“Intimità sociale”: il teatro puntodi riferimento vitale della comunità

INSERZIONE PUBBLICITARIA – 11 GLI SPETTACOLI PROPOSTI DAL TEATRO STABILE (TSB).
In attesa del completamento della ristrutturazione del Puccini, i primi 4 appuntamenti sono in visione a Bolzano. Da fine gennaio in poi, la stagione riprende a Merano con 7 appuntamenti.

Amanda Sandrelli, Paolo Fresu, Gigio Alberti, Toni Servillo, Caterina Guzzanti, Serena Sinigaglia e Stefano Massini, sono solo alcuni tra i protagonisti della nuova stagione che il TSB ha plasmato per il pubblico meranese, nonostante l’indisponibilità del Puccini fino a fine gennaio 2025 a causa dei lavori di rinnovo. Per ribadire il ruolo fondamentale svolto dal teatro nella società, il TSB ha programmato un cartellone composto da 11 appuntamenti. Quattro in visione al Comunale di Bolzano (da ottobre a dicembre 2024) e 7 in scena a Merano, a partire da fine gennaio 2025.
Agli abbonati di Merano è dedicata l’anteprima di “Miles!”, il nuovo spettacolo di e con Paolo Fresu, mercoledì 23 ottobre alle ore 19. Un omaggio a Miles Davis, artista mitico per antonomasia, che nasce dalle musiche composte dal fuoriclasse del jazz ed eseguite dal vivo assieme a musicisti di altissimo profilo.
Diretto da Andrea Bernard, bolzanino recentemente insignito del Premio Franco Abbiati, l’omaggio di Fresu a Miles Davis, sarà presentato nella Sala Grande del Comunale di Bolzano. Gli abbonati potranno usufruire del servizio pullman gratuito loro riservato. Altri tre appuntamenti imperdibili nel capoluogo accompagneranno il pubblico meranese fino a dicembre. In questi tre casi i meranesi potranno scegliere il giorno in cui assistere agli spettacoli usufruendo dei biglietti gratuiti presenti nell’abbonamento. Dal 2 al 6 ottobre (ad esclusione del 3/10) Stefano Massini presenterà l’anteprima di “Mein Kampf”, il monologo tratto dall’omonimo libro pubblicato da Massini per Einaudi. Una biopsia del testo maledetto, un feroce distillato in cui la religione nazista di rabbia e paura, il culto dell’io e l’esaltazione della massa ci appaiono in tutta la loro forza di potentissimo déjà-vu. Dal 5 all’8 dicembre Toni Servillo accompagnerà il pubblico nel reading “Tre modi per non morire” di Giuseppe Montesano, un viaggio teatrale attraverso tre momenti culminanti in cui alcuni poeti hanno messo in pratica l’arte di non morire, e ci hanno insegnato a cercare la vita: Baudelaire, Dante e i Greci. Dal 19 al 22 dicembre Filippo Dini sarà il regista e l’interprete della commedia “I parenti terribili” di Jean Cocteau, uno spaccato crudele della società e della famiglia. Con questo testo, da lui diretto e interpretato, Dini prosegue l’indagine nell’inferno familiare dopo “Agosto a Osage County” che, nella passata stagione, ha saputo conquistare anche il pubblico di tutta Italia.. Sarà poi Caterina Guzzanti a salire sul palco del Puccini di Merano 22 gennaio (h. 20.30) come protagonista di “Secondo lei”. Con il suo primo testo di prosa e la sua prima regia, Guzzanti affronta un tema universale e su cui il dibattito oggi è più aperto e vivo che mai. “Secondo lei” è uno spettacolo sulla fragilità: un lungo, intimo, delicato flusso di pensiero, dal punto di vista femminile, sulle dinamiche nascoste che regolano i rapporti di coppia. Ad affiancarla in scena, Federico Vigorito.
Il 18 febbraio (h. 20.30) Serena Sinigaglia porterà in scena “L’Empireo” della drammaturga britannica Lucy Kirkwood. Monumentale ed ambizioso, “L’Empireo” è ambientato a metà del Settecento nell’Inghilterra rurale e racconta la storia di una giuria di dodici donne convocate da un giudice che non può giustiziare per omicidio una ragazza perché si dichiara incinta. Capitanata da Arianna Scommegna, una compagnia d’eccezione è interprete di questa prima versione italiana del testo.
Il 4 marzo (h. 20.30) Amanda Sandrelli e Gigio Alberti saranno quindi i mattatori della commedia “Vicini di casa” dello spagnolo Cesc Gay. Una commedia, libera e provocatoria, che indaga con divertita leggerezza inibizioni e ipocrisie del nostro tempo. La regia è curata da Antonio Zavatteri.
Il 24 marzo (h. 20.30) Merano ospiterà “Sissi. L’imperatrice”, spettacolo scritto e diretto da Roberto Cavosi che racconta l’inquieta e tormentata vita dell’Imperatrice Elisabetta d’Austria, comunemente nota come Sissi. Il ritratto che man mano si compone, grazie all’interpretazione di Federica Luna Vincenti, mette in luce una donna tanto anticonformista quanto profondamente frustrata dalla rigidità e spietatezza della Corte Viennese, ma anche la grande poesia e la voglia di libertà di una creatura che si riteneva eternamente “chiusa in gabbia”. Il 14 maggio (h. 20.30) Alessandra Limetti, Giovanna Rossi e Marta Marchi daranno voce e corpo alla protagonista di “Un gioco senza amore”, spettacolo scritto da Limetti e Francesco Niccolini che ne cura anche la regia. Una narrazione in prima persona della storia di una coppia e di una famiglia, distrutta dal gioco d’azzardo patologico. Un percorso di annientamento, ma anche di rinascita.
Nella stagione di Merano non possono mancare due appuntamenti con la danza affidati al Balletto di Siena e a MM Contemporary Dance Company. Se il 4 marzo (h. 20.30) la Compagnia senese interpreterà i passi a due più famosi tratti dal grande repertorio in “The Great Pas de deux”, il 14 marzo (h. 20.30) MM Contemporary Dance Company porterà in scena “Ballade” che vive delle coreografie di Enrico Morelli e di Mauro Bigonzetti.

ABBONAMENTI
I prezzi degli abbonamenti sono rimasti invariati e si confermano tra i più bassi d’Italia.

RICONFERME ABBONAMENTI
Fino al 21 giugno è possibile riconfermare gli abbonamenti tramite prenotazione telefonica al numero del TSB 0471 301566.

NUOVI ABBONAMENTI
L’acquisto dei nuovi abbonamenti si effettua a partire dal 24 giugno e fino all’inizio della stagione.
Lunedì 24 giugno i nuovi abbonamenti sono acquistabili alla Biblioteca Civica di Merano dalle 14.00 alle 17.00.
Dal 25 giugno in poi gli abbonamenti sono acquistabili presso le Casse del Teatro Comunale di Bolzano, aperte dal martedì al venerdì dalle 14.30 alle 19.00 e il sabato dalle 15.30 alle 19.00.

“Intimità sociale”: il teatro punto di riferimento vitale della comunità

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Giuliana De Sio, Paolo Fresu, Toni Servillo, Sergio Rubini, Valeria Solarino, Paolo Calabresi, Valerio Binasco, Marco Paolini, Filippo Dini, Pippo Delbono, Stefano Massini e Manuel Agnelli, tra i protagonisti della nuova stagione del Teatro Stabile di Bolzano (TSB).

13 appuntamenti con l’eccellenza del teatro, nati dall’incontro tra testi e artisti/e di altissima caratura: questa la stagione 2024/2025 disegnata dal TSB al Comunale di Bolzano. 

In scena otto produzioni firmate TSB: spettacoli ideati, progettati e allestiti assieme ai principali teatri italiani ed europei che portano in scena testi e spartiti nuovi di artisti di caratura internazionale e riletture di grandi classici, interpretate dalle personalità più carismatiche della scena. 

LE PRODUZIONI

Paolo Fresu è autore e interprete di “Miles!”, un omaggio a Miles Davis, artista mitico per antonomasia, che nasce dalle musiche composte dal fuoriclasse del jazz ed eseguite dal vivo assieme ai musicisti di altissimo profilo. Diretto da Andrea Bernard, bolzanino recentemente insignito del Premio Franco Abbiati, l’omaggio di Fresu a Miles Davis debutterà in prima assoluta al Comunale di Bolzano il 24 ottobre (repliche fino al 27).

Ad aprire la stagione bolzanina dal 2 al 6 ottobre sarà l’anteprima di “Mein Kampf”, il nuovo spettacolo di Stefano Massini, artista legato a doppio filo a Bolzano e al suo Stabile. Tratto dall’omonimo libro di Massini pubblicato in aprile scorso per Einaudi, questo monologo ci consegna la biopsia del testo maledetto, un feroce distillato in cui la religione nazista di rabbia e paura, il culto dell’io e l’esaltazione della massa, ci appaiono in tutta la loro forza di potentissimo déjà-vu. 

Dal 4 al 16 marzo Marco Bernardi torna alla regia con “Risveglio di primavera” di Franz Wedekind, emblema delle condizioni giovanili di ogni tempo, testo che ha ispirato innumerevoli riscritture e film memorabili come L’attimo fuggente di Peter Weir nel 1989. Dal 14 al 17 novembre il TSB porta in scena “Cose che so essere vere” di Andrew Bovel. La commedia, diretta e interpretata da Valerio Binasco affiancato da Giuliana De Sio, racconta con coraggio i meccanismi della famiglia. Un altro spaccato crudele della famiglia e della società è “I parenti terribili”, l’opera teatrale più riuscita di Jean Cocteau. Dal 19 al 22 dicembre Filippo Dini dirige e interpreta questa commedia, confrontandosi con il grande drammaturgo francese.

Prima collaborazione tra TSB e Sergio Rubini, autore, regista e interprete de “Il caso Jekyll”. Dal 9 al 12 gennaio Rubini dà vita a una lettura psicanalitica del celebre romanzo “Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde” con cui Robert Louis Stevenson porta alla luce il doppio che alberga in ognuno di noi. 

Bolzano e il suo Stabile sono parte attiva anche di numerosi progetti teatrali internazionali. Dal 12 al 15 dicembre il TSB ospiterà “Il Risveglio”, nuovo spettacolo di e con Pippo Delbono, il talento più folle e visionario del teatro. 

Al Charles R. Darwin più segreto, scoperto nei taccuini della trasmutazione scritti tra il 1838 e il 1842, è dedicato invece “Darwin, Nevada” il nuovo spettacolo interpretato da Marco Paolini dal 27 febbraio al 2 marzo e scritto assieme a Francesco Niccolini in collaborazione con Telmo Pievani. La regia è affidata allo scozzese Matthew Lenton.

GLI SPETTACOLI IN OSPITALITÀ

Monumentali, inediti e di culto: gli spettacoli che completano il cartellone bolzanino rappresentano gli esempi più luminosi e ambiziosi di allestimenti teatrali che si confrontano con testi contemporanei. Dal 5 all’8 dicembre Toni Servillo accompagna il pubblico nel reading “Tre modi per non morire” di Giuseppe Montesano, un viaggio teatrale attraverso tre momenti culminanti in cui alcuni poeti hanno messo in pratica l’arte di non morire, e ci hanno insegnato a cercare la vita: Baudelaire, Dante e i Greci.  Dal 30 gennaio al 2 febbraio Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale con l’adattamento di “Perfetti Sconosciuti”, suo clamoroso successo cinematografico. Una commedia brillante sull’amicizia, interpretata da Dino Abbrescia, Marco Bonini, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Anna Ferzetti e Valeria Solarino, nella quale quattro coppie di amici scopriranno di non conoscersi per nulla. 

Dal 9 al 13 aprile giunge nella Stagione del TSB “Lazarus”, l’opera rock di David Bowie, il testamento creativo del musicista che, secondo la rivista Rolling Stone, è stata la più grande rock star di sempre. Un evento speciale, presentato per cinque recite al Comunale di Bolzano, che vede Valter Malosti firmare la regia e la versione italiana del testo e il rocker Manuel Agnelli nei panni del tormentato protagonista di quest’opera, ricca di numerosi brani storici di Bowie e altri scritti appositamente per l’occasione.

Anche quest’anno la stagione in abbonamento si impreziosisce di due appuntamenti con la danza contemporanea internazionale. Dal 28 novembre all’1 dicembre Opus Ballet presenta “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare con le coreografie di Davide Bombana, mentre dal 27 al 30 marzo Kidd Pivot, compagnia canadese, punto di riferimento del teatro-danza, firma il suggestivo spettacolo “Assembly Hall”.

ABBONAMENTI

I prezzi degli abbonamenti rimangono invariati rispetto alle passate stagioni e si confermano tra i più vantaggiosi del panorama italiano. 

I turni degli abbonamenti alla Stagione di Bolzano sono quattro. Turno A giovedì h. 20.30; TURNO B venerdì h. 19; TURNO C sabato h. 19; TURNO D domenica h. 16. 

RINNOVI ABBONAMENTI

Fino a sabato 15 giugno è possibile confermare l’abbonamento (turno e posto) della passata stagione. 

NuOVI ABBONAMENTI

Da martedì 18 giugno al 6 ottobre sarà possibile acquistare i nuovi abbonamenti. 

LA BIGLIETTERIA

del Teatro Comunale di Bolzano è aperta da martedì a venerdì dalle 14.30 alle 19 e sabato dalle 15.30 alle 19. 

Infoticket + 39 0471 053800 

Glaciazione

Una paio di settimane fa la Fondazione Nordest ha reso noto uno studio in grado di fotografare e analizzare gioie e dolori della nostra provincia dal punto di vista economico e sociale, con un’attenzione specifica rivolta al mercato del lavoro. Com’è noto l’Alto Adige è sempre in testa alle classifiche per quanto riguarda il tasso di natalità, la qualità della vita, i servizi, la possibilità di ottenere sovvenzioni da parte degli enti pubblici e anche – appunto – le opportunità di lavoro. Ma questo non è sufficiente per mettere il nostro territorio al riparo da un fenomeno che proprio negli ultimi 2/3 anni ha iniziato a manifestarsi in maniera molto importante, ovvero la difficoltà di ingaggiare nuova forza lavoro sia per il settore pubblico che per quello privato. Il tasso di natalità superiore rispetto alla media nazionale non è sufficiente, purtroppo, a mettere al riparo la nostra provincia, troppo abituata a pensarsi autonoma (avulsa) rispetto ai territori limitrofi, rispetto alla cosiddetta “glaciazione demografica”. 

Sì, avete letto bene. Non inverno ma vera e propria glaciazione. I giovani, in provincia di Bolzano, sono comunque pochi e molti di questi pochi se ne vanno per non tornare. Per trattenerli occorrerebbe attuare delle specifiche politiche, lo sappiamo tutti, che riguardino retribuzioni, alloggi, dinamicità del mercato del lavoro, ecc. Poi occorrerebbe avere politiche per attrarre forza lavoro da fuori, ovvero dal resto del paese o dall’estero. Ebbene: la Fondazione Nordest anche su questo ha fornito dei dati interessanti, segnalando che la provincia di Bolzano a questo proposito nel nord Italia si trova al penultimo posto, a fare peggio di noi c’è solo la Valle d’Aosta, mentre i cugini trentini si trovano a metà classifica. 

L’Alto Adige rischia di trovarsi presto un’economia esclusivamente basata su un turismo in evoluzione senza freni, con tutti gli aspetti negativi che tutto ciò comporta, compresa anche qui la difficoltà di ingaggiare nuovi lavoratori. è questo quello che vogliamo? E non è solo una questione economica e di sviluppo. L’attrattività di un territorio rispetto ai giovani (e non solo ai “suoi”) dovrebbe essere una priorità assoluta, in un’ottica di costruzione di futuro. Di queste analisi e riflessioni però ne vediamo in giro davvero solo poche tracce. Un’inversione di rotta è assolutamente necessaria e cercheremo di dare anche noi, nel nostro piccolo, il nostro contributo.

Autore: Luca Sticcotti

Genocidio e antisemitismo. Onestà nelle parole e nei fatti

Sentiamo tutti i giorni termini come genocidio e antisemitismo. Raramente sono usati a ragion veduta. Più spesso sono parole pronunciate senza aver riflettuto sul loro significato e senza conoscere la storia. A volte se ne fa uso manipolatorio, magari proprio per nascondere le proprie tendenze antisemite o genocide.

Il problema nasce già dalle definizioni perché, quando si vuole confondere le acque, il fumo è sempre più utile dell’aria tersa. Non avere definizioni condivise conduce a considerare sinonimi termini come ebreo, sionista, israeliano (l’utilizzo dell’espressione “Stato ebraico” per Israele certamente non aiuta). O di considerare una guerra un atto di genocidio in sé in quanto essa si ripercuote contro “un popolo” o “un gruppo”. Dal momento poi che il concetto di genocidio entrò nel linguaggio del diritto internazionale soprattutto dopo la Shoa, è invalso l’uso perverso di associare “gli ebrei” (non solo il governo israeliano, ma “gli ebrei” tout court) a una certa idea di genocidio, così come avvenuto recentemente con la profanazione delle pietre d’inciampo.

Secondo la definizione operativa dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), non da tutti condivisa, ma adottata da diversi governi, “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto”.

In base alla “Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio” del 1948, “per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: a) uccisione di membri del gruppo [in quanto membri di quel gruppo]; b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro”.

Premesso che ogni Stato e ogni “gruppo” hanno il diritto di difendersi, se attaccati, e che ognuno ha il diritto di esprimere le sue critiche rispetto ai modi con cui uno Stato o un “gruppo” si difendono, denunciando eventuali abusi, antisemitismo e genocidi sono crimini contro l’umanità. È dovere della comunità internazionale e delle sue istituzioni verificare seriamente se e dove ci siano manifestazioni degli stessi. Se ci sono, si deve intervenire, non solo fare proclami. Se non ci sono, si chiamino le cose col loro nome, perché la pace e la riconciliazione sono figlie della verità (e dell’onestà intellettuale).

Autore: Paolo Bill Valente

Lucia Frisch, la prima bolzanina citata

Nella zona industriale di Bolzano, ad un certo punto della lunga via Bruno Buozzi, dopo piazza Fiera, vi è,  parallela alla via Buozzi, una via minore, la via Lucia Frischin.  Chi era?

Si tratta della prima donna bolzanina che appare tra i nomi quasi esclusivamente maschili nel Bozner Bürgerbuch (Liber civium – libro dei cittadini di Bolzano); Lucia Frisch(in), vedova di un certo Frisch, è  registrata in tale registro nel 1590; fu investita del diritto di Inwohner, cioè residente; era il primo passo, previo il pagamento di una tassa di 25 fiorini, per ottenere la cittadinanza.

Il Bozner Bürgerbuch è un registro della prima età moderna che racchiude i nomi (5160 nominativi) dei cittadini (cives – Bürger) e degli abitanti (Inwohner) ufficialmente ammessi nella città di Bolzano. 

Il registro fu istituito nel 1551 e si conclude nel 1760. 

Il manoscritto, composto da 340 pagine, dimensioni 32:21 cm, è conservato presso l’Archivio storico della Città di Bolzano con la segnatura Hs. 2713.

Autore: Leone Sticcotti

Destinazione AOAR, il viaggiointergalattico di Mirko Giocondo

Lo avevamo annunciato qualche settimana fa, occupandoci di Lila, il video singolo postato da Mirko Giocondo su youtube per lanciare il suo imminente disco, ed oggi ci ritroviamo, dopo aver ascoltato questo autentico viaggio sonoro interstellare, a parlarne con lui.

Il nome di Mirko Giocondo non è certo nuovo per il pubblico bolzanino che lo conosce per il suo lavoro passato con Ferbegy? e Myztic Lion & The Juggernaut Nation, e per quello più recente nella Homeless Band e nella Spritz Band di Andrea Maffei: un curriculum che non lascia dubbi sulla capacità di Mirko di passare da un genere all’altro trovandosi sempre a proprio agio, sia suonando un basso elettrico, sia un contrabbasso, in jeans e camicia o in abito da orchestrale.

A tutto questo si aggiunge un’estrema vena creativa che sta alle spalle di tutta la sua produzione solista precedente e di questo progetto intitolato Aoar.

“Aoar – ci spiega subito Mirko – è un disco che innanzitutto non appartiene ad un genere. Molti cercano di dare una definizione ai loro lavori, e più la definizione è circoscritta, più possono contare su una nicchia di ascoltatori che in quella definizione si riconosce. Non è il mio caso, io ho sempre pensato che quando creo qualcosa lo faccio per trasportare chi ascolta verso un’emozione, qualsiasi essa sia, ma che sia emozione”.

Nel disco di Giocondo, la musica è realmente emozionante, concepita come un viaggio musicale attraverso una galassia immaginaria da cui il disco prende il titolo e che è anche il titolo del brano finale, quello che segna la destinazione del viaggio. Tutto è realizzato a tavolino anche se molto orchestrato, grazie all’uso di macchinari con cui vengono replicati orchestre e strumenti solisti (con l’esclusione della chitarra elettrica del bravissimo David Altieri, protagonista del brano Sunset Overdrive). Il risultato sembra una breve sinfonia, con tutti i suoi bravi movimenti, con momenti pulsanti che non possono non ricordare il tema principale di I pirati dei Caraibi ed altri più bucolici o addirittura etnici.

“Mi fa molto piacere che tu abbia citato quella colonna sonora – prosegue Giocondo, l’autore, Hans Zimmer, è un compositore tedesco che ammiro molto e che non esito a definire uno dei miei mentori. Il disco è una sorta di concept, una sera ero sdraiato per terra all’osservatorio di San Valentino, e mi sono reso conto di quanto il mondo che c’è attorno e sopra di noi ci renda piccoli e insulsi. Da allora ogni volta che guardavo il cielo, che vedevo le stelle, mi sono detto che prima o poi avrei messo in musica tutto questo. Il brano iniziale, Under The Yellow Points, si riferisce proprio a questo, i punti gialli sopra di me sono le stelle da cui tutto è cominciato e che ha portato la mia fantasia su questa galassia che ho battezzato Aoar e che sta al termine di tutto. Il succo è che se tu stai immaginando qualcosa, solo per il fatto che lo immagini, questo qualcosa esista, e per me è stato così con la galassia Aoar.”

La composizione dei brani è poi venuta rapidamente, come se Mirko fosse stato preso da una sorta di febbre del viaggio intergalattico e musicale al tempo stesso, dove la musica è il mezzo di trasporto attraverso le galassie. 

“Anni fa ho comprato il mio primo sintetizzatore e ho cominciato ad esplorare questo mondo dalle possibilità sonore infinite. Per anni ho composto musica al pianoforte riempiendo spartiti e andando nei vari studi cercando di realizzare i miei progetti: ad esempio, per ottenere l’effetto di un’orchestra che non sarei mai riuscito ad avere a disposizione ho portato in studio cinque violinisti e ho fatto registrare tre volte la stessa partitura, costruendo poi l’orchestra nel mio studio di casa. E lo stesso ho fatto con i fiati, le percussioni e gli altri archi. Stavolta ho usato invece parecchi sintetizzatori, cercando di ottenere lo stesso effetto. Mi sono concentrato maggiormente sulla scrittura. Oltre a David Altieri, nell’ultimo brano ho coinvolto un produttore emergente, Simone Olivetti, che mi ha aiutato nel mettere insieme il mio studio, e che ha arrangiato e messo una parte vocale sulla composizione finale, quella che intitola il disco, presente quindi in due differenti versioni, una strumentale ed una cantata”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

L’immigrazione trentina nell’Unterland

Unterland, territorio di confine tra due grandi aree linguistico-culturali, è da molto tempo sinonimo di “mescolanza” etnica o Mischkultur che dir si voglia.  Se fino al XV secolo nella Bassa Atesina romanica e nella attigua zona di Mezzocorona e Lavis furono poste le basi per l’espansione dei coloni germanofoni, a partire dal XVI e XVII secolo la situazione si evolse in tutt’altra direzione. Dapprima prese il sopravvento la presenza di famiglie italiane nella fetta di Welschtirol a sud di Salorno, poi aumentò significativamente l’insediamento di persone originarie dalle valli trentine (asburgiche) anche in Bassa Atesina e Oltradige. 

Ovviamente nei due territori la situazione presentò aspetti differenti che permangono fino ai giorni nostri. Le vecchie sedi giudiziarie di Appiano, Caldaro, Termeno e Cortaccia subirono l’aumento repentino della presenza italiana soprattutto grazie all’arrivo dei braccianti richiesti dal settore agricolo. Essi provenivano  in gran parte dalla vicina Val di Non, all’epoca ricca di bocche da sfamare ma povera di risorse. Il fenomeno che si potrebbe definire la “discesa dei Nonesi” era noto in misura ridotta già qualche secolo prima, quando i contadini della Bassa accolsero a braccia aperte questa manodopera a basso costo. 

Singolare il fatto che i laboriosi immigrati nel giro di una o due generazioni divennero essi stessi affittuari e liberi contadini, facendo di tutto per essere assimilati dalla comunità di lingua tedesca. Perciò a livello statistico la minoranza italiana nei comuni tra Appiano e Magrè era composta sempre e solo da coloro che erano appena arrivati in quei paesi, mentre tutti gli altri si erano perfettamente integrati nell’ambiente tedesco.

Nel 1835 Staffler parla di “sangue misto” a proposito degli abitanti della sede giudiziaria di Caldaro, come del resto testimoniato dai moltissimi cognomi italiani presenti ancora oggi nella comunità. Il censimento del 1880 e 1910 evidenziò una presenza italiana nei comuni dell’Oltradige che oscillava tra il 4 e l’8 per cento, dovuta soprattutto alla rapida assimilazione della manodopera nonesa impiegata in agricoltura. Tra il 1880 e il 1890 si registrò una vera e propria ondata di arrivi: ad Appiano i nuovi italiani passarono da 16 a 342, a Caldaro  da 57 a 234. 

Diversa la situazione a Vadena, dove Staffler parla di una comunità “totalmente italiana”. Ciò benché in origine Vadena fosse stato un comune prevalentemente tedesco. Dalla fine del XVIII secolo aumentò la presenza dei latifondisti e coloni trentini e, in misura minore, veneti. A quanto pare, fu il curato Pamheri di Baselga a “chiamare” a Vadena molti trentini nel periodo tra il 1817 e il 1839. 

Nei comuni tra Bolzano e Salorno nel 1600 non si registra una grossa presenza di persone di madrelingua italiana. Tuttavia Martin Zeiller scrive nel 1629 che tra Trento e Bolzano “non è raro incontrare persone di lingua italiana”. Anche nei comuni della Bassa la causa della forte immigrazione trentina fu la carenza di manodopera  in agricoltura. I braccianti provenivano in gran parte dalla Val di Fiemme e di Non ma anche da altri comuni trentini. A metà del XVIII secolo molti masi di Egna e Pochi erano già di proprietà dei coloni trentini. Bronzolo attirò a sua volta molti immigrati trentini grazie all’attività di navigazione sull’Adige e alle cave di porfido. A Laives la manodopera italiana fu inizialmente impiegata nelle nuove risaie e nel campo della produzione della seta.

È dunque certo che nei paesi dell’Unterland nel XVII e XVIII secolo esistesse una reale situazione di pacifica convivenza tra italiani e tedeschi, con i primi che tendevano ad essere assimilati rapidamente e i secondi che erano padroni della lingua italiana. Molte famiglie dal cognome italiano si servivano diffusamente della lingua tedesca e i matrimoni misti contribuirono ulteriormente a creare quel mix di popolazione caratteristico dell’Unterland. Poi, agli albori del XX secolo, nacquero i primi movimenti politici impregnati di nazionalismo che tentarono in tutti i modi di avvelenare il clima di reciproco rispetto.

Autore: Reinhard Christanell

Il concorso “la sposa d’Italia”: Tebe e Massimina protagoniste a Merano

Il concorso “la sposa d’Italia” vedeva giungere a Merano le diciotto finaliste che a Merano sarebbero selezionate per la vittoria, ma di loro solo una avrebbe vinto il concorso. Chi erano le donne che venivano segnalate per partecipare con le loro storie di vita al concorso? Nel 1958, ad esempio, si presentarono a Merano le diciotto vincitrici delle selezioni regionali e da subito i giornali fissarono la propria attenzione su due di quelle donne, narrandone ai lettori le loro due storie.

La prima protagonista si chiamava Massimina Lavarini in Borghetti e viveva a Borghetto all’Adige, a sud di Trento: “Spinge i traghetti lungo il fiume sostituendo nella fatica il marito, minato da una malattia contratta in guerra quando aveva combattuto in Africa”. 

Come troppo spesso accadde ai soldati che combatterono per l’Italia, non potendo contare su una documentazione adeguata perché dispersa, non poté mai usufruire di una pensione o di un indennizzo. 

Dopo aver cercato a lungo un lavoro, trovò un impiego totalmente inadatto alle sue condizioni fisiche: il traghettatore. Per anni spinse la pesante chiatta carica di passeggeri, carri e trattori ma un giorno la broncopolmonite lo costrinse per molti mesi a letto. 

Lo stipendio era però indispensabile per tirare avanti e Massimina decise di sostituire il marito, finendo però con l’ammalarsi anche lei. Guarito dalla polmonite, il marito riprese a lavorare sulla chiatta ma di lì a poco ebbe un infarto e nuovamente Massimina lo sostituì, ma vedendo che la donna piccola e gracile non ce la faceva, il Comune la esonerò: era la fame.

Ancora una volta Massimina seppe però trovare la forza di andare avanti, di guardare al futuro per se stessa, per il marito e per i figli: passò a fare le pulizie in un albergo e mantenne così la famiglia. 

La seconda protagonista si chiamava invece Tebe Dazzi in Ciardi e viveva a Camogli, nel Levante ligure. 

La sua odissea era legata a quella del marito alpino che, reduce dalla disastrosa guerra sul fronte italo-francese, era rientrato in Liguria con i piedi congelati. Richiamato nel 1942, fu mandato a Zara. Dopo l’8 settembre del ’43 si trovò fra due fuochi: i soldati nazisti da un lato, i partigiani di Tito dall’altro. 

Tebe, preoccupata per le sorti del giovane, decise di andarlo a cercare a Zara e, rischiando ogni momento la propria vita, lo trovò nascosto. Tebe camminò col marito sulle spalle per chilometri nei boschi onde evitare tanto i posti di blocco nazisti quanto i partigiani titini. Il marito la pregava di abbandonarlo e di mettersi in salvo ma Tebe proseguiva la sua strada col pesante fardello sulla schiena. 

Al rientro in Liguria all’uomo vennero amputate entrambe le gambe. 

“Tebe continua a prendere amorevolmente in braccio il marito per portarlo dal letto alla poltrona, dove scrive a macchina per guadagnarsi da vivere”.

Nel giorno clou v’era molta attesa per scoprire quali delle tante storie era stata scelta per il primo premio dalla severa giuria, insediata all’Hotel Bristol; alle 11, infatti, sarebbe stata proclamata la vincitrice ed in serata avrebbe avuto luogo un gran galà in onore delle premiate. 

Il quotidiano Alto Adige scriveva per i suoi lettori come, la sera prima, si fossero svolte le presentazioni delle singole storie e delle loro protagoniste: “Timide, impacciate, con un sorriso appena accennato, le partecipanti di questo concorso sono state presentate ieri sera sotto i fasci dei riflettori della Tv, dei cinegiornali, e i flash accecanti dei fotografi, alla giuria nazionale ed alla stampa. Le loro vicende sono lo specchio di migliaia e migliaia di casi nell’Italia del dopoguerra”.

Al gran galà presero parte coppie celebri, come ad esempio Federico Fellini e la Masina, per porgere alle spose un saluto augurale. Il giornale del 20 ottobre titolava: Eletta Tebe Ciardi che portò a spalle il marito da Zara a Fiume. Il secondo premio andò invece a Massimina di Borghetto.

Così Merano assistette a questo piccolo miracolo della ditta Necchi, che fu in grado coi suoi premi di ridare speranza a qualche famiglia che non aveva avuto né facilitazioni né sconti nello strano computo tenuto dal destino.

Autrice: Rosanna Pruccoli