Tolleranza

Mi è capitato spesso di riflettere sul significato e l’importanza della tolleranza, forse recentemente ancora di più visto che io stesso – forse per motivi di età – mi ritrovo spesso ad essere deluso, meno paziente, rassegnato o anche semplicemente… stufo.
La parola tolleranza ha una serie di sfumature e significati, come spesso avviene nella lingua italiana, che possono anche fungere da guida virtuale in un ipotetico percorso attraverso le sfide del nostro quotidiano.
Le intolleranze alimentari, come ben sappiamo, nella nostra società moderna, hanno acquisito un’importanza sempre più significativa. Le attuali conoscenze scientifiche ci hanno aperto le porte su un mondo sconosciuto, che per secoli potevamo interpretare solo in maniera istintiva, affidandoci solo a prove ed errori, per individuare eventuali antidoti.
Ma è soprattutto il significato prevalente della parola tolleranza, a metterci in discussione giornalmente, nella nostra capacità – necessaria in una società equilibrata – di “mantenere un atteggiamento di rispetto o di indulgenza nei riguardi dei comportamenti, delle idee o delle convinzioni altrui, anche se in contrasto con le proprie”. Spesso alla necessaria tolleranza sostituiamo, lo sappiamo bene, alcuni modus operandi che spesso tra l’altro si caricano di emotività per sua natura incontrollabile. Quando al confronto di idee ci si arriva – e oggi non è per nulla scontato – spesso si tratta di uno scontro. Perché per molti ormai discutere è divenuto sinonimo di cercare di avere ragione, invece che confrontarsi per capire le ragioni dell’altro nell’ottica di un allargamento della prospettiva che presupponga – poi – opinioni più mature, sfaccettate e in definitiva condivisibili.
è davvero paradossale che nella nostra società la sola applicazione del principio di tolleranza abbia prodotto il successo quasi esclusivo del suo… contrario, sventolato come bandiera politica con il classico “tolleranza zero!”. Mentre la tolleranza religiosa, ancora, segna tristemente il passo, in gran parte del globo, ma anche molto più vicino a noi, se guardiamo bene.
è sulla scia di queste considerazioni che arriviamo al terzo e ultimo significato della parola tolleranza, quello relativo al “tempo concesso come dilazione rispetto ad una data o un orario prestabiliti”. Quanta tolleranza ci è concessa, ancora, per prendere consapevolezza rispetto a quanto di cui sopra e non essere definitivamente impantanati in una disputa continua o in regole che ci siamo imposti e delle quali non siamo più in grado di scorgere limiti e incongruità?

Autore: Luca Sticcotti

Attenti al lupo! Ma attenzione: homo homini lupus

Il lupo, come nelle favole, torna a essere il pericolo numero uno. Per un allevatore certo non è bello vedere il proprio bestiame minacciato e aggredito. E i rappresentanti politici di categoria, per sfuggire al lupo, vanno sul sentiero della semplificazione e, secondo i canoni di storia e tradizione, optano per soluzioni facili.

Ma la soluzione facile di solito non è affatto una soluzione. E il lupo è la metafora della difficoltà – o della non volontà – di accogliere il nuovo (e la complessità), di conciliare esigenze diverse, di sviluppare l’idea di una “casa comune”, di cambiare per crescere, di darsi gli strumenti per con-vivere. È metafora di quel conservatorismo politico, culturale ed etnico (völkisch) che rende bene in cartolina, ma nella realtà soffoca la libertà e il pieno sviluppo della persona umana.
Oggi le favole si chiamano “bufale” (o fake). Restano però popolate dal lupo, almeno da quando la belva è tornata a popolare anche das allerschönste Stück del mondo. A noi piacciono molto gli animali feroci, quando li teniamo in gabbia o allo zoo, ma non li vogliamo affatto vedere nel loro ambiente naturale. Ci piacciono gli animali di cui ci nutriamo. Noi li possiamo uccidere e lo facciamo ogni giorno, il lupo e l’orso invece no. Loro sono cattivi.
I lupi (analogamente a orsi e linci) sono scomparsi dalle valli altoatesine poco dopo la metà dell’800. Sterminati dai cacciatori di lupi. Tra gli ultimi quelli che furono avvistati in val di Funes a fine secolo, provenienti dalla Carinzia, contro i quali si scatenò – con echi mediatici – una battuta di caccia all’ultimo sangue.
Se i lupi continuano effettivamente a popolare più le favole (e le bufale) che non le nostre contrade, è un tema che potrà essere oggetto di uno studio scientifico sulla comunicazione. Qui solo alcuni interrogativi e pensieri senza pretese.
Sappiamo davvero tutto del lupo, oppure il lupo è immagine dell’atavica difficoltà a rimodulare il nostro modo di vivere in un mondo che cambia? Non è forse il simbolo dell’incapacità di instaurare con l’ambiente (che ci dà vita) un rapporto di rispetto, anziché di sopraffazione e violenza? È la natura che violenta l’uomo o viceversa? È davvero il lupo, oggi, il problema numero uno nei rapporti tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e i suoi simili?
Il filosofo Thomas Hobbs, nella sua opera De Cive (Il cittadino), citando un’opera di Plauto (Asinaria, ovvero la commedia degli asini), usò l’espressione: “Homo homini lupus”. Che cosa avrà voluto dire?

Autore: Paolo Bill Valente

I conti non tornano

Inserzione pubblicitaria. Con la crescita dell’inflazione e i rincari energetici, molte famiglie a basso reddito non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Con la campagna di raccolta fondi “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas chiede la collaborazione degli altoatesini per sostenere le persone in difficoltà.

Luce, gas, riscaldamento, generi alimentari… Ogni cosa è diventata più costosa, per alcuni troppo. Sono soprattutto le famiglie numerose a risentire della situazione, insieme alle persone anziane o con storie di migrazione alle spalle. La Caritas osserva il fenomeno dal punto di vista dei propri servizi, che quotidianamente ricevono richieste d’aiuto, ora anche da parte di persone che pur avendo un reddito, non riescono più ad arrivare alla fine del mese.

“In molti dei nostri servizi, emergono le grandi preoccupazioni finanziarie delle persone: la crescita dei prezzi, a fronte di salari che restano sostanzialmente invariati, sta mettendo in difficoltà sempre più pensionati e famiglie a basso reddito” spiega la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer.
Ne è un esempio Dora che è già in pensione e vive in un piccolo appartamento di sua proprietà. Nonostante abbia lavorato per tutta la vita, riceve oggi una pensione minima, di 640 euro al mese, che la costringe a valutare bene ogni spesa. E se fino a quest’anno, è sempre riuscita a cavarsela da sola, senza dover dipendere da aiuti esterni, i notevoli aumenti dei prezzi l’hanno portata prima ad esaurire tutti i suoi risparmi, e poi a rivolgersi alla Caritas per cercare una via d’uscita. Qui ha ricevuto ascolto, un accompagnamento per ottenere un’assistenza finanziaria pubblica, e un aiuto per la gestione delle spese, riuscendo così a tirare un sospiro di sollievo in un momento molto delicato e pieno di preoccupazioni.

Un altro esempio è quello rappresentato da Gianni e da sua moglie Elena. Hanno quattro figli, tutti che frequentano ancora la scuola. Gianni non guadagna male come operaio, ma per far fronte alle spese legate all’alloggio e al mantenimento della famiglia, ha acceso diversi prestiti, che è sempre riuscito a restituire regolarmente. Al momento però, le sue entrate non bastano più. Rivolgendosi al servizio di Consulenza debitori della Caritas, ha potuto elaborare un piano per gestire meglio le finanze e le priorità dei pagamenti. La Caritas si è fatta carico anche di alcuni arretrati rimasti in sospeso, evitando che venisse staccata l’elettricità nell’abitazione della famiglia e risparmiando qualche notte insonne a Gianni ed Elena.

C’è poi la vicenda di Stefano, giovane meccanico, che ha da poco terminato un percorso di formazione. Non ha ancora maturato una lunga esperienza lavorativa, e guadagna 1.300 euro mensili, ai quali aggiunge 150 euro di sostegno statale che riceve per la figlia, nata da qualche mese. Come in molte coppie, la sua compagna al momento non lavora, per riuscire ad accudire la figlia. Un servizio di babysitter costerebbe troppo e i due giovani non hanno famiglie che li sostengano alle spalle. Possono quindi contare su un’entrata di circa 1.500 euro mensili, ma una volta sottratti i costi fissi per l’affitto, le spese condominiali e le bollette, resta ben poco per vivere in tre. Ora, con l’aumento del costo della vita, alcune rate da pagare sono rimaste in arretrato e la coppia si è dovuta rivolgere alla Caritas perché non riesce più a far quadrare i conti. In attesa che la compagna di Stefano possa riprendere a lavorare, la Caritas fornisce ora un sostegno alla famiglia.

Storie come queste, al Centro d’ascolto e al servizio di Consulenza debitori della Caritas, sono sempre più frequenti. Qui lo si vede chiaramente: molte persone semplicemente non riescono più a stare al passo con l’aumento dei prezzi. “In molti casi, si tratta di uomini e donne che hanno storie di precarietà finanziaria alle spalle o che hanno già avuto difficoltà da questo punto di vista. Per chi ha debiti o deve rimborsare prestiti, i vertiginosi aumenti dei prezzi in tutti i settori della vita, diventano sfide finanziarie sempre più difficili da gestire. C’è anche la paura di perdere il lavoro, legata ai timori che le aziende interrompano le proprie attività perché non più redditizie, e questo porta spesso le persone a trascurarsi anche dal punto di vista della salute, pur di non fare assenze che li mettano in cattiva luce sul posto di lavoro”, dice Mairhofer, riassumendo le preoccupazioni e i bisogni di quanti si rivolgono alla Caritas.

“Accanto a situazioni di forte indigenza, precarietà e isolamento, vanno raccontate anche quelle realtà più nascoste, di chi si vergogna o aspetta l’ultimo momento per uscire allo scoperto e chiedere aiuto. Non vanno sottovalutate, perché le preoccupazioni finanziarie si ripercuotono anche sulla psiche” racconta ancora Mairhofer.
Al servizio di Consulenza per uomini arrivano inoltre padri disperati che in caso di separazione o divorzio, non sanno più come sostenere la famiglia o se stessi. Ma anche per altri, ad esempio la ricerca di un alloggio è diventata molto più difficile. “I proprietari d’immobili chiedono livelli di sicurezza economica che molte persone non possono garantire”, spiega Mairhofer. “E anche al servizio di Sostegno al telefono della Caritas, molti chiamano preoccupati per il futuro, vorrebbero sapere come andranno le cose, per capire se riusciranno a sostenere le spese future con i loro risparmi. Per fortuna i servizi della Caritas sono tutti gratuiti, perché altrimenti le persone probabilmente non potrebbero permetterseli” dice la direttrice della Caritas Mairhofer.

Mettendo queste realtà al centro della campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sui bisogni delle persone, fa appello alla responsabilità sociale di ogni cittadino. Il 13 novembre si è celebrata la Giornata mondiale dei poveri: “Ringraziamo chi ha già sostenuto il lavoro della Caritas attraverso la raccolta delle offerte in chiesa, durante la domenica della carità, ma saremo grati anche a chi, avendone la possibilità, deciderà di contribuire con una donazione alla nostra campagna di raccolta fondi in favore degli indigenti. Di questi tempi, la solidarietà diventa ancora più importante, e abbiamo bisogno anche del vostro sostegno”, conclude la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer, ringraziando in anticipo la popolazione altoatesina che si è spesso dimostrata generosa nei confronti delle persone bisognose in Alto Adige.

La povertà è più vicina di quanto pensi

Con la causale “Caritas” è possibile sostenere la campagna di raccolta fondi di quest’anno, per non lasciare indietro le persone in difficoltà, e aiutare le famiglie a far quadrare quei conti che non tornano.
Ogni piccola donazione aiuta a contrastare la povertà.
Grazie!

(Inserzione pubblicitaria)


Contatti persone in difficoltà
Centro d’Ascolto: tel. 0471 304 308
Consulenza debitori: tel. 0471 304 380
Consulenza per uomini: tel. 349 324 649
Sostegno al telefono: tel. 0471 052 052

Conti di donazione:
Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Zanna Bianca

Dopo le ultime ipotesi di avvistamento di lupi in Alto Adige, il consiglio della comunicazione unica della Provincia di Bolzano, diretto dall’allevatore Smith, ha concordato all’unanimità il cambio di copertina e di trama del famoso libro “Zanna Bianca” di Jack London. “È tutta colpa di questo libro se ora i lupi se ne vanno in giro liberi di sbranarci!” ha dichiarato Smith. “Il tutto mentre i tre porcellini, Pierino, Atreyu e Cappuccetto Rosso vivono una vita da incubo rinchiusi nei loro alberghi a 4 stelle a gestione familiare!”.

Autore: Roberto Tubaro

Fanchi è… Blu!

Jacopo Schiesaro vuole bene ai suoi cani: al primo che ha avuto, Blu, ha intitolato il suo disco uscito poche settimane fa, all’altro, Fanchi (come il genere musicale ma scritto all’italiana) si è ispirato per il suo nome d’arte quando ha deciso di debuttare come musicista qualche anno fa.

Blu, il nuovo album realizzato con la produzione e l’aiuto di Thomas Traversa, arriva dopo un primo EP in cui in cabina di regia sedeva Mattia Mariotti ed un secondo registrato dal vivo in casa durante la pandemia.
Blu è invece un disco fatto e finito, un album in cui l’autore fa i conti con i suoi scheletri nell’armadio, con un vissuto a volte ingombrante che nei lavori precedenti aveva solo fatto intuire.
“Il passaggio dalla produzione di Mattia a quella di Thomas – ci spiega Fanchi – è stato casuale: in realtà non è neppure partito dall’idea di fare un disco, lo è diventato in seconda battuta. Ci siamo conosciuti ed abbiamo scoperto di avere un feeling. Così abbiamo cominciato a lavorare sui brani di Blu, in modo molto naturale. La vera novità è che con Thomas abbiamo degli ascolti in comune, anzi alcune cose me le ha fatte conoscere lui e quindi sapeva già dove fare arrivare le canzoni”.
I brani di questo nuovo lavoro sono più arrangiati, senza mai però lasciare che gli arrangiamenti abbiano il sopravvento sulle parole che nelle canzoni di Fanchi sono determinanti e tutt’altro che trascurabili, vi sono brani come Stephen King (che in meno di due minuti sintetizza un vissuto da paura) e Pensieri (il brano d’apertura che suona come un magnifico singolo) che puntano su testi che arrivano dritti allo stomaco.
“Ho cercato di fare uscire Fanchi allo scoperto – racconta Thomas Traversa – tirandolo fuori dalla sua zona di comfort, col fatto che io mi sono occupato di creare i suoni dietro le canzoni, mentre lui ha avuto modo di concentrarsi maggiormente sulle parole e tirare fuori così quelle cose che nei lavori precedenti erano un po’ rimaste non dette del tutto, anche se erano intuibili”.
Nel disco, disponibile sulle abituali piattaforme, oltre alla voce di Fanchi e a tutti gli strumenti suonati da Thomas ci sono anche alcuni ospiti con cui Fanchi ha duettato o a cui ha affidato le sue parole, ad esempio nell’intro parlata ci sono Sir Chris e DJ Husk mentre nel brano conclusivo c’è la voce profonda di Salvatore Cutrì, ma altrove cantano lo stesso Traversa, Melissa Wattson e Meet me in Montauk, e ciascuno rappresenta un valore aggiunto che contribuisce al risultato finale.
“In base alla musica che mi arriva – conclude Fanchi – scrivo cose diverse. Thomas mi ha proposto della musica che mi piaceva talmente da stimolarmi nell’immergermi nel lavoro di composizione, dandomi la forza necessaria per raccontare delle cose molto introspettive, che probabilmente su una musica differente non avrei sicuramente scritto”.
Per il momento non è ancora stata fissata una data per la presentazione live del disco, ma da parte di Fanchi c’è tutta l’intenzione di pensarci, sicuramente con l’accompagnamento della Thomas Traversa Band.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Torta amaretti Deanna

Ingredienti:

Teglia da crostata da 24 cm di diametro (Ø)
Ripieno:
400 g amaretti
200 g zucchero
4 uova
1/2 bicchiere di marsala all’uovo


Pasta per la base :
300 g farina 00
100 g burro
110 g zucchero
2 uova
1 bustina di lievito

Preparazione:

Per creare il ripieno tritate gli amaretti e fateli macerare nel marsala.
Lavorate le uova con lo zucchero e unite gli amaretti macerati.
Per la base unite tutti gli ingredienti: farina, burro, zucchero e la bustina di lievito Pane Angeli.
Una volta amalgamato il composto, stendetelo sulla teglia da crostata formando un letto compatto dove verrà poi posizionato sopra il ripieno.
Infornate con forno ventilato a 160 gradi per 30 – 40 minuti e buon appetito!

Dosi per base – Teglia da 26 cm ø

350 g farina 00
130 g burro
130 g zucchero
2 uova
1 bustina di lievito

Eureka: ecco i giovani scienziati

Inserzione pubblicitaria. Anche quest’anno un folto gruppo di giovani e giovanissimi ha partecipato al concorso Eureka, una competizione dedicata alle idee scientifiche e aperta ai ragazzi tra gli 8 e i 18 anni, organizzata dall’Ufficio politiche giovanili della Ripartizione Cultura italiana della Provincia in collaborazione con l’Ufficio Ricerca scientifica della Provincia. I nomi dei vincitori del concorso sono stati resi noti all’interno di “Le Mille e una Scienza”, il festival organizzato da Arciragazzi con la collaborazione di Accatagliato e il sostegno dell’Ufficio Politiche giovanili della Provincia.

Dopo il successo dell’edizione 2021, dall’11 al 13 novembre si è celebrata a Bolzano la seconda edizione Festival della Scienza promosso dal centro di cultura giovanile TesLab di Arciragazzi Bolzano e l’associazione di divulgazione scientifica Accatagliato.
Il previsto affascinante viaggio nella scienza e nella ricerca ha avuto come sedi privilegiate l’Università di Bolzano, Eurac Research e Museo di Scienze Naturali, dove si sono susseguiti eventi per grandi e piccoli, tenuti da ricercatrici, ricercatori, docenti e ospiti di fama nazionale nel campo della scienza, della ricerca e della divulgazione scientifica.
Un momento particolarmente significativo, all’interno della manifestazione è stato rappresentato dal concorso Eureka, una competizione dedicata alle “idee scientifiche” ed aperta alle ragazze e ai ragazzi tra gli 8 e i 18 anni. L’iniziativa ha avuto un grande successo, dando per una volta una grande visibilità ai talenti scientifici, nell’ambito delle generazioni più giovani. Tanto che si è già pensato di ripetere il concorso anche nel 2023, con la pubblicazione del bando per parteciparvi nel corso nel prossimo mese di febbraio.

IL CONCORSO
Eureka 2022 ha visto ben 87 partecipanti totali tra gli 8 e 18 anni, ai quali si è aggiunto anche il contributo di una giovanissima appassionata di soli 7 anni.
La manifestazione era rivolta a ragazzi sia di lingua italiana che di lingua tedesca. I ragazzi erano invitati a pensare a una loro invenzione e a realizzarla partendo da una domanda, da una curiosità da soddisfare o da un problema che desideravano risolvere. Le idee ammesse al concorso erano volte a coprire tutti gli ambiti scientifici, dalla biologia all’astronomia, passando per la fisica, la chimica, l’informatica… Si potevano presentare al concorso idee del tutto nuove oppure anche oggetti o processi già esistenti ma reinventati, dando loro una veste tutta nuova.
Grande è stata la varietà delle invenzioni proposte, spaziando dalle soluzioni a problemi quotidiani (dagli allarmi a problemi che si riscontrano in cucina) a quelle dedicata a problemi ambientali (come riscaldamento globale e inquinamento).
La premiazione si è svolta a Castel Mareccio e i premi assegnati sono stati molteplici. Si andava da giochi scientifici o oggetti che permettono di avere uno “sguardo scientifico” sulla realtà (es: microscopi), alla visita al centro di ricerca Eurac Research e ai libri di divulgazione scientifica per una promozione della lettura e una valorizzazione del patrimonio letterario e scientifico italiano.
La giuria del concorso quest’anno era composta da Elisa Palazzi, Andrea Bonani, Ilenia Fronza, Angese Sonato e dal volto noto della divulgazione scientifica Federico Taddia. Taddia è noto per aver condotto “Screensaver” su Rai3, “Nautilus” su Rai Cultura e “Big Bang” su Dea Kids.

IL FESTIVAL
Con Elisa Palazzi, TAXI 1729, Andrea Vico, Valentina Bracchi e il Geologo Giocoliere, Federico Taddia è stato tra i protagonisti del Festival della Scienza che si è svolto a Bolzano dall’11 al 13 novembre. Gli ospiti dell’iniziativa hanno accompagnato il pubblico intervenuto alla scoperta di come il clima del nostro Pianeta sta cambiando, di astronomia ed esplorazione spaziale, matematica e logica, scoperte e storia della scienza.
E in questa seconda edizione della manifestazione tanti sono stati anche i protagonisti che portato esperienza e conoscenza dal mondo della ricerca dell’Alto Adige. Tra questi: l’Università di Bolzano, il Parco tecnologico | NOI Techpark Südtirol/Alto Adige a Bolzano, Eurac Research, il Centro Laimburg, Fraunhofer Institute, il Museo di Scienze Naturali, il Planetarium, l’Associazione Juvenes, la Biblioteca Amadori, la Libreria Ubik Bolzano.
Le Mille e una Scienza si pone infatti l’obiettivo di mettersi in rete con i progetti e le istituzioni che si occupano da sempre sul territorio di divulgazione scientifica presso le giovani generazioni, diventerà quindi l’occasione per famiglie e giovani per conoscere chi lavoro in questo ambito in Provincia di Bolzano.
Tra i promotori e gli organizzatori della manifestazione si sono distinti il Centro di Cultura Giovanile TesLab di Arciragazzi Bolzano Bozen APS e l’associazione Accatagliato.

TESLAB
Il TesLab è il centro di cultura giovanile dell’Associazione Arciragazzi Bolzano Bozen APS nato nel 2003 all’interno del quartiere Piani di Bolzano.
Nel 2008 TesLab ha deciso di organizzare attività specifiche dedicate alla scienza per incrementare l’offerta sul territorio. Durante questi anni, infatti, sono stati approfonditi temi legati a questa grande e vasta materia proponendo esperimenti in loco, gite, campi estivi e dal 2021 il Primo Festival della Scienza della Provincia di Bolzano Le Mille e una Scienza.

ACCATAGLIATO
Accatagliato nasce nel 2013 a Padova ed è oggi una realtà che opera su scala nazionale nel campo della comunicazione della scienza per tutte le età. Per farlo utilizza diversi strumenti e metodi che rispondono a precisi obiettivi che in generale mirano alla diffusione di una cultura scientifica che sia inclusiva, attuale e stimoli curiosità e pensiero critico.

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A Bolzano si ricorda la figura di Tambosi

Caso non frequente, a Oltrisarco, la doppia intitolazione: quella di una scuola primaria e di un parco. A meritarsi ciò è Antonio Tambosi; chi era e cosa fece?
Nato a Trento il 27 luglio 1853, conseguito il diploma di studi commerciali a Monaco di Baviera, si impegnò nell’azienda paterna, attiva nel commercio della seta. Apprezzato come imprenditore commerciale, si affermò anche in campo pubblico: fu eletto presidente della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini); dal 1894 fu consigliere comunale a Trento, nel 1895 fu eletto anche podestà e fu tale fino al 1900. Nel 1901 fu anche deputato al parlamento di Vienna, del quale fu anche vicepresidente. Va ricordato il suo discorso, l’11 ottobre 1896, in occasione dell’inaugurazione a Trento del monumento a Dante Alighieri. Antonio Tambosi ebbe a cuore lo sviluppo economico e sociale del Trentino, appoggiandone le rivendicazioni autonomistiche, come fece nel suo discorso al Reichstag del 16 febbraio 1905. In Trentino ricoprì la carica di consigliere, poi di vicepresidente della Camera di Commercio. Non mancarono i contrasti, mentre era podestà di Trento, con la Dieta di Innsbruck, contrasti che lo portarono anche a dimettersi dalla carica. Nel 1911 fu nuovamente eletto podestà, ma nel 1913 si dimise di nuovo, dinanzi ai dinieghi austriaci sui progetti ferroviari che riteneva fondamentali per l’economia locale. Durante il conflitto mondiale Tambosi fu arrestato, per il suo irredentismo e i contrasti con la burocrazia austriaca; il 25 ottobre 1916 fu condannato a sette anni di carcere. Finita la guerra, importante incarico fu quello del 1919; Antonio Tambosi fu inviato dal Primo Ministro Vittorio Emanuele Orlando a Parigi come comandante della Diplomazia italiana alla Conferenza di Pace. Il 30 settembre 1920 fu nominato senatore del Regno d’Italia, ma ancor prima del giuramento Antonio Tambosi morì a Trento il 6 febbraio 1921.

Autore: Leone Sticcotti

“Uniamo le generazioni”

Come vivono gli anziani a Laives? Difficile dirlo, soprattutto se non si rientra in questa categoria. Così, dal Comune si è deciso di sondare il terreno per capire se sarà possibile costituire un apposito Comitato. Il risultato si è rivelato una sorpresa, tanto che si sta già pensando in grande: trovare, in un futuro, un punto di contatto fra giovani e anziani.

Tecnicamente lo si chiama “avviso d’interesse”, un documento che esce dagli uffici del Palazzo municipale, uno dei tanti, in quel tipico bianco-nero che sa di burocrazia. Si puntava a comprendere se per caso qualcuno fra gli “over” di Laives avesse intenzione di far parte di un Comitato anziani, nel caso si decidesse di costituirlo. La sorpresa è stata enorme per tutti, tanto da colorare con tinte allegre anche quel foglio protocollato. “C’è davvero molto interesse, possiamo farcela”, spiega Paolo Brunini, direttore dell’ufficio Sociale e cultura.

Dottor Brunini, dunque per la prima volta il Comune di Laives potrà contare su un comitato anziani?
Pare proprio di sì, e ci sembra davvero una bella novità. A differenza di quello per i giovani, il Comitato anziani non deve essere necessariamente costituito, è facoltativo. Così, ragionando con l’assessora Furlani, abbiamo deciso di pubblicare un avviso d’interesse. Al giorno della scadenza sono arrivate ben nove candidature, che per un avviso pubblico apparso su un profilo istituzionale è davvero tanto. La normativa prevede che il Comitato possa essere formato con più di nove persone, quindi in teoria potremmo già fondarlo, ma vogliamo ancora aspettare un po’: non è escluso che arrivino altre candidature.

Chi sono questi candidati?
Alcuni li conosciamo, altri sono dei nomi nuovi; molti di loro fanno già parte di qualche associazione, alcuni sono attivi all’interno dei direttivi, altri hanno dichiarato di avere del tempo per dedicarsi a questo progetto. Siamo sinceramente soddisfatti del risultato, anche perché non ci aspettavamo nulla: se l’avviso non avesse dato dei frutti, tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone, e sinceramente pensavamo che questo sarebbe stato il futuro di questo progetto.

Quali sono i prossimi passi? Che cosa vi aspettate?
Intanto, dal punto di vista formale, dobbiamo iniziare a stendere un regolamento che sarà poi portato in Consiglio comunale per l’approvazione. Ma soprattutto ci aspettiamo di imparare dai rappresentanti della Terza età, vogliamo dialogare con loro, capire realmente quali sono le loro necessità, i loro desideri, chiederemo che cosa possa fare la Pubblica amministrazione per loro. Ma il sogno più grande è riuscire a far convivere in qualche modo il Comitato anziani con quello dei giovani, far dialogare le due generazioni, magari creare dei progetti in comune. È una strada lunga, non facilissima, ma siamo sicuri che ci riusciremo, e che questo progetto ci porterà risultati insperati.

Un nuovo Comitato per parlare coi giovani

“I giovani di Laives hanno bisogno di essere ascoltati, non giudicati. E soprattutto non hanno bisogno di ostacoli burocratici che possano ostacolare la loro creatività”: sintetizza così, l’assessora al sociale Claudia Furlani, la decisione di riformare il Comitato giovani e crearne uno ex novo.

Assessora Claudia Furlani, un nuovo comitato per i ragazzi?
Ci stiamo lavorando da tempo, ce ne era bisogno, perché così come è formulato oggi, il Comitato giovani non funziona; in realtà non ha mai funzionato a dovere, troppi intoppi burocratici, troppi cavilli e poco dialogo. I giovani mal si prestano ad operare in un apparato burocratico come quello comunale, per cui è stato deciso di mettere mano al regolamento del comitato giovani per farlo funzionare meglio e dargli finalmente un senso.

Come, in che modo?
Abbiamo costituito un gruppo di lavoro per lavorare al nuovo regolamento in cui abbiamo coinvolto sia la parte amministrativa che la parte politica: la maggioranza e l’opposizione. Il nostro scopo è rendere questo organo più apolitico possibile affinché serva davvero alla cittadinanza, senza pensare agli schieramenti di parte e dunque alle possibili divergenze che ci possono essere fra maggioranza e opposizione. Abbiamo oltretutto la fortuna di avere due rappresentanti della gioventù in consiglio, che abbiamo voluto coinvolgere: Maximilian Ebner dell’Svp e Simone Pellizzari della Lista civica, quindi un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione. Nel gruppo di lavoro figura anche il presidente del consiglio Paolo Castelli e io come assessora.

Di cosa hanno bisogno i giovani oggi a Laives?
Hanno bisogno di essere ascoltati, seguiti e soprattutto non giudicati. Credo che il progetto che abbiamo portato a termine in zona Galizia sia vincente: abbiamo fatto installare una pista da skate, poi abbiamo messo un tavolo da ping pong ed i canestri per il basket; i ragazzi hanno iniziato a ritovarsi proprio lì, giocano, si divertono, hanno la possibilità di praticare dello sport e di scoprirne anche di nuovi.
Insomma, ci sembra un successo, ci pare di aver donato loro finalmente un luogo fisico di ritrovo, quello che prima mancava. Un comitato ad hoc può servire anche per questo: per trovare una risposta alle nostre domande da adulti; e queste risposte ce le danno proprio i giovani.

Ma non ci sono i centri giovanili?
Sì, certo, e funzionano anche benissimo; ma credo ci fosse il bisogno di trovare una “piazza” per chi non ha intenzione di passare del tempo in posti “istituzionali”; lo skatepark è un luogo informale, in cui i ragazzi possono esprimersi in maniera più autonoma. Certo, non sono lasciati allo sbando, anzi, in zona ci sono degli educatori all’opera, che controllano, ma soprattutto danno loro una mano ad esprimersi.

Autore: Luca Masiello