Il ricordo del campo di transito di Bolzano

Numerosi gli eventi che inondano l’Italia – e spesso tutto l’occidente – in vista della Giornata della Memoria, internazionalmente celebrata ogni anno il 27 gennaio per commemorare le vittime della barbarie nazista e filonazista. C’è chi però di Memoria si occupa tutti i giorni: Dario Venegoni, presidente nazionale ANED (Associazione Nazionale Ex-Deportati) racconta della sua storia familiare, intrecciata indissolubilmente al Campo di Bolzano, e di come coltivare la memoria.

Come è giunto ad occuparsi del Campo di Bolzano?
Mia madre era Ada Buffulini. Era una ragazza borghese di Trieste, laureata in medicina a Milano, dove aveva conosciuto un giro intellettuale di antifascisti, ambiente in cui si era spesa molto, diventando stretta collaboratrice di Lelio Basso. Dopo un periodo vissuto in clandestinità era stata arrestata e deportata a Bolzano. Lì aveva conosciuto mio padre, Carlo Venegoni, che invece veniva da una famiglia operaia: era diventato dirigente sindacale e poi dirigente comunista, e aveva già trascorso dieci anni in carcere. Nel campo avevano organizzato un comitato clandestino e antifascista – poi lui evase, mentre lei rimase fino alla liberazione. Si sono ritrovati nel dopoguerra, dopo diversi mesi. Io, insomma, sono figlio loro. Quando ero bambino loro parlavano del campo, molti loro amici li avevano conosciuti lì e di questo mi sono accorto solo dopo, lavorando all’elenco dei deportati. 

Dario Venegoni

La storia del campo, insomma, appartiene alle persone, ma appartiene anche ai luoghi. Pensa che Bolzano ne sia consapevole? 
I miei genitori sono tornati negli anni ’60 – perché per caso si trovavano in Alto Adige – e hanno visto il campo prima che venisse distrutto. Anch’io, trovandomi in Alto Adige, qualche anno dopo – avrò avuto una ventina d’anni – decisi di cercarlo. Tornai a casa senza vedere niente, per via Resia tutti negarono che esistesse. Da allora qualcosa è cambiato: sono state messe le targhe commemorative e l’istallazione del muro con i nomi secondo me è una magnifica narrazione. Dopodiché… cosa dobbiamo dire? Il campo è stato distrutto, non ce n’è traccia. Non si può certo dire sia una memoria valorizzata. È che non la volevano ricordare né italiani, né tedeschi, e così ci hanno messo una pietra sopra.

Quest’anno Bolzano è Città della Memoria; come scongiurare l’attenzione solitamente dedicata solo al Giorno della Memoria? 
Mi auguro che le iniziative organizzate siano occasioni per chiarire il ruolo – che non fu affatto secondario – del campo di Bolzano nella strategia di sterminio nazista. Temo che si perda un po’ di vista, con tutte le cerimonie, l’insieme: il Campo di Bolzano, anche se non era fatto per uccidere – ma dove in molti sono morti, e forse questo non è chiaro – era un ingranaggio della macchina che sì, era fatta per uccidere. La stragrande maggioranza di quelli che da Bolzano sono partiti per il Reich, non è tornata. In questo ci deve essere più consapevolezza, che forse aiuterebbe la memoria del campo ad essere più solida, non solo in città ma anche in Italia. Poi, per ANED la Giornata della Memoria è tutti i giorni dell’anno; quindi, sono sempre favorevole a tutto ciò che può rendere più stabile e continuativo questo lavoro. A Bolzano qualcosa di permanente c’è. Il muro su cui vengono proiettati i nomi dei deportati è lì, giorno e notte, estate e inverno. Non puoi fare a meno di fare un qualche ragionamento – centinaia, migliaia di nomi, qualcosa provocano.

Autrice: Ana Andros COOLtour

Presidente Giorgio

“Il mio nome è Giovanni Giorgio, ma tutti mi chiamano Giorgio”. è così che si è presentato il nuovo presidente della Repubblica Giorgio Moroder. Proposta quasi per scherzo dalla radio m2o la sua candidatura ha messo subito d’accordo tutti. “Io sento l’amore”, ha continuato, “che sensazione! Devo dire che questa è roba calda, mi sento come se fossi il migliore pilota di aerei da combattimento! Son sicuro che la prossima sarà un’estate italiana e finalmente riusciremo a concludere questa storia infinita. Rimarrò qui a rappresentare tutti senza nessuna fuga di mezzanotte. Ora andrò a riposarmi: almeno domani grazie a Dio è venerdì!”.

Autore: Roberto Tubaro

Arriva la “nette Toilette gentile”

Meglio tardi che mai. La città di Bolzano, distintasi negativamente nel corso del lockdown del 2021 per l’assoluta assenza di wc pubblici, ha avuto un importante scatto d’orgoglio mettendo direttamente in gioco i propri terminali nei quartieri e coinvolgendo un buon numero di esercizi commerciali. Non solo cani, dunque. Finalmente ora anche gli umani possono disporre di un servizio fondamentale, a titolo gratuito.

Dalla collaborazione tra l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Bolzano, la Consulta per le persone con disabilità e la Confesercenti è nato il progetto “nette Toilette gentile” che mira a sostenere le persone con disabilità nella partecipazione alla vita sociale della città. Di fatto il Comune capoluogo invita gli esercenti pubblici e commerciali, il terzo settore e i vari enti pubblici e privati della città ad aderire all’iniziativa, mettendo a disposizione la propria toilette a uso gratuito e senza obbligo di consumazione alle persone con diversa abilità. Apponendo sulla vetrina del proprio locale un apposito adesivo si segnala l’adesione all’iniziativa. Per maggiore chiarezza sono stati realizzati due diversi adesivi per specificare i bagni accessibili con la sedia a rotelle e quelli non.
Attualmente sono 24 gli esercizi cittadini tra bar, ristoranti, associazioni e cooperative che hanno già aderito all’iniziativa.
L’Assessorato alle politiche sociali del Comune auspica che la lista dei partecipanti all’iniziativa possa aumentare ancora e invita gli interessati a contattare gli uffici comunali all’indirizzo osservatorio@comune.bolzano.it
Ecco di seguito l’elenco delle “Toilette gentili” già attivate.
Comune di Bolzano (Vicolo Gumer 7), Distretto sociale Centro Piani (Via Renon 37), Distretto sociale Oltrisarco Aslago (Via Pietralba 10), Distretto sociale Don Bosco Firmian (Piazza Don Bosco 11), Distretto sociale Europa Novacella (Via Palermo 54), Distretto Sociale Gries San Quirino (Piazza Dadonna 12), Il Cerchio Coop. soc. (Via Duca d’Aosta 39), Associazione per l’amministrazione di sostegno (Piazza Vittoria 48), Coffee Bean (Corso Libertà 15A), Mc Donalds (Piazza Parrocchia 4), Mc Donalds (Via Buozzi 30), Bar Melitta (Via Laura Conti 2/A), Ristorante Cibus (Via Marie Curie 13), Pizzeria Doppiozero (Via Maso della Pieve 2/E/G), Gastronomia Al papero giallo (Via Milano 37), Caffetteria Gelateria Pennini (Via Resia 76/A), Bar Hally (Via Sassari 69), Subway Sub-Tyrol (Via Galilei 20), Canalescuola Coop. soc. (Via Wolkenstein 6), Birreria Romagnolo (Piazza Matteotti 8), Bar Nadia (Piazza Cadonna 8), Bar Pizzeria Tortuga (Piazzetta Mazzoni 9), White Cafè (Via Cagliari 12), Bistrò Gambrinus (Via Duca d’Aosta 21/23), Laboratorio espresso (Via Milano 45), Ristorante Pizzeria Al Torchio (Via Museo 2/A), Bar Rosi (Via Novacella 16), Cafè Mario (Via Resia 98), Ristorante Un melograno (Via Verona 6C), Bar Tapas (Viale Trieste 88).

Autore: Luca Sticcotti

Per Laura l’informatica non è “solo per maschi”

La passione per lo studio, l’applicazione concreta di una propria conoscenza che si presta alla risoluzione dei problemi nel modo più efficace possibile e anche una buona dose di buona volontà, hanno portato la bolzanina Laura Acinapura a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi nazionali di Informatica.

L’informatica nella vita quotidiana
“Ho iniziato il mio percorso nell’indirizzo tradizionale del Liceo Scientifico Torricelli, un indirizzo che, avendo il latino ma non l’informatica, mi è sembrato quasi più classico/umanistico che scientifico. Negli stessi anni, tramite un gruppo di amici, sono venuta a conoscenza dell’esistenza delle Olimpiadi di Informatica – ci racconta Acinapura – e ho trovato diversi problemi che mi affascinavano.”
Di quali problemi si trattava e, successivamente, quali di questi si è vista sottoporre durante le gare, Laura lo chiarisce immediatamente con un linguaggio accessibile ai non addetti ai lavori, ma sempre preciso: “quando ci si immagina un problema di informatica non si deve pensare a qualcosa che sia collegato alla tecnologia. Quelli che dobbiamo risolvere sono problemi di vita comune, come ad esempio spostarsi da una città all’altra in un modo razionale, utilizzando la strada più rapida. Sembra un problema informatico? No, eppure è proprio l’informatica che, attraverso gli algoritmi, risolve questo genere di problemi. Insomma, dobbiamo massimizzare i nostri risultati.”
Inizialmente il Liceo di Laura non partecipava a questo genere di competizioni. “Ho deciso, quindi, di proporre alla mia scuola di prenderne parte e – prosegue – insieme ad altri 2 studenti ho svolto prima le fasi regionali, passando a quelle nazionali per poi vincere la medaglia di bronzo.”

Laura Acinapura

La medaglia d’oro
“Essendomi qualificata quell’anno, nel 2021 sono potuta passare direttamente alle fasi nazionali, tenute a novembre. Il risultato è stato assolutamente positivo: ho ottenuto la medaglia d’oro, che viene data solo ai migliori 13 su 158 partecipanti”, spiega Laura. Interessante è vedere anche il numero di ragazze: lei l’unica in Italia con l’oro, e tra tutti solo 13 femmine, una partecipazione che non è mai stata così alta, ma il numero rimane lo stesso basso…

Poche ragazze? “Diamo più opportunità”
“Per me l’informatica è stata da sempre un’estensione della matematica, un campo del ‘problem solving’, un aspetto teorico più che pratico che, come dicevo prima, non riguarda l’utilizzo dei computer.” E sul basso numero delle ragazze interessate all’informatica, Laura aggiunge: “Si vedono poche ragazze in questo ambito, quindi è difficile che qualcuna sia invogliata ad affacciarsi a questo mondo. Poi l’assenza di opportunità non è sicuramente d’aiuto e, nell’immaginario collettivo, è un’attività tipicamente maschile: bisogna cambiare.”

Pensando al futuro…
“Adesso posso avere la possibilità di andare alle gare internazionali, la vera sfida Olimpica. E, anche se la passione per scrivere codice rimarrà, non voglio andare a studiare informatica, quanto invece fisica, probabilmente all’ETH di Zurigo”, ha concluso Acinapura.

Autore: Andrea Dalla Serra

“Mamme per tutti” al servizio dei più piccoli

Sono ormai 5 anni che, all’interno dell’ospedale di Bolzano, un volenteroso gruppo di donne di ogni età porta avanti un progetto di fondamentale importanza per numerosi neonati, e spesso per le loro famiglie, che si trovano in situazioni tutt’altro che semplici. Quella che andiamo a proporre oggi è una storia mai raccontata sui media locali, una storia tutta al femminile nata per ricoprire lacune burocratiche attraverso azioni volontarie di umanità. Abbiamo parlato con Alessia Toniatti, dirigente e coordinatrice dell’iniziativa in Azienda Sanitaria, e le dottoresse Donatella Mascheroni e Petra Wanker.

I neonati non possono stare soli
“Il progetto ‘mamme per tutti’ è nato per un’esigenza del reparto pediatria all’interno dell’ospedale. Lavorando in terapia intensiva neonatale sappiamo che un bambino non può essere ricoverato in assenza di un adulto; questo – spiega Mascheroni – causa un grande problema: laddove non è presente un genitore, o per esigenze di tipo lavorativo non può essere presente in ospedale 24 ore su 24 (come richiesto), serve un altro adulto che garantisca la propria presenza e si prenda cura del neonato. L’idea che ci è quindi venuta in mente è stata quella di far accedere alcune volontarie che sostituissero la figura del genitore donando il proprio tempo al bambino.”
Se sul piano teorico e organizzativo l’idea sembra concretizzabile, sul piano burocratico non è tutto così semplice: “offrendo questo servizio, vista la responsabilità, è necessario fornire alle volontarie un’assicurazione.” Ed è qui che, nel 2017, entrano in gioco Toniatti e Wanker, la prima in qualità di dirigente, la seconda come vicepresidente dell’Associazione prematuri Alto Adige, “un gruppo, questo, di genitori e simpatizzanti – specifica Wanker – formato per aiutare i neonati e le loro famiglie”. L’Associazione, tesserando le volontarie che sarebbero poi entrate in contatto con i neonati, avrebbe garantito a queste ultime l’assicurazione.
“Tutt’oggi – nonostante le ulteriori difficoltà causate dall’emergenza sanitaria – proponiamo questo aiuto ai genitori che pensiamo siano in difficoltà; il loro consenso è giustamente obbligatorio. Le volontarie sono tutte vaccinate e utilizzano ffp2.” evidenzia Mascheroni.

Il valore della vicinanza
“Per un bambino avere 20 persone che si alternano intorno a sé non è sicuramente d’aiuto, garantire una continuità avendo sempre le stesse volontarie per il medesimo neonato è importante” racconta Toniatti che, sentito il personale sanitario, organizza la presenza e i cambi delle volontarie che prestano il servizio. “Le ‘mamme per tutti’ non si sostituiscono al personale sanitario, ma garantiscono a questo di svolgere il proprio lavoro al meglio, senza occuparsi anche del resto” dice Toniatti. “I più grandi, inoltre, manifestano la volontà di interagire con un adulto, e questo è fondamentale per il loro sviluppo e per l’aspetto psicologico. L’interazione – conclude Mascheroni – è importante quanto mangiare e può evitare ripercussioni dannose sullo sviluppo cognitivo del bambino dovute all’assenza di una figura adulta.”

Autore: Andrea Dalla Serra

Agenda 2031: 17 obiettivi per l’Alto Adige

I difficili tempi che stiamo vivendo e il susseguirsi di cambiamenti repentini paiono mettere in secondo piano altre urgenze, fino a pochi mesi fa prioritarie. Una di queste è l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta il 25 settembre 2015 da 193 Paesi delle Nazioni unite, tra cui l’Italia. L’Agenda 2030 e i suoi 17 obiettivi hanno quale obiettivo principale la condivisione dell’impegno, volto a garantire un presente e un futuro migliore al nostro pianeta e alle persone che lo abitano.
Ma a livello locale cosa sta succedendo?
Nel suo terzo anno di vita, la Rete dell’Alto Adige per la Sostenibilità si concentra sui temi più urgenti dell’Agenda 2030. Grazie all’AIB (Associazione delle biblioteche)e ai comitati educativi, nel corso del 2021 sono state organizzate 48 tavole rotonde che hanno reso possibile un confronto con la popolazione sul tema “17 obiettivi per l’Alto Adige”.
Con il Progetto della Rete 2022, Matthäus Kircher, amministratore delegato di OEW, acronimo di Organisation für Eine solidarische Welt (Organizzazione per Un Mondo solidale) di Bressanone, espone l’intenzione di affrontare le preoccupazioni emerse più frequentemente con tematiche mensili specifiche: “Numerose organizzazioni lavorano ora insieme per un cambiamento di mentalità in Alto Adige. Le Settimane contro il razzismo, la Marcia delle donne e l’Alleanza climatica Climate Action Southtyrol (sito internet: www.climateaction.bz) sono esempi concreti di uno sforzo comune. Vorremmo rafforzare ulteriormente queste dinamiche con un team di coordinamento che darà supporto a sottogruppi intorno ai 17 obiettivi”.
Più di 130 organizzazioni partner, ma anche nuove associazioni e gruppi, sono invitati a contribuire con uno sforzo comune sul sito internet www.future.bz.it
“Consultando questo sito internet è possibile prendere visione sia delle iniziative che degli eventi previsti, nonché visionare gli scambi online e i programmi dei partner della rete.” Ad affermarlo è Daniela Delmonego che come membro del team tiene aggiornato questo calendario. È lei a seguire anche i circoli per il clima, che possono registrarsi autonomamente e gratuitamente sul sito web. Daniela spiega che “i circoli per il clima sono un collegamento vivo con i paesi e possono realizzare cose sorprendenti. Confidiamo che più circoli possano ispirarsi a vicenda. Questo è vero lavoro di rete, basato su un impegno reale e sulla costruzione di ponti nella società civile”.
“Un altro pilastro per una comune visibilità sono le relazioni con i media”, spiega Tanya Deporta che coordina le relazioni pubbliche. Nel blog SOS Future sul portale Salto.bz, sulla sezione notizie del sito web e nelle conferenze stampa congiunte, risulta l’intenzione di dare voce ai sottogruppi che si stanno formando. “La nostra rete ha anche una funzione unificante nel lavoro con i media. Chiunque voglia contribuire a dargli forma può contattarci”, dice Tanya Deporta.
“Dall’esterno veniamo spesso percepiti come una specie di organizzazione ombrello, che sovrasta le altre, ma noi siamo esattamente l’opposto: il nostro potere viene dal basso”, spiega Judith Hafner, anche lei membro del team di coordinamento, di cui fanno parte anche Manuela Prantner, che si occupa del settore giovanile e Sigrid Seberich, alias Clown Karamela, che cura il settore artistico. Altre persone chiave collaborano per protezione del clima, parità di genere e consumo consapevole, sviluppando insieme una spinta collettiva per l’attuazione dei 17 obiettivi di sostenibilità.
Questo processo dovrebbe continuare quest’anno con otto riunioni interne alla Rete e sei tavole rotonde. Chiunque voglia essere informato o partecipare attivamente a questo nostro percorso è invitato a tenere d’occhio il calendario degli eventi su www.future.bz.it.
Vista l’attualità e l’importanza delle tematiche in programma, non possiamo che augurare buon lavoro!

Autore: Till Antonio Mola

Un Alto Adige da leggere, in tanti modi

Nuova Rubrica

L’editoria locale o legata in un modo o nell’altro alla nostra terra è particolarmente prolifica, come sappiamo. Sulla pagine dei nostri giornali QuiMedia spesso questi libri hanno fatto capolino, ma ora abbiamo deciso di riservare loro uno spazio specifico, pensato da una lato per segnalare le opere più significative nel loro genere, e dall’altro per mettere a disposizione delle diverse case editrici una sorta di vetrina per le loro novità. Non mancheranno naturalmente gli incontri con gli autori e anche momenti riservati ai privati cittadini che di tanto in tanto si autoproducono i loro lavori, con risultati assolutamente degni di nota. Buona lettura!

Soldati di Sventura
Autore: Luca Fregona
Editore: Athesia

“Hai ucciso?, è una domanda stupida da fare a un soldato in guerra. Ho fatto quello che andava fatto ma senza eccedere”. È una delle tanti frasi che arrivano direttamente al cuore contenute in “Soldati di sventura” (ed. Athesia), il libro di Luca Fregona. Un volume giunto alla terza ristampa che raccoglie testimonianze di un conflitto dimenticato, come tutte quelle guerre che “non ci riguardano” e che la coscienza collettiva rimuove. Solo che questo conflitto – quello fra una Francia colonialista e un’Indocina che voleva l’indipendenza – è in qualche modo parte della storia dell’Alto Adige. La storia di Beniamino Leoni ha dell’incredibile, la sua è una vita che ne contiene altre mille; quando si trova suo malgrado a doversi arruolare nella Legione ha da poco passato la ventina di anni, ma è già stato all’inferno ed è tornato più volte. Ed è solo l’inizio, perché poi vive l’addestramento, il trasferimento sul fronte in Indocina, e da qui una serie di vicende che attraversano la sua esistenza fino al suo ritorno a casa 10 anni dopo.
Nel secondo racconto il protagonista è Emil Stocker, figlio di un sottufficiale dei Kaiserjäger che nel ’39 opta per la Germania. Il piccolo Emil finisce nella Hitlerjugend, dopo la guerra torna in Alto Adige e si arruola nella Legione. L’autore trasporta il lettore in pieno fronte, lo fa scivolare nei bunker e gli fa sentire le pallottole fischiare. Emil è una macchina da guerra, ma pagina dopo pagina fa tenerezza, perché pur essendo uno dei “cattivi” riesce a dimostrare che la guerra (soprattutto se inizia fra le mura di casa) porta l’uomo a trasformarsi in qualcosa contro natura.
Terzo personaggio: la storia è quella di Rodolfo – Rudi Altadonna narrata attraverso il ricordo del fratello Guglielmo – Willy. Perché Rudi è scomparso, inghiottito dai flutti di quella guerra senza patria. Le sue lettere dal centro di addestramento e poi dal fronte sono strazianti, e a renderle ancora più vive sono le scansioni di queste missive pubblicate fra le pagine del libro.
Quella di Fregona è una grande opera contro la guerra. Ci si immerge come in un romanzo d’avventura, ci si lascia coinvolgere da atmosfere esotiche che fanno sognare, ci si immedesima con i protagonisti del libro perché sono dei duri, ma parlano la nostra lingua. E lascia un forte amaro in bocca, perché il lettore riesce a capire che ogni proiettile sparato è una vita che si spezza, e ogni dito che preme il grilletto è un’anima rotta.

Luca Masiello

La maestra silenziosa
Autrice: Petra Cola
Editore: Rizzoli

L’autrice di questo libro è una giovane bolzanina che negli ultimi anni ha avuto un significativo successo come influencer digitale freelance. Per i non esperti in materia: attraverso le sue pubblicazioni sul social network Instagram la giovane altoatesina amante della montagna è riuscita a sommare (finora) ben 111mila follower, ovvero persone che seguono con passione il suo “profilo”.
Si tratta di un successo senza precedenti per un’altoatesina e Petra, ottima fotografa e sportiva a tutto tondo, è riuscita a sbarcare anche nell’editoria, realizzando un libro in cui racconta il suo percorso personale e l’amore per le montagne della sua terra. In particolare Petra Cola ha scritto un libro “al femminile”, indicando la montagna come sua “maestra” silenziosa” e spiegando cosa vuol dire secondo lei vivere la montagna in quanto donna.
Nel libro Petra collega di continuo tradizione e innovazione, facendo perno anche sulle conoscenze acquisite come testimonianal di alcune aziende di punta del settore. Grande importanza, soprattutto nella prima parte del libro, è riservata ai valori immutabili della montagna, che vengoni rilanciati in ottica terzo milliennio, tra orizzonti e libertà. Petra Cola non dimentica di spiegare cosa significa praticare lo sport in alta quota, al di là dell’aplinismo e dell’escursionismo. Prendendosi anche gli opportuni spazi per segnalare ai lettori del resto d’Italia (il libro è ben distribuito a livello nazionale) alcuni aspetti della storia dell’Alto Adige. E sappiamo tutti quando ce ne sia sempre bisogno.
Il libro è infine un ottimo spunto anche per le escursioni. Sono infatti una ventina quelle segnalate, tutte in provincia di Bolzano e tutte raccontate anche attraverso una serie di belle foto che ritraggono l’autrice.


Luca Sticcotti

Processi a Bolzano
Autore: Ettore Frangipane
Editore: Reverdito

L’ultima fatica letteraria di Ettore Frangipane getta una nuova luce sull’attività del Tribunale Speciale che, durante l’occupazione tedesca, a Bolzano giudicava i resistenti al nazismo. Tutti gli atti dei processi vennero distrutti, ma l’autore è riuscito in parte a ricostruirli attingendo alle notizie apparse sul giornale Bozner Zeitung e al diario dell’allora cappellano del carcere Don Giovanni Nicolli.