Sara Filippi Plotegher in mostra

Si può dire che “guardare avanti” e guardare oltre, con energia e spirito d’innovazione, è stato un po’ il Leitmotiv di tante iniziative della giovane associazione lasecondaluna di Laives. Ed è proprio con la mostra intitolata “Beyond”che Lasecondaluna chiude questo 2021, di successi e attività, nonostante tutto.
Dopo le esposizioni di Oliver Kofler, Andrea Proietti, Isabella Nardon, Rolando Tessadri e Federico Casati, lasecondaluna ha aperto al pubblico, lo scorso 26 novembre, una nuova mostra dedicata all’illustrazione dell’artista trentina Sara Filippi Plotegher, curata da Stefania Rossi e Nicolò Faccenda.
Le opere di Plotegher sono irriverenti e un po’ spiazzanti, ma hanno un’immediata forza comunicativa, sanno arrivare direttamente al visitatore. Come spiega Nicolò Faccenda, co-curatore della mostra, “Sara Filippi Plotegher ci conduce nell’analisi di alcuni dei temi topici della nostra società: l’identità di genere, l’estetica e l’affettività del cibo, il cambiamento climatico. Certi che si possa considerare, da più punti di vista, questi tre aspetti tra i più centrali e pervasivi del dibattito sulla cultura che si vuole contemporanea, li si propongono in questa mostra come manifestazione di quella che lasecondaluna ha strutturato come riflessione sullo Spazio Umano”. La mostra “Beyond”si inserisce infatti nella stagione di mostre 21/22 il cui tema di base, sviluppato e approfondito in ogni esposizione realizzata e in programma, è appunto “Human Space”. Una stagione mostre che vede lasecondaluna anche uscire dalle proprie mura per allacciare delle collaborazioni artistiche con il vicino trentino. Proprio lo scorso 24 novembre si è infatti inaugurata a Trento, presso il Café della Paix Circolo Arci, la personale dell’artista Andrea Proietti, in cooperazione con lasecondaluna (fino al 24 dicembre prossimo). Tornando a Laives, ricordiamo invece che la mostra “Beyond”sarà visibile presso la Sala Espositiva di via Pietralba fino a domenica 12 dicembre dal martedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, domenica dalle 10 alle 13 (sabato e lunedì chiuso). Ingresso libero, non è necessaria la prenotazione ma c’è l’obbligo di indossare la mascherina e del Green Pass.

Autrice: Caterina Longo

La creatività al servizio degli altri

Una mamma, una moglie, una sognatrice e una persona instancabilmente curiosa: cosi si definisce Cinthia Vieira, brasiliana di origine veneta, che vive a Laives da 15 anni. Cinthia è laureata in Scienze della comunicazione a São Paulo, Brasile e ha una lunga esperienza nei settori creativi di agenzie di pubblicità e case editrici. Oggi come Arteterapeuta realizza progetti di arte terapia espressiva, per guidare le persone a fare “psicopulizia”, per raggiungere il benessere emotivo attraverso la creatività nascosta – a qualsiasi età.

La cosa che mi piace di più di me.
Il mio entusiasmo.

Il mio principale difetto.
Troppo entusiasmo.

La volta che sono stata più felice.
Quando sono nate le mie gemelle

Da bambina sognavo di diventare… 
Un’artista/pittrice.

L’errore che non rifarei.
Dare più ascolto alla testa che al cuore.

La persona che ammiro di più.
Platone.

Un libro da portare sull’isola deserta.
L’Arte Guarisce – come la creatività cura l’anima.

L’ultima volta che ho pianto.
Preferisco riderci su.

La mia occupazione preferita.
Disegnare.

Il Paese/luogo dove vorrei vivere.
Ultimamente il Giappone.

Il colore che preferisco.
Ultimamente il rosa.

Il fiore che amo.
Non 1 ma i 12 guaritori di Edward Bach.

Il mio musicista preferito.
Bill Douglas – New Age Music.

Il mio pittore preferito.
Renoir.

Non sopporto…
Troppi rumori.

L’ultima volta che ho pregato.
Non prego ma medito.

Il giocattolo che ho amato di più.
Le scatole di matite colorate.

La disgrazia più grande.
Fidarsi esclusivamente dei 5 sensi

L’oggetto a cui sono più legata.
Non bisogna legarsi.

La massima stravaganza della mia vita.
Preferisco la discrezione.

Il mio più grande rimpianto.
Non bisogna avere rimpianti – fatto è fatto!

Dove mi vedo fra dieci anni.
In continua evoluzione, imparando da ogni momento.

Se fossi un animale, sarei…
Un pavone.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
Ho mollato tutto per dedicarmi alle mie bambine.

Il mio motto.
Se la vita ti dà limoni, fai una limonata!

Autrice: Caterina Longo

“Senza consenso è violenza”

“Ma hai visto com’era vestita? E poi era anche ubriaca: se l’è andata a cercare”: non è difficile (soprattutto in questo periodo in cui sui social fioccano giuristi laureati all’università della vita) sentire frasi del genere quando si parla di violenza sulle donne. Come il recente caso della giornalista sportiva molestata  in diretta: un fatto che se da una parte ha visto gli italiani sostenere la professionista, ha lasciato anche spazio a quell’infimo ed intimo pensiero che vede “una palpatina” come nulla di serio. 
Ma non è così. 
Ed è anche per questo che la Rete contro la violenza sulle donne ha voluto lanciare una nuova campagna di sensibilizzazione: “La violenza sulle donne non ha tempo né confini, è endemica e non risparmia alcuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia. Non conosce nemmeno differenze socio-culturali, vittime ed aggressori appartengono a tutte le classi sociali. Secondo le statistiche il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro. Secondo l’Oms una donna su cinque ha subìto, nella sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo”, ha spiegato la vicesindaca di Merano e assessora alle pari opportunità Katharina Zeller.
La campagna “Senza il Tuo consenso è violenza” si focalizza sulla violenza sessuale. La necessità di agire riguardo a tale problema è emersa in seguito all’allarme lanciato dalle rappresentanti degli Streetworker all’interno della Rete. Chi infatti lavora a stretto contatto con le ragazze e i ragazzi ha rilevato che le varie forme di violenza sessualizzata spesso sono oggetto di malintesi e confusione e accompagnate da un senso di colpa… da parte della vittima/donna.
Poco chiari sono spesso anche i concetti di limite, di consenso, di rispetto. Inoltre i sensi di colpa e la mancanza di informazioni da parte delle ragazze inibiscono la ricerca di aiuto e sostegno da parte dei servizi presenti sul territorio ma anche da parte di amiche o altre persone di fiducia.

Manifesti e adesivi
La campagna è molto articolata ed è concepita per mantenere la sua validità nel tempo. La Rete ha deciso di puntare molto sulla parte grafica e sull’efficacia linguistica del messaggio che si è voluto giovane e moderno. 
A tale scopo è stato realizzato un concorso di idee rivolto a grafiche ed artiste, di cui è risultata vincitrice Júlia Ventura Bruguera. Lunghi mesi di confronto tra l’illustratrice e un gruppo di lavoro interno alla Rete hanno prodotto una campagna di manifesti e adesivi. Gli adesivi – 16 diversi – sono il “pezzo forte” della campagna e hanno il compito di veicolare ciascuno un diverso messaggio attinente al tema della violenza sessuale. Contestualmente sono stati e verranno affissi in città grandi manifesti (due metri per due), che attireranno l’attenzione sull’avvio della campagna. Tutti i prodotti riporteranno un QR Code, che rimanda ad una pagina dedicata del sito del Comune di Merano, in cui sono stati predisposti approfondimenti sul tema nonché riassunti tutti i consigli e le informazioni necessari per reagire in caso di violenza. La campagna si svilupperà anche sui social con l’hashtag #ViolenzaSessualeParliamociChiaro.

Mostra itinerante sulla violenza sessuale “Com’eri vestita?”
L’associazione “Donne contro la violenza – Frauen gegen Gewalt”, in collaborazione con il Museo della donna e il patrocinio della Rete antiviolenza del Comune, porta a Merano la mostra itinerante “Com’eri vestita?”.
L’esposizione sarà allestita al piano terra dell’ingresso del Museo della donna, in via Mainardo 2, e rimarrà accessibile – gratuitamente – dal 4 al 12 dicembre, da lunedì a venerdì dalle ore 7.30 alle ore 19, il sabato e la domenica dalle ore 10 alle ore 19.
“Com’eri vestita? – Rispondono le sopravvissute alla violenza sessuale” è un’installazione creata da Cerchi d’Acqua in cui i vestiti esposti rappresentano simbolicamente quelli indossati durante la violenza subita e sono accompagnati da brevi suggestioni che le donne hanno voluto condividere, raccontando alcuni elementi della loro esperienza.
L’obiettivo della mostra è quello di decostruire alcuni stereotipi relativi alla violenza sessuale, primo tra tutti l’idea che l’abbigliamento possa esserne la causa e che l’atteggiamento e il comportamento della donna possano averla provocata. 
“Attraverso un indumento si raccontano violenze, molestie, stupri e abusi subiti da parte di estranei o partner occasionali, ma più frequentemente dal compagno di una vita che non accetta un NO, oppure da una fidata figura familiare, nelle sicure e insospettabili mura domestiche”, ha spiegato Sigrid Pisanu della Casa delle Donne. È in questo contesto che va inquadrato il fenomeno della violenza alle donne, che spesso trova nell’opinione pubblica le più diverse giustificazioni. Così, se gli aggressori sono sconosciuti, ci si chiede perché la donna non sia stata prudente; se sono conoscenti, ci si chiede se abbia provocato e in che modo lo abbia fatto; se sono mariti o partner si imputa la violenza all’eccesivo amore, alla gelosia o a un raptus di follia.

Decostruire gli stereotipi
La mostra vuol essere quindi un momento di riflessione e una risposta tangibile a uno dei pregiudizi più pervasivi nella nostra società, a partire dalle parole delle donne accolte da Cerchi d’Acqua e dai centri antiviolenza della rete D.i.Re. La mostra trae ispirazione dalla poesia “What I was Wearing” di Mary Simmerling ed è stata sviluppata nel 2013 in un’istallazione artistica, dal titolo “What were you wearing?”.

Passione cecchino

Qui Intervista a Michele Sciarrillo, giovane promessa dello sport. Nato e cresciuto a Merano è un’atleta di più discipline e studente al quarto anno di meccatronica ed energie presso l’Istituto Galileo Galilei di Bolzano. Partecipa a molte competizioni provinciali e nazionali, in particolare nel Target sprint, una disciplina particolare che combina tiro e corsa.

La cosa che mi piace di me.
La testardaggine, quando ho degli obiettivi mi impegno per raggiungerli. 

Il mio principale difetto. 
Non ascoltare nessuno.

La volta che sono stato più felice.
Quando ho aperto una email ed era la convocazione da parte della Nazionale Italiana di Target sprint. 

Un libro da portare sull’isola deserta. 
“La variante di Lüneburg”.

L’occupazione preferita.
Far parte del gruppo sportivo delle Forze Armate.

Il paese dove vorrei vivere.
In Italia a Merano.

Il mio piatto preferito. 
La carne grigliata.  

Non sopporto… 
Le persone false.

La mia paura maggiore. 
Di essere rimandato a scuola.

Nel mio frigo non manca… 
Il caciocavallo.

Se fossi un animale… 
Sarei un leone.

Mi sono sentito orgoglioso… 
Quando sono salito sul podio dopo le gare. 

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
La moto da cross. 

Il giocattolo che ho amato di più. 
Il Lego.

Il mio motto.
Vivi e lascia vivere.

Il dono di natura che vorrei avere… 
Essere perfetto.

La qualità che preferisco in una donna… 
La sincerità. 

…e in un uomo.
L’altruismo. 

Dico bugie solo…
Quando ci sono risvolti negativi.

Dove mi vedo fra dieci anni…
In ufficio. 

Il colore che preferisco…
Il rosso. 

L’ultima volta che ho perso la calma… 
Quando sono caduto in bici, prima di una gara. 

Da bambino sognavo…
Una moto. 

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare…
Vincere un mondiale. 

Autrice: Francesca Morrone

Der Landesweihnachtsmann

“Non posso lasciare tutta la responsabilità del Natale al mio predecessore Alois”, ha dichiarato il Landeshauptmann Arno Kompatscher. “Per questo motivo durante il periodo natalizio diventerò Landesweihnachtsmann e porterò i doni a tutti i bambini sudtirolesi di tutti i ceti sociali. Le malelingue già stanno andando a dire in giro che per la distribuzione dei regali prenderò a raccolta solo i bambini di sudtirolesi tedeschi e ladini. Posso però garantire che, nonostante le pressioni del partito, sarò il babbo natale di tutti. Sempre nel rispetto della proporzionale etnica.”

Spazio CUT: esposizioni non convenzionali

“Spazio CUT” è lo spazio espositivo fondato lo scorso marzo dai due giovani appassionati d’arte Leonardo Cuccia e Maximilian Pellizzari, ideatori e curatori delle mostre in questa nuova galleria bolzanina. Un ambiente fresco, giovane e soprattutto aperto alla curiosità di tutti, poiché posto in uno spazio del tutto informale, ovvero come dependance di un salone di parrucchiera in via della Rena. La loro terza esposizione è stata un duo-show, “Lezioni di pittura”, in mostra fino a fine novembre.

L’esposizione ospitava due artisti, Francesco Burattini e Heinz Mader, che in dialogo tra loro, come di consueto nelle mostre dello spazio, creavano un ambiente di riflessione sul concetto di pittura tramite forme espressive diverse. Heinz Mader, artista altoatesino, portava avanti il tema delle lezioni di pittura tramite la serie di disegni “Fonzies”, creata con l’aiuto della moglie alla quale l’artista stesso aveva impartito insegnamenti privati di pittura. La serie eseguita, durante il primo lockdown e ad esso ispirata, mette in luce l’approccio critico e ironico, ma non irriverente, dell’artista. Heinz Mader ha riflettuto sulla curiosità sempre più prorompente delle persone nei confronti, non solo degli altri, ma in particolare delle loro sfortune, aspetto che si è visibilmente rafforzato durante il lockdown. Mader provocava, leggendo anche il consumare dell’informazione come un mordi e fuggi che non entra in profondità e non va a caccia della verità.


Insieme alla figura dell’autoctono Mader, l’esposizione ha visto quella del giovane artista marchigiano Francesco Burattini, le cui opere sono contraddistinte da una forte influenza della street art. Egli rifletteva sull’idea di pittura con un altro tipo di produzione ovvero una scultura composta da vecchie videocassette di lezioni di pittura. In questo modo è riuscito a concretizzare un concetto in una creazione tridimensionale reale e palpabile.
Il duo-show ha posto quindi insieme figure artistiche diverse nella pratica, così come anche nella provenienza, ma in forte connessione. Infatti i due giovani galleristi affermano che uno degli obiettivi di “Spazio CUT” è quello di realizzare delle esposizioni che mettano in rete un artista locale con uno proveniente da “mondi altri”. Ma non solo: sostengono anche un grande interesse nel far dialogare tecniche artistiche differenti come già accaduto nelle precedenti mostre, dove artisti e designer si sono trovati a far co-abitare le proprie creazioni, veri pezzi d’arte, all’interno del medesimo allestimento, pensato ad hoc per il contesto e dunque unico e irripetibile.
Leonardo e Maximilian esprimono inoltre la volontà di aprirsi a nuove categorie dell’arte come il design: tramite nuovi ambiti artistici si allarga la varietà dei materiali utilizzati e di conseguenza anche le connesse possibilità di espressione di valori sociali e di azioni politicamente attive.
L’impegno sociale e di divulgazione di “Spazio CUT” è ben visibile già nell’atto della sua fondazione. Infatti l’ambiente espositivo, aperto lo scorso marzo, quindi in pieno lockdown, al piano superiore di un salone da parrucchiera, dava ai clienti la possibilità di sfruttare la rara occasione di uscita per godere anche di uno spazio culturalmente attivo e di educare alla bellezza, in un posto solitamente non deputato all’arte.
Tutto questo rende chiaro che “Spazio CUT” può essere definito un canale culturale non convenzionale, in cui l’arte entra a fare parte del quotidiano. In questo modo le occasioni di contatto con il mondo culturale si allargano perché l’ambiente del salone, tipicamente informale e a disposizione di tutti, riduce le distanze tra arte e pubblico, rendendo la cultura più accessibile alla comunità.
Tra i progetti futuri dei due giovani allestitori vi è il desiderio di creare dei rapporti di collaborazione e co-creazione con gli artisti che si estendano al di là delle mostre ospitate nello spazio: sperano di creare sinergie durature caratterizzate sempre dal dialogo in cui entrambe le parti, espositori e artisti, possano imparare e migliorarsi reciprocamente. Molte saranno le novità per i mesi futuri, quindi non rimane che passare da via della Rena e lasciarsi sorprendere dalla bellezza dell’arte nel quotidiano.

Autrice: Alessandra Pini COOLtour

Una canzone per la storia di “Shangai”

“Shanghai, Storia di un quartiere” è il nuovo progetto che racconta, con una canzone, lo spaccato storico di un quartiere di Bolzano, di un modo di vita e di socializzazione raso al suolo, ma non dimenticato. La “band sciangaiola” è stata sostenuta in questo progetto dall’Associazione La strada-der Weg e dall’ufficio Cultura del Comune di Bolzano. Lo racconta Beppe Grandinetti, l’ideatore dell’iniziativa.

Come è nata l’idea?
La maggioranza dei cantautori ha scritto qualcosa sulla propria provenienza, sul proprio luogo, o la propria via, raccontandone la storia e la vita. Noi siamo la terza generazione che ha vissuto lì, dopo i nostri nonni e i nostri genitori. Certo, ci sono già libri e immagini che raccontano la storia di Shanghai, ma il nostro è un ulteriore… passaggio. 

In cosa consiste il progetto?
Principalmente in un brano – che canto insieme a due amici, Macao Timpone e Memo Emeri – che racconta la storia del quartiere. La canzone sarà supportata da filmati di quel periodo, che abbiamo raccolto privatamente grazie al contributo di altri abitanti del rione; poi ci sarà anche una poesia, in rima, che racconta invece in modo abbastanza, non dico scherzoso, ma soft, tutta la vita di allora. Abbiamo acquisito, sempre privatamente, delle fotografie, che accompagneranno la poesia. Il tutto, grazie anche al supporto di Luca Sommacampagna, sarà raccolto in un dvd, disponibile gratuitamente in 500 copie.

Il progetto a chi è rivolto? 
Lo abbiamo ideato noi abitanti di Shanghai, però raccogliamo tutti, perché raccontiamo la storia di tante persone che come noi hanno la passione per la musica e anche i fatti della vita, di quello che era, di come si è sviluppato il rione, di come poi c’è stata la crescita e di quando c’è stata – in tantissimi – la delusione dell’abbattimento, negli anni ’80 di quello che era questo rione, che va comunque ricordato. Vorremmo consegnarlo ai giovani bolzanini che conoscono Shanghai per sentito dire e a tutti quelli che sono curiosi. 

In che modo? 
Un grande appoggio, in questo senso, è offerto da COOLtour. C’è stato un appuntamento, MUSIcittà, con la cantautrice Erica Mou, in cui abbiamo parlato proprio di canzoni che raccontano la città dove si è vissuti. Da poco poi è stata inaugurata la mostra fotografica “C’era una volta Sciangai: ricordiamo insieme”, sempre sulle vetrine di COOLtour. Seguiranno altri appuntamenti, forse anche, con l’arrivo della bella stagione, un concerto al Parco delle Semirurali. È un aiuto reciproco, una bel modo di creare socializzazione giovanile e intergenerazionale.

Com’era il quartiere, una volta? 
Era un grande rione popolare, creato per i lavoratori della zona industriale: nelle famose casette abitavano quattro famiglie, per lo più molto numerose, e c’erano gli orti. Convivevano persone provenienti da diverse regioni d’Italia, era una grande mescolanza di dialetti, usanze, modi di fare; col tempo sono apparsi anche i tirolesi di madrelingua tedesca. 

Autrice: Ana Andros COOLtour

Gli Atop the Hill sull’Apecar d’Avvento

Tornano i contenuti culturali su U-Game, il trekking urbano ideato da COOLtour, dei quartieri Casanova, Firmian e Don Bosco. A concludere l’anno sarà la musica della giovane band bolzanina Atop the Hill: pezzi inediti, conosciuti e cover risuoneranno dai codici QR di U-Game per i cittadini! Ma non solo: il 10 dicembre in via Sassari 13/B arriva l’Ape d’Avvento. Ci raccontano dell’iniziativa Luca Taddeo, referente U-Game, e Maddalena Ansaloni, bassista della band Atop the Hill.

Luca, rinfrescaci la memoria: cos’è U-Game?
Si tratta di un percorso composto da dieci tappe nei luoghi più significativi dei quartieri Firmian, Casanova e Don Bosco, come il Parco delle Semirurali, COOLtour o Piazzetta Anne Frank. Ogni tappa è contraddistinta da un pannello blu sul quale si può scannerizzare, con la fotocamera del telefono, un codice QR giallo. In questo modo si può avere accesso ad un contenuto culturale diverso per ogni tappa. Al termine viene poi generata una grafica del percorso completato. 

E per concludere quest’anno in bellezza… 
Nel percorso U-Game abbiamo proposto agli Atop the Hill, la band bolzanina, di fare ciò che le riesce meglio: la musica. Ciascuna tappa, quindi, aprirà un video in cui i ragazzi suonano e cantano le loro canzoni. Il percorso sarà disponibile a partire dal 10 dicembre, fino alla fine dell’anno. 

Maddalena, voi della band cosa ne pensate? 
Siamo stati felici di accettare questo invito: U-Game ci sembra un’iniziativa meravigliosa, soprattutto in questo periodo, per avvicinare le persone ai luoghi di Bolzano e alla cultura. Tra l’altro, questa modalità di essere in “tour” per la nostra città è interessante per il fatto che il pubblico ci può vedere nel luogo dove nascono tutte le nostre canzoni e dove vengono perfezionate, quindi nella sala prove.  

Possiamo avere qualche anticipazione sui contenuti? 
I contenuti sono tutti filmati da Valentina Gentili, giovane videomaker, fotografa e designer bolzanina. Ci saranno dieci dei nostri pezzi: alcuni inediti e alcuni già conosciuti, che si possono trovare sui nostri canali Spotify e Youtube e ci saranno anche due cover. Molti dei pezzi inediti, tutti in italiano, usciranno l’anno prossimo in un EP. 

Luca, prima di dare il via al trekking su U-Game, però, ci sarà un momento particolare? 
Sì! Venerdì 10 dicembre, alle ore 17.15, davanti a COOLtour (via Sassari 13/B) gli Atop the Hill suoneranno live, grazie all’iniziativa Ape d’Avvento. Si tratta di una manifestazione itinerante promossa dal Comune di Bolzano che desidera portare la musica per tutta la città, permettendo ai giovani talenti bolzanini di esprimersi e farsi conoscere. Un’occasione perfetta e colta al volo! 

Maddalena, siete contenti di tornare a suonare live? 
Non vedevamo l’ora! Speriamo che la situazione non peggiori e ci permetta ancora di fare ciò che più amiamo: musica, insieme! Ci vediamo il 10 dicembre, con tutta la band: Mattia Mochen, Daniel Ruocco, Antonio Del Giudice e Luca Pallaver. 

Autrice: Ana Andros COOLtour

La banca del tempo festeggia i suoi 20 anni

Uno scambio reciproco di tempo libero, che permette di donare e ricevere favori, socializzare e ampliare la propria rete di conoscenze e amicizie. Tradotto: un’ora di lezione al computer in cambio di una gustosa nuova ricetta. Oppure un aiuto nei lavoretti di giardinaggio ricambiato con un bel giro alla scoperta della Bolzano nascosta. D’altronde il senso della Banca del Tempo di Bolzano, l’associazione bolzanina con sede nel quartiere Gries-San Quirino, è proprio questo: mettere a disposizione le proprie capacità ricevendo dagli altri ciò di cui abbiamo bisogno. E senza alcun tipo di differenza sociale o professionale: il tempo messo a disposizione ha lo stesso valore tra tutti gli associati. Poco importa se si tratta di un ingegnere o di una casalinga. Quello che conta è offrire le proprie competenze per essere d’aiuto ad altre persone.
Un sistema vincente che ha da poco festeggiato i vent’anni di attività con un incontro celebrativo al quale hanno partecipato diverse cariche politiche come il sindaco Renzo Caramaschi o l’assessore Angelo Gennaccaro. Come a voler sottolineare che anche la politica ha compreso l’importanza sociale del lavoro che l’associazione svolge ogni giorno e che, come dice il nome, opera come un vero e proprio istituto di credito. Registrandosi alla Banca del Tempo si riceveranno un conto corrente e un libretto degli assegni dove, al posto dei soldi, la valuta utilizzata è il tempo. Inoltre si riceverà anche una lista di tutti i soci e delle richieste e offerte di attività in quel momento.
“Siamo partiti nel 2001 che eravamo soltanto nove soci, ora siamo più di settanta”, precisa la presidentessa Giuliana Biasio. L’attenzione è ora riposta sul ricambio generazionale. L’età media degli iscritti supera infatti i 60 anni, e per questo l’associazione sta aprendo le porte ai più giovani e alle loro preziose conoscenze, importanti per i più anziani alle prese con i piccoli problemi quotidiani. Un modo, questo, per permettere un incontro tra generazioni diverse, favorendo quei rapporti che la pandemia ha inevitabilmente bloccato. Sono numerosi, infatti, i progetti e gli incontri che sono stati annullati a causa del Covid-19. Come raccontato dall’associazione, gli incontri tra i soci si sono dimezzati da un anno e mezzo a questa parte, anche per via di una comprensibile paura di contagiarsi. Ma al contrario sono emersi grandi valori di solidarietà tra gli iscritti: una telefonata, un regalo o una parola di conforto nei momenti più difficili non è mai stata negata da nessuno. Un piccolo ecosistema sociale che valorizza a pieno il sapere delle persone.

Autore: Alexander Ginestous