Calligrafia, che passione!

Nata a Bolzano ma residente a Ora, Lisa Plattner, 27 anni, è una calligrafa, designer e amante delle lettere. Ha svolto i suoi studi tra Bolzano e Trento. Dal 2019 lavora come graphic designer. Al momento espone il suo ultimo progetto ‘Dalla matita alla tela’ all’Atelier del DRIN a Bolzano.

La cosa che mi piace di più di me.
La capacità di non prendere tutto sul serio.

La volta che sono stata più felice.
Al concerto di Seeed con mia sorella a Monaco.

Da bambina sognavo di diventare… 
Un’artista!

La persona che invidio di più.
L’invidia è un sentimento che cerco di evitare…

La persona che ammiro di più.
Martina Flor, designer e illustratrice.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Orgoglio e pregiudizio”.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Addormentarmi al cinema.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Probabilmente in macchina…

La mia occupazione preferita. 
Guidare la machina con musica ad alto volume e con vicino una persona a me cara.

Il luogo dove vorrei vivere.
Alle Hawaii.

Il colore che preferisco.
Mi viene in mente questa citazione: ‘Bunt ist meine Lieblingsfarbe’ (Colorato è il mio colore preferito).

Il fiore che amo.
La pianta di spathiphyllum nella mia camera. 

Il mio piatto preferito.
La pizza, ovviamente!

Il mio musicista preferito
Jamule.

Il mio pittore preferito
Henri de Toulouse-Lautrec.

Non sopporto…
Le persone che si vantano di progetti che non hanno mai realizzato.

Dico bugie solo…
Quando non fanno male a nessuno.

La mia paura maggiore.
L’altezza e i topi.

La disgrazia più grande.
Avere poco tempo a disposizione…

Il giocattolo che ho amato di più.
Il peluche “Babau”.

Nel mio frigo non manca mai…
La mozzarella di bufala.

L’oggetto a cui sono più legata.
Un piccolo leone di peluche.

La massima stravaganza della mia vita.
La mia amata macchina!

Il mio primo ricordo.
Quando è nata la mia sorellina ed è tornata a casa per la prima volta.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Davanti a un grande muro appena dipinto, con in mano un buon bicchiere di vino rosso.

Per un giorno vorrei essere…
Il nostro gatto Aristoteles.

Se fossi un animale, sarei…
Un panda, come dice mia mamma!

In famiglia mi chiamano…
Lisa, Lissi, Liza, Lisla.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
Quando uno dei miei lavori è stato incluso nel libro TYPISM 7.

Il mio motto.
“Alla fine andrà tutto bene. E se non va bene, vuol dire che non è la fine”.


Illusion, il nuovo album di Manuel Randi

Un nuovo disco di Manuel Randi è sempre una sorpresa gradita, perché il chitarrista bolzanino non è uno a cui piaccia fossilizzarsi su un genere: Randi è un esploratore musicale, un musicista a 360° che ama la musica senza compromessi e quando si chiude in studio – per registrare un disco, che sia un disco di chitarra acustica, che sia un disco elettrico, suonato in solitudine o in compagnia dei fidati amici (questa volta il disco, intitolato Illusion, è accreditato al Manuel Randi Trio che si completa col basso di Marco Stagni e con la batteria di Mario Punzi) – non cede mai alla tentazione di scivolare nel virtuosismo fine a sé stesso, ma offre piuttosto dei paesaggi sonori che potrebbero essere delle micro colonne sonore, o anche un’unica, lunga soundtrack composta da vari temi che pur nella loro diversità suonano a meraviglia uno accanto all’altro.
“Durante il lockdown dell’anno scorso – ci racconta il chitarrista – ho avuto molto tempo per dedicarmi alla composizione, all’inizio avevo pensato di fare addirittura un CD doppio, infilandoci tutto, ma mi sono reso conto che non avrebbe funzionato, così mi sono concentrato su questo: la lavorazione è stata piuttosto lunga, anche se poi a registrarlo son bastati tre giorni, c’erano pochi soldi perché tutti eravamo fermi da mesi quando ci siamo ritrovati nello studio di Nartan Savona, a Merano, ed eravamo felici di riprendere. Siamo tutti professionisti della musica e non potevo chiedere ai miei compagni di venire a suonare gratis, per cui ci siamo venuti incontro reciprocamente. Sono molto contento del risultato finale, perché è come lo volevo, un disco in cui la chitarra è molto melodica, suonata come se fosse una voce e non come in un album di chitarra. E riascoltandolo mi soddisfa, sento di aver centrato l’obiettivo che mi ero prefissato. Avere musicisti come Mario e Marco per me è un onore, oltre al fatto che non serve dir loro cosa devono fare! Sono perfetti, suonare con loro è come stare in paradiso. Ma oltre al loro lavoro sono stati altrettanto fondamentali Nartan con i suoi consigli, Christa Flora che ha curato il concept grafico, Tiberio Sorvillo che ha fatto le foto e Wolfgang Spannberg, responsabile del master”.
Una voce: la Fender Stratocaster di Randi è in effetti proprio come una voce in questo disco, e le composizioni, più che composizioni per chitarra si adattano di più alla definizione di canzoni. Canzoni prevalentemente elettriche, ma nei vari brani la Strato s’interseca talvolta più, talvolta meno con le voci delle varie chitarre acustiche inserite nella struttura delle canzoni. 

Da sinistra: Mario Punzi, Manuel Randi e Marco Stagni


“Le cose che scrivo – prosegue Randi – in realtà sono sempre canzoni, anche nei dischi precedenti. Ma una canzone suonata sulla chitarra classica con tutto l’arrangiamento è più una piccola composizione. Con l’elettrica ci sono altre possibilità, un po’ come un violino,  e in questo senso sì, è proprio come una voce. A me piacciono molti generi, mi piace il flamenco, mi piace il jazz, tutta la musica, però i miei esordi sono stati rock, indubbiamente. Il mio primo modello e maestro è stato Fabio Tenca degli Skanners. E poi mi piace tanto il formato canzone, per rimanere nel nostro ambito ultimamente sono rimasto molto colpito dall’ultimo disco di Gabriele Muscolino”. 
Di canzoni e musica buona, in Illusion ce n’è per tutti i gusti, ma non in maniera furbetta, piuttosto perché Randi, da profondo conoscitore di suoni e stili, ama mescolare: abbiamo così i suoni surf del brano d’apertura intitolato Buenos Aires, le citazioni gipsy di One For Matelot, gli incanti melodici di Per una carezza e La bella addormentata, le atmosfere da fuga bachiana (ma in odor di metal) dell’immensa Passacaglia. E che dire di un brano come Il Carnevale che si libra in suggestioni latine rafforzate dalle percussioni dell’ospite Max Castlunger o dell’omaggio tributato al grande Albert Lee con l’indiavolata Alban’s Bluegrass? Un po’ come se ogni canzone fosse un bandolo differente che si va però a riavvolgere magicamente alla stessa matassa, il CD si chiude con Django Chained (evidente rimando ai suoni cari a Quentin Tarantino), che si riallaccia alle suggestioni surf di quello con cui il disco era cominciato, solamente virate verso un suono più trash e sporco.
“Ma non è tutto – conclude Manuel – sto già ovviamente pensando al nuovo lavoro, che sarà un lavoro acustico, con chitarre ma anche mandolini, con rimandi folk. Comunque ora l’obiettivo è riuscire a portare in giro questo: le cose stanno ripartendo, ci sono concerti in vista nel corso dell’estate, ma mancano le certezze riguardo al futuro. Ora sappiamo che non c’è nulla di scontato”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

“Italia e Germania tra le favorite”

Per l’allenatore ed ex giocatore di Salorno Yuri Pellegrini l’Europeo 2021 sarà un’importante vetrina per i giovani talenti italiani, che hanno tutte le carte in regola per fare molto bene, guidati dal ct Roberto Mancini. Per la vittoria finale Pellegrini vede favorite Francia, Germania e Spagna. Ma non esclude la possibilità che l’Italia possa di nuovo vincere l’Europeo, 53 anni dopo il mitico 1968.

Yuri Pellegrini: come sarà l’Europeo 2021? Come vede le chance della nazionale italiana?
Il calcio italiano di club è da tempo in difficoltà. Escludendo le vittorie della Juventus, negli ultimi anni c’è stato poco altro. Ma in realtà la nazionale di Mancini sta facendo molto bene: ha vinto quasi sempre, ha stabilito dei record e si è qualificata “in carrozza”. Rispetto alla nazionale c’è molto entusiasmo, Mancini è un tecnico benvoluto da tutti e che ha saputo creare anche un buon feeling con il pubblico e con la stampa. Penso sia la persona giusta nel posto giusto, in questo momento. Il ct ha anche lanciato un sacco di giovani ed è un aspetto questo, nel quale i suoi predecessori hanno fatto molta fatica. Ad esempio ha fatto esordire Zaniolo quando ancora non giocava nelle squadre di club, e poi ha lanciato Barella. Devo dire che ora la nazionale è anche piacevole da guardare.

Sembra quasi una situazione rovesciata rispetto al passato. Le squadre di club sono un po’ in ribasso, mentre la nazionale piace e diverte…
Sì. Bisogna anche dire che, visti i risultati, questa volta non dico che partiamo da favoriti ma senz’altro ce lo possiamo giocare questo Europeo. Il Campionato Europeo è una competizione molto particolare; noi l’abbiamo vinta solo una volta ma spesso la vincono anche delle outsider, basti guardare a Danimarca, Grecia e Portogallo.
Non è certo come ai mondiali che vengono vinti sempre dalle stesse tre o quattro squadre favorite.

Quest’anno per la prima volta l’Europeo viene giocato spalmando le partite nei diversi paesi dell’unione. Questo fatto potrà anche contribuire a creare una maggiore coscienza europea nel pubblico?
Si gioca sempre in stadi di primo livello. 30 anni fa poteva essere lunga una trasferta dalla Norvegia al Portogallo, ma oggi non è più così. Viene poi coinvolto il pubblico di diversi paesi e questo è senz’altro un aspetto interessante, anche in questo periodo in cui le presenze negli stadi saranno per forza di cose limitate.

C’è poi la vetrina per molti giovani. I nostri migliori talenti spesso non trovano lo spazio che meritano nel campionato per club… All’Europeo possono mettersi in mostra e fare grande esperienza.
Nel calcio italiano quando si dà fiducia ai giovani, spesso questa viene ripagata, come sappiamo. Putroppo questo non succede nei club, se si escludono singole eccezioni come Atalanta e Sassuolo.

In Alto Adige c’è poi una faccenda prettamente campanilistica. Come sappiamo la tifoseria locale storicamente si divide tra coloro che guardano all’Italia e quelli che invece prendono come riferimento la Germania.
Succede da sempre. Io alleno bambini e i ragazzi di madrelingua tedesca tifano sempre per il Bayern. è una cosa molto radicata. Uno da fuori può anche stupirsi, ma la realtà è questa e la accettiamo, ci mancherebbe altro. Si tratta di sport e ognuno fa le sue scelte. Io in ogni caso tiferò Italia, è poco ma sicuro! Anche se devo dire che la Germania mi è simpatica, mi piace il loro gioco e la loro mentalità vicente.

Un pronostico? Quali saranno le quattro squadre che si ritroveranno in semifinale?
è difficile dirlo, perché dipende anche dagli abbinamenti nei gironi.
Potrebbero esserci la Francia, la Germania e la Spagna… e poi noi!
La Francia sicuramente, per Italia ci spero, la Germania come sappiamo arriva sempre in fondo e poi per quanto riguarda la Spagna dobbiamo ricordarci che negli ultimi anni ha spesso vinto le competizioni per club.

Autore: Luca Sticcotti

L’atletica torna a sorridere

In questo numero di QuiBolzano focalizziamo la nostra attenzione sui giovani atleti che dopo la fine del lockdown hanno potuto riprendere la loro preparazione al campo Coni di via Santa Gelrude a Bolzano. 
Le fotografie sono state scattate in un soleggiato pomeriggio di maggio dal giovane fotografo di COOLtour Nicolò Dametto.

Il rap che fa il bene della comunità

Cosa hanno in comune un rapper e un ragazzo che ha fondato un’associazione che ha come obiettivo quello di regalare sorrisi a dei giovani guerrieri affetti da tumore?
Quando Davide Nardo, storico nome della musica locale, rapper per passione, ha pensato di riunire Compless, Big House, Scream & Dreamer, la vecchia crew trentina “Birrette Family”, e registrare un nuovo pezzo assieme dopo sette anni, non aveva ancora in mente il progetto benefico che ne sarebbe scaturito. E forse è proprio questo il bello dei progetti, che sono in continua evoluzione e che, quando nascono per passione, generano energie positive anche per la comunità in cui si calano.
Finito di registrare la traccia, la soddisfazione ha spinto a voler produrre un video musicale. Senza un budget vero e proprio, ma con tanto investimento personale, determinazione e voglia di creare qualcosa di interessante e valido, l’aiuto e la collaborazione non si sono fatti aspettare. Claudio Zagarini, noto regista di videoclip per artisti a livello internazionale e amico del gruppo di rapper, si è messo a disposizione per la realizzazione del video che vuole essere un omaggio alla celebre pellicola del ’94 di Quentin Tarantino, “Pulp Fiction”.
Finito il videoclip, però, si presentava la voglia di mandare un messaggio che seguisse le orme dei principi di comunità alla base della storia dell’hip hop.
Così, sempre con l’aiuto di amici e creativi, è partita l’idea di dare vita a magliette che rappresentassero in maniera divertente e originale i membri della “Birrette Family” e che, rivendute, potessero in qualche maniera aiutare.
Ed è proprio a questo punto che entra in gioco Luca Randi e l’associazione “Luce Mia” fondata da lui, la famiglia e alcuni amici dopo la prematura scomparsa di Laura, la sorella minore di Luca.
Il principio alla base di “Luce Mia” è di poter aiutare più bambini possibili impegnati nella lotta contro malattie gravi, facendoli sorridere, che sia con un peluche, con dei giochi, attività coinvolgenti o con un freestyle di motocross nel corridoio dell’ospedale. L’obiettivo è quello di regalare loro dei bei momenti.
La peculiarità di questa associazione, come spiega Davide stesso, è che si ha la percezione che si faccia del bene in un contesto vicino, e che ciò sia fatto da persone che potrebbero essere tuoi condomini o conoscenti. La dimensione familiare si sente sia da parte di chi dona, ma anche di chi riceve poi il sostegno.
Il senso di comunità, di famiglia, questo mutuo aiuto che ha lo scopo di coinvolgere e sensibilizzare sono alla base dei principi sia di un’associazione come “Luce Mia” che della storia dell’hip hop, originatosi nel quartiere newyorkese del Bronx a partire dagli anni Settanta, come momento di partecipazione collettiva.
Dunque la collaborazione tra queste due realtà diverse, ma nemmeno così tanto, pareva un connubio naturale e automatico.
Oggi, quindi, attraverso il merchandising delle magliette della “Birrette Family” è possibile donare un sorriso ad un bambino. Un messaggio, come ricorda Luca, di altruismo e solidarietà e che rammenta a tutti noi quanto con dei piccoli gesti e anche con l’arte e la creatività si possa veramente fare del bene.
Se volete acquistare una T-shirt per beneficenza, ecco il link birrettepossetrack.company.site e se invece volete avere maggiori informazioni sul progetto, potete cercare sia Nardo Dee che i componenti dell’associazione Luce Mia sui social.

Autore: Shakira Casin COOLtour

Simona Pillon

Storie dal Multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

Non deve essere stato facile dichiararsi transgender per un italian* immigrat* in Val Martello. Ora, dopo anni di difficoltà, la neo eletta “Miss fragolina”Simona ha trovato finalmente un posto nella società che le permette di combattere contro ogni tipo di pregiudizio. “Forse non dovrei dirlo” ha affermato “ma ieri mi ha chiamato la Lobby Gender offrendomi un posto di potere al suo interno. Mi ha garantito che assieme porteremo a termine il nostro vero grande obbiettivo: dominare il mondo intero!”

Autore: Roberto Tubaro

Le memorie del rione di Rencio #2

Seconda e ultima parte della breve storia del rione vicino al centro cittadino, raccontata grazie alle memorie del signor Luciano Tiso, un residente storico di Rencio. 

Il signor Luciano Tiso prosegue il suo racconto, iniziato nello scorso numero del nostro giornale.
“Nel 1898 il Comune di Dodiciville fece costruire la centrale idroelettrica di Cardano, all’uscita della Val d’Ega con annesso acquedotto che ancora oggi serve le abitazioni di Rencio.”
“Quasi contemporaneamente all’inaugurazione della grande centrale di Cardano, alla fine del 1929, è entrato in servizio il consorzio irriguo Piazzadella che prendeva l’acqua a monte delle cinque condotte forzate della centrale, dallo stesso bacino di raccolta, per fornire l’acqua a tutte le coltivazioni di Rencio e Santa Maddalena. Questa innovazione ha radicalmente cambiato la coltura della vite in zona. Rencio, specie la parte alta, era carente di acqua. Già nel 1930, grazie all’aumento della produzione ed il miglioramento della qualità del raccolto, è stata istituita la cantina sociale Santa Maddalena, con sede in via Brennero e che prende il nome dalla bellissima chiesetta.”

Luciano Tiso: può raccontarci qualcosa su come sia aumentata la comunità italiana?
“C’è un aneddoto in merito: Mussolini nel 1935 era venuto a visitare la centrale di Cardano e aveva ricevuto in dono una cassetta contenente delle antiche monete d’oro, rinvenute durante gli scavi. Mussolini aveva fatto riferimento a questo episodio in una seduta del parlamento, e da lì a breve ci furono diverse famiglie italiane che si trasferirono a Rencio. Da allora la comunità italiana è rimasta coesa fino alla morte del parroco italiano, poiché era la chiesa con le sue attività che teneva insieme gli italiani. Sarà stato il 1982 o l’83. Da allora è iniziata una disgregazione e nel quartiere sono venute ad abitare persone da fuori, trasformando Rencio in una delle tante periferie della città.”

Com’erano i rapporti tra italiani e tedeschi?
“Dipende molto dagli anni. Anche qui racconterò solo un aneddoto, risalente al periodo delle opzioni. C’era uno che girava a far firmare le persone. Chi faceva propaganda a favore delle opzioni era gente molto potente, e quelli a cui parlavano erano timorosi. A Rencio erano soprattutto gli italiani, tra cui mio padre, a cercare di far desistere molte famiglie tedesche, perché molte cose che venivano raccontate per convincere ad optare non erano vere. Per farla breve, questa persona pro-opzioni ha fatto nomi e cognomi di chi ostacolava il suo lavoro, persone che, come ho avuto modo di scoprire più avanti, finivano in liste nere ed erano tenute sotto osservazione, questo fin anche dopo l’8 settembre del 1943. Ma sono cose di cui non si trova più traccia nella narrazione ufficiale. Mi ricordo una estate di parecchi anni dopo, io ero piccolo, è venuto a trovarci un signore che ha chiesto di parlare con mio padre per dirgli che aveva ragione, che se non avesse optato, le cose per la sua famiglia sarebbero andate diversamente. Suo figlio fu mandato a combattere in Francia e cadde per mano dei partigiani, a dimostrazione del fatto che l’opzione serviva anche per arruolare tanti giovani). Lui e la moglie erano a Monaco quando la città era stata bombardata. Una volta rientrato in Alto Adige sentiva l’esigenza di dire a mio padre di aver capito tardi il suo errore.”

Ci segnala altre date importanti per la storia di Rencio?
“Il 1957. Il 17 gennaio  ci fu il primo attentato dinamitardo alla ferrovia del Brennero. Era il primo giorno di collegamento diretto tra Bolzano e San Candido. Per fortuna non morì nessuno e i due attentatori furono catturati. Ad agosto dello stesso anno tracimò il Rivellone, l’affluente dell’Isarco che dai pressi del Lago di Costalovara sfocia nell’Isarco vicino a Rencio. L’alluvione non fu breve, ma, tra il 1958 e il 1960 sono state costruite in totale 23 dighe di consolidamento in pietra e cemento.”

Autore: Till Antonio Mola

In volo sulla giostra

Originaria di Shangai (Bolzano), prima di quattro figli(e). In un’altra vita Donatella Trevisan avrebbe voluto osservare gli astri dall’alto di uno ziqqurat, ma in questa invece fa la traduttrice.

La cosa che mi piace di più di me stessa.
La capacità di sentirmi una con l’universo.


Il mio principale difetto.
La sbadataggine.


La volta in cui sono stata più felice.
In volo sulla giostra delle catene, al Prater di Vienna.


La volta in cui sono stata più infelice.
Tutte le volte che ho assistito a scene di sopraffazione.


Da bambina sognavo di diventare…
Astrofisica.


L’errore che non rifarei.
Giudicare in modo affrettato.


La persona che ammiro di più.
Marco Pannella.


Un libro da portare sull’isola deserta.
Invocazione all’Orsa Maggiore (poesie di Ingeborg Bachmann).


Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Andare in deltaplano.


La mia occupazione preferita.
Guidare ascoltando musica, ballare tango.


Il paese dove vorrei vivere.
Mi sento cittadina del mondo.


Il colore che preferisco.
L’indaco.


Il fiore che amo.
Le rose thea.


Il mio piatto preferito.
Gnocchi di patate con salsa ai carciofi.


Il mio musicista preferito
Non uno, almeno dieci.


Il mio pittore preferito.
Se la giocano Dürer e Botticelli.


Non sopporto…
La mielosità.


La qualità che preferisco in un uomo e in una donna.
L’autenticità.


Dico bugie solo…
Se sono indispensabili.


La mia paura maggiore.
Le sabbie mobili.


Il giocattolo che ho amato di più.
Ho sempre amato i libri, fin da piccola.


La disgrazia più grande.
Perdere l’empatia.


L’oggetto a cui sono più legata.
Al momento, un piccolo astuccio di cuoio morbido giallo.


La massima stravaganza nella mia vita.
Essermi presentata travestita ad un esame universitario.


Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
Ho smesso di fumare (purtroppo da poco ho riiniziato).


Il mio motto.
“Anche nell’inverno più profondo si cela un’invincibile estate”.


Il mio primo ricordo…
Fiocchi di neve danzanti nell’aria.


Il mio più grande rimorso.
Non, je ne regrette rien.


Il mio più grande rimpianto.
Nessuno, I did it my way.


Dove mi vedo tra dieci anni.
In riva al mare.


Per un giorno vorrei essere…
Immateriale.


Se fossi un animale sarei…
Un fortunadrago.


L’ultima volta che ho pregato…
In senso classico, mai – altrimenti ogni giorno.

Papere in gara a fin di bene

Fare del bene e divertirsi: è con questo motto che i Service Club di Merano hanno unito le forze per organizzare la “Gara delle Papere”. E l’obiettivo è stato raggiunto: quest’anno sono riusciti a raggiungere la cifra di 64.100 euro da destinare in beneficenza a famiglie bisognose e progetti sociali locali. Ecco l’edizione 2021 negli scatti di Daniel Pichler.

I Francescani a Bolzano da 800 anni

Era nell’anno del Signore 1221 che frate Francesco, il Poverello di Assisi, inviò alcuni confratelli in direzione nord, onde piantassero anche nelle terre tedesche l’Ordine dei Frati minori fondato nel 1209. 
Nel Capitolo del 1221 furono scelti 23 partecipanti alla missione, guidati dal tedesco Cesario da Spira. Mentre quattro si fermarono a Trento, gli altri proseguirono raggiungendo la città commerciale di Bolzano. 
Il vescovo di Trento, Adelpreto di Ravenstein, li ospitò nel suo palazzo di Piazza del Grano, permettendo loro di predicare in tutta la diocesi. 
Fu benigno con loro anche il vescovo di Bressanone, Bertold I von Neifen, cedendo loro in uso la chiesetta di S. Erardo, fuori delle mura cittadine, (sorta da precedente cappella dedicata a S. Ingenuino, appartenente per antico diritto alla diocesi di Bressanone), presso la quale i frati costruirono un modesto convento. 
Pare che l’abbiano fatto su indicazione del fondatore, il quale, secondo la leggenda, da giovane soggiornò a Bolzano con il padre Pietro Bernardone, che vendeva tessuti sotto le  volte dei Portici inferiori e offriva scambio di merci ai suoi colleghi tedeschi. 
La cappella di S. Erardo divenne così il nucleo centrale, tuttora esistente, del complesso conventuale dei Francescani di Bolzano, che non rimase a lungo nelle modeste dimensioni iniziali, rivelandosi insufficiente per la predica e per il servizio divino. 
Nel 1250 al suo posto fu costruita una chiesa adibita a predicazione e fu ampliato anche il convento. Ulteriore ampliamento del convento e della chiesa si ebbe nel XIV secolo, finanziato dalla benevolenza della nobiltà (Vanga, Greifenstein, Vintler), nonché della borghesia. 
Circa la prima menzione, la targa bilingue, a firma “HEIMATSCHUTZ-VEREIN BOZEN”, che si trova sul  muro di cinta del complesso, presso il civico 1/A di via Francescani, riporta l’anno 1239. Altre fonti indicano il 1237. 
Ottocento anni di presenza francescana? Buon anniversario!

Autore: Leone Sticcotti