Viaggio fra gli archivi della città

Sono il testimone silenzioso della storia, un registratore che annota i particolari degli eventi, delle giornate, di ciò che si possiede, sono la memoria di un paese: la quinta edizione delle Giornate europee del patrimonio sarà dedicata agli archivi della città, che dal  16 al 26 novembre verranno eccezionalmente aperti a tutta la cittadinanza.

“Gli archivi esistono in tutto il mondo e in tutte le culture. Non di rado vengono anche definiti la memoria della società, perché conservano e salvaguardano un patrimonio culturale insostituibile che è stato tramandato di generazione in generazione. Rendendo accessibili vecchi documenti, mappe o lettere, non solo si documentano azioni e decisioni, ma si conserva anche la memoria. Svolgono un compito sociale straordinariamente importante, conservando per i posteri la conoscenza della società”, scrivono gli organizzatori della edizione 2023 delle Giornate europee del patrimonio nella brouchure stampata per l’occasione. È il quinto anno consecutivo che la città partecipa all’iniziativa, e quest’anno l’assessorato alla cultura collabora con il Palais Mamming Museum e – appunto – l’Archivio storico.
Saranno dieci giorni in cui gli archivi storici apriranno le loro porte, ma non solo: verranno presentati infatti anche fondi meno conosciuti quali il catasto degli alberi, l’archivio parrocchiale, il fondo dei costumi con biblioteca del teatro comunale, l’archivio degli spartiti dell’azienda di soggiorno, l’archivio dei libri d’artista per bambini Ópla nonché documenti, testimonianze e dipinti dell’ippodromo. Una serie di incontri ed iniziative a ingresso libero.

Il catasto degli alberi  e delle note musicali

Il primo appuntamento è stato fissato per giovedì 16 novembre alle ore 18 in Biblioteca civica in via delle Corse 1: Niccolò Fornasini, tecnico della Giardineria comunale, mostrerà ai cittadini l’attuale banca dati e catasto degli alberi pubblici di Merano, offrendo al contempo l‘opportunità di presentare le innovazioni tecnologiche e progetti futuri per il verde urbano. 

Da venerdì 17 a domenica 26 novembre nelle sale meeting 1 e 2 del Kurhaus resterà aperta una mostra particolare,  quella dell’archivio musicale cittadino. L’archivio degli spartiti raccoglie circa 7.500 opere di musica classica e moderna ed è anche il lascito di una delle istituzioni musicali più storiche della città, l’Orchestra del Kurhaus di Merano.  L’esposizione, curata da Karl T. Kogler ed Elfriede Hallama, resterà aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 14, sabato e domenica dalle 10 alle 16. Inaugurazione ufficiale sarà venerdì 17 alle ore 17.

L’archivio storico e quello parrocchiale

Sabato 18 e domenica 19  presso l’archivio storico in vicolo Passiria 7 si potranno varcare le porte dell’archivio storico e scoprire i suoi tesori: un’ampia varietà di documenti, tra cui l’ordinamento civico del 1317. Le visite guidate sono previste in entrambi i giorni: alle 11 e alle 16 con Eugenio Valentini (archivio storico) ed Elmar Gobbi (Palais Mamming) in italiano, e alle 10 e alle 15 con Markus Gamper (archivio storico) in tedesco. È necessaria l’iscrizione (cultura@comune.merano.bz.it, o via telefono al numero 0473 250211).

Sabato sarà anche possibile visitare l’Archivio parrocchiale del Duomo e scoprire un libro matricola.

I costumi e i libri  del Teatro Puccini

Il Teatro Puccini di Merano dispone di un vero “archivio tessile”: il fondo costumi conta più di 800 costumi di scena storici, e i  pezzi più pregiati risalgono agli anni tra il 1900 e il 1915, e la biblioteca è dotata di oltre 18.000 volumi che custodiscono alcune curiosità della cultura teatrale e musicale fin de siècle. Sabato 18 e domenica 19 novembre presso il teatro sono previste visite guidate: alle 10 e alle 14 con Patrick Rina (giornalista), Veronika Rieder (storica) e Sabine Hillebrand (fondo costumi) in tedesco; alle 11.15 e alle 15.15 in italiano. È necessaria l’iscrizione (cultura@comune.merano.bz.it oppure 0473 250211).

Opla, il libro d’artista per i bambini

Ópla è un archivio che dal 1997 ricerca e custodisce un vastissimo patrimonio di libri realizzati da artisti per bambini, e sabato 18, presso il Centro per la Cultura in via Cavour 1, lo si potrà scoprire. Sono previste diverse visite guidate alla collezione: alle 16 con Sonja Pircher (direttrice della biblioteca civica) in tedesco, alle 15 in italiano con Ilaria Degasperi (biblioteca civica); tra le 17 e le 19 è previsto l’accesso libero all’archivio, e per le ore 15 è stato organizzato un laboratorio per i bambini dai 5 agli 8 anni il cui focus sarà sulla reinterpretazione della fiaba nel libro d’artista per bambini. È necessaria l’iscrizione (cultura@comune.merano.bz.it, 0473 250211).

Borgo Andreina  e l’ippodromo

Sabato 18 e domenica 19, infine, ci si recherà all’ippodromo di Maia per una mostra particolare: saranno esposti manifesti, libri, riviste e dipinti dei vincitori del Gran Premio del passato e per conoscere meglio le personalità che hanno contribuito allo sviluppo dell’ippica. Visite guidate in tedesco alle 15.15 con Leo Haller e in italiano alle 14.30 con Carla Zanfrà. È necessaria l’iscrizione.

Autore: Luca Masiello

Concretezza

Le elezioni provinciali hanno avuto luogo e ora le aspettative da parte dei cittadini in parte coincidono e in parte differiscono rispetto a quelle che si erano osservate prima del voto.
Al nuovo consiglio provinciale spetta oggi innanzitutto il compito di rilanciare la sua credibilità, soprattutto al cospetto di coloro che hanno scelto di non votare. In sintesi, tra le principali motivazioni addotte da coloro che hanno disertato le urne, stando alle interviste fatte per strada, c’erano le seguenti motivazioni: “sono tutti uguali e sono incapaci di risolvere i problemi”, “fanno solo i loro interessi”, “non fanno altro che litigare”, “sono bravi solo a fare opposizione perché governare è un’altra cosa”. I politici dunque ora dovrebbero sapere bene cosa devono fare, per tentare in questa fase e nei successivi cinque anni di legislatura, di convincere questi elettori di tornare al voto. Ci sono poi le aspettative di coloro che invece a votare ci sono andati eccome, e che lo hanno fatto da protagonisti, producendo una serie di cambiamenti senza precedenti rispetto alle consuetudini politiche della nostra terra. Qui il compito dei politici si fa, forse, ancora più impegnativo e cruciale. Fin d’ora tra gli eletti abbiamo scorto due distinti atteggiamenti di fondo: ci sono coloro che si candidano per andare a governare e quelli che fin d’ora affermano che staranno all’opposizione. Ma a bene vedere in questa tornata elettorale abbiamo registrato una presenza molto più significativa di formazioni politiche che si candidano a governare, complice la novità della non autosufficienza della SVP in termine di numeri in consiglio provinciale. E ciò è un bene, per fortuna.
I cittadini si aspettano in definitiva due cose da parte dei nuovi rappresentanti eletti e dalla prossima giunta provinciale. In primo luogo una visione e una progettualità in grado di intervenire in maniera costruttiva sui principali problemi concreti da risolvere e in secondo luogo un atteggiamento costruttivo volto a fare fronte comune rispetto alle difficili sfide da affrontare.
Le contrapposizioni del passato, etniche, linguistiche, destra – sinistra, ecc. lasciano il tempo che trovano. Come le scelte degli elettori stanno ampiamente a dimostrare.

Autore: Luca Sticcotti

Un congresso per i micologi

Si è tenuto nel cuore dell’Appennino parmense, dal 22 al 28 ottobre, il congresso dell’associazione europea JEC, acronimo di Journées européennes du Cortinaire, le giornate europee dei Cortinari. Fondata nel 1983, oggi JEC conta circa 180 membri, e si prefigge la promozione, il confronto e l’agevolazione dei contatti fra le organizzazioni scientifiche, le associazioni ed i micologi interessati allo studio del genere Cortinarius; cura inoltre la medesima rivista che viene recapitata ai soci una volta l’anno. L’alta Val di Taro è stata dunque il palcoscenico naturale del 40° raduno, tenutosi presso il seminario vescovile di Bedonia; si svolge annualmente in un paese europeo differente e richiama a sé un nutrito numero di micetologi e di studiosi. Ringrazio innanzitutto i miei compagni di viaggio dell’associazione micologica Bresadola di Bolzano Claudio Rossi, Giovanni Turrini, Daniele Ferri, Roberto Cipollone, Gianmario Delogu, e specialmente il Dr. Karl Kob e Maria Fresi per avermi invitato. Prima della partenza avevo sensazioni contrastanti, miste tra eccitazione e timore, ma che in brevissimo tempo si sono dissipate; le giornate, molto intense e a stretto contatto con la bellezza della natura, con l’ottimo cibo, le conferenze, le revisioni e con lo studio sono state piacevoli e ricche di nuovi incontri. Giunti nel pieno del foliage autunnale siamo rimasti ammaliati dai boschi appenninici, dai faggi ai carpini neri, dai cerri agli abeti bianchi, dai noccioli ai pini neri fino a quelli termofili di querce e castagni. Il meteo è stato decisamente sfavorevole, con giornate coperte, umide, molto piovose e a tratti di forte vento che hanno compromesso la crescita e quindi la raccolta, a conti fatti, di numerosi esemplari; a compensare questa penuria però sono state le stesse condizioni atmosferiche, perché chi ama anche la fotografia sa che sono tutti ingredienti che apportano all’immagine una certa poesia. Albareto, Gotra, Costa dei Rossi, Strela, Passo del Tomarlo, il Monte Molinatico, Porcigatone, la Riserva Naturale Generale di Ghirardi e la Riserva Naturale Oasi WWF sono state alcune mete delle escursioni dei vari gruppi. Mi ha colpito leggere sui cartelli stradali una certa vicinanza nelle distanze chilometriche, Sestri Levante 58Km, Chiavari 53km, dato che la terra natia della mia famiglia era proprio al di là del versante. Grazie alle guide ambientali escursionistiche e micologi Cinzia De Luca, Max Chiapponi, Doriana Borghi e Fabrizio Negri che ci hanno accompagnato nella macchia, a Don Lino, al Centro Studi per la Flora Mediterranea di Borgotaro, agli inossidabili micologi valtaresi Emidio Borghi e Giorgio Guasti, all’ottantenne micologo germanico Werner Jurkeit, esperto di Russole, che si reca ogni anno ai congressi in solitaria, a Thomas Kuyper, Augusto Calzada, Yngvar Cramer, Oswald Rohner, Vincenzo Marinetti, Luca e Giovanni Mistè, Brandrud Tor Erick, a Guenter Saar per le continue pungolature, e a tutti coloro che per motivi di spazio non posso elencare. Un ricordo affettuoso va a Karl Soop e a Francesco Bellù, che si sono portati avanti.

Autore: Donatello Vallotta

Strategie miopi rendono sterile l’autonomia

La grande frammentazione delle forze politiche nel nuovo Consiglio provinciale si accompagna allo squilibrio nella presenza dei gruppi linguistici. Potrebbe non essere un problema se lo Statuto non prevedesse che la composizione della Giunta “deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici quali sono rappresentati nel Consiglio”.

È compito delle istituzioni autonomistiche e di chi le governa fare in modo che i gruppi linguistici, in base ai quali è stata creata l’Autonomia, siano efficacemente rappresentati nel Consiglio provinciale. Altrimenti le norme che regolano la composizione della Giunta sono parole vuote e non se ne rispetta lo spirito originario.

La convivenza tra gruppi linguistici, culturali, religiosi o altro in un contesto democratico non può non fondarsi sulla partecipazione effettiva di tutti alla costruzione del bene comune. Del resto si tratta di un principio costituzionale: “È compito della Repubblica [nel nostro caso della Provincia ecc.] rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Invece negli ultimi decenni la classe dirigente provinciale ha lavorato da un lato alla separazione dei gruppi linguistici (divide et impera), dall’altro all’indebolimento del gruppo italiano e a un’assimilazione (politica) del gruppo ladino. Come partner di coalizione non sono state cercate le persone maggiormente rispondenti a una strategia di sviluppo virtuoso dell’autonomia, ma piuttosto chi sembrava non voler intralciare la spartizione della torta nelle dinamiche del “sistema Alto Adige”. Questa strategia politica però è miope e a lungo andare mina l’Autonomia alle fondamenta.

La debolezza politica del gruppo italiano è forse il maggior elemento di criticità del nuovo Consiglio provinciale, della maggioranza che ne uscirà e del futuro della stessa Autonomia.

Autore: Paolo Bill Valente

Uno scenario nuovo

Le recenti elezioni provinciali del 22 ottobre hanno aperto prospetive inedite per la politica altoatesina. Per la prima volta la giunta provinciale dovrà essere basata su una vera coalizione, composta da almeno tre partiti. Ne abbiamo parlato con il politologo nativo di Bronzolo Günther Pallaver.

A grandi linee i risultati del voto del 22 ottobre erano stati ampiamente previsti dai sondaggi ma,  lo sappiamo, una cosa è paventare nuovi scenari anche per forzare gli elettori nelle loro scelte dell’ultima ora, e un’altra è invece confrontarsi con il nuovo panorama  degli eletti in consiglio, prossimamente impegnati a dare un nuovo governo alla nostra provincia, 

Le novità sono molte, naturalmente tutte volute dagli elettori direttamente attraverso le loro scelte di voto oppure indirettamente attraverso la decisione di disertare le urne. Su tutte spicca un passaggio epocale, ovvero la necessità per la SVP di allearsi per la prima volta anche con un partito “di lingua tedesca”. è la fine di un’epoca, quella della rappresentanza esclusiva del gruppo linguistico (etnico) tedesco. Un vero e proprio cambio di paradigma per l’autonomia altoatesina.

L’INTERVISTA

Davvero è cambiato tutto, ora?

Direi di sì. Non c’è stata infatti solo la discesa della SVP più o meno al 35% dei consensi complessivi. La grande novità è che la Volskpartei non ha più l’esclusiva della rappresentanza dei gruppi linguistici tedesco e ladino. Oggi rappresenta infatti solo il 45% della “minoranza”; il restante 55% di elettori di madrelingua tedesca ha votato altri partiti. Ora la Stella Alpina a Roma, Vienna e Bruxelles non può più dire “noi rappresentiamo le minoranze linguistiche”. In secondo luogo, diretta conseguenza di questo, la SVP ha ora bisogno di un partito partner di giunta anche di lingua tedesca. è la prima volta questo accade dal 1948, si tratta davvero di un momento storico. In sostanza: la SVP non è più un “partito di raccolta”.

Si ragiona molto sull’emorragia di voti della SVP. Cos’è davvero successo al suo tradizionale elettorato?

Ha pesato molto la rissosità all’interno del partito tra le varie fazioni, che evidentemente all’elettorato non sono piaciute. Non sono riusciti a trovare un consenso tra le varie anime interne. La SVP era diventata il partito delle lobby dei contadini e degli albergatori. Ci sono poi tutta una serie di questioni politiche che sono rimaste irrisolte. Basti pensare alla questione del limite dei posti letto da mettere a disposizione per il turismo, oppure ai problemi legati all’urbanistica o alla gestione delle risorse energetiche. Si è poi verificata anche una certa discrepanza tra l’obiettivo della sostenibilità ambientale per il territorio indicata dal presidente Kompatscher come importante obiettivo da raggiungere, e quello che si è riusciti concretamente a realizzare. Il freno, com’è noto, è giunto appunto dalle lobby interne. C’è poi anche un altro aspetto, particolarmente interessante che va considerato. 

Quale?

La SVP è stata sempre il partito di grande successo, in grado di portare sicurezza alla minoranza grazie all’autonomia che tutti ci invidiano. L’autonomia è quindi diventata quasi… ovvia ed è venuto meno il collante etnico che alimentava il consenso del partito di raccolta. Il tradizionale appello all’unità perché la minoranza sarebbe sempre sotto attacco, in sostanza è stato superato dalla normalizzazione. E quindi ora gli elettori di lingua tedesca si sentono nelle condizioni di uscire dall’alveo della difesa rappresentato dalla SVP. Possiamo dire che la Volkspartei in qualche modo è vittima del successo da lei ottenuto. 

A questo proposito si parla molto degli “italiani” in consiglio provinciale e degli “italiani” in giunta. Le categorie etniche della politica quanto sono ancora attuali dopo questo voto?

Sì e no. Durante il voto sono meno attuali, ma poi quando si va alla formazione del governo ovviamente i gruppi esistono eccome. Lo vediamo dalle lacrime del gruppo italiano che è rappresentato da soli cinque consiglieri. In realtà è la seconda volta che questo succede, erano stati cinque già nelle elezioni del 2013. Ma in una democrazia consociativa, come quella di cui facciamo parte (* cfr box a fondo pagina) una delle logiche è l’inclusione massima di tutti i gruppi sociali e nel nostro specifico i gruppi linguistici. Dal punto di vista formale oggi puoi senz’altro dire che se in consiglio provinciale gli italiani sono cinque, poi in giunta ce ne sarà uno. Ma quell’uno andrà quindi a rappresenta solo una minima parte della popolazione di lingua italiana. E questo dal punto di vista politico diventa un problema. Questo meccanismo è uno dei motivi di quello che abbiamo chiamato disagio di italiani: mano a mano si sono sentiti sempre più estromessi. Certo che chi non va a votare… Basti vedere che nella maggior parte dei 116 comuni la percentuale di voto è stata più o meno dell’80%. A Bolzano, Merano e Laives, invece siamo andati sotto il 60%. La differenza è notevole. 

I prossimi passi sono l’insediamento del consiglio, l’elezione dell’ufficio di presidenza e poi le trattative per la giunta per le quali ci sono a disposizione 90 giorni. Cosa succederà? Quanto peseranno Roma e i risultati delle elezioni in Trentino?

La SVP è combattuta al suo interno. Ma per capire cosa succederà è utile partire da una serie di precondizioni. Innanzitutto per avere una maggioranza solida ci vogliono 19 consiglieri su 35, 18 sono pochi. 19 erano anche all’inizio della scorsa legislatura. Vanno rispettati poi la proporzionale etnica e la quota riservata alle donne. C’è poi anche la questione della vicinanza o distanza politica rispetto alla SVP. Nell’ultimo periodo Fratelli d’Italia ha assunto una posizione molto moderata su autonomia e proporzionale, con lo scopo di accreditarsi per entrare in giunta. Ma dal punto di vista ideologico sappiamo che a Roma nel partito ci sono ancora molti rappresentanti nostalgici del fascismo. Sta di fatto che nella SVP c’è un’ala conservatrice che vuole allearsi con Fratelli d’Italia per avere un collegamento con Roma, e un’altra metà che invece non lo vuole. Si parla anche dell’intenzione della Volkspartei di fare un sondaggio tra i suoi iscritti, prima di fare eventualmente questo passo. A mio avviso la Volkspartei non può poi fare una coalizione con un partito che vuole l’autodeterminazione al posto dell’autonomia, come Südtiroler Freiheit. Un’altra questione è la posizione o meno a favore dell’Europa sovranazionale oppure il sovranismo. Sappiamo che la Lega è un partito antieuropeo e che a questo proposito la Meloni è meno rigida. Poi: può la SVP fare un’alleanza con un partito come la Lega che ha appena aperto un contenzioso a livello europeo contro le limitazioni al traffico commerciale introdotte dall’Austria che, lo ricordiamo, è la potenza tutrice dei sudtirolesi? 
In definitiva: fare una coalizione con Fratelli d’Italia è difficile. Ma avere un contatto con Roma è importante e la SVP con le sue coalizioni ha sempre rispecchiato il governo nazionale, a parte il periodo di Berlusconi. Secondo me allora la Stella Alpina cercherà comunque di fare una coalizione con la Lega. Con questo partito ha già governato negli ultimi cinque anni e già allora nel programma di coalizione insieme avevano sottoscritto un preambolo a favore anche dell’Europa. Va poi detto che  Christian Bianchi è stato eletto nella lista della Lega, ma in realtà è un indipendente candidato in rappresentanza della sua lista civica Uniti per Laives. Bianchi è quindi autonomo e ha governato per anni in grande sintonia con la SVP a Laives. Poi la SVP ha bisogno di un partito tedesco e qui in pole position a mio avviso c’è il Team K. Il diciannovesimo consigliere potrebbe quindi essere Gennaccaro. 

Da queste elezioni Kompatscher come ne esce? C’è chi lo indica come corresponsabile della “sconfitta” e chi invece lo ritiene colui che è riuscito a contenere la perdita di consenso della SVP.

La SVP ha diminuito i consensi ma all’interno del suo partito Kompascher ne è uscito rafforzato. Nel 2018 il 57% dell’elettorato della SVP aveva dato la preferenza a Kompatscher, nel 2023 la percentuale è stata invece del 60%. Molti hanno detto di aver votato SVP, questa volta, “per dare man forte a Kompatscher”. E senza la ricandidatura di Kompatscher a Landeshauptmann probabilmente il partito avrebbe perso ancora di più. Inoltre ora in consiglio provinciale Kompatscher ha con sé la maggioranza del gruppo consigliare, cosa che prima non c’era. Invece molto  indebolita è la figura di Achammer, che secondo me prima o poi durante la legislatura verrà sostituito nel ruolo di Obmann del partito. Trovarne uno nuovo non sarà facile, a causa del compito davvero ingrato. Quindi forse potrà anche rimanere…

Sì, ma non più con le percentuali bulgare di consenso degli scorsi anni…

Eh già. E anche questo è un grande cambiamento.

Autore: Luca Sticcotti

La strada dedicata a Luigi Negrelli

Tra le vie delimitanti la Zona Artigianale di Bolzano, oltre a via Kravogl e via Galvani, vi è via Luigi Negrelli. Nato a Fiera di Primiero (TN) il 23 gennaio 1795, Luigi Negrelli mostrò presto di avere spiccate doti intellettuali; nel Ginnasio vescovile di Feltre si rivelarono le capacità nella progettazione del disegno. Con una borsa di studio poté continuare gli studi a Padova, Vicenza, Innsbruck. A ventuno anni divenne membro della Direzione distrettuale del Tirolo; si occupò con l’ingegnere Joseph Duile della regolazione del corso del Reno; intervenne anche per sistemare gli argini di Adige e Inn.   A Negrelli si deve anche la costruzione di tre chiese nel Vorarlberg. Nel 1835 fu incaricato dalla Svizzera di sovrintendere alla realizzazione della nuova rete stradale del Cantone San Gallo; si occupò anche di nuove strade montane, regolazione di torrenti, pianificazione della viabilità fluviale. Ebbe incarichi anche dal Cantone di Zurigo. A Negrelli si deve la prima ferrovia elvetica, Zurigo-Basilea. All’opera di Negrelli in campo ferroviario si affidò anche l’Austria. Fu chiamato anche in Prussia e nel Württemberg, ma anche nella Repubblica Ceca. Nel 1848,  trasferito a Verona, divenne Commissario imperiale per la ricostruzione e riorganizzazione di ferrovie, strade, ponti.  Fu nominato anche Direttore delle Pubbliche Costruzioni del Lombardo Veneto. Il Feldmaresciallo Radetzky intervenne  perché Negrelli potesse dedicarsi al progetto del Canale di Suez; dopo i vari tentativi da parte di egizi, romani, ottomani, il progetto di Negrelli, basato sugli studi scientifici partiti dal Settecento, fu  considerato a Parigi il migliore dalla “Commissione internazionale”; era migliore l’idea di un canale diretto fra Mediterraneo e Mar Rosso, senza chiuse e che sfruttava i lagni interni. I lavori iniziarono dopo la morte precoce, il 1° ottobre 1858, di Negrelli. Fu sepolto nel cimitero monumentale di Vienna.

Autore: Leone Sticcotti

Quando l’orto crea l’inclusività

I giovani protagonisti della propria comunità attraverso l’agricoltura: è lo scopo del progetto “Cultivate your culture” proposto da un membro del Gruppo Giovani Flowers Jugendgruppe Odv di Bronzolo-Vadena, che a novembre vedrà la sua fase conclusiva, almeno per il momento.

L’associazione Flowers – oggi “Gruppo Giovani Odv Flowers Jugendgruppe Eo”, nasce nell’ormai lontano gennaio del 1986 con lo scopo di offrire ai ragazzi delle comunità di Bronzolo e Vadena la possibilità di svolgere attività ludiche, culturali e educative per favorire lo sviluppo integrale della persona e renderla parte attiva della comunità.
Dal “Centro aperto” per trascorrere insieme il tempo ai lavori di gruppo, gite, feste e campeggi, sono tantissime e variegate le proposte che l’associazione ha promosso per i giovani fino ai 30 anni di età nel corso di tutti questi anni di attività. Fondamentale, all’interno del gruppo, è promuovere l’impegno dei giovani nell’essere parte attiva dei progetti che nascono e vengono sviluppati. E su questa scia, proprio dall’idea di uno dei giovani frequentatori dell’associazione, è nato il progetto “Cultivate your culture”, ufficialmente iniziato il 20 maggio di quest’anno e che si avvia, nel mese di novembre, ad una – prima – parte conclusiva.

Un luogo d’incontro per tutta la comunità
Si tratta di un progetto di agricoltura sociale che ha come obiettivo primario l’inclusione di tutti attraverso la creazione e la gestione di un orto inclusivo che divenga luogo di incontro e punto di ritrovo. Questo non solo per i giovani e non solo per le comunità di Bronzolo e Vadena, ma veramente per tutti, giovani e anziani, residenti e non, per poter tramandare i valori dell’associazionismo tra generazioni, persone e trasversalmente alle due culture italiana e tedesca (e non solo).
Nel concreto, il progetto ha visto due macrofasi: per prima cosa, chiunque desiderasse partecipare si è dato appuntamento ogni sabato mattina presso il maso Gerwies di Christoph Pizzini che, con le sue conoscenze e quelle del suo team, ha permesso al gruppo di apprendere le tecniche dell’agricoltura e le fondamentali nozioni teoriche per dare il via ai lavori.
Nella seconda fase si sono dovute naturalmente trasportare nel concreto le nozioni apprese dando vita all’orto sinergico situato in uno spazio tra i comuni di Bronzolo e Vadena, presso la rotonda dove si trovano le panchine del progetto Sente-Mente. La concretizzazione dell’orto si è potuta raggiungere anche grazie al supporto del Comune di Bronzolo.

“Negli ultimi cinque mesi
i partecipanti hanno seguito diversi corsi di agricoltura teorica
e pratica tenuti da esperti”

Dallo studio della terra alla cucina sana
Nel corso dei mesi di lavoro, non ci si è limitati a zappare e seminare: i partecipanti hanno seguito un corso di agricoltura sinergica (un metodo di coltivazione che promuove l’auto-fertilità del suolo) con la docente Anna Fanto. Nel mese di luglio, esperti della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica “Emilia Hazelip“ di Roma hanno quindi fornito un ulteriore corso base teorico che ha poi consentito di passare alla fase pratica a tutto tondo, realizzando ciò che ora è visibile a tutti. Durante i tanti giorni di lavoro, l’orto ha dimostrato di poter rappresentare davvero ciò che i giovani del gruppo si erano prefissati. Tantissimi sono stati gli interventi di persone di ogni genere e età, dai bambini alla signora anziana che ha deliziato tutti – e fornito energie per proseguire i lavori – con le sue polpettine alle ortiche. Molti sono gli aneddoti come questo che i partecipanti potrebbero raccontare, a dimostrazione che l’obiettivo è stato raggiunto. E mentre i terreni ingrigiscono, i protagonisti dell’orto non restano con le mani in mano: a metà novembre, a conclusione ufficiale – per il momento – del progetto, si terrà un workshop culinario con l’uso, dove possibile, dei prodotti dell’orto stesso. Obiettivi del workshop: sperimentare la creatività in cucina, trasformare i doni della terra, unire prodotti, sapori e culture, scoprire nuovi gusti e sapori sostenendo una cucina sana. Si tratta di obiettivi ambiziosi, che potranno essere raggiunnti con l’aiuto della chef Laura Tinti. Il workshop chiuderà il progetto per questo 2023, ma si può star certi che l’orto inclusivo del Gruppo Giovani Odv Flowers Jugendgruppe Eo riserverà sorprese anche per il prossimo anno.

Autrice: Raffaella Trimarchi