Dal 6 maggio lo Stabile di Bolzano riapre in tutto l’Alto Adige con 180 spettacoli gratuiti

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Numerosi gli appuntamenti dedicati a Merano. Ugo Dighero, Rocco Papaleo, Anna Foglietta, la compagnia Tournèe da Bar, Stefano Massini, Silvio Orlando, Paola Gassman, Paola Minaccioni, Ugo Pagliai, Alessandro Haber, la compagnia Stivalaccio Teatro, Caterina Simonelli, Marco Brinzi, Paolo Rossi sono solo alcuni dei protagonisti della stagione estiva del TSB.

Ugo Dighero in “Mistero Buffo”

Merano, ma anche Bolzano, Bressanone, Brunico, Vipiteno, San Candido, Laives, Vadena, Egna, Salorno, saranno i centri nevralgici della stagione estiva “FUORI! Il Teatro Fuori dal Teatro” proposta dal Teatro Stabile di Bolzano. 180 eventi all’aperto in 10 stagioni che propongono molteplici forme teatrali. “FUORI!” racchiude i percorsi artistici e produttivi intrapresi nel corso delle stagioni più recenti, presenta nuove produzioni realizzate ad hoc per interagire in piena sicurezza con il pubblico. “FUORI!” mette in rete le principali realtà del territorio nel segno della condivisione e della valorizzazione delle risorse e del potenziale artistico con la cittadinanza.

Marco Brinzi in “Arlecchino da Marciapiede”


FUORI! è un’iniziativa ideata per riallacciare il rapporto con i cittadini, per riconquistare le piazze e le strade. La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita, previa prenotazione nel rispetto delle disposizioni sanitarie anti-Covid.
La Commedia dell’Arte e dell’improvvisazione sono gli ingredienti del progetto “Arlecchino da Marciapiede”, ideato da Marco Brinzi e interpretato assieme a Caterina Simonelli che porta i “lazzi” di due figure archetipiche come il Dottor Balanzone e Arlecchino in giro per gli spazi condivisi e della provincia. “Arlecchino da marciapiede”, spettacolo itinerante nato dalla sinergia tra TSB e compagnia If- Prana, giungerà a Merano il 25 maggio percorrendo il Lungo Passirio a partire delle 18.
Nell’ambito di FUORI! un format amatissimo come quello di Tournée da Bar viene rivisitato da Davide Lorenzo Palla e dal regista Riccardo Mallus in collaborazione con Roberto Cavosi per focalizzarsi su Dante e la sua opera.” L’essenza del progetto “Dante da bar”
rimane la stessa: portare il teatro, e in questo caso la letteratura, in posti non convenzionali, rievocare i gironi danteschi in maniera poetica e popolare. Lo spettacolo, che rientra nelle iniziative dedicate alla celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, verrà presentato a Merano il 31 maggio in Piazza delle Terme, h. 18.
Funambolico equilibrista della parola, narratore e interprete versatile ed eclettico, il 20 giugno alle 21 sempre in piazza delle Terme, Ugo Dighero rivisita in chiave personale il “Mistero Buffo” del premio Nobel per la letteratura Dario Fo.

Rocco Papaleo in “COAST TO COAST”


Il format degli Spettacoli Tascabili ha grande rilievo nella programmazione di “FUORI!”. Concepiti per essere agili, diretti e immediati, gli Spettacoli Tascabili Verso Dante, realizzati in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Aligheri, vedono i principali artisti altoatesini confrontarsi con del sommo poeta in maniera arguta e profonda. Ad ospitare le due poetiche e ironiche riletture dantesche sarà l’Accademia di Studi Italo – Tedeschi (via Innerhofer). Il 29 maggio alle 17 Max Meraner, Chiara Sartori e Thomas Rizzoli saranno i protagonisti di “Prossima fermata Campaldino”. Divertimento per tre attori e due spettatori in un atto unico, ironica e rocambolesca ricostruzione della vita dantesca, intrisa di rievocazioni di date lette male e di un marasma di nomi strampalati, cui si aggiungono armature nuovissime, cadute da cavallo, duelli poetici, tifoserie oscene, canzoni improvvisate, vescovi miopi e agguerriti e mogli canterine. Dedicato a spettatrici e spettatori dagli 8 anni in su “Verso Casa? Aldilà” è scritto e interpretato da Diletta La Rosa, Giacomo Santi e Tommaso Zamboni per la Compagnia SAGAPÒ e parte da un assunto: non tutti sanno che il più famoso verso della letteratura italiana, “Nel mezzo del cammin di nostra vita….”, è in realtà una maledizione. Prima di morire, Dante ha fatto un sortilegio. A coloro che si trovassero, nel mezzo del cammino della propria vita, tristi, disperati, persi, può capitare di dover fare un viaggio. Un viaggio magico, proprio come lo fu il suo. Ed è proprio questo che succede ai due scriteriati fratelli protagonisti di questa storia. Persi nella selva oscura, si vedranno costretti a seguire una versione aggiornata del ben noto poeta latino: un Virgilio tecnologico, che svolge il compito di fare da moderno navigatore attraverso i tre regni dell’Aldilà (Inferno, Purgatorio, Paradiso).

Irene Timpanaro e Davide Palla in “Dante da Bar”
foto: Anna Cerrato


A Bolzano, l’epicentro di FUORI! Il teatro fuori dal teatro sarà una grande arena ai Prati del Talvera, che si propone come una vera e propria cittadella del teatro. Sui palchi dell’Arena TSB nel Piazzale delle Feste saliranno Stefano Massini con il suo monologo “L’alfabeto delle emozioni” (5/6, h. 21), Fabrizio Falco e la compagnia dello Stabile di Palermo per dare vita a “Il Misantropo” di Molière (2/6, h. 21). Silvio Orlando, condurrà il pubblico dentro le pagine di “La vita davanti a sé” di Romain Gary (15/6, h. 21). Il teatro canzone avrà il volto e le voci di Rocco Papaleo e della sua band, protagonisti di “Coast to Coast” (11/6 e 12/6, h. 21) e di Alessandro Haber interprete di “Bukowski” (19/6, h. 21).

“Don Chisciotte, tragicommedia dell’Arte”
foto: Sonia De Boni


Ugo Pagliai e Paola Gassman saranno gli interpreti di “Romeo e Giulietta. Una Canzone d’amore” spettacolo di Babilonia Teatri, coproduzione del TSB (22/6 e 23/6, h. 21). Paolo Rossi con “L’Amleto” spettacolo in cui è affiancato da una compagnia di otto attori e musicisti (29/6 e 30/6, h 21). L’Arena TSB sarà lo scenario di alcune anticipazioni della prossima stagione, come i reading dello spettacolo “L’Attesa” di Remo Binosi da parte di Michela Cescon, Anna Foglietta e Paola Minaccioni (22/5, h. 21) e quello di Giuseppe Cederna, interprete di “Storia di un corpo” di Daniel Pennac (06/06, h. 21:00).

Anna Foglietta in “L’Attesa”


La Compagnia Stivalaccio Teatro presenterà due suoi cavalli di battaglia: “L’Arlecchino Furioso” in scena all’Arena TSB – Prati del Talvera (7/6 h. 21) e “Don Chisciotte, tragicommedia dell’arte” animerà piazza A. Pichler il (6/6, h. 18) e il Lungo Talvera San Quirino (11/6, h. 18).

Tutti gli spettacoli sono gratuiti previa prenotazione sull’App del Teatro Stabile di Bolzano (iOS e Android), sul portale tickets.fondazioneteatro.bolzano.it e alle Casse del Teatro Comunale di Bolzano (piazza Verdi 40; mar-ven 11-14 e 17-19, sab 11-14). Le prenotazioni si possono effettuare presso il luogo di svolgimento dello spettacolo a partire da un’ora prima dell’evento.

“Siamo pronti a tornare in pista”

La prima attività di questa stagione è programmata per l’autunno, ma anche se mancano ancora parecchi mesi, già solo l’idea di potersi nuovamente incontrare e fare qualcosa assieme ha rallegrato gli animi degli “over” meranesi. “Abbiamo voglia di libertà, seguiamo le regole e il nostro desiderio è di tornare a muoverci senza limitazioni”, spiega Gianni Libardi, segretario del Circolo anziani della parrocchia Santa Maria Assunta di Merano.

// Di Luca Masiello

Segretario Gianni Libardi, finalmente si riparte…
Che bella frase, erano mesi che aspettavamo di poterla pronunciare; certo, dobbiamo ancora attendere che tutti siano vaccinati e sperare che non cambi nulla; ma il nostro direttivo, presieduto da Giuseppe Storti, si è già portato avanti, ed ha deciso di organizzare una bella gita della durata di sei giorni in Umbria, dal 13 al 18 settembre.


Come hanno reagito i soci?
Con una grandissima gioia: quando abbiamo ufficializzato la data della gita siamo stati tempestati di telefonate: nel giro di pochissimo tempo siamo riusciti a raggiungere la bellezza di cinquanta adesioni.

Gianni Libardi
Circolo anziani Santa Maria Assunta


Quanti siete in tutto?
Siamo oltre 280 soci, con un’età media di 80 anni. Io, con i miei 70, sono il “bocia” della sezione! (ride, ndr)

In settembre andremo in gita in Umbria. Quando abbiamo ufficializzato la notizia siamo stati tempestati di telefonate e in poco tempo abbiamo raccolto cinquanta adesioni.

Lo staff cucina

E la percentuale delle persone vaccinate?
Circa l’80 per cento dei soci ha già ricevuto la prima dose, si stima che fra maggio e giugno riescano a ricevere la seconda. Questo ci consente di ottenere il pass, tutti avranno la certificazione di aver fatto il vaccino e saremo quindi nelle condizioni di poterci muovere un po’ più liberamente.

Come avete trascorso questi mesi di chiusura?
In ottobre siamo riusciti a incontrarci per fare una gita giornaliera a Padova, ma poi basta; a parte l’amministrazione e la segreteria, l’attività è rimasta completamente ferma e la sede deserta. Il nostro timore maggiore era che non riuscissimo più a rimetterci in moto. Oggi, invece, percepisco il loro sollievo, la voglia di tante persone di riconquistare il proprio spazio. Sento la loro voglia di libertà, il loro (e mio) desiderio di tornare ad una vita normale.

Gli associati come hanno vissuto il lockdown?
Nella serenità e nella sicurezza delle loro quattro mura. I nostri soci, ma credo sia la tendenza di gran parte delle persone di questa età, sono ligi alle regole, sono combattivi, hanno uno spirito di sopportazione più temprato. Andare in gita con loro è bellissimo: si attengono ad ogni regola e non sgarrano mai.

Il soggiorno a Bellaria nel 2019

I prossimi progetti?
Fino a settembre ancora nulla. Poi, con la gita in Umbria vogliamo continuare con le nostre consuete attività: ci troviamo il mercoledì pomeriggio nella nostra sala polifunzionale, dove facciamo la tombolata o guardiamo diapositive, ci beviamo il te o la cioccolata con i biscotti. Una volta al mese, poi, organizziamo una gita giornaliera ed il tradizionale pranzo speciale, al quale si registra sempre un’altissima adesione. Speriamo che ci sia la possibilità di fare tutto ciò. Noi ci atterremo alle regole che ci daranno, speriamo che lo facciano tutti…

In foto principale: Settembre 2019: una gita in Emilia Romagna

Prima del Trevi…

In questa edizione pubblichiamo alcune foto storiche, in parte inedite, di uno dei palazzi più noti di Bolzano, oggi sede del Centro culturale Trevi, all’angolo tra via Cappuccini e via Marconi. Dobbiamo questi reperti alla signora Trude Degasperi, che proprio in quell’edificio aiutava il marito Friedrich Otto nella gestione di una ditta di vendita all’ingrosso di carta e imballaggi. L’interessante racconto della signora Trude consente di ricostruire come si svolgevano nel secolo scorso la produzione e la distribuzione in uno specifico settore del commercio altoatesino.

// Di Till Antonio Mola

La ditta Tschoner ebbe la sua prima sede in quelli che oggi sono i locali della Biblioteca Provinciale italiana Claudia Augusta (a fianco del Centro culturale Trevi), prima di trasferirsi nel 1971 in via Piani d’Isarco. La ditta Tschoner nel 2021 avrebbe compiuto 100 anni, se non fosse stata costretta a chiudere qualche anno fa a causa della morte del titolare.

La storia della ditta Tschoner inizia nell’immediato dopoguerra: lo spostamento della frontiera al Brennero dopo la Grande Guerra lascia infatti di colpo molti clienti sudtirolesi senza fornitore di carta e di imballaggi.
Trude Degasperi: “Deve immaginarsi che all’epoca la carta veniva usata per avvolgere ogni singola mela, oltre che per foderare le cassette di frutta. Considerato che da sempre la coltivazione delle mele ed il loro commercio sono un ramo economico importante per la nostra zona, si trattava di dare in tempi rapidi una risposta a questa domanda. Fu per questo motivo che nel 1921 a Bolzano venne fondata la ditta Tschoner, come filiale della ditta “Othmar Tschoner” di Innsbruck, anche se ben presto la ditta bolzanina si rese indipendente dalla casa madre. Risale a quel periodo la foto del carro con i cavalli… La carta di imballaggio veniva consegnata così.”

L’interno del cinema Roma temporaneamente adibito a deposito


“Di quell’epoca rimane un registro con delle annotazioni riconducibili al signor Johann Degasperi Senior, mio suocero, che è stato direttore nonché socio della ditta dal primo giorno e per 47 anni, traghettandola, grazie alle sue doti imprenditoriali, ben oltre la Seconda Guerra Mondiale.”
“Era una persona molto precisa che, nonostante i 21 dipendenti, svolgeva gran parte del lavoro di gestione in prima persona. è stato un uomo molto responsabile, che si prendeva particolarmente cura dei suoi dipendenti. Ricordo un aneddoto, di lui che, durante uno dei duri periodi di crisi, mandò qualcuno in Val Pusteria, alla Saatbaugenossenschaft, la cooperativa produttori sementi di Brunico, a comprare patate da regalare ai suoi dipendenti.Tra le foto che conservo c’è anche un album fotografico, firmato da tutti i dipendenti, che documenta una gita aziendale nelle Dolomiti del 1948, per la quale mio suocero prese a noleggio un bus.”

Assistere i clienti che venivano a farsi consigliare ci dava grandi soddisfazioni.
E mio suocero si prendeva molta cura dei suoi dipendenti.

Negli anni ‘20 le consegne avvenivano con un carro trainato da cavalli

Le foto d’epoca, che qui pubblichiamo, documentano il lavoro dell’azienda. Particolarmente significative sono le foto degli esterni, in quanto facilmente paragonabili allo stato attuale del palazzo. La foto della platea del Cinema, trasformata in magazzino, risalgono verosimilmente al periodo dell’immediato dopoguerra, in cui a causa dei danni subiti dal palazzo per i bombardamenti, alcune sue parti erano inagibili.
Trude Degasperi: “Mio marito ed io siamo subentrati nei tardi anni ‘60. Purtroppo mio suocero morì solo sei mesi dopo il nostro matrimonio e noi abbiamo dovuto imparare il mestiere da zero.Dal dopoguerra in poi, la ditta ha dovuto rimanere flessibile. Se agli inizi vendevamo molto carta ed imballaggi per il settore ortofrutticolo, l’avvento delle grandi cassette in plastica ha decretato l’inizio della fine della carta in quel settore. Per sopravvivere, la ditta era obbligata ad adattarsi alle nuove esigenze. Il grossista ai tempi era importantissimo, i clienti si rivolgevano a noi e noi commissionavamo le forniture, parliamo di ordini da 500 chili alla volta. Ordinavamo moltissima carta personalizzata… Ricordo le forniture alla ditta Psenner che vendeva le bottiglie di grappa, avvolte in carta seta. Ed era la ditta Tschoner ad organizzare la realizzazione dei fogli con il marchio della distilleria.
Ma il grossista era importante anche perché aveva tutto già disponibile in magazzino, senza tempi di attesa. Ormai questo servizio lo offrono in pochissimi. Oggi ti rivolgi al produttore, ordini e aspetti.

Palazzo Gelf dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale


Il nostro servizio consisteva nell’avere una variegata offerta di carta ed imballaggi in deposito. Se arrivava un cliente con un ordine di, faccio un esempio, 400 fogli in formato DIN A4, c’era il magazziniere, un tipo estremamente preciso, che andava alla macchina (taglierina) a tagliarli sul momento. I formati venivano realizzati in ditta. Pensi al materiale da imballaggio. Se un cliente aveva bisogno di un rotolo da 200 metri di carta pluriball, il materiale con le bolle d’aria paracolpi, venivi da noi, in quanto non c’era nessuna fabbrica che ti forniva una quantità così irrisoria. Sì, forse le potevi ordinare da Amonn o all’Athesia. Oppure dalla ditta Canins, la nostra vera concorrente, il cui titolare, pensi, cominciò da apprendista da noi negli anni ’40.”

I dipendenti della ditta Tschoner al lavoro

Qual è stata la Sua esperienza personale in ditta?
“Ero più portata io nel commerciale, era una attività che mi piaceva, mentre mio marito si occupava più delle pubbliche relazioni. Assistere i clienti che venivano in ditta a farsi consigliare ci dava grandi soddisfazioni. La consulenza è un aspetto del lavoro che solo recentemente sta tornando in auge, e che fino a poco tempo fa rischiava di sparire, da tanto che veniva trascurato.”

Fotoservizio: Archivio Trdue Degasperi

Al via il mondo delle due ruote

Con la ripresa delle attività economiche anche le organizzazioni sportive hanno ottenuto il via libera per ricominciare gli allenamenti e, in alcuni casi, per dar vita alle competizioni agonistiche. Tra tutti gli sport, sono quelli che vengono svolti all’aria aperta che si trovano ad avere meno ostacoli legati alle normative anti-contagio, pur avendo comunque numerose restrizioni.
“Un contributo fondamentale a tutto il mondo dello sport è dato dalla possibilità, concessa dalla Provincia Autonoma di Bolzano attraverso l’utilizzo dei tamponi rapidi, di testare gli atleti prima di ogni allenamento; così facendo – spiega Paolo Appoloni, neo Presidente del Comitato Alto Adige-Südtirol della Federazione Ciclistica Italiana – si possono svolgere le attività sportive con maggiore sicurezza.”

Paolo Appoloni

I campionati provinciali
Una scintilla di speranza nel ciclismo altoatesino è arrivata anche dallo svolgimento della prima gara dell’anno di ‘mountain bike’ svolta a Nalles il 10 e 11 aprile -– sarà seguita dai campionati provinciali che si terranno il 15 maggio a Laces. “Al contrario dei giovanissimi che dovranno aspettare fino a giugno, i ragazzi e le ragazze delle categorie più avanzate hanno già ora la possibilità di svolgere le gare. Per organizzare queste ultime in modo dettagliato abbiamo, infatti, creato una struttura che si occupasse esclusivamente del rispetto delle norme anti-covid. L’esito positivo della prima gara ha dato molta fiducia all’interno del Comitato, soprattutto in vista delle prossime manifestazioni ciclistiche. Riprendere con le attività ora è stato importante, perché più tempo si sta fermi, più è complicato ricominciare”, ha raccontato Appoloni.

Una nuova scuola di ciclismo a Laives
Come per la ‘mountain bike’, anche per il ciclismo ‘su strada’ è prevista la gara che stabilirà i campioni provinciali delle diverse categorie giovanili. “Il percorso sarà svolto interamente all’interno del Comune di Laives, un luogo, questo, dove desideriamo costruire un ‘ciclodromo’, ovvero un’area protetta, rivolta soprattutto ai più piccoli, per praticare ciclismo in piena sicurezza. Inoltre – continua il neo Presidente della F.C.I. – vorremmo creare la prima scuola di ciclismo su strada dell’Alto Adige, fino ad ora ne sono presenti solo cinque che riguardano esclusivamente la ‘mountain bike’ e la ‘BMX’.”

La bicicletta: un mezzo green e sicuro
“In quest’ultimo anno abbiamo riscoperto le potenzialità della bicicletta: un mezzo che permette di spostarsi in modo ecologico e, dal punto di vista sanitario, sicuro, in quanto il suo utilizzo non crea alcun tipo di assembramento; per questo possono essere molte le persone che si sono avvicinate in questa situazione al mondo delle due ruote. In Alto Adige si pratica molto sport e di diverso tipo, grazie alle lunghe piste ciclabili che attraversano la città e collegano tutta la Provincia. Il ciclismo è uno degli sport prevalenti e viene praticato per scopi ludici, sportivi e di trasporto”, ha concluso Appoloni.

Autore: Andrea Dalla Serra

Riscoprire la natura, in sella

L’ultimo anno ha permesso a tutti di riscoprire la natura. In regione, da anni, ad occuparsi di natura è il Gruppo di lavoro per ornitologia e protezione degli uccelli Alto Adige EO, un’associazione di volontari che con passione si occupa della raccolta e della tutela dell’avifauna. Sabato 8 maggio, l’invito, per i più curiosi, è ad una passeggiata naturalistica in bicicletta sugli argini dell’Adige, a partire dal ponte di Vadena. 

L’associazione, fondata nel 1974, è composta da volontari ed esperti della fauna locale che negli si sono occupati non solo di osservare gli uccelli presenti in Alto Adige, ma hanno anche raccolto osservazioni e avviato progetti di tutela per le diverse specie. Oltre alle attività istituzionali e di studio dell’avifauna, il gruppo organizza regolarmente escursioni guidate da un esperto locale. La partenza è solitamente la mattina presto perché si hanno maggiori possibilità di avvistare uccelli o di riconoscerli per il loro canto, dopodiché la passeggiata nella natura prosegue in uno scambio di impressioni e curiosità. Così sarà anche l’iniziativa proposta dal Gruppo, e aperta a tutti, per sabato 8 maggio. Il punto di ritrovo per l’escursione guidata da Enrico Bissardella è presso la biblioteca comunale di Vadena alle ore 9; dal Ponte di Vadena si proseguirà poi, in sella alla bici, sul sentiero lungo gli argini dell’Adige in direzione nord. Questo percorso permetterà di osservare varie specie di uccelli — acquatici, rapaci e canori, come gabbiani e usignoli – intenti a cibarsi o, vista la stagione, a occuparsi del nido. Una volta raggiunto il biotopo “Fischerspitz” alla confluenza con l’Isarco, sempre seguendo l’argine sinistro del fiume, sarà possibile osservare una colonia di aironi. Il ritorno, sull’argine opposto, permetterà invece di vedere falchi e poiane. “Nell’ultimo anno – rivela Bissardella – c’è stato un cambiamento di orizzonte, siamo andati più nel profondo alla riscoperta del nostro ambiente più immediato, costretti dalla mancanza di mobilità. Molte persone hanno ritrovato il piacere della camminata, dell’escursione, della biciclettata su sentieri prossimi al luogo in cui si vive, ed è stato anche possibile fare una riscoperta del patrimonio naturale nelle nostre vicinanze”. La speranza per il futuro è proprio quella di mantenere il valore della riscoperta e della tutela della natura, come è successo negli ultimi mesi. “Spero in un ritorno a una normalità diversa, non alla normalità precedente, frenetica e fatta di grandi correnti di traffico a cui ci eravamo abituati. Non credo che sia corretto ritornare a immaginarsi quello che avevamo prima; bisogna fare uno sforzo e soprattutto dare spazio ai giovani, alle menti creative e volenterose di fare azioni concrete per la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio naturale, per creare una modernità diversa”, conclude Bissardella. L’invito, dunque, è quello di continuare ad apprezzare e ritrovare la bellezza che il territorio ha da offrire. Lo si può fare aderendo alla passeggiata in bicicletta, per cui è richiesta una conferma di partecipazione e che verrà rimandata a domenica 9 maggio in caso di maltempo. 

Autore: Ana Andros COOLtour

Rodrigo: tra graffiti, musica e design

Rodrigo Medina è un ragazzo di 24 anni. Vive a Laives e studia a Bolzano design del prodotto, ambito che considera una passione ma soprattutto un sogno per il futuro. Nonostante la giovane età ha portato avanti tanti interessi negli anni, ideando progetti e sviluppando talenti. 

Hai frequentato il mondo dei graffiti in passato, adesso stai portando avanti questa passione? 
Il lato dei graffiti è andato un po’ a decadere negli anni, per quanto mi riguarda. Dopo le superiori mi sono interessato più al design. Se riesco mi piace riutilizzare questa mia capacità: ad esempio per fare qualcosa di più caratterizzante sfrutto ciò che i graffiti mi hanno insegnato. 

Pensi che ci siano dei pregiudizi nei confronti di chi fa graffiti?
Io non sono mai stato di quelli che uscivano la notte a fare i graffiti sui muri, non sono così coraggioso [ride]. Li disegnavo su carta, poi se c’erano eventi partecipavo e li facevo tramite quelli. Quando succedeva era facile che i passanti dicessero: “Che bello! Dà un po’ di colore”. C’è chi lo vede come classico vandalismo ma allo stesso tempo c’è una grande fetta di popolazione, anche di più anziani, che è molto positiva a riguardo. Qui a Bolzano ci sono intere facciate di case su cui hanno disegnato vere e proprie opere d’arte. Questo è un bene perché non cadiamo nello stereotipo della città piccola e chiusa. 

Sei anche un musicista? 
Suono il cahon, con la mia band facciamo cover del nostro gruppo del cuore che sono gli “Sticki Fingers”. Il genere è sull’indie rock-indie folk. Suonavo la batteria, ma poi sono passato al cahon, perché per questo genere ci voleva qualcosa di più acustico e la batteria è un po’ predominante. 

Invece la passione per il design com’è nata? 
Ho avuto una carriera scolastica prettamente tecnica: ho fatto le ITI. Poi ho lavorato due anni in un’azienda a Laives, un’officina prototipi. Lì, alcuni miei colleghi, uno in particolare che io chiamo maestro, mi hanno aperto gli occhi sulla progettazione come arte del costruire qualcosa in funzione di un qualcos’altro e di un qualcun altro. C’è un problema che devi risolvere, magari non ci sono altri esempi e allora devi inventarti un modello: questa è la progettazione. Così ho unito il mio lato più tecnico a quello più creativo e ho lasciato il lavoro per affrontare il mondo del design. Mentre lavoravo portavo anche avanti un progetto mio di nome “Sherpa”, basato sugli Stickers e quindi più improntato sulla grafica. Arrivando all’università ho scoperto il mondo del prodotto e adesso mi ci sono buttato a capofitto. 

Hai avuto molte passioni che ti hanno portato ad avviare progetti. 
Diciamo che ogni cosa che imparo la tengo nel cassetto e mi servirà sempre. Adesso ho aperto questo nuovo progetto che si chiama “Arancio”, anche questo sulla grafica e che riprende dei punti di “Sherpa”, vedremo come andrà avanti.

Come ti vedi in futuro? 
Il mio obiettivo, per adesso, è poter lavorare nell’ambito che sto studiando, quindi design del prodotto, magari aprire uno studio, quello anche… Ma prima deve passare un po’ di acqua sotto i ponti.

Autore: Maddalena Ansaloni COOLtour

Quando il fantasy scorre nell’inchiostro

“Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione”, sancì Hegel; una frase che sembra calzare a pennello con la vita di Andrea Zanotti, un giovane – ha da poco passato la quarantina – scrittore di Bolzano che con una produzione letteraria decisamente prolifica sta diventando un nome nel mondo del fantasy. È uscita da poco la sua ultima fatica, “Voodoo” (edito dalla Dark Zone di Roma), ma nei prossimi mesi usciranno altri due suoi libri. E il fatto curioso è che in questo scrittore vivono due anime: quella dell’artista e quella dell’economista.

Come nasce Andrea Zanotti?
Ho una formazione scientifico-economica. Ho frequentato il liceo scientifico, ho una laurea in economia e commercio, ho lavorato tre anni presso alcuni commercialisti, in azienda elettrica e oggi mi occupo di investimenti in borsa, in particolare della compravendita di certificati finanziari. E ho sempre avuto la passione per la mitologia, per le religioni antiche collegate anche alla letteratura fantastica, quindi il fantasy e la fantascienza.

Come riesce a conciliare il suo spirito economista con quello umanista?
Quando uno ha una passione, alla fine riesce a trovare il tempo per tutto, perché è giusto seguirla. Mi ritengo fortunato: una passione mi permette di vivere, l’altra di seguire i miei interessi per la scrittura, per la mistica e per la mitologia.

Una mitologia che, leggendo i suoi libri, pare frutto della sua fantasia…
Alla fine sì, ma credo che sia una sorta di rielaborazione di tutto quello che ho letto; qualcosa rimane sempre nel cervello, sia a livello conscio che a livello inconscio. E poi c’è lo studio: per “Voodoo”, per esempio, mi sono informato, ho studiato i vari rituali di questa religione e li ho descritti.

Quanti libri ha pubblicato?
Ho iniziato dieci anni fa autopubblicando le mie opere: avevo scritto la mia prima trilogia, “Mondo 1”, e ho messo in internet il primo libro gratis, a disposizione di tutti. Ho notato che in tanti lo hanno letto, così ho messo in vendita il secondo, a un prezzo simbolico di 1 euro e 99, e anche in quel caso ho visto che c’era pubblico. Così ho proposto la seconda trilogia, “Mondo 2”, con la stessa modalità.   

E come è passato alle case editrici?
Ho iniziato a pensare che sarebbe stato meglio cambiare, anche per avere un marchio dietro che garantisse un minimo di qualità. Ho mandato allora un mio scritto alla Delos digital, la casa editrice di Franco Forte, un autore blasonato che scrive dei romanzi storici ed è anche un grande  appassionato di fantascienza. A lui il libro è piaciuto, così è iniziata la mia avventura nella carta stampata. Poi sono approdato alla casa editrice Plesio Editore, specializzata proprio in fantasy, con la quale ho pubblicato “Dracophobia”. E infine ho pubblicato “Voodoo” con la Dark Zone, una grossa casa editrice di Roma. 

Ha altri libri nel cassetto?
Il prossimo mese con la Dark zone uscirà un weird western che mi ha davvero soddisfatto scrivere. Doveva uscire al Salone del libro di Torino, ma purtoppo la kermesse è stata annullata a causa della pandemia. E poi ho un altro romanzo che avevo scritto qualche tempo fa, si intitola “Il mesmerista” e dovrebbe uscire entro il prossimo trimestre con la Mezzelane editore.

Autore: Luca Masiello

Ritrovarsi al Senior Club

Il Presidente del Comitato Parrocchiale Assistenziale – Senior Club Don Bosco, Walter Hoerwarter ci spiega l’importanza del ritorno alla vita sociale per la terza età.

Oggi l’effetto della pandemia viene studiato non solamente sotto il profilo sanitario, ma anche sotto quello sociale e psicologico. Verosimilmente, con il ritorno alla vita “normale”, emergeranno nuove e più profonde conseguenze di questo anno di restrizioni. Particolarmente sensibile a questa situazione risulta essere la popolazione di terza età, soprattutto perché, contrariamente all’immaginario comune che vede i nonni a casa tutto il giorno, gli over 60 hanno una fitta rete sociale fatta di gite, sport, feste e partite a carte… Attività che in questo periodo sono state completamente annullate. 
Storicamente a Don Bosco c’è un luogo dedicato ad attività ricreative culturali per i più “saggi”: il Centro Senior, che fu costituito nel 1982 insieme al centro giovanile. Tra i soci fondatori, l’attuale presidente dell’Associazione, il Sig. Walter Hoerwarter. Siamo andate a intervistarlo il 21 aprile, nella mattinata dedicata ai rinnovi delle tessere. Al nostro arrivo due simpatici e garbati volontari ci hanno fatto accomodare nell’area ristoro del centro, solitamente frequentatissima ma ora deserta. Walter ci ha raggiunto immediatamente e senza indugio ha sottolineato l’importanza dei volontari per l’associazione. Infatti, non avendo dipendenti (fatta eccezione per gli istruttori di ginnastica) sono gli stessi iscritti che si rendono disponibili ad aiutare nella gestione di attività: “Cerchiamo sempre di reclutare nuovi volontari, di modo da dividere la mole di lavoro – ha raccontato Walter – se ogni iscritto desse un’ora del proprio tempo potremo fare faville”. Ad ogni modo, nonostante il limitato numero di volontari, il centro propone un’immensa offerta di attività culturali e ricreative, tra cui: corsi di ginnastica dolce, yoga, osteogym, acquagym, nuoto, tornei di tombola e di burraco… Senza dimenticare le gite, i soggiorni marini e termali. Inoltre, grazie a collaborazioni con altre associazioni quali Diabetes Union e Unione Italiana Libero Teatro (UILT), il Senior Club ospita conferenze e spettacoli. Il ventaglio di proposte è davvero notevole e non sorprende che il numero di iscritti si aggirasse (prima del Covid) intorno ai 400.  
Con il diffondersi del Covid, che rappresenta un rischio molto alto per questa fascia di età, le attività del centro sono state sospese e di conseguenza anche le possibilità di socializzazione. Secondo il Sig. Walter, la priorità a questo punto non è fare ripartire tutte le iniziative, quanto piuttosto ricostruire l’aspetto sociale dando a tutte e tutti l’opportunità di ritrovarsi. Occorre comprendere e affrontare gli effetti dell’isolamento: “Ora è importante far riacquistare normalità e sensibilità alle persone, provando a eliminare le scorie che questa situazione ha lasciato. C’è bisogno di incontrarsi per socializzare… e senza dubbio per giocare a carte”.  

Autore: Giada Noto COOLtour

Luca e le sue storie raccontate al telefono

Nelle scorse settimane abbiamo avuto il piacere di chiacchierare, telefonicamente, con Luca Chieregato, un cantastorie milanese che collabora con alcune realtà locali e che durante il lockdown ha trasformato il suo modo di lavorare per poter comunque portare le proprie storie nelle case delle persone. 

Buongiorno Luca, posso chiederti come mai in questo periodo in cui tutto avviene online io ti stia intervistando attraverso una chiamata telefonica? 
Penso che quando si vuole fare qualcosa sia utile mettersi a proprio agio, sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni. Se riesci a trovare dei metodi per rendere più leggero per te e per chi ti sta attorno ciò che vuoi e che ti piace fare allora anche la tua vita sarà più leggera. Poi c’è un altro motivo, ovvero a me piace parlare al telefono, per cui ho deciso durante il lockdown di raccontare storie al telefono. 

Come è nata questa idea di raccontare le storie al telefono? 
Durante il lockdown ho deciso di regalare una storia a una mia amica, e ho notato quanto questa cosa potesse dare umanamente; subito, tramite passa parola, tantissime persone hanno iniziato a commissionarmi storie da raccontare via telefono a loro amici, parenti o persone care. Non è sempre stato facile soprattutto perché non sai mai una storia quali corde possa toccare nell’ascoltatore, però sicuramente a me, che sono abituato a esibirmi in strada, ha sicuramente aiutato poter raccontare e ascoltare le storie delle persone che chiamavo. Perché sentirsi al telefono è anche questo, un rapporto uno a uno dove io ti racconto qualcosa ma poi anche tu puoi raccontarmi qualcosa. 

Nonostante tu sia di Milano spesso collabori con realtà bolzanine, giusto? 
Esatto, oltre al fatto che tantissime persone mi hanno chiamato da Bolzano per regalare delle storie ai loro cari, recentemente insieme a MusicaBlu, il Centro giovani BluSpace e Diabetes Union, ho partecipato a Kids4Kids, un evento in cui con tanti bambini abbiamo creato storie e poi le abbiamo raccontate. La cosa più bella è stata vedere questi bambini immaginare ed esprimere le loro idee e immagini. 

Fare il cantastorie però non è sicuramente un lavoro ordinario; tu insegni anche teatro, cosa diresti a qualcuno che vuole buttarsi in questo mondo? 
Io consiglio sempre di seguire le proprie passioni, qualsiasi esse siano e a qualsiasi età, consiglio di seguire corsi di teatro e di sperimentare tanto, ma soprattutto di metterci tantissimo impegno. Nel mio percorso ho incontrato tante persone brave e tante persone meno brave, ma la cosa interessante è che non importa tanto il talento ma quanta voglia e quanta passione ci metti. Secondo me è questo il segreto: crederci e investire tanto tempo e tanto impegno. Lo studio è importante e conoscere il mestiere è tutto. Sicuramente decidere di mettersi in strada a raccontare le proprie storie a sconosciuti, superare anche l’imbarazzo di mettere per strada il proprio cappello per le donazioni non è semplice, ma è sicuramente una cosa di cui non mi sono mai pentito e che fino a oggi mi ha dato tantissimo. 

Autore: Daniel Valentini COOLtour

Sciare anche in Australia

È nato a Bolzano, ha 48 anni, ma ha vissuto molto tempo a Roma. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze motorie si è laureato in Osteopatia e poi specializzato in Medicina cinese. Appassionato da sempre di sport e natura durante gli studi ha lavorato anche come maestro di sci.

La cosa che mi piace di più di me stesso. 
La caparbietà.

Il mio principale difetto. 
La testardaggine.

La volta che sono stato più felice. 
Quando sono nati i miei figli.

Da bambino sognavo di diventare… 
Un  maestro di sci.

L’errore che non rifarei. 
Impegnarmi a fare qualcosa senza poi portarla a termine…

La persona che invidio di più.
Nessuno in particolare.

La persona che ammiro di più.
Bernard Moitessier.

Un libro da portare sull’isola deserta. 
La Lonely Planet!

Il capriccio che non mi sono mai tolto. 
Nessuno… è più forte di me!

L’ultima volta che ho perso la calma. 
Quando mi hanno obbligato a tenere la mascherina all’aperto.

L’ultima volta che ho pianto.
Quando ho perso mio papà.

La mia occupazione preferita.
Fare l’osteopata.

Il paese dove vorrei vivere. 
L’ Australia… lì la natura è magnifica.

Il fiore che amo…
Anche se non è un fiore, direi sicuramente la palma!

Il mio piatto preferito. 
Puree con la mozzarella.

Il mio musicista preferito. 
Barry White.

Del mio aspetto non mi piace…
I capelli che cadono.

Non sopporto… 
L’ipocrisia.

La qualità che preferisco in un uomo.
La fermezza.

La qualità che preferisco in una donna. 
La simpatia.

La mia paura maggiore. 
Il tempo che corre…

Il giocattolo che ho amato di più. 
Il pallone.

La disgrazia più grande…
Vivere senza entusiasmo.

L’oggetto a cui sono più legato. 
L’orologio.

La massima stravaganza nella mia vita. 
Aver lavorato come maestro di sci in Australia.

Mi sono sentito orgoglioso di me stesso quando… 
Mi sono laureato in Osteopatia.

Il mio motto. 
Carpe diem.

Il mio primo ricordo.
Una gru giocattolo gialla, regalata da mio papà.

Dove mi vedo tra dieci anni. 
Su una barca  a vela a fare il giro del mondo.

Per un giorno vorrei essere. 
Il genio della lampada di Aladino.

Nel mio frigorifero non manca mai…
Il succo di sambuco.

Se fossi un animale sarei…
Un cane lupo.