Numeri da record per la Firmenlauf

Oltre 2000 partecipanti per ben 154 aziende: sono solo due dei tanti numeri della 22esima edizione del Firmenlauf, la Corsa Aziendale dell’Alto Adige, svoltasi a Egna venerdì 8 settembre.

Alle 18.30 in punto il segnale di partenza al termine di Via Andreas Hofer, nel centro storico di Egna, ha dato il via alla 22esima edizione del Firmenlauf, la Corsa Aziendale dell’Alto Adige, un evento unico nel suo genere, che ha lo scopo di promuovere il valore del movimento come divertimento e come piacere, prima che come competizione. Ma prima dello start, i rappresentanti delle 154 aziende altoatesine partecipanti si sono ritrovati numerosissimi presso l’Haus Unterland per il ritiro del pettorale, occasione per le foto di rito, le chiacchiere e magari anche un aperitivo per caricare soprattutto il morale, comunque già molto alto.

Da questo momento e fino alle 23, il centro storico di Egna si è animato di spirito sportivo, spirito di squadra e di unione non solo tra colleghi, ma anche tra dipendenti delle diverse aziende. 

Due le competizioni previste, il Miglio e la 5 km, cui hanno partecipato rispettivamente 484 e 1528 persone, per un totale di 2012 partecipanti.

Moltissimi i colleghi, ma anche gli abitanti del borgo, presenti a bordo strada, per incitare amici e compagni di lavoro.

 Corridori esperti si sono affiancati a partecipanti che correvano in competizione per la prima volta, portando così avanti il vero spirito dell’evento e cioè la promozione del valore del movimento anche attraverso il posto di lavoro.

Al termine delle due competizioni, si è dato ampio spazio al divertimento, con musica dal vivo e stand gastronomici, in attesa della partecipatissima premiazione. 

Premiazione, che ha visto salire sul podio dei primi tre posti delle aziende con il maggior numero di partecipanti Iveco defence Vehicle con 130 partecipanti, la Würth con 122 e bureau Plattner con 40 dipendenti a rappresentanza dell’azienda.

A conquistare il primo posto del singolo Fit For Business nella corsa del Miglio è stato Manuel Wendt dell’azienda Topcontrol, con un tempo di 0:05:12, mentre il podio del singolo totale della 5 km se lo è aggiudicato Peter Lanziner di Volksbank, con 0:14:50, che ha conquistato naturalmente anche la vetta della classifica maschile. Nel singolo femminile invece, si sono aggiudicate il podio Sara Hutter di Vi.P Gen. Landwirtschaft. Gesellschaft nella 5 km con un tempo di 0:18:57 e Manuela Mathà di Raiffeisen Landesbank il podio del miglio con 0:06:24. Bureau Plattner si è aggiudicata anche la coppa per la maglietta con il miglior slogan e per l’utilizzo di materiali ecosostenibili.

Conclusa la premiazione, c’è stato ancora spazio per il divertimento e – per chi si sentiva ancora in forma nonostante lo sforzo – per uno scatenato ballo sotto il palco con la musica di DJ Klama. 

Alle 23 si è abbassato il sipario sull’edizione 2023 di questa competizione, che ogni anno vede decine di aziende interessate a partecipare e che è tornata in particolare da quest’anno a registrare numeri pre-covid. 

Il pensiero alla base dell’evento è che ogni azienda, ogni capo e ogni singolo lavoratore dovrebbero essere consapevoli del valore ideale della Corsa Aziendale, che dovrebbe divenire un appuntamento fisso nel calendario di ogni azienda e di ogni lavoratore dell’Alto Adige, in attesa dell’edizione 2024.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Insieme per la festa delle Associazioni

Ha avuto luogo sabato 9 settembre la seconda edizione della festa delle associazioni di San Giacomo “San Giacomo insieme”, tra stand gastronomici, musica, giochi e spettacoli per grandi e piccoli e il mercatino dei bambini.

Da ormai 10 anni – che verranno compiiuti precisamente il 21 novembre prossimo – l’associazione di promozione sociale Oratorio/Oratorium Santiago è punto di riferimento e promotrice di eventi e iniziative per tutta la popolazione della frazione di San Giacomo, in special modo dopo l’inaugurazione avvenuta l’anno successivo (maggio 2014) del complesso del nuovo oratorio adiacente la parrocchia del paese.

E – come dietro ogni associazione – sono i volontari il vero cuore e motore delle attività del Santiago che anche quest’anno, dopo la prima edizione targata 2022, hanno dato vita a una vera e propria festa che omaggiasse il grande lavoro di queste persone di buona volontà che si celano dietro a ognuna delle associazioni paesane. Ecco allora che sabato 9 settembre, nel piazzale della parrocchia, si è svolta la seconda edizione della festa “San Giacomo insieme”. Si tratta di una sinergia nata dalla rete con associazioni come gli Alpini, il gruppo dei vigili del fuoco volontari, la Heimatbühne, la Strapaes, la Suedtiroler Bäuerinnenorganisation, la Ortsgruppe Leifers-St.Jakob-Pfatten, il Volley Team San Giacomo Agruzzo, il circolo degli scacchi “J. Richter-Lask” e la Biblioteca Don Bosco. Tutti insieme, hanno dato un assaggio di quella che è l’intera vita culturale, sportiva, e associativa di quello che ormai è sempre di più un grande paese – grazie anche al progressivo popolamento del nuovo quartiere ex-Amonn. Si andava dagli Alpini, come sempre attivissimi ai fornelli, ai Vigili del Fuoco volontari che hanno dato vita a una emozionante dimostrazione sui pericoli del fuoco e sulla loro preparazione ed intervento, fino ai bambini e ragazzi del paese che – in completa autonomia – hanno messo in piedi un ricco mercatino delle pulci per rimettere in circolo ciò che a casa non utilizzano più.

Un modo festoso per invitare tutta la popolazione a interessarsi sempre più della vita associativa del paese e per promuovere le tantissime iniziative proposte a partire da questo mese di settembre proprio dall’Associazione Santiago presso le belle sale dell’oratorio – dai laboratori crativi per bambini e adulti allo spazio compiti, dal pilates allo Yoga, solo per citarne alcune. Iniziative e proposte sempre molto apprezzate ormai da anni, ma che necessitano come sempre del supporto e della partecipazione di volontari disposti a mettersi in gioco in questo importantissimo ruolo delle associazioni, come motore della vita sociale, culturale e civile della comunità. Appuntamento quindi all’edizione 2024 della festa delle associazioni ”San Giacomo insieme”.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Un’estate di successi e generosità

L’estate della ginnastica Sportclub Merano è giunta al termine lasciando dietro a sé un sentiero di vittorie e iniziative che hanno reso la stagione estiva un’oasi di successi e soddisfazioni per l’intera società.

Per concludere in bellezza la stagione sportiva, la ginnastica meranese si è presentata al saggio di fine anno con uno spettacolo unico: 450 gli atleti che si sono esibiti in un’atmosfera di gioia, emozione e orgoglio coinvolgendo un pubblico numerosissimo. 19 corsi e 5 squadre di gara hanno illuminato la palestra di Lagundo con esibizioni accurate e scenografiche incantando familiari, amici e appassionati. Quella giornata non è stata solo la celebrazione dell’impegno e del talento di giovani atleti e atlete, ma anche una festa che ha riunito più di 3.000 persone con musica, giochi per bambini, buon cibo e lotteria, il tutto grazie al grande sostegno e aiuto di istruttori e famiglie: un risultato di un’eccezionale comunità sportiva che condivide la grande passione per la ginnastica. 

Questa festa è stata anche l’occasione di raccogliere delle offerte per l’Associazione Apito Paolo Tonucci, un’associazione che promuove progetti socio educativi per bambini e adolescenti in Brasile sostenendo e migliorando le condizioni di vita delle famiglie nella città di Camaçari in Bahia. La sezione di ginnastica di Merano con una donazione ha voluto compiere un gesto di generosità e di impegno sociale per un’associazione che riflette i valori che sono anche alla base dello Sportclub: l’impegno per il benessere sociale, la condivisione e l’importanza di estendere il potenziale dello sport al di là del mero aspetto competitivo. 

Le celebrazioni non si sono fermate al saggio di fine anno. La società di ginnastica artistica ha recentemente lasciato il proprio segno ai campionati nazionali di Rimini. Le gare sono state una vetrina per il talento e l’impegno delle atlete che hanno trionfato con una serie di straordinarie performance. Numerosi ori, argenti e bronzi hanno aggiunto ulteriore prestigio al già brillante palmarès dello Sportclub Merano.

La ginnastica meranese ha sfruttato l’estate anche per diverse collaborazioni, come quella con la sezione nuoto dello Sportclub, organizzando la terza edizione della “settimana estiva ginnastica-nuoto”. Si è trattata di un’esperienza all’insegna del movimento tra giochi e svago in palestra e in piscina, incentivando l’esercizio fisico abbinato al divertimento, il tutto in un contesto bilingue in cui i bambini hanno potuto approcciarsi alle lingue italiano e tedesco. Ma non solo, la settimana dal 23 al 29 luglio lo Sportclub ha accolto nella palestra Savoy la società di ginnastica Artisticamente 2010 di Rovigo in cui collabora l’allenatrice meranese Elena Rossi. Una settimana in cui 9 ginnaste hanno partecipato agli allenamenti usufruendo dell’attrezzatura e in cui ci sono stati interessanti scambi tecnici tra gli allenatori.  

Un momento di unione e crescita è stato anche il collegiale a Fano, una settimana di allenamenti intensivi presso la palestra della società Alma Juventus con allenatori altamente specializzati. Un’esperienza che oltre a perfezionare le abilità tecniche delle ginnaste, promuove ogni anno valori come la collaborazione di squadra, la determinazione, la passione e soprattutto l’amicizia, rafforzando sempre più i legami tra le atlete e le allenatrici: gli ingredienti vincenti per raggiungere vette sempre più alte.

Si conclude così una ricca estate per la ginnastica meranese che tra iniziative coinvolgenti, collaborazioni proficue e vittorie si può ritenere più che soddisfatta. Un successo ancora maggiore considerando di essere l’unica realtà sul territorio altoatesino ad aver raggiunto questi risultati senza disporre di una struttura dedicata. Nonostante le difficoltà, la sezione, con oltre 700 soci, si prepara per una nuova stagione, conscia delle sfide che la aspettano. Le palestre scolastiche diventeranno ancora una volta il luogo degli allenamenti per gli atleti, ma anche il palcoscenico per il montaggio e smontaggio degli attrezzi ogni giorno. Questo sacrificio di tempo ed energie, necessario per sopperire alla mancanza di una struttura fissa, sottolinea la dedizione e la passione che guidano ogni passo la ginnastica meranese. In questo contesto, la sezione Sportclub guarda avanti con speranza di ricevere una maggiore attenzione e supporto nel panorama politico. I numeri e i risultati finora ottenuti dimostrano che questa realtà è meritevole di ulteriori risorse e considerazione.
I successi ottenuti, le sfide superate e il desiderio di una palestra tutta propria creano un quadro di passione e determinazione che non può passare inosservato, ma che soprattutto spinge la ginnastica meranese a guardare il futuro con ancora più grinta e tenacia.

Autrice: Chiara Caobelli

Un tiro, da Pola a Bolzano

Con più di 2000 reti segnate Dean Turkovic è uno dei giocatori più forti che abbiano mai giocato a Bolzano. Di origine croata, nel 2011 approda a Bolzano e acquisisce in seguito la cittadinanza italiana. Dopo dodici anni a Bolzano, Dean gioca ancora nella prima squadra con il ruolo di capitano. Oggi andremo a scoprire il perché del suo arrivo a Bolzano e cosa ci fa ancora qui.

Ciao Dean, dicci qualcosa in più di te…

Sono Dean Turkovic, ho 36 anni e sono nato a Pola, una città situata all’estremo sud della penisola istriana, in Croazia. Da dodici anni gioco per l’SSV Bozen, squadra di cui sono capitano da quattro anni. Gioco per la nazionale dal 2011 e ho una settantina di presenze con la maglia azzurra.

Come ti sei avvicinato alla pallamano?

La mia strada era già segnata. Mio padre è stato un pallamanista ed un allenatore e mio fratello ci giocava. Anche se, a dire il vero, avrei sempre voluto giocare a calcio con i miei amici, ma siccome abitavamo a cinque chilometri dalla città mio padre mi disse “Se vuoi posso accompagnarti a pallamano in macchina, se vuoi giocare a calcio devi andare a piedi”. Abbandonai così l’idea di giocare a calcio… (ride, ndr).

Come sei arrivato a Bolzano?

A 23 anni decisi che era tempo di cambiare e di provare nuove esperienze. Avendo il nonno con la cittadinanza italiana (che dopo presi anch’io), sapevo che la strada più facile era quella di andare in Italia. Bolzano all’epoca era stata appena promossa in serie A e la società aveva un progetto serio con l’ambizione di puntare al titolo italiano. Così quando l’allenatore Ljubo Flego mi ha chiamato ho colto subito l’occasione, ed eccomi qua…

Dopo 12 anni sei ancora a Bolzano, cosa ti ha spinto a rimanere?

All’inizio non conoscevo la città e non pensavo sicuramente di rimanerci per 12 anni. La squadra si è dimostrata fin da subito molto buona: il primo anno abbiamo vinto la Coppa Italia e il Campionato Italiano, l’anno dopo abbiamo fatto il bis e negli ultimi dodici anni abbiamo vinto altri dieci titoli. Gli anni passavano e la squadra ha sempre lottato nei vertici della pallamano, così io sono rimasto. 
Questa è stata la mia motivazione sotto un punto di vista sportivo, dall’altra parte Bolzano e in generale l’Alto Adige sono un posto bellissimo e affascinante. Viaggiando molto ho avuto la possibilità di vedere tantissimi posti belli, ma mi ritengo fortunato di poter vivere qui. 

Ti manca la Croazia?

Dopo 12 anni qui, Bolzano la sento come una seconda casa ed essendo abbastanza vicino alla Croazia (meno di 5 ore in macchina) ci torno spesso. In questi anni tantissimi amici e famigliari sono venuti a trovarmi.
Ma una cosa che proprio mi manca tanto è il mare, soprattutto quando qui le giornate iniziano a farsi calde.

Finita la tua carriera sportiva hai intenzione di rimanere?

Mi mancano ancora due anni di contratto, finiti questi valuterò se continuare oppure andare in pensione dalla pallamano. Ma attualmente sono del pensiero che prima o poi tornerò in Croazia.

In cosa può migliorare Bolzano? 

Dal punto di vista sportivo penso che si potrebbe migliorare tanto, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture, che da quando sono a Bolzano sono cambiate poco. Poi mi piacerebbe che si proponessero sport meno conosciuti ai ragazzini già alle elementari così che poi crescendo hanno più possibilità di scegliere quale sport praticare.
All’infuori dello sport la città la vedo molto ordinata, però per quello che offre ai giovani la vedo molto cara.

Autore: Niccolò Dametto

Don Bosco: ricordi di quartiere

Gabriele Antinarella e Beppe Grandinetti ci parlano dell’Associazione “Amarcord Sciangai”: un sogno fatto di ricordi e incontri, un modo per tenere viva la storia.

Come nasce questa associazione?

Antinarella: Il mio sogno era quello di realizzare un “Club delle Semirurali”. Già negli anni 60 avevo iniziato a fare delle riprese del luogo e delle persone, che si possono trovare ancora nell’archivio storico. In quel quartiere ci abbiamo vissuto l’infanzia, la gioventù, siamo legati ad ogni vicolo. Abbiamo abbandonato le Semirurali, ma le Semirurali sono dentro di noi.

Grandinetti: Con questa associazione si vogliono avvicinare tutte le persone che ancora ricordano e possono venire a raccontare la loro storia. Vogliamo unirle in modo da dare vita ai ricordi attraverso racconti, chiacchere, filmati e foto. 

Come funziona, che cosa fate?

Grandinetti: È un punto di ritrovo dove si può portare e raccontare la propria storia. Siamo tutti volontari, tutti vogliosi di ricordare questo periodo di storia, che va dal 1935 fino ad arrivare all’abbattimento delle casette. Le persone che hanno vissuto questa fase della storia del quartiere possono tramandarlo alle nuove generazioni, in modo che ci sia un ricordo visivo a livello di immagini, e anche raccontato. È per tutti quelli che hanno vissuto in quelle casette e per chi le ha viste nascere, ma non è escluso a nessuno.

Antinarella: Ogni sabato dalle ore 10 alle 12 siamo all’Auser, in piazza Don Bosco. È una rimpatriata dove “la gente di ieri” si ritrova. Si tratta di passare dei momenti piacevoli, commoventi, dai quali vengono fuori anche degli aneddoti. Da questo incontrarsi ritornano a galla ricordi bellissimi che erano stati dimenticati.

A cosa ambite?

Grandinetti: Il nostro scopo al momento è di raggruppare il maggior numero di persone possibili interessate, persone che sono attratte dal vedersi e magari incontrarsi di nuovo 40 anni dopo. Vogliamo far aumentare la consapevolezza dell’esistenza di questa associazione e ciò permetterà di avere a disposizione più materiale per possibili progetti futuri. Lo scopo è coinvolgere chi l’ha vissuto per dare ai posteri.

Avete in programma qualche evento?

Grandinetti: Organizzeremo diversi incontri di vario genere in modo che si compia questo percorso di Amarcord Sciangai. Poi le iniziative saranno una conseguenza, come coinvolgere le scuole. Il museo da ampliare o da gestire sarà una cosa in divenire. 

Antinarella: Il sogno che mi è rimasto è quello di parlare nelle scuole di questo quartiere, parlare della vita e di cosa si faceva all’epoca.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour

Re Laurino

Nonostante fosse stata comunicata un’ipotetica limitazione dei generi musicali, Laurino, re dei nani, è riuscito ad esibirsi all’ultima Altstadtfest con il suo classico progetto di cover rock/pop/folk davanti ad un buon boccale di birra e circondato dalle sue amate rose. La magia del concerto però è svanita nel momento in cui il sovrano ha tentato di rapire Similda con le sue arti magiche, ovvero mettendo nel suo bicchiere una potente droga sintetica acquistata da poco in piazza Stazione. È stato prontamente fermato dalla sicurezza della festa e rimandato tra le montagne. 

Autore: Roberto Tubaro

Una vita da… Eco Narratrice

Elisa Nicoli, da cos’è nata l’idea dell’Eco Narratrice?

Nel 2013 era nato il sito e i vari profili social de Il Laboratorio dell’autoproduzione (“autoproduco”), che nel 2017 è sbarcato anche su Instagram. All’epoca era solo un gioco, condividevo le foto delle cose che mi facevo in casa. Pian piano il profilo cresceva, fino al 2020, quando ho presto più seriamente questo gioco e ho cominciato a pensare in maniera più strategica ai post e a  pubblicare in modo più regolare. Ho cominciato a parlare di tanti argomenti legati alla sostenibilità in generale e quindi quel nome, “autoproduco” mi stava sempre più stretto. A maggio 2022 il mio compagno stava sistemando le teglie nel forno e mi ha detto “perché non ti chiami “Eco Narratrice”. E così è stato!

Ci sono state delle influenze particolari che ti hanno portata a intraprendere questo progetto?

Chiarisco subito che mi occupo di comunicazione ambientale dal 2007 e che dall’epoca sono anche una documentarista. Quindi quello che faccio sui social non è nulla di nuovo e di inventato, ma ho delle solide basi di competenze sia teoriche / contenutistiche, sia tecniche. In ogni caso non avrei mai pensato di fare di Instagram il mio lavoro principale. È stato il primo lockdown a darmi la vera spinta, visto che avevo perso tutti i lavori che stavo facendo.

Come descriveresti il tuo account Instagram e i relativi contenuti in poche parole?

Sul mio profilo @eco.narratrice narro in 60 secondi tante diverse tematiche ambientali, tutte legate alla nostra vita quotidiana e alle nostre scelte d’acquisto. Detersivi, cosmetici, vestiti, cibo, fare la spesa…

Dove hanno origine le idee per un nuovo video/short?

Alcune idee partono da argomenti che conosco da anni, di cui ho scritto nei miei libri. Altri arrivano da letture. Altri ancora da ricerche interessanti che trovo online (sempre da fonti attendibili). Altri ancora da richieste esplicite dei/delle follower.

Il 5 gennaio 2022 è stato pubblicato su YouTube il video della tua collaborazione con Tedtalk. Questa conferenza è stata un’opportunità per divulgare maggiormente le idee di cui parli sui tuoi profili social?

Partecipare ad un TEDx è stato emotivamente molto faticoso… ma mi ha dato una grandissima soddisfazione. È un onore poter parlare all’interno di un contesto che aumenta la propria credibilità.

Pensi che Bolzano sia una città eco-sostenibile?

Diciamo che ho scelto di restare a vivere a Bolzano perché mi permette di vivere a basso impatto. Sto in affitto in una casa nella quale non ho mai dovuto accendere il riscaldamento (CasaClima B), mi muovo solo in bici, posso fare la spesa sfusa e di qualità senza sforzo alcuno… In altri luoghi sarebbe molto più complesso, in altri ancora impensabile.

Hai progetti futuri?

Uscirà un nuovo libro…state pronti!

Autore: Pietro Bonadio COOLtour

“Dobbiamo avere il coraggio di guardare finalmente a modelli nuovi”

Restart è un’associazione nata nel 2020 per promuovere il cambiamento urbanistico e sociale nella città di Bolzano. Due anni fa una serie di privati cittadini si sono riuniti per avanzare proposte alternative a modelli di sviluppo urbano considerati sorpassati e far ripartire il capoluogo. Abbiamo intervistato il presidente di Restart, l’ingegnere Renato Sette, relativamente ai problemi principali della città e a come sarebbe possibile affrontarli.  

Renato Sette, quali sono gli obiettivi e le attività di Restart? 

Ci muoviamo su due livelli. Uno è propriamente scientifico. Abbiamo cercato di creare un tavolo permanente sull’urbanistica che affronti i temi della mobilità, dell’emergenza casa e di quella ecologica, studiando gli esempi virtuosi di altre città europee. Abbiamo creato un tavolo permanente chiamato “39100 BZ” che ha riunito 14 associazioni e istituzioni e nel quale affrontiamo le tematiche più incalzanti. Poi ci muoviamo anche su un piano più “popolare” perché pensiamo che uno dei grandi problemi sia la difficoltà a creare comunità nei quartieri. Per questo abbiamo organizzato un evento come il Roen Urban Party 2023 nel parco Pompei di via Roen: un importante momento di socialità in cui è stato valorizzato uno spazio pubblico anche attraverso la camminata di quartiere organizzata dalla nostra attivista Alessandra Tamassia.  

Quali sono le difficoltà maggiori in cui si dibatte la nostra città? 

Prima di ogni cambiamento credo sia necessario un cambio di mentalità su più fronti. Una grande questione è quella ambientale, legata anche ai cambiamenti climatici, che fa tutt’uno, in una lettura a sistema, con quella del traffico e della mobilità sostenibile. C’è sicuramente il problema dell’accesso all’abitazione, molto complicato per i giovani e non solo, in una città che invecchia. Bisogna quindi lavorare sul recupero della spazialità pubblica. Pensiamo ad esempio all’areale ferroviario ma anche ad altri contesti. 

Come i campi da basket e pallavolo delle scuole Archimede? 

Esatto. Sono strutture pubbliche inaccessibili durante l’estate ma che, attraverso un sistema di cancelli, potrebbero essere messe a disposizione di tutti e magari, concordando alcune regole con i condomini vicini e la Direzione Scolastica, usata anche di notte, grazie a un impianto di illuminazione. La nostra opinione è che si debba lavorare sul recupero e la razionalizzazione della proprietà pubblica. Sono obiettivi forti ma raggiungibili su cui costruire un concetto di città e comunità nuova. Lo sport e la disponibilità di spazi da gioco e socialità, possono fare tanto in questo senso. 

E per quanto riguarda il traffico? Bolzano è invasa dalle auto ad ogni ora del giorno e non solo nelle giornate di maltempo quando i turisti scendono dalle località di montagna.

Anche qui è necessario guardare a modelli nuovi. Adesso si stanno inseguendo modelli vecchi, come quello di fluidificazione del traffico. Se si costruiscono strade ed infrastrutture, questi attirano più auto. Pensiamo che una cinta che eviti il traffico di transito sia importante ma, al tempo stesso, bisogna creare una città in cui le auto viaggino a 30 all’ora, con conseguenze positive sulla salute dei cittadini. Tutte le grandi città stanno muovendosi verso quel tipo di mobilità. Dobbiamo osare, pensare a una città in cui i pendolari lascino l’auto fuori in parcheggio intermodali e possano contare su collegamenti continui, puntuali e con frequenza elevata. Confinare le auto all’esterno della città non vuole dire condannare a morte i negozi. Nelle zone tolte al traffico automobilistico a Barcellona, il commercio di vicinato è rifiorito.  

A Bolzano il costo dell’abitare è proibitivo. Studenti universitari, lavoratori, professionisti sono scoraggiati dal trasferirvisi e chi non può contare sulla ricchezza familiare, spesso è invogliato a cambiare città. Cosa può fare la mano pubblica? 

Anzitutto avviare una pianificazione urbanistica sistemica seria. Il Comune dovrebbe fare una mappatura di tutte le aree dismesse ma disponibili. Non solo l’areale ma anche spazi in zona industriale o ai Piani: con un po’ di logica potrebbero essere messi a disposizione e rappresentare la base per un grande “Piano casa” pubblico in cui si dialoga anche con imprenditori privati per mettere a disposizione nuovi alloggi a prezzi calmierati nel giro di cinque anni. Prima è impossibile.  

Sull’areale ferroviario a che punto siamo?

Il progetto è del 2012 non è ormai più attuale. Abbiamo bisogno di riprenderlo in mano attraverso una cabina di regia di esperti, poiché c’è in gioco un brano di città che dovrà essere pensato e pianificato per rispondere in modo flessibile a domande ed istanze urgenti ed in divenire; i tempi, quindi, si allungheranno ancora. Avrebbe potuto essere un elemento di stimolo per un nuovo modello di vita urbana e noi ci crediamo ancora. Per questo abbiamo fatto partire un laboratorio di idee con lo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) per cui gli studenti presenteranno 16 progetti, in particolare sul Centro natatorio. Parteciperà anche Tania Cagnotto, per cercare di cominciare a lavorare concretamente su questa rielaborazione delle intenzioni progettuali originarie. L’Areale può e deve essere il fiore all’occhiello del Capoluogo e dell’intera Provincia. 

Autore: Nilo Ruggeri

 

Un gorilla entusiasta!

E’ nato a Bolzano nel 1985. Ha frequentato il Seminario Maggiore di Bressanone ed è stato ordinato a Bressanone nel 2016. Dal 1 settembre 2020 è cappellano nelle parrocchie di Visitazione e Regina Pacis. Per Gabrielli editori ha collaborato nel 2020 al libro collettivo “La goccia che fa traboccare il vaso, la preghiera nella grande prova” e nel 2023 “Del male, di Dio e del nostro amore” (entrambi a cura di Paolo Scquizzato). Ha partecipato alla scrittura di “Quale Dio, quale cristianesimo. La metamorfosi della fede nel XXI secolo” (a cura di Claudia Fanti) e al relativo convegno online promosso da Adista. Nel 2022 ha pubblicato, sempre per Gabrielli, “Conversando con Baruch. Spinoza, un filosofo ‘oltre le religioni’”. Da settembre 2023 è dottorando in teologia pastorale presso la Westfälische Wilhelms-Universität di Münster.

La cosa di me che mi piace di più.

Mi entusiasmo facilmente!

Il mio principale difetto.

Mi entusiasmo troppo facilmente!

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Un viaggio sulla ferrovia Transiberiana da Mosca a Vladivostok.

Il luogo dove vorrei vivere.

Amsterdam, con la sua magia e i suoi canali.

Il mio piatto preferito.

Un buon Phad Thai.

Non sopporto…

La stupidità, l’ignoranza e l’ipocrisia.

Il mio film preferito.

Dersu Uzala di Akira Kurosawa.

Il mio attore preferito.

Marlon Brando.

Il superpotere che vorrei avere.

Teletrasportarmi.

Il mio ultimo acquisto.

Libri, come sempre.

Amo il mio lavoro perché… 

Perché non è un “lavoro”!

L’errore che non rifarei.

Prendermi poco tempo per me stesso…

Il mio romanzo preferito.

Guerra e pace di Lev Tolstoj.

La mia maggiore paura.

La guerra.

Il mio colore preferito.

Il blu.

Il mio primo ricordo.

Il primo “traumatico” giorno di asilo.

La prima cosa che faccio al mattino.

Assolutamente bere un buon caffè!

Tre aggettivi per definirmi.

Comunicativo, non umorale, ansioso.

Il mio motto.

“La strada che porta alla conoscenza è una strada che passa per dei buoni incontri!”

Se fossi un animale sarei…

Un gorilla.

Spazi urbani

E’ ormai questione di poco. A breve saremo chiamati a rinnovare il Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige. Anche sulle tre edizioni dei nostri giornali, QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassaAtesina, una serie di candidati e partiti presenteranno dunque le loro proposte e i loro programmi, a pagamento e seguendo le normative vigenti.
In tutta quest’estate, ormai agli sgoccioli, ho riflettuto in merito a quali aspetti privilegiare, in tali programmi, per la mia scelta personale di voto. Ebbene: sono arrivato ad una conclusione che ho pensato di condividere per tempo con tutti voi lettori, prima che parta la fase più accesa della campagna elettorale.
A mio avviso il concetto chiave dovrebbe essere quello di privilegiare le proposte politiche che forniscano delle indicazioni convincenti nell’ottica del ripensamento e miglioramento dei nostri spazi urbani. Non è una questione che riguardi solo il capoluogo, si badi bene. Anche nei nostri comuni più piccoli ed anche nelle frazioni la possibilità di fruire di un’adeguata vivibilità urbana, è sempre più importante sia per noi residenti che per i tantissimi ospiti che ci raggiungono ormai tutto l’anno, per visitare le nostre bellezze.
Viviamo tutti in dimensioni urbane che sono state edificate in epoche remote, sviluppate nei secoli sulla base delle nuove esigenze subentrate, e quindi nei tempi più recenti spesso solo purtroppo in qualche modo adattate ai nuovi bisogni, collettivi e dei vari gruppi di interesse.
Dal mio punto di vista tutti i problemi che attanagliano la società altoatesina nel suo complesso e che la prossima giunta provinciale sarà chiamata in qualche modo a governare, possono essere affrontati in maniera adeguata solo attraverso un nuovo percorso volto a riconsiderare finalmente i nostri spazi urbani riadeguandoli, sulla scia di un progetto condiviso che tenga conto delle necessità di tutti i conviventi. Considerando le nostre città alla stregua di veri e propri organismi viventi. In urbanistica e negli studi sociali si parla di indice di vitalità urbana, andatevi a vedere di cosa si tratta. Ripensare ai nostri spazi, soprattutto quelli comuni – in senso generale e non parcellizzato su commercio, residenza, mobilità ecc. ecc. – non è impossibile. In tantissimi luoghi d’Europa ciò è stato fatto nei decenni scorsi. Con risultati che dovrebbero finalmente diventare fonte d’ispirazione per noi e quindi anche per i politici che chiameremo a rappresentarci il prossimo 22 ottobre.

Autore: Luca Sticcotti