Era allora Vorsteher ovvero primo cittadino Anton Kurzel, personaggio di primo piano del luogo. L’anno dopo lo sostituì l’oste Josef Ebner. Il municipio, eretto nel 1840, si trovava in via Pietralba, nella casa che dopo il 1930, quando fu inaugurato il comune nuovo, diventò la scuola elementare in lingua italiana. Li accanto si trovava anche la casa del segretario comunale.
Segretario comunale era tale Anton von Anderlan, subentrato nel 1856 a Johann Plunger, di professione chirurgo. Gli incredibili misfatti portati alla luce dagli investigatori sconvolsero padri di famiglia e rappresentanti comunali. La stampa ne parlò diffusamente.
Lo “sbadato” segretario, in carica da un ventennio, fu costretto a dimettersi seduta stante dall’incarico e finì diritto filato davanti alla corte. Il povero sindaco Kurzel non sapeva più cosa fare per rassicurare i suoi concittadini e spergiurava che lui, del grande pasticcio, non ne aveva mai saputo niente.
Il grande pasticcio ce lo descrive nei dettagli il “Tiroler Tagblatt” del 14 dicembre 1874. Una corrispondenza dettagliata dall’aula del tribunale di Bolzano sotto il titolo “Verurteilter Gemeindekassier” (tesoriere comunale condannato).
Il segretario nonché tesoriere comunale Anton von Anderlan doveva rispondere dei reati di malversazione, abuso d’ufficio e altri reati minori. Il funzionario si era dimesso dall’incarico nel giugno dell’anno precedente proprio in seguito al crac delle casse comunali. In particolare emerse dalle indagini che il von Anderlan, nel corso dei 17 anni del suo incarico, non aveva mai tenuto i prescritti libri contabili; non furono trovati né un giornale-cassa con la registrazione di entrate e uscite né tantomeno i registri relativi alle imposte erariali sugli immobili (una sorte di IMU) e alla gestione del consorzio dell’Etschleeg che gestiva le acque pubbliche. Il von Anderlan si era limitato a conservare il denaro incassato in un cassetto e a pagare le occorrenze attingendo allo stesso.
In seguito ai controlli effettuati e al deficit riscontrato, von Anderlan fu accusato di essersi appropriato della somma di 1.804 fiorini austrungarici (Florin = fl). e di aver trattenuto per uso personale un importo di 132 fl. dei complessivi 492 consegnategli dal presidente della Leeg Anton Martinelli e, infine, di aver preteso dai proprietari immobiliari di Laives negli anni dal 1871 al 1873 una tassa erariale superiore a quella effettivamente dovuta, ottenendo un illecito profitto di 44 fl.
Il von Anderlan si difese affermando di aver agito secondo coscienza e di non essersi accorto delle indebite appropriazioni. Attribuiva l’illecita condotta alla sua scarsa preparazione, all’eccessivo carico di lavoro e… all’incompetenza dei vari Vorsteher, nessuno dei quali si era mai interessato alle vicende comunali. I sindaci interpellati ammisero di non aver mai controllato il segretario o il bilancio comunale ma solo… per un eccesso di fiducia nei suoi confronti.
In sostanza, von Anderlan, tenuto conto anche della superficialità dei vari Vorsteher, fu condannato a una pena detentiva abbastanza mite di 8 mesi, che scontò interamente nel carcere di Bolzano.

Autore: Reinhard Christanell

I segni dell’arte di Michael Pacher

Dalla vecchia parrocchiale di Gries si snoda lungo le pendici del Guncina una via che nel tempo mutò nome più volte, nel 1887, 1902, 1907, 1929; dal 1949 è via Michael Pacher. È nome appropriato se si pensa che una delle più pregevoli opere del pittore-scultore Michael Pacher si trova proprio nella vecchia parrocchiale. Circa luogo e data di nascita di Michael Pacher, sarebbe nato tra il 1430 e il 1435 in quel di Brunico. La sua formazione, quattro anni di apprendimento e due anni di peregrinazione, ebbe luogo in Tirolo ma anche altrove, come a Venezia e a Padova. Rientrato a Brunico, ottenne la cittadinanza e il titolo di maestro d’arte; si sposò con una certa Ottilia, da cui ebbe un figlio, Hans, che seguì le orme del padre come artista, e una figlia, Margarete.
La prima opera della quale si conosce la data di inizio, il 1471, è l’altare ligneo a portelle della Vecchia Parrocchiale di Nostra Signora, a Gries di Bolzano. Nel secolo XV si era passati dalle singole sculture agli altari lignei a portelle, di origine tedesca: si costituiva così una sintesi di scultura, pittura e falegnameria, creazione di più artisti-artigiani all’interno della stessa bottega. L’intento era di illustrare ai fedeli la Vita di Maria, la Passione di Cristo, le Storie dei Santi.
Le opere più conosciute di Michel Pacher sono appunto le preziose pale d’altare; tra esse, per quanto concerne la nostra diocesi:
il Polittico di san Lorenzo nella chiesa di san Lorenzo (San Lorenzo di Sebato)
il Polittico dell’Incoronazione di Maria per la Vecchia Parrocchiale di Gries (Bolzano)
il Polittico dei Padri della Chiesa per il Monastero di Novacella (Bressanone)
L’altare di Gries, che Michael Pacher a fine maggio 1471 si era impegnato con i contadini di Gries di erigere, non era la prima di tali opere di Pacher; aveva eseguito già nel 1465 per il parroco di Kaltern-Caldaro un piccolo “Flügelaltar”. Stabilitosi a Salisburgo, Michael Pacher vi morì fra il 7 luglio e il 24 agosto 1498.

Autore: Leone Sticcotti

Costo della vita: ombre e luci

Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica. L’attuale incertezza economica viene misurata in questi giorni da istituti di ricerca e associazioni dei consumatori. In provincia di Bolzano oltre alle ombre ci sono anche alcune luci, per fortuna. Tra tutte soprattutto quella del turismo, che ha ripreso alla grande. Ma in Alto Adige naturalmente non tutti vivono di turismo e ci sono ampie fasce di popolazione che fanno fatica ad affrontare le normali spese annuali. Da qui deriva il calo significativo – per fortuna la momento non drammatico – dell’indice di fiducia dei consumatori.

INCERTEZZA CRESCENTE

I dati parlano chiaro: la fiducia dei consumatori altoatesini è in forte calo e cresce la preoccupazione non solo per la propria situazione finanziaria, ma anche per quella dell’economia altoatesina in generale.
è quanto rilevato dall’IRE- Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, nel suo rapporto periodico. L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di 700 famiglie altoatesine, a cui è stato chiesto di esprimere la propria fiducia riguardo all’evoluzione della situazione economica familiare, quindi alla previsione di acquisto di beni durevoli nei prossimi 12 mesi e riguardo all’andamento dell’economia in generale.
Le risposte delle famiglie hanno fatto registrare, nel mese di luglio, un indice che si è attestato a -16,8 punti, in calo di 6,6 punti rispetto alla precedente rilevazione di aprile.
Secondo l’analisi, a deprimere il clima di fiducia sarebbe la preoccupazione per il conflitto in corso tra Russia e Ucraina, e quindi l’inarrestabile corsa dei prezzi dell’energia, che si traduce in un aumento dei prezzi di molti beni di consumo – chiunque faccia spesa al supermercato sa benissimo di cosa stiamo parlando.
“Il punto è che questo clima di sfiducia avrà delle inevitabili ricadute sui consumi; guardando all’autunno, questo andrà a tradursi in un indebolimento della domanda” ci ha detto Luciano Partacini, direttore dell’Ufficio Informazioni Economiche dell’IRE.
A proposito di consumi e potere d’acquisto, la posizione del Presidente della Camera di commercio, Michl Ebner è chiara: “Uno dei compiti principali del nuovo Governo sarà quello di garantire continuità alle misure di contrasto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Occorre inoltre proseguire il percorso di riduzione del cuneo fiscale, in modo da sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.”
Ma in questa situazione poco rosea, non tutto è negativo, perché sull’andamento del lavoro gli altoatesini rimangono positivi. “Gli effetti dell’inflazione hanno una ricaduta immediata sul potere d’acquisto e quindi sono avvertiti immediatamente da chi ha redditi più bassi, come ad esempio i pensionati. Per quanto riguarda la disoccupazione, invece non ci sono invece segnali di peggioramento sul mercato del lavoro; in Alto Adige il livello di attività ha tenuto bene” continua Partacini.
Infine, è importante ricordare che l’indagine dell’IRE segue un metodo standard e ricalca quella condotta dall’Eurostat, in modo da garantire la comparabilità dei risultati a livello internazionale. In questo senso, dal paragone con l’indice dell’Unione Europea, è emerso che l’indice di fiducia altoatesino rimane comunque migliore. In particolare, un deciso peggioramento della fiducia dei consumatori e delle consumatrici si è osservato nella vicina Austria, con il relativo indice sceso negli ultimi tre mesi di ben 13,1 punti e attualmente pari a -34,1 punti.

IL LAVORO C’E’, MA… NON BASTA

Il bilancio in chiaroscuro finora evidenziato si riverbera anche nel “Barometro” sull’economia dell’Istituto per la Promozione dei Lavoratori, l’ente di diritto pubblico cogestito da sindacati e organizzazioni sociali dell’Alto Adige, in cui è presente anche l’amministrazione provinciale. L’IPL parla esplicitamente di “una medaglia a due facce”, osservando che c’è lavoro ma si fatica ad arrivare a fine mese.
Per l’Istituto per la Promozione dei Lavoratori i dati dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, riferiti ai 3 mesi compresi tra aprile e giugno 2022, sono inequivocabili: nel secondo trimestre del 2022 l’occupazione si presenta in confortante ripresa non solo rispetto a 12 mesi prima (+5,7%), ma anche se rapportata al 2° trimestre del 2019, ovvero al periodo pre-pandemia (+3,3%).
Si tratta di dati che trovano conferma nel clima di fiducia che emerge dal focus settoriale del Barometro IPL, ma con un rovescio della medaglia: “Dai nostri indicatori risulta che in tutti i settori economici si guarda con ottimismo al mercato del lavoro e alle possibilità occupazionali”, spiega il Direttore IPL, Stefan Perini, che però aggiunge: “Ma è altrettanto tangibile fra i lavoratori la preoccupazione, sia attuale che in prospettiva, di faticare a far quadrare i conti a fine mese, facendo fronte col proprio stipendio al carovita e a tutte le spese maggiorate e/o impreviste”.

TURISMO A GONFIE VELE, FINORA…

Anche in questo caso i dati sono quelli dell’IRE. Stando all’istituto di ricerca della Camera di Commercio nel 2022 la ripresa dei flussi turistici verso l’Alto Adige si è progressivamente rafforzata, tanto che da aprile le presenze sono risultate addirittura superiori ai livelli pre-pandemia del 2019.
Insomma: il ritorno degli ospiti in inverno, dopo la cancellazione della stagione sciistica 2020/21, ha riportato la fiducia nel settore turistico. Il fatturato è in aumento, in particolare quello conseguito con la clientela straniera, e le previsioni delle imprese sulla redditività nell’anno in corso appaiono decisamente più ottimistiche rispetto a quelle formulate in occasione della precedente rilevazione congiunturale di febbraio. Attualmente, oltre quattro esercenti su cinque confidano in un risultato d’esercizio almeno soddisfacente.
Considerando le singole branche del settore turistico, il maggiore ottimismo si riscontra nella ristorazione, dove le aspettative di redditività sono positive per quasi nove imprese su dieci. Si assiste a un ritorno della fiducia anche tra i gestori di bar e caffè, che tra l’altro dichiarano di voler aumentare gli investimenti. Infine, le attese sono generalmente positive anche nel comparto ricettivo, sebbene molti albergatori e albergatrici siano preoccupati del peggioramento della situazione competitiva. Ciò è dovuto da un lato all’incremento dei prezzi necessario a fronteggiare i maggiori costi, dall’altro alla maggiore concorrenza delle destinazioni estere in seguito al miglioramento della situazione pandemica.

MA I PREZZI DELL’ENERGIA PREOCCUPANO ANCORA

La grande incognita, in prospettiva dell’inverno, è quella dei prezzi di gas, energia elettrica e benzina.
In questo caso è il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano a prendere la parola, osservando che a fronte di una stima della spesa annua per il mercato tutelato per il trimestre in corso (luglio-settembre) più bassa del 16,6% per l’energia e del 19,5% per il gas, le previsioni degli esperti per l’autunno non sono di buon auspicio prevedendo all’orizzonte un nuovo e significativo aumento dei prezzi.
A fine luglio il CTCU ha effettuato un nuovo confronto delle tariffe dell’energia elettrica e del gas di fornitori locali e nazionali.
Per una famiglia residente a Bolzano che decide di passare dal fornitore più caro a quello più economico, il confronto mostra un potenziale di risparmio di circa 740 euro (480 euro dal secondo più caro a quello più economico) per l’energia elettrica, per un consumo annuale di 2.700 kWh e 3 kW di potenza, e di 1.930 euro (510 euro dal secondo più caro a quello più economico) per il gas, per un consumo annuale di 1.400 Smc.
Dal confronto è possibile evincere – dice il CTCU – che esiste un potenziale di risparmio sul mercato libero. Tuttavia, è consigliabile procedere con cautela ad un eventuale cambio di fornitore, poiché sul mercato vi è un numero a dir poco elevato di offerte e fornitori (ad. es. sono più di 700 i fornitori sul mercato elettrico!). In particolare, sono assolutamente sconsigliate le offerte proposte al telefono.
Inoltre è stato possibile constatare che alcuni fornitori (soprattutto di gas) offrono sul mercato un gran numero di tariffe, per di più aventi tutte una denominazione simile: quindi, può capitare che un’offerta economicamente vantaggiosa abbia un nome simile ad un’altra che invece è molto costosa. E quindi la scelta sbagliata è dietro l’angolo.
Occorre poi prestare grande attenzione, soprattutto, alle modifiche unilaterali dei contratti che di frequente giungono a casa dei consumatori-utenti e spesso sono di difficile lettura.

Autori: Caterina Longo e Luca Sticcotti

Bello, di nome e di fatto: il nuovo disco di Herbert Pixner

Schïan! è la trascrizione della pronuncia in dialetto sudtirolese della parola tedesca schön, che vuol poi dire bello. E bello, è quello che si sono detti Herbert Pixner e i suoi compari (Manuel Randi, Heidi Pixner e Werner Unterlercher) dopo aver ascoltato il risultato delle registrazioni che hanno dato luogo a questo tredicesimo disco del gruppo, nato come Trio ed evolutosi in Projekt quando una decina di anni fa ne è entrato a far parte Randi.

Negli anni la proposta musicale del fisarmonicista Herbert Pixner si è molto evoluta, osando, battendo nuovi territori, dando sempre maggior spazio alla chitarra elettrica solidamente impiantata su una base acustica in cui non c’è mai una virgola fuori posto. Il disco di studio precedente (Lost Elysion) aveva visto una netta virata verso un sound a tratti sperimentale, quasi psichedelico. Schïan! non è da meno, è più incentrato sul formato canzone (anche se trattandosi di brani strumentali il termine è inesatto) mentre il predecessore era un concept basato su composizioni più d’ampio respiro. Ed è coraggioso perché non vi è nessun richiamo preciso alla musica popolare della nostra regione o dell’arco alpino germanofono da cui Pixner ha cominciato a costruire la propria fortuna artistica.
“Il nostro pubblico – ci racconta il fisarmonicista – si è abituato a questo nostro spaziare e sperimentare, mescolando le carte. Anzi, dirò di più, chi ci segue sembra apprezzare parecchio, la gente non viene ai nostri concerti per ascoltare sempre la stessa cosa, abbiamo un pubblico davvero aperto alle novità. Per questo Schïan! riprende il fatto di usare molto la chitarra elettrica, ma in modo differente, e in alcuni brani abbiamo voluto provare a vedere come si sarebbe inserito un pianoforte a coda nella nostra musica, per questo abbiamo coinvolto Alex Trebo e il risultato ora è alla portata delle orecchie di tutti, nel disco. Lo avevamo ospitato nel tour dell’anno scorso, quando Alex si è unito a noi per alcuni concerti, ma il disco rende particolarmente onore al suo lavoro e per il 2024 (tanto per dare l’idea degli impegni a lunga scadenza di questi artisti, n.d.r) speriamo di fare un tour come quintetto”.
Il risultato è davvero eccellente, Schïan! mette sul piatto suoni suggestivi, si fa ascoltare dall’inizio alla fine stupendo, passando da brani introspettivi, come il preludio iniziale, al tango di Tango n° 5, passando per il blues di Lörget Blues (che cita John Lee Hooker e gli ZZ Top), fino alla musica gitana e al calypso finale di Schallalalala, con coro di bambini e cla batteria di Mario Punzi.
Unterlercher è sempre ottimo, sia col contrabbasso che col basso elettrico, Pixner passa dalla fisarmonica all’organetto diatonico, ai fiati, a seconda della bisogna e l’interplay tra la Stratocaster di Randi (che si esibisce anche con chitarra manouche e flamenco nonché nella splendida Poppy al mandolino) e l’arpa di Heidi Pixner ha un che di magico.
“Quando abbiamo cominciato come trio – spiega Pixner – l’arpa aveva un ruolo prevalentemente percussivo; con le nuove composizioni Hedi è molto più libera di fare dei suoni più aperti rispetto ai valzer e alle composizioni gipsy”.
Lo scorso 28 luglio il gruppo si è imbarcato in un lunghissimo tour che terminerà a Vienna il 27 novembre, con molte date sold out, tre sole in regione (28/9 a Plan de Corones, 26 e 27/10 al Kursaal di Merano), segno che dopo la pausa imposta dal Covid 19 Pixner e soci hanno ripreso a girare alla grande, con un bel calendario concertistico anche per l’anno venturo.
“Gli ultimi due anni e mezzo – prosegue Herbert – hanno visto bloccarsi tutto, abbiamo dovuto annullare interi tour, nel 2021 qualcosa abbiamo fatto, ma è stato un tour sotto continua pressione, spostarsi da uno stato all’altro, da una città all’altra vuol dire incontrare ogni volta un differente tipo di provvedimenti in materia pandemica. Il fatto che ci fosse l’incognita virus a condizionarci ci ha portato via molta energia, bastava solo un bambino di ritorno dall’asilo positivo per dover annullare una data e stare fermi dieci giorni. Non è stato proprio un bel tour quello, per questo quest’anno ci siamo buttati a capofitto nel nuovo progetto, per la gioia di essere di nuovo insieme sul palco, senza pressioni, per poter incontrare di nuovo il nostro pubblico. Per questo ho voluto chiudere il disco con Sciallalalala, un brano festoso, gioioso, con ritmi caraibici; ad un certo punto del brano sembra di aprire una porta e trovarsi ad una festa, tutto il disco è un invito ad aprire quella porta e ad uscire”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Il confine invisibile dell’Unterland

Quando ci spostiamo da un luogo all’altro, notiamo le difformità della lingua parlata. Mutano i vocaboli, cambia la pronuncia. Ciò nonostante, ci troviamo in un contesto linguistico unico, ben riconoscibile. Diverso il caso dei luoghi che fungono da confine linguistico, in tedesco “Sprachgrenze”.Da un idioma si passa improvvisamente a un altro.

Curiosamente, questi territori presentano spesso aspetti di entrambe le culture “confinanti” e diventano, per così dire, misti o “contaminati”, ovviamente dal punto di vista della lingua. È questo il caso di Salorno e della Bassa Atesina, che si contraddistingue come zona permeata da elementi culturali eterogenei ma, nel contempo, coesistenti.
È la Sprachgrenze per antonomasia del Tirolo meridionale. “Bis zur Salurner Klaus…” recita anche un noto Heimatlied. Perché? Da quando è così?
Questo confine non esisteva al tempo dei Romani. Arrivati i cosiddetti popoli barbarici, dal V secolo in poi andò lentamente a formarsi la Sprachgrenze come la conosciamo oggi, sovrapponendosi, in qualche misura, a vecchi confini linguistici riconoscibili solo grazie a qualche singola espressione sopravvissuta o al nome di un luogo. Dopo i Goti di Teodorico (Dietrich) arrivarono Longobardi e Baiuvari. I primi penetrarono in Italia dal Friuli, espandendosi in pianura padana. A nord gli arimanni longobardi arrivarono fino in Alto Adige lasciando significative tracce della loro presenza nella lingua e nelle leggi. Il punto di riferimento dei Longobardi era Trento, sede del ducato.
Da qui, con le tipiche curte, amministrarono la Bassa Atesina, ampi territori in val di Fiemme e Val d’Ega, Renon e S. Genesio (di cui faceva parte anche il piccolo villaggio di Bolzano o la parte denominata Villa / Dorf), nonché l’Oltradige fino nel meranese. La lingua latina fu sostituita dal volgare che oggi conosciamo come ladino. Questa lingua rimase in uso nell’Unterland fino al XII secolo, quando fu definitivamente soppiantata dal todesc baiuvaro.
L’avanzata dei Baiuvari si fermò a sud di Bolzano, dove andò a scontrarsi con la presenza dei Longobardi romanizzati.
La dialettica tra questi due popoli determinò, nel corso di quattro o cinque secoli, il formarsi, su un’ipotetica e mai fissa linea di confine politico, anche una invisibile ma marcata linea di confine linguistico. Per assurdo, si trattava di due popoli germanici ma i primi arrivati erano stati fortemente romanizzati mentre i Baiuvari rimasero “puri”.
Se il confine politico si stabilizzò tra Laives e Bronzolo, quello linguistico sembrava fissato nella piana rotaliana a nord di Lavis. È strano che nell’atto con cui l’imperatore Corrado II nel 1027 donò le contee di Bolzano e Trento al principe-vescovo trentino, non venga mai specificato il confine tra i due territori. Certo è che Bolzano, città relativamente nuova, apparteneva al ducato baiuvaro, Trento, città storica, a quello longobardo. In un atto notarile del 1372 si parla di “welscher Wein” con riferimento ai vigneti e vini a sud dell’Efeis / Avisio. Nel XV e XVI secolo era considerato ancora il fiume Efeis la linea di confine culturale tra mondo italico e germanico, dato che, per esempio, i comuni di Nefis (Lavis), Pressan (Pressano), Faid (Faedo), Jaufen (Giovo) e St. Michael (S. Michele) facevano parte della giurisdizione di Königsberg (Monreale) e quindi venivano considerati tedeschi a tutti gli effetti come pure, sull’altro versante, Deutsch- o Kronmetz (Mezzocorona).
Dal XVI secolo la Sprachgrenze iniziò a retrocedere verso nord, e Marx Sittich von Wolkenstein descrive quegli stessi paesi come popolati da “welsches Volk”. Nel 1751 nientemeno che Diderot nella sua Enciclopedia descrisse Salorno come “Un gros bourg aux confins d’Allemagne et Italie, dont il fait la separation”. Insomma, la linea immaginaria era finalmente arrivata all’ombra della Chiusa, dove si trova ancora oggi. Va anche detto, che politicamente entrambi i territori che il confine separava erano di fatto austriaci. Da li in poi tutti gli scrittori, politici e studiosi parlano sempre di “deutscher Boden bis Salurn”.

Autore: Reinhard Christanell