Il sogno di Elisabeth Oberrauch: un atelier nel bosco per gli artisti

Meranese, pittrice, illustratrice di libri per case editrici nazionali e internazionali, creatrice di libri d’artista e di preziosi oggetti di carta, nel corso degli anni Elisabeth Oberrauch è diventata una artista assai nota ed apprezzata a livello internazionale. Ora ha scelto di condividere l’esperienza creativa con altri artisti ma anche con dei musicisti, e così a partire dall’estate 2006 ha messo al servizio dell’arte “l’atelier nel bosco” a San Costantino dove ospita settimane di lavoro interdisciplinari. Sono già più di 100 gli artisti e musicisti che hanno potuto godere di questi soggiorni creativi. Mentre l’idilliaco bosco adiacente è andato arricchendosi delle istallazioni che scaturiscono dal dialogo artistico e che spesso nascono dalla sostanza stessa della foresta fatta di alberi, pietre, terra e che con la natura di questo ambiente sono in dialogo. Land art dunque di ampio respiro e di grande spessore. L’edizione appena conclusasi ha dato vita ad un nuovo percorso nel bosco.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Il groove in crescita della Jugendbigband Südtirol

Sono trascorsi dieci anni da quando Helga Plankensteiner, musicista, cantante, insegnante di musica tra le più note nel panorama jazzistico, ha avuto l’idea di mettere insieme una poliedrica formazione con le caratteristiche delle storiche big band a base di fiati. Diciamo subito che il nome del gruppo è riduttivo rispetto a quello che questa band è in realtà, visto e considerato che la partecipazione non è solo limitata e riservata ai ragazzi della provincia di Bolzano.

“L’idea di partenza – ci racconta la Plankensteiner – è stata quella di portare la musica jazz in un ambito in cui non era conosciuta o suonata, con l’intento di diffonderla e possibilmente raggiungere il risultato di farla piacere ai giovani. All’inizio non è stato facile, abbiamo fatto delle audizioni, e il livello non era proprio altissimo, ma si è capito da subito che qualcuno con le giuste doti, c’era. E questo ci ha spinto ad andare avanti”.
In una regione come la nostra, in cui molti ragazzi cominciano da piccoli a suonare uno strumento a fiato, magari per entrare nella banda musicale del paese, ci sono decine di possibili futuri membri di una big band come questa. Con un lavoro meticoloso per trasmettere agli allievi la sua passione, Helga Plankensteiner è riuscita nell’intento di assemblare un numero sufficenti di allievi interessati al jazz e al progetto.
“La nostra orchestra è costantemente in crescita e mutante – prosegue la musicista – dei tre ragazzi più dotati dei nostri albori, due sono ancora con noi, altri se ne sono aggiunti e tra una difficoltà e l’altra siamo riusciti fin dal primo anno a farli suonare in pubblico, nonostante fossero allievi che provenivano da varie zone della regione, con distanze chilometriche notevoli da coprire per poter partecipare a prove e concerti. Devo dire che abbiamo avuto la fortuna che per molti di loro ci fossero anche dei genitori molto disponibili ad accompagnarli.”
In questi giorni è uscito un doppio CD che celebra il decennale della Jugendbigband Südtirol, intitolato significativamente Groove’n’Grow: vi sono raccolte due performance, una registrata nel febbraio scorso in studio a Campo Tures ed una dal vivo presso l’auditorium della RAI nel novembre del 2019. La particolarità del progetto, sia dell’orchestra che del disco, è che oltre a puntare sul talento di questi giovani musicisti, alcuni sono ancora teenager, altri hanno poco più di vent’anni, è il fatto di aver scommesso su un repertorio basato sulle composizioni di musicisti e autori della nostra regione, per valorizzarne il lavoro.
“Per me è stata molto importante questa scelta – precisa Helga –, con una big band di giovani provenienti da Alto Adige e Trentino mi è sembrato naturale valorizzare la musica scritta da autori di queste regioni e del Tirolo. Mi piace molto il concetto di Euregio e ho voluto metterlo alla base del mio lavoro. Non è stato possibile inserire nel disco tutti i compositori di cui la band ha eseguito le musiche in questi dieci anni, ma nel disco ci sono composizioni di Stefano Colpi, di Michl Lösch, Fiorenzo Zeni, Martin Ohrwalder, Demetrio Bonvecchio e altri, inclusa me. Ovviamente ho dovuto fare delle selezioni, ci sono brani che sono composti per formazioni d’altro tipo, come trio, quartetto e via dicendo. Una big band è qualcosa di diverso. Qualcosa è stato composto e arrangiato appositamente per noi, per qualcos’altro ci siamo dovuti adattare. E abbiamo anche avuto la soddisfazione di vincere un concorso indetto dalla SIAE, cosa che ci ha permesso di tenere parecchi concerti quell’anno. Sono ragazzi molto simpatici, umani, bravi; il dilemma è che ora molti sono andati via per studiare e trovarsi per fare i concerti è sempre più difficile”.
Il disco verrà presentato il 24 novembre prossimo, la mattina con un concerto per le scuole, la sera con uno nell’ambito della rassegna del Laurin, a Bolzano: sarà un’occasione per ascoltare una piccola grande realtà della musica regionale.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Le curtes longobarde in Bassa Atesina

Uno dei periodi storici meno documentati e misteriosi della nostra regione è sicuramente quello longobardo. Sembra quasi che quell’esperienza pur così rilevante sia stata volutamente trascurata o cancellata dalla nostra memoria. Non fosse stato per lo storico Paolo Diacono, egli stesso di origine longobarda e vissuto nell’VIII secolo – giusto in tempo per assistere al crollo del regno longobardo nel 774 -, ben poco sarebbe rimasto di quel popolo che ha rappresentò una presenza fondamentale nella nostra terra.

I Longobardi entrarono in Italia nel 568 dall’attuale Ungheria ma erano chiaramente di origine scandinava. Si trattava di un popolo seminomade, costantemente alla ricerca di territori adatti alle loro esigenze. Perciò erano anche un popolo di guerrieri, spesso in conflitto con chi occupava i territorio più ambiti ossia quelli destinati all’attività agricolo-pastorale. Ovviamente erano entrati in contatto con il potente impero romano ma avevano vissuto quasi sempre ai suoi margini. Il loro regno terminò quando l’ultimo re longobardo fu sottomesso da Carlo Magno, potentissimo re dei Franchi.
Per quanto riguarda la Bassa Atesina, la loro capitale era Trento, sede di un potente ducato. Da questa città controllavano tutto il territorio trentino e la Bassa Atesina fino alle porte di Bolzano. Periodicamente occuparono anche il Burgraviato e altre zone come la Venosta. Non bisogna immaginare i Longobardi come un popolo incivile e privo di organizzazione sociale. Essi introdussero una sorta di ente locale circoscrizionale denominato curtis. Curtis era denominato anche il centro amministrativo stesso, composto da una torre o casa fortificata, abitazioni, magazzini per le derrate alimentari e alloggi per artigiani e guardie. Le curtes erano sottoposte alla sorveglianza del re e dei suoi gastaldi, che avevano il compito di amministrare il territorio e curare i rapporti con gli arimanni (uomini liberi in armi) e le guide militari. Successivamente queste curtes vennero arricchite anche dalle chiese che divennero di fatto le prime chiese parrocchiali dell’epoca successiva. A questo fatto, secondo lo storico Otto Stolz, dobbiamo la corrispondenza territoriale tra comuni e parrocchie, denominati rispettivamente “in plebis” e curtis. I territori amministrati dalle curtis erano molto vasti, anche se in epoche successive (per quanto ci riguarda di occupazione baiuvara) quasi ogni maso venne chiamato “Hof” o “corte”.
È noto che in quel primo periodo postromano la Bassa Atesina era di fatto una zona militarizzata e scarsamente abitata. È perciò assai probabile che le curtes della Bassa Atesina fossero molto estese. La corte di S. Pietro presso Ora comprendeva anche i comuni di Bronzolo, Ora, Montagna, Egna, Villa, Aldino e Redagno. Successivamente anche la parrocchia di S. Pietro occupò più o meno lo stesso territorio. Il centro amministrativo di questa estesa corte si trovava a Villa presso Egna. Un’ulteriore curtis si trovava tra Salorno, Laghetti, Cortina, Magrè, Cauria e Favogna, corrispondente alla parrocchia di S. Floriano. Si presume che il centro di questa curtis fosse Salorno, citata proprio da Paolo Diacono come sede di una battaglia tra Longobardi e Franchi nel 577. Non è escluso che un ruolo importante in questo senso abbia svolto anche la località di Cortina all’Adige, il cui nome è di chiara derivazione longobarda. I comuni di Cortaccia e Termeno con tutte le frazioni formavano un’altra curtis con sede a Cortaccia. Anche Termeno in seguito sarebbe diventato un importante centro longobardo e gastaldi qui governarono il paese secondo leggi longobarde ancora per molti secoli. Per quanto riguarda Caldaro, che nei secoli successivi assunse un grande rilievo a livello comunale e soprattutto parrocchiale, inglobando anche buona parte del territorio della Bassa Atesina, in origine faceva parte dell’arimannia longobarda di Romeno in Val di Non. Importante anche l’arimannia di Appiano, che si estendeva fino in Val d’Ultimo. In quanto alle figure più significative dell’ordinamento giuridico-amministrativo longobardo, accanto al gastaldo, rappresentante del re, conosciamo altre figure quali il dux militare e il Schuldhaizo, una sorta di sindaco, mentre il successivo conte, che sostituì i dignitari longobardi, è una figura introdotta dai Franchi.

Autore: Reinhard Christanell

Foto principale: foto: David Kruk

Bici e mezzi pubblici contro il traffico

Quello del traffico è uno dei problemi di più complessa risoluzione nella società moderna. Si trattadi un tema che tocca molto da vicino anche la comunità di Laives, la cui amministrazione sta lavorando a stretto contatto con la Provincia per porvi rimedio. E la soluzione potrebbe trovarsi nella sostenibilità.

Laives guarda al futuro nel rivalutare il traffico, incentivando la mobilità tramite mezzi pubblici e bici nel migliorare i collegamenti con il capoluogo e pure l’offerta turistica. Questi, in estrema sintesi, i punti contenuti nel Piano di Mobilità Sostenibile 2023 elaborato dalla Provincia, approvato, sostenuto ed illustrato dall’amministrazione ed esteso anche ai vicini comuni di Bronzolo e Vadena, che ancora non hanno espresso un loro parere.
“Per noi era importante presentare il documento e rafforzare i contenuti per ridefinire il concetto di mobilità – afferma Giovanni Seppi, vicesindaco di Laives – Entro il 16 ottobre, cittadini, associazioni ed enti privati potevano avanzare osservazioni e prospettive”.

Vicesindaco, avete già proposto o state pensando di proporre una serata pubblica per illustrare il tutto ai cittadini?
Ne stiamo organizzando una per gli inizi di novembre, soprattutto per presentare il progetto della nuova fermata ferroviaria di San Giacomo, i cui lavori sono iniziati da poco. È uno dei progetti previsti nel piano di mobilità sostenibile 2035.

Quali sono gli obiettivi definiti per questo vertice sulla mobilità?
Ho iniziato parlando della ferrovia perché è il settore in cui sono previste più risorse. C’è poi il progetto della circonvallazione per Bolzano, il cui obiettivo è portare il trasporto delle merci in galleria diminuendo il traffico lungo l’autostrada. Poi vorremmo far arrivare il “Metrobus” in paese. Ma l’opera su cui abbiamo prestato maggiore attenzione in quest’ultimo periodo è il collegamento alla rete delle ciclopedonali sovracomunali, per il quale c’è la possibilità di attingere a fondi nazionali ed europei.

Quali sono le novità rispetto alla convenzione attualmente in essere fra Laives, Bronzolo e Vadena?
Prima della creazione delle due varianti in galleria, la città di Laives era letteralmente succube del traffico. Adesso il tema del traffico è rimasto, ma si parla di traffico auto-generato. Il progetto di portare il treno a San Giacomo e il Metrobus è iniziato anni fa. L’obiettivo che ci poniamo è molto ambizioso, ma nutro molta fiducia nelle nuove generazioni, penso che sapranno sfruttare maggiormente i mezzi pubblici e la bici.

Quanto si dovrà attendere e quanto verrà a costare la messa in pratica del tutto?
Si dovrà attendere fino al 2035, ma la fermata dei treni sarà terminata nel giro di un paio d’anni. Per la rete ciclabile proseguono gli investimenti, e fra dieci anni calcoliamo di avere una rete capillare per il territorio. Si progetta concretamente, però rimane l’incognita dei finanziamenti, europei e nazionali, per cui servono trattative politiche importanti. Per quanto riguarda il Metrobus si devono aspettare le opere su Bolzano: si parla di un’attesa di una decina di anni.

C’è anche il tema turismo…
Ridurre il traffico potrebbe essere anche un ottimo viatico per incentivare il turismo. A Laives da diversi anni il turista riceve la “Bolzano Card”, che permette di usufruire gratuitamente del trasporto pubblico; è molto apprezzata.

Autore: Daniele Bebber

San Michele Arcangelo: il custode del cimitero civico

Merano, Maia Bassa, Maia Alta e Quarazze avevano i propri cimiteri posti attorno alle chiese. Sin dal 1325 e fino al 1848 il cimitero dei cittadini abbienti di Merano si trovava intorno al Duomo mentre quello delle classi subalterne, dei malviventi e dei viaggiatori si trovava alle spalle della chiesa di Santo spirito e dell’ospedale. Un ossario è documentato nel 1381 e nel 1422 fu costruito nella cappella mortuaria di Santa Barbara posta a lato dell’abside del Duomo.

A tutt’oggi le lapidi più significative di quell’antico cimitero sono visibili sulle pareti esterne del Duomo e sul muro di cinta del sagrato. Nel 1884 il cimitero cittadino fu spostato e ampliato una prima volta. Fu utilizzato lo spazio alle spalle della chiesa di Santo Spirito al quale furono aggiunti nel 1861 ilcimitero protestante e nel 1872 il cimitero ebraico.
Con l’espansione ottocentesca della città e con lo sviluppo turistico oltre che per ragioni di igiene il cimiteri furono spostati in zone limitrofe al centro nel 1907. Mentre nell’area degli antichi cimiteri nel 1938 fu costruito il parco Marconi.
Il cimitero civico di Merano fu quindi posto nell’attuale via San Giuseppe, alle spalle della stazione ferroviaria e al confine con Lagundo.
Ideato, con i suoi 4,5 ettari suddivisi in 22 campi e l’edificio principale dall’architetto boemo Anton Weber (3.12.1858 – 29.3.1942) allievo e collaboratore dell’architetto germanico Josef Schmitz (8 novembre 1860 – 29 marzo 1936). Legato alla corrente storicista e neogotica, Weber fu chiamato più volte nel territorio a sud del Brennero, sia per progettare e costruire nuovi edifici, sia per restaurare costruzioni medievali.
Nel 1881 ad esempio restaurò il Duomo di Merano e la Chiesa di Santo Spirito, nel 1898 costruì ex novo la parrocchiale di Marlengo, fra il 1907 e il 1913 progettò e realizzò appunto il corpo di fabbrica del cimitero che è composto dalla chiesa e dalle due ali di arcate che stanno alla sua destra e alla sua sinistra, dalla casa del custode e dalle arcate poste sul lato sud e ovest del perimetro.
Lo stile scelto dall’architetto Weber è il neo-bizantino riconoscibile nella planimetria della chiesa e soprattutto nel tamburo ottagonale finestrato della cupola. Il cimitero, come per tradizione, è dedicato al San Michele Arcangelo – Mi-ka-El ossia “Chi è come D-o?”.
L’arcangelo è raffigurato nel bassorilievo marmoreo posto a corona dell’ingresso con quelli che sono i suoi attributi tipici quali l’armatura, la spada, la bilancia per procedere alla psicostasia.
Nei due piatti della bilancia sono ben visibili le due anime: la prima, leggera è in piedi e guarda fiduciosa verso il paradiso, la seconda, più pesante a causa dei peccati è seduta e in preda alla disperazione tenendo la faccia fra le mani. San Michele Arcangelo è colui che guidò la milizia.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Una penna in viaggio

Romina Casagrande è meranese e di famiglia mistilingue, insegna alle scuole medie e divide il suo tempo libero fra scrittura e lunghe camminate in montagna. Ha pubblicato un ampio numero di romanzi con case editrici importanti sia italiane che tedesche e si sottopone a lunghi tour di presentazione dei propri libri, ma non si sottrae neppure agli incontri con gli studenti. Scrittrice ormai affermata, non ha perso la sua semplicità e la sua empatia.

La cosa che mi piace di me.
La tenacia.


Il mio principale difetto.
Forse ogni difetto è un pregio fuori tempo o mal indirizzato. La tenacia quando si trasforma in rigidità, ad esempio. Anche l’incapacità di vivere nel presente senza lasciarsi condizionare da ricordi o proiezioni: funziona bene quando scrivo, nella vita invece può complicare le cose.


Il mio momento più felice.
Le vacanze al mare, da bambina, con tutta la mia famiglia. Il senso di libertà quando finiva la scuola.

La persona che ammiro.
Simona Kossak, una biologa che ha dedicato la propria vita alla salvaguardia delle foreste. Attivista, scrittrice, un esempio di vita rivolta a un ideale e alla difesa di chi non ha voce.


Un libro sull’isola deserta.
Uno qualsiasi di Ray Bradbury, partendo da “Il popolo dell’autunno”.


La mia occupazione preferita.
Scrivere.
Il Paese dove vorrei vivere.
Dove è sempre estate o primavera.


Non sopporto…
Le bugie e il narcisismo.


Per un giorno vorrei essere..
Senza ricordi (soltanto per un giorno, però).


La mia paura maggiore.
Perdere le persone che amo.


Se fossi un animale sarei…
Una grande ara blu perché vive in posti bellissimi.


Mi sono sentita orgogliosa…
Quando il mio nipotino ha scoperto che in libreria c’era il libro scritto dalla zia e voleva regalarmelo.


Il mio motto…
Volere è potere (ma solo nei momenti di ottimismo).


Il capriccio che non mi sono tolta.
Un nuovo drone con i sensori.


Il giocattolo che ho amato di più.
Una scimmia di pezza con un pigiama a righe colorate. Ce l’ho da quando sono piccolissima, nonostante abbia subito varie disavventure che l’hanno tutta spelacchiata.


Il dono di natura che vorrei avere.
Essere in più posti nello stesso momento – ma forse non vale…


Dico bugie solo…
Per non ferire gli altri. A patto che la bugia non influenzi le loro scelte.


Dove mi vedo fra dieci anni.
Più o meno qui, con un album pieno di fotografie dei posti che ho visitato.


Da bambina sognavo…
Di fare la veterinaria.

Ci vogliono “eier”

Più di 16.500 sudtirolesi si sono presentati dall’ex comandante degli Schützen Jürgen Wirth Anderlan per portargli le proprie uova. “Finalmente ho avuto l’occasione di tirare fuori le mie uova” ha dichiarato Hannes Hofer. “C’era bisogno di uova in Süditirol” ha aggiunto Eva Gasser Rainer. È previsto un netto aumento di Spiegeleier in tutto il territorio e, per l’occasione, verrà composto un nuovo pezzo rap “Südtiroler haben Eier”. La domanda sorge spontanea: con tutte queste uova, chissà quanti polli!

Autore: Roberto Tubaro

Doposcuola e non solo, nel rione Europa

Nel cuore di Viale Europa si trovano due accompagnamenti pomeridiani de l’Associazione La Strada – Der Weg. “On Air Europa” dedicato ai bambini e ai ragazzi di madrelingua italiana e “KUBI (KUnterBunte Insel) dedicato ai ragazzi di madrelingua tedesca. Ne parliamo con Armin Barducci che da molti anni lavora nel servizio.

Armin, parlaci un po’ del tuo lavoro in Viale Europa.
I due progetti sono stati ideati con l’intento di fornire un sostegno educativo e di supporto alle famiglie del rione Europa e dei rioni limitrofi. Attraverso un accompagnamento pedagogico qualificato per bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie si cerca di dare un supporto pomeridiano allo svolgimento dei compiti scolastici. Oltre a ciò, gli educatori presenti si impegnano quotidianamente nella creazione di un contesto che possa stimolare la socializzazione e la creatività mediante laboratori e attività di gruppo per aiutare i partecipanti in uno sviluppo positivo della propria forma mentis. Il servizio cerca di supportare quelle famiglie che, a causa del lavoro o di altri fattori, non riescono ad avere abbastanza disponibilità di tempo da dedicare agli aspetti scolastici dei propri figli. Inoltre, cerca di essere un valido servizio di aiuto per tutte le scuole del territorio, aperto ad ogni forma di connessione con gli stessi istituti, per fornire il miglior supporto possibile ai bambini e ai ragazzi. Il servizio è specializzato nelle lingue e offre aiuto in lingua tedesca, italiana ed inglese.

Qual è il vostro obiettivo?
Quello che conta davvero, dentro agli spazi in Viale Europa, è la costruzione di un ambiente famigliare, dove bambini e ragazzi si possano sentire non solo aiutati e ascoltati ma anche parte di un gruppo solido dove ognuno si occupa anche dell’altro.

Come trovarvi?
Il servizio si trova in Viale Europa 35/E a Bolzano ed è aperto ogni pomeriggio (del calendario scolastico) dalle 14 alle 18. Durante le ferie scolastiche siamo impegnati nel mantenere la continuità di cui i ragazzi hanno bisogno organizzando non solo momenti di aiuto compiti ma anche gite sul territorio, perché diamo sempre importanza al tempo passato insieme. Per maggiori informazioni è possibile contattare il numero: 366 6783064.

Autore: Redazione – COOLtour

Passo dopo passo

Una chiacchierata con Adriano Zecchinato: dalle origini della sua passione per la macchina fotografica alla fotografia come mezzo per fare volontariato.

Quando ha iniziato a fotografare?
Ho iniziato a fotografare per caso, più di 50 anni fa. Ero andato a lavorare in Val Badia, il proprietario dell’albergo dove lavoravo aveva una macchina fotografica. Inizialmente ero più affascinato dalla macchina che dalla fotografia in sé, quindi quando l’albergatore ha cominciato a spiegarmi come funzionava ho deciso che avrei comprato una macchina fotografica, e l’ho fatto!

Quali soggetti è solito fotografare?
Mi piacciono molto la flora, i volti e le mani. A maggio dell’anno prossimo in ospedale, in occasione della giornata mondiale per l’igiene delle mani, saranno esposti alcuni dei miei scatti. Fotografo anche paesaggi, animali e chiese. Lavorando per tanti anni sulle Dolomiti ero sempre in giro a camminare, e mi piaceva fotografare ciò che vedevo.

Tende a tenerle a colori o in bianco e nero?
Solitamente le faccio a colori ma non tutte. Mi piacciono in bianco e nero i paesaggi dei paesi, i campanili e le vecchie vie se non sono piene di fiori, perché quelle sono belle a colori. Le mani sono belle in bianco e nero, ma dipende sempre da cosa si vuole esaltare.

Oltre alla fotografia c’è altro che la appassiona?
Tramite la fotografia sono arrivato a fare del volontariato. Circa sette anni fa, è passata la parata del carnevale sotto casa mia, e ho scattato delle foto. Mia moglie, che lavorava con il presidente dell’Associazione del carnevale, il giorno dopo ha mostrato le mie foto. Il presidente mi ha proposto di fare delle foto al capannone dove lavoravano i volontari e quando sono andato a vedere, ho scoperto questo mondo.

Come lo vive questo mondo del volontariato?
Sono iscritto all’Associazione Diabetici da una ventina d’anni ormai, ma non mi ero mai interessato attivamente. Durante la pandemia, mentre facevo volontariato al carnevale, avevo dato la mia disponibilità per andare anche lì. C’era magari da mettere a posto la sala, aggiustare delle cose, fare dei piccoli lavoretti insomma. Mi trovo molto bene, e di recente sono entrato a far parte del direttivo.

Cosa trae da queste esperienze?
Sono cose che mi piace fare perché mi danno la possibilità di aiutare le persone. In un futuro prossimo svilupperemo un progetto fotografico sui diabetici all’ospedale, del quale poi si farà una mostra a settembre. Nel frattempo ho conosciuto l’associazione il Papavero, e adesso quando ci sono manifestazioni faccio foto anche lì. Insomma, in tasca non mi viene nulla ma ho sempre la possibilità di seguire le mie passioni, passo dopo passo.

Autrice: Ilaria Talamoni – COOLtour

Castagne contro lo spaccio nel parco Pompei di Gries

Venerdì e sabato 27 e 28 ottobre presso il chiosco Time Out al parco Pompei il Comitato Cittadino di via Roen guidato dall’Associazione Restart Bz, dagli Alpini di Gries e dal Chiosco Time Out, hanno proposto una castagnata di quartiere e comunità. Quale l’obiettivo? Contrastare i momenti d’illegalità e promuovere valori del fare comunità, aggregazione e cittadinanza solidale ed attiva. 

Dopo il grande successo del Roen Urban Party di giugno, gli organizzatori riprendono il percorso di rigenerazione della via, della sua spazialità e della sua comunità. In attesa della seconda edizione della riuscita festa nel Parco Pompei (che avrà luogo in maggio 2024), il 27 e 28 ottobre è avvenuta una castagnata di quartiere presso il Chiosco Time Out, definita “un’occasione per socializzare, divertirsi e stare in compagnia; una risposta attiva e partecipata ai recenti fatti di cronaca che hanno caratterizzato la via”. 

In seguito alle ultime notizie riguardanti il sequestro del locale “Hawaii Food” nell’ambito dell’operazione internazionale di contrasto allo spaccio, il Comitato di Via ha deciso di reagire organizzando un nuovo momento in cui seminare i valori del fare comunità, aggregazione e cittadinanza solidale ed attiva. La risposta la si trova nell’evento Castagnata Roen, che non va intesa come una semplice manifestazione pubblica: da circa un anno Restart ha attivato un laboratorio permanente di rigenerazione urbana e sociale con l’obiettivo di trovare un nuovo senso a luoghi che quel senso l’hanno perso. Come si riesce in quest’intento? Avvicinando le persone, creando una comunità attiva e solidale.

L’obiettivo di ID ROEN è quello di coinvolgere cittadini, associazioni, commercianti e istituzioni in un percorso volto a riscoprire l’identità dei luoghi, valorizzare gli spazi urbani e dare forma agli spazi di relazione sociale e di quartiere. A tal fine, l’iniziativa prevede l’apertura dello spazio del cortile scolastico ai cittadini, laboratori urbani in collaborazione con l’asilo Bambi, passeggiate di quartiere e un percorso di valorizzazione della storia della strada e dei suoi antichi masi (Seidhof, Sirchhof, Mailändergut e Veidlhof).

“Vorremmo far diventare questo angolo di Bolzano un laboratorio di rigenerazione urbana a cielo aperto in cui mettere i semi per la costruzione di un nuovo concetto di città e comunità. Aggregazione, partecipazione, confronto e dialogo saranno i valori su cui abbiamo intenzione di costruire un tavolo libero aperto ai cittadini, alle associazioni, ai commercianti, agli sportivi e a tutti quelli che hanno interesse e voglia di contribuire ad una nuova visione di quartiere.” 

Il sogno degli attivisti di Restart Bz è quello di aprire un presidio: un centro urbano dove continuare questo percorso, fatto di tante piccole azioni tra loro correlate che, se combinate, possono generare un nuovo concetto di spazio pubblico.

La Castagnata Roen sarà seguita da un evento natalizio al Parco Roen e verranno finalizzate una serie di iniziative che porteranno al secondo Roen Urban Party. “Vorremmo installare sulla via – raccontano i ragazzi di Restart Bz – dei cartelli che raccontano la sua storia e la sua vita. Un intervento di agopuntura urbana, a cui legare altre iniziative (come a esempio la creazione di un murales) che stiamo preparando insieme alla fitta rete di associazioni del Comitato di via”.

Autore: Niccolò Dametto