I giorni delle gabbie

A quarant’anni dalla battaglia sul censimento etnico in Alto Adige/Südtirol, Maurizio Ferrandi ripercorre la cronaca e i momenti più significativi e drammatici di quelle vicende, ricostruendo una storia che va riletta e riscoperta per capire l’Alto Adige di oggi, le sue specificità e contraddizioni.
All’autore del libro, uscito di recente per le Edizioni alphabeta Verlag, abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio qual è l’importanza, oggi, di conservare la memoria di quei giorni.

Cosa avvenne 40 anni fa e perché è importante ricordare?
Più che un dibattito fu uno scontro politico piuttosto forte. Fu il culmine di un processo critico sull’autonomia che ha portato poi successivamente a cambiare le carte in tavola e plasmare la nostra realtà per renderla quella di oggi. 

I cambiamenti intervenuti negli ultimi 40 anni di fatto hanno superato quelle scelte divisive o in qualche modo le hanno confermate?
Tutte e due le cose. L’impianto di attuazione di quell’autonomia nelle sue caratteristiche fondamentali – basti pensare alla proporzionale di cui il censimento etnico è un elemento costitutivo indispensabile – è senz’altro rimasto. Però è cambiato molto il modo con cui questo principio è stato applicato. Le cose che chiedevano gli avversari del censimento e della conta etnica, con gli anni sono state poi concesse. Ma lo schema di fondo di per sé  è rimasto.

Il volume si basa su due pilastri: la consultazione di documenti d’archivio e la testimonianza di  alcuni protagonisti di quella battaglia. Qual è il ricordo che hanno di quei giorni?
Ci sono diverse posizioni. C’è chi ritiene si siano fatti dei passi in avanti e chi invece pensa ancora oggi che il sistema vada contro il diritto delle persone alla propria identità. 

Nel panorama politico altoatesino c’è ancora oggi un partito, I Verdi, erede della sinistra alternativa che all’epoca si battè contro il censimento etnico. Cosa ne resta dell’approccio politico interetnico di allora?
L’interetnicismo è rimasto una posizione costitutiva dei Verdi. Nel ‘78, ai tempi della nascita di Nuova Sinistra Neue Linke, l’aspetto ideologico alternativo e interetnico era l’elemento chiave. Oggi questo elemento si sposa ovviamente con la scelta ambientalista. Nella visione di Alexander Langer le due cose non erano in contraddizione, naturalmente. Erano entrambi approcci alternativi, che comportavano scelte radicali. Oggi gli alternativi sono diventati ambientalisti, ma mantengono naturalmente la loro posizione in una situazione in cui il conflitto etnico è meno marcato. Anche se in Alto Adige anche oggi come sempre ci sono forze politiche che su questo conflitto vivono. 

I libri che lei sta pubblicando man mano sono il risultato di un’operazione culturale. Si tratta di volumi che seguono un solco narrativo, facendo memoria dei dibattiti sulla questione altoatesina e della sua complessità. Possono interessare tutti, naturalmente, ma forse risulterebbero fondamentali soprattutto per i giovani che cercano di capire il perché dell’attuale nostro “sistema”. 
Nella nostra terra abbiamo avuto un forte elemento di conflitto. Se ci guardiamo intorno in questi giorni ci possiamo ben rendere conto di cosa possono provocare i conflitti etnici e religiosi. Noi siamo stati protagonisti e soggetti al tempo stesso di una di queste vicende. Una vicenda che si è risolta in una maniera molto diversa, perché è stata condotta politicamente. Capire perché e capire che cosa, andare indietro e ripercorrere i vari passaggi, è davvero fondamentale, perché ci permette di capire perché siamo al punto in cui siamo. La nostra particolarissima realtà va studiata e capita, e anche criticata naturalmente, perché no. Per i giovani oggi è davvero importante capire come siamo arrivati alla situazione attuale, per poter operare la scelta consapevole di vivere in Alto Adige. Ed evitando magari frustrazioni che possono avere effetti negativi.

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Temi forti nella scrittura: l’esperienza di Jacopo

Dipendenze e salute mentale nella testimonianza del bolzanino Jacopo “Fanchi” Schiesaro, veicolata attraverso il suo nuovo blog. Schiesaro è anche un raffinato cantautore, nonché promotore di eventi di aggregazione culturale.

 “Tra droga e sentimenti” è un blog all’apparenza anonimo, che è andato diffondendosi in rete con il passaparola e qualche articolo sulla stampa locale.  È ambientato a Bolzano e la sua lettura incalzante richiama alla mente la narrazione con voce fuori campo di Trainspotting, film culto britannico del 1996, che raccontava la vita a dir poco scombussolata di un gruppo di tossicodipendenti scozzesi.
Dietro al blog si cela Jacopo “Fanchi” Schiesaro, 31 anni, bolzanino, musicista e cantautore, con 2 EP all’attivo, un singolo in uscita in questi giorni, cui a maggio seguirà un album prodotto da Thomas Traversa.
Segno particolare: tra i molti suoi tatuaggi ne spicca uno, una testa di gufo, tatuata sul collo di Jacopo che da lì fissa i suoi interlocutori.
Abbiamo incontrato Jacopo nella biblioteca dell’AIAS, dove lavora e si occupa di tematiche legate alla diversità, per parlare della sua passione per la scrittura, di cosa lo spinga a trattare in maniera così leggera di tematiche tanto forti.

Come nasce la tua passione per la scrittura?
Ho studiato filosofia all’Università di Padova e lì ho cominciato ad appassionarmici, anche se devo molto ad Erika Calliari, che è stata redattrice di QuiBolzano nel periodo in cui ho collaborato con il quindicinale

Il blog parla di tossicodipendenza… 
Il blog è fortemente autobiografico e le storie di cui scrivo sono tutte reali. Ho voluto creare dei personaggi in cui mischiare le caratteristiche delle persone a cui pensavo, così da rispettarne l’anonimato. 

Dalla tossicodipendenza arrivi gradualmente ad affrontare la tematica della salute mentale… 
La dipendenza per me è stata una esperienza iniziata alla fine delle scuole superiori, avevo tra i 19 ed i 20 anni. Ti rendi conto di ogni cosa, ma non riesci ad avere alcun tipo di controllo, subisci i tuoi impeti emotivi e ti fai travolgere da tutto. Arrivi ad un punto in cui, se hai fortuna, succede un qualcosa che ti salva e che allo stesso tempo ti fa capire che stai rischiando tanto. 
La mia fortuna è stata quella di trovare un terapeuta con cui sono entrato in relazione e che mi ha aiutato a dare un significato a ciò che è successo. La terapia serve ad elaborare, a me ci sono voluti dieci anni per farlo. Il blog è il mio modo di mettere ordine nell’esperienza che ho vissuto.

Ti fermerai al blog? 
Questo blog si trasformerà in uno spettacolo teatrale per le scuole sul tema della salute mentale: il malessere psicologico e le derive a cui questo può portare nel caso in cui non vengano affrontate. Di sicuro una è la tossicodipendenza, ma ci sono anche l’autolesionismo, i disturbi alimentari, la depressione. 
Uno dei motivi per cui ho voluto scrivere il blog è che negli ultimi 5 anni ho dovuto richiedere 3 TSO per dei conoscenti. Quando qualcuno sta per togliersi la vita, manda dei segnali e sta a te saperli riconoscere. Se un conoscente ti ha confidato che sta pensando al suicidio e noti che si sta isolando, e spegne tutti i dispositivi, allora non c’è tempo da perdere.
Il TSO, acronimo che sta per Trattamento Sanitario Obbligatorio, è un prelievo forzoso a casa dopo una segnalazione. In quel caso le forze dell’ordine e i sanitari si fidano della persona che segnala. Il punto cruciale è che il rischio di suicidio tra i giovani è davvero reale.

Una ultima curiosità, parlami del tatuaggio del gufo… 
Il gufo per me ha un valore particolare in quanto è l’animale preferito di una persona che mi ha aiutato a vederci chiaro. Nella mia esperienza i tatuaggi sono in forte relazione con il dolore che ho provato.

tradrogheesentimenti.wordpress.com

Instagram: tra_droghe_e_sentimenti

Autore: Till Antonio Mola

La proposta: apriamo gli orti comunali a tutti

In città siamo abituati a pensare gli orti urbani in stretta connessione con la terza età. Ma in realtà ci sono molti giovani che gradirebbero fare questa importante esperienza di contatto con la terra e la natura anche nel contesto cittadino. Forse nel prossimo futuro qualcosa si potrà muovere, a Bolzano, in questo senso.

Un luogo di incontro, di dialogo, di scambio di opinioni. Un ambiente finalizzato, tra le altre cose, a contrastare l’isolamento sociale, specie dopo i duri e diversi lockdown.
All’interno degli orti comunali non si curano solo le proprie verdure, ma si coltivano relazioni. Inoltre, i campi che vengono assegnati alle associazioni come, ad esempio quello presente alle Semiruarali, consentono scambi culturali e progetti di integrazione. Ci sono poi quelli riservati alle persone disabili, il 3% della totalità disponibile, mentre, la fetta maggiore, va agli over 60 – questa l’età minima per fare domanda. Tra gli altri requisiti, che forniscono punti in graduatoria e offrono così maggior possibilità di vedersi assegnata la gestione di un orto comunale – ci sono: 1 punto per ogni anno di anzianità (fino a un massimo di 15, pari a 75 anni), la fascia di reddito e la vicinanza della propria abitazione al terreno richiesto. Per garantire una ciclicità nell’assegnazione, la durata massima della concessione è di 9 anni, il costo annuale, invece, di 42 euro.

FARE SPAZIO AI GIOVANI

In queste settimane il Consiglio Comunale sta discutendo la proposta di aggiungere ulteriori punti in graduatoria a coloro che hanno la residenza a Bolzano. In questo quadro Matthias Cologna, 29 anni, studente di dottorato in economia e consigliere comunale, si pone un’altra domanda strettamente collegata al tema, ma separata dalla mozione in discussione: “ha senso mantenere l’età minima a 60 anni?”.
“Prima di affrontare la mia proposta, vorrei fosse chiaro che il mio non è un invito a uno ‘scontro generazionale’, al contrario penso invece che serva equità tra i cittadini più giovani e i più anziani. Ad oggi – dice il consigliere Cologna – non solo si escludono a priori gli individui sotto i 60 anni, ma si fornisce un punteggio maggiore all’aumentare dell’età. L’orto nasce come punto di aggregazione per le persone anziane, ma credo sia bello allargare la proposta a tutti, non escludendo nessuno. Bolzano è una città già molto divisa, l’idea che sta alla base degli orti è propositiva e può contribuire a far nascere nuove relazioni tra i cittadini.”

ORTI URBANI E CONTATTO CON LA LATURA

Che la coltivazione dei campi non interessi solo alle persone più anziane, lo si è capito anche da altri Comuni d’Italia che, recentemente, hanno dato ai più giovani questa occasione. A livello locale, gli studenti dell’Università di Bolzano hanno allestito dei grandi vasi consentendo la creazione di piccoli giardini urbani. “Questo è certamente un modello accattivante che fa capire quanto anche i giovani possano avere un interesse in ambito agrario. I tempi cambiano – spiega Cologna – e il desiderio di avere un contatto diretto con la natura è un fenomeno sempre più frequente.” Concludendo, Cologna afferma: “Gli spazi non sono molti quindi, di pari passo con la mia proposta, spero aumenti anche l’impegno dell’Amministrazione ad ampliarli”.

Autore: Andrea Dalla Serra

Il ricordo di Marielle Franco

Il 14 marzo 2022 alle 18 si terrà a COOLtour, in via Sassari 13/b, il secondo appuntamento de “Il mondo è donna”, una rassegna che ha l’obiettivo di valorizzare la lotta delle donne per i diritti civili dei loro popoli. Ogni anno si focalizza su un continente diverso, quello che è stato scelto nel 2022 è il Sud America e la figura femminile protagonista sarà Marielle Franco, delineata dalla giornalista Agnese Gazzera.

Marielle Franco è stata una politica e un’attivista brasiliana. Ha dedicato la sua vita alla perpetua lotta in quello che lei definisce “empowerment collettivo”, e cioè un sostegno reciproco che ha l’obbiettivo di spezzare la solitudine degli oppressi. “Io sono perché noi siamo” è questo l’ideale per cui Marielle combatteva, finché non è stata assassinata nel 2018.
La sua storia viene raccontata da Agnese Gazzera nel suo libro “Marielle, presente!”. Agnese verrà a COOLtour il 14 marzo in occasione dei quattro anni dall’uccisione di Marielle per approfondire la figura di questa donna instancabile.
In quest’occasione interverranno anche Giulia De Luca, esperta del Brasile e giornalista de “Internazionale”, Amerigo Sallusti e Giovanni Frisoli, scrittori che hanno a loro volta trattato la dedizione delle donne nella lotta per i diritti civili.
Al termine della rassegna Marielle sarà omaggiata con un murale in via Druso, accanto a quello di Agitu, realizzato nel 2021 in onore dell’attivista africana.
La storia di Marielle è un’ispirazione per coloro che sono considerati da sempre gli ultimi o che vengono totalmente annullati e zittiti dalla maggioranza o da chi è ingiustamente in possesso del potere. La sua lotta e la sua morte non possono venire dimenticate. La sua era una battaglia non solo per le donne, ma per garantire a tutti la possibilità di avere una voce, perché la libertà è per tutti.
Il progetto de “Il mondo è donna” è realizzato insieme al Centro Pace, con la collaborazione di tanti partner territoriali, tra cui Outbox per il murale, ed è sostenuto dall’Ufficio Donna del Comune di Bolzano.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour

Pützin

Tutto il mondo rimane sempre affascinato dalle vicende legate a Pützin. Vicende che, per fortuna, non dobbiamo più vivere ai giorni d’oggi. Il capo tribù, vissuto 5000 anni fa, decise di inviare centinaia di guerrieri per liberare una valle vicina. L’invasione però non rimase inosservata: il resto delle tribù a loro volta inviarono i loro guerrieri. Dalle pitture rupestri si nota come ci fu un sentimento di incomprensione da parte degli abitanti di quei territori: “ha iniziato quello”, “no ha iniziato l’altro”, “sì, ma quando attaccano i Sützi non dite niente?”, “ma io vorrei andare solo a caccia di cervi”. Vent’anni fa venne trovato il corpo di Pützin sul ghiacciaio del Similaun, colpito da una freccia mentre scappava.

Autore: Roberto Tubaro

Roundnet: nuovo sport che entusiasma

Matteo Sacchini, appassionato e socio dell’associazione “A.S.D. Roundent Bolzano-Bozen”, ci porta lungo il percorso che questo sport ha fatto per arrivare qui nel nostro territorio.

Cos’è il roundnet?
Questo sport ha origine negli Stati Uniti nel 1989, ma non riesce ad emergere ed affermarsi. Nel 2008 nasce l’azienda americana “Spikeball Inc.” che lo rilancia e lo promuove rendendolo uno sport sempre più giocato e conosciuto. Per questo viene spesso chiamato impropriamente “Spikeball”. Le regole dello sport sono intuitive: serve avere un set completo (net + palline) e 4 giocatori. Le squadre sono formate da 2 giocatori che si scontreranno i rispettivi avversari. L’obiettivo principale è quello di schiacciare la pallina sulla rete in maniera tale da farla cadere a terra, così da guadagnare il punto.

Com’è arrivato a Bolzano? 
Nel marzo del 2019, il roundnet approda a Bolzano. Alcuni studenti universitari lo scoprono per la prima volta a Graz per poi portarlo agli amici di Bolzano, compreso me. Insieme ad altri amici l’ho sperimentato quando ancora era sconosciuto in Italia e fin da subito mi sono appassionato. La particolarità e le componenti atletiche differenti che racchiude mi hanno fin da subito colpito e attirato.

Come vi siete attivati?
Nel 2019 abbiamo organizzato il primo torneo di italiano qui a Bolzano. Avendo riscosso un buon successo e abbiamo continuato a giocare tra amici con l’obiettivo di farlo conoscere a tutti i nostri conoscenti. Nel marzo 2020 abbiamo organizzato il primo “Spyke-Tyrolean Tournament” che tutt’ora è torneo principale della nostra città. Nel dicembre del 2020 abbiamo ufficialmente creato l’associazione “A.S.D. Roundent Bolzano-Bozen”. Ci impegniamo a promuovere lo sport a livello locale ed internazionale contando ad oggi circa 70 tesserati. Collaboriamo attivamente a livello europeo e stiamo creando eventi e future occasioni a livello locale ed estero. Per partecipare agli allenamenti e non solo chiunque può contattarci tramite le nostre pagine social e tesserarsi (ora solo +16, ma vorremmo creare allenamenti anche per i più giovani).

Avete partecipato a competizioni?
Oltre alle competizioni che organizziamo qui, partecipiamo spesso alle competizioni organizzate dalle altre associazioni europee: Germania, Austria, Spagna (1° classificata ai “Valencia Master 2021”), Italia (campioni italiani 2021; in carica), Repubblica Ceca. I nostri prossimi obiettvi agonistici sono gli europei che si terranno in Irlanda ad agosto ed i mondiali che si terranno a settembre in Belgio. Stiamo attualmente, creando organizzando e gestendo la “Alpine Cup” in collaborazione con le community tedesche ed austriache (le tappe saranno Bolzano-Innsbruck-Monaco). A marzo del 2022 alcuni parteciperanno alla “Spikehouse” di Maiorca, un ritrovo tra i principali rappresentanti delle community europee, al fine di consolidare lo sport a livello europeo e continuare a favorirne la crescita.

Cosa rende questo sport speciale?
Credo che lo sport del roundnet sia molto originale e completo: racchiude in sé moltissime abilità atletiche che lo rendono divertente e giocabile da chiunque. è molto dinamico e la rete può essere sfruttata a 360°. Lo spirito del roundnet è caratterizzato dall’inclusione, dalla sana competitività, dall’amicizia e dal divertimento in compagnia. Pensando alla nostra associazione invece, credo che l’energia e la voglia di continuare a migliorarci nello sport e nel rapporto con il territorio siano i nostri punti di forza.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Passi in avanti per la nuova piazza Cristo Re

Proseguono a ritmo sostenuto i lavori di riqualificazione di piazza Cristo Re a Bolzano. Un luogo iconico del quartiere di Gries-San Quirino, che per tanti anni è stato un vivace centro di scambio culturale grazie alla presenza del cinema Concordia, salvo poi diventare un mero luogo di passaggio o di ricerca di un parcheggio per la propria auto.

Per questo nel 2016 si è deciso di attuare un piano di recupero della zona che si è tradotto in un progetto esecutivo di riconversione dell’intero spazio a piazza vivibile e su misura per la comunità. E passandoci davanti, nonostante l’ingombrante presenza di ruspe e transenne, qualche cambiamento si può già scorgere. Una zona del quartiere che sta per risorgere e che andrà ad incastrarsi all’interno di un quadro urbanistico che ha già visto la costruzione della nuova palazzina da ventidue appartamenti e quaranta box auto interrati, nata dalle macerie dell’ex cinema sul lato est della piazza.
Il progetto della nuova piazza Cristo Re è firmato dall’architetto Roberto Pauro che ha deciso di non rimodellare l’architettura della piazza, bensì di intervenire su quella già esistente. L’elemento centrale della riqualificazione sarà il verde. Al centro sorgerà il grande giardino, completato da nuove panchine e percorsi camminabili che garantiranno la creazione di punti d’incontro automatici per le persone. Il Comune ha deciso di non tagliare gli alberi già presenti e di disporre aiuole ed elementi di corredo in armonia con la piazza. Il giardino fungerà anche da divisore tra il sagrato della chiesa, ristrutturato e arredato con le nuove panchine di design in marmo già installate, e i parcheggi per le automobili, che sono stati ridotti a solamente sedici posti, tra cui quelli previsti per disabili e un paio per il carico/scarico. “Si tratta di un progetto studiato nei minimi dettagli già nella scorsa consigliatura e avviato con successo nel giugno dell’anno scorso. Siamo contenti di aver tutelato le alberature presenti, migliorando l’area verde e lo spazio davanti alla chiesa, con nuove sedute e una nuova illuminazione”, ha precisato l’assessora all’ambiente Chiara Rabini.
L’intera pavimentazione sarà realizzata in porfido e i marciapiedi, completamente livellati, creeranno una sorta di itinerario calpestabile tra prati e alberi. Il tutto valorizzerà anche l’antica torre campanaria che sorge come elemento di spicco della piazza. Altro tema fondamentale sarà quello dell’abbattimento di tutte le barriere architettoniche e dei salti di quota presenti in passato, che permetterà di rendere la zona accessibile a chiunque. Un restyling identitario per una location storica che merita di tornare al centro del vissuto del quartiere. I lavori, come detto, stanno procedendo in maniera veloce e dovrebbero terminare entro l’estate di quest’anno.
Al momento l’unico neo del progetto riguarda la costruzione della nuova pista ciclabile che doveva collegare Corso italia con via Zara per deviare il traffico bici in una zona meno soggetta alla presenza di automobili. Tutte le operazioni sono al momento bloccate a causa di una sentenza del Tar che ha accolto il ricorso di un abitante confinante alla zona che ha chiesto l’annullamento del progetto e l’avvio procedimentale per l’esproprio. Il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi ha fatto sapere che il Comune ha recepito tale sentenza decidendo però di presentare appello in Consiglio di Stato per sbloccare così i lavori.

Autore: Alexander Ginestous

Nuova luce per i capolavori dei Domenicani

Da poco più di un mese la città di Bolzano dispone di una nuova illuminazione per le due opere più visitate nella chiesa dei Domenicani: la cappella di San Giovanni e la Pala del Guercino nella cappella dei Mercanti. Tutto questo è stato possibile grazie allo sforzo congiunto dell’Azienda di Soggiorno, del Rotary Club e del Distretto 2060, che hanno predisposto anche una nuova audioguida.

I PUNTI D’ATTRAZIONE
Nel 2012 la Pala del Guercino è stata oggetto di una apposita mostra. Ne abbiamo parlato con la storica dell’arte Stefania Lorandi, che a suo tempo è stata una delle curatrici dell’iniziativa.

Perché il Magistrato Mercantile scelse il Guercino come pittore per la pala dei Domenicani? 
Dai documenti d’archivio apprendiamo che era un pittore di tendenza, tra i migliori di quel periodo.

La commissione dell’opera ha una storia particolare…?
Sappiamo che un commerciante insinuava che il Magistrato non fosse realmente intenzionato a pagare l’opera e che, una volta ricevuti i disegni preparatori, avrebbe fatto eseguire la pala a qualcun altro. Per tranquillizzare il Guercino, gli vennero inviati 500 fiorini e alla fine l’opera arrivò a Bolzano. 

Come mai una mostra sul Guercino a Bolzano?
Nel 2012 la pinacoteca di Cento, il paese natale del Guercino, a seguito del terremoto in Emilia, propose di esporre le sue opere. La cooperativa Talia colse l’invito, si trattava di una opportunità importante per riscoprire l’operato di questo grande artista del ‘600. 

LA CAPPELLA DI SAN GIOVANNI
L’altra attrazione della Chiesa dei Domenicani è la Cappella di San Giovanni, che ci spinge a fare anche una breve riflessione sulle committenze d’arte.  
Per approfondire questo aspetto, abbiamo coinvolto la professoressa Mariella Maraner, profonda conoscitrice della storia dell’arte della nostra città.
Se la Pala del Guercino è stata commissionata dal ricco Magistrato Mercantile, la committenza degli affreschi giotteschi viene attribuita a una ricca famiglia di commercianti…
L’universo pittorico di chiesa e chiostro è costellato di testimonianze della committenza cittadina. La cappella di San Giovanni è sempre percepita come un crogiolo di pittura trecentesca di reminiscenza giottesca dell’Italia centro-settentrionale. L’aula, voltata a crociera, fu infatti fatta costruire da Giovanni de’ Rossi, ricco banchiere fiorentino trapiantato a Bolzano, appaltatore della banca di Enrico di Tirolo a Merano e capostipite della famiglia Botsch, che diede un notevole contributo all’abbellimento della città nel corso del Trecento.
Le novità portate a Bolzano dalle compagnie di pittori vaganti padovani, divulgatori dell’insegnamento giottesco negli affreschi della Cappella di San Giovanni, sono riproposte in due diverse versioni, anche nella chiesetta di San Giovanni in Villa. Si possono infatti visionare due cicli di affreschi in cui ricompare il nome di Boccione de’ Rossi (1360-65) come principale committente. È quindi ravvisabile una predilezione devozionale di tradizione familiare, poiché la chiesetta è intitolata agli stessi Santi cui era dedicata la più antica cappella di famiglia nella Chiesa dei Domenicani.
Viene da chiedersi, a questo punto, come la famiglia de Rossi Botsch potesse finanziare committenze di tale portata e lungimiranza.
Nella parte nord di via Cappuccini, si trovava la Casa del Dazio. Un grande erker mostra sulla facciata lo stemma dei Botsch, presenti a Bolzano dal 1278 al 1639. è quindi presumibile che essi controllassero tale ingresso alla città, con relativo dazio.

Autore: Till Antonio Mola