Sotto il motto “risveglia il Challenger in te”, la Beyond Challenge di sabato 24 settembre quest’anno vuole attirare corridori e tutti coloro che lo vogliono diventare alla Ritten Arena, per mettere alla prova su un percorso con ostacoli la propria resistenza, coordinazione e forza fisica. La particolarità: la Beyond Challenge non è indirizzata solo a professionisti della corsa, ma anche a corridori amatoriali e militari appassionati alla disciplina.
I partecipanti come “Challenger” corrono contro il tempo: oltre al tracciato di corsa ci sono vari ostacoli da superare, adattati alle condizioni locali. Ciò richiede abilità, equilibrio e forza fisica. Ci sono dei muri da arrampicare, ostacoli da oltrepassare, un ruscello da attraversare o sacchi di sabbia da trasportare. Tutto questo unito alla massima concentrazione, perché ad ogni ostacolo fallito lo sfidante deve affrontare una penalità. Nonostante ogni ostacolo sia supervisionato da un arbitro, la correttezza durante la gara è priorità assoluta. Gli sfidanti sono chiamati a rispettare i loro concorrenti, i giudici e l’ambiente. Particolarità della gara è che per la prima volta i team militari abituati al movimento in montagna e ad ascendere vertiginose cime parteciperanno all’evento confrontandosi con ostacoli che ricordano il percorso Cagsm (circuito addestrativo ginnico ginnico militare), che esalta le doti atletiche e di coraggio proprie del moderno soldato.
Due gare – due sfide Concepito come gare individuali, gli sfidanti possono scegliere tra due distanze: La Fun Challenge si corre su una distanza di circa 6 chilometri e più di 10 ostacoli. Nella Fun Challenge i partecipanti possono aiutarsi a vicenda. Nella Pro Challenge, lo sfidante deve completare da solo il tracciato di corsa lungo circa 15 chilometri con più di 20 ostacoli.
Cos’è la Beyond Challenge Entusiasmato dalla Spartan Race ovvero più grande serie di corsa a ostacoli del mondo, l’organizzatore ha portato in Alto Adige una tipologia di gara adattata alle circostanze locali. La competizione è nata per risvegliare lo spirito combattivo e la voglia di misurarsi sul tracciato, non dimenticando però l’aspetto socievole. L’altopiano del Renon offre lo sfondo perfetto alla gara con terreni impegnativi, abbinati a paesaggi meravigliosi. Per ulteriori informazioni ed eventuali iscrizioni è possibile cliccare sul sito www.beyond-hp.it entro il 15 settembre.
L’aria di Merano fa bene. Lo aveva sancito la principessa Sissi, e da lì la fama dei benefici del vivere nella città in riva al Passirio è cresciuta, trasformandola in un sogno per la maggior parte delle corti europee. Ma quanta verità c’è in questa affermazione? Chissà. È però certo che è difficile affermare il contrario, se si analizza l’aspettativa di vita di chi vive in questa città.
Nel giro di un mesetto tre meranesi hanno festeggiato un compleanno particolare: ognuna delle tre signore ha spento oltre cento candeline. Il primato va alla signora Maria Dalpiaz, che con i suoi 103 anni si afferma come la meranese più anziana. La signora Dalpiaz, che vive ancora nel suo appartamento e viene assistita dal figlio Giuseppe e da sua moglie Adriana, ha lavorato per tanti anni come cassiera al teatro Puccini. E poi ci sono altre due signore poco più giovani ma che hanno comunque faticato parecchio per spegnere le candeline sulla torta. Dima Da Col ha festeggiato, in compagnia dei parenti più stretti, il suo 101° compleanno. La signora Da Col è nata nel 1921 a Villa Mel in provincia di Belluno, dove ha vissuto fino all’età di sette anni prima di stabilirsi con la sua famiglia in Val d’Isarco. Durante la Seconda Guerra Mondiale ha prestato servizio negli alberghi meranesi trasformati in ospedali militari. Terminato il conflitto, ha trovato impiego prima presso l’hotel Excelsior in riva al Passirio, poi a Cortina e quindi a Minervino Murge in Puglia. Infine ha fatto ritorno a Merano, dove è stata accolta nella residenza per persone anziane gestito dalla fondazione Pitsch a Maia Bassa. Dello stesso anno è anche la signora Elsa Moser, nata nel 1921 a Pergine e residente da diversi decenni in riva al Passirio. Da due anni è ospite della residenza per persone anziane Martinsbrunn, dove l’altro giorno ha festeggiato, assieme alla figlia Luciana, i suoi 101 anni. Alle feste di compleanno è intervenuto – con un omaggio floreale e un messaggio di auguri a nome dell’intera amministrazione comunale – anche l’assessore ai servizi sociali Stefan Frötscher.
Sono state settimane di intensa attività sportiva quelle vissute dagli atleti altoatesini che hanno preso parte agli Europei Élite di ciclismo a Monaco di Baviera. La ventiduenne bolzanina Alessia Vigilia e il ventenne di Laives Matteo Bianchi sono riusciti a regalare al pubblico, e a loro stessi, momenti di grande spettacolo, sia su pista che su strada.
LA MAGLIA DELLA NAZIONALE
Indossare la maglia dell’Italia una prima volta non è cosa da poco, ma riuscire a farlo prima da Juniores e poi da Élite, come dice Alessia Vigilia, “è un sogno che si ri-avvera”. A Monaco, Vigilia ha ottenuto un 14esimo posto in una cronometro tutt’altro che semplice, viste le rivali di altissimo livello. “Essendo questa la prima esperienza Élite – commenta Vigilia dopo la sua partecipazione agli Europei – mi ritengo soddisfatta. Ho portato a casa una grande esperienza e, come sempre, mi sono impegnata a dare il massimo. Il percorso era bello ma molto duro; colgo questo opportunità di confronto come un punto di partenza. La più grande soddisfazione, però, rimane quella di aver potuto rivestire la maglia azzurra.” Alessia, che oltre al ciclismo si dedica allo studio universitario in Scienze motorie, corre con la Top Girls Fassa Bortolo con cui a breve si ritroverà ad avere nuovi importanti appuntamenti. “Nei primi anni di Università era più semplice conciliare le attività sportive e di studio, ora manca poco alla Laurea, ma gare ed esami in presenza spesso si sovrappongono.” Un obiettivo per il futuro? “Riuscire a dedicare il 100% del mio tempo alla bici, riservando comunque dello spazio alle opportunità date dal mio corso di studi.”
RECORD E MEDAGLIA D’ARGENTO
Dopo i due ori in pista agli Europei Under 23 in Spagna, Matteo Bianchi, della squadra Campana imballaggi Geotex Trentino e atleta del centro sportivo dell’Esercito, con un tempo di 59.661 secondi è diventato il primo italiano a scendere sotto il minuto nel Km da fermo. Un’impresa, la sua, che ha anticipato quella che sarebbe stata l’ultima gara della giornata di Ferragosto e che lo avrebbe fatto diventare vicecampione europeo. “Qui a Monaco è venuta a sostenermi anche la mia famiglia, mi ha caricato di energia” dice Bianchi, che da qui a poco si ritroverà a partecipare prima ai mondiali su pista, ad ottobre, poi alle qualificazioni olimpiche per Parigi 2024, a febbraio del prossimo anno. Quella del Km da fermo, però, non è stata l’unica disciplina in cui ha gareggiato, ma l’unica in cui ha conquistato una medaglia. Bianchi, l’ultimo giorno della competizione, ha infatti preso parte al Keirin – di cui è campione europeo U23 – ma, dopo due sfide, non è riuscito a passare alla finale. “L’ultimo giorno avevo le gambe cotte. Il primo turno del Keirin sono arrivato secondo, ma solo il primo classificato accedeva alla finale e dunque, non avendo neppure le gambe al massimo, ho perso la motivazione. Complessivamente sono molto soddisfatto di come siano andati questi Europei. Adesso guardo ai mondiali di ottobre, un mese non ideale per la mia condizione fisica.” Il vero obiettivo di Bianchi, quindi, sarà raggiungere la qualificazione per le Olimpiadi di Parigi.
“Direzione Ostinata” è un gruppo teatrale-musicale nato nel 2017 come associazione culturale, composto da dodici musicisti e tecnici volontari con lo scopo di intrattenere con la propria arte.
Dalla fondazione dell’associazione sono nati due spettacoli. Il primo è “Gli antipodi dei tempi migliori” che racconta l’immigrazione italiana dei primi del 1900, una storia di sentimenti e di speranza alla ricerca di un futuro migliore. Il secondo è il più recente “Oltre il volo”, liberamente tradotto da “Il gabbiano Jonathan Livingstone”, romanzo di Richard Bach. è Rolando Girardi, presidente della associazione, a raccontarci i prossimi eventi che “Direzione Ostinata” presenterà nel contesto di Semirurali Social Park. Il 2 settembre 2022 alle ore 21 presso il Parco delle Semirurali ci sarà uno spettacolo a tema anni ‘80 intitolato “80’s Music Essence”, in collaborazione con l’associazione “Il Papavero – Der Mohn”. Lo spettacolo sarà diviso in cinque parti: la prima avrà come tematica le “Atmosfere”, la seconda le “Rock Band ‘80”, la “Pop Dance ‘80”, le “80’s Dance” e l’ultima parte sarà sulle “Cult Song 80’s”. Il 10 settembre 2022, alle ore 21, si terrà un altro spettacolo al Parco delle Semirurali dal titolo “Celebration Night & Friend – Play Prog Music”, in collaborazione con l’associazione “LuceMia – Il sorriso sorriso di Laura Randi”. L’esibizione sarà incentrata sulle prime musiche degli anni ‘70, verranno eseguiti brani di King Krimson, Genesis, ELP, Yes, Jethro Tull, PFM, Orme e BMS… e molti altri. Ed infine come ultimo evento, “Direzione Ostinata” l’11 settembre festeggerà, dalle ore 16.15 fino a fine serata al Parco delle Semirurali, i 25 anni degli “Hush Puppies”. La band – che propone brani propri, funky, fusion, jazz – promuoverà, con l’occasione, l’uscita dell’ultimo disco. Assieme a loro saranno coinvolti sul palco anche “Gipsy Family”, “Diego Polli & Friends” e ovviamente “Direzione Ostinata”. Con questi tre eventi “Direzione Ostinata” raggiunge ancora una volta l’obbiettivo dell’associazione ovvero quello di diffondere e promuovere l’attività e la cultura teatrale, musicale e artistica.
A Bolzano sono molti gli anziani vittime di truffe, sia porta a porta che telefoniche e online. è un fenomeno che non si arresta e che, al contrario, continua ad essere alimentato tramite nuovi metodi di raggiro, come la tecnica della ‘cauzione’ o il fingersi tecnici del gas per entrare nelle abitazioni e fare razzia di gioielli e beni preziosi. Per mettere in guardia gli oltre 25mila anziani del capoluogo, Comune, ASSB e Forze dell’Ordine hanno lanciato la campagna di sensibilizzazione intitolata “Fidarsi è bene… ma non di tutti”. A partire dal 7 settembre fino al 13 ottobre, nelle biblioteche comunali sono in programma sette appuntamenti in cui due esperti, il dottore dell’ASSB Alessandro Negri e l’ispettore della polizia municipale Massimo Capelli, spiegheranno come riuscire a riconoscere i diversi tentativi di truffa attraverso l’utilizzo di video e aneddoti. Gli incontri, della durata di un’ora, sono pensati principalmente per un pubblico di anziani, ma sono comunque aperti a tutti. Il primo appuntamento si terrà il 7 settembre alle ore 10 alla Biblioteca Gries in via Roen 2, si proseguirà poi il 14 settembre alle 10 alla Biblioteca Firmian di piazza Maria Montessori 8 e il 20 settembre, sempre alle 10, alla Biblioteca Oltrisarco in piazza Angela Nikoletti 4. Il 27 settembre l’appuntamento sarà alle ore 17 alla Biblioteca Civica “C. Battisti” di via Museo 47, il 4 ottobre alle ore 10 alla Biblioteca Ortles in piazzetta Anne Frank 23 e il 12 ottobre alle ore 10 alla Biblioteca Novacella di via Rovigo 50/B. L’ultimo incontro è in programma il 13 ottobre alle ore 17 alla Biblioteca Europa “F. Concer”, in via del Ronco 11.
Il bolzanino Roger Hopfinger, 55 anni, è uno dei manager di più lungo corso a Bolzano. Da quasi 20 anni dirige il comparto di Trenitalia della provincia di Bolzano e – da un decennio – anche quello della provincia di Trento. Insieme i comparti contano circa 350 collaboratori. Da sempre Roger Hopfinger crede nella mobilità sostenibile e nel management etico. Da poco ha pubblicato un libro: “Management sostenibile per organizzazioni etiche di persone”, disponibile anche come ebook.
“Dirigo la struttura dal 2003. In questi quasi 20 anni il lavoro è mutato radicalmente, continua a cambiare, non c’è nulla di fermo, ma è proprio questo il bello. Pensi che in passato ho lasciato degli incarichi a causa della troppa routine. Qui è diverso, perché ti confronti costantemente con cose nuove, con problemi, con questioni da risolvere, con contratti, ma anche con idee e spunti per migliorare.” “Non ho mai cercato le luci della ribalta, mi piace lavorare lontano dai riflettori, ma penso che arrivati ad una certa età, sia giusto e doveroso cominciare anche ad insegnare, a trasmettere le proprie esperienze. Lo faccio anche attraverso i libri, oltre che con i miei collaboratori. Ritengo che trasmettere la conoscenza sia una delle cose più belle della vita, anche se noto che ci sono molti altri manager e non, restii ad insegnare agli altri.”
Per i cittadini è sempre difficile capire di chi sono le competenze. Che rapporti ci sono tra la Provincia e Trenitalia? “Le Province autonome di Bolzano e di Trento lavorano con Trenitalia in virtù di contratti di servizio, a seguito di un decreto del 2008. Lo Stato ha passato in tal modo le sue competenze in materia ferroviaria alle due province autonome, le quali conseguentemente hanno sottoscritto due contratti di servizio con Trenitalia. Cerco di semplificare al massimo: le Province ordinano a Trenitalia una serie di treni. Noi richiediamo al gestore dell’infrastruttura RFI (Rete Ferroviaria Italiana) di poter occupare le relative tracce per questi treni. Ma anche la Provincia ha in essere un accordo con RFI, che definisce la capacità ferroviaria per i treni locali e gli eventuali investimenti di miglioramento dell’infrastruttura. Detto questo, con la Provincia da anni lavoriamo benissimo in maniera propositiva, altrimenti non avremmo raggiunto i risultati che abbiamo ottenuto. Abbiamo rinnovato il parco rotabili dando maggiore confort e sono aumentati a dismisura il numero dei viaggiatori; poi, con la pandemia, abbiamo subito una battuta di arresto, ma i numeri ora sono in netta ripresa. Mi piacerebbe nel prossimo futuro adoperami per migliorare servizi complementari come car e bike sharing, strettamente connessi al concetto di mobilità sostenibile.”
Nel suo lavoro si occupa anche delle questioni dell’areale ferroviario? “Non direttamente. Pochi anni fa abbiamo firmato un accordo a più mani tra Ferrovia, Provincia e Comune per riqualificare tutta l’areale ferroviario. La maggior parte dell’area è gestita comunque da RFI, come tutta l’infrastruttura essendo proprietaria della stazione e dei binari. Noi vogliamo assicurarci che le aree manutentive e di ricovero dei mezzi siano garantite per il futuro servizio, anche perché dobbiamo pensare ai nuovi treni che arriveranno tra un po’ di anni. La Ferrovia è un mondo in continuo movimento.
“Abbiamo subito apprezzato la dedica che i vostri fiorai bolzanini hanno fatto alla nostra isola” ha dichiarato Juan Pablo Erlangen Villalobos, portavoce del sindaco dell’Isola di Pasqua. La dedica in questione è riferita ovviamente alle fioriere giganti posizionate da maggio nel centro di Bolzano, oggetto di una viva discussione che ha portato ad un riposizionamento direttamente nell’isola in mezzo al Pacifico. “Per ringraziarvi di queste meravigliose fioriere Moai”, ha aggiunto Villalobos “vogliamo proporre un nuovo gemellaggio Bolzano-Rapa Nui: stiamo già progettando delle fioriere a forma di Ötzi!”
INSERZIONE PUBBLICITARIA – L’impennata dei prezzi dei generi alimentari causata dal conflitto in Ucraina sta portando alla disperazione molte popolazioni africane, già provate dalle conseguenze della pandemia degli ultimi anni. A questo si sommano siccità e inondazioni causate dal cambiamento climatico, che minacciano i raccolti di cui ci sarebbe un bisogno più urgente. A destare preoccupazione è soprattutto il Corno d’Africa, dove quasi un terzo della popolazione soffre la fame, e fra questi 10 milioni di bambini.
La bocca di Ana è chiusa, e lei parla poco. Sono i suoi occhi a raccontare di quanto sia tragica la realtà in cui le persone muoiono di fame e di sete. Tutto intorno a lei le ricorda queste sofferenze: il marito che per periodi sempre più lunghi si assenta da casa in cerca di pascoli; i fratelli che hanno venduto tutti i capi di bestiame per non vederli morire; i figli delle amiche che vengono ricoverati in ospedali di fortuna, e il bambino che porta in braccio: debole e infreddolito nonostante le torride temperature africane. Qui la situazione è drammatica per tutti, ma sono i più piccoli a subire le conseguenze peggiori. Spesso i bambini conoscono la fame ancor prima di nascere, nel grembo asciutto di giovani madri a loro volta malnutrite. In molti non raggiungono il quinto anno di vita, e chi sopravvive sviluppa frequentemente ritardi nella crescita, come mostrano i corpi troppo magri per l’altezza o per l’età anagrafica. Il programma di alimentazione mondiale (WFP) stima che nei Paesi del Corno d’Africa, 1 bambino su 3 presenti danni fisici e cognitivi irreversibili, per la carenza di cibo nella prima fase di vita. Sono invece 15 milioni (Onu) le persone che soffrono la fame in questa regione, e il numero è in preoccupante aumento. Anche Ana è parte di questa statistica, ma la sua storia come altre non fa rumore. “La fame è una tragedia silenziosa”, ha ricordato Franz Kripp, direttore della Caritas, descrivendo la drammatica situazione di molte popolazioni africane, all’avvio della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi ‘La fame non fa ferie’.
Le crisi globali si abbattono su una situazione già precaria In molti Paesi a sud del Sahara, da tempo afflitti da insicurezza alimentare, la situazione si sta aggravando per la combinazione di diversi fattori esplosivi. Alla crisi economica legata alla pandemia del coronavirus, si somma una profonda crisi umanitaria innescata dalla peggiore carestia degli ultimi decenni. Preoccupa maggiormente l’innalzamento incontrollato dei prezzi dei generi alimentari di base, che sta affamando le popolazioni in molti stati. Il conflitto in Ucraina non fa che aggravare questa situazione, poiché molti Paesi africani sono fra i maggiori importatori di prodotti come grano, mais e olio, che oggi risultano inaccessibili per via dei blocchi dei porti da parte di Mosca e per la povertà dilagante. Eventi climatici estremi non fanno che peggiorare la situazione: siccità prolungate alternate a piogge improvvise impediscono alle colture di giungere a maturazione, e le famiglie che vivono principalmente di agricoltura di sussistenza si trovano a non avere nulla da mangiare. Anche i piccoli allevatori, come la famiglia di Ana, costretti a cercare pascoli fertili in luoghi sempre più remoti, si trovano spesso obbligati a vendere tutti i capi di bestiame per miseri guadagni, o ad abbattere i pochi animali sopravvissuti per riuscire a sfamare, anche se per brevi periodi, le proprie famiglie. Regioni come il Corno d’Africa pagano inoltre un prezzo ancora più alto per via di disordini interni, come ad esempio la guerra fratricida del Tigray al confine fra Etiopia ed Eritrea, che provoca ulteriori solitudini e sofferenze.
Un piccolo aiuto con grandi ricadute Per far fronte a questa emergenza umanitaria e ambientale, è necessario intervenire subito e su più livelli. La Caritas diocesana di Bolzano e Bressanone è da tempo attiva in vari Paesi dell’Africa subsahariana, in Etiopia, Eritrea, Kenya, Mozambico, ma anche Uganda, Senegal, Madagascar e Repubblica Democratica del Congo, con numerosi progetti che puntano specialmente sulla promozione delle donne e sull’emancipazione delle nuove generazioni dalle condizioni climatiche spesso avverse. “Nel corso degli anni, e grazie alla lunga collaborazione con i nostri partner sul territorio, abbiamo organizzato corsi di formazione rivolti ai piccoli agricoltori, per promuovere ad esempio, la coltivazione di varietà resistenti alla siccità, per diffondere tecniche di agricoltura irrigua e non più legata alla stagionalità delle piogge, per concimare il terreno in autonomia rendendolo più fertile. Abbiamo inoltre sostenuto gruppi di muto aiuto, sia fra contadini che fra le donne. La solidarietà del gruppo infatti, rende le persone più indipendenti dall’aiuto esterno, e permette un minimo di sviluppo imprenditoriale grazie a programmi di micro credito”, racconta Sandra D’Onofrio, responsabile del servizio Mondialità della Caritas, che accompagna i progetti all’estero. Contrastare l’insicurezza alimentare, è infatti un’attività che necessità di una visione sul lungo periodo, e in questa direzione guardano i progetti della Caritas, cercando di tenere insieme sia aspetti di emergenza umanitaria che quelli legati alla necessità di uno sviluppo locale sostenibile. “È però solo grazie alla generosità di molti altoatesini che continuano, oggi come ieri, a sostenere il nostro lavoro, che possiamo dare una speranza a famiglie esasperate dalla miseria e dalla povertà” afferma il direttore della Caritas Franz Kripp, ringraziando i donatori. Kripp ricorda inoltre come la gravità della situazione imponga di continuare su questa strada della solidarietà, espandendo, seppure a piccoli passi l’intervento della Caritas e dei suoi partner africani, per garantire migliori condizioni di vita e una prospettiva di futuro alle persone. Questo perché morire di fame, per adulti o bambini, è semplicemente inaccettabile.
Combattere la fame è possibile
Con la causale “Fame in Africa”, puoi sostenere le attività di Caritas contro la fame in Africa facendo una donazione oppure diventando un sostenitore costante con 9 euro al mese. Ogni donazione aiuta le famiglie ad attrezzarsi per affrontare le crisi in corso e quelle future.
Con 11 euro al mese garantite ogni giorno un pasto caldo per bambine e bambini nelle scuole. Con 25 euro al giorno una famiglia di agricoltori riceve una fornitura di sementi come base per potersi garantire un raccolto. 45 euro garantiscono a una famiglia numerosa la fornitura di cibo per un mese. Con 100 euro si amplia di 20 metri la rete di acqua potabile per le comunità dei villaggi. 240 euro permettono a una madre di aprire un piccolo negozio nel villaggio, assicurando alla famiglia un sostentamento e promuovendo l’economia locale.
Aiutaci anche tu! Conti Caritas per le donazioni: Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018 Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801 Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032 Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065
Ulteriori informazioni possono essere ottenute anche online www.caritas.bz.it o presso la Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano
Nella nostra Costituzione il lavoro ha un’importanza fondamentale, al punto che questa dimensione di attività dei cittadini è la prima ad essere citata nell’art. 1, quale vero e proprio principio base.“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” si legge infatti nella prima frase della nostra carta fondamentale. La seconda frase che completa l’art. 1 ci ricorda un altro concetto chiave, ovvero che siamo noi a tenere le fila delle regole del gioco, attraverso il diritto dovere che quest’anno ci porterà alle urne anzitempo, il 25 settembre, con lo scopo di rieleggere il Parlamento (“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”). Tornando al lavoro, questa è assoluto protagonista anche dell’art. 4. In questo caso si dice che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro” e che “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Quindi non si afferma solo un diritto “teorico” ma si sancisce un vero e proprio impegno dello Stato, affinché questo diritto si esprima nella vita di ognuno di noi. Non solo. Nel prosieguo dell’art. 4 si chiarisce anche che “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. In questo caso si tratta di un “dovere”, che però – attenzione – non va svolto in una dimensione di schiavistica costrizione, come purtroppo spesso accade. Inoltre: il lavoro del cittadino ha anche un ruolo sociale, positivo, che deve contribuire a farci crescere tutti, non solo economicamente ma anche – potremmo dire più laicamente – dal punto di vista della “qualità” della nostra “civiltà”. Il lavoro torna poi in diversi altri articoli della nostra carta, tra cui l’art. 36. “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”. Sulla prima parte di questo articolo ci torneremo senz’altro. Troppi sono infatti i cittadini che, oggi in Italia, sono poveri (insieme alle loro famiglie) anche se lavorano. In conclusione non ci resta che ricordare dunque il diritto al riposo e in particolare alle ferie retribuite. Non rinunziarvi è un altro diritto dovere. Durante le vacanze quest’anno potremo anche cogliere l’occasione per chiarirci le idee sulla importante scelta che dovremo compiere a fine settembre. Senza farci incantare dalle promesse vane dei politicanti senza scrupoli che spesso ci prendono per sprovveduti.
In queste settimane i giovani tra i 18 e i 28 anni possono presentare domanda per prestare il servizio civile provinciale. Un impegno di otto o dodici mesi a favore della collettività. La stessa possibilità è offerta anche a livello nazionale col servizio civile universale. Un’esperienza sempre arricchente, soprattutto se scelta in un’ottica di gratuità.
Otto mesi o un anno di servizio nei settori dell’assistenza sanitaria e sociale, del reinserimento sociale o degli interventi di emergenza e della protezione civile, dell’educazione, della promozione culturale o della tutela del patrimonio ambientale e artistico, della tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti, delle attività di tempo libero o dell’educazione allo sviluppo. Insomma, in tutti gli ambiti dove sono attive le organizzazioni di volontariato senza scopo di lucro. Le caratteristiche che rendono feconda questa esperienza sono l’impegno continuativo e la gratuità. Oggi non è scontato che le persone prendano impegni a lungo termine. Un po’ perché la vita ci mette di continuo di fronte alla sfida di cambiamenti frequenti, un po’ perché i grandi orizzonti vengono sostituiti da obiettivi spiccioli. Il servizio civile, quando offre un orizzonte di senso, motiva l’impegno per gli altri, dimensione capace di dare contenuti e significati a una vita intera. Benché i volontari del servizio civile ricevano un rimborso mensile, il loro impegno diventa prezioso – per loro stessi – se dato all’insegna della gratuità. Ovvero senza l’obiettivo primario di averne qualcosa in cambio. Quindi si è chiamati a dare e basta? Sì. Tuttavia, chi ha imparato a donare gratuitamente, sa bene che a conti fatti è sempre più quello che si riceve di quello che si dà. Il servizio civile aiuta le persone a crescere, poiché chi dà riceve, mentre chi non dà alla fine si ritrova sempre con un pugno di mosche.