Naufragi

Ricordo come fosse ieri il momento in cui ebbi la possibilità di vedere con i miei occhi l’autografo della poesia L’infinito di Giacomo Leopardi.
Mi avvicinai e osservai da vicino la grafia minuta del grande poeta di Recanati, fissata su un libricino. E mi immaginai Leopardi – supportato dalla recente visione del film Il giovane favoloso magnificamente interpretato da Elio Germano – mentre si accingeva a fissare su carta l’ultimo verso “E il naufragar m’è dolce in questo mare”. Un verso musicalmente e meravigliosamente profondo, la bellezza in grado di sublimarsi in un abbandono, il massimo dell’ottimismo praticabile nella vita e nell’opera di Leopardi.
Di ben altri naufragi si sono invece occupati purtroppo nei giorni scorsi le cronache, sempre più impazzite sull’onda di una frenesia nella quale si fatica a distinguere una prospettiva. Il 13 giugno si è verificata forse la più grande tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo, con centinaia e centinaia di vite abbandonate a sé stesse nelle acque della Grecia sulla scia di un sistema di soccorso che vogliamo tutti essere stato farraginoso più che colpevolmente assassino. A inabissarsi sono stati volti anonimi in un tentativo di riscatto umano, individui ai quali non siamo stati in grado di porgere l’aiuto che tutti noi vorremmo per noi stessi e i nostri cari, se ci trovassimo in mare in difficoltà, magari in viaggio verso le nostre vacanze.
Solo 5 giorni dopo un altro naufragio, assurdo, ha riguardato altre 5 persone, calamitando l’attenzione di tutto il mondo e in maniera più continuativa e dettagliata, in quanto i 5 uomini a bordo del piccolo sottomarino Titan non erano migranti qualsiasi ma miliardari, avventurieri e imprenditori del… turismo delle tragedie del passato. C’è stato bisogno del regista del film Titanic James Cameron per dire senza mezzi termini che il naufragio del Titan è stato all’insegna dell’imprudenza come e forse anche più di quello del Titanic 100 anni fa.
So di compiere un triplo salto mortale se paragono, in conclusione, i naufragi e i fallimentari soccorsi di cui sopra con le recenti elezioni provinciali in Molise, che hanno visto partecipare alle urne solo il 48% degli aventi diritto. Mi fanno sorridere coloro che hanno parlato (e scritto) di una vittoria schiacciante di una parte politica. Quando invece si tratta di un naufragio della nostra democrazia, sempre meno rappresentativa a quanto pare. Anche in questo caso il salvataggio è un compito che spetta a tutti noi.
Senza eccezioni.

Autore: Luca Sticcotti

Poesia della natura

Viaggia per oltre duemila chilometri fino alla nostra sponda del Mediterraneo, è capace di schermare la luminosità solare, di mostrarci che alcuni luoghi remoti non sono poi così lontani, di rendere inconsueto il giorno, di colorare il paesaggio in ogni sua sfumatura come stessimo ammirando una fotografia tinta di seppia: parliamo del pulviscolo Sahariano, frammenti infinitesimali di rocce millenarie erose dai venti e raccolti dalle grandi tempeste di sabbia fra le dune, che viene letteralmente sospinto in quota dall’alta pressione atmosferica. Merito di queste polveri sospese se, in questi giorni molto caldi, non abbiamo superato i 35°C, ma, a prescindere, credo che ognuno di noi abbia percepito il cambio di rotta meteorologico, coinciso appunto con l’inizio dell’estate astronomica. Il pulviscolo si deposita ovunque, sporca le auto parcheggiate e macchia quella poca neve rimasta sulle cime, e porta con sé persino il fenomeno della fertilizzazione, perché in quella polvere primitiva ci sono il fosforo, l’azoto ed il ferro, nonché altri minerali. La debole saccatura di qualche giovedì fa ha solo temporaneamente rimescolato le masse d’aria, riportando un caldo più secco e sopportabile ed una ventilazione tesa da nord, senza però apportare preziosi millimetri di pioggia alla terra sulle nostre zone. 

Con l’anticiclone delle Azzorre a spasso fino a latitudini nordiche e non più come quella costante ben piantata a ovest della penisola Iberica, che ci garantiva le estati fresche e moderate degli anni ’80, adesso ogni risalita del promontorio di alta pressione subtropicale diventa un ospite imprevisto e, almeno per quel che mi riguarda, piuttosto sgradito: zero termico fino a 5000 metri, fusione esponenziale dei ghiacciai, notti tropicali, un caldo fuori scala, eccessiva umidità e, più in generale, tanta, troppa energia in gioco a tutte le quote.  Sono condizioni, soprattutto le ultime tre, che non ci appartenevano e che diventano una lama a doppio taglio qualora uno spiffero più fresco in quota busserà alla porta della catena alpina determinando un cedimento della circolazione anticiclonica. Ecco che, quasi per magia, la troposfera diventa un laboratorio a cielo aperto con l’innesco di moti convettivi, imponenti cumulonembi, classici e ad incudine, in rapido sviluppo verticale… che tradotto in soldoni significa temporali cattivi, nubifragi, tempeste di fulmini, downburst (le cosiddette raffiche lineari), tutti fenomeni accompagnati quasi sempre da grandine di medie/grandi dimensioni. Nulla di artificiale, solo poesia che appartiene maestosamente a Madre Natura.

Autore: Donatello Vallotta

Poveri di scuola e poveri di giustizia

“Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri e lo raddrizzeranno solo quando l’avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia come la può avere solo un povero che è stato a scuola”. Lo scriveva don Lorenzo Milani negli anni ‘50. Ma “i poveri”, oggi, negli anni ’20 del terzo millennio, ci vanno a scuola?

Dal rapporto statistico presentato questa settimana a Roma da Caritas Italiana risulta che i due terzi (65,9 per cento) delle persone che si rivolgono a un Centro d’ascolto in cerca di aiuto non sono andati oltre la terza media. Un dato analogo (62,4) vale per le diocesi del Nordest, cui appartiene l’Alto Adige. Se qui aumenta la quota dei “laureati poveri” è perché si tratta di cittadini stranieri che non riescono a far valere il proprio titolo di studio.

Ciò che emerge da questi numeri è una correlazione tra “povertà” e livello di istruzione. La mancata scolarizzazione, la cosiddetta povertà educativa – definita come “la privazione da parte dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni” – causa impoverimento.

Don Milani metteva in guardia già tanti anni fa: “Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose”. E i ragazzi di Barbiana, nella loro Lettera a una professoressa, scrivevano: “Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.

L’Agenda 2030, che ha come primo obiettivo di “porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo”, al punto numero 4 vuole garantire “un’educazione di qualità, inclusiva, equa, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti”, poiché “un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile”.

Le due cose – buona scuola e buona vita – sono strettamente legate. Ammoniva don Lorenzo: “Quando avete buttato nel mondo d’oggi un ragazzo senza istruzione avete buttato in cielo un passerotto senza ali”.

Autore: Paolo Bill Valente

L’ascesa in paradiso? È solo rimandata

Dopo una stagione esaltante, conclusasi sulla soglia della massima serie, il Südtirol si sta preparando a nuove stagioni da protagonista, coinvolgendo cittadinanza e tifosi. Le ambizioni della squadra di Mister Pierpaolo Bisoli sono evidenti e, come dicono gli anglosassoni, il cielo è il limite. Con l’amministratore delegato Dietmar Pfeifer abbiamo parlato del futuro della società e del rapporto con la città di Bolzano. 

Quella appena conclusa è stata la vostra prima stagione in serie B ma le ambizioni e le capacità della squadra sono evidenti. Qual è la vostra visione e il vostro piano strategico per i prossimi anni? 

È stata una stagione entusiasmante, piena di soddisfazioni e quasi inaspettata per il risultato raggiunto. È stato esaltante vedere lo stadio pieno, l’entusiasmo degli appassionati di calcio aumentare di volta in volta. Il nostro piano strategico prevede una crescita costante, un passo alla volta ma sempre cercando di migliorarci per rispondere alle aspettative dei nostri tifosi che sono sempre di più.

Quali sono le principali aree in cui la società intende investire per garantire una crescita sostenibile e un successo sportivo nel lungo termine? 

Gli investimenti per far crescere una società devono essere adottati a 360°: nella prima squadra ma anche nel settore giovanile e ciò perché dobbiamo cercare di formare al meglio possibile i nostri giovani talenti. Infine non dimentichiamo il calcio femminile che in questa stagione ha fatto un bel passo in avanti con la promozione dall’Eccellenza alla serie C. Il prossimo anno ci sarà per la prima volta una squadra dell’FCS  nella serie C femminile e non può che farci enormemente piacere. Continueremo ad investire anche nei settori del marketing e comunicazione, nell’organizzazione e nelle infrastrutture. L’obiettivo è garantire un’ulteriore crescita.

Quali misure state prendendo per potenziare l’infrastruttura e le strutture del club al fine di soddisfare i requisiti richiesti per partecipare alla Serie A?

Lo stadio Druso è di proprietà del Comune di Bolzano che decide in ultima istanza quali azioni intraprendere con l’impianto sportivo. È risaputo si tratta del più piccolo di tutta la serie B. La nostra società è in una fase ascendente e sarebbe bello accompagnare tale crescita anche con un allargamento dello stadio per permettere a tutti gli appassionati di calcio di venire ad assistere alle nostre partite. Quest’anno 9 partite su 21 sono state sold out. Ciò fa enormemente piacere e ci dispiace che magari tanti non siano riusciti a venire allo stadio proprio per mancanza di capienza. Ci piacerebbe trovare una soluzione a questa problematica ma sono fiducioso perché i contatti col Comune Bolzano sono assolutamente positivi.

Come conciliare la presenza di uno stadio e delle tifoserie nel cuore della città?

Credo che la stagione passata abbia dimostrato che Bolzano è comunque pronta per ospitare partite di serie B. È chiaro che ci vuole uno sforzo organizzativo notevole per conciliare sia le esigenze dei cittadini che anche quelle dell’evento sportivo, ma abbiamo visto che è fattibile e penso che, in linea di massima, tutto abbia funzionato bene. 

Cosa rispondete alle preoccupazioni dei cittadini per la sicurezza? 

Mi rendo conto che i cittadini delle volte possano essere un po’ preoccupati per la sicurezza. Nella stagione 2022-2023 abbiamo dimostrato che con l’impegno di tutti e con la collaborazione di tutti – forze dell’ordine, istituzioni, società di calcio – siamo riusciti a garantire la sicurezza  prima, durante e dopo le partite. Per questo motivo posso solo dire che anche in futuro ce la metteremo tutta e cercheremo in ogni caso di garantire la massima sicurezza. Ma, ripeto, in merito sono abbastanza tranquillo.

Avete in programma di ampliare la base di tifosi e coinvolgere la comunità locale? In tal caso, quali iniziative state prendendo per attirare nuovi sostenitori? 

La base dei tifosi in questi ultimi mesi è cresciuta tantissimo. Abbiamo vari fan club sparsi su tutto il territorio, tantissimi appassionati che ci seguono allo stadio. Si organizzano continuamente momenti per crescere insieme al nostro seguito e stiamo già abbozzando iniziative per i prossimi mesi e anni.

Qual è la vostra strategia di sviluppo del settore giovanile e come pensate di integrare giovani talenti nella prima squadra? 

Il settore giovanile ci sta enormemente a cuore e gli investimenti nei prossimi anni verranno sicuramente aumentati. Da questo punto di vista quello che cerchiamo di fare è coltivare competenza all’interno del settore giovanile investendo su allenatori preparati, persone che possano seguire al meglio i nostri giovani talenti per farli crescere come meritano. Poi, quando questi giocatori dimostrano di raggiungere un certo livello, sicuramente avranno anche la possibilità di esordire in prima squadra. Da questo punto di vista io nutro grandi speranze di una ulteriore crescita anche perché gli investimenti che abbiamo previsto nel settore giovanile aumenteranno notevolmente. Il settore giovanile è certamente una priorità.

Come state lavorando per rafforzare la squadra e reclutare giocatori di talento che possano aiutare il club a raggiungere l’obiettivo della promozione? 

Diciamo che l’obiettivo fondamentale adesso è stabilizzarci nella categoria, rimanere in serie B cercando di disputare un buon campionato di serie B sempre con l’obiettivo della salvezza. Il direttore sportivo col suo team sta facendo un ottimo lavoro, abbiamo un team di scout che ci stanno segnalando tanti giocatori interessanti e, nelle prossime settimane, credo che riusciremo a trovare una quadratura che ci permetterà di andare in ritiro già con un buon gruppo e prepararci al meglio alla prossima stagione.

Come si svilupperà il rapporto tra Bolzano, l’Alto Adige e il Südtirol in futuro?

Da tanti anni abbiamo un ottimo rapporto con le istituzioni. Quello che è stato fatto in tutto questo tempo, la crescita della società, passa anche attraverso una buona collaborazione con istituzioni come la Provincia e il Comune di Bolzano. Nel futuro intendiamo continuare su questa strada per consentire alla società di crescere ulteriormente e rappresentare ancora al meglio sia Bolzano che il territorio. 

Autore: Nilo Ruggeri

Un edificio e una strada per Adolph Kolping

Doppia intitolazione ad Adolph Kolping, quella di una via bolzanina e di un importante  edificio, la “Casa Kolping”. Chi era e cosa fece? Nato l’8 dicembre 1813 a Kerpen (Renania), nei pressi di Colonia, a 13 anni imparò a fare il calzolaio a Kerpen e altrove, fino a Colonia, dove si rese conto della condizione giovanile in quel tempo in Germania. Crescendo il desiderio di farsi sacerdote, frequentò il ginnasio Marzellen di Colonia, conseguendo la maturità classica il 3 aprile 1841. Il 15 maggio si immatricolò all’Università di Monaco. Dopo due anni proseguì gli studi di filosofia e teologia a Bonn; il 26 marzo 1844 entrò nel seminario di Colonia. Fu ordinato sacerdote il 13 aprile 1845. Ebbe vari incarichi a Eberfeld, dove conobbe il “Gesellenverein”, associazione cattolica di artigiani, comunità pedagogica e culturale, di cui Kolping divenne l’assistente religioso. Il 15 marzo 1849 fu nominato vicario del duomo di Colonia. Il 6 maggio fondò il “Gesellenverein” di Colonia. Da Colonia l’opera di Kolping si diffuse in Europa e in America del Nord, grazie anche all’instancabile impegno di Kolping come giornalista. Nel 1854 visitò a Bolzano il primo  “Gesellenverein” del Tirolo meridionale, fondato il 5 marzo 1854. Seguirono Case Kolping a Merano, Bressanone, Vipiteno, Brunico; l’intento era dare ai garzoni, e ai giovani apprendisti, vitto e alloggio, nonché assistenza. Necessitava una casa per l’accoglienza dei giovani artigiani e lavoratori che venivano dai comuni limitrofi a lavorare a Bolzano. Trovato il terreno nelle vicinanze dell’ospedale, la posa della prima pietra ebbe luogo il 19 marzo 1866. Dopo l’ampliamento del 1907, si arrivò alla terza Casa Kolping, inaugurata il 14 giugno 1985, che poteva ospitare 150 giovani, lavoratori o studenti. Circa il fondatore, Kolping fece altri viaggi in Europa, che influirono sulla sua già malferma salute;  Adolph Kolping morì il 4 dicembre 1865. Fu beatificato in San Pietro il 27 ottobre 1991. L’opera arrivò ad avere più di 500 mila membri in 61 paesi del mondo.

Autore: Leone Sticcotti

Singoli e intingoli #3

L’inizio dell’estate e dei primi bollori climatici ci ha portato una ventata di musica fresca e nuova nell’ormai sempre più comune formato singolo o videosingolo. Vediamoli insieme.

L’uscita più sorprendente ci è però giunta in solo formato audio lo scorso 2 giugno ed è davvero una delle cose musicali più belle ascoltate in questa prima metà del 2023. Si tratta del debutto assoluto della giovanissima cantante di Vadena Sara Sgarbossa, in arte Bossa, che si è presentata alla corte dei Roots Stable Studios ad Aica di Fiè, la casa musicale di Florian Gamper e Thomas Maniacco, con una canzone da lei composta, intitolata Like Wendy. È stato una sorta di colpo di fulmine, la bontà della canzone, la voce non comune di Bossa, hanno convinto i due produttori a realizzare al più presto la registrazione che ora possiamo ascoltare tramite il link youtu.be/I627E8vrW7A: il brano è stato rivestito con un arrangiamento mai invadente, essenziale, con una formazione che include alcuni dei musicisti più in vista del panorama bolzanino, vale a idre oltre ai produttori, entrambi negli Shanti Powa, Mirko Giocondo (Homeless Band) e Antonio Del Giudice (Atop The Hill).

Tutt’altro genere quello proposto dal meranese Diego Federico, che il 9 giugno ha consegnato alle stampe – si fa per dire – il suo nuovo video, Wow Ciao. L’artista della città in riva al Passirio aveva già dato un’ottima prova quando lo scorso inverno aveva pubblicato Son Of Titan (youtu.be/IVh6PMNT5r0). Col nuovo lavoro ci consegna un’altra composizione all’insegna del pop elettronico caratterizzato da una voce che si distingue nella moltitudine, il brano ha la giusta orecchiabilità e sicuramente funzionerà bene nei circuiti dedicati alla musica dance. Per quanto riguarda il video (youtu.be/IVh6PMNT5r0) la produzione del singolo precedente era sicuramente più elaborata e interessante, ma per quel che concerne la musica il risultato c’è.

Il terzo brano di cui ci occupiamo è quello dei Lost Zone, la versione acustica di Other Side (youtu.be/L4o7EeSU6Oo) condivisa con la cantante Tracy Merano in un connubio sicuramente avvincente e riuscito. I Lost Zone avevano realizzato la scorsa primavera una ristampa del loro album di debutto, Resilience, uscito appena un anno fa, con in aggiunta la versione acustica dei brani del Cd pubblicato dalla Drakkar, etichetta dal nome evocativo. Il brano proviene proprio da quelle registrazioni, che includevano appunto degli ospiti, il primo singolo della nuova versione vedeva un duetto col cantante dei Meinfelt, Patrick Strobl. Il connubio tra la voce folk pop di Tracy e la vocalità teatrale del frontman Florian conferma la statura della band e ovviamente anche della cantante.

L’ultimo singolo di cui ci occupiamo è Stringimi le mani (youtu.be/D_crNMUdZ5o), la produzione più recente del cantautore Stefano Mascheroni, un veterano della scena locale. Mascheroni si è recentemente proposto di presentare ogni tre mesi un nuovo brano e stavolta si è affidato ad Andreas Perugini per realizzare il videosingolo. “È un modo – dice Mascheroni nel comunicato di presentazione – per mantenere vivo il contatto con tutti quelli che amano la musica, ed in particolare chi mi segue e mi vuole bene”. Il brano risente un po’ degli arrangiamenti ridondanti e molto anni ottanta del trentino Marco Mattia, tanto che l’uso smodato della batteria elettronica lo fa sembrare quasi un demo, cosa che invece non sembra essere per quanto riguarda la parte cantata.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

La migrazione in Bassa Atesina

“Von Bozen bis Salurn” titolava in prima pagina la “Bozner Zeitung” del 12 settembre 1902. L’articolo trattava un argomento molto sentito all’epoca, l’immigrazione. Nulla di nuovo sotto il sole, si dirà. In effetti, pochi temi scaldano gli animi popolari come questo. La difesa del territorio – o la sua conquista – fanno parte del bagaglio “culturale” ancestrale dell’umanità. Tutti i popoli ne sono stati coinvolti, in un certo senso si potrebbe dire che in un mondo di migranti come il nostro nessuno è esente da questo peccato originale. Allo stesso modo, anche l’idea che gli intrusi siano sempre gli altri sembra invincibile. Ma veniamo ai fatti.

Agli albori del XX secolo, con due catastrofiche guerre mondiali alle porte, gli “specialisti” dell’argomento vedevano questa grande minaccia incombere sulla Bassa Atesina, appunto da “Bozen bis Salurn”. La parte rimanente del Tirolo meridionale era, seppur a malincuore, data per persa ma almeno si voleva salvare dall’invasione quei pochi paesi tradizionalmente “in mano tedesca”. Si trattava, beninteso, di un’invasione tutta interna al Tirolo stesso, da una parte all’altra della regione asburgica. Inoltre, allora come ora, erano proprio i vecchi abitanti di quei paesi ad attirare sempre nuove famiglie “straniere”: infatti c’era urgente bisogno di operai, lavoratori per le cave e per l’agricoltura. E allora si pescava nelle valli più povere del Welschtirol trentino, dove vivevano persone disposte a qualsiasi sacrificio per un boccone di pane. 

Veniamo all’articolo, che prendeva spunto da una relazione del professor Fraenkl sulla popolazione della Val d’Adige. Scrisse il cronista: “Il territorio maggiormente minacciato dai Welschen (come all’epoca si chiamavano gli italiani) è quello della Val d’Adige da Bolzano a Salorno. Già diversi paesi risultano quasi completamente in mano ai nuovi arrivati. Parliamo per esempio di Roverè della Luna, che appena una generazione fa era completamente tedesco e si chiamava Eichholz”. 

Se Roverè era data per persa, non così la vicina Salorno: “Nel 1900, due terzi della popolazione erano tedeschi ma già ora nella frazione di Pochi / Buchholz questi sono in minoranza. Il rapporto è di 393 contro 213”. Nella stessa Salorno, i grandi proprietari terrieri continuavano a “importare” manodopera da tutto il nord Italia per i loro frutteti e vigneti. Ovviamente queste famiglie chiedevano anche scuole per i loro figli, e in ciò venivano sostenute anche da influenti famiglie tedesche. Un’analoga richiesta da parte del “Deutsche Schulverein” per Roverè della Luna rimase invece lettere morta.

A nord di Salorno, nella frazione di Laghetto (sic) / Laag, la situazione non era migliore: gli immigrati italiani erano aumentati in pochi anni da 200 a 300. “In questo piccolo comune si assiste tuttavia a un fenomeno singolare: sempre più famiglie di immigrati si dichiarano tedesche, per cui ufficialmente gli italiani sembrano addirittura in calo”, scrisse il giornale. 

Molto problematica si presentava la situazione nei comuni di Bronzolo, Laives e S. Giacomo: “a Bronzolo si contano 311 tedeschi e 819 italiani e in futuro non sarà facile salvare la lingua tedesca. Perciò lo Schulverein ha aperto un nuovo asilo”.

A Laives vivevano 955 tedeschi e 757 italiani e esisteva solo un asilo dello Schulverein austriaco. Molto grave la situazione di S. Giacomo. “Qui gran parte dei terreni sono di proprietà di latifondisti che li hanno affittati a famiglie di immigrati. Addirittura diversi terreni sono stati ceduti a titolo definitivo a queste persone. Perciò i comuni di Dodiciville e Laives hanno costruito una seconda scuola e un asilo a S. Giacomo. Il terreno per la realizzazione di queste opere è stato donato dalla signora von Wentlandt di Bolzano – Gries”. 

Una situazione particolare fu quella di Vadena con i suoi 443 abitanti. “Una dozzina di “Signori” (in italiano nel testo) – nazionalisti di origine trentina – ha esercitato una massiccia pressione sui loro coloni affinché chiedessero la realizzazione di una scuola in lingua italiana. A causa del tradimento di un solo elettore, la maggioranza in comune è passata in mano agli irredentisti, che ora si sentono legittimati a rovesciare l’attuale situazione”. 

“In conclusione – commentò l’articolista – si può notare come nei comuni della Val d’Adige, dove nel 1880 la presenza di cittadina di lingua tedesca era maggioritaria, nel corso di pochi anni la situazione si è completamente capovolta e di questo passo non è difficile immaginare il futuro che ci aspetta.”

Autore: Reinhard Christanell

Montagna premiata per il volontariato

Il Comune di Montagna è stato ricompensato per gli sforzi spesi nei confronti del volontariato, con la settima edizione del Premio comunale “Il volontariato giovanile”. Ideato dal Südtiroler Jugendring (Sjr) e sponsorizzato dal governo provinciale e dal Consorzio dei Comuni della Provincia, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, è un riconoscimento assegnato ogni anno a tutti quei comuni che sostengono il volontariato giovanile in modo speciale, com’è stato appunto nel comune di Montagna.

I comuni possono partecipare a questo concorso solo una volta ogni tre anni. Nel 2022 hanno potuto candidarsi quelli fino a 2.000 abitanti, quest’anno hanno avuto la possibilità di vincere quelli da 2.000 a 5.000 abitanti. La consegna ufficiale è avvenuta durante un recente consiglio comunale direttamente dalle mani di Tanja Rainer, presidente del Sjr, di Philipp Tarfusser, suo vice, di Matthias von Wenzl, membro del consiglio di amministrazione, e dell’amministratore delegato, Matteo Graiff.  A ricevere il riconoscimento è stata la sindaca Monika Delvai Hilber, assieme all’assessore comunale per i giovani, Matthias Tschöll. 

Oltre allo striscione informativo affisso all’ingresso del comune e una coppa, è stato spiegato che i giovani volontari del Comune potranno partecipare gratuitamente a una formazione organizzata dall’Sjr. Tra l’altro, già nel 2022 Montagna ha ricevuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano un assegno di 2.000 euro per i giovani volontari. 

Soddisfatta la prima cittadina per il premio ricevuto. “Questo ci incoraggia a continuare a lavorare sodo per i nostri giovani volontari. Insieme alle nostre organizzazioni per l’infanzia e la gioventù, stiamo pianificando in che modo potranno beneficiare del premio”. Tanja Rainer di Sjr dal canto suo ha ribadito l’importanza dei giovani volontari, ringraziando il Comune per il suo impegno esemplare in questo campo. 

“Il Comune di Montagna compie uno sforzo consapevole e mirato per il volontariato giovanile e crea incentivi per i giovani a impegnarsi nel volontariato – ha dichiarato -. Con il premio abbiamo riconosciuto i risultati ottenuti dal Comune e vogliamo rafforzare ulteriormente il volontariato giovanile nel Comune”. 

“Inoltre – ha spiegato Philipp Tarfusser – il prezioso lavoro del Comune deve essere reso noto al pubblico in modo che possa essere un modello per gli altri comuni”.

IL DETTAGLIO

Il Südtiroler Jugendring (Sjr) è la federazione delle associazioni giovanili in Alto Adige e promuove il volontariato e la socializzazione dei bambini e dei giovani. Sensibilizza su questioni rilevanti concernenti i bambini e i giovani, promuove e richiede la partecipazione di bambini e giovani, promuove i processi democratici, sostiene la diversità culturale, è impegnato nello sviluppo delle organizzazioni associate in termini di sviluppo di qualità, si impegna per la cooperazione e gestisce la consulenza giovanile “Young+Direct. Attualmente sono 16 le organizzazioni che compongono il Sjr con circa 59.000 associati. Sjr si considera un’organizzazione che apprende e che è in continua evoluzione, una forza trainante per gli sviluppi necessari nella società, un centro di competenza per la partecipazione, portavoce delle preoccupazioni e delle esigenze di bambini e giovani. Si considera anche sistema includente e di collegamento per le organizzazioni associate indipendenti, che si sono dedicate in modo vincolante a lavorare per i bambini e i giovani, costruttore di ponti tra le generazioni, tra lingue e gruppi etnici, tra culture e religioni e tra le istituzioni pubbliche e della società. Sjr si è fatto promotore di molte iniziative di politica sociale ed è referente politico a livello provinciale delle questioni inerenti al mondo giovanile. Il suo operato è indipendente dai partiti politici.

Autore: Daniele Bebber

Sul palco per ridere con “Feisbuc”

Oltre a condividere la passione per recitare, le compagnie teatrali amatoriali sono uno spazio dove poter far nascere anche qualcosa di collaterale. È il caso delle “Feisbucsister”, un gruppo di cinque attrici, oggi costola della più grande compagnia teatrale di Laives, ma comunque indipendenti nella gestione dei propri spettacoli.

Sono passati una dozzina d’anni, ma la voglia di divertirsi è rimasta la stessa. O almeno è ciò che sembra trasparire dalla voce di Lorenza Pallaoro, che funge un po’ da coordinatrice del gruppo –  composto da Annalisa Chesini, Cristine Busetti, Alessandra Boscolo e Ester Valduga – e formatosi quasi casualmente. 

“Ci siamo incontrate perché tre di noi facevano già parte della filodrammatica di Laives – racconta Pallaoro -. Il gruppo Chernobyl di Laives, parlo di alcuni anni fa, ogni anno organizzava una Corrida, uno spettacolo di debuttanti. Assieme a una mia amica abbiamo iniziato a fare parte di questa iniziativa, ma non come concorrenti, bensì nello staff, perché eravamo brave, e soprattutto eravamo le uniche, in grado di far ridere. Da quel momento è nato il nostro gruppo”.

Sono cinque attrici che poi hanno proseguito nel tempo, portando sempre fantasia e novità, ma soprattutto parlando di temi comuni senza essere banali nel modo di far ridere. Questo  fino a quando non è arrivata l’idea di costruire qualcosa in più: “Dato che ogni anno creavamo nuovi sketch – spiega Pallaoro -, nel 2019 ho proposto alle sisters di mettere assieme gli ultimi due anni di sketch e costruire un nostro spettacolo, che abbiamo intitolato Feisbucsister show”. 

Lorenza Pallaoro, com’è andato il debutto? 

È stato un successone da tutto esaurito, come accaduto fino a quel momento per tutti gli sketch che abbiamo proposto e a cui cerchiamo di dare un filo logico tra loro. E forse il fattore che ci valorizza è proprio questo.

Qual’era la trama? 

Il primo atto racconta l’evoluzione della donna negli anni. Il secondo invece riguarda come e perché si è sviluppata la seduzione. In pratica proponiamo un po’ quella che è la parodia della donna, ma senza mai prenderci troppo sul serio e soprattutto cercando di divertirci. Perché, in fin dei conti, lo scopo dev’essere quello ed è anche quello che cerca la gente. Lo stesso nome che ci siamo date è una rivisitazione dialettale dell’inglese.

E poi cos’è accaduto? 

Dal 2020 abbiamo fatto richiesta di appoggiarci alla filodrammatica di Laives, quindi, a tutti gli effetti facciamo parte della compagnia anche se siamo totalmente autonome. Una scelta fatta anche per sopperire agli impegni della burocrazia, che in questi ultimi tempi si sono fatti sempre più rigorosi.

Ci sono altri componenti oltre a voi cinque?

Abbiamo anche i tecnici Rossella Boscolo, Lorenzo Raffaelli e Mauro Busselli. Spesso negli spettacoli ci aiuta anche Luca Vignali, nonostante non faccia parte del gruppo.

C’è già qualche altra novità nel vostro repertorio? 

“Feisbusistercianel” è l’ultimo spettacolo, con cui abbiamo esordito a Laives riproponendolo poi a Pineta di Laives. In autunno ripartiremo con il nuovo calendario di date.

Avete ottenuto qualche riconoscimento? 

In generale quello più grande è vedere il teatro al completo e avere un grande riconoscimento da parte degli spettatori, anche in paesi dove non ci conoscono.

Recitate in italiano o in dialetto? 

Se i tedeschi hanno un’appartenenza, noi italiani ci troviamo un po’ spaesati. Però il dialetto trentino è comunque abbastanza usato qui in zona, fa parte della nostra cultura.  

Autore: Daniele Bebber

Max Brenner ospite di “Carte Blanche” 

È un viaggio nel controverso universo della stimolazione e sovrastimolazione delle immagini da cui siamo quotidianamente tempestati e spesso disorientati, quello che incontriamo nelle opere di Max Brenner fra le pareti dell’Hotel Aurora.  

Max Brenner è un giovane originario della Val Venosta, dal 2017 studia arti grafiche presso l’Università di Arti Applicate di Vienna ma ha già iniziato a farsi conoscere ed apprezzare in più di una mostra.

Con le sue opere riesce a trascinare il fruitore nel mondo virtuale e lo mette a confronto con i molteplici piani del poliedrico universo di immagini prodotti dai social ma anche dai nuovi mezzi tecnologici dell’intelligenza artificiale e aumentata. Brenner disegna infatti in modo figurativo, fotorealistico, e spesso mescola i suoi prodotti alla pittura astratta dando vita ad opere innovative e affascinanti.  Brenner si occupa spesso di estraneazione, disorientamento, alienazione che a suo modo di vedere sono stati d’animo sia individuali che sociale e comunque assai frequenti oggi. 

Questo sentire lo porta a creare scenari cupi e minacciosi, simili ad incubi e ad ambientazioni vicine alla fantascienza. Spesso vi convivono immagini rassicuranti come bambini felici sulle giostre o sullo scivolo e accanto mostri spaventosi e discrepanti. Nella serie che ha intitolato “Shift” Brenner affronta il disorientamento durante un viaggio in metropolitana. Nella mostra Pathways – the Carte Blanche #8 e visitabile all’Hotel Aurora sono esposte serigrafie e enormi matrici in legno inciso. Brenner crea disegni e serigrafie uniche di grande formato su tela.  Con la stessa attenzione ai dettagli si dedica al processo di stampa. La serigrafia tessile esplora il potenziale di un disegno e gli dona raffinatezza e ricchezza di sfaccettature.

I MECENATI

Colti, curiosi, aperti al nuovo, sensibili al bello, come moderni mecenati, i membri della famiglia Aukenthaler -i genitori prima e i figli oggi- da moltissimi anni favoriscono lo sviluppo delle arti, contribuendo notevolmente a far conoscere numerosi artisti ad un pubblico locale ed internazionale, ospitando nell’Hotel in riva al Passirio, le loro opere e creando quelle occasioni di incontro con potenziali acquirenti. 

Sono davvero numerosi gli artisti che hanno goduto del loro favore e patrocinio. 

I figli, Melanie e Philipp, frequentatori assidui del mondo dell’arte contemporanea hanno deciso di sostenere gli artisti locali dando vita ad una vera e propria piattaforma per l’arte contemporanea costituita da due diverse opportunità espositive: una virtuale on-line e una reale negli spazi dell’Hotel Aurora.

La curatrice che hanno scelto è Eva von Ingram Harpf, classe 1987, laureata alla Bocconi con una tesi in Art Banking. L’evento che ha avuto luogo giovedì u.s. era la ottava edizione di Carte Blanche e, su invito, sono intervenuti numerosi curatori di mostre, galleristi, collezionisti e amanti dell’arte. 

Autrice: Rosanna Pruccoli