Un cubo, per uscire dal ritiro sociale 

“Dentro il Mio Cubo” è un’iniziativa organizzata dal progetto “Invisibili”, in collaborazione con Fondazione Museion di Bolzano, e si preoccupa di sensibilizzare e promuovere la consapevolezza sulla salute mentale, concentrandosi in particolare sul tema dell’isolamento. 

Il progetto consiste nella rielaborazione del tema attraverso l’arte. I ragazzi che frequentano l’atelier di Arte e Arteterapia del progetto “Invisibili”, dell’associazione “La Strada-der Weg”, insieme ad alcuni studenti interessati, verranno coinvolti nella realizzazione di opere d’arte sotto la guida di esperti esterni che collaborano all’iniziativa. 

Le opere realizzate verranno esposte all’interno del Cubo Garutti, o Piccolo Museion, situato in via Sassari 17b, offrendo uno spazio di riflessione sulla tematica. 

Grazie alla collaborazione con l’associazione Hikikomori Italia, “Dentro il Mio Cubo” si propone di coinvolgere i ragazzi in ritiro sociale, offrendo loro la possibilità di condividere le proprie opere. 

La mostra verrà inaugurata il 16 maggio e sarà possibile visitarla fino al 31 maggio. In questo periodo di tempo verranno invitate scuole e centri giovanili per condividere il senso di queste opere. Le classi potranno in seguito elaborare un tema o un aforisma che verrà raccolto e che darà l’idea per un futuro murales nella città di Bolzano. 

“Dentro il Mio Cubo” dimostra come l’arte possa essere utilizzata come mezzo di espressione e sensibilizzazione su tematiche importanti come il ritiro sociale. 

Autrice: Sanaa El Abidi COOLtour

Donarte, un’esperienza piena di significato

Più di un anno fa nasce DonArte, un progetto promosso da Admo Alto Adige Südtirol Ets (Associazione Donatori Midollo Osseo), che fonde l’arte e il dono in un’esperienza davvero importante e originale. 

L’obiettivo principale di DonArte è quello di avvicinare i giovani al mondo del dono e dell’arte attraverso una mostra che vede i ragazzi come protagonisti. Questo evento non si limita ad essere una semplice esposizione di opere artistiche, ma rappresenta un’opportunità per i visitatori di riflettere sul significato profondo della condivisione, della bellezza e della solidarietà. 

La mostra è stata concepita per dare spazio a numerosi artisti e, quest’anno, con la sua seconda edizione, molti di essi sono talentuosi ragazzi provenienti da diverse realtà. Sono stati coinvolti ragazze e ragazzi della realtà giovanile Cooltour-Artemisia, la classe 4D di indirizzo artistico del Liceo Pascoli, ma anche Francesca Tomasi e Daniela Colle dell’Associazione degli Artisti della Provincia Autonoma di Bolzano.  

Gli artisti provenienti da queste realtà sono stati invitati ad interpretare un testo contenente undici parole legate al concetto del dono, creando così un percorso all’interno della Galleria Civica di Bolzano, in Piazza Domenicani 18, che accompagna i visitatori dal buio alla luce attraverso parole quali tempo, speranza, bisogno, dono, altro, scelta, rinascita, vita e bellezza.

DonArte cerca di dimostrare che l’arte, in tutte le sue forme, è un potente strumento per trasmettere messaggi importanti e per favorire un cambiamento verso una società più solidale e consapevole. “Nel mondo c’è tanta bellezza e tenerla per sé non serve a nulla. L’unico modo perché la bellezza possa avere valore è condividerla”, afferma Emanuela Imprescia, presidentessa di ADMO Alto Adige Südtirol. 

L’inaugurazione della seconda edizione di DonArte si terrà il 6 maggio alle ore 18 presso la Galleria Civica di Bolzano, e la mostra sarà aperta al pubblico fino al 18 maggio. Oltre all’esposizione sono stati organizzati diversi eventi collaterali all’interno della Galleria come: una lettura di poesie il 6 maggio, una “Tavola rotonda” con gli artisti di DonArte il 13 maggio e un evento musicale il 17 maggio per portare l’attenzione della cittadinanza su temi importanti come la donazione. 

La prima edizione della manifestazione, l’anno scorso, ha ottenuto un grande successo per quanto riguarda la partecipazione e l’affluenza delle persone.

Autrice: Sanaa El Abidi COOLtour

Far volare la mente

Qui Intervista a Massimo Nardin, dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, originario di Salorno lavora a Roma come docente universitario, sceneggiatore, regista, giornalista pubblicista e critico cinematografico.

Il mio momento più felice.

Quando le persone mi cercano perché si fidano di me.

Da bambino sognavo di diventare…

Un costruttore di mondi virtuali (complici probabilmente i mattoncini colorati con cui giocavo per ore).

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Suonare in una rock band. 

La mia occupazione preferita.

Ragionare sulle cose e far volare la mente.

Non sopporto…

La disarmonia.

Per un giorno vorrei essere…

Una creatura degli abissi.

Nel mio frigo non manca mai…

Una mela. Mi piace fredda, dolce e croccante.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che…

sono riuscito a rimanere sveglio cinquantasei ore per terminare la correzione delle bozze del mio primo libro.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Imbottigliato nel traffico capitolino.

La prima cosa che faccio al mattino.

Apro gli occhi.

Il mio film preferito. 

“Stalker” di Andrej Tarkovskij.

I miei attori preferiti.

Attrice: Mia Goth. Attore: Ugo Tognazzi.

Il superpotere che vorrei avere.

Viaggiare nel tempo. 

Il mio sogno ricorrente.

Mi trovo in abitazioni a me note e scopro con stupore porte che conducono in altre stanze mai viste, tante, luminose e accoglienti, un labirinto inatteso la cui esistenza mi sembra subito impossibile e ovvia insieme.

La disgrazia più grande.

Non vivere pienamente la propria vita.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

Di Bolzano l’ordine, di Roma il disordine. 

Il mio motto. 

Non c’è un male che non sia un bene.

La massima stravaganza della mia vita.

Ignorare le mode.

Del mio aspetto non mi piace…

La goffaggine quando non sono a mio agio.

Plastic free a Maria Assunta

Per il secondo anno consecutivo, l’associazione Plastic Free Meran/o assieme al Comitato di quartiere Maria Assunta hanno organizzato una raccolta di rifiuti. Il risultato è impressionante: tre gruppi, per un totale di 20 persone, hanno raccolto circa 70 chili di immondizie, compresa una pentola, un ferro da stiro, un braccio dell’aspirapolvere e ben 600 grammi di mozziconi.

Meringata al limone

Ingerdienti

Per la pasta frolla
(stampo da crostata da 24 cm con fondo amovibile)
200 g farina 00
100 g burro
100 g zucchero
1 uovo (media grandezza)
scorza di mezzo limone
1 pizzico sale

Per il Lemon Curd
3 limoni (scorza e succo)
200 g zucchero
100 g burro
30 g amido di mais (maizena)
3 uova (medie)
1 tuorlo

Per la meringa italiana
125 g albumi 200 g zucchero
50 g acqua

Vi serviranno inoltre…
500 g di fagioli
1 Cannello o caramellatore
1 Termometro da cucina
1 bocchetta Saint Honorè nel sac à poche

Preparazione

Il guscio di pasta frolla

In una ciotola capiente, mettete la farina setacciata a fontana e il burro a pezzetti. Fate sciogliere il burro tra le dita delle mani insieme alla farina. Poi unite lo zucchero, il pizzico di sale, la scorza di mezzo limone e l’uovo. Lavorate gli ingredienti prima con una forchetta, poi impastate a mano, prima nella ciotola poi sul piano di lavoro, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Formate un panetto e avvolgetelo con della pellicola trasparente e ponetelo in frigorifero per 30 minuti, prima del suo utilizzo.
Accendete il forno a 170°C (statico).
Trascorso il tempo, imburrate e infarinate uno stampo da crostata da 24 cm. Stendete la pasta frolla tra due fogli di carta da forno leggermente infarinati, e trasferite la frolla sopra lo stampo. Fate aderire bene i bordi e portate la pasta dei bordi in eccesso verso il basso in modo da inspessire i bordi. Bucherellate tutta la superficie con i rebbi di una forchetta.
Adagiate lo stampo con la frolla in frigorifero per 30 minuti.
Passato il tempo, coprite la base con un disco di carta da forno, ricoprite con i legumi secchi (tipo i fagioli) e infornate nel forno statico preriscaldato a 170°C per 15 minuti. Poi togliete la carta da forno e i legumi e lasciate cucinare “scoperta” a 160°C per altri 15 minuti.
Sfornate e fate raffreddare all’interno dello stampo. In seguito trasferite la base sul piatto da portata.

Il Lemon Curd: la crema

Grattugiate la scorza dei limoni e spremete il succo. Versate in una ciotolina e aggiungete la maizena setacciata al succo e mescolate bene, in modo che non vi siano grumi,
In un pentolino, adagiate il burro a pezzetti e fatelo fondere a bagnomaria, a fuoco dolce, girando ogni tanto. Aggiungete lo zucchero e continuate a mescolare.
Unite quindi il succo di limone con la maizena, le uova e il tuorlo sbattuti insieme con una forchetta e la scorza di limone grattugiata.
Lasciate intiepidire a temperatura ambiente e poi versate il Lemon curd nel guscio di pasta frolla.
Livellate la superficie con una spatola, per distribuire la crema in modo omogeneo, e lasciate raffreddare completamente la vostra Meringata al limone in frigo per almeno 4 ore (o tutta la notte). Potete coprire la superficie con pellicola trasparente.

La Meringa

Pesate gli albumi e montateli a velocità bassa con 25 g di zucchero con le fruste elettriche.
In un pentolino unite l’acqua e 175 g di zucchero. Portate a bollore a fuoco medio/alto. Quando il composto avrà raggiunto i 118 °C alzate al massimo la velocità delle fruste che montano gli albumi.
Attendete che lo sciroppo raggiunga i 121°C, spegnete il fuoco, e versatene velocemente metà sopra negli albumi, poi il resto a filo, sempre continuando a montare. Continuate a montare gli albumi per 10 minuti, fino ad ottenere una crema soda e in modo che il composto si raffreddi completamente.

Fase finale

Inserite la meringa in un sac à poche con bocchetta Saint Honorè (o quella che preferite), in modo da creare questa decorazione “fluffosa” ad onda, come fosse un pizzo.
Partite dall’esterno fino all’interno, in modo da ricoprire tutta la superficie..
Fiammeggiate la meringa con un cannello, in maniera che tutte le ondine create si “bruciacchino” un pochino. Se non avete il cannello, potete mettere la Torta per 2-3 minuti in forno sotto al grill.
Mettete tutto in frigo fino al momento di servire.

Conservazione

La Torta Meringata al limone si conserva in frigorifero per 3 giorni. Si sconsiglia il congelamento.
Vi consiglio di dividere la preparazione della Lemon Meringue Pie in 2 giorni. Il giorno prima preparate la pasta frolla e la crema al limone e farcite la base cotta con la crema. Mettete in frigorifero tutta la notte. Il giorno dopo, preparate la meringa e decorate la superficie. Mettete in frigorifero fino al momento di servire.
Se non avete il caramellatore, fate cuocere la meringata al limone sotto al grill per 2-3 minuti, finché vedrete la superficie dorarsi leggermente. L’effetto è diverso, ma è un’ottima alternativa.

Il campione paralimpicoscala l’Everest… a Mezzocorona

A volte basta davvero un attimo perché una vita cambi, nel bene o nel male; e nel caso dell’atleta paralimpico Alessandro Colombo è chiaro che dal suo dramma personale ne è scaturita una forza di volontà non indifferente, che può essere portata ad esempio per chi ha avuto la sua stessa sventura. Al termine di 24 ore di gara l’atleta, lombardo di origine ma da anni residente a Salorno, ha concluso l’Everesting Challenge, ripetendo 14 volte la salita tra la stazione a valle e quella a monte a Mezzocorona sino a coprire un dislivello di 8.840 metri.

Era una giornata qualsiasi del lontano 1997 quando un’incidente in moto in paese – “banalissimo”, come lo ha definito lui – ha scombinato la vita di Alessandro Colombo. “L’incidente mi ha distrutto parte della gamba, avevo un ginocchio disarticolato e mi si è procurata una sindrome compartimentale: ho dovuto subire la sub amputazione della gamba sinistra che è stata riattaccata, ma è rimasta gravemente menomata, con paralisi e deficit neurosensoriali”.

Lo sport come prima terapia
Per ritornare ad avere una buona forma fisica si è dedicato al ciclismo, ed è andata bene, tanto che in breve è entrato a far parte della nazionale paralimpica collezionando successi, fra cui le due corse a tappe nel 2009 e nel 2010 a Vuelta Chiapas, in Messico: “Era un po’ un esperimento per vedere se il disabile sopravviveva – scherza – c’erano tre professionisti, due dilettanti e un’atleta amputato”.

Dopo vent’anni iniziano i problemi gravi
Per vent’anni la qualità della sua vita è stata molto buona, poi cinque anni fa sono sorti alcuni gravi problemi: “La gamba non reagiva bene alle terapie farmacologiche e il dolore non mi lasciava mai, soprattutto quando venivo toccato, urtato o se appoggiavo il piede.
Così mi sono rivolto ad un’equipe di medici di Bressanone guidata dal dottor Alexander Gardetto, che hanno messo in pratica una tecnica innovativa che si chiama Tsr Tagreted Sensory Reinnervation: “È stato l’unico chirurgo che ha capito come stavo anche intimamente, umanamente – spiega – Così mi sono affidato a lui per l’amputazione che è stata completata attraverso un innesto di nervi eliminando completamente la sofferenza”.

“Dopo l’amputazione ho deciso di affrontare questa sfida:
mi sono allenato per oltre un anno e mezzo. Sono tornato a fare sport, ad andare in bicicletta, a praticare il triathlon”

La volontà di far conoscere la cura
“Dissi ad Alex che dovevamo fare qualcosa per far sapere che questa possibilità esiste, e che potrebbe rappresentare una via d’uscita per le persone che hanno avuto il mio stesso problema”. Ed è qui che è nata l’idea di #Tagliato per vivere: “È un progetto medico/scientifico e sociale che ha lo scopo di divulgare la tecnica chirurgica, organizzare formazione e sensibilizzare la politica locale affinché la procedura venga inserita nelle prestazioni a carico del Servizio sanitario – continua – l’amputazione era un impegno di rinascita con me stesso ma anche per chi vuole trovare una soluzione a un problema simile”.
E partecipare all’Everesting Challenge è servito a dimostrare il successo dell’intervento; supportato dal Cerism di Rovereto, dal dottor Giulio Sergio Roi e dal dottor Giorgio Perruco, Colombo ha portato avanti un duro quanto faticoso allenamento: “Mi sono allenato per oltre un anno e mezzo. Sono tornato a fare sport, ad andare in bicicletta, a praticare delle gare di triathlon”.

Una lotta con se stessi e ora il riposo
Così, lo scorso 7 aprile alle 5.53 il nome di Alessandro è entrato nel Guinnes dei primati per aver ripetuto 14 volte la salita tra la stazione a Valle e quella a Monte a Mezzocorona sino a coprire un dislivello di 8.840 metri. Un’impresa frutto del lavoro di squadra, un traguardo dedicato alla propria famiglia. “Mi sono trovato a combattere con le mie emozioni. Ho avuto dei crolli, ma non potevo mollare. Adesso mi concederò un po’ di riposo. Poi riprenderò gradualmente a fare sport”.

Autore: Daniele Bebber

La passione dei radioamatori

Molti di noi avranno sentito nominare i radioamatori, ma quanti sanno chi sono e cosa fanno? Per rispondere a queste domande abbiamo incontrato Marco Tienghi, presidente della sezione bolzanina dell’associazione che riunisce tutti i radioamatori italiani.

150 anni fa nasceva Guglielmo Marconi, il padre della radiotrasmissione, il primo a riuscire a dimostrare la fattibilità dell’invio di un segnale attraverso le onde radio. Da allora il mondo è cambiato, ma la tecnologia da lui inventata continua ad essere centrale, soprattutto quando la reti tradizionali di comunicazione collassano.
Vi siete mai chiesti chi siano i radioamatori? Stando alla enciclopedia libera Wikipedia, il radioamatore è uno sperimentatore del mezzo radio e delle radiocomunicazioni intese nella più ampia accezione del termine. L’attività radioamatoriale viene classificata a livello internazionale come un servizio e prevede quindi diritti e doveri ben precisi.
Abbiamo deciso quindi di contattare la sezione di Bolzano della Associazione Radioamatori italiani (www.aribz.it), nella persona del suo presidente Marco Tienghi. Fondata nel 1946, con 50 iscritti è la sezione è la più grande in provincia (ci sono anche Merano e Brunico).

L’INTERVISTA
Chi sono i radioamatori?
I radioamatori sono degli appassionati della tecnica delle comunicazioni via radio che si dedicano allo studio dei vari fenomeni connessi con le onde radio. Poi è chiaro che una volta che uno studia e impara ad utilizzare al meglio le proprie apparecchiature, acquistate, ma in molti casi anche costruite autonomamente, poi si dedica anche ad utilizzarle. Qui i collegamenti possono essere locali o finanche con l’altra parte del mondo, persino oltre la curvatura terrestre, sfruttando la ionosfera, la riflessione sulla luna, o qualche satellite… Le possibilità sono molteplici.

Spesso nella vita di tutti i giorni si tende a confondere CB e radioamatori.
Diciamo che ci sono diversi tipi di appassionati. Per esempio ci sono anche quelli che si dedicano solamente all’ascolto, i cosiddetti SWL, acronimo per Short Wave Listeners (ascoltatori su onde corte, ndr). Oppure i CB, le cui apparecchiature si trovano in negozio e sono limitate a certe frequenze che non possono essere cambiate.
Quando si parla di radioamatori solitamente si parla di persone con competenza tecnica cui piace trasmettere, e vedere quanto distante riesce ad arrivare il proprio segnale. Insomma: dove e come si riesce a farsi sentire. Ma anche qui ci sono tanti modi per farlo: parlando, quindi in fonia, oppure in telegrafia, che può sembrare un modo forse arcaico, sicuramente antico, ma in realtà ancora oggi molto molto efficace. Pensi che quest’anno ricorre il 150° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi. L’invenzione della telegrafia senza fili attraverso le onde radio gli valse il Premio Nobel per la fisica nel 1909 e sono diverse le istituzioni che si stanno dando da fare per far riconoscere la telegrafia come patrimonio immateriale UNESCO. Quello che distingue il radioamatore dalle altre categorie sono le competenze tecniche certificate che gli permettono di arrivare a costruirsi gli apparati. Gli viene inoltre data libertà nel loro utilizzo su più frequenze, con più bande e più potenza. Ognuna di queste bande ha caratteristiche particolari di comportamento, caratteristiche fisiche che le rendono per esempio adatte a collegamenti a lunga distanza oppure a collegamenti locali. Per cui lo studio, la curiosità, è proprio per anche andare a capire e a imparare come si comportano, ad esempio le onde a diverse frequenze, a diverse ore del giorno o della notte, e in diverse condizioni della ionosfera. Tutto ciò non toglie che ci possa essere la fase in cui il radioamatore abbia voglia di mettersi comodo a fare le sue quattro chiacchiere con radioamatori vicini. Questo per dire che non è che siamo sempre a studiare dalla mattina alla sera!

E c’è bisogno di una autorizzazione specifica?
Il radioamatore per fare le sue attività deve sottoporsi a un esame del ministero preposto, che ne certifica le competenze tecniche e la conoscenza delle normative. Sostenuto questo esame, si consegue la Patente di Operatore di stazione del Radioamatore, dopo di che con quella è possibile richiedere il nominativo e l’autorizzazione generale che ti abilita all’utilizzo delle apparecchiature e ad utilizzare le frequenze che a livello internazionale sono state riservate per l’uso e la sperimentazione da parte dei radioamatori.
C’è una dotazione base per diventare radioamatori?
Può essere anche minimale. Se qualcuno ha capacità di saldare qualche componente elettronico, con pochi euro è in grado di costruire un ricetrasmettitore funzionante che ti permette di coprire anche tutto il nord Italia. Un piccolo microfono, un altoparlantino, non serve molto altro. La cosa che serve sempre, e che causa gioie e dolori, è l’antenna, che deve essere posizionata preferibilmente in alto (aggiungo che non tutti sono contenti di vederla sui tetti delle case).

C’è una età consigliata per iniziare a fare il radioamatore?
Assolutamente non ci sono limiti di età; non bisogna essere giovani, ma noi speriamo sempre che arrivino tanti giovani, cerchiamo di fare attività di informazione con le scuole o con altre associazioni per promuovere la nostra passione, cercando di incuriosire. Poi la curiosità ci può essere ad ogni età. Molti dei nostri soci sono anche molto avanti con gli anni, alcuni sono ultraottantenni. Pensi che abbiamo un socio iscritto ininterrottamente da più di 70 anni e che ha ben 92 anni di età. Si tratta di Franco Miori, la sua sigla come radioamatore IN3ZMY.

Cosa implica una sigla?
La sigla in realtà è la targa del radioamatore. Una volta conseguita la patente, il Ministero gli assegna un nominativo che lo identifica, quindi nel nostro caso si inizia con la “I” di Italia. Poi un numero che di solito identifica la zona. Per esempio nella nostra zona, il 3 indica il Triveneto. E l’ultima parte, le ultime tre lettere, sono quelle che identificano la persona… è in questo senso che dico che la sigla è un po’ come una targa per il radioamatore.

“I radioamatori sono degli appassionati della tecnica delle comunicazioni che si dedicano allo studio dei vari fenomeni connessi con le onde radio”

I radioamatori possono anche avere un ruolo nell’affrontare le calamità naturali?
A partire dal terremoto del Friuli i radioamatori sono diventati più conosciuti. Di norma vengono chiamati quando le reti di comunicazione ordinarie per qualche motivo collassano. È successo anche recentemente in occasione delle alluvioni in Emilia Romagna e dopo i terremoti a L’Aquila. Ogni mese noi stessi da Bolzano facciamo una prova radio di protezione civile. Viene chiamata la “prova di sintonia” tra prefetture, per cui dei nostri operatori si recano al Commissariato del Governo, dove è presente una stazione fissa, per collegarci alle altre prefetture di tutta Italia: Sicilia, Sardegna, Piemonte. Oppure anche con la sede del Ministero dell’Interno a Roma. Alle volte vengono coinvolte anche delle unità navali.

Ci sono ricorrenze particolari in questo periodo?
A livello locale, la sezione cugina di Trento festeggia i 90 anni della Fondazione. E noi tra un paio d’anni festeggeremo gli 80 della sezione ARI di Bolzano. Per cui questo momentaneamente prende un po’ il sopravvento il livello locale rispetto alla giornata mondiale dei radioamatori che è il 18 aprile ed è la ricorrenza della fondazione della IARU, cioè l’International Amateur Radio Union, l’Unione Internazionale dei Radioamatori, che è stata il 18 aprile del 1925. Quindi l’anno prossimo saranno i 100 anni della Fondazione e lì sarà probabile qualche iniziativa in più.

Autore: Till Antonio Mola