Vadena, una ripartenza con nuove energie

La nuova giunta comunale di Vadena si è insediata proprio all’inizio della seconda ondata della pandemia, nell’autunno 2020. Il sindaco Elmar Oberhofer ci ha raccontato come è andato quest’anno tra le difficoltà, ma anche tanti nuovi progetti e la forza di un paese rimasto unito.

L’autunno è un momento di  ripartenza per tutti. Anche il comune di Vadena riparte, dopo un anno di strette legate alla pandemia. Ce lo racconta il primo cittadino Elmar Oberhofer, che nonostante le difficoltà non ha mai abbandonato i suoi concittadini. “Supereremo questa pandemia il più presto possibile, questo è il mio augurio”.

Un insediamento della giunta comunale all’inizio della seconda ondata, quello di Vadena. Come è stato? 
In realtà non particolarmente complesso. Da quindici anni lavoro in Comune, sono stato anche consigliere comunale e dunque questo mondo non mi è nuovo, conosco i miei colleghi e tutti i meccanismi del mestiere. Ovviamente la pandemia ha richiesto grande spirito di adattamento, che anche Vadena non ha tardato a seguire: abbiamo trasferito i servizi a distanza, anche se ci siamo sempre impegnati a mantenere qualche ufficio aperto, nel rispetto delle norme di contenimento del virus. L’anagrafe, ad esempio, offre vari servizi che non possono essere forniti a distanza; quindi, è rimasta aperta e ci ha permesso di mantenere il contatto con i cittadini.

Come è stata affrontata l’emergenza sanitaria? 
Vadena è un piccolo comune che conta poco più di mille abitanti e perciò la situazione non è mai sfuggita di mano. La prima cosa da organizzare e affrontare, non appena insediata la giunta, sono stati i tre giorni di screening con i tamponi rapidi a novembre. La popolazione ha reagito bene e il paese è rimasto molto unito e per fortuna non ci sono state vittime. Dovendo fare un bilancio, è stato un anno più o meno positivo. 

Quale è stato l’ostacolo più grande che ha dovuto affrontare? 
Senza dubbio il periodo durante il quale due assessori sono risultati positivi al virus. Il momento era complesso di per sé, la gestione del Comune era a distanza e ovviamente avere due collaboratori malati non è stato il massimo. Ho avuto anche paura per i cittadini più anziani – su 1.073 abitanti, Vadena conta all’incirca 40 ultraottantenni – e saperli malati mi teneva col fiato sospeso. Ora per fortuna stanno tutti bene. 


Elmar Oberhofer

Il settore più colpito, invece? 
A livello nazionale è stato il turismo. Qui gli alberghi si basano sul turismo dei laghi, in particolare del laghi di Caldaro e Monticolo. Non dovendo affrontare la stagione invernale, il bilancio è stato abbastanza positivo e, in generale, il settore può considerarsi salvo.

Con quale umore ha affrontato questo periodo? 
Sono sempre stato molto fiducioso e ottimista. Si inizia ad intravvedere la luce in fondo al tunnel, anche grazie alla campagna di vaccinazione a cui gli abitanti stanno rispondendo in maniera molto positiva. Si è infatti da poco conclusa la nostra esperienza con il VaxBus, che ha riscosso successo nella zona.

Qual è l’umore dei cittadini, invece? È cambiato nel corso di quest’anno? 
Devo ammettere che è cambiato parecchio. I mesi invernali non sono stati facili, si sentiva la gente che si lamentava: essere chiusi sempre a casa e non poter lasciare il proprio comune non è semplice. Adesso la gente è più sensibile, un po’ per tutto, questa è sicuramente una cosa negativa che ha portato la pandemia, una volta si era un po’ più flessibili. Ora, nel periodo estivo, mi sembra che la situazione sia migliorata parecchio: da quando la gente si può muovere, andare al ristorante e al bar, ma soprattutto in ferie e lasciare il comune, è più tranquilla, forse anche contenta. Penso che non si sia tornati come prima ma l’umore è di nuovo positivo. 

Quali sono i piani per il futuro? È fiducioso? 
Sono fiducioso che questa pandemia, nel giro massimo di un anno, sia superata e che si torni, spero al più presto, ad una situazione quanto più normale possibile. Sono anche convinto che non tutto tornerà a come era prima della pandemia, però la maggior parte delle cose torneranno di nuovo ad essere viste e vissute in maniera più ottimista. Spero di avere ragione.

Quali sono state le iniziative portate avanti dopo la ripartenza?
Attualmente la giunta comunale sta lavorando a diversi progetti pubblici. Uno di queste, ad esempio è pensato per i nostri anziani, che ci hanno fortemente richiesto un orto: la giunta ha quindi aggiunto ai 14 orti già presenti negli Schrebergärten altri cinque orti a Vadena Nuova. Ci siamo anche dedicati ai giovani e ai bambini, rifacendo il parco giochi dietro a uno dei complessi scolastici, cosicché anche i più piccoli abbiano nuovi spazi per potersi divertire. E la lista potrebbe continuare a lungo… 

Un ultimo pensiero.
Vorrei ringraziare tutti i cittadini e le cittadine e specialmente le associazioni di volontari, i nostri vigili del fuoco che in questi mesi, quando c’era bisogno, hanno sempre dato una mano all’amministrazione comunale. Vorrei ringraziare di cuore tutti, anche perché organizzare il primo atto di test di massa in novembre non è stato semplice. Fa molto piacere sapere che, nonostante tutte le difficoltà che ciascuno ha avuto con la pandemia, il paese è restato unito e abbiamo superato insieme questi mesi. Devo ringraziare anche gli uffici comunali: i collaboratori hanno dato il massimo per gestire il comune nella maniera più normale e serena possibile. 

Autrice: Ana Andros

Il potere dell’immaginazione

QuiIntervista a Sandra Montali, che si è laureata in Lettere Moderne a Roma in anni lontani e battaglieri. Ha insegnato con passione l’italiano seconda lingua in diverse situazioni. Le interessano gli incroci tra culture e il potere dell’immaginazione; letteratura e arte si intrecciano nelle sue vite parallele. È autrice del libro per gli insegnanti “L’italiano con l’immaginario” sulla Simulation Globale, un innovativo metodo di insegnamento delle lingue, che segue un approccio umanistico e narrativo.

La cosa che mi piace di più di me.
L’allegria e la leggerezza.

Il mio principale difetto.
La superficialità.

La volta che sono stata più felice.
Stavo senz’altro sguazzando nelle dolci acque di un’isola mediterranea.

La volta che sono stata più infelice.
L’ho sicuramente rimossa.

Da bambina sognavo di diventare… 
Una creatura magica.

La persona che ammiro di più.
Renzo Piano.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“L’amore ai tempi del colera” di Marquez.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Fare il giro del mondo con i mezzi pubblici.

L’ultima volta che ho pianto.
In maggio. Tutta la notte, aspettando l’esito dell’operazione al cervello di mio marito.

La mia occupazione preferita.
Vagabondare e parlare con gli alberi.

Il Paese/luogo dove vorrei vivere.
Accanto a una lunga distesa di acque turchine, increspate di onde bianche.

Il mio piatto preferito.
Quelli cucinati con pochi e scelti ingredienti, di cui gustare il semplice sapore.

Il mio pittore preferito.
Quello che mi ha riempito di quadri coloratissimi tutta la casa.

Non sopporto…
Il vittimismo.

Il giocattolo che ho amato di più.
Il monopattino di legno che non mi hanno mai regalato.

L’oggetto a cui sono più legata.
Gli occhiali colorati senza i quali non riuscirei a muovere un passo.

Il mio primo ricordo.
Pare che abbia riso la prima volta da neonata, sentendo lo scrocchiare dell’insalata che stava mangiando mia madre.

Il mio più grande rimpianto.
Che ai miei tempi non ci fosse l’Erasmus e quindi anche la possibilità di imparare lingue vivendo insieme.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Di anni ne ho 73, e tendo a limitarmi al gustoso presente, per scaramanzia.

Per un giorno vorrei essere…
Un drago volante e fiammeggiante.

Se fossi un animale, sarei…
Una cinciallegra.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
I miei colleghi hanno creato con i loro studenti isole, hotel e palazzi popolati di storie e personaggi immaginari, a partire dal mio libro.

Il mio motto:  
Si impara per vie traverse (Illich).

Autrice: Caterina Longo

Il riferimento in aula studio

QuiIntervista a Miruna Andrei, nata 22 anni fa in Romania ed è arrivata a Merano quando aveva appena 11 anni. Si è diplomata all’Istituto tecnico economico Gandhi e attualmente frequenta il terzo anno di università a Bolzano. Gestisce inoltre l’Aula Studio di Merano di via Ugo Foscolo, uno spazio in cui tutte le studentesse e gli studenti meranesi possono ritrovarsi per studiare.

La cosa che mi piace di me. 
Lo sguardo.

I tratti principali del mio carattere. 
Curiosità, solarità, simpatia ed empatia.

Il mio difetto più grande. 
L’essere sfuggente e lunatica.

Una delle volte in cui sono stata più felice. 
Quando a quattro anni ho fatto la foto con un Chow Chow ed ero convinta che fosse un leone.

Da bambina sognavo… 
Di diventare una contadina, con tanto di trattore!

La mia occupazione preferita. 
Viaggiare, incontrare, contemplare, ascoltare.  

I colori che preferisco. 
Il verde e il viola.

Il fiore che amo.
L’oleandro.

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare. 
Vedere il deserto.

Se fossi un animale sarei…
Un gatto nero.

L’errore che non rifarei. 
Abbandonare l’idea di scegliere un percorso universitario umanistico.

Non sopporto… 
I miei difetti.

Nel mio frigo non manca mai… 
Il brie.

Per un giorno vorrei essere… 
Frida.

Le qualità che preferisco nelle persone. 
Intelligenza e follia, grazia, trasparenza, pazienza, determinazione.

Il mio eroe. 
Chi agisce nel bene fuori dai riflettori.

Il dono di natura che vorrei avere.
La magia.

I miei artisti preferiti. 
Tutta l’arte mi affascina e mi colpisce e per questo mi viene difficile nominare degli artisti preferiti. Ma provo a citarne alcuni: Frida Kahlo, Salvador Dalì, Javier Royo, Julia Roberts, Marcos Severi, Manu Chao, Lou Dillon, Calcutta, Maluma, Rino Gaetano e altri altri ancora.

Il mio motto.
“Révolution… pour le bonheur”.

Bambini con genitori separati: ecco il supporto

A fine ottobre torneranno attivi i GDP, Gruppi di Parola per figli di separati, organizzati dall’ASDI di Bolzano, il Centro di Mediazione Familiare che ha seda a Bolzano in via Diaz. Gli incontri saranno gratuiti e permetteranno ai bambini e ragazzi di affrontare la separazione con una cassetta degli attrezzi a portata di tutti, sfogandosi attraverso strumenti come il disegno, il gioco, la lettura, la parola.

Tra i problemi alimentati dall’avvento del Covid e dei conseguenti lockdown, c’è anche quello delle crisi delle relazioni e dei matrimoni. Il dover rimanere chiusi in casa ha messo a dura prova la vita di coppia, contribuendo a incrinare rapporti a volte già complicati tra fidanzati e sposi, oltre a farci perdere il contatto sociale con amici e conoscenti. In Italia, secondo quanto riportato dall’Associazione Nazionale divorzisti, il primo lockdown di marzo 2020 ha causato un aumento delle separazioni del 60% rispetto all’anno precedente. Numeri che in Alto Adige erano allarmanti già nel 2019, quando l’Astat comunicò la separazione di 655 coppie nel solo anno solare, quasi due al giorno. E il ventaglio di motivi è ampio: da una semplice prospettiva di vita che non contempla più l’altro partner, alle incomprensioni giornaliere, dalla situazione economica difficile all’infedeltà coniugale, arrivando, purtroppo, anche ai casi di violenza domestica. Si tratta di situazioni che, se vengono ridotte al minimo comune denominatore, restituiscono sempre e soltanto una grande vittima: i figli. Sono loro infatti che, nella quasi totalità dei casi, devono farsi carico del malessere che i genitori riversano su di loro, patendo una condizione di disagio che può incidere pesantemente sul loro equilibrio psicologico. Il momento della separazione dei genitori può essere un momento traumatico per i figli, costretti a confrontarsi con la preoccupazione di poter perdere il loro affetto, sentirsi soli e non avere nessuna valvola di sfogo per parlare ed esprimere ciò che provano.
Proprio per questo è necessario offrire loro il massimo supporto. A fine ottobre torneranno attivi i GDP, Gruppi di Parola per figli di separati, organizzati dall’ASDI di Bolzano, il Centro di Mediazione Familiare. Gli incontri saranno gratuiti e permetteranno ai bambini e ragazzi di affrontare la separazione con una cassetta degli attrezzi a portata di tutti, sfogandosi attraverso strumenti come il disegno, il gioco, la lettura, la parola. A condurre i gruppi saranno dei conduttori qualificati che aiuteranno i bambini a buttare fuori ciò che nel momento della separazione dei genitori spesso accumulano.
“Questi gruppi vogliono dare ascolto alle parole dei figli senza patologizzare la separazione o un divorzio, non interpretiamo le loro parole, né delegittimiamo i genitori o riferiamo a loro ciò che emerge”, spiega la dottoressa Roberta Cirimbelli, coordinatrice del progetto, con la quale abbiamo scambiato quattro chiacchiere sull’argomento.

Dottoressa, quello delle separazioni sembra essere un fenomeno sempre più frequente che colpisce in prima persona molti bambini. È davvero così?
Sicuramente sì, l’aumento di questo fenomeno è evidente. Il Covid ha fatto esplodere la bolla dei problemi e favorito il processo di distacco tra quei genitori che da tempo non andavano più d’accordo. I bambini, dovendo restare a casa, hanno visto nascere e svilupparsi conflitti che prima non conoscevano perché venivano tenuti nascosti, trovandosi in mezzo a loro malgrado.

E ciò cosa ha comportato?
I
l non riuscire ad esprimere il proprio disagio verbalizzandolo. I bimbi sono come spugne, e il rischio maggiore è quello di trasmettere un modello di relazione di coppia e di famiglia dove è normale non essere sereni, non condividere, non rispettare, non amare.

Come si ‘protegge’ il proprio figlio dal trauma della separazione?
È necessario tenere sempre a mente che l’aspetto più esposto del bambino è quello psicologico. È fondamentale quindi non coinvolgerlo nelle liti o utilizzarlo come pretesto per una discussione, anche se spesso ciò avviene inconsciamente. I bambini ascoltano molto e si rendono conto della situazione che si sta vivendo. Gli adulti devono capire che si è genitori per tutta la vita, quindi è fondamentale per i figli che loro continuino a rispettarsi a vicenda e che collaborino entrambi per crescerlo al meglio.

Non è sempre facile però…
Certo, ma è necessario per i figli perché devono adattarsi ad una nuova situazione. Quando i genitori si separano, loro si sentono in preda alla frustrazione e al disagio, e i bimbi si sentono in colpa e smarriti. Questo crea un cortocircuito che divide più che unire, togliendo punti di riferimento. Per questo esistono iniziative e gruppi in cui è possibile cacciare fuori i pensieri e i propri tormenti che a volte faticano ad uscire.

Autore: Alexander Ginestous

Impegno e iniziative in consiglio di quartiere

Ad un anno dalle elezioni comunali di Bolzano, il giovane consigliere della circoscrizione di Europa-Novacella Mirko Bez propone un suo focus sulle esigenze del proprio quartiere e sui rapporti tra politica locale e cittadinanza, raccontando la sua esperienza segnata dal Covid-19.

Come sta procedendo il lavoro in circoscrizione?
Quest’anno abbiamo svolto la maggior parte delle nostre sedute in modalità online. Sembra banale dirlo ma, non potendo ritrovarci in presenza ed essendo questo il primo anno di attività, non si è creato un rapporto diretto tra tutti i consiglieri; spesso le idee migliori nascono dai confronti informali che avvengono anche al di fuori della riunione, non avendo queste occasioni è stato difficile proporre nuove idee per migliorare la vita del quartiere.

Facciamo un salto indietro: da dove nasce il tuo interesse per la circoscrizione e perché hai scelto di impegnarti politicamente?
Ho vissuto tanti anni a Europa-Novacella; qui ho svolto l’intero percorso scolastico e, dunque, conosco bene il quartiere. Vedendo altri miei coetanei impegnarsi in politica, proprio nelle diverse circoscrizioni, ho scelto di seguirli candidandomi alle elezioni comunali dello scorso anno.

Dopo questa breve esperienza, ancora da concludere, credi che le circoscrizioni abbiano una loro valida utilità?
L’esperienza fatta finora mi ha fatto capire le esigenze di tutti, dalle famiglie ai più giovani. In consiglio di quartiere si fa la differenza nelle piccole cose, per il resto c’è sempre il Consiglio Comunale. Credo, inoltre, che impegnarsi in qualcosa sia sempre meglio di stare fermi a guardare, se poi si riesce effettivamente a migliorare e portare avanti ciò che si ritiene giusto ben venga.

Ad esempio? Quali sarebbero le priorità per Europa-Novacella?
In primo luogo, da parte della cittadinanza si percepisce l’impossibilità di organizzare eventi all’aperto, feste di quartiere, e trovare luoghi di aggregazione, sia per giovani che per gli anziani. Questa è una problematica che andrebbe risolta. Penso comunque che il nostro compito, come consiglieri, sia quello di cercare di migliorare la qualità della vita quotidiana dei residenti attraverso interventi mirati. Tuttavia, non bisognerebbe dimenticare la visione di insieme del quartiere, attuabile attraverso progetti di più ampio respiro come il rifacimento di via Palermo e la rivalutazione di zone centrali per la vita del quartiere come, ad esempio, il progetto SoBo, che permetterebbe la rivalutazione della zona commerciale tra via Torino, via Dalmazia, via Rodi e piazza Matteotti. Inoltre, sarebbe da mettere in atto la progettazione di nuove aree verdi, replicando l’esperienza positiva di piazza Ziller e di piazza Don Rauzi dove, in uno spazio già esistente, sono state create delle aree verdi vivibili.
Infine, ma non per importanza, si dovrebbe cercare di collegare le varie ciclabili tra loro, così da tutelare maggiormente gli utenti della strada, incentivando l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti all’interno del quartiere o nei quartieri limitrofi. Questo avrebbe anche delle ripercussioni positive sul commercio di vicinato.

Autore: Andrea dalla Serra

Club Arcimboldo, l’arte a 360 gradi

L’attivissima Alda Picone del Club Arcimboldo ci racconta, nella sua “sede verde” in via Capri, le varie attività culturali e artistiche della sua associazione.

Alda Picone: cos’è il Club Arcimboldo? 
l Club Arcimboldo è un’associazione molto giovane — è nata nel 2017 — che si occupa di arte, cultura dell’alimentazione e del consumo, musica, tempo libero con vari progetti. Abbiamo una settantina di soci, di cui quaranta sono artisti. Proponiamo attività come il Lunedì ricreativo, in cui ad esempio giochiamo a burraco e il Sabato creativo dove, oltre a dipingere insieme, creiamo oggetti con vari materiali molti dei quali riciclati. Ci teniamo molto a insegnare, soprattutto ai ragazzi, l’importanza del riciclo e di evitare lo spreco.  

Avete progetti in arrivo?  
Dal 24 di questo mese fino all’8 ottobre proponiamo, covid permettendo nel foyer del comune di Bolzano, “La magia dei castelli”: una mostra artistica in presenza dopo la versione online dell’anno scorso. Poi ci sarà Arte in comune dal 18 novembre al 3 dicembre, che è un progetto che portiamo avanti da tre anni; ogni anno si espongono quadri in comuni diversi.  
Al centro Trevi ci sarà poi dal 30 novembre una mostra collettiva d’arte, intitolata “Dante: non solo Divina Commedia”. Visto il 700esimo anno dalla morte del Sommo Poeta abbiamo deciso di unirci anche noi alla scia di progetti a lui dedicati, ma ampliando lo sguardo anche su opere e aspetti della sua vita che vengono meno considerati rispetto alla Divina Commedia.  
Arriverà anche il progetto “Pillole in verde” con degli incontri finalizzati al benessere, con un’esperta di fitoterapia applicata che ci parlerà delle erbe aromatiche, dei fiori e altro e del loro uso per il benessere. Ci sarà inoltre la dottoressa Sara Bertagnolli che ci parlerà dell’agopuntura. Torna inoltre il progetto “Lampi di parole”, in cui un filosofo e una psicologa si confronteranno su vari temi come quello della felicità o essere se stessi.  
Ci troviamo anche in piazza Parrocchia al punto WE — Woman Empowerment, un centro di promozione e aiuto della donna, in cui portiamo Assaggi d’arte al femminile: una mostra creata al 100% da artiste. Un altro progetto molto interessante è “Scopriamo insieme: turista nella tua città”, che vuole spingere la curiosità dei cittadini verso i luoghi di Bolzano  che nascondono meraviglie che purtroppo rimangono coperte dall’abitudine e dalla fretta della vita di tutti i giorni. Ad esempio vorremmo andare nel quartiere Don Bosco al parco delle Semirurali, per far conoscere la storia dei resti archeologici che si trovano all’interno del parco per aumentare la consapevolezza di chi (e chi non) frequenta quel luogo.  

Alda Picone

Avete in mente progetti nel quartiere Don Bosco?  
Vorremmo continuare a collaborare con COOLtour con cui ci siamo trovati molto bene e riprendere il progetto “Nonni e nipoti” con la casa di riposo Don Bosco, in cui abbiamo cucinato insieme nel parco le ricette di famiglia. Ci piacerebbe riproporre poi “Adotta un artista”: un negozio prende “sotto la propria ala” un artista e gli permette di esporre le proprie opere in vetrina.  

Per conoscervi meglio e rimanere aggiornati sulle vostre attività come si può fare? 
C’è il gruppo Facebook Amici del Club Arcimboldo e la pagina dello stesso social network Eat&Healtly in cui si possono trovare tutte le informazioni.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Benko Lake, la migliore spiaggia del 2021

Il premio per la miglior spiaggia 2021 stava per andare alla Spiaggia dei Conigli di Lampedusa prima della brillante intuizione del carpentiere Giuseppe Maria Battozzelli: “Mentre annegavo il vibratore nel calcestruzzo per tirar su il pilastro 3B del Waltherpark ho proposto al mio capo di trasformare un problema in una possibilità” ha dichiarato. E così la tanto discussa falda è stata trasformata nel bellissimo Walterlake, chiamato da tutti “Benko Lake”, caratterizzato da acque cristalline, sabbie paradisiache e muri in cemento armato. Verrà coperto per la stagione invernale per garantire anche a Bolzano il suo centro termale.

Autore: Roberto Tubaro

Stebo: da Trento a Budapest con lo skate

Stefano Rotella, per gli amici Stebo, lo scorso agosto ha battuto il Guinness Record nella categoria “Longest journey by electric skateboard”. Stefano ha infatti percorso la tratta Trento-Budapest, ben 1377 km in 13 giorni, grazie a uno skateboard elettrico di sua invenzione.

La tavola dello skate di Stefano Rotella “Stebo” è costituita da un set di 6 batterie, acquistate in crowdfunding, applicate in autonomia e secondo un sistema di pura invenzione dello stesso e-skater bolzanino.
La storia ha inizio ormai più di due anni fa, quando dopo mesi di attesa Stefano riceve delle batterie e decide di applicarle sul suo skate. Trovandosi davanti al mezzo fatto e finito inizia a domandarsi come potrebbe sfruttarne le potenzialità. Così testa lo skateboard per brevi tratte e rivive la grande passione per lo skating che aveva scoperto già da adolescente.
La forte emozione nel viaggiare con questo mezzo alimenta in Stebo la voglia di crearsi un’avventura tutta sua: una sfida stimolante che lo metta alla prova.
Dopo anni di preparazione fatta di viaggi di prova, come quello del 2019 fino a Verona e quello dell’estate del 2020 da Fortezza a Salisburgo, e dopo un attento studio del percorso, ecco che finalmente riesce a partire.
Stefano racconta la sua esperienza come ricca di nuove conoscenze, esaltazione, curiosità ma anche tensione data dalle sfide che ha trovato durante il suo percorso. Infatti l’avventuriero bolzanino testimonia l’enorme e minuziosa organizzazione che ha dovuto mettere in pratica durante l’itinerario. Ogni 20 km doveva fermarsi e cambiare le batterie perché, mentre era in viaggio, solo 2 delle 6 che aveva a disposizione funzionavano. Inoltre aveva anche la necessità, ogni mezza giornata, di trovare un luogo in cui potesse caricarle: nelle immense distese di campi tedesche, ma anche slovacche e ungheresi, non è sempre così facile.
A tutto questo si sono aggiunte strade sterrate e giornate di maltempo che in uno degli ultimi giorni, per evitare la pioggia, lo hanno portato a percorrere un tratto di 147 km.
Durante il suo viaggio ha ricevuto grande supporto dalla cerchia di amici e conoscenti che seguivano l’avventura attraverso la sua pagina Instagram in cui postava foto, storie e video delle sue tappe. Dimostrazione di questo supporto è il fatto che durante la nostra chiacchierata si è avvicinata una signora dicendo di essere una sua fan e che la sua storia le aveva tenuto compagnia.
Nonostante tutti gli ostacoli che hanno senza dubbio arricchito la sua esperienza, Stefano è riuscito ad arrivare a destinazione e come afferma lui stesso: “La cosa che mi soddisfa di più è che avevo un progetto folle e l’ho realizzato!”.

Autrice: Alessandra Pini COOLtour