Le ginnaste fanno scintille ai Nazionali

Le atlete dello Sportclub Merano ritornano alla carica ai campionati nazionali di ginnastica artistica, l’evento più importante nel panorama del movimento della ginnastica italiana. La settimana dal 18 al 27 giugno le meranesi sono state impegnate sia in prove di squadra che individuali nel campionato Silver alla fiera di Rimini, raggiungendo risultati brillanti in tutte le categorie.
Già le prime giornate di gara, dedicate alle atlete più giovani (classe 2010-2011), sono state decisive: nella categoria LC Allieve, la squadra formata da Giada Filippi, Sophie Arduini,Maximiliane Nestl, Emma Kleon e Noemi Masin, riesce a posizionarsi tra le prime quaranta squadre migliori d’Italia, un risultato molto importante come prima esperienza in campo nazionale. Nelle prove individuali invece, a brillare ci pensa Sara Zanetti che con degli ottimi esercizi si qualifica per la finale all-around, nella quale raggiunge la 25esima posizione. Mentre la giovanissima Carolina Walder, appena 8 anni, nella categoria LBAllieve si posiziona 108esima.
Nei giorni successivi i risultati non vengono a mancare e il team costituito da Julia Santomaso, Hanna Reiner, Mavie Kaufmann, Magdalena Fliri, Greta Urru e Giorgia Moretto non delude le allenatrici, conquistando punteggi eccellenti in tutti gli attrezzi.
A fare la differenza però sono le atlete più esperte, ovvero la squadra senior composta da Noemi Longo, Sofia Pellegrini, Alessia Paggetti e Anna Höllrigl che aggiudicandosi il pass per la finale nella prova di qualifica, conclude la gara ad un meritatissimo quarto posto.
Nelle gare individuali invece, a raggiungere l’eccellenza è Noemi Longo, che nella categoria LE all-around sale sul terzo gradino del podio, conquistandosi la medaglia di bronzo. Nelle finali all’attrezzo, l’atleta non smette di raccogliere allori, guadagnandosi la quarta posizione al corpo libero, la quinta alla trave e la decima alle parallele. La sua compagna di squadra Sofia Pellegrini invece, eccelle alle parallele, che dopo aver centrato la finale, si aggiudica la settimana posizione.
Insieme ai successi soddisfacenti delle atlete allenate da Clio Rossetto, Alessandra Marabese e Sofia Sginzo, le ginnaste altoatesine portano a casa un ricco bagaglio di esperienza e la consapevolezza di potersi migliorare sempre di più. A Rimini, erano presenti centinata di società, tra cui alcune molto prestigiose. A differenza di queste però, lo Sporctlub Merano non gode di una palestra dotata di attrezzi fissi e combatte così per un’adeguata struttura dove potersi allenare. Ciononostante, le giovani passiriane non si arrendono e con grinta e passione portano avanti il loro lavoro a testa alta, senza mollare mai.

Autrice: Chiara Caobelli

Osko Tv: in diretta per parlare di Merano

Ben 65 dirette web, 116 persone invitate, 10.500 visualizzazioni, questi i numeri di Osko Web Tv, un palinsesto digitale nato su Facebook da un’idea dei meranesi Enzo Nicolodi e Max Carbone che si è successivamente arricchita della collaborazione di Sandra Lando e Maurizio Citarda. I 4 moderatori di Osko Tv hanno accompagnato i video ascoltatori in una maratona social durata più di mezzo anno da quando la pandemia causata dal Covid-19 ha costretto tutti noi a stare a casa in isolamento. Un format nuovo e molto gradito dedicato ai temi locali, alla città di Merano, alla storia e alla cronaca dei suoi abitanti.
Siete soddisfatti del vostro programma nato sui social? Vi aspettavate questo risultato?
Sì, siamo davvero contenti di essere diventati un punto di riferimento per tanti meranesi che hanno seguito le nostre dirette dai canali Facebook e Youtube. La nostra mission era quella di sfruttare l’idea di riuscire a stare insieme durante il periodo di isolamento attraverso modi e forme nuove e possiamo dire che ci siamo riusciti. Abbiamo cominciato il 24 novembre 2020 con la prima puntata in diretta dal titolo “giovani donne in politica” e abbiamo terminato il 1 luglio 2021, prima della pausa estiva, con la presentazione del libro “Scenari in movimento” di Grazia Barbiero.

Da chi è partita l’idea di OSKO Tv Web?
Partiamo dall’inizio. Osko, “acronimo di Osservatore Santa Klaus Observer”, è un gruppo politico-culturale nato negli anni ‘90 da un’idea di Enzo Nicolodi e Max Carbone che organizzavano tavoli di discussione al ristorante Santa Klaus, nel quartiere Steinach, ogni sabato mattina.
Osko Web TV non è altro che la riproposizione di quell’idea di portare all’attenzione dell’opinione pubblica temi al centro della vita politica e culturale meranese: dalla redazione di libri, al dibattito politico, dagli aspetti legati al territorio alla scuola, dalle donne e dagli uomini che hanno dato un grande contributo alla crescita culturale della città alle giovani e ai giovani che si impegnano oggi a diventare cittadini consapevoli e responsabili.
Com’è nata la collaborazione tra di voi? Com’è stato girare le dirette?
La collaborazione è stata spontanea, noi quattro ci conosciamo da tempo e non è stato difficile abbracciare l’idea di realizzare un format sui canali social. Ci siamo buttati in rete casualmente e istintivamente. Inoltre con le piattaforme e le applicazioni a disposizione non è stato difficile fare dirette pur restando a casa, anche se ogni tanto la tecnologia tradisce…

I numeri delle vostre dirette sono strepitosi se pensiamo alla concorrenza delle varie dirette offerte sui social e al fatto di rivolgervi ad un pubblico prevalentemente locale. Quali sono stati i segreti del vostro successo?
Sì, assolutamente: 65 trasmissioni dedicate, 116 ospiti e quasi 10.500 visualizzazioni per tutte le dirette web sono un bel risultato. Inoltre osservando i dati statistici ci siamo accorti che le persone continuavano a seguirci anche il giorno dopo e durante la settimana. Questo dimostra quanto i nostri temi fossero attuali e interessanti, soprattutto quelli che riguardavano le giovani e i giovani meranesi. Un altro aspetto di successo è stata la moderazione alternata tra noi gestori e la durata delle dirette che non hanno sforato l’ora. Chi ha partecipato alle nostre dirette ci ha ringraziato per l’accoglienza, il ritmo pacato delle conversazioni, il clima amichevole e il ragionamento riflessivo.

Quali sono stati i temi trattati durante le dirette?
Abbiamo seguito essenzialmente tre filoni: Yesterday, Today e Tomorrow. Il primo di carattere storico-culturale dedicato alla memoria della città raccontato da cittadine e cittadini meranesi profondi conoscitori del proprio territorio, il secondo incentrato sul dibattito politico dopo il commissariamento di Merano a seguito della mancata elezione del Sindaco e della Giunta, il terzo tutto incentrato sulla biografia del viaggio, una sorta di diario di bordo scritto dai meranesi e dalle meranesi con la passione dei viaggi in terre lontane.

Ora che vi siete fatti conoscere sui canali social, quali sono i vostri progetti per l’anno prossimo?
L’esperienza di Osko Web TV è stato un antidoto all’isolamento durante la pandemia. Vorremmo riprendere i nostri incontri in presenza, anche se i canali social ci hanno permesso di farci conoscere ad un pubblico più vasto e soprattutto di portare l’informazione sui temi locali ad un numero sempre più crescente di persone. Quindi ci piacerebbe restare attivi sia in presenza che a distanza.

Autrice: Francesca Morrone

Giulia: le sette note per viaggiare

Classe 1993, Giulia Martinelli ha pubblicato di recente su Youtube il suo ultimo lavoro musicale intitolato “Mentiroso”, autoprodotto e cantato in spagnolo. Si tratta di un brano pop sentimentale dalle sonorità mediterranee che segna un momento importante nella carriera della giovane artista meranese, alla ricerca del successo in Europa.

Giulia Martinelli, quando nasce la sua passione per la musica?
In realtà c’è da sempre, da quando ero piccola. La mia famiglia mi ha sempre motivato e spinto verso due cose, essenzialmente: lo sport e la musica. Alle scuole medie la mia insegnante di musica mi disse che ero particolarmente portata per il canto.
Poi alle scuole superiori c’è stato l’incontro fortunato con la cantante Sonia Ferrari con la quale ho fatto un percorso di formazione ed oggi eccomi qui. In realtà sono sempre stata timida e cantavo per lo più in casa, poi l’amore per la musica e le varie esperienze mi hanno portato ad esibirmi e ad espormi sempre di più.

Che lavoro fa attualmente?
Lavoro come impiegata presso un’azienda di marketing e mi occupo di social media.
Ho studiato a Milano filologia moderna con indirizzo in comunicazione moderna. Mi piace il mio lavoro perché è molto creativo e mi permette allo stesso tempo di gestire il mio profilo artistico per la produzione e promozione musicale.

Pochi giorni fa è uscito il suo ultimo lavoro “Mentiroso”, autoprodotto e cantato in spagnolo. Come mai la scelta di cantare in un’altra lingua?
Adoro le lingue e grazie ai tirocini universitari ho fatto diversi viaggi a New York, Madrid e San Francisco dove ho potuto perfezionare lo studio dell’inglese e dello spagnolo.
Sono perfezionista e insicura per natura; per scrivere il testo della canzone mi sono affidata ad una consulente spagnola che ha curato la traduzione e la pronuncia.

Perché “mentiroso”?
Mentiroso in spagnolo vuol dire “bugiardo”. Il brano non è autobiografico ma, diciamolo, quante di noi non hanno mai incontrato nella vita una persona che racconta così tante bugie da poterle leggere già nello sguardo? Il mio è un brano che invita a scegliere sempre per se stesse e per la propria felicità. Chiudere una porta per accogliere qualcosa di nuovo.

Dopo quanto tempo è uscito il brano?
“Mentiroso” è un esperimento musicale che nasce durante il periodo della pandemia e ci ho messo quasi un anno a realizzarlo. Il genere è un pop folk dalle sonorità spagnoleggianti. Il video, invece, è stato realizzato grazie alla collaborazione di due mie care amiche, Asia De Lorenzi e Samira Mosca. Come sfondo scenografico abbiamo scelto il paesaggio di Monticolo, mentre nel brano precedente – “the crown”, dedicato sempre alle donne – al centro del setting c’era la città di Merano. Mi piace valorizzare la nostra terra attraverso dei clip.

Perché tiene particolarmente al lavoro con Asia De Lorenzi e Samira Mosca?
Perché sono due giovani artiste che mi supportano, dandomi consigli sinceri soprattutto per quanto riguarda la mia immagine. Diciamo la verità: non sono mai andata d’accordo con il mio fisico e fare video clip mi ha sempre creato qualche imbarazzo. Grazie alle consulenze di Asia e samira sono riuscita a superare le mie insicurezze e ad accettarmi così come sono. Mi piacerebbe trasmettere questo tipo di messaggio in un mondo come quello musicale, dove l’immagine è tutto. Vorrei essere ricordata ed apprezzata per la mia voce e la mia musica, mentre oggi complici social e Tv siamo abituati a vedere cantanti donne alle prese con fisici mozzafiato e magrissimi.

Crede di poter indirizzare un messaggio alle ragazze e alle giovani donne che lottano contro il proprio fisico?
Spesso mi è capitato di bloccarmi durante le riprese di un video; mi dicevo che avrei girato quando mi sarei messa a dieta. Ma io non faccio la modella e non è il mio fisico che la gente deve giudicare, ma la mia voce e la mia musica. Fortunatamente tramite la musica mi esprimo e non ho paura. Nel brano “the crown” racconto proprio questo, la corona che indossa ogni donna è la consapevolezza del suo valore. Non permettiamo di farci togliere la nostra corona!

È un messaggio femminista?
La verità? Non ho mai avuto pensieri femministi prima di oggi; mi sono sempre sentita fortunata e non ho mai dovuto lottare per affermarmi. Ma col tempo, crescendo, mi sono accorta di alcune differenze e delle fatiche che da donna bisogna affrontare, per farsi conoscere ed apprezzare come artista. Anche l’ambiente musicale può infatti essere molto sessista.

Chi la segue, chi è il suo pubblico?
Il mio pubblico è internazionale perché mi sono formata all’estero e perché ho già fatto un primo tour in Germania, che io stessa ho organizzato.

Quindi ha organizzato un tour da sola?
In un certo senso sì, ho fatto una ricerca su una serie di locali in Germania in base all’ambiente, alla musica, al tipo di pubblico. Ho prenotato delle date, le risposte sono state immediate e così ho potuto esibirmi in diverse località contando sulle mie forze e soprattutto sulla conoscenza delle lingue.

Che tipo di risposta ha avuto?
È stata una bellissima esperienza; ho trovato sempre un pubblico attento. Quello che ho apprezzato è stato il fatto che le persone in Germania fossero molto concentrate all’ascolto delle canzoni, anche di pezzi inediti…

Ha un sogno nel cassetto?
Ho tanti sogni, quello che mi preme più in questo momento è riprendere a viaggiare, magari per organizzare un altro tour dopo la pandemia. Insomma.. mi piacerebbe ritornare alla normalità.

Cosa vede nel suo futuro?
Musica, tanta musica, ma anche collaborazioni con giovani donne artiste e la possibilità di farmi conoscere di più in Alto Adige, soprattutto a Merano dove non sono ancora riuscita a trovare degli spazi per esibirmi.

Cosa si augura?
Mi auguro che la musica di qualità possa sconfiggere e abbattere le barriere di tipo linguistico; abbiamo una grande fortuna qui in Alto Adige, quella di poterci esprimere tranquillamente in italiano, in tedesco, in inglese e anche in dialetto. Viviamo in un terreno fervido di sperimentazioni musicali, ma, dispiace ammetterlo, il mondo tedesco e italiano sono ancora divisi, mentre la musica dovrebbe poter essere compresa al di là dalla lingua.

Autrice: Francesca Morrone

Per un mondo pulito

QuiIntervista a Petra Laner. Nata e cresciuta a Merano, ha due figli e un meraviglioso nipotino. È presidente uscente del comitato di quartiere di Maia Bassa e attiva ambientalista per il diritto di vivere in salute e sicurezza la propria città.

La cosa che mi piace di me.
Trovo sempre il lato positivo in ogni cosa che succede.

Il mio principale difetto.
Sono troppo riflessiva.

La volta che sono stata più felice.
Per la nascita del nipotino.

La persona che ammiro di più.
Mio marito.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Südtirol aus der Luft”.

La mia occupazione preferita.
Il giardinaggio.

Il paese dove vorrei vivere…
Qui.

Il mio piatto preferito.
Spaghetti aglio olio e peperoncino.

Non sopporto...
La gente che è sempre in ritardo.

Per un giorno vorrei essere…
Invisibile.

La mia paura maggiore.
Che non facciamo in tempo a cambiare le cose e le future generazioni non avranno un pianeta meraviglioso da vivere.

Nel mio frigo non manca…
La birra.

Se fossi un animale sarei…
Un cane.

Mi sono sentita orgogliosa quando…
Mi sento così ogni volta che posso aiutare qualcuno.

Il mio motto.
C’è sempre una soluzione a tutto.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Un giro in moto Harley sui passi.

Il giocattolo che ho amato di più.
Una scimmietta di peluche.

I miei artisti preferiti.
Senza dubbio Elvis Presley e gli U2.

Il dono di natura che vorrei avere.
Essere una musicista.

La qualità che preferisco in una donna…
La sincerità.

…e in un uomo.
La lealtà.

Dico bugie solo…
Mai.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Mi vedo come una nonnina attivista incallita.

Il colore che preferisco.
Il rosso.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Davanti alla spazzatura in giro per i monti.

Da bambina sognavo…
Volevo fare la maestra.

Autrice: Francesca Morrone

Ballare nel parco

Lo scorso 10 luglio al Parco delle Semirurali si è svolta l’iniziativa Danza on-LiVe. Nel corso della manifestazione si sono esibiti molti allievi delle scuole di danza della città, tra cui anche i più piccoli accompagnati dai genitori e dai nonni. Niccolò Dametto di COOLtour ha realizzato questi scatti per voi.

Perché si invecchia a ritmi diversi?

Qual è lo “stato dell’arte” della ricerca scientifica sui processi di invecchiamento? In un articolo dal taglio interdisciplinare pubblicato di recente – “How does the environment affect human ageing? An interdisciplinary review“ – Barbara Plagg e Stefan Zerbe hanno riunito ed esaminato le conoscenze esistenti nei campi della medicina e dell’ecologia. “Nella sola Italia, il “gap anagrafico” tra la popolazione più povera e quella più ricca è di circa 10 anni”, affermano i due autori della rassegna che ambisce a proporsi come documento di indirizzo per le politiche sanitarie e ambientali che puntano a ridurre il divario.

Il quadro è lo stesso in Alto Adige e nel resto del mondo: le persone invecchiano a ritmi diversi. Ma quali gruppi stanno invecchiando più velocemente di altri? Quali fattori influenzano l’aspettativa di vita e cosa compromette la nostra salute e un sano processo d’invecchiamento?
La revisione della letteratura scientifica effettuata dal prof. Stefan Zerbe e dalla ricercatrice Barbara Plagg ha cercato di rispondere a queste domande combinando le conoscenze della medicina e dell’ecologia.
“Il processo di invecchiamento non può essere fermato ma è possibile promuovere un invecchiamento sano”, affermano Plagg e Zerbe.
Le principali cause di morte nei paesi industrializzati sono rappresentate ancora dalle malattie croniche: quelle malattie che durano a lungo, sono difficili o impossibili da curare e, al contrario delle malattie infettive, si sviluppano gradualmente in periodo di tempo prolungato. Nel loro lavoro, i due scienziati di unibz hanno identificato i fattori che promuovono l’insorgenza delle cosiddette “malattie associate all’età” (es. demenza, cancro o malattie cardiovascolari). “Invecchiare in modo sano non significa fermare l’invecchiamento o riuscire a mantenere i ritmi di una società sempre più competitiva ma, piuttosto, mantenere la salute mentale e fisica il più a lungo possibile e vivere autonomamente fino alla vecchiaia”, sostengono Plagg e Zerbe, “La velocità con cui invecchiamo è determinata solo in piccola parte dai nostri geni; fattori ambientali come le tossine nell’aria, nell’acqua e nel suolo e fattori sociali ed economici come la formazione, la situazione abitativa, la vita lavorativa e lo stile di vita giocano un ruolo centrale”.
Considerando che in Europa più del 60% della popolazione vive ormai in città, fattori dell’habitat urbano come l’inquinamento dell’aria, le ondate di calore e l’inquinamento acustico sono particolarmente significativi. Il prof. Stefan Zerbe, uno dei promotori del network scientifico TER dell’Alto Adige (Transdisciplinary Environment and Health Research Netwotk) – che conduce ricerche sulle relazioni tra ambiente e salute – vede la pianificazione della sostenibilità urbana e, in particolare, degli spazi verdi, come una leva importante per contrastare l’invecchiamento legato allo stress. “L’individuo può modificare da solo il suo stile di vita prestando attenzione all’alimentazione, praticando attività sportiva e tessendo relazioni sociali ma l’ambiente, spesso caratterizzato dallo spazio urbano, è in gran parte aldilà della sua influenza diretta. La rassegna che abbiamo realizzato dimostra che gli spazi verdi urbani, frutto di un’accurata pianificazione, e la riduzione della polvere e del rumore possono abbassare i livelli di stress. Ciò, a sua volta, può rallentare il processo di invecchiamento”, afferma Zerbe, docente di Ecologia del Paesaggio alla Facoltà di Scienze e Tecnologie e membro del comitato consultivo scientifico della Fondazione tedesca Fritz und Hildegard Berg-Stiftung. “In generale, in medicina stabilire legami causali tra malattie, processi di invecchiamento e fattori ambientali, ed è per questo che la collaborazione interdisciplinare è così importante”, aggiunge Zerbe.
Barbara Plagg, che insegna alla Facoltà di Scienze della Formazione e lavora come ricercatrice all’Istituto di Medicina generale della Claudiana, è sulla stessa linea del collega. La sua attenzione, come ricercatrice, è rivolta allo studio dei processi di invecchiamento e dell’assistenza sanitaria. “La questione dell’equità sanitaria è centrale perché non possiamo considerare il processo di invecchiamento e l’aspettativa di vita di una persona indipendentemente dalle sue condizioni socio-economiche”. Un manager ad alto reddito, per esempio, può permettersi una situazione abitativa migliore rispetto a un operaio, una dieta più sana, un accesso più facile ai servizi sanitari, mentre allo stesso tempo il suo lavoro è meno impegnativo dal punto di vista fisico o di anni di lavoro notturno. “Le statistiche lo dimostrano: la popolazione più ricca vive circa 8-10 anni più di quella più povera. Ciò vale anche per l’Alto Adige”, sottolinea Plagg.
I fattori ambientali come il clima, la qualità dell’acqua e dell’aria sono considerati, ma anche gli ambienti e i fattori artificiali come lo spazio verde urbano, i fattori socio-economici o il reddito. “Il processo di invecchiamento è complesso, molti processi cellulari sono ormai conosciuti ma ciò che li innesca non è ancora stato pienamente compreso”, afferma la ricercatrice, “In termini di prevenzione, tutti conoscono l’importanza di un’alimentazione sana, di un alloggio senza muffa e dell’esercizio fisico, ma a cosa servono queste informazioni se il mio livello di istruzione o di reddito mi costringe a ricorrere a carne macinata a buon mercato e a vivere in un quartiere densamente popolato con poco spazio verde per l’attività fisica?”.
L’articolo di revisione dello stato dell’arte della ricerca scientifica ha l’obiettivo scopo di utilizzare le conoscenze disponibili per avanzare nello sviluppo di misure socio-politiche che vadano nella direzione dello slogan inglese “Make the healthier choice the easier choice”: l’alternativa sana dovrebbe essere anche quella più ovvia e più facile per tutti, indipendentemente dal reddito e dal livello di istruzione. “Lo studio mostra le relazioni tra fattori ambientali, la salute umana e processi di invecchiamento”, conclude Stefan Zerbe, “Renderle il più possibile positive e sane per tutti dovrebbe essere un’importante preoccupazione socio-politica perché, alla fine, un malato a lungo termine costa più delle persone sulla cui salute e benessere si fanno investimenti precauzionali”.

Il negozio del futuro, pensato dai giovani

Ripensare i piccoli negozi di quartiere e gli spazi sfitti è l’obiettivo del collettivo “The Chioskito.” A farlo saranno giovani tra i 18 e i 30 anni con il loro talento artistico, entrando in relazione con il territorio – fisico e umano – del quartiere Don Bosco, e soprattutto tra di loro, nei tre giorni di residenza artistica al Centro Giovani Villa delle Rose, dove proporranno il loro “negozio del futuro”. è un clima pieno di stimoli, quello del progetto MAPPAtour – organizzato dai “chioskiteri” Giulia Palaia, Lorenza Troian e Hernán Cacace – fra i vincitori del Bando Generazioni 2021.

Chi siete e come è nato “The Chioskito”?
Tre menti creative con formazioni e competenze diverse nel campo artistico: Hernán si definisce teatrista, un termine utilizzato in Argentina per descrivere una figura che ricopre più funzioni nel mondo del teatro; Giulia ha una formazione in architettura e storia dell’arte, ma anche un master in relational design; Lorenza è un’appassionata di illustrazione e ha studiato Belle Arti.
La nostra collaborazione è nata nello spazio coworking Drin e l’acceleratore è stato Generazioni, che ci ha permesso di definirci con più precisione e di scrivere il progetto. “The Chioskito” ha un suono spagnoleggiante che risente dell’influenza di Hernán, argentino, e ricorda il chiosco: una struttura che crea relazione, itinerante, e offre un valore alla comunità nella quale viene ospitata. Ecco, vorremmo essere questo: uno strumento aggregativo, in grado di proporre valore – nel nostro caso l’economia circolare e l’arte partecipata – e poi muoverci di quartiere in quartiere, magari cambiare città.

E il progetto MAPPAtour?
È nato in concomitanza con il bando Generazioni dal tema “Aspirazioni & Ispirazioni”. Lo abbiamo declinato unendo le aspirazioni dei giovani partecipanti alle ispirazioni che riceveranno dal territorio, visitando e indagando il quartiere Don Bosco. Lavorare sugli spazi sfitti e sull’attività dei piccoli esercenti, raccogliendone i bisogni, rientra nella nostra ottica di economia circolare. L’intenzione è quella di rendere gli spazi dei piccoli commercianti sede di arte e aggreganti culturali, chiedendo ai ragazzi, durante la residenza artistica, quale è il negozio del futuro. Vorremmo ripensare e valorizzare questa dimensione attraverso l’arte.

Qual è l’obiettivo?
Desideriamo mettere a disposizione dei giovani le nostre competenze, mostrando loro l’ampiezza delle forme espressive utilizzabili, ma lasciandoli liberi di scegliere quella che secondo loro veicola meglio le idee. Vorremmo anche proporre loro di curare la mostra finale, affinché possano organizzare tutti i materiali. L’obiettivo è poi quello di creare una mostra diffusa e collettiva, con ciò che emergerà dalla residenza artistica e che sarà poi perfezionato da una serie di incontri in autunno. Ci piacerebbe che il pubblico recepisse gli stimoli artistici, che includono le aspirazioni dei ragazzi e i bisogni del quartiere, e che possano diventare una soluzione concreta.

Quali sono le realtà coinvolte?
Innanzitutto COOLtour, con cui è attiva una partnership sempre più preziosa. Questo perché è una realtà che ha più esperienza di noi e può occuparsi di tutta l’organizzazione, ma anche perché è una risorsa fondamentale come contatto col quartiere. Abbiamo cercato di coinvolgere altre realtà nel ruolo di supporter: Frabiato Film, uno studio creativo di produzione audiovisiva che ci segue nella parte mediatica, Bolzanism, Co-Cart e Drin, uno spazio che ci ha dato completa disponibilità e supporto.

Autrice: Ana Andros COOLtour

Uno scatto in solitudine, da Tolosa a Bolzano

Non solo nei musei è tornata la possibilità di allestire e fruire delle mostre, oggi infatti anche le realtà di promozione culturale dedicano spazi agli artisti locali. Fra queste, COOLtour, destina da anni una delle sue vetrine sul quartiere Don Bosco alle mostre fotografiche. Il primo ad esporre è Luca Zontini, giovane bolzanino appassionato di fotografia.

Di cosa ti occupi nella vita?
Mi occupo in generale del cinema e di video, di camera e fotografia. Lavoro tanto con numerose produzioni locali. Principalmente con Takt Film, che si occupa principalmente di image film per la Provincia, e in generale, nell’Alto Adige.

Come è nata questa passione?
La passione per la fotografia ho iniziato a coltivarla già dalle superiori, soprattutto per l’analogica. Poi sono stato in Australia, e dopo anche a Berlino. Finito di girovagare per il mondo, ho notato che partiva un corso triennale alla scuola Zelig e mi ci sono iscritto. Sono entrato, ho studiato camera, luci, fotografia, e poi la cosa ha preso piede, fino a diventare il mio lavoro.

Ultimamente è stata esposta la tua prima mostra fotografica.
Sì. Mi occupo principalmente di video, però comunque ho anche questa passione per la fotografia che coltivo da tanto tempo, in particolare per la fotografia analogica. Il progetto nasce in Francia, con la prima foto che ho scattato a Tolosa nell’estate del 2019 e che considero la migliore di tutta la serie. L’immagine fotografata mi dava un grande senso di solitudine e quindi ho cercato di emulare queste sensazioni e ottenere delle altre foto per farne una serie. Devo ammettere di essere stato anche un po’ spinto dai vari lockdown, pensando per esempio a quanto potesse essere pesante affrontare una situazione del genere in solitudine. Le altre foto sono state scattate negli ultimi sei o sette mesi in Germania e a Bolzano, e sono andato a cercarmele – sia per quanto riguarda la sensazione, che per quanto riguarda i contrasti. Non è stato facile scattare in analogico, con una vecchia compatta, ma non ho avuto paura di lavorarci su, anche in postproduzione.

Cosa ti ha spinto ad esporre?
In realtà non avevo mai esposto le mie fotografie, anche perché mi occupo principalmente di film. Il tutto è nato quando ho scattato la prima foto, che mi piaceva davvero tanto e quindi volevo esporre da un po’ di tempo. Insomma, era lì nel cassetto. Poi ho trovato – o meglio, mi sono andato a cercare – le altre foto da scattare per completare la serie e creare qualcosa che potesse essere esposto. Mi si è presentata l’occasione di esporre e non ho potuto rifiutare.

Vorresti continuare a mostrare le tue fotografie?
Sicuramente vorrei continuare a scattare, perché mi piace, soprattutto con il medio formato. Questa volta l’ho fatto con una compatta perché sono partito con quella e per mantenere la stessa sensazione ho continuato con lo stesso formato, mi piaceva questa grana esagerata. In futuro, penso che – se continuerò – si tratterà di foto in formato più grande e uno stile un po’ diverso. Non credo però che succederà a breve, ci vorrà del tempo.

Autrice: Ana Andros COOLtour

Raffaella Carrà

Storie dal multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

Raffaella Carrà, nome d’arte di Raffaella Marie Pelloner, è stata senza dubbio una delle più importanti figure del mondo dello spettacolo altoatesino. Definita dal Guardian “l’icona altoatesina che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso” Raffaella, con la canzone “Alles Gute”, proclamava come fosse bello fare l’amore da Salorno in su.

Autore: Roberto Tubaro