La nuova stupefacente stagione del Teatro Stabile di Bolzano

Silvio Orlando, Victoria Thierrée Chaplin e Aurélia Thierrée, Rocco Papaleo, Anna Bonaiuto, Paolo Pierobon, Leo Muscato, Maria Paiato, Filippo Dini, Anna Della Rosa, Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Alessandro Serra, Neri Marcorè, Valter Malosti e Alessandro Haber, sono solo alcuni dei protagonisti della nuova stagione del Teatro Stabile di Bolzano (TSB).

Il cartellone 2023/2024 disegnato dal TSB per il pubblico di Bolzano si compone di 13 appuntamenti con l’eccellenza del teatro che nascono dall’incontro tra testi e artisti/e di altissima caratura. 

In scena quattro coproduzioni TSB: spettacoli ideati, progettati e allestiti assieme ai principali teatri italiani, interpretati dalle personalità più carismatiche del panorama teatrale e non solo. Rocco Papaleo consolida la sua collaborazione con il TSB interpretando “L’ispettore generale”, commedia satirica estremamente divertente di Nikolaj Gogol che rivive ora grazie alla regia e all’adattamento di Leo Muscato, punto di riferimento a livello internazionale per gli allestimenti di prosa e lirica. Lo spettacolo inaugura la stagione il 26 ottobre 2023 al Comunale di Bolzano. Paolo Pierobon, fuoriclasse del teatro e del cinema, interpreta invece “De Gasperi: l’Europa brucia” un testo nuovo, scritto da Angela Dematté e diretto da Carmelo Rifici che delinea le luci e le ombre dello statista trentino Alcide De Gasperi. 

Neri Marcorè interpreta “La Buona Novella”, coproduzione TSB, tratta dal primo concept album di Fabrizio De André pubblicato nel 1970. Questo nuovo spettacolo di teatro canzone è diretto da Giorgio Gallione che ne cura anche la nuova versione teatrale avvalendosi dell’arrangiamento musicale di Paolo Silvestri. 

Valter Malosti e Anna Della Rosa saranno quindi gli straripanti protagonisti del classico di William Shakespeare “Antonio e Cleopatra”, un’altra imperdibile coproduzione del TSB. 

Imponenti, inediti e di culto: gli spettacoli che completano il cartellone bolzanino rappresentano gli esempi più luminosi e ambiziosi di allestimenti teatrali che si confrontano con testi contemporanei e riletture di grandi classici. Filippo Dini dirige e interpreta la prima versione italiana di “Agosto a Osage County”, commedia vincitrice del Pulitzer nel 2008, scritta dall’attore e drammaturgo pluripremiato Tracy Letts. 

Primo allestimento italiano anche per “Ciarlatani”, commedia scritta e diretta dal drammaturgo spagnolo Pablo Remón e interpretata da Silvio Orlando, Francesca Botti, Francesco Brandi e Blu Yoshimi. 

Il linguaggio materico e ancestrale di Alessandro Serra rilegge “La Tempesta” di William Shakespeare, mentre il talento vibrante e incontenibile di Alessandro Haber vestirà i panni inconsueti ma irresistibili di Zeno Cosini nella versione teatrale del capolavoro di Italo Svevo “La coscienza di Zeno” diretta da Paolo Valerio. Massimo Popolizio dirige e interpreta “Uno sguardo dal ponte” opera passionale e tenebrosa, un dramma della gelosia che Arthur Miller scrisse ispirandosi a un fatto di cronaca. 

Una fuoriclasse come Maria Paiato è protagonista, assieme a Mariangela Granelli e Ludovica D’Auria, della commedia “Boston Marriage” di David Mamet, voce tra le più rappresentative della scena americana, premio Pulitzer nel 1984 e più volte nominato agli Oscar. Un piccolo capolavoro teatrale diretto da Giorgio Sangati.

La dimensione surreale e fantasmagorica degli spettacoli di Victoria Chaplin si rispecchia nello spettacolo “Bells and Spells”, interpretato da Aurelia Thierrée e Jaime Martinez.

Da quest’anno, grazie alla collaborazione sempre più stretta con il CSC S. Chiara di Trento, la stagione in abbonamento in Sala Grande si impreziosisce di due appuntamenti con la danza contemporanea internazionale, affidata alla compagnia catalana La Veronal e a Marcos Morau con lo spettacolo “Sonoma” e ad Aterballetto che presenterà “Un jour nouveau I Birthday party”, il nuovo spettacolo nato dalla collaborazione tra i coreografi Rachid Ouramdane e Angelin Preljocaj. 

LA STAGIONE REGIONALE CONTEMPORANEA

Parallela alla stagione in abbonamento, da ottobre a maggio si snoda la seconda edizione della Stagione Regionale Contemporanea realizzata in collaborazione con il CSC S. Chiara di Trento, che quest’anno comprende 22 recite tra Bolzano e Trento. Tra i protagonisti troviamo Motus, The Circa Ensemble, ma anche gli spettacoli di Paolo Rossi, Gipo Gurrado, RezzaMatrella, Stefano Massini, Paolo Mazzarelli, Francesco Alberici e Romeo Castellucci. 

ABBONAMENTI

Fino al 29 ottobre sono in vendita i nuovi abbonamenti alla stagione di Bolzano: i prezzi sono rimasti invariati rispetto alle passate stagioni e si confermano tra i più vantaggiosi del panorama italiano. A grande richiesta, questa stagione anche lo spettacolo del sabato si svolge alle ore 19. I Turni sono 4: TURNO A giovedì h. 20.30 ; TURNO B venerdì h. 19 ; TURNO C sabato h. 19 e TURNO D domenica h. 16 

Numerosi i benefit riservati agli abbonati: oltre a 8 biglietti gratuiti per assistere agli spettacoli delle stagioni del TSB (In Scena al Teatro Cristallo di Bolzano; Wordbox- e Stagione Regionale Contemporanea al Comunale), sono 13 gli ingressi ridotti per gli appuntamenti delle stagioni di Orchestra Haydn, Vereinigte Bühnen Bozen, Associazione L’Obiettivo (L’Operetta), CSC S. Chiara (Danza al Comunale di Bolzano e Prosa al Sociale di Trento). 

La biglietteria del Teatro Comunale di Bolzano è aperta con il seguente orario: da martedì a venerdì dalle 14.30 alle 19 e sabato dalle 15.30 alle 19. Infoticket + 39 0471 053800  E-Mail info@ticket.bz.it   www.teatro-bolzano.it

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La strada dedicata a Romano Guardini

Nel triangolo tra via Claudia Augusta, via Roma, viale Trento, vi è una via minore, via Romano Guardini, piccola via ma dedicata a grande uomo. Nato il 17 febbraio 1885 a Verona, Romano Guardini aveva un anno quanto fu portato a Magonza dal padre, che in tale città commerciava in pollame  e uova. A Magonza Romano frequentò il Gymnasium umanistico, a Tubinga la facoltà di chimica, a Monaco di Baviera quella di economia politica. Deciso di entrare in seminario, studiò teologia a Friburgo e Tubinga. Ordinato sacerdote il 28 maggio 1910, mentre continuava agli studi teologici svolse un’intensa attività pastorale come cappellano in varie parrocchie. Dai contatti con il movimento giovanile e con il movimento liturgico fu stimolato ad approfondire la riflessione teologica. Laureatosi a Friburgo il 15 giugno 1915, nel 1922 ottenne l’abilitazione all’insegnamento di teologia dogmatica. Nel 1923 fu pubblicato “Il senso della Chiesa”, opera che contribuì a far nascere la nuova coscienza della Chiesa. Fu nel 1923 che aprì la cattedra di “Filosofia della religione e visione cattolica del mondo” all’Università di Berlino; a Berlino Guardini svolse anche l’attività di conferenziere, predicatore, scrittore, che lo rese famoso anche all’estero. Per il suo brillante insegnamento fu molto seguito dai giovani; lo stesso Guardini guidò uno dei movimenti giovanili, il “Quickborn”, dal quale prese ispirazione il gruppo della Rosa Bianca. Importante e impegnativa opera di Guardini fu “Der Herr” (Il Signore), che uscì in italiano nel 1949. Revocata la cattedra da parte dei nazisti nel 1939, Guardini si ritirò a Mooshausen (Allgäu) presso Josef Weiger, un amico parroco. Ripreso l’insegnamento a fine guerra a Tubinga e a Monaco di Baviera, nel 1952 gli fu conferito il Premio della Pace dei librai tedeschi, nel 1962 il Premio Erasmo a Bruxelles, nel 1963 il Premio San Zeno a Verona; seguì nel 1965 la laurea honoris causa dell’Università di Padova. Romano Guardini morì il 1° ottobre 1968.

Autore: Leone Sticcotti

L’uomo dietro i cursori: Fabrizio Dall’Oca

Il volto sornione contornato da una barba bionda e un sorriso nascosto da baffi e occhiali di Fabrizio Dall’Oca è un volto familiare per chi è cresciuto frequentando i concerti delle band locali da metà anni settanta e, per i vent’anni successivi, e per chi si è recato alle serate dedicate alla musica jazz nelle stagioni musicali di Carambolage e Laurin. 

Fabrizio è nato professionalmente insieme ai suoi coetanei che si facevano le ossa suonando: lui se le è fatte smanettando sui cursori e potenziometri maturando l’idea che quello era il lavoro che voleva fare da grande. Ora, che grande è diventato ed è addirittura pensionato, continua ad essere il fonico esclusivo del poliedrico jazzista Paolo Fresu, coronando un sogno e una lunga carriera.

“Ho cominciato dando una mano ad una band di amici che si chiamava Otho Mollis – ci racconta il fonico – si andava in giro con due piccole casse e con un mixerino da otto canali che ci sembrava il non plus ultra, quando siamo passati al sedici canali ci sembrava di avere una cosa incredibile, il tutto era molto empirico visto che comunque si partiva da zero; all’epoca non c’erano scuole per imparare questo mestiere e ci siamo letteralmente fatti le ossa. Io e loro. Se pensi che tutto era cominciato ascoltando i dischi in vinile a casa, cercando di capire come facessero i suoni ad uscire in un determinato modo. Da lì si è arrivati all’idea di fornire un service, come si suol dire, il più professionale possibile”.

Nella Bolzano di fine anni settanta, l’idea di un’amplificazione per concerti di tipo professionale era pura fantascienza, quando il Fabrizio Dall’Oca e il gruppo denominato La Stanza pensarono di lanciarsi in questa avventura con intenti seri e costituendosi in un’associazione culturale che promuoveva e allestiva concerti fornendo anche l’amplificazione, la cosa era una novità assoluta e totale.

“Si trattava soprattutto di musica jazz – prosegue Dall’Oca – un genere che mi è sempre piaciuto, anche se come tutti anch’io sono partito dal rock. Ogni luogo era buono per organizzare una serata, ricordo che con il Circolo La Comune capitava di amplificare concerti in aule scolastiche. Adesso certe situazioni di allora sarebbero improponibili, ma a quell’epoca non c’erano legislazioni né tantomeno limitazioni in campo di sicurezza sul lavoro. Si arrivava sul posto col furgone, si scaricava, si montava e via… Anno dopo anno invece è diventato tutto più controllato, a partire dai permessi, dalle perizie specialistiche sull’idoneità di luoghi e impianti”.

La passione per il jazz, fece sì che Dall’Oca si ritrovasse insieme ad un amico e collega bolognese ad amplificare il concerto di Miles Davis al Paladozza nel novembre del 1986: un salto notevole per il giovane fonico bolzanino. Da lì al trovarsi coinvolto nel calderone di Umbria Jazz il passo è stato breve: “Lavorare per quegli artisti che ero solito ascoltare sui dischi – continua il suo racconto – è stata un’emozione pazzesca, sono stati anni incredibili, ho fatto il service audio a Perugia per oltre vent’anni. Dopo il 2009 l’ho fatto solo per l’edizione invernale che si tiene a Orvieto”.

Ora però Dall’Oca lavora praticamente in esclusiva per Fresu, che amplifica ovunque, in Italia, all’estero, nei teatri, in formula quintetto jazz, in formazione con sezione d’archi, in duo, trio, quartetto, tanto che confidenzialmente quando parla di Fresu lo chiama il mio artista.

“L’unica eccezione – conclude – sono i concerti con Omar Sosa, perché in quel caso lui si porta i suoi fonici. Con Paolo ho lavorato la prima volta a Bolzano nel 1987, intorno alla metà degli anni duemila il suo agente mi ha proposto di seguirlo in un’occasione un po’ difficile e da lì tutto è partito. Con lui si viaggia, e a me piace tantissimo viaggiare, fa tantissimi concerti, siamo nell’ordine di più di 120 concerti all’anno e il rapporto va oltre la professione, ormai ci sono stima reciproca e amicizia, è una persona tranquilla e affabile, capisce le situazioni. Non ricordo di avere mai avuto momenti di tensione con lui. Il motto, se qualcosa non va come dovrebbe, è: la prossima volta andrà meglio”.

Autore: Fabrizio dall’Oca

Insalata di quinoa

INGREDIENTI

200 gr quinoa
300 gr pomodori
1 gambo sedano
1 carota
2 zucchine
150 gr fagiolini lessati
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale qb

PREPARAZIONE

La cottura della quinoa è una procedura semplice e veloce, innanzitutto dovete tenere i semi in ammollo per circa mezz’ora in acqua fredda, scolarteli e risciacquateli bene per eliminare la saponina che li ricopre, e che dà alla quinoa un sapore amarognolo in bocca se non la lavate bene.
Poi mettete abbondante acqua in una pentola e fatela bollire. Salate solo durante l’ebollizione, e aggiungete poi la quinoa, fatela cuocere per circa 20 minuti.
Controllate comunque la cottura, che è completa quando i semi iniziano a diventare morbidi e trasparenti. A cottura completata, scolate la quinoa, lasciatela raffreddare e sarà pronta per essere semplicemente condita.
Nel frattempo preparate gli altri ingredienti, lavate le verdure. Tagliate i pomodori, la carota e il sedano a cubetti. Tagliate le verdure in pezzi piccoli più o meno delle stesse dimensioni.
A parte tagliate a pezzi regolari le zucchine, fateli saltare in padella con un filo di olio per 5 minuti a fiamma alta.
Eleminate le estremità e sbollentate i fagiolini in acqua salata per 20 minuti. Tagliateli a pezzetti.
Quando la quinoa si sarà raffreddata mettetela in una grande insalatiera, aggiungete la dadolata di verdure, le zucchine saltate, i fagiolini e mescolate.
Condite l’insalata con un filo di olio e un pizzico di sale. La vostra insalata di quinoa è pronta da gustare!

VARIANTE
Fra le ricette più apprezzate, soprattutto in estate quando si cerca un piatto facile e velocissimo da fare, la quinoa fredda con tonno è pronta semplicemente aggiungendo una scatoletta di tonno al naturale da 250 gr alla preparazione indicata sopra. Terminate con una macinata di pepe verde e il succo di un lime.

2ª EDIZIONEYOUTH RESTART

Il 23 settembre ci sarà presso i Prati del Talvera la seconda edizione di Youth Restart, l’evento che farà scendere in campo tutti i centri giovani di Bolzano e vuole creare un’offerta di attività varie e divertenti per le ragazze e i ragazzi della nostra città. Ma quali sono i volti degli animatori e dei ragazzi dei centri di Bolzano? Eccone alcuni attraverso gli scatti di Niccolò Dametto.

Andreas Di Pauli: da Aldino a Vienna

Succede, di tanto in tanto, che bambini cresciuti in ambienti umili riescano, grazie al loro straordinario talento, a scalare i gradini della scala sociale e a imporsi nel cosiddetto mondo che conta. Uno di questi è stato sicuramente Andreas Alois Di Pauli, personaggio storico tra i più noti della Bassa Atesina. 

Nato ad Aldino nel 1761, la sua è la classica famiglia contadina che affronta giornalmente la lotta per la sopravvivenza. Nulla lascia presagire che il bambino sarebbe diventato  un eminente magistrato, diplomatico e storico. I Di Pauli erano originari della Val di Fiemme. Il  padre di Andreas era Anton, i cui nonni erano arrivati mezzo secolo prima da Carano, nei pressi di Cavalese, sua madre era Maria Pitschl. Fu lei a insegnargli a leggere ancora piccolissimo. All’età di 6 anni perse entrambi i genitori e con le due sorelline ereditò il maso Maznell. Secondo il suo tutore doveva essere avviato al mestiere di agricoltore come i genitori.  

Nel 1772 il tutore lo mandò per un periodo in Val di Fiemme a studiare l’italiano ma quando tornò il bambino aveva abbandonato l’idea di dedicarsi all’agricoltura e aveva deciso di mettersi a studiare. Il tutore tentennò fino a quando non comprese che il destino del ragazzo era proprio quello, in quanto era riuscito ad apprendere in breve tempo anche la lingua latina dal sacerdote di Trodena. Frequentò con successo le classi ginnasiali a Bressanone e Innsbruck. 

Accanto alla lettura dei classici tedeschi, italiani e latini, si dedicò con particolare passione allo studio della storia, soprattutto quella locale. Divenne, molti anni dopo, il fondatore della Biblioteca Tirolensis, una delle più importanti raccolte di testi e documenti storici del Tirolo. Del resto, appare anche tra i fondatori del Tiroler Landesmuseum di Innsbruck. 

Compì successivamente gli studi di giurisprudenza, storia e scienze naturali presso le Università di Innsbruck e Pavia, prima di dedicarsi all’attività di magistrato a Bolzano. Nel 1786 la città di Bolzano lo nominò suo consulente in materia di legislazione regionale.

Il 15 aprile 1788 sposò a Bolzano Maria Anna Knoll, con la quale convisse fino alla morte della donna nel 1806. Per i suoi meriti acquisiti nella Dieta tirolese svoltasi dopo la morte di Giuseppe II, la città di Bolzano il 16 novembre 1790 gli conferì la cittadinanza di Bolzano. L’anno successivo fece parte della delegazione che si recò a Vienna per sostenere presso la corte imperiale le ragioni del Tirolo. Fu ovviamente coinvolto in prima persona negli eventi bellici a partire dal 1796, in seguito ai quali gli fu conferito il titolo nobiliare con l’aggiunta dell’appellativo von Treuheim. 

Terminato il conflitto con i franco-bavaresi, Di Pauli tornò alla sua occupazione di magistrato e alla sua passione storica, iniziando a collezionare i volumi e documenti che in seguito avrebbero fatto parte della Biblioteca Tirolensis di 1400 volumi. Nel 1809 pubblicò anche una rivista storica e si dedicò alla redazione di molti contributi storici, la maggior parte dei quali pubblicati in forma anonima.

Nel 1810 sposò Maria Anna von Mairl di Bolzano. Tornato il Tirolo agli Asburgo nel 1814, Di Pauli divenne presidente della Corte di Appello di Innsbruck e poi occupò anche ulteriori posti di prestigio presso la corte di Vienna. La sua grande sapienza e abilità diplomatica fu celebrata in varie regioni, dalla Stiria al Trentino. A Rovereto fu nominato membro dell’accademia degli Agiati. Dal 1824 fu nominato presidente della Corte di Appello del Tirolo e Vorarlberg, carica che occupò per 15 anni. 

Nel 1823 era stato fondato il Museo nazionale di Innsbruck e Di Pauli fu subito chiamato a presiederlo. Creò, con la sua dedizione e sapienza, un’istituzione riconosciuta ovunque, arricchì le sue collezioni. Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi tra Vienna, Innsbruck e Bolzano, il ragazzino partito in silenzio da Aldino si dedicò con passione alla sua Biblioteca e al Museo di Innsbruck, ottenendo molte onorificenza e riconoscimenti dal mondi culturale, scientifico e accademico. 

Morì il 25 febbraio 1839, dopo aver passato gli ultimi anni di vita piuttosto acciaccato e in particolare quasi cieco.

Autore: Reinhard Christanell