Dove individuare la nuova casa per Ötzi?

Negli ultimi tempi si è parlato molto della possibile nuova collocazione del Museo Archeologico di Bolzano. Nel dibattito che si è aperto la riflessione razionale spesso ha lasciato spazio alla lotta di potere tra lobby, naturalmente rappresentate anche a livello politico, sia comunale che provinciale. Abbiamo pertando cercato di riportare il dibattitto ad un livello di oggettività, sentendo un comitato di cittadini che da tempo opera, relazionandosi con gli enti pubblici preposti a prendere le decisioni in merito alle grandi opere.

QuiBolzano ha contattato il laboratorio urbano Lab:bz, gruppo indipendente di cittadini che si adopera per uno sviluppo urbano sostenibile, per cercare di fare il punto attuale della situazione intorno al nuovo museo archeologico, che necessita di una nuova sede, più grande, in grado di ospitare, oltre alla mummia del Similaun, anche la mostra permanente della storia altoatesina dal paleolitico all’età carolingia. Per questo motivo la Provincia ha avviato un’ampia ricerca per individuare la migliore ubicazione museale possibile.


A fine giugno abbiamo letto che il Comune di Bolzano ha indicato la sua preferenza per il palazzo ex INA come nuova location del museo di Oetzi.
Vero, ma non dobbiamo dimenticare che il Comune non ha molta voce in capitolo. Il museo archeologico non è suo, ed i palazzi scelti (Palazzo INA ed ex Enel) non sono di sua proprietà. E Bolzano non ha competenza per i musei. La Provincia, che è proprietaria del Museo Archeologico, ha posto un quesito al Comune, in quanto la struttura si trova sul suo territorio ed un suo spostamento ha effetti sullo sviluppo comunale.

La Provincia a monte aveva commissionato uno studio alla ditta Sinloc , che è giunta a prendere in considerazione prima dieci possibili siti, ridotti poi a cinque: ex Enel, carcere di via Dante, ex INA, Virgolo, via Cassa di Risparmio. E formulando infine una specifica proposta: il palazzo ex Enel.
La Provincia ha fatto presentare lo studio in Comune per consentirne una valutazione corretta, ed il Comune si è espresso a favore dell’ex INA (ora occupato in parte dalla Biblioteca civica), anche se c’è chi si è espresso a favore dell’ex ENEL (entrambi i palazzi sono di proprietà di Tosolini). Ma in queste prese di posizione gioca un ruolo fondamentale l’accordo di coalizione. La SVP, in cambio dell’appoggio al sindaco Caramaschi, aveva fatto inserire nell’accordo di governo la permanenza del museo archeologico in centro storico. Non è tuttavia un mistero che in giunta comunale c’è anche chi vedrebbe di buon occhio il museo archeologico sul Virgolo. E la Signa, la società dell’imprenditore René Benko, che sta costruendo il nuovo centro commerciale Waltherpark, ha già iniziato una imponente campagna pubblicitaria online a favore del Virgolo, con tanto di rendering video in cui presenta la funivia che da Piazza Verdi porta direttamente alla sede del nuovo al museo archeologico , accanto al quale potrebbero trovare posto un auditorium da 1000 persone ed un ristorante gourmet con vista spettacolare su città e Sciliar…


Nel frattempo la Signa in una conferenza stampa ha contestato lo studio della Sinloc, che di fatto ha bocciato la soluzione del Virgolo, e la sensazione è che siamo ancora lontani da una decisione definitiva che spetta alla Provincia. Qual è la posizione di Lab:bz rispetto alla nuova collocazione del museo archeologico e rispetto alla soluzione sul Virgolo?
Per noi il museo dovrebbe essere un elemento di connessione tra citta storica e città nuova e quindi proponiamo una qualsiasi posizione tra ponte Talvera e Ponte Druso.
Riguardo al Virgolo: stiamo parlando di un’area tutelata da un punto di vista paesaggistico e fragile da un punto di vista geologico con la presenza di frane attive. Il trasferimento del museo sul Virgolo presupporrebbe anche una variazione di destinazione d’uso di quella zona. Il Virgolo dovrebbe invece secondo noi divenire una zona ricreativa ad uso turistico e della cittadinanza. Per questa soluzione esistono già due progetti di Rudi Benedikter e Stefano Novello (ItaliaNostra), di cui quello di Benedikter era già stato approvato dalla giunta comunale.
Se Ötzi e il suo museo venissero trasferiti sul Virgolo, potrebbero essere raggiunti solo con una funivia o un ripido sentiero a piedi. Inoltre la funivia non sarebbe un regalo dell’investitore ma sarebbe a carico di noi contribuenti altoatesini. Quindi un progetto costoso i cui vantaggi economici trovano dubbie ipotesi di ridistribuzione a vantaggio della collettività.

Autore: Till Antonio Mola

Via la mascherina, ma… con calma

Le più recenti disposizioni in merito alla gestione della pandemia ci hanno fatto riconquistare la parte più significativa del cosiddetto “linguaggio non verbale”. Togliere la mascherina, almeno all’aperto, ci sta finalmente consentendo di osservare di nuovo rossetti, barbe, e soprattutto sorrisi, oltre che tutte quelle espressioni della parte inferiore del viso che di norma sono una parte fondamentale del nostro comunicare. Com’è noto infatti nella comunicazione non è presente solo il livello semantico, ovvero quello relativo al significato letterale delle parole (anche se spesso anche qui ogni tanto ci incartiamo, come ci ricordano i teorici dell’analfabetismo funzionale). Insomma: quando ci rivolgiamo agli altri un ruolo importante è rappresentato anche dall’uso che facciamo del nostro corpo e in questo caso ad essere messi in gioco sono specifici “codici” che ci consentono di comprendere i contenuti che le parole esprimono solo parzialmente.
Tornare a vedere la parte inferiore dei volti delle persone è dunque un bel passo in avanti per tornare a capirsi un po’ di più, in un periodo come questo caratterizzato per molti versi dal disorientamento. Anche se – in assenza di sorrisi e smorfie – noi italiani abbiamo anche avuto occasione di distinguerci per la nostra innata capacità (o abitudine, vizio?) di gesticolare. In questo senso paradigmatico è stato negli ultimi giorni il “meme” (contenuto visivo umoristico) che ha spopolato sui social, in merito alla “mano all’italiana” utilizzata dal calciatore Nicolò Barella per chiedere lumi e farsi capire dall’arbitro, durante una partita degli Europei.
La mascherina abbassata in estate senz’altro ci consente di respirare meglio, ma non è il caso di farsi prendere la mano. E particolarmente significativa è stata la smorfia di preoccupazione manifestata dal governatore altoatesino Kompatscher mentre certificava, numeri alla mano, la riluttanza nei confronti del vaccino anti-covid manifestata finora dagli altoatesini under 50. Per convincere gli indecisi si è persino deciso uno stop ai tamponi nasali, finora considerati quasi una sorta di panacea.
In definitiva: prestiamo attenzione e… speriamo bene.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale

Bronzolo si rimbocca le maniche

Il peggio sembra essere passato, e anche Bronzolo si è pian piano lasciata alle spalle i mesi più bui della pandemia. Ora è tempo di ripartire dopo aver tratto insegnamenti preziosi dalla gestione della crisi. Tra attività estive, sport e progetti per la cittadinanza, abbiamo fatto il punto della situazione con la sindaca Giorgia Mongillo, capace di gestire con grande polso e responsabilità un anno molto difficile.

È tempo di ripartire. I programmi della sindaca di Bronzolo, Giorgia Mongillo, mirano alla messa in sicurezza del paese e dei suoi abitanti. Riprendono anche le iniziative sportive e quelle rivolte a bambini ed anziani. “Sono contenta di come stanno andando le cose: la voglia di ripartire c’è e sono sicura che ce la faremo tutti. La speranza è quella di tornare a vederci e ridarci la mano – commenta – chissà se ne saremo ancora capaci”.

L’INTERVISTA

I mesi più bui della pandemia sembrano passati. Come è stato?
L’inizio è stata una cosa nuova, è stato difficile capire come funzionava il tutto e in particolare spiegare alla cittadinanza quale fosse il problema e come andava affrontato. Poi ci siamo adeguati alle ordinanze e abbiamo cercato di trasmettere dei messaggi rassicuranti ai cittadini. Per fortuna non abbiamo avuto focolai, quindi la nostra cittadinanza ha risposto bene alle varie ordinanze. È stato difficile perché sentivo molto il senso di responsabilità nei confronti della salute dei cittadini, augurandomi che stessero bene, e al contempo avevo il dovere di far capire e rispettare le regole.

Giorgia Mongillo

Qual è stato il settore più colpito?
Le attività economiche, i nostri esercizi pubblici, i bar e i ristoranti. Abbiamo dato la possibilità di occupare anche il suolo pubblico, gratuitamente, a coloro che non lo avevano, così che potessero riaprire anche all’esterno, viste le limitazioni. Per fortuna adesso hanno riaperto e si stanno riprendendo. Inoltre, ne hanno risentito anche le attività delle associazioni, proprio perché d’estate di solito si organizzavano sagre e feste che permettevano loro di autofinanziarsi. Nonostante tutto, c’è chi è riuscito ad arrangiarsi anche online, in qualche modo. Adesso hanno ripreso anche le associazioni, cominciando a richiedere le licenze per le manifestazioni pubbliche.

L’ostacolo più difficile da affrontare?
Non poter proseguire con le attività programmate è stata la cosa che mi è pesata di più. Il momento più difficile è stato proprio dover vedere fermarsi i nostri progetti politici. Avevamo in mente delle opere pubbliche che abbiamo dovuto fermare per qualche mese, e che quindi hanno subìto un ritardo. Pensavamo a diversi lavori pubblici per la messa in sicurezza del paese, come ad esempio quello della zona sportiva, che stiamo iniziando a recuperare.

Gruppo comunità amica delle persone che convivono con la demenza

E il momento in cui ha avuto più speranza?
Pensiamo così tanto alle cose brutte e così poco alle cose belle, che quasi non mi viene in mente nulla. Riflettendoci, però, sicuramente penso a quando un paio di settimane fa abbiamo inaugurato le nostre panchine arancioni, un’iniziativa legata a Sente-Mente, progetto che vede i Comuni di Bronzolo e Vadena come Comunità Amiche delle persone che vivono con la demenza. È stato uno dei primi momenti pubblici durante il quale abbiamo potuto rivedere un po’ di gente, dove ci siamo ritrovati. Quello è stato proprio il momento più bello, finalmente ritrovarsi insieme a un po’ di associazioni e cittadinanza.

Quali sono i progetti per la ripartenza?
Per quest’estate sono ripartiti i servizi estivi dedicati ai bambini organizzati dal Gruppo Giovani Flowers e anche le attività del Kindergarten Verein. Di solito, poi, i nostri anziani andavano al mare le prime due settimane di giugno: l’anno scorso non ci sono andati, quest’anno invece finalmente sì, seppure in un altro periodo. Infatti, anche il Centro Anziani ha ripreso le sue attività, cominciando ad aprire il sabato mattina e proponendo qualche iniziativa, almeno per rivedere le persone. Non mancheranno poi le occasioni culturali – perché ci sarà un concerto in luglio – e nemmeno quelle sportive, data la ripartenza del tennis club e di alcune associazioni del calcio a cinque. Ho sentito anche dei giovani che vorrebbero organizzare la sagra del pesce, chissà. Le attività ci sono, sono tante, come la voglia di ripartire.

Tornano anche le attività sportive giovanili

E quelli più a lungo termine?
Innanzitutto, stiamo lavorando ad un regolamento per istituire un comitato delle pari opportunità nel nostro Comune. Portiamo avanti il progetto Sente-Mente e stiamo infatti pensando a qualche altro evento e momento di condivisione in autunno. Dopodiché, abbiamo deciso di fare un controllo generale alla rete fognaria, cosa che non è mai stata fatta, finora. Inoltre ci stiamo concentrando sulle barriere architettoniche e stiamo lavorando anche in questo senso, sulla sicurezza. Ciò non vuol dire che il paese non sia sicuro, ma che occorre sistemare, in base al piano delle zone di pericolo, proprio tutte quelle aree che potrebbero avere o causare problemi qualora si verificassero eventi come ad esempio le piogge insistenti. A questo proposito, Bronzolo è uno dei Comuni pilota prescelti da Eurac per il progetto RiKoSt, riguardo alla percezione del rischio sulla popolazione, da cui è emerso che la percezione del rischio naturale a Bronzolo – ovviamente – non è costante, ma il pericolo che possa esondare il fiume o franare la montagna c’è. Proprio per questo ci teniamo ad avere un paese sicuro.

LA STORIA DELLA CITTA’

Bronzolo è un comune dell’Alto Adige di 2.774 abitanti. Situato nel fondovalle, sulla sinistra orografica dell’Adige circa 13 km a sud di Bolzano, fa parte del comprensorio Oltradige-Bassa Atesina. Sulle sponde dell’Adige (a fianco del ponte per Vadena) si può vedere l’antico porto fluviale. Bronzolo ha una stazione ferroviaria servita da tutti i treni regionali.
La storia del piccolo insediamento è stata da sempre legata al fiume Adige, che proprio nella zona di Bronzolo diventa navigabile con meno rischi che non già a Bolzano.
Il villaggio fu costruito, similmente alle città vicine di Laives ed Ora, su un ampio cono alluvionale, per evitare i pericoli d’inondazioni o esondazioni del fiume Adige, che si verificavano molto comunemente in origine. Sin dal medioevo sono attestate le zattere, che attraccarono in zona per trasportare le merci verso il meridione o per riportarle con l’aiuto del traino ippico, lungo le rive del fiume.

Autrice: Ana Andros

Multe e notifiche via PEC

Novità in materia di notificazione a mezzo PEC delle sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada. Il Ministero dell’Interno ha di recente fatto seguito alla richiesta del Garante per la protezione dei dati personali di intervenire sull’argomento, imponendo particolari accorgimenti quando il veicolo, con cui è stata commessa la violazione, è intestato ad una persona fisica e non ad un’impresa/persona giuridica.
Ciò in quanto, in tali casi, il veicolo potrebbe essere effettivamente utilizzato dal proprietario a titolo privato e non nell’esercizio di attività imprenditoriale; con la conseguenza che la notifica del verbale all’indirizzo PEC, ottenuto attraverso la consultazione del registro online INI-PEC, può, secondo l’Autorità, determinare un’illecita comunicazione dei dati personali a terzi, essendo la PEC visibile a tutto il personale dell’azienda. La problematica deriva dalla circostanza che, nel registro INI­ PEC, con riferimento alle imprese individuali, non è possibile distinguere l’indirizzo della persona fisica, che ne è titolare, da quello dell’impresa come persona giuridica.
Per tale motivo, il Ministero ha fornito alcune istruzioni operative; prima fra tutte, quella secondo cui, nella ricerca dell’indirizzo PEC del proprietario del veicolo, con cui è stata commessa una violazione, potrà essere utilizzato il codice fiscale della persona fisica (ricavato, ad esempio, dal PRA) solo quando è accertato che il veicolo era stato utilizzato nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. In ogni altro caso (ad esempio, violazione accertata con dispositivi di controllo remoto), il codice fiscale della persona fisica intestataria del veicolo può essere utilizzato solo per interrogazioni della sezione “professionisti” del registro INI-PEC.
Seconda – e fondamentale – istruzione operativa è che la notifica del verbale non potrà avvenire a mezzo PEC nel caso di abbinamento del codice fiscale della persona fisica ad una PEC di chiara matrice aziendale; in tali casi, la notifica del verbale di violazione deve essere effettuata nelle forme ordinarie, e non attraverso PEC.

Autore: avvocato Massimo Mira

Una chiacchierata con il Commissario

In autunno, il 10 ottobre, i cittadini meranesi saranno chiamati alle urne per l’elezione del Consiglio comunale, e con quella data cesserà ufficialmente il suo incarico. Vi propniamo una chiacchierata con il Commissario straordinario per la gestione provvisoria del Comune di Merano, Anna Aida Bruzzese, che dal 9 novembre scorso esercita le competenze e i poteri del sindaco, della Giunta e del Consiglio comunale.

Dottoressa Bruzzese, il commissariamento certifica in qualche modo un fallimento (a termine) della politica rappresentativa. Con quale spirito viene assunto il ruolo di colmare questa “sede vacante”?
L’impianto di attribuzioni conferite alla figura commissariale e a quella sub-commissariale discende direttamente dalla normativa sugli Enti locali: l’obiettivo posto è quello di evitare che la frattura creatasi nella maggioranza si riverberi sulla continuità e sugli standard dei servizi al cittadino, sulla programmazione già avviata, ovvero possa mettere a repentaglio progetti supportati da finanziamenti pubblici. Soprattutto però, vanno evitate ricadute sulla “tenuta” della coesione sociale e sulla salvaguardia del territorio. Tale è, in buona sostanza, il livello di responsabilità attribuito con il Decreto di nomina dal Capo dello Stato.

Da sinistra: il segretario generale Günther Bernhart, Anna Aida Bruzzese ed il subcommissario Hermann Berger

La città di Merano ha caratteristiche peculiari. Quali sono i temi più importanti di cui si è dovuta occupare in questi mesi?
Questa città ha il suo punto di forza nella splendida e strategica posizione geografica, con la corona delle Alpi a protezione dai venti del Nord, e nella secolare tradizione quale “ stazione di cura” prediletta dall’aristocrazia mitteleuropea, crocevia di culture e tuttora punto di riferimento per il turismo di fascia alta. Tuttavia anche Merano ha subito un durissimo contraccolpo nei gangli nodali della sua economia per effetto della pandemia: si è fermata quasi completamente nell’ultimo inverno e anche nella scorsa primavera, presa nella morsa dei contagi e delle limitazioni agli spostamenti, tanto che si stentava a riconoscerne i tratti caratteristici. Le categorie produttive più colpite sono state proprio quelle che risultano economicamente più performanti in tempi normali, cioè quelle legate al turismo e al benessere dei visitatori.
L’attività propria dell’apparato comunale ha dovuto essere rimodulata in progress per proteggere l’utenza e gli stessi operatori con formule organizzative ad hoc. Ai servizi tradizionali di competenza dell’Ente si sono aggiunte, direi prepotentemente, altre mission quasi sempre aventi carattere di urgenza, perché legate al supporto richiesto dalle autorità sanitarie per consentire l’efficacia delle campagne di testing e vaccinazioni di massa. Merano, essendo il secondo comune della provincia per ampiezza demografica ha difatti una valenza strategica per la riuscita dei piani di prevenzione sanitaria in Sud-Tirolo.
Il nostro impegno è sempre stato garantito nella misura massima possibile. Prova ne sia l’approntamento in tempo reale (circa un mese e mezzo di lavori per la rifunzionalizzazione della struttura prescelta all’interno della caserma Battisti) di un centro vaccinale dedicato, destinato a funzionare fino a cessate esigenze con valenza comprensoriale.

Il Commissario Bruzzese con la presidente della Comunità Ebraica Elisabetta Rossi Borenstein e Berger

Il commissariamento è subentrato proprio nella fase delicata dell’emergenza pandemica. Come sta reagendo la città? Lei sta ravvisando le necessarie responsabilità e fiducia da parte dei cittadini?
Sin dallo scorso inverno i contatti diretti con le persone fisiche per ovvii motivi, anche di tutela dei dipendenti comunali, sono stati drasticamente ridimensionati. Anche gli incontri con gli altri operatori pubblici sono avvenuti – sempre proficuamente – in modalità virtuale. Tuttavia le istanze in qualunque forma pervenute dai cittadini, in specie da portatori di interessi diffusi, hanno ricevuto la dovuta attenzione e sono state ponderate dal Commissario di concerto con la dirigenza comunale per avviare le possibili soluzioni ai problemi prospettati. Va detto che la macchina comunale ha funzionato regolarmente e non c’è stata alcuna interruzione nella erogazione dei servizi se non direttamente imposta dalla normativa anticovid: conseguentemente si è ridotta l’effettiva necessità di un interfaccia con gli amministrati. Inoltre la preoccupazione per il diffondersi del virus insieme con il rapido susseguirsi di misure anche assai fortemente limitative della circolazione delle persone messe in campo dalla sanità pubblica in questi mesi hanno finito col prevalere nel sentiment della popolazione, tanto che lo slittamento della competizione elettorale potrebbe essersi rivelato opportuno, oltre che sul piano della prevenzione, anche su quello del reale coinvolgimento dell’elettorato.
Bisogna comunque dare atto ai meranesi del senso civico e della coesione sociale con cui hanno saputo affrontare la situazione inedita, incredibilmente complessa, provocata dalla diffusione del virus.

In realtà la politica non è scomparsa ma solo “sospesa”. Quale tipo di relazioni lei ha instaurato in questo periodo con i partiti politici e gli ex amministratori?
Va dato atto che la politica territoriale e gli ex amministratori hanno tenuto in linea di massima un atteggiamento assolutamente rispettoso dei ruoli, smorzando i toni del confronto dialettico e nel contempo cogliendo ogni utile occasione per focalizzare sulla stampa specifiche problematiche rivenienti dal territorio. Un contributo di analisi che non ho mancato di tenere sempre nella debita considerazione.

Il Generale Berto, il Prefetto Cusumano, il direttore Zerzer e il Commissario

La città di Merano è costituita da quartieri e rioni, anche molto diversi tra loro. Ha avuto modo di visitarli? Quali sono le principali criticità che le capitato di individuare?
Il centro di Merano ha un filo conduttore chiaro, armonioso e coerente, dato dallo stile architettonico elegante e signorile dei palazzi dei quartieri storici che si affacciano sulle rive del Passirio.
Le scelte urbanistiche hanno consentito nel tempo di preservare questo nucleo primigenio che funge da attrattore per il turismo. Vi sono poi alcuni quartieri venuti su in epoca più recente o confluiti nel perimetro comunale per effetto della fusione operata nel ventennio fascista. Le rispettive criticità sono abbastanza eterogenee. Quello che va sottolineato è che in definitiva tutto il territorio necessita della massima cura e attenzione, come ha dimostrato, ad esempio sotto il profilo idrogeologico, la frana di San Zeno avvenuta in novembre. Voglio dire che, anche su quel fronte, non c’è solo il problema della falda di Sinigo.
Come tutti gli impianti urbani risalenti al Medioevo gli oneri della manutenzione del patrimonio pubblico sono assai gravosi, richiedendo apporti progettuali mirati e interventi altamente specialistici.
Poi bisogna tener conto che -per fortuna – vi è una marcata propensione per le politiche di sviluppo in chiave “green”: questo farà la differenza nella pianificazione a medio – lungo termine, portando Merano verso ulteriori riconoscimenti in materia di tutela ambientale e sostenibilità. Per l’ Amministrazione che si insedierà in autunno si prospetta un percorso stimolante e ricco di opportunità da cogliere, anche grazie alle risorse in arrivo con il Recovery Plan.

Come ricorda la sua esperienza nel Comune di Strongoli, sciolto per infiltrazioni mafiose?
L’esperienza nel Comune di Strongoli (KR) si è conclusa nel 2005, a diciotto mesi dall’insediamento. La ritengo davvero emblematica del servizio svolto a sostegno di un territorio indelebilmente segnato dalla marginalità economica e dalla presenza immanente della malavita organizzata di stampo ndranghetista.
È sempre un altissimo onore per un funzionario dello Stato rappresentare una collettività, ma in questi casi, cioè quando la cosa pubblica risulta tanto infiltrata da interessi delinquenziali da compromettere le difese immunitarie della democrazia – con ciò che ne deriva sotto ogni profilo per i comuni cittadini – prevale lo spirito del “civil servant” e la soddisfazione di essere di aiuto concreto nel recuperare margini di legalità i più ampi possibili. Ho mantenuto con piacere i contatti con alcuni degli impiegati comunali che in quei mesi hanno supportato con convinzione la Commissione Straordinaria di cui facevo parte.

Come ha vissuto il passaggio dalla Sardegna a Merano?
Quest’ultimo incarico in Val Passiria rappresenta uno sviluppo assolutamente imprevisto del mio percorso di carriera, che ritenevo concluso già nell’estate scorsa in Sardegna. Se non è stato così non posso che esserne contenta: Merano ha un altissimo gradiente di civiltà e rappresenta una realtà avanzata sotto moltissimi punti di vista.

Autore: Luca Masiello

E-mail che tracciano dove siamo

Ha fatto scalpore, a febbraio di quest’anno, la notizia, apparsa sulla BBC, che un numero impressionante di e-mail che riceviamo contiene un vero e proprio “trucco da prestigiatore” per tracciare informazioni sul ricevente. Per chi è interessato a leggere la notizia originale, basta cercare sul web il titolo “Spy pixels in emails have become endemic”. Il titolo stesso indica che questo trucco si basa sugli “spy” pixel.
Per spiegarvi come funziona, devo brevemente raccontarvi che quando navighiamo sul web, le pagine che vediamo vengono caricate sulla base di informazioni che otteniamo da computer “lontani”. Immaginate che con il mio cellulare (chiamiamolo C) io voglia vedere su web la foto di un hotel che mi piace. Quella foto è memorizzata nel computer dell’hotel (chiamiamolo H) collegato in rete (non possiamo qua approfondire come fa C a trovare H – immaginiamo che lo conosca già). Per ottenere l’immagine da H, C avvia un “protocollo di scambio informazioni”… immaginatelo proprio come due persone che si parlano: C si presenta, H risponde, poi C chiede di avere la foto, H la cerca e la spedisce a C (o meglio, spedisce i bit che permetteranno a C di ricomporre l’immagine).
Adesso immaginatevi lo stesso tipo di interazione, ma avviato in modo “nascosto”. Questo è quello che succede con quei famigerati “spy pixel” all’interno di una e-mail. Gli spy pixel altro non sono che minuscole immagini trasparenti, quindi invisibili all’occhio umano, che vengono inserite all’interno di una e-mail. In realtà, nell’e-mail viene inserito il fatto che quelle piccoli immaginette andranno richieste via internet a un computer lontano (chiamiamolo Z, il computer dell’azienda che ci ha mandato l’e-mail, esattamente come l’immagine dell’hotel memorizzata da H). A quel punto, appena apriamo l’e-mail, viene messo in moto, senza che ce ne accorgiamo, lo stesso protocollo che abbiamo descritto sopra per C e H, solo che questa volta il risultato è che C mostrerà un’immagine trasparente di cui la persona che sta leggendo l’e-mail non si accorgerà. Il fatto è che mentre C e Z si parlano, Z può memorizzare informazioni su C, come ad esempio le informazioni su dove C è localizzato, su quando l’e-mail è stata aperta, e altro. Questo è solo uno dei tanti esempi di come, ad oggi, produciamo continuamente dati senza che ce ne accorgiamo.

Autore: Marco Montali

Costruttori di ponti, contrabbandieri del dialogo

Ricorre in questi giorni l’anniversario della scomparsa di Alexander Langer. Nei giorni scorsi ha avuto luogo, per iniziativa del comune di Bolzano, l’intitolazione ufficiale del ponte pedociclabile che sull’Isarco collega viale Trento alla ciclabile retrostante il Lido di viale Trieste: ponte Langer. Un programma, una visione.

Nelle sue “dieci parole per la convivenza” Langer sottolinea proprio l’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera”. Occorrono, dice, “traditori della compattezza etnica”, ma non “transfughi”. “In ogni situazione di coesistenza inter-etnica si sconta, in principio, una mancanza di conoscenza reciproca, di rapporti, di familiarità”. Per questo hanno un ruolo estremamente importante “persone, gruppi, istituzioni che si collochino consapevolmente ai confini tra le comunità conviventi e coltivino in tutti i modi la conoscenza, il dialogo, la cooperazione”. Alex Langer scriveva queste cose, che possono apparire ovvie (ma non lo sono affatto), nell’Alto Adige di oltre 25 anni, mentre a poche centinaia di chilometri, nei Balcani, divampavano guerre sanguinose a matrice etnica. Nulla è facile. Le attività comuni richiedono “una tenace e delicata opera di sensibilizzazione, di mediazione e di familiarizzazione, che va sviluppata con cura e credibilità”. Fondamentale è che qualcuno, nelle società plurietniche, “si dedichi all’esplorazione ed al superamento dei confini: attività che magari in situazioni di tensione e conflitto assomiglierà al contrabbando, ma è decisiva per ammorbidire le rigidità, relativizzare le frontiere, favorire l’inter-azione”. “In ogni comunità etnica”, concludeva Langer i suoi pensieri, si devono valorizzare “le persone e le forze capaci di autocritica, verso la propria comunità: veri e propri ‘traditori della compattezza etnica’, che però non si devono mai trasformare in transfughi, se vogliono mantenere le radici e restare credibili”.

Autore: Paolo Bill Valente