La vita nel grattacielo degli universitari

Com’è noto a Bolzano gli studenti universitari non hanno vita facile. Le soluzioni abitative scarseggiano e quelle che ci sono, spesso, sono così onerose da risultare quasi “impossibili”. Un’eccezione è rappresentata dal collegio UniverCity di Viale Europa, che però è inserito in un contesto che non offre praticamente nulla alla vita degli universitari.

Facendo due passi nel quartiere di Don Bosco, a un certo punto il nostro sguardo non può non rivolgersi ad un’immensa struttura di colore rosso scuro, di forma ovale, piena di vetrate, posta in fondo a Viale Europa. Ciò che lo sguardo può cogliere è solo l’aspetto esteriore della costruzione, il suo contrasto con l’ambiente circostante caratterizzato principalmente da condomini residenziali. Si tratta di una struttura nuova, appariscente, assolutamente periferica. Nell’intenzione di chi l’ha realizzata si tratta di una soluzione al problema dell’elevato costo degli affitti per numerosi studenti dell’Università di Bolzano. Ma è anche evidente che si tratta di una soluzione che poco ha a che fare con il quartiere in cui è collocata, in cui la “vita” giovanile e quindi anche universitaria è pari a zero. La realtà di UniverCity è questa. Ma abbiamo però cercato di approfondire per voi le relazioni che ci sono con il quartiere, parlando con studenti e amministratori comunali.

Vita da “fuori sede”

Nicholas frequenta il Master in Ecosocial design all’Unibz, è nato a Viterbo e ha sempre vissuto in studentati, prima a Roma e, da settembre, all’interno dell’Univercity di Bolzano. “Vista la passata esperienza positiva e il problema degli affitti nel capoluogo, ho scelto di ritornare a vivere in uno studentato. Per accedere al servizio – spiega – è sufficiente registrarsi sul sito; la selezione va in base all’ordine d’iscrizione e non è collegata all’ISEE, come nel resto d’Italia.”
La maggior parte degli studenti che vivono all’interno dell’UniverCity frequentano l’Unibz, una minoranza, invece, il Conservatorio. “Le distanze sono relativamente brevi. Ci si sposta in bus, con le linee 5 o 8, a piedi o in bici. La problematica principale – evidenzia Nicholas – non è la distanza tra l’Uni e l’alloggio, bensì l’assenza di vita, eventi e attività nei dintorni della residenza. Appena arrivato qui mi sono sembrato estraneo a questa realtà: il quartiere va bene per adulti e famiglie, meno per i giovani. Esclusa l’aula studio dell’UniverCity, non ci sono luoghi vicini riservati neppure allo studio; si frequenta il NOI, la zona in Centro o Gries. Stessa cosa per party e momenti di svago.”

Dal centro alle periferie

“Manca una piazza di quartiere” a dirlo è Alex Castellano, Presidente della Circoscrizione Don Bosco. “Intorno alla residenza universitaria, che per altro è una torre chiusa all’esterno che non prevede un dialogo con il quartiere, non c’è una spiccata vita universitaria. Il vialone alberato adiacente è bello, ma complicato da vivere se si è studenti. Gli abitanti della zona sono perlopiù adulti con famiglie.” I tentativi di apertura anche alle esigenze dei giovani, però, non sono mancati: “La competenza che potevamo spendere, l’abbiamo utilizzata per convertire un’area giochi in area fitness. Si potrebbero organizzare degli eventi, ma non è facile” continua Castellano. “L’Università – proprio tramite gli studenti di Ecosocial design – ha messo in campo diverse proposte: dalla rivista partecipativa ‘Casanova’, al ‘Salotto Don Bosco’, una piattaforma di dialogo tra i cittadini e le diverse realtà presenti nel quartiere. Credo – conclude – che manchi una visione a tutto tondo che comprenda anche quello che sarà lo sviluppo dell’Università, e la successiva accettazione della vita universitaria che si porta dietro.”

Autore: Andrea Dalla Serra

Il tennis a Gries prova a rilanciarsi

Il Tennis Club Bolzano ha un nuovo presidente: si tratta di Christoph Laichner che recentemente ha preso il posto dell’uscente Paolo Bonvicini, che ha lasciato la guida del circolo di via Martin Knoller dopo ben sedici anni di servizio. 

Un club storico e prestigioso quello del quartiere Gries, che da oltre novant’anni accoglie a braccia aperte chiunque desideri avvicinarsi a questa disciplina, tanto elegante quanto spesso sottovalutata. Anche se il vento sembra esser cambiato da qualche tempo a questa parte, complici soprattutto le vittorie dei campioni di casa nostra in giro per il mondo, che hanno alzato il livello d’interesse generale. Una tendenza registrata anche a Bolzano, dove il problema principale però rimane la carenza di campi da gioco. A confermarlo è proprio il neopresidente Laichner, che ci ha raccontato il circolo che verrà nei prossimi due anni del suo mandato.

Presidente Laichner, come sta oggi il circolo?
Siamo in una buona fase di ripresa dopo l’avvento della pandemia. Il periodo di limitazioni ci ha danneggiato e ora stiamo ripartendo con tutte le attività, anche quelle sociali. I nostri atleti agonisti sono riusciti a raccogliere ottimi risultati nel corso del 2021, regalandoci grandi gioie. I più giovani stanno crescendo bene, grazie anche alla possibilità di potersi allenare nei campi di via Parma. Ad oggi contiamo quasi 250 soci totali, tra scuola tennis e circolo, ma puntiamo a crescere sempre di più.

E il movimento tennistico altoatesino, invece?
Negli anni la voglia di giocare a tennis è cresciuta, ma purtroppo mancano i campi. Anzi, manca proprio il suolo dove realizzarne di nuovi. Per questo vorremmo insistere sul ripristino dei campi demaniali di Via Resia e Viale Druso. Certo, ci deve essere anche la voglia di investire, e al momento tutti i discorsi con il Comune sono interrotti. In generale crediamo che per lo sport bolzanino venga fatto solamente lo stretto necessario, e questo è un peccato. Ma rimaniamo fiduciosi.

Come intendete migliorare il circolo?
Ci piacerebbe soprattutto attuare alcuni interventi di riqualificazione della struttura per renderla più moderna e al passo coi tempi. Ma quello su cui punteremo maggiormente sarà il nuovo ristorante del circolo che è ormai aperto a tutta la cittadinanza. Miriamo a diventare un piccolo aggregatore urbano nel quartiere e farci conoscere anche al di fuori dell’ambito sportivo.

Ma oggi il tennis riesce ad attrarre i giovani?
In parte sì. Molti ragazzi praticano questo sport salvo poi mollare intorno ai 15 anni per poi riprendere diversi anni dopo. Nasce così un buco temporale che deve essere assolutamente colmato garantendo loro opportunità di gioco motivanti. Al contrario, è cresciuto il numero di over 50 sempre più attivi sui campi del circolo e a livello agonistico.

Non si sente spaventato dall’esplosione del fenomeno padel?
La reputo una moda passeggera, un po’ come lo era lo squash trent’anni fa. Non nascondo che sarebbe un affare avere al club anche un campo da padel, ma anche in questo caso è difficile trovare spazi per costruirli. La reputo però più un’attività da tempo libero che non credo possa rubare giocatori e talenti al tennis.

E poi c’è il talento di Jannik Sinner…
Lui ha giocato anni fa anche qui da noi e già si vedeva che era fatto di un’altra pasta rispetto ai compagni. Sicuramente può essere una figura chiave per avvicinare nuovi giocatori a questo sport, specie qua in Alto Adige. Ora dovrà essere bravo a gestire la pressione per confermarsi torneo dopo torneo. Ma il futuro non può che essere nelle sue mani.

Autore: Alexander Ginestous

Più opportunità di incontro per i giovani

Con la Presidente della circoscrizione Oltrisarco-Aslago, Judith Kofler Peintner, abbiamo fatto luce sul rapporto tra il consiglio di quartiere, composto da 11 membri, e i giovani. Tra associazioni, iniziative, e la volontà di creare spazi e punti di incontro, il quartiere ha a cuore “la convivenza tra i gruppi linguistici e le relazioni tra i cittadini, specie tra i più giovani” dice Peintner.

Peintner, per iniziare, quali sono le tematiche più recenti che vi siete trovati ad affrontare nel quartiere?
“Durante i nostri incontri mensili trattiamo delle varie offerte culturali e promuoviamo la socializzazione, ma discutiamo anche di mobilità e dei rifiuti. Molte esigenze emergono proprio grazie al dialogo diretto con i cittadini. Il nostro è un quartiere molto vivibile che, da un lato, come tutti ha le sue problematiche, dall’altra differisce dagli altri in quanto è divisibile in zone: da quella non troppo abitata, a quella più viva, caratterizzata dalla presenza di scuole e parrocchie. Con la prima, la zona industriale, non abbiamo una relazione stabile, perché la vita di quartiere dei cittadini si concentra di più sull’asse via Claudia Augusta e via Santa Geltrude.

Parlando di giovani, quali sono i punti d’incontro tra loro e la circoscrizione?
A questo proposito: un ruolo centrale lo giocano le Associazioni che operano nel territorio. Anche se in questi ultimi due anni i rapporti sono stati un po’ complicati, abbiamo la volontà di riprendere i contatti iniziando a fare veri e propri incontri istituzionali. C’è però da sottolineare che, come singoli consigliere, siamo in relazione con queste realtà; conosciamo le problematiche e le esigenze dei giovani, e siamo consapevoli di non avere delle soluzioni pronte.

A quali problemi si riferisce?
Mancano degli spazi riservati ai giovani, dove questi possano incontrarsi autonomamente, senza andare incontro a critiche e lamentele. Ad oggi, se i ragazzi si incontrano lo fanno in zone che non sono previste proprio per la vita di svago giovanile. Le associazioni hanno i loro spazi, ma non bastano.

I parchi Mignone e Rosenbach possono essere una soluzione?
Sono parchi bellissimi dove ritrovarsi, sono state installate anche nuove attrezzature per il fitness. Ma hanno un problema: sono luoghi circondati dai condomini e gli abitanti desiderano tranquillità, specie durante la notte.

Attualmente il parco è aperto 24 ore su 24, ad esclusione dei campetti sportivi. Avete intenzione di chiuderlo durante la notte?
Non abbiamo ancora preso una decisione in tal senso. Questa è una competenza che spetta a noi, ma desideriamo trovare un compromesso sentendo tutte le parti, credo che questa sia l’unica soluzione. Per farlo incontreremo, durante le assemblee, gli abitanti dei condomini circostanti, ma non solo: anche gli operatori sociali e le diverse Associazioni presenti nella zona.

Si avvicina l’estate e, con questa, il desiderio dei più giovani di ritrovarsi. Intravede una risposta imminente?
Si potrà stabilire un determinato orario di chiusura del parco. Ma la questione è delicata e la città non ha ancora una risposta. Qualche associazione si sta attivando in questa direzione, riservando più spazi all’aria aperta, ma ancora, dalle varie amministrazioni, non hanno ricevuto risposte.

Autore: Andrea dalla Serra

Cose da ricchi

Se già prima era una cosa da pochi il fare rifornimento serviti da un benzinaio (il lavaggio vetri incluso è ormai solo un ricordo), oggi, quando ormai è più economico farsi un bel piatto di tagliolini al tartufo bianco, sorseggiando champagne al golf club, solo i veri ricchi sono in grado di pronunciare le tre care parole “IL PIENO, GRAZIE”. Ai comuni mortali non resta altro da fare se non l’andare avanti a 20€ alla volta, nella speranza di auto-convincersi veramente di spendere sempre uguale.

Autore: Roberto Tubaro

Il “dietro le quinte” del Festival Studentesco

Ilaria Canu, ex rappresentante del Torricelli, “artistotta” da 10 anni nonché parte del direttivo dell’associazione, ci racconta l’Artist Club e cosa sta dietro la manifestazione studentesca che tutti amiamo. E che in questo 2022 cerca di tornare, per lo meno in parte, alla normalità, dopo due anni… difficili.

Cos’è l’Artist Club?
E’ un’associazione di volontari che si occupa di organizzare il Festival Studentesco sul territorio bolzanino.

Come ci si può unire all’Artist? 
Essere stato studente e aver partecipato al festival sono i prerequisiti minimi ma non necessari: aver conosciuto, apprezzato e sentito proprio il Festival da studente è la base per dare il meglio di sé dall’altra parte.

Come funziona l’organizzazione interna dell’associazione? 
Ogni tre anni ci sono le elezioni del direttivo, l’organo decisionale. Questi sono coloro che si occupano della burocrazia e su cui ricadono le responsabilità. Al vertice c’è il presidente e alla base ci sono tutti gli altri membri, essenziali per la riuscita della manifestazione: le giornate sono molte, i ragazzi sono tanti e il lavoro da fare è immenso. Tutti i membri possono fare parte di una delle varie commissioni che si occupano ognuna di una parte precisa della manifestazione.

In cosa hanno voce in capitolo i soci?
I soci stanno alla base del Festival. Ad esempio le categorie sono decise dall’associazione sulla base dei feedback dei partecipanti, sono più o meno quelle che rimangono nel corso degli anni, come danza moderna e teatro, ma ci sono stati dei cambiamenti per riadattare la manifestazione all’epoca, dall’anno scorso abbiamo inserito la categoria Get Down che valorizza gli artisti che scrivono le proprie canzoni rap e trap. Chiaramente noi non abbiamo voce nelle votazioni. La commissione giuria si riunisce e contatta esperti delle determinate categorie che siano rigorosamente esterni alle scuole e che non abbiano contatti e legami diretti con i partecipanti.

Perché è bello far parte dell’Artist Club? 
Innanzitutto è bello stare dall’altra parte. Puoi far rivivere ai ragazzi le stesse emozioni e la stessa adrenalina che hai vissuto tu. Inoltre puoi conoscere altre persone e crearti una seconda famiglia.

Come sei arrivata all’Artist? 
Conoscevo il festival da prima del liceo, grazie a un amico con cui suonavo, alle superiori ho partecipato e in seguito rappresentato il mio istituto. Appena diplomata, anche grazie a conoscenti che già erano nell’associazione, ho deciso di unirmi subito al gruppo.

Che effetto ha avuto la pandemia sulla manifestazione? 
Nel 2020 è stato l’anno del cinquantesimo anniversario del Festival. Avevamo pianificato varie attività speciali di cui abbiamo potuto realizzare solo il Gala. Per il resto ci siamo dovuti adattare alle normative relative all’emergenza sanitaria, ma la nostra speranza è di poter riuscire a tornare alla normalità il prima possibile e che i ragazzi che hanno vissuto la manifestazione com’era prima possano appassionare e trainare i ragazzi che purtroppo l’hanno visto solo in “versione pandemica”.

Quanto è impegnativo stare nell’Artist Club? 
È molto impegnativo, prima del Covid la media dei ragazzi era di 700. Oltre ai ragazzi ci sono ovviamente tutte le pratiche burocratiche e organizzative, ma è un’esperienza splendida, che, sì, ti fa stancare, ma ti fa sentire parte di un gruppo affiatato che regala a sua volta un’esperienza meravigliosa ai ragazzi, sia partecipanti che spettatori.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

La Biblioteca Culture del Mondo

Dall’uscio si scopre un luogo in cui è facile sentirsi a casa, per chi è appassionato di lettura e per chi è convinto – come Mauro di Vieste, il bibliotecario che accoglie – che la cultura sia un mezzo per conoscere e per conoscersi, e quindi per entrare in dialogo. È la prima impressione che dona di sé la Biblioteca Culture del Mondo di Bolzano.

Qual è l’obiettivo della Biblioteca?  
È  piccolo, forse, in questa società: essere accoglienti nei confronti di tutti. Chi entra ha bisogno di informazioni e la biblioteca è il primo punto in cui si deve sentire accolto. Non ci può essere discriminazione. Da questo scaturisce il servizio, che non è legato al documento di identità, né al colore della pelle; anzi, spesso è proprio il primo strumento di integrazione: qui si passa (anche) per sapere dove si vanno a fare i documenti. Per questo motivo la Biblioteca sostiene, fra le altre cose, il progetto Zebra (il giornale di strada venduto dalle persone ai margini della società, che dà loro l’opportunità di avere una occupazione degna e un piccolo guadagno).

Come viene messo in atto? 
Con la Biblioteca stessa, a scaffale aperto, che raccoglie saggistica, approfondimenti, riviste, film, cd. Poi la grande letteratura, che svolge secondo me la funzione più importante da questo punto di vista, perché mentre la saggistica ha bisogno che si sia già preparati per iniziare un ragionamento critico su questioni complesse, tantissimi romanzi raccontano, ad esempio, la grande storia attraverso la storia di una famiglia. Così raccontano quelli che sono i veri drammi, visti in maniera più vicina a ciò che il cuore può comprendere. Si tratta di una piccola biblioteca specialistica, in cui si crede che la cultura sia uno degli strumenti, se non di pace, quantomeno di conoscenza. Negli anni abbiamo fatto un grande lavoro sulle culture più distanti da noi, Africa, Asia, Medioriente e America Latina, con cicli di film, presentazioni di libri, piccole manifestazioni culturali, collaborazioni con la società civile, mostre fotografiche. Collaboriamo anche con il Centro per la Pace, con cui questo mese ci sarà una mostra dedicata al contrasto del razzismo. 

Me ne parli. 
“Atlante delle parole” è stata inaugurata lunedì 21 marzo, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale. Nasce da un progetto che ha visto coinvolte 35 persone provenienti da Bangladesh, Pakistan, Iraq, Guinea, Senegal, Nigeria, Marocco e Kenya, protagoniste di interviste e conversazioni. Le parole che hanno usato per descrivere il loro vissuto sono diventate striscioni in tessuto e segnalibri disponibili nelle biblioteche. 

Perché c’è bisogno di una Biblioteca Culture del Mondo, a Bolzano?  
Negli anni passati forse il senso era che sullo stesso scaffale – e quindi livello – libri tedeschi e libri italiani fossero uno a fianco all’altro. Siamo nati nel 1985 come Centro Terzo Mondo, in via Portici 49, dall’eredità di Alex Langer; storicamente siamo stati uno dei riferimenti per chi si occupava di cooperazione internazionale. Nel 1995 c’è stato il cambio di nome, abbandonando il “terzomondismo” abbiamo messo tutte le culture sullo stesso piano e intensificato le attività. Siamo qui perché vogliamo ragionare sui temi dei diritti in generale, del razzismo, presentando una lettura un po’ più precisa su realtà meno conosciute, cercando di capire il punto di vista della parte più debole della società. Non cambieremo il mondo, ma è un’azione costante, che facciamo tutti i giorni di tutti gli anni, perché crediamo nella convivenza. 

Autrice: Ana Andros COOLtour

Bozen Solidale, in aiuto ai profughi

A livello internazionale stiamo assistendo ad una macchina di aiuti imponente, messa in piedi in poco tempo da parte di organizzazioni non governative e del mondo del volontariato, organizzatesi per portare aiuti alla martoriata popolazione dell’Ucraina. Per meglio comprendere come funziona l’organizzazione della solidarietà dal basso, abbiamo intervistato Federica Franchi di Bozen Solidale.

Cos’è Bozen Solidale?
È una associazione di volontariato autonoma e indipendente nata nel 2018, che non prende contributi pubblici di alcun tipo e si occupa di persone vulnerabili, principalmente di migranti e persone senza fissa dimora.
Siamo una decina di persone che mettono a disposizione il loro tempo. 
Aiutiamo dove serve. Per esempio stiamo aiutando a trovare lavoro ad un sacco di ragazzi. Facciamo il curriculum e li mettiamo in contatto con le varie aziende. Ci occupiamo anche di assistenza per questioni pratiche: documenti, tessera sanitaria, residenza. 
Due anni fa abbiamo avviato il progetto “Spesa sospesa” per le famiglie bisognose. Avevamo lanciato una raccolta fondi e nel giro di pochissimo abbiamo raccolto veramente molti soldi che tutt’ora ci permettono di far proseguire il progetto, seppur con una frequenza minore.

Siete molto attivi anche sul fronte dei migranti. Siete stati sul confine tra Slovacchia e Ucraina recentemente…
È stato un bene andarci, anche per vedere e toccare con mano com’è la situazione. Abbiamo portato degli aiuti, soprattutto medicinali. Però devo dire ai confini, almeno quelli slovacchi, erano assolutamente molto ben organizzati ed erano provvisti di tutto. A Vyšné Nemecké, che è il posto di confine più grande verso l’Ucraina, erano presenti una trentina di organizzazioni non governative e di volontariato. Lì ci sono tende riscaldate, dove la gente in transito – 12.000 al giorno – aspetta, ci sono cucine da campo dove viene cucinato 24 ore su 24, ci sono delle tende dove vengono registrati i volontari che vogliono dare una mano.
Abbiamo visto che quel che serve e manca sono i trasporti delle persone che scappano verso i luoghi dove c’è accoglienza. Abbiamo tenuto con noi una donna con la figlia di 14 anni che aveva il figlio e il fratello in Francia e un ragazzino di 17 anni che ha la zia in Sicilia e li abbiamo accompagnati all’aeroporto di Verona, da cui hanno proseguito il loro viaggio.

Avete avuto problemi alle frontiere?
Per niente. Anzi c’è stata totale collaborazione e disponibilità. Anche in Slovacchia la gente è gentile e ben disposta.

Avete progetti per l’immediato futuro?
Dall’1 al 4 aprile saremo in Polonia: avremo a disposizione un furgone che porterà sul confine di Medyka una tenda. L’intento è di predisporre un punto di accoglienza per i profughi che vogliono andare in Italia e organizzarne il trasporto. Si tratta di un progetto che portiamo avanti insieme ad un’altra associazione. Si tratta di fortificare una rete di fatto già esistente.

In passato avete operato in supporto ai migranti in viaggio sulla rotta balcanica…
Abbiamo fatto una settimana lungo la rotta. Proprio l’esperienza umanamente positiva con gli ucraini ci porta ad interrogarci sul perché chi scappa dall’Afghanistan o dalla Siria, o i curdi che scappano dall’Iraq comunque paesi pericolosi per guerre, distruzione, ecc., non abbia diritto all’accoglienza e anzi venga respinto sempre brutalmente. C’è gente che prova a passare per anni. 

Chi volesse darvi una mano, cosa può fare?
Abbiamo un conto corrente per chi vuole fare una donazione, di cui l’IBAN è  il seguente
IT77N0808111610000306006043, intestato a Bozen Solidale. È importante inserire la causale “Aiuti al confine”. Non vogliamo contributi pubblici. Abbiamo inoltre una pagina Facebook, che serve anche per contattarci.

Autore: Till Antonio Mola

Un pacifico Architè

Qui Intervista a Roland Girardi, nato a Bolzano in una famiglia di madrelingua tedesca e laureato in Architettura presso l’università di Innsbruck. La sua passione per l’architettura lo porta a lavorare per un anno in Finlandia presso lo studio di “Slotte & Schütz” per poi tornare a Bolzano e continuare la sua professione prima in collaborazione con diversi studi presenti sul territorio e poi fondando un proprio studio. Al suo lavoro di architetto ha affiancato anche quello di professore di tecnologia nella scuola media di Sarentino. Ancora oggi è attivo come architetto e vive felicemente a Sarentino con suo marito Fabio di madrelingua italiana.

La cosa che più mi piace di me.
La pazienza.

Il mio principale difetto.
Sono due, l’orgoglio e la superbia.

La volta che sono stato più felice.
Alla nascita di mia figlia Alina.

Da bambino sognavo di diventare…
Un sarto.

La persona che invidio di più.
Un bravo musicista.

Un libro da portare sull’isola deserta.
Il piccolo Principe.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Con un cliente a dir poco cocciuto e presuntuoso.

La mia occupazione preferita.
Il sudoku/cruciverba.

Il fiore che amo.
Le dalie.

Il mio piatto preferito.
Il Gulasch con polenta.

Il mio musicista preferito.
Lucio Battisti.

Il mio pittore preferito.
Gauguin.

Del mio aspetto non mi piace…
Essere in sovrappeso.

Non sopporto…
La prepotenza delle persone.

La qualità che preferisco in un uomo.
La sincerità e la dolcezza.

La qualità che preferisco in una donna.
La sincerità e la dolcezza.

Dico bugie solo…
Per non ferire l’altro.

Il giocattolo che ho amato di più.
Il trenino elettrico Märklin.

La massima stravaganza nella mia vita.
Certi arredamenti…

Il mio motto.
Vivere e lasciare vivere.

Il mio primo ricordo…
La mamma che canta, pulendo casa.

Dove mi vedo tra dieci anni.
Dove sono adesso, ma molto più rilassato.

Per un giorno vorrei essere.
Un uccello.

Nel mio frigorifero non manca mai…
Il latte.

Se fossi un animale sarei…
Una tigre (pacifica e maestosa).

In famiglia mi chiamano…
Architè.

Autrice: Elisa Lanzinger