Passo dopo passo

Una chiacchierata con Adriano Zecchinato: dalle origini della sua passione per la macchina fotografica alla fotografia come mezzo per fare volontariato.

Quando ha iniziato a fotografare?
Ho iniziato a fotografare per caso, più di 50 anni fa. Ero andato a lavorare in Val Badia, il proprietario dell’albergo dove lavoravo aveva una macchina fotografica. Inizialmente ero più affascinato dalla macchina che dalla fotografia in sé, quindi quando l’albergatore ha cominciato a spiegarmi come funzionava ho deciso che avrei comprato una macchina fotografica, e l’ho fatto!

Quali soggetti è solito fotografare?
Mi piacciono molto la flora, i volti e le mani. A maggio dell’anno prossimo in ospedale, in occasione della giornata mondiale per l’igiene delle mani, saranno esposti alcuni dei miei scatti. Fotografo anche paesaggi, animali e chiese. Lavorando per tanti anni sulle Dolomiti ero sempre in giro a camminare, e mi piaceva fotografare ciò che vedevo.

Tende a tenerle a colori o in bianco e nero?
Solitamente le faccio a colori ma non tutte. Mi piacciono in bianco e nero i paesaggi dei paesi, i campanili e le vecchie vie se non sono piene di fiori, perché quelle sono belle a colori. Le mani sono belle in bianco e nero, ma dipende sempre da cosa si vuole esaltare.

Oltre alla fotografia c’è altro che la appassiona?
Tramite la fotografia sono arrivato a fare del volontariato. Circa sette anni fa, è passata la parata del carnevale sotto casa mia, e ho scattato delle foto. Mia moglie, che lavorava con il presidente dell’Associazione del carnevale, il giorno dopo ha mostrato le mie foto. Il presidente mi ha proposto di fare delle foto al capannone dove lavoravano i volontari e quando sono andato a vedere, ho scoperto questo mondo.

Come lo vive questo mondo del volontariato?
Sono iscritto all’Associazione Diabetici da una ventina d’anni ormai, ma non mi ero mai interessato attivamente. Durante la pandemia, mentre facevo volontariato al carnevale, avevo dato la mia disponibilità per andare anche lì. C’era magari da mettere a posto la sala, aggiustare delle cose, fare dei piccoli lavoretti insomma. Mi trovo molto bene, e di recente sono entrato a far parte del direttivo.

Cosa trae da queste esperienze?
Sono cose che mi piace fare perché mi danno la possibilità di aiutare le persone. In un futuro prossimo svilupperemo un progetto fotografico sui diabetici all’ospedale, del quale poi si farà una mostra a settembre. Nel frattempo ho conosciuto l’associazione il Papavero, e adesso quando ci sono manifestazioni faccio foto anche lì. Insomma, in tasca non mi viene nulla ma ho sempre la possibilità di seguire le mie passioni, passo dopo passo.

Autrice: Ilaria Talamoni – COOLtour

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