Nei giorni scorsi la giovane insegnante bolzanina Elisa Caneve, vincitrice di un concorso indetto in occasione della festa dell’Europa, è stata invitata in Consiglio Provinciale per leggere il suo racconto intitolato “L’Europa è il suo orizzonte”. Per introdurla il presidente del Consiglio Provinciale Noggler ha avuto la simpatica idea di ricordare la frase del premio Nobel per la letteratura Joseph Brodsky, che disse: “I Parlamenti funzionerebbero in tutt’altro modo se prima di ogni seduta si recitasse una poesia”. Caneve è coinvolta in progetti educativi e sociali con minori con un background migratorio, ha attraversato molte periferie europee e sta tuttora lavorando sulla documentazione di questa esperienza. Il suo racconto accosta significativamente due orizzonti. Il primo è quello da lei osservato dalla torretta del campo di sterminio di Birkenau, raggelante e fortemente evocativo. Il secondo è quello che riguarda il dialogo da lei avuto a Bologna con un quattordicenne con background migratorio che – incaricato dalla scuola di “fare una ricerca sul suo paese” – si trova oggettivamente in imbarazzo essendo i suoi genitori nativi di due diversi stati africani e lui invece… cos’è? Italiano? Bolognese? In definitiva: per lui l’identità, non solo ideale ma anche reale, poggia… sull’orizzonte costituito dall’Europa. Ebbene: qual è il nostro orizzonte? Noi abitanti della provincia di Bolzano abbiamo davvero il coraggio di contemplarlo anche idealmente e con la necessaria maturità? Nei giorni scorsi la cronaca ci ha fornito segnali contrastanti in questo senso. Tra questi la positiva apertura dei vaccini anche ai più giovani, ma solo perché molti anziani hanno avuto più paura del vaccino che della malattia. Per non parlare delle centinaia di persone che ancora una volta si sono radunate per rivendicare una malintesa libertà da vaccini e mascherine, esponendo anche cartelli che accostavano Draghi a Hitler e Speranza a Mengele. Per fortuna poi il nostro orizzonte informativo ci ha fatto anche apprezzare il gesto bellissimo di una coppia di anziani bolzanini, che ha donato un’auto elettrica al reparto di cure palliative dell’ospedale di Bolzano. La vera libertà è quella che ci indica l’altro come un’occasione per allargare i nostri orizzonti e non solo per occuparci del nostro seppur luccicante piccolo orticello. Non credete?
Il Codice del Consumo, di cui al D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, disciplina i contratti di compravendita, cui sono equiparati i contratti di permuta e fornitura di beni e servizi, conclusi tra commercianti, professionisti ed imprenditori che agiscono in tale qualità e soggetti che agiscono come semplici consumatori, cioè al di fuori della loro attività professionale. Tra i principali obblighi del venditore, previsti dal Codice del Consumo, vi è quello di fornire un bene conforme all’uso ed alle caratteristiche intrinseche e privo di difetti; non vi è difetto di conformità se, al momento della conclusione del contratto, il consumatore era a conoscenza del difetto, non poteva ignorarlo con l’ordinaria diligenza o se il difetto di conformità derivi da istruzioni o materiali forniti dal consumatore. Ma tale disciplina è applicabile anche qualora il bene compravenduto sia un immobile? Il caso è stato da ultimo sottoposto all’esame della Corte di Cassazione, con riferimento ad una controversia insorta tra l’acquirente di un bene immobile e la società costruttrice del complesso residenziale di cui l’immobile faceva parte. Il Giudice di primo grado aveva dato ragione a quest’ultima, affermando che le norme contenute nel Codice del Consumo erano riferibili ai soli beni mobili e non potevano ritenersi applicabili alla compravendita di un immobile. Investita della questione, la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 497 del 14.1.2021, giunge, invece, ad affermare un principio diverso: l’applicabilità della disciplina del Codice del Consumo agli appalti per la realizzazione o la manutenzione di immobili ed alle convenzioni tra il costruttore\venditore di immobili in condominio e i singoli acquirenti, con riferimento alle previsioni del regolamento condominiale richiamato nei contratti di acquisto, contenente limitazioni d’uso per le porzioni esclusive o comuni o deroghe ai criteri di riparto delle spese (confermando in tal senso la precedente sentenza della Cassazione n. 19832/2019). Ai fini della tutela del consumatore, infatti, ciò che rileva è la conclusione di un contratto tra un professionista, che stipuli nell’esercizio dell’attività imprenditoriale o di professionista intellettuale, ed altro soggetto – il consumatore – che contragga per esigenze estranee all’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale.
Il Sindaco di Ora Martin Feichter ci racconta i mesi bui dell’epidemia, tra ostacoli e nuove sfide. Ora lo sguardo è rivolto al futuro, tra turismo, sociale e ambiente: “Sono molto fiducioso, ora puntiamo alla ripresa”.
Continua il viaggio nella Bassa Atesina. Anche il Comune di Ora è alle prese con la ripartenza, dopo un anno di ostacoli per via dell’emergenza sanitaria. Lo racconta il sindaco Martin Feichter, eletto a settembre dell’anno scorso, quando il paese si preparava ad affrontare la seconda ondata: “Sono molto speranzoso, ora si punta alla ripresa”. Una ripresa che parte dalla valorizzazione del territorio e dal turismo.
Il sindaco di Ora Martin Feichter
Com’è stato insediarsi come sindaco nel corso di una pandemia? Entrare in corso d’opera non è stato facile, ma abbiamo lavorato fin da subito. Come i privati, anche il Comune ha dovuto superare diversi ostacoli, soprattutto per quanto riguarda le aperture al pubblico degli uffici. Gestire gli appuntamenti dei cittadini e, al contempo, qualche dipendente malato, non è stata una passeggiata. Ovviamente tutte le sedute del Consiglio Comunale si sono svolte in videoconferenza, e anche a quello non eravamo abituati. Penso che confrontarsi seduti intorno ad un tavolo, dal vivo, sia molto meglio. Soprattutto quando bisogna prendere delle decisioni importanti come quelle che riguardano la pandemia.
Quali sono state le misure adottate per il contrasto della pandemia? Oltre a quelle nazionali, abbiamo garantito a tutti i cittadini di Ora, già da febbraio, la possibilità di fare un test antigenico rapido gratuito. Durante il lockdown per farlo ci si poteva recare in piazza, senza appuntamento. Poi sono state istituite le due stazioni drive-in della Bassa Atesina, una a Salorno e una a Ora. È una misura molto importante che aiuta nel monitoraggio, ed è tutt’ora attiva, anche se su prenotazione. L’ondata di gennaio e febbraio è stata molto sentita, i numeri erano alti. In quel periodo anche molti consiglieri comunali si sono messi in gioco per invitare le persone ad andare a testarsi. Al momento la situazione è sotto controllo e il numero dei contagi è molto basso.
Anche nel vostro Comune le attività si sono dovute fermare. Certamente. Tutte le attività sociali si sono fermate. Ad Ora, per esempio, hanno subìto un forte stop la banda musicale e la squadra di hockey. È una misura che non è piaciuta ai cittadini, come non è piaciuta a noi, ma purtroppo la situazione era quella. Tuttavia, come ogni anno, mettiamo a disposizione fondi e contributi per aiutare le associazioni, che speriamo si riprendano presto.
Il settore del turismo, invece? Lo stop sul settore del turismo per Ora è stata una catastrofe. Il turismo del nostro Comune è alimentato, oltre che dalla presenza di bar e ristoranti, anche dal transito dei bus turistici che arrivano soprattutto da Austria e Germania. Con il divieto di spostamento tra i vari stati l’Associazione turistica ci informa che i pernottamenti sono diminuiti di più del 60%.
Come si rimetterà in moto questo settore? Ancora non lo sappiamo con certezza, la situazione cambia da un giorno all’altro. Ci stiamo affidando all’assessorato competente e come Comune interveniamo dove possibile. Una delle iniziative introdotte a favore del turismo è sicuramente il progetto della costruzione di un tratto ciclabile che collega più punti della Bassa Atesina (oltre a Ora anche Egna, Termeno e Caldaro). Si tratta di un investimento di circa tre milioni di euro deliberato dalla Giunta Provinciale, grazie al quale gli abitanti di Ora e i turisti potranno usufruire di un percorso ciclabile sicuro verso il lago di Caldaro. Inoltre, ci siamo dedicati alla valorizzazione di Castelfeder, il punto turistico più attrattivo della zona.
In che modo? In collaborazione con l’Associazione turistica abbiamo deciso di sviluppare le potenzialità turistiche della collina. Ci siamo dedicati a Castel Leiterburg, un punto panoramico molto bello e conosciuto sopra Ora. È stato ripulito e sono state aggiunte delle panchine, per valorizzare i posti di sosta durante le escursioni e le passeggiate, così che i turisti e gli abitanti possano godere del panorama – che con uno sguardo abbraccia tutto il territorio, da Salorno a Bolzano – in tranquillità.
Sono state avviate anche altre iniziative a tutela dell’ambiente. Sì, in particolare due. Innanzitutto, ci siamo impegnati per aumentare la biodiversità del territorio. Grazie alla collaborazione tra l’Associazione apicoltori di Montagna e l’ispettorato forestale sono state distribuite gratuitamente, presso il campo sportivo, piante e cespugli ricchi di nettare e polline. Vogliamo coinvolgere anche i cittadini a piantare, in modo consapevole, gratuito e con l’aiuto dell’ispettorato forestale, alberi e cespugli che possano salvaguardare la vita delle api. Poi ci siamo dedicati a ripulire il paese dai rifiuti. È stata un’iniziativa molto partecipata anche dai membri della Commissione Ambiente che ci hanno supportato nell’organizzazione. Per questo voglio ringraziare tutti i volontari che si sono messi in gioco. Da qui si vede anche la voglia di ripartire, di rivedersi, e di fare qualcosa di bello per il posto in cui si abita.
La ripartenza passa dall’arte, e in questi giorni il paese di Lana ed i suoi dintorni sono stati letteralmente sommersi da musica e installazioni grazie al festival di cultura tematica e trans – disciplinare “LanaLive”, giunto quest’anno alla sua decima edizione. E per celebrare degnamente il giubileo, i direttori artistici dell’evento, Hannes Egger e Katrin Klotz, hanno voluto rievocare le traiettorie del festival con un ampio percorso artistico che prende il via proprio da Lana e che ripercorre questa prima decade.
Le origini di “LanaLive” risalgono ad un ormai remoto concerto della “BigBand 84”. Negli anni da evento musicale il festival si è rapidamente affermato come importante riferimento culturale per Lana e i suoi dintorni. Definita formalmente nel 2012 la sua identità di “festival culturale transdisciplinare e tematico”, anno dopo anno l’evento è giunto alla decima edizione. Per dieci giorni, dal 13 al 23 maggio, questo anniversario viene celebrato con un “best – of” degli anni passati: a partire da quattordici installazioni principali, hanno preso forma molteplici eventi e contenuti ispirati alle ultime edizioni del festival, presentate in una veste totalmente rinnovata: i progetti degli dieci ultimi anni sono stati rielaborati e inseriti in un percorso artistico ampio che prende le mosse da Lana per spingersi oltre i confini del paese. Fin dalla prima edizione tematica nel 2012, il festival “LanaLive” si è affermato come realtà di promozione culturale locale. Rendere l’arte e la cultura del luogo un’esperienza artistica fruibile a un pubblico diversificato è da sempre uno dei fondamenti del progetto. Nel corso degli ultimi nove anni sono stati commissionati diversi lavori “site specific” e gli artisti sono stati invitati a indagare i differenti temi proposti dal festival. Inoltre, ogni anno, il festival è protagonista di riflessioni e approfondimenti nel “LanaLive Report”.
Un report che riflette sul passato
Tutti i nove numeri del report si completano a vicenda, raccontando differenti visioni e offrendo una rilettura a volte più lusinghiera, a volte più scomoda, del territorio. Nel corso degli anni, è stata affrontata una grande varietà di temi, dalla topografia alla storia degli insediamenti urbani, fino ad arrivare ad un’indagine del sottosuolo. In occasione dell’anniversario del 2021 il report avrà un ruolo di primaria importanza: diventa infatti una testimonianza e un osservatorio unico per analizzare e ragionare su ciò che è stato realizzato fino ad ora. Dieci anni di “LanaLive” sono un’ottima occasione di riflessione sul passato e sul presente, una sorta di “follow – up” o, per dirlo con un gioco di parole, un’osservazione dell’osservazione. Nel 2021, con il titolo “Best – of”, “LanaLive” offre dunque un caleidoscopio colorato di tutte le precedenti edizioni, con un totale di quattordici installazioni in paese e nei dintorni: opere rivisitate che si andranno a unire a nuovi lavori commissionati ad hoc e a tanti nuovi approfondimenti.
Dieci anni per analizzare il territorio
Con l’eredità della “BigBand84”, la direzione artistica di LanaLive nel 2012 è passata da Thomas Holzner a Hannes Egger e Katrin Klotz, che hanno ripensato il festival proponendo ogni anno temi differenti da indagare attraverso i mezzi artistici. La prima edizione con “Il Valsura confluisce nell’Adige” si proponeva di riflettere sulla conformazione geografica del territorio. Dopo la morfologia territoriale sono stati esplorati altri temi significativi per Lana e dintorni: per esempio, il tema del 2013 era il turismo a Lana, con il titolo “Hotel”. L’edizione prendeva le mosse dall’Hotel Royal, inaugurato nel 1906, per arrivare ai bagni storici della Val d’Ultimo. Con un programma musicale molto speciale, “LanaLive” 2014 con il titolo “Holy Land” ha affrontato il tema delle chiese e della religione, e di come hanno plasmato la zona a livello musicale oltre che spirituale. L’edizione 2015 del festival si chiamava “Zone” e aveva come protagonista la zona industriale di Lana e presentava una serie di eventi sul tema dell’industria, la sua storia, il lavoro in fabbrica a Lana e le nuove prospettive per il futuro.
Nel maggio 2016, “LanaLive” ha esplorato la storia degli insediamenti locali con il titolo “The Settlers”: come è cambiata la città mercato di Lana negli ultimi 60 anni? Dove sono stati creati gli insediamenti e chi li abita? Quali sono le caratteristiche dei differenti tipi di insediamento? Quali sono le loro storie? Com’è la convivenza? Con “Via Lombarda”, il festival ha reso protagonista nel 2017 l’itinerario che conduce da Lana, attraverso il Passo Palade, nella Val di Non trentina. Un anno dopo, ha scalato le vette e si è dedicato alle “Visioni “. La morfologia del territorio suggeriva di salire per vedere oltre, per scoprire nuove prospettive. Nel 2019, il festival ha presentato “Roundabout”: l’edizione era incentrata sui trasporti e i diversi mezzi impiegati in zona. Nel 2020, invece, è scesa nel sottosuolo con “Underground”, esplorando, in senso letterale ma anche più ampio, tutto ciò che si trova sottoterra a Lana e nei suoi dintorni. Non si trattava certo solo di cantine, caverne, tombe e garage, ma anche di un’archeologia del dimenticato e del nascosto. Per ulteriori informazioni basta cliccare sul sito www.lanalive.it.
“Credevo fosse amore, invece era una calesse”: questa pazza primavera non decolla! Le temperature si mantengono leggermente sotto la media, sistemi più o meno organizzati continuano ad interagire nel Mediterraneo, quelli che la meteorologia – in gergo – chiama treno di perturbazioni. Il sole, che si nota solo per brevi tratti, è davvero l’assenza più eclatante. Ai bordi di questo quadro maggese, che ai fotografi comporta soggetti con pochissime ombre, la vita scorre trepida e la storia ripete i conflitti e le ingiustizie con scenari tumultuosi e recrudescenti. Luoghi dove, se si è nati dalla parte sfortunata, non esistono prati di tarassachi dove correre scalzi e scivoli in cui i bambini scendono entusiasti; ma di speranze infrante, piuttosto: le stesse, che a migliaia di chilometri di distanza e in tempo di pace, fanno imprecare agricoltori e contadini contro la peronospora. La peronospora è una malattia fungina che colpisce lattughe, cicorie e carciofi, bietole, tutte le crucifere, vite, meloni, cetrioli, angurie, zucche e zucchine, pomodori, patate, melanzane, alchechengi e tabacco, sedani, fragole, rose, cipolle, agli, porri, scalogni, gerani, ornamentali, meli e persino il basilico. Arrivata in Europa nel corso del 1800 coi vitigni americani, portatori asintomatici, può distruggere interi raccolti e comprometterne pesantemente le rese. Ne esistono vari ceppi, che colpiscono di solito piante della stessa varietà senza diffondersi sulle altre, ma che richiamano altre patologie, come oidio, ragnetto rosso, alternaria e muffa grigia. Le spore sopravvivono anche tutto l’inverno nel terreno, mentre le proliferazioni avvengono in periodi che presentano la regola dei tre 10: germogli di 10cm, pioggia di 10mm in 24/48h, temperatura minima di 10°C. I segnali che le nostre colture sono state attaccate da questo fungo si differenziano a seconda delle specie. Generalmente sulla pagina superiore delle foglie compaiono aree tondeggianti prima di color verde chiaro e quasi trasparenti. In breve tempo il margine di queste macchie si farà irregolare (raggiungeranno un diametro di 2-3cm) tendendo prima verso il giallo e poi verso il marrone scuro fino a necrotizzare. La pagina inferiore presenterà una muffa grigiastra. Infine le foglie si accartocceranno e cadranno. Parti ipogee, steli e fusti non saranno risparmiati, disseccandosi fino a marcire. Il classico filo di rame, privato della sua sottilissima pellicola, infilzato alla base della pianta che ne farebbe assorbire piccole quantità per osmosi non è un rimedio scientifico, bensì una credenza empirica. (continua)
Con il passare del tempo il processo di compravendita immobiliare è diventato sempre più complesso. Se volete vendere o acquistare casa, oggi più che mai è fondamentale avere al vostro fianco una figura professionale molto preparata, che vi accompagni in tutte le fasi del processo, con competenze non solo sotto il profilo tecnico, ma anche fiscale e legale.
Perché nasce il Medoto STAR? Dopo aver maturato una lunga esperienza nel mercato immobiliare, ci siamo resi conto che il metodo di lavoro delle agenzie immobiliari tradizionali presenta delle lacune, lasciando il fianco scoperto a potenziali rischi che si ripercuotono sia sul venditore che sull’acquirente. Abbiamo deciso di svolgere un’analisi accurata del processo di compravendita immobiliare standard, evidenziandone tutte le potenziali criticità: dalla messa in vendita dell’immobile fino al rogito notarile… e non solo, anche oltre! Infatti, molte persone non sanno che alcuni rischi si protraggono anche dopo l’atto definitivo del notaio. Siamo arrivati quindi ad individuare i parametri fondamentali che caratterizzano ogni compravendita immobiliare, e che costituiscono i pilastri del nostro metodo. Solo la corretta gestione di tutti e tre questi parametri (non solo 1 o 2), permette di concludere con successo la compravendita: in breve tempo, senza rischi e ottenendo il miglior risultato economico possibile.
Con il nostro metodo possiamo garantire ai nostri clienti il miglior risultato economico possibile, in breve tempo e senza alcun rischio
In cosa siete differenti rispetto alle agenzie immobiliari tradizionali? Perché chi vuole vendere casa dovrebbe scegliere di affidarsi proprio a voi? Innanzitutto, noi forniamo una valutazione oggettiva dell’immobile: non adeschiamo le persone con la promessa di una valutazione gratuita, spesso gonfiata solo per ottenere un incarico di vendita, per poi abbassare il prezzo per mesi fino al suo valore corretto. Grazie alla nostra valutazione realistica, quando il venditore riceverà una proposta d’acquisto sarà in grado di decidere serenamente se accettarla (perché congrua) oppure rifiutarla (perché troppo bassa). In questo modo eviterà di svalutare l’immobile lasciandolo troppo a lungo sul mercato (continuando, nel frattempo, ad accollarsene i costi di gestione). Inoltre, grazie al nostro metodo organizziamo solo poche visite con clienti “prequalificati”, dei quali abbiamo verificato la capacità di spesa e compreso le specifiche esigenze. Infine, analizziamo tempestivamente le potenziali criticità dell’immobile, affinché il proprietario possa arrivare davanti al notaio, il giorno del rogito, senza brutte sorprese.
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E chi cerca casa perché dovrebbe scegliere voi rispetto a qualsiasi altra agenzia? Grazie al Metodo STAR garantiamo una tutela completa in ogni fase del processo di compravendita, dalla proposta di acquisto fino al giorno del rogito, azzerando qualsiasi rischio, permettendo all’acquirente di affrontare questo passo così importante con la massima serenità. Noi vogliamo trovare la soluzione ideale per ogni acquirente, non cerchiamo di convincerlo ad acquistare uno degli immobili che abbiamo in vendita. Dopo aver compreso a fondo le sue specifiche necessità, iniziamo a ricercare sul mercato, tra quelle in vendita privatamente o presso altre agenzie, la casa che risponde perfettamente alle sue esigenze. Per questo motivo organizziamo solo poche visite ma molto mirate, evitando inutili perdite di tempo. Chi si rivolge a noi per acquistare casa non lo fa semplicemente perché abbiamo in vendita un immobile potenzialmente interessante, ma perché vuole un servizio di consulenza a 360 gradi, serio e professionale.
A chi si rivolge il Metodo STAR, solo a chi vuole acquistare casa o anche a chi vuole venderla? Ad entrambi. Purtroppo, molte persone sono ancora convinte che in una compravendita la parte più a rischio sia l’acquirente, ma non è assolutamente così: gli adempimenti necessari per vendere correttamente un immobile sono aumentati e la giungla delle normative diventa sempre più fitta ed insidiosa. Spesso chi vuole vendere la propria casa crede sia sufficiente pubblicare l’immobile su qualche portale web, organizzare qualche visita, firmare una proposta di acquisto economicamente soddisfacente, ed il gioco è fatto. Ma spesso non ha idea dei grandi rischi a cui va incontro.
Ma questo metodo funziona davvero? Credo sia sufficiente dare un’occhiata al nostro sito e a tutte le testimonianze dei nostri clienti che hanno provato l’efficienza e la qualità del nostro servizio … e il loro numero sta crescendo mese dopo mese!
I PILASTRI DEL METODO STAR
1. VALORE -> è di fondamentale importanza valorizzare correttamente un immobile: nessun acquirente vuole pagare eccessivamente una casa rispetto al suo valore di mercato, nessun venditore vuole svenderla. Acquisire maggiore consapevolezza del valore di un immobile aiuta a gestire al meglio le trattative, sia per l’acquirente sia per il venditore.
2. TEMPO -> al tempo corrisponde un valore economico: una perdita di tempo equivale ad una vera e propria perdita economica. A nessuno piace perdere tempo con visite a vuoto. A differenza di tante altre agenzie, non facciamo turismo immobiliare, né organizziamo visite “di massa”, sperando prima o poi di trovare il cliente giusto; noi “prequalifichiamo” sia i clienti sia gli immobili, organizzando visite solo se ci sono i presupposti.
3. TUTELA -> la compravendita immobiliare può sembrare semplice: molti pensano che sia sufficiente trovare il punto d’incontro tra domanda ed offerta per concludere l’affare. In realtà queste persone sono assolutamente inconsapevoli delle numerose insidie che possono nascondersi dietro una trattativa, dei vincoli di natura tecnica, fiscale o legale che possono ritardare o, nei casi peggiori, impedire la compravendita. L’altro aspetto importante relativo alla tutela è la tempestività: noi effettuiamo tutte le verifiche e i controlli prima di consegnare il primo assegno!
Il documento è stato pubblicato a gennaio, nella ricorrenza di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ma è destinato al mese di maggio, quando in molte chiese si celebra la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Il messaggio di papa Francesco chiede di “comunicare incontrando le persone dove e come sono”.
L’appello a “uscire” e, mettendosi in strada, a “consumare le suole delle scarpe”, questa volta è rivolto a (noi) giornalisti. “Dobbiamo dire grazie al coraggio e all’impegno di tanti professionisti”, scrive il papa, se oggi conosciamo alcune situazioni di disuguaglianza, di ingiustizia, di violenza in varie parti del pianeta. “Sarebbe una perdita non solo per l’informazione, ma per tutta la società e per la democrazia se queste voci venissero meno”. D’altra parte “voci attente lamentano da tempo il rischio di un appiattimento in ‘giornali fotocopia’ o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali, dove il genere dell’inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, ‘di palazzo’, autoreferenziale”. Lo stesso giornalismo che si autodefinisce “d’inchiesta” cerca spesso lo scandalo piuttosto che la verità. Mira ad alzare l’indice di ascolto, anziché elevare la qualità dell’informazione. Ecco dunque l’invito a “uscire” perché se no “c’è il rischio di raccontare la pandemia, e così ogni crisi, solo con gli occhi del mondo più ricco”. “Pensiamo alla questione dei vaccini, come delle cure mediche in genere, al rischio di esclusione delle popolazioni più indigenti. Chi ci racconterà l’attesa di guarigione nei villaggi più poveri dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa? Così le differenze sociali ed economiche a livello planetario rischiano di segnare l’ordine della distribuzione dei vaccini anti-Covid. Con i poveri sempre ultimi e il diritto alla salute per tutti, affermato in linea di principio, svuotato della sua reale valenza”. Parole profetiche a gennaio, ancora più vere in questo maggio 2021.
I primi nomi propri riferiti al territorio furono sicuramente quelli dei corsi d’acqua. Molti idronimi, secondo lo studioso Hans Krahe, risalgono ad una lingua proto-europea antecedente le invasioni dei popoli indoeuropei. La ragione è pratica: i fiumi fungevano da confini e spesso anche da vie di comunicazione. È significativo il fatto che questi autentici fossili linguistici siano rimasti in vita per millenni passando indenni – o con piccoli adattamenti – da un popolo all’altro, da un’epoca a quella successiva. Allo stesso modo, la nascita degli insediamenti stabili produsse un’infinità di denominazioni attribuite a villaggi, poderi, campi, ruscelli eccetera. I nomi erano scelti in base all’aspetto, all’utilizzo, all’origine o anche al proprietario del luogo (come i prediali romani, molto frequenti anche in Alto Adige). Nel comune di Laives, vecchi documenti come il catasto teresiano, bandi d’asta fallimentare o contratti di compravendita o donazione di epoca medievale (per esempio l’urbarium di Mainardo II del XIII secolo elenca i nomi di alcuni masi da lui acquisiti a Laives: der hof bi der Aiche overo Aichner, hof in der Ekke, Wigand) sono ricchi di microtoponimi oggi purtroppo completamente dimenticati. In una vecchia cronaca del periodico “Volksblatt” leggiamo per esempio: “La scorsa domenica è scoppiato un furioso incendio nella casa di tale Johann Curti in località Rauth”. Già nel 1863 medici e levatrici del luogo erano obbligati “a garantire i loro servizi nelle località di Lent, Raut, Spital, Kölbeln, Thaler, Biegeleben, Welschmühle … “ Uno dei toponimi storici è pertanto quello di Raut. Esso si riferisce ad una zona che originariamente comprendeva una vasta area tra le odierne vie Marconi e F.Fizi fino al maso presso la fossa provinciale chiamato per l’appunto Rautgut. Oggi questo nome è quasi scomparso e si parla piuttosto della zona “Curti” dal nome dell’ultimo proprietario. Ma che significa Raut? Sappiamo che è, con varie varianti (Rungg, Ronca, Reut), una denominazione molto diffusa in Trentino Alto Adige. Il termine deriva dall’antico verbo tedesco “reuten”, oggi roden, ossia dissodare o disboscare. Secondo Grimm, reuten o roden significa rendere coltivabile un terreno mediante l’eliminazione di cespugli e alberi. È dunque evidente che in origine quella zona fosse ricoperta da vegetazione e nel corso del medioevo, probabilmente in concomitanza con una massiccia immigrazione da Nova Ponente, dove nel XIII secolo molte famiglie furono costrette ad emigrare verso la Bassa Atesina o il Trentino a causa di una carenza di terreno coltivabile e una notevole crescita demografica. Allo stesso tempo il fatto che fosse scelto questo nome significa anche che le altre aree del comune erano già state precedentemente rese coltivabili.
A causa della sua posizione privilegiata, panoramica e climaticamente mite, nel corso del XVII / XVIII secolo Maia Alta venne scelta dalla nobiltà meranese come luogo ideale per soggiornarvi. Vi sorsero numerose residenze nobiliari: Winkl, Rundegg, Reichenbach, Erlach, Rottenstein e Knillenberg. La storia di quest’ultima, in particolare, parte qualche secolo prima, quando Andrea Knillenberg, eroe della guerra contro i Turchi del 1493, chiese all’imperatore Massimiliano I la concessione per costruire una propria dimora nel meranese. Egli acquistò nel 1513 un terreno a Maia Alta dagli allora proprietari, i signori di Zekolf, già in possesso di un castello del XIII secolo. La precedente costruzione venne in parte ristrutturata con l’aggiunta di una torre occidentale, mentre il palazzo residenziale venne sviluppato su tre piani sul lato nord ed altre costruzioni di servizio sorsero sul lato sud. Nel 1614 i Knillenberg cedettero il castello ad Hans Eckhard von Rosenberg; il nuovo proprietario vi apportò delle modifiche sostanziali, ponendo mano a forti interventi di trasformazione. Il castelletto divenne una dimora tardo – rinascimentale, seguendo le nuove esigenze dell’epoca. Per eseguire tale intervento venne chiamato uno degli architetti più brillanti di quel periodo presenti nel territorio tirolese: Francesco Lucchese. Il progettista di origine italiana aveva operato con successo ad Innsbruck, riportando gli echi dell’architettura manierista lombarda e romana nelle vallate alpine. Fra il 1614 ed il 1616 mise mano alla residenza nobiliare, trasformandola in comoda abitazione rinascimentale. Mantenendo l’aspetto severo del castello, come avviene in quasi tutti i manieri dell’ Alto Adige, lo trasformò in una maestosa architettura adorna di lesene, losanghe, timpani, frontoni e quant’altro. I torrioni medievali vennero trasfigurati in splendidi elementi verticali a base quadrata sui quali venirono a dipanarsi, su più livelli, tutti i linguaggi architettonici del mondo classico. La torre principale venne fatta culminare con una lanterna a base ottagonale sovrastata da una base quadrangolare. A detti interventi ne seguiranno altri, apportati dagli altri proprietari che si sono succeduti. Nella metà del ‘700 i Knillenberg tornarono proprietari della nobile residenza e nel 1776 il pittore Josef Wengenmayr adornò le sale degli interni con scene di gusto settecentesco. Lo stesso artista decorò la cappella ricavata sul torrione del lato sinistro. Nel 1960 il barone Kripp provvederà quindi al restauro dell’intero ciclo di affreschi.
Proprio un mese fa, sulle colonne di questo giornale, era stato trattato il tema della “povertà mestruale” parlando con la confondatrice dell’Infocafè femminista Merano, Julia Dalsant a proposito della campagna per la raccolta di prodotti per il ciclo per chi non può permetterselo. L’iniziativa prosegue con successo ormai in tutta la provincia, e nel frattempo le stesse attiviste hanno pensato di rendere noti i risultati di un sondaggio lanciato nelle scuole: le mestruazioni sono ancora un problema per le ragazze.
All’inizio di quest’anno la Consulta provinciale degli studenti e delle studentesse, insieme al Feministisches Infocafè femminista Merano, ha lanciato un sondaggio sul tema “Prodotti mestruali gratuiti nelle scuole dell’Alto Adige”. L’obiettivo era scoprire in che misura le studentesse altoatesine sono colpite dalla cosiddetta “povertà mestruale”. Questo termine vuole indicare la difficoltà di tutte quelle persone che per motivi economici non riescono a comprare prodotti mestruali come assorbenti igienici o prodotti per l’igiene intima. A questo scopo è stato inviato un questionario a tutte le direzioni scolastiche delle scuole medie, superiori e professionali della provincia e a tutti gli studenti e studentesse della Libera Università di Bolzano; amaro il risultato: la povertà mestruale colpisce le studentesse e può incidere sulla loro assenza dalle lezioni se non dispongono di sufficienti prodotti per il ciclo.
Quasi seimila partecipanti
Ha partecipato all’indagine un totale di 5.895 studenti e studentesse delle scuole secondarie superiori e professionali dei tre i gruppi linguistici. 5.090 partecipanti hanno indicato un uso regolare di prodotti mestruali. Alla domanda: “L’acquisto di prodotti mestruali rappresenta un problema economico per te e/o la tua famiglia?” il 5 per cento ha risposto molto e il 7,1 per cento abbastanza. Quindi, secondo l’indagine, una ragazza su otto è colpita dalla povertà mestruale. Il 14,8 per cento ha anche indicato di essere stata già assente da scuola, almeno una volta, perché non aveva o non aveva sufficienti prodotti mestruali. Si tratta di una studentessa su sette. Complessivamente il 91,5 per cento ha indicato utile mettere a disposizione prodotti mestruali gratuiti a scuola (il 64,5 per cento ha indicato “molto utile”, il 26,7 per cento “abbastanza utile”).
Anche gli insegnanti sono d’accordo
Anche gli insegnanti delle scuole medie e superiori hanno ricevuto un questionario che chiedeva loro di valutare l’utilità dei prodotti mestruali gratuiti per le loro studentesse. All’indagine hanno partecipato 931 insegnanti. La maggioranza ha valutato la proposta come “molto opportuna” (43,9 per cento) o “abbastanza opportuna” (34,8 per cento). Inoltre, alcune delle intervistate hanno dichiarato che è molto importante, soprattutto per le studentesse più giovani, trovare questi prodotti a scuola perché non hanno ancora un ciclo regolare e sono spesso colte di sorpresa dalle perdite.
Poca differenza tra università e superiori
I risultati delle studentesse dell’Università di Bolzano hanno mostrato un quadro simile. 646 delle 754 intervistate hanno riferito un uso regolare di prodotti mestruali. Alla domanda “L’acquisto di prodotti mestruali rappresenta un problema economico per te?”, il 4,5 per cento ha risposto “molto” e il 15,8 per cento ha risposto “abbastanza”. Complessivamente l’87,4 per cento hanno risposto che sarebbe utile se fossero disponibili prodotti gratuiti all’università (53,7 per cento “molto utile” e 33,7 per cento “abbastanza utile”). Il sondaggio ha identificato anche quali prodotti vengono usati preferibilmente. Nelle scuole superiori e nelle università i più usati sono gli assorbenti esterni e gli assorbenti interni usa e getta.
La richiesta al mondo della politica
“Sulla base dei risultati dell’indagine il Feministisches Infocafè femminista di Merano, la Consulta Provinciale degli studenti e delle studentesse e il Comitato pari opportunità della Libera università di Bolzano – spiegano le autrici dell’indagine – invitano la Giunta provinciale ad affrontare in modo approfondito questo tema e ad adottare misure incisive per combattere la povertà mestruale presente in Alto Adige. Chiediamo alle direzioni didattiche di affrontare questa tematica e di sostenere i progetti che facilitino l’accesso ai prodotti mestruali per le studentesse. Chiediamo che l’argomento sia sempre più incluso nei progetti di educazione sessuale e che si faccia più lavoro di sensibilizzazione”.