Estranei #2

Vi propongo le parole di Alberto Luca Recchi, esploratore, scrittore e fotografo documentarista del mare italiano. “Il granchio blu non è arrivato dalle coste degli Stati Uniti passeggiando, ce lo abbiamo portato noi, dandogli un passaggio involontario nelle acque di zavorra delle navi. E siccome il ‘tipetto’ si adatta facilmente, in qualche decennio ha invaso il Mediterraneo. Ma questo non lo abbiamo scoperto in queste settimane, lo sappiamo da anni (1948 in Grecia, 1949 a Grado). Quando però il problema ecologico diventa problema economico, tutti ne parlano: i media si interessano al caso ed i politici invocano lo stato di calamità”. 
Il parallelismo è illuminante e disarmante al contempo; per inciso, la politica è riuscita a regolamentare lo svuotamento ed il ricarico della acque di zavorra solo nel 2004, mentre a livello planetario chissà quante saranno le specie marine alloctone trapiantatesi al di fuori dell’habitat di sviluppo. In Alto Adige Occhi di bosco è in apprensione per l’espansione, senza soluzione di continuità, del bostrico tipografo; ha ferme nella mente la testimonianza di Peter Prader, proprietario di bosco e titolare di segheria in val di Funes, che ammette l’incapacità, nonostante tutti gli sforzi, i tagli e l’ingente materiale asportato, di contrastare questo coleottero. Per altro, nelle ultime settimane si è diffusa la notizia di una “nuova” strategia, ossia quella degli alberi esca (che tanto fresca non è); questa tecnica prevede il taglio, oltre a tutti gli ettari irreversibilmente già perduti, di molteplici alberi sani. Quelli abbattuti vengono poi pervasi di ferormoni che richiamano gli adulti, per il rito dell’accoppiamento. Non appena le colonizzazioni raggiungeranno l’apice in termine di numeri gli alberi esca verranno eliminati, prima che altre nuove generazione di insetti partano all’assalto di nuove piante. Le morie di abeti rossi (picea abies) riguardano tantissime valli e zone impervie; il paesaggio, in un divenire di macchie marroni sempre più vaste, in un futuro non troppo lontano cambierà, e drasticamente, tanto da farci domandare se è davvero ancora questa la nostra amata heimat, o se, come la ranocchia nella pentola, riusciremo, con un colpo di reni, ad escogitare soluzioni rapide ed efficaci dinnanzi a questa devastazione. La presenza del bostrico è sempre stata endemica, e solo dopo la tempesta Vaia del 2018 è divenuta pandemica. Quasi un lustro è passato, in cui anche il cambiamento climatico non ha aiutato, ma durante questo lasso di tempo non è stato fatto abbastanza. La natura segue la sua strada e difficilmente aiuta l’uomo, quell’uomo “cattivo” che non l’ha mai rispettata. 
E noi? Ci ritroveremo come estranei con ben più di una lacrima sul viso, guardando ciò che rimarrà del bosco e di quella marea di aghi color del rame.

Autore: Donatello Vallotta

Zona di operazioni delle Prealpi: venti mesi in camicia bruna

Sono ormai pochi coloro che possono avere un ricordo personale dell’8 settembre 1943. E non sono troppi nemmeno quanti sanno davvero, per averlo sentito raccontare in famiglia o per averlo studiato a scuola, che cosa accadde (dopo) quel fatidico giorno di esattamente 80 anni fa.

La sera dell’8 settembre 1943 il capo del Governo Pietro Badoglio annuncia via radio la firma dell’armistizio con le potenze alleate. La reazione germanica è immediata. In Alto Adige le unità dell’esercito tedesco, già presenti in forze, intimano la resa ai militari italiani. Ci sono episodi di resistenza, una trentina di morti e diversi feriti. I soldati, fatti prigionieri, sono condotti a Bolzano e deportati nei lager oltre Brennero. Una parte della popolazione di lingua tedesca accoglie questa situazione con entusiasmo, credendo di vedere nell’ingresso delle truppe germaniche l’agognata liberazione da vent’anni di oppressione nazionale.

Il 10 settembre è istituita la Zona di operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland) che comprende le province di Bolzano, Trento e Belluno. Essa appartiene formalmente all’Italia, ma è sottoposta all’amministrazione del Terzo Reich.

Pochi giorni dopo scatta la retata degli ebrei. A seguito delle leggi razziali italiane del 1938, la popolazione ebraica della provincia si era già molto ridotta. I più si erano trasferiti altrove e a Merano erano rimaste alcune decine di persone. Ventidue di esse (seguite poi da altre) sono arrestate dal SOD (Sicherheits- und Ordnungdienst) per ordine delle SS e avviate, il 16 settembre, ai campi di sterminio. È la prima tragica deportazione da territorio italiano.

Nella Zona è reintrodotta la lingua tedesca nelle scuole, negli uffici e nella toponomastica. A Bolzano si istituisce un tribunale speciale. I podestà e i principali funzionari pubblici sono rimpiazzati con uomini di fiducia del nuovo regime. La stampa, sia di lingua italiana che tedesca, subisce gravi restrizioni. I confini sono resi impermeabili. Si impone, in diverse forme, l’arruolamento di tutti gli obbligati al servizio di guerra per la vittoria finale del Reich. A Bolzano, nell’estate del 1944, si crea un campo di concentramento “di transito”.

Per l’Alto Adige venti mesi di buio. Si chiuderanno con le stragi di fine aprile e inizio maggio 1945 e con la prospettiva di un futuro incerto.

Autore: Paolo Bill Valente

La strada dedicata a Vincenzo Lancia

Tra le importanti vie della zona produttiva vi è via Vincenzo Lancia, cognome che richiama alla mente la storica presenza a Bolzano dell’importante stabilimento industriale noto come “Lancia”. Vincenzo Lancia, detto Censis, era nato a Fobello (Vercelli), nell’alta Valsesia, il 24 agosto 1881. I genitori lo indirizzarono agli studi in giurisprudenza, ma Vincenzo si appassionò per i motori. Assunto dal cuneese Giovanni Battista Ceirano, Vincenzo si immerse nell’attività dell’officina, dal disegno delle vetture alla costruzione, alla riparazione. Nel 1900, con il passaggio della Ceirano alla FIAT, Vincenzo Lancia si avviò ad essere un prezioso collaudatore; per otto anni fu pilota della FIAT, con fama di guidatore più veloce di quel tempo. Il 29 novembre 1906 costituì a Torino, con Claudio Fogolin, il collaudatore della FIAT, la società in nome collettivo “Lancia e C.”. L’avventura imprenditoriale di Vincenzo Lancia iniziò con settanta dipendenti in uno stabile all’incrocio fra via Ormea e via Donizetti. Nel giro di quattro anni produsse più di 1500 veicoli divisi in quattro modelli (dal 1919 i modelli Alfa, Dialfa, Beta, Gamma). La prima vettura Lancia, il modello 51-1/8/24 HP, più noto come Alfa, trovò ampio mercato negli Stati Uniti e in Australia. Ad un certo punto Vincenzo pensò anche alla propria vita privata, infatti nell’ottobre 1922  ci fu il matrimonio di Vincenzo Lancia con la segretaria Adele Miglietti; ebbero tre figli, Anna Maria, Gianni, Eleonora. Nel 1922 fu avviata la costruzione dell’autodromo di Monza, pista famosa in tutto il mondo, ospitante tra l’altro il Gran Premio d’Italia di Formula 1. Nel 1930 con altri industriali Vincenzo Lancia fondò la “Società anonima Carrozzeria Pininfarina”, poi “Pininfarina”. A soli 55 anni Vincenzo Lancia morì per attacco cardiaco a Torino il 15 febbraio 1937. Dopo le esequie  il feretro fu trasferito al cimitero di Fobello e deposto nella tomba di famiglia. Anche Torino ha dedicato una via a Vincenzo Lancia.

Autore: Leone Sticcotti

Sempre più violenza sulle donne 

La cronaca nera locale riporta fin troppo spesso notizie agghiaccianti che fanno sprofondare anche il nostro Alto Adige dalla visione dei gerani curati alle finestre a quel putrido baratro che vede le donne vittime privilegiate della violenza. Dai dati dei carabinieri il quadro che emerge non aiuta certo a dormire sonni tranquilli, neanche per la coscienza collettiva: le denunce per violenza sono infatti aumentate, e l’86% delle vittime sono donne. 

L’arma dei Carabinieri è molto sensibile al tema della violenza di genere e agisce, ogni giorno, con diverse iniziative, anche sociali, per cercare di contrastare qualsiasi forma di comportamento violento e deviante, sia fisico che psicologico. 

Le tante iniziative – che hanno coinvolto i media tradizionali, il web e i social – hanno anche un altro obiettivo fondamentale: quello di convincere tutte le donne che subiscono maltrattamenti o vessazioni di qualsiasi tipo a denunciare con fiducia ai Carabinieri. Non è giusto infatti subire violenze o privazioni della propria dignità neppure all’interno delle mura domestiche e quando l’autore di tali gesti è un congiunto. È per questo che l’Arma punta a far diminuire il numero dei cosiddetti “reati sommersi”, spronando le vittime a muovere il primo passo verso la libertà: sporgere denuncia.

UNA STANZA PER TROVARE CORAGGIO

La risposta determinata al fenomeno ha visto la formazione di militari specializzati, che possono fornire un aiuto immediato alla popolazione, nonché la presenza delle sale “rosa” per l’audizione protetta realizzate a Merano, Laives e Brunico, grazie anche alla collaborazione di Comuni e associazioni private senza scopo di lucro, Club Soroptimis in primis. 

Sono delle stanze denominate “tutte per sé”, dove le vittime dei reati più delicati, che riguardano le fasce deboli della popolazione, possono denunciare nel massimo della riservatezza, senza pressioni e nella migliore condizione possibile. “Perché noi siamo lì per loro, per ascoltarle, comprenderle e aiutarle”, ricordano i militari dell’Arma,

Una “stanza tutta per sé” consiste nell’allestimento, all’interno di caserme dell’Arma, di locali idonei all’ascolto protetto di donne vittime di violenza, in grado di consentire, ogni giorno, di accogliere in un ambiente confortevole e meno “istituzionale” le vittime di abusi.

PARTIRE DAI BAMBINI PER UN FUTURO MIGLIORE

La sfida dell’Arma comincia da lontano, tra i banchi delle scuole, e si inserisce nelle numerose attività che vengono svolte cercando di diffondere la cultura della legalità, parlando con i ragazzi.

A questo si aggiunge, sin dal 2014, la “Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere”, strutturata sulla base di ufficiali di polizia giudiziaria – marescialli e brigadieri – inseriti nell’ambito delle articolazioni investigative territoriali e formati presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative con specifici corsi.

Nell’ambito di questa iniziativa si inserisce il pool, realizzato in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bolzano, che agisce per tutelare le fasce deboli e che coinvolge direttamente personale dell’Arma dei Carabinieri, formato e specializzato, per fornire al meglio il proprio contributo e aiuto, sia alla popolazione che ai magistrati.

Sul sito www.carabinieri.it, inoltre, è stata dedicata un’intera area tematica al “codice rosso”, dove è possibile trovare tante informazioni utili su temi quali: atti persecutori, maltrattamenti, revenge porn, violenza sessuale e altro. Nell’area tematica è possibile trovare anche il “violenzametro” un test di autovalutazione, elaborato dal Reparto analisi criminologiche del Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche (Ra.C.I.S.), per rilevare i segnali del livello di violenza di genere subita in un rapporto di coppia. Contiene consigli utili per chiedere supporto e aiuto, in base al livello di violenza riscontrata.  Si ricordano inoltre l’importanza del numero di pubblica utilità 1522, Help line per la violenza e lo stalking, e la presenza dei Centri Antiviolenza, presenti su tutto il territorio nazionale.

SONO REATI IN COSTANTE AUMENTO

L’attività operativa nella provincia di Bolzano, da gennaio 2023, diretta a tutelare le fasce più deboli della popolazione, ha permesso ai militari di identificare circa il 95% delle persone denunciate. Purtroppo, le vittime sono per la maggior parte donne, circa l’86%, e di nazionalità straniera, circa il 67%. è alta in ogni caso anche la percentuale delle vittime di nazionalità italiana, riconducibili al Codice rosso, che sono state il 33% del totale.

L’attività repressiva ha visto i carabinieri procedere, in circa il 50% dei casi, per maltrattamenti in famiglia, ma anche per violenza sessuale (9% circa del totale) e per atti persecutori (20% del totale).

L’impegno quotidiano degli uomini e delle donne dell’Arma è innanzitutto finalizzato ad evitare che si verifichino ulteriori “femminicidi” e qualsiasi forma di violenza contro le fasce deboli della popolazione, e tutti quegli altri reati, apparentemente meno gravi, che insidiano quotidianamente le donne. Un esempio è il fenomeno comunemente denominato stalking, che è ricondotto ai reati di “atti persecutori”, nonché i casi di maltrattamenti in famiglia e percosse, con vittima donna.

Autore: Luca Masiello

Altri singoli e intingoli

L’estate è la stagione della musica da consumare in fretta, anche se poi la storia ci insegna che ci sono anche delle canzoni per così dire estive che sopravvivono all’effimera stagione e fanno la storia. D’altronde, se c’era un vecchio adagio che ripeteva che le mezze stagioni non esistono più, oggi con buona pace dei meteorologi non esistono più nemmeno le stagioni intere.

Proprio a cavallo tra luglio e agosto, è stato pubblicato su spotify e su youtube (youtu.be/RUjd0qWU1ZE) Vivi il momento, brano estivo dal titolo emblematico, frutto della collaborazione tra il musicista e produttore Eziogroove (già collaboratore di Elisa Venturin per un singolo di un paio d’anni fa) e il rapper Ten P.M., entrambi bolzanini, che hanno appunto unito le forze per questa canzone dal sapore vacanziero. Il brano è stato realizzato dall’etichetta Multiforce e coinvolge insieme ai due autori anche la ballerina Pamela Murgia, anche lei proveniente dal capoluogo, qui però impegnata in qualità di cantante un po’ nello stile di Baby K. Il brano è infatti un crossover tra parti cantate e parti rappate, o forse meglio dire trappate, visto l’uso dell’auto-tune che personalmente trovo ripetitivo e troppo uniformizzante, in senso lato.

Il video di lancio del brano è stato realizzato dalla Startaccademy di Luca Vaccarino.

Sempre a fine luglio è stato pubblicato il singolo di Dana Tempesta, giovanissima cantautrice che si muove su tutt’altri territori musicali ma dal contenuto simile a livello lirico. Stare bene stare male (youtu.be/d13sHZe6WtA), questo è il titolo del brano con cui Dana esordisce, inizia come una cupa ballata pianistica incentrata sulle riflessioni della giovane autrice ma vira poi improvvisamente verso un suono più ritmicamente pop, contagioso nella struttura in cui la protagonista con un testo sempre molto diretto esprime la voglia di non pensare al domani. Anche qui c’è il vituperando auto-tune, bisognerà che me ne faccia una ragione… Il brano, sponsorizzato dalla cantautrice Nina Duschek, è il frutto di un workshop tenuto da quest’ultima e frequentato dalla Tempesta. Il video è animato e conta sui disegni di Siegrid Mauroner.

I Mainfelt sono invece una band di indie folk-rock che si muove già da qualche tempo all’insegna di un genere musicale che riporta alla mente gruppi epocali come i primi Pogue e soprattutto i Waterboys. Guidati dal cantante e chitarrista Patrick Strobl, anche i Mainfelt si propongono con un brano dal sapore estivo, nel senso di un brano costruito sui ricordi di un’estate lontana, passata. Il brano, intitolato Golden Home (youtu.be/Ts4QAHM0QF8), è comparso il 28 luglio scorso accompagnato da un video dal sapore bucolico che sembra voler raccontare il passaggio da infanzia ad adolescenza. La regia è opera di Andreas Koser e come ospite molto speciale, a duettare con il banjo di Ivan Miglioranza e la voce di Strobl, c’è la fisarmonica di Herbert Pixner.

E per concludere, tornando ai brani da spiaggia segnaliamo il bolzanino Falco Gabry, attivo ormai da una decina d’anni, che ha pubblicato il singolo Baila (youtu.be/yfe3giww3pg) rigorosamente a base di auto-tune e sintetizzatori e con le caratteristiche da tormentone estivo.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Al via la stagione 23/24 del Teatro Cristallo

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Teatro, musica, corsi ed incontri. Da oggi ci si può anche nuovamente abbonare alle diverse rassegne in cartellone.

Riparte la stagione teatrale del Teatro Cristallo di Bolzano, ricca più che mai: 104 sono in totale le proposte tra le quali spettacoli, concerti, appuntamenti, corsi, laboratori, incontri e camminate. Al via la campagna abbonamenti per le rassegne e la vendita degli spettacoli nonché il rinnovo o la sottoscrizione della Cristallo Card. Il cartellone è realizzato grazie al supporto dell’Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano, della Regione Trentino Alto Adige. Tra i principali sponsor figurano la Fondazione Cassa di Risparmio e Alperia Spa ai quali si aggiungono anche ITAS Mutua e Despar, Interspar ed Eurospar: questi ultimi offrono anche uno sconto di 5 euro per la spesa per chi sottoscrive o rinnova la Cristallo Card. Un grazie per il sostegno va anche a: Cassa di Risparmio di Bolzano, Avis Bolzano, Caaf CGIL, Horizon, Zorzi, Audiotek, Cittadini dell’Ordine, MCSystem, C.S.U., Hypo Leasing Voralberg,  Noi Studio, Lars Communication, Studio Alfa, B&R Service e Ristorante Pizzeria Il Cantuccio.

“La bella stagione” è il nuovo leitmotiv del Cristallo per la stagione 2023/24 che è composta da 46 spettacoli, 32 eventi culturali, 5 mostre, 21 laboratori per adulti, ragazzi e bambini.  Ad inaugurarla sarà il Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt con Otello Circus, accompagnato dall’Orchestra AllegroModerato di Milano. Nella rassegna sono presenti “Il Ballo”, il concerto con Frida Bollani Magoni, una mostra dedicata allo sterminio dei disabili della Germania nazista, gli incontri con Alessandro Bergonzoni, Massimo Cacciari e Ugo Morelli e Mons. Gianfranco Ravasi, ospite illustre anche del percorso “Le vie del sacro”.

L’Obiettivo e i suoi Racconti di Musica porteranno al Cristallo Toquinho, la musica dei Beatles con i The Beatbox e Carlo Massarini, Mario Biondi ed il gospel di Nate Brown & One Voice.  Imperdibile per i piccoli “Il teatro è dei bambini” di teatroBlu: in calendario “A pesca di emozioni” (compagnia Eccentrici Dadarò), “Abbracci” di Teatro Telaio, la nuova produzione di teatroBlu “L’uccello di fuoco”, seguita da “Il gatto con gli stivali” della Bottega Buffa Circo Vaganti. Ed ancora, “Il Gran Ventriloquini” della compagnia Madame Rebiné, il “Brutto anatroccolo” di Proscenio Teatro, “Stravaganze in sol minore” della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto e “La bianca, la blu e la rossa”. (Abbonamento: Adulti: 38 € / Bambini: 28 €). TeatroBlu cura al Cristallo anche corsi di teatro ed organizza un ciclo di conferenze spettacolo sulle emozioni col Servizio Psichiatrico del Comprensorio Sanitario di Bolzano.

Molto apprezzata è la proposta di prosa (e danza da questa stagione), di “In Scena,” del Cristallo, realizzata col Teatro Stabile di Bolzano che quest’anno si è arricchita di tre spettacoli di danza grazie al Circuito Regionale della Danza proposto dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento. Tra i protagonisti: Ezio Mauro con “L’anno del fascismo. 1922, cronache della marcia su Roma”, Anna Della Rosa che interpreterà Maria, la figlia di Bonaria Urrai, l’”Accabadora” del romanzo di Michela Murgia e poi Andrea Pennacchi con un progetto di teatro civile dedicato alla tempesta Vaia. Lucia Calamaro e la Compagnia dei Giovani del TSV proporranno uno spettacolo dedicato alle biblioteche e a chi le frequenta mentre in occasione della Giornata contro la Violenza sulle donne ci sarà “Remake in swing” con la The Swinging Orchestra e Maria Andaloro, ideatrice della campagna “Posto occupato” perché in quella serata al Cristallo una poltrona si tingerà di rosso e verrà posta al di fuori del sistema di vendita per ricordare perennemente le donne vittime di femminicidio. In calendario “Graces” con Silvia Gribaudi ed il ritorno di Simone Cristicchi con “Franciscus, il folle che parlava agli uccelli”. Innovativo il secondo appuntamento di danza “Blu infinito” di eVolution dance theater. Ci sarà poi “Gl’innamorati” di Carlo Goldoni con la Compagnia Giovani del TSV, “Arlecchino muto per spavento” di Stivalaccio Teatro e “L’avaro” di Molière con Ugo Dighero.  Spazio anche alle grandi interpreti femminili come Lunetta Savino ne “La madre” e Maria Paiato con “Ladies Football Club. 11 ritratti di donne che amano il calcio” di Stefano Massini. Chiude la rassegna “Traviata” della Compagnia Artemis Danza e Monica Casadei. (Abbonamento: 110 euro / 85 euro per gli under 26).

Sono dieci i titoli anche per la rassegna di teatro amatoriale curata dalla Uilt “Buona domenica a teatro”: si parte con “Madame Lupin” del Piccolo Teatro Città di Merano. (Abbonamento: 50 euro).

Moltissimi gli appuntamenti in stagione: al via un nuovo percorso dedicato alle donne, “Everyday Women’s Day”, che il Cristallo
realizza in collaborazione coi Consultori Kolbe e Aied ed il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e di Itas Mutua. Al suo interno si trovano spettacoli come “Stai zitta”, tratto dal libro di Michela Murgia, “I dialoghi della vagina”, “MAMMADIMERDA LIVE. Natale esecrabile”, l’attesissimo spettacolo di Sarah Malnerich e Francesca Fiore che racconta, senza falsi pudori, com’è essere mamme oggi.

Sempre dedicato alle donne ma questa volta in una funzione di prevenzione degli abusi e delle violenze di genere è il percorso “Insieme contro la violenza di genere” realizzato dal Teatro Cristallo, dal Cristallo Young e da Unicef Bolzano in collaborazione con il Comune di Bolzano, Gea, Assb e la Polizia di Stato e con il sostegno di Despar, Eurospar, Interspar. è un percorso dedicato in particolare alle scuole superiori e prevede un incontro informativo in classe sui temi della violenza di genere.

Continuano poi i percorsi storici del Cristallo come “Madre Terra” realizzato con Caritas Bolzano-Bressanone che ospiterà, tra gli altri, il progetto lanciato da Marco Paolini dedicato al Vajont.

“Tutta tua la città” quest’autunno si concentrerà sul cammino e propone tre appuntamenti, (conferenza il venerdì + camminata il sabato) dedicati al valore interiore, spirituale e sociale del camminare.

Con Unicef Bolzano il Cristallo collabora per “Uniti per i bambini” ed ha in calendario moltissimi appuntamenti tra i quali Andrea Iacomini e Giammarco Sicuro che faranno il punto sui bambini migranti, Luca Trapanese, scrittore, papà e politico, che presenterà il suo ultimo libro, Franco Lorenzoni ed il valore dell’educazione, Francesco Niccolini e la figura di Don Milani ed in occasione della Giornata contro le vittime innocenti di tutte le mafie, il 21/03, all’interno anche del percorso “Educare alla giustizia”, Nello Scavo presenterà il legame indissolubile tra migranti e mafie, ed il suo lavoro di indagine sul Mediterraneo, sulle sue rotte della speranza e sui suoi traffici illeciti. Sui temi della giustizia e del perdono parlerà anche la vedova del commissario Calabresi, Gemma Capra Calabresi Milite che racconterà il suo percorso di amore e perdono presentato nel libro “La crepa e la luce”.

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Laianus, il primo signore di Laimburg

Il nome Laimburg è abbastanza conosciuto ma spesso viene associato all’area di servizio autostradale all’altezza di Vadena o, tuttalpiù, al centro sperimentale della Provincia di Bolzano. Raramente viene collegato ad un castello e alla sua storia, ancora meno ad una importante famiglia medievale.

Inoltre, di frequente il castello di Laimburg viene confuso con quello di Leuchtenburg o, per usare i nomi italiani, Castel Varco con Castel Chiaro. I ruderi che si vedono dal fondovalle appartengono a Laimburg, Leuchtenburg si trova più in alto, sulla vetta del Monte di Mezzo che guarda verso il Lago di Caldaro. Entrambi i castelli sono legati al controllo dei transiti lungo la valle dell’Adige in epoca medievale, sorti quasi contemporaneamente alla contea che oggi chiamiamo Tirolo meridionale o Südtirol. Il castello sul Monte di Mezzo ha avuto vita un po’ più lunga, Laimburg tutto sommato è stata una meteora nel panorama dei castelli basso-atesini.

Bisogna premettere che il luogo dove è sorto Laimburg, una collina che sovrasta la località Stadio (o maso Stadlhof), in realtà è stato occupato fin dai tempi più antichi dalle popolazioni che allora abitavano la zona. Qui si trovava, tra il VII e il I secolo avanti Cristo, il centro commerciale – e non solo – del mondo retico della Bassa Atesina, testimoniato soprattutto da una grande necropoli. Il castello di cui oggi vediamo le rovine parzialmente ristrutturate, che peraltro offre una vista spettacolare sulla Bassa Atesina, risale dunque, per quanto ne sappiamo, al XIII secolo, in quanto Heinrich von Laimburg lo ottenne dai conti del Tirolo nel 1269 dopo averlo già posseduto qualche tempo prima.  

Che in realtà il castello fosse antecedente a quella data lo si desume da un documento contenuto nell’urbario di Enrico IV di Rottemburgo che cita il vescovo di Trento Federico Vanga quale costruttore del castello. Il vescovo, in carica dal 1207 al 1218, apparteneva alla nobile famiglia bolzanina dei Vanga, che possedeva anche i castelli di Bellermont, Runkelstein (Roncolo), Ried / Novale e Rafenstein. Federico istituì una rendita a favore del castello di Laimburg, per cui ovviamente il castello all’epoca esisteva già. 

Ma perché il vescovo fece costruire questo castello? In primo luogo per affermare il potere dei vescovi trentini su questa importante fetta di territorio. Il porto fluviale da cui transitavano tutte le merci dirette verso il Veneto e la Lombardia si trovava a poca distanza dal castello, che probabilmente aveva il compito di proteggerlo e nello stesso tempo di offrire agli abitanti dei villaggi un rifugio in caso di attacchi nemici. Inoltre, si trattava di limitare le pretese di alcuni casati in ascesa, come quello degli ambiziosi  Signori di Enn (Egna) che controllavano gran parte della riva sinistra dell’Adige. Bisogna anche ricordare che all’epoca il commercio sull’Adige aumentò considerevolmente e proprio a Bronzolo e Egna l’attività dei due porti era in grande espansione.

Pare dunque che questo castello fosse stato costruito su indicazione di Federico Vanga da tale Raimprecht von Boimont, capitano dei conti ai Appiano, che avevano già imboccato la via del tramonto. La notorietà del castello inizia nel citato anno 1269, quando gli spregiudicati  conti del Tirolo affidarono a tale Enrico Laianus (o Heinrich Laian) il castello. Fu lui il primo proprietario noto del castello, al quale diede anche il suo nome. Hainricus Laianus era un personaggio alquanto ambiguo. Bolzanino, proprietario di molte case in città, era probabilmente un commerciante o intermediario di affari. Era strettamente legato ai conti di Tirolo, in particolare ad Alberto III e a Mainardo II, per conto del quale si occupava dei lavori meno nobili in campo immobiliare. Insomma, si può dire che ne era il prestanome. È nota la disinvoltura di Mainardo che in poco tempo riuscì a impadronirsi di gran parte del territorio tirolese fondando, forse senza neppure rendersene conto, il Tirolo moderno.  Dopo aver ottenuto il feudo di Laimburg, prese anche il suo nome e si fece chiamare Hainricus Laianus de Leienburch.

La fine del castello e della carriera di Laian è sempre da ascrivere alle dispute decennali di Mainardo con i vari vescovi trentini.  Mainardo occupò più volte Trento, assediò la città vescovile di Bolzano e ne distrusse le mura. Il vescovo Enrico di Trento distrusse il castello ma pare che Laian, fatto prigioniero, lo avesse fatto ricostruire dopo la sua liberazione. Il vescovo invece pretese la demolizione di questo e altri castelli che evidentemente venivano interpretati come roccaforti tirolesi. 

Il nome di Laian appare per l’ultima volta nel 1280. Dopo di lui, i Laimburg non rivestirono più alcuna importanza e si estinsero con Kaspar nel 1488. Il castello, o quel che ne rimase, era già passato da tempo nelle mani dei conti di Rottenburg di Caldaro.

Autore: Reinhard Christanell

Il cuore pulsante del turismo di cura

Fin dal 1885, un nuovo dibattito aveva catturato l’attenzione dell’opinione pubblica meranese e degli addetti ai lavori: si era infatti costituito un comitato per la costruzione di un Kurmittelhaus in cui far trovare posto alle attrezzature più all’avanguardia e alla più ampia gamma di terapie scientificamente provate da poter offrire ad una clientela sempre più numerosa e sempre più esigente. 

Tuttavia numerosi impedimenti di ordine finanziario, di scelta del terreno e di progetto, impedirono ogni trattativa fino al 29 marzo 1905 quando, sotto la pressione del dottor Emil Rochelt, il più convinto sostenitore del progetto, la Giunta comunale ne decise la costruzione. Fra i progetti presentati, quello che più convinse la commissione preposta, fu quello dell’architetto Max Langheinrich, allievo di Martin Dulfer, l’architetto che, sei anni prima, aveva progettato il Teatro Civico. I lavori dovevano comprendere il riscaldamento, l’impianto elettrico, i mobili, la biancheria per un totale di 650.000 corone, cifra che non si sarebbe dovuta superare per nessun motivo. In realtà le cifre crebbero notevolmente fino a raggiungere il totale di 1.009.704 corone. I lavori vennero finanziati per intero dalla Giunta comunale che poi avrebbe ceduto l’amministrazione della struttura ad una commissione di medici e notabili meranesi. I lavori, iniziati nel marzo del 1906, necessitarono di quindici mesi di tempo e il 28 giugno 1907 furono conclusi ma si attese il 13 ottobre 1907 per la cerimonia di inaugurazione giacché l’estate a Merano era una stagione morta. Tutto ciò che la scienza moderna offriva in campo terapeutico fu individuato e fatto istallare sul posto. Nel sotterraneo batteva il cuore dei complicatissimi marchingegni che davano vita alla struttura per la produzione di acqua calda, vapori, riscaldamento e quant’altro fosse necessario, mentre all’ultimo piano trovavano posto gli appartamenti del personale e degli impiegati oltre che la lavanderia. Tutto l’edificio era illuminato elettricamente e tramite telefono interno o campanelli elettrici si poteva chiamare immediatamente il personale addetto. Il 1° settembre la struttura fu aperta al pubblico, entrando da subito a regime. Essa consentiva una variegatissima gamma di cure, terapie, ginnastica, nuoto a altre attività. Disponeva di un proprio medico, che prestava servizio durante le ore di apertura. Vi erano numerosi reparti come ad esempio il reparto di pneumoterapia, i bagni di aria e luce, le inalazioni, le vasche per i bagni caldi e freddi, la piscina, ecc. Fra tutti però fu forse l’istituto medico-meccanico Zander a rappresentare una novità assoluta. Esso consisteva in una ampia palestra attrezzata di macchinari ginnici creati dal dottor Jonas Gustav Zander, il medico che nella sua città natale, Stoccolma, aveva organizzato un istituto per la ginnastica medica con mezzi meccanici e ideato una numerosa serie di apparecchi ginnici per la cura di diverse infermità caratterizzate da compromissione della funzione muscolare e articolare. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Una casa per Ade e famiglia

L’integrazione dei lavoratori stranieri in Alto Adige fa bene a tutti, non solo a loro stessi ma anche all’intero tessuto sociale che li circonda. Com’è noto sono diversi i settori produttivi in provincia di Bolzano che lamentano una cronica mancanza di forza lavoro e molto spesso la risposta a questa domanda può giungere anche attraverso nuovi cittadini che vengono molto da lontano. è il caso di Ade, che arriva dalla Nigeria e da qualche anno vive con la sua famiglia a Sluderno, in Alta Venosta.

Ade ha 33 anni e viene dalla Nigeria. Vive con la moglie e due figli piccoli in un alloggio comunale nel centro di Sluderno, in val Venosta.

È di fede cristiana, mentre la moglie è di religione islamica: una diversità che le rispettive famiglie non hanno mai accettato, il che, unito ai problemi sociali esistenti in Nigeria, li ha spinti a trasferirsi a Bolzano.

Inizialmente sono stati assistiti dall’Associazione “Volontarius”; poi, nell’ambito dei progetti “Sistema Accoglienza Integrazione”, hanno trovato un alloggio in Val Monastero, al confine con la Svizzera. Successivamente la Comunità comprensoriale, che gestiva il progetto SAI, si è rivolta al Comune di Sluderno, chiedendo la disponibilità di un appartamento per una famiglia.

Secondo il sindaco di Sluderno, Heiko Hauser, quando il Comune ha messo a disposizione l’appartamento, nessuno sapeva chi avrebbe fatto domanda. Tuttavia, il fatto che la famiglia provenisse dalla Nigeria non è mai stato un problema: al contrario, fin dall’inizio si è creato un clima di apertura e apprezzamento reciproco. Il fatto che i figli di Ade frequentino la locale scuola per l’infanzia e ci siano interessi comuni, come la passione per il calcio, ha aiutato a stringere i rapporti.

Oggi Ade fa parte della squadra di calcio “Altherren Sluderno” ed è impegnato in varie associazioni del luogo.

Il progetto SAI è stato di grande appoggio nella fase transitoria, riferisce Ade: ha permesso a lui e alla moglie di imparare il tedesco, oltre all’italiano, nonché di essere introdotti a usi che in Nigeria non esistevano, come la burocrazia o il pagamento di diversi servizi regolari, quale la tassa sui rifiuti.

Oggi la famiglia fa parte della comunità di Sluderno ed è felice di vivere e lavorare lì.

Ade è stato fortunato, perché la messa a disposizione di alloggi per persone con background migratorio non sempre funziona così bene: la carenza di alloggi ha effetti particolarmente negativi sulla situazione abitativa di persone vulnerabili. Spesso basta un nome dal suono straniero o un aspetto diverso da quello della maggioranza della popolazione per far sì che le porte restino chiuse.

Autore: Luca Sticcotti

Un bolzanino azzurro, nel 3vs3 di basket 

L’atleta Giacomo Bonavida, 22 anni, ha difeso i colori della nazionale nel torneo Nations League Conference Europe 1 Under 23, che si è tenuto a inizio agosto in Israele. Un grande traguardo, motivo di vanto non solo per lui e la sua società, la Pallacanestro Piani di Bolzano ma per tutta la scena cestistica altoatesina.  

Giacomo, in Israele hai vestito la maglia della Nazionale in un torneo internazionale. Com’è andata? 

È stata un’esperienza incredibile. Per me era la prima esperienza con la Nazionale, abbiamo partecipato agli stop 4, 5 e 6 della Nations League Conference Europe 1 U23 di quest’anno. Gli stop sono singole giornate ma è come fossero dei mini-tornei nel torneo e, nel quarto e sesto, ci siamo piazzati rispettivamente al terzo e secondo posto. È andata bene, nel senso che i risultati sono stati forse al di sopra delle aspettative di tutti. Abbiamo ottenuto risultati anche importanti e inattesi; abbiamo vinto con la Slovenia e abbiamo giocato contro la Francia, la squadra più forte, perdendo di un solo punto. 

Eri emozionato? 

Molto. Vestire la canottiera azzurra regala un’emozione incredibile. In particolare, il primo canestro segnato in nazionale è un ricordo che mi rimarrà impresso nella memoria per sempre.  

Come si viene selezionati per la nazionale di tre contro tre?

È un processo particolare. Io da anni partecipo al circuito estivo di 3vs3 organizzato dalla Federazione che va da giugno ad agosto. Ci sono delle tappe ogni weekend. Io ho partecipato a tutte e, in base ai risultati del singolo, la Fip convoca al raduno una long list dal 15 persone che viene scremata poco alla volta, fino ad arrivare alla formazione finale di quattro giocatori.  

Come cambia il gioco dalla pallacanestro normale al 3vs3 e come ci si prepara per affrontare competizioni internazionali?

È un gioco più veloce e fisico e per questo mi piace. Si verificano contatti che nel 5 contro 5 non sono ammessi. Poi è essenziale trovarsi bene con i compagni sia dentro che fuori dal campo, costruire coesione e chimica di squadra, ancora più importante dato che si è in pochi. Per la preparazione, si deve allenare tantissimo l’aspetto della resistenza, quindi tanti lavori metabolici e poi anche di forza, con attività in palestra.  

C’è qualche giocatore che ti ha impressionato più di altri?

Si, soprattutto Sya Plaucoste della Francia che è un atleta incredibile, assurdo. Non ho mai visto niente del genere. Ha un’elevazione di un metro e dieci da fermo ed è ottimo anche a livello tecnico. 

In passato hai avuto esperienze anche in serie B, a Cremona. Quest’anno dove giocherai? 

Sto ancora studiando – fisioterapia alla Claudiana – quindi per quest’anno rimarrò a Bolzano, dove ho cominciato la preparazione atletica nella mia società, i Piani. Mi trovo molto bene con l’allenatore e i compagni di squadra e, per il futuro, mi piacerebbe provare a salire di categoria. 

Forse proprio con i Piani?

Ci stiamo provando da un po’ di anni. Quest’anno siamo molto motivati, incrociamo le dita perché sia l’anno buono.  

Autore: Nilo Ruggeri