UN FESTIVAL DI EMOZIONI

Dal 2 all’11 settembre scorso si è svolto a Laives “Identity in Motion”, il Festival d’arte organizzato dall’associazione “Lasecondaluna”. In giornate intensissime e fitte di appuntamenti, il Festival ha portato l’arte nelle strade e nelle piazze di Laives, regalando al pubblico di tutte le età tanti momenti d’incontro e riflessione. Foto di Lasecondaluna.

A BRUXELLES, TRA LINGUE E FUMETTO

I ragazzi di Comicstour, un progetto di Cooltour sostenuto dall’Ufficio bilinguismo e lingue straniere, hanno avuto modo di visitare la terza fiera di fumetto più grande d’Europa a Bruxelles: lì hanno potuto applicare alcune nozioni di francese apprese in un percorso di avvicinamento linguistico e hanno potuto conoscere una nuova città attraverso il linguaggio del fumetto.

Votate!

Vi invito a leggere a pag. 11 il commento scritto da Paolo Valente per la rubrica “Senza Confini”.
In esso si trovano diversi spunti per dare un senso al voto che ci apprestiamo a dare, domenica 25 settembre, nell’appuntamento elettorale che consentirà di eleggere il nuovo parlamento italiano.
Fa bene Valente a ribadire che ogni voto dovrebbe essere rivolto al futuro, nell’ottica di dell’apporto che ognuno di noi è tenuto a dare in termini di idee, proposte e coerenza negli impegni assunti. Con’è noto nella democrazia rappresentativa, la nostra democrazia, questo compito viene affidato attraverso il voto ai partiti e ai politici che faranno parte del nuovo parlamento, ridotto nei numeri grazie ad una recente riforma. Spetta dunque a loro costruire un consenso elettorale in grado di guardare lontano, senza accontentarsi di lanciare esche e slogan.
A suo tempo più volte abbiamo cercato di ricordare l’importanza stessa del voto, a fronte della crescita esponenziale dell’astensionismo. E in queste elezioni tale fattore sembra acquistare ancora più importanza e risvolti paradossali. I risultati dei sondaggi sulle intenzioni di voto che fino a qualche giorno fa ci hanno martellato, hanno difatti insistito su due aspetti divergenti. Da una parte l’ineluttabilità del risultato, vista la dichiarata intenzione da parte degli intervistati di privilegiare in maniera netta una parte politica. Dall’altra un’incertezza di fondo, legata ad un’altra percentuale davvero significativa e addirittura sorprendente, ovvero proprio quella relativa ai “non voterò oppure non so”.
A mio avviso questo paradosso è figlio del nostro ormai acclarato disorientamento in qualità di elettori. Uno smarrimento amplificato dai fatti recenti: le turbolenze e contraddizioni nella passata legislatura, la rielezione del presidente Mattarella come extrema ratio, i successi ma allo stesso tempo la bocciatura del governo Draghi. D’altronde le scorse elezioni erano state vinte dall’antipolitica. Quale migliore viatico per i turbamenti e le incertezze? Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare di seggi paracadutati e blindati. Nella nostra realtà locale per fortuna siamo rimasti pressoché immuni da queste conseguenze nefaste dell’attuale legge elettorale e questo è un bene. Meno positivo però è il fatto che la medesima legge elettorale ha reso ancora più complessa la rappresentanza delle varie anime politiche del nostro territorio in parlamento.
Una cosa comunque è certa: anche questa volta e forse ancor di più è inutile passare il tempo a lamentarsi, se decidiamo di non esercitare il nostro diritto di scelta. è proprio quando l’incertezza è massima che occorre avere il coraggio di decidere. Non occorre nemmeno metterci la faccia. Basta una scheda votata posta nell’urna.

Autore: Luca Sticcotti

Computer che generano immagini mai viste

Immaginate di essere un pubblicista che, per una consegna importante, debba realizzare una fotografia di un astronauta a cavallo sulla luna. Invece di organizzare un complesso set fotografico, apre il proprio computer, digita “immagine fotografica di un astronauta a cavallo sulla luna”, aspetta 90 secondi, e ottiene alcune fotografie che mostrano la scena richiesta, sceglie quella che gli piace di più, e la integra nel manifesto pubblicitario da consegnare. In realtà non stiamo parlando di un futuro recondito, ma del presente, in particolare di un sistema di intelligenza artificiale chiamato DALL-E, sigla con significato tecnico ma anche pensata per rimandare, non a caso, a Dalì. DALL-E è in grado di produrre immagini plausibili mai viste a partire da una descrizione testuale. La versione attuale di DALL-E, chiamata DALL-E 2, non è direttamente accessibile al grande pubblico: può essere provata iscrivendosi a una lista di attesa, essendo attualmente in fase di test. Si può comunque curiosare su come funziona questo prodigio della tecnica visitando il sito https://openai.com/dall-e-2/ (dove troverete proprio l’esempio dell’astronauta), oppure provare liberamente un fratello minore (in effetti meno sofisticato) di DALL-E, chiamato DALL-E mini, accessibile al sito https://www.craiyon.com.
DALL-E in realtà ha molteplici capacità. Ad esempio: genera immagini secondo stili diversi in base alle indicazioni date, quindi al posto di “immagine fotografica” si può specificare “disegno a pastelli” o ancora “nello stile di Andy Warhol”. O ancora, può ricevere due immagini diverse per crearne una nuova che in qualche modo “combina” il contenuto delle due, ma anche variazioni stilistiche della stessa immagine. Vi lasciamo, per oggi, con la curiosità di approfondire un po’ questo tema, che cercheremo poi di analizzare più in profondità e di demistificare, per capire dove sta la meraviglia, ma anche dove stanno i limiti profondi, di questa tecnologia.

Autore: Marco Montali

Una paese capace di guardare alle generazioni future

Si attribuisce spesso ad Alcide Degasperi una frase che egli riprese dal teologo americano James F. Clarke: “Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. Un politico pensa al successo del suo partito; lo statista a quello del suo paese”. Un invito, in democrazia, per ogni cittadino.

Alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale che coinvolge anche la nostra provincia, molti si chiedono in base a quali parametri poter fare una scelta oculata. Al di là della distinzione forse non del tutto appropriata tra “politico” e “statista”, pensare alle prossime generazioni è certamente un criterio significativo. E non vale certo solo per il voto di domenica, ma per ogni scelta (anche del singolo cittadino) che abbia delle conseguenze.

“Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza”, ha detto Sergio Mattarella nel febbraio scorso, all’inizio del suo secondo mandato come Presidente della Repubblica. “È ancora tempo di un impegno comune”, ha continuato, per rendere questo Paese più forte, “ben oltre le difficoltà del momento”. E ha dato alcuni precisi orientamenti.

“Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano. Un Paese che cresca in unità”. Un’Italia “in cui le disuguaglianze – territoriali e sociali – che attraversano le nostre comunità vengano meno”. “Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la coesione del nostro popolo. Un’Italia che sappia superare il declino demografico a cui l’Europa sembra condannata”.

“Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione”. “Un’Italia impegnata nella difesa dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni”.

“Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche”. “Rafforzare l’Italia significa, anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della pandemia”.

“L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti”. Buon voto e buon impegno a tutti noi.

Autore: Paolo Bill Valente

La grande processione del 1791

L’imperatore Giuseppe II è passato alla storia per aver preso di mira il potere secolare della chiesa cattolica ed aver abolito un terzo dei conventi. Tra le “vittime” ci fu anche il convento santuario dei Servi di Maria a Pietralba, che nel 1787 fu costretto a chiudere. Fu così che la sacra immagine custodita nel convento venne affidata al curato di Laives Johann von Kolb, che la portò nella chiesa parrocchiale. Qualche anno più tardi arrivò l’autorizzazione a spostare l’immagine sull’altare maggiore: e allora a Laives fu festa grande…

Maria Teresa d’Austria morì nel 1780. Entrò nella storia soprattutto per l’istituzione della scuola pubblica obbligatoria. Dei suoi 16 figli, le succedette sul trono Giuseppe II, il quale, ispirato dalle idee illuministe dell’epoca, prese di mira l’enorme potere secolare della chiesa cattolica (e soprattutto i suoi possedimenti), abolendo di punto in bianco un terzo di tutti i conventi e riducendo di due terzi il numero dei religiosi. 

Tra le “vittime” dell’illuminato imperatore anche il convento-santuario dei Servi di Maria di Pietralba, costretto, nel giugno 1787, a chiudere i battenti nonostante il gran numero dei pellegrini che lo visitavano. 

La Sacra Immagine fu affidata al curato di Laives Johann von Kolb che nella notte tra il 12 e il 13 luglio la portò in paese collocandola su un altare laterale della chiesa parrocchiale. Solo nel 1791 arrivò da Trento l’autorizzazione a spostarla sull’altare maggiore e allora a Laives fu festa grande: nei giorni tra il 24 e il 26 giugno 1791 migliaia di persone giunsero da ogni dove per assistere all’evento – peraltro ripetuto anche 100 anni dopo. 

Poiché la fotografia nacque ufficialmente nel 1839, non esistono immagini del paese né di quell’epoca né di quelle anteriori. Il pittore bolzanino Joseph Anton Cuseth fu incaricato di immortalare la grande processione del 26 giugno e il suo dipinto, ancora esposto sotto il pulpito della vecchia chiesa, rappresenta un documento di straordinaria importanza per la storia di Laives.  

Nelle didascalie sono elencati tutti i partecipanti alla processione ma ciò che ci interessa maggiormente è il “ritratto” inedito del paese alla fine del XVIII secolo.

Premesso che il pittore, per ragioni “scenografiche”, è stato costretto a tralasciare diversi edifici già esistenti, colpisce immediatamente la grazia e l’armonia di un paesino collocato nel mezzo di giardini e vigneti – insomma l’esatto contrario di quanto siamo costretti a vedere oggi. Sullo sfondo si riconoscono le due colline moreniche e la chiesetta del Peterköfele (con la nuova strada per Pietralba ultimata nel 1769) occupate dal “popolo” incaricato di accompagnare le celebrazioni con “cannonate e botti.” Ai suoi piedi la Pfleg, sede amministrativa dei Lichtenstein e poi rinomato Gasthaus; poco distante il Kalchhof. Al centro del dipinto vediamo la chiesa parrocchiale e alla sua sinistra le cosiddette “casette della chiesa” poi abbattute. 

A destra si scorge la stretta “casa del dottore” (poi demolita per fare spazio al nuovo municipio), dimora del medico condotto e, in precedenza, quando a Laives si contavano dai 20 ai 30 scolari, utilizzata anche come scuola. Sulla destra si intravede la canonica, appena sotto la “Turnertorggl” (torchio) e il Turnerhof, poi casa Visintin. A destra, sotto la chiesetta, il maso Stampfl, poi casa di Anton Ebner.

Nella parte anteriore del dipinto si riconosce il Reinischhof (Frasnelli) e il prestigioso Grosshaus/Casagrande, per oltre 130 anni di proprietà della famiglia Franzelin (che poi acquisterà anche il convento di Pietralba). 

Il fienile del Großhaus non era ancora stato ampliato e l’edicola all’angolo è nel frattempo scomparsa. Sull’altro lato della “Reichsstraße” si trova una fontana pubblica eliminata con la realizzazione del capolinea del tram.

 La vecchia Reichsstraße imboccava ancora via Damiano  Chiesa per raggiungere, nel cuore del vecchio paese, il “Kölbl” (poi “Zur Post” a partire dal restauro degli anni ‘80), che qui è ritratto solo in parte. Davanti a questo la grande casa bianca è il “Gassman” della famiglia Tabarelli ma mancano tutte le case tra questo e il Casagrande. Di notevole interesse anche i numerosi muri a secco che circondano case e vigneti: oggi purtroppo quasi del tutto scomparsi o trascurati.

Autore: Reinhard Christanell

Letterature oltre i confini: Anita Pichler

Se la letteratura sudtirolese del Novecento è in gran parte legata alle vicende storiche che hanno segnato un territorio conteso, a una comunità rurale che ha subito traumatiche lacerazioni e a una convivenza forzata, una delle sue voci più originali e controverse ha saputo dare alla propria opera un più ampio respiro e farle pertanto acquisire notorietà anche al di là dei ristretti confini della Heimat. Forse per essere stata il riflesso di un’esistenza errabonda e inquieta, in perenne transizione e intersezione tra due lingue e culture, la multiforme ancorché scarna produzione letteraria della meranese Anita Pichler (1948-1997) si è sempre sottratta a un’immediata collocazione di genere o a etichette di mercato, suscitando nei lettori reazioni del tutto contrastanti. I suoi libri – racconti, saghe rivisitate, romanzi ibridi, collage di impressioni e meditazioni – sono infatti un invito ad addentrarsi nella contraddittorietà dei sentimenti umani, nello spaventoso e affascinante mistero che è l’esistenza. Davanti a una lingua capace di sovvertire le tradizionali tecniche narrative e sempre aperta a una lettura a più piani, anche la critica letteraria si è divisa tra entusiastiche ricezioni e sferzanti, talvolta feroci giudizi, sin dal romanzo d’esordio, oggi finalmente disponibile in versione italiana per i tipi di Edizioni alphabeta Verlag e grazie alla pregevolissima traduzione di Donatella Trevisan. 

Haga Zussa – pubblicato in edizione originale nel 1986 dalle prestigiose edizioni Suhrkamp – ha come protagonista una donna alla ricerca di sé, la cui vita è punteggiata di relazioni evanescenti e di lavoretti saltuari. Distribuendo questionari porta a porta, un giorno si accorge di aver smarrito le chiavi di casa, e così torna in uno dei tanti appartamenti che ha visitato, dove riconosce, nella donna invalida che l’ha già accolta in precedenza, una persona che mai avrebbe voluto rivedere in vita sua. L’ombra che riappare improvvisamente dal passato la costringe a un confronto serrato con situazioni e figure a lungo represse e negate, e la cui riaffiorante memoria, nutrita di presente, genera ulteriore turbamento, ma anche nuovi percorsi da intraprendere, dove però la trappola del caso è sempre pronta a scattare. 

Insieme alla sua protagonista, Anita Pichler sembra interrogarsi appunto sulle “coincidenze”, ossia su quegli eventi casuali “senza i quali nessuna sopravvivenza è possibile”, modellando una raffinatissima prosa poetica – quasi un brano musicale – e componendo uno scenario polifonico dove, tra atmosfere perennemente sospese, mondi interiori vengono smembrati e ricombinati per cerchi concentrici. 

Haga Zussa, insieme ai precedenti Le donne di Fanis (2020), Di entrambi gli occhi lo sguardo (2018) e Come i mesi l’anno (2016) – edizioni oggi disponibili anche in unico cofanetto acquistabile online sul sito dell’editore – è il coronamento di un progetto editoriale che vuole offrire al lettore italiano un percorso letterario, quello di Anita Pichler, di straordinaria originalità e ricchezza stilistica.

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Franz von Defregger

Verso le pendici del Guncina, a collegare viale Principe di Savoia a via Michael Pacher vi è la via Franz von Defregger. Va ricordato che a Franz von Defregger era dedicata, dal 1906 al 1929, l’attuale via Leonardo da Vinci. Fu nel 1946 che gli fu dedicata la via nel quartiere di Gries. Franz Defregger, figlio di contadini, era nato il 30 aprile 1835 nel maso di famiglia, l’Ederhof, a Stronach, allora parte del comune di Dölsach, nel Tirolo orientale; già da ragazzo mostrò forte inclinazione per l’attività artistica, tanto che, morto il padre, nel 1860 vendette il maso e, dopo alcuni mesi ad Innsbruck, si recò a Monaco di Baviera per frequentarvi l’Accademia di Belle Arti. A Monaco fu allievo del pittore Karl Theodor von Piloty. I quadri di Defregger, con soggetti preferiti tra ritratti, scene di vita quotidiana e quadri di soggetto storico, in particolare sulla resistenza antifrancese in Tirolo nel 1809, ebbero presto successo di pubblico. Dal 1878 al 1910 Franz Defregger fu docente di pittura storica all’Accademia di Belle Arti di Monaco. Nel 1883 per i suoi meriti fu elevato al rango nobiliare, per cui da allora il suo cognome divenne “von Defregger”. Ottenne premi e importanti onorificenze, come nel 1878 quella del Regno di Baviera, la Medaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti. Oltre ad avere la residenza a Monaco, la Defregger-haus, Defregger ne fece costruire una a Bolzano negli anni 1879-1880 su progetto dell’architetto civico di Bolzano, Sebastian Altmann; è “Villa Defregger”, in via Weggenstein, dove il pittore soggiornava due volte l’anno. I rapporti con Bolzano e l’Alto Adige gli diedero spunto per i suoi quadri, tra ritratti, pitture di genere, composizioni storiche; un esempio, San Giuseppe dipinto sull’altare maggiore della chiesa di Frangarto. Franz von Defregger, il cui catalogo comprende oltre 1100 opere, morì a 85 anni a Monaco di Baviera il 2 gennaio 1921; fu sepolto nel Nordfriedhof di Monaco.

Autore: Leone Sticcotti

La nuova stagione del Teatro Stabile di Bolzano

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Il teatro è l’integratore esistenziale: le nuove stagioni dello Stabile di Bolzano concentrano il meglio del teatro a livello nazionale con il costante impegno nella politica prezzi agevolata.

Per l’anno teatrale 22/23 che segna il ritorno degli abbonamenti, il Teatro Stabile di Bolzano ha disegnato una stagione metropolitana con respiro internazionale. 

Fino al 15 ottobre presso le Casse del Teatro Comunale di Bolzano sono in vendita i nuovi abbonamenti, un’occasione unica per assistere agli spettacoli che hanno per protagoniste/i Claudio Bisio, Bob Wilson, Lucinda Childs, Stefano Accorsi, Sonia Bergamasco, Stefano Massini, Valerio Binasco, Krista Székely, Filippo Dini, Orchestra Haydn, Antonio Latella, Claudio Tolcachir, Eros Pagni, Paolo Pierobon, Franco Branciaroli e Rocco Papaleo. L’abbonamento alla Stagione di Bolzano comprende 12 spettacoli in Sala Grande. I prezzi sono rimasti invariati rispetto alle passate stagioni.

Il nuovo anno di teatro si apre il 20 ottobre con lo spettacolo PPP. Profeta Corsaro che TSB e Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento hanno voluto dedicare a Pier Paolo Pasolini, in occasione del centenario dalla sua nascita. Si tratta di un’inedita coproduzione scritta da Leo Muscato e Laura Perini, un affresco tra parole e musica. Un’opera “sferica”, come la definisce il Maestro Giorgio Battistelli, supervisore della parte musicale del progetto. 

Fuoriclasse duttili e poliedrici, nella scorsa stagione Filippo Dini e Valerio Binasco hanno conquistato il pubblico bolzanino con The Spank di Hanif Kureishi. Binasco si confronta con il romanzo Dulan la sposa, scritto dal Premio Strega Melania Mazzucco, mentre Dini dirige e interpreta Il Crogiuolo di Arthur Miller, uno dei testi più lucidi e impietosi della drammaturgia americana. Riccardo III di William Shakespeare, spettacolo diretto dall’ungherese Krista Székely, fuoriclasse della regia che collabora assiduamente con il National Theater, è interpretato da Paolo Pierobon, protagonista per lo Stabile bolzanino di “Eichmann. Dove inizia la notte” di Stefano Massini. Legato a Bolzano e al suo Teatro Stabile, lo stesso Massini – unico autore italiano ad aver vinto il Drama League Award 2022 e il Tony Award, l’Oscar del Teatro Americano – è il protagonista del nuovo spettacolo intitolato L’interpretazione dei sogni ispirato all’opera di Sigmund Freud.

Due leggende della scena come l’artista Robert Wilson e la coreografa Lucinda Childs tornano a collaborare a 40 anni di distanza per portare in scena lo spettacolo Relative Calm, nuova creazione sulle musiche di John Adams, Jon Gibson e del celebre Pulcinella di Igor Stravinsky. Uno spettacolo dal ritmo ipnotico di movimenti, immagini, suoni e luci. 

Nell’olimpo del teatro internazionale si colloca anche l’argentino Claudio Tolcachir. Drammaturgo, regista e attore argentino, autore di testi surreali e commoventi, che a Bolzano presenta Edificio 3. Storia di un intento assurdo, il suo nuovo spettacolo in lingua italiana.

Stefano Accorsi, per la prima volta a Bolzano, è il protagonista dello spettacolo Azul. Gioia, Furia, Fede y Eterno Amor, basato sul testo sognante e accorato di Daniele Finzi Pasca. Ambientato in una città dove il gioco del pallone è febbre, amore e passione, Azul racconta di quattro amici che fanno i conti con le loro rispettive vite e facendo affiorare ricordi, provano a ricostruire una serenità andata a pezzi. 

Franco Branciaroli è lo straordinario interprete di Shylock nel raffinato e potente allestimento de Il Mercante di Venezia di William Shakespeare portato in scena da Paolo Valerio. 

Un altro gigante della scena come Eros Pagni si confronta con Luigi Pirandello, nello spettacolo Così è (Se vi pare) per la regia di Luca De Fusco.

Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, monumento della letteratura del Novecento, rivive nello spettacolo interpretato da Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni e diretto da Antonio Latella, regista dallo sguardo affilato, lucido, potente, fuori dagli schemi, e profondamente contemporaneo. 

Rocco Papaleo presenterà una nuova versione di Coast to Coast, spettacolo di Teatro Canzone prodotto dal TSB confermando il suo talento musicale e la sua verve istrionica.

A grande richiesta, torna Claudio Bisio per due serate speciali fuori abbonamento dedicate a La mia vita raccontata male, testo tratto da Francesco Piccolo.

Il Teatro Studio ospita la nuova Stagione Regionale nata dalla collaborazione tra Centro Servizi Culturali Santa Chiara e Coordinamento Teatrale Trentino quest’anno dedicata al Contemporaneo. La rassegna comprende 17 spettacoli: 7 in visione al Comunale di Bolzano, 8 al SanbàPolis di Trento e 2 al Teatro Melotti di Rovereto. Tra i protagonisti troviamo Emma Dante, Romeo Castellucci, Babilonia Teatri, RezzaMastrella, Roberto Castello, Lino Musella, Agrupación Señor Serrano e Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt.

Da ottobre 2022 a maggio 2023 lo Stabile propone oltre 100 spettacoli in tutta la regione. 

ABBONAMENTI

Vendita nuovi abbonamenti alla Stagione in Sala Grande fino al 15 ottobre.
L’abbonamento annuale alla stagione 2022/2023 prevede 4 turni:
Turno A: giovedì ore 20.30;
Turno B: venerdì ore 19;
Turno C: sabato ore 20.30;
Turno D: domenica ore 16.
Le abbonate e gli abbonati ad una delle nostre stagioni riceveranno compresi nel carnet:
» 4 biglietti gratuiti per la Stagione Regionale Contemporanea e la possibilità di sottoscrivere un abbonamento a 80 euro per tutti gli spettacoli;
» 4 biglietti gratuiti per la stagione di prosa IN SCENA del Teatro Cristallo;
» 2 ingressi a 5,00 € per gli spettacoli di danza programmati a Bolzano al Teatro Comunale in Sala Grande nella Stagione 22/23;
» 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della Stagione di Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento;
» 2 ingressi a 5,00 € per i concerti della Stagione Sinfonica dell’Orchestra Haydn a Trento e Bolzano;
» 2 biglietti gratuiti per la rassegna Wordbox- Parole per il teatro;
» 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della stagione di prosa del Teatro Stabile di Bolzano a Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno;
»2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo per la stagione 22/23 del Teatro Stabile di Bolzano.
Teatro Comunale di Bolzano (da martedì a venerdì 11-14 e 17-19 e sabato 11-14). Infoticket 0471 053800, info@ticket.bz.it
La vendita degli abbonamenti e dei biglietti alla Stagione Regionale Contemporanea si svolge dal 18 ottobre presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bolzano e la biglietteria del Teatro Auditorium di Trento.

Teatro Stabile di Bolzano
www.teatro-bolzano.it
Tel. 0471 301566
Whatsapp 366 631 1044

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