Dentro una Neverland digitale

La Fondazione Haydn presenta la prima assoluta dell’opera Peter Pan – The Dark Side. Non è un’avventura per bambini ispirata al rassicurante immaginario disneyano, ma un crudo racconto sulla solitudine, sul disorientamento e sulle più intime fragilità delle nuove “generazioni digitali”.

Sabato 25 e domenica 26 marzo la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, nell’ambito del suo programma d’opera, porta in scena Peter Pan – The Dark Side, una prima assoluta che trasformerà un classico della letteratura per l’infanzia in un viaggio in terre decisamente più oscure e contemporanee. A dare corpo a quest’avvincente produzione sarà un team artistico internazionale d’eccellenza: il compositore austriaco Wolfgang Mitterer, l’acclamato regista e librettista britannico David Pountney, Daisy Evans, regista d’opera apprezzata per il progetto d’avanguardia Silent Opera, e il direttore d’orchestra Timothy Redmond.

ALLE RADICI DEL “VERO” PETER PAN E RITORNO

La figura di Peter Pan nasce nei primi anni del Novecento dalla penna dello scrittore inglese James M. Barrie. Il racconto delle sue avventure inizia nel cuore di una notte londinese, quando l’eterno ragazzo che non vuole crescere incontra una ragazza, Wendy, e la porta insieme ai fratelli John e Michael sull’Isola che non c’è fra i “bambini perduti”. Il direttore artistico della Fondazione, Matthias Lošek, ha però immaginato un’opera capace di metterne in risalto gli aspetti più oscuri e forse meno noti: “Abbiamo deciso di portare in scena un testo classico che la maggior parte delle persone avesse già incontrato nella propria vita – commenta Lošek – ma lo volevamo fare infrangendo le aspettative, mostrando gli elementi più familiari sotto una luce nuova e più attuale”.

UN TEAM INTERNAZIONALE DI ARTISTI PER UNA PRIMA ASSOLUTA MONDIALE

Il pubblico potrà ritrovare lo stesso desiderio di aderire alla lettura di Barrie anche nel racconto del grande regista teatrale inglese David Pountney che ha scritto il libretto dell’opera: “Le storie possono essere lette come innocenti fantasie, ma tutte, come i miti, incarnano potenti verità umane – commenta Pountney – Le possiamo quindi interpretare scegliendo un registro leggero o molto più oscuro o addirittura una chiave psicologica. Ad esempio, quando si affronta un romanzo in cui dei bambini vengono convinti a saltare da una finestra e a credere che saranno in grado di volare, viene naturale chiedersi che cosa sta realmente accadendo loro. Sono in mani sicure o rischiano di essere sfruttati e danneggiati? Questo è stato il mio punto di partenza per Peter Pan”.

La regista Daisy Evans, che il pubblico in regione ha già conosciuto nel 2019 con la silent opera Vixen, accompagna i passi della giovane Wendy, un’adolescente che vive in una casa-famiglia alle prese con un mondo moderno filtrato da Instagram, Twitter e fake news. Quando incontra un giovane uomo che sembra dirle tutto ciò che lei vuole sentire, viene sedotta, precipitando in una realtà contorta in cui non si sa cosa sia reale e cosa immaginato. Evans abbraccia in pieno lo spirito originario dell’opera e lo porta ai nostri giorni, mettendo in scena una storia di crescita e perdita dell’innocenza: “Peter Pan – sottolinea – parla di quanto è pericolosa la nostalgia che molti adulti hanno della loro gioventù. Ma parla anche del desiderio degli adolescenti di essere il prima possibile grandi: vediamo Wendy, una giovane adolescente, intrappolata in un vortice di influenze che arrivano dai social media. L’opera affronta temi come la pressione a cui i giovani sono oggi sottoposti e il lato pericoloso di questa Neverland digitale”.

La musica di Peter Pan è una creazione del pioniere dell’elettroacustica Wolfgang Mitterer che ha dato vita a un tessuto sonoro capace di percorrere ogni venatura del racconto – dai momenti più oscuri a quelli più umoristici e leggeri – mixando elettronica, orchestra e voce, jazz e classica. Fra echi che riportano alle sonorità di Porgy and Bess di Gil Evans e Salomè di Richard Strauss, ogni personaggio si muove, come dentro un vestito tagliato su misura, all’interno di un proprio mondo sonoro.

Guida l’imponente ensemble musicale composto dall’Orchestra Haydn, dagli otto interpreti che danno voce ai personaggi di Peter Pan e al coro dei pirati e dei “lost boys”, il direttore d’orchestra Timothy Redmond, apprezzato a livello internazionale nella direzione di progetti di musica contemporanea.

PER PETER PAN – THE DARK SIDE: tutte le info

La prima assoluta di Peter Pan – The Dark Side andrà in scena sabato 25 marzo 2023 al Teatro Comunale di Bolzano, con inizio alle ore 20. Lingua dello spettacolo: inglese con sottotitoli in tedesco e italiano. 

Un’ora prima dell’inizio dello spettacolo si terrà un incontro introduttivo all’opera nel foyer del Teatro Comunale. 

La vendita dei biglietti singoli e degli abbonamenti è attiva presso il Teatro Comunale di Bolzano. 

Maggiori informazioni su 

www.haydn.it 

Tel. 0471 053800

info@ticket.bz.it

I PROSSIMI APPUNTAMENTI CON L’OPERA

Peter Pan – The Dark Side è una delle quattro produzioni del programma operistico della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. Si parte con Die Winterreise (Teatro Comunale di Bolzano, 19.03.23), interpretazione in chiave pop dell’omonimo ciclo di canzoni di Franz Schubert. Il programma prosegue con l’opera Hanjo del compositore Toshio Hosokawa (Teatro Sociale di Trento, 01 e 02.04.23) che torna in Trentino dopo il successo di The Raven. Tratta da Five Modern Nō Plays di Yukio Mishima, è una struggente e ipnotica opera da camera sul tema dell’attesa, esempio di narrazione giapponese realizzata da uno dei più importanti compositori di musica contemporanea.

Ultimo tassello della programmazione, dopo oltre 18 esecuzioni e numerosi riconoscimenti, approda a Rovereto lo spettacolo-concerto Curon/Graun del Collettivo teatrale OHT (Teatro Zandonai di Rovereto, 04.04.23). L’opera, che ha vinto la prima edizione del concorso di teatro musicale Fringe ed è prodotta dalla Fondazione Haydn, mette in scena in forma di installazione musicale il destino del paese di Curon, allagato nel 1950 dopo la costruzione del lago artificiale di Resia. 

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Zaccaria, il Presidente e l’attestato d’onore

Ha trascorso una giornata nella Casa degli italiani, in Via XX Settembre a Roma, ospite della massima autorità dello Stato, che gli ha conferito un’onorificenza: è da poco tornato a casa con un attestato ed un ricordo indelebile nel cuore, Zaccaria Dellai, il ragazzo di Laives insignito del titolo di Alfiere della Repubblica. “Zaccaria ha dimostrato che i nostri ragazzi, tutti, sono capaci di grandi cose”, spiega Davide, il suo papà, che lo ha accompagnato all’evento assieme alla mamma, alla sorellina Dora e al fratello Emanuele.

La motivazione ufficiale redatta dagli addetti al lavoro è questa: “Per l’attenzione dimostrata nei confronti delle persone anziane anche attraverso l’ideazione di un fumetto che li vede protagonisti. Sul tema dello scambio intergenerazionale ha continuato a impegnarsi, coinvolgendo l’associazione di cui fa parte”. Ma Zaccaria è molto di più: è un lupetto socievole, sensibile, altruista che da sempre mostra attenzione verso le persone anziane, che considera le sue radici, così lo definisce chi lo conosce. Ha inventato il personaggio di un fumetto, “Il vecio tarampa”, che ha reso protagonista di storie raccolte in un sito internet (www.veciotarampa.it). E la sua amicizia con le persone anziane si è espressa anche all’interno degli Scout, dove ha creato una nuova specialità, “Amico degli anziani”; ha scritto poi agli Incaricati nazionali della branca Lupetti e Coccinelle, proponendo di inserire la specialità nel novero di quelle che tutti i lupetti e le coccinelle possono scegliere.

Davide Dellai, non capita tutti i giorni di essere ospiti del Presidente. Come vi siete sentiti?

L’abbiamo vissuto come un onore grandissimo, molto più grande di quanto le parole possano restituire; e soprattutto come una responsabilità, perché Zaccaria ha dimostrato che i giovani sono in grado di costruire grandi cose, di dare una speranza al futuro, e noi adulti dobbiamo dare loro la parola per fare in modo che sfruttino ogni possibilità. 

Come siete venuti a sapere della consegna del titolo di Alfiere proprio a vostro figlio?

Nell’estate scorsa l’Agesci aveva stilato un elenco di candidature per il titolo, e in questo c’era anche il nome di Zaccaria. All’inizio eravamo contrari, in primo luogo perché ci sembrava che quello che aveva fatto fosse una cosa normale, e poi ci spaventava un’eventuale ribalta: in fondo ha solo 11 anni, è un bambino. Poi però abbiamo accettato, e non pensavamo proprio che il suo nome sarebbe arrivato così in alto. E così un giorno, neppure troppo tempo fa, è arrivata una telefonata dall’Agesci, che era stata chamatadal Quirinale per contattare Zaccaria. Ero al lavoro, non sono riuscito a dire niente, ero molto confuso (ride, ndr).

Come è andata al Quirinale? 

Arrivare alle sue porte è stata un’emozione grandissima, per ciò che il Quirinale rappresenta , per ciò che il Presidente rappresenta, anche per l’aura che trasmette: l’uomo saggio, l’uomo anziano. Ha fatto un intervento bellissimo in cui parlava di questi ragazzi, che hanno fatto ciò che per loro è normale, e ha invitato tutti noi a non trasformali in eroi, ma a restituire loro, la loro genuinità. 

Eravate solo voi due, giusto?

Alla cerimonia sì, l’invito era esteso ad un solo membro della famiglia. Però a Roma ci siamo andati tutti assieme, con mia moglie, la sorellina Dora di 9 anni e il fratello Emanuele di 14: anche loro era molto emozionati, e stupiti per l’onore concesso a loro fratello. 

Cosa farà Zaccaria da grande?

Glielo hanno chiesto anche durante la giornata in Quirinale, e lui ha risposto in maniera divertente: “Per ora mi va bene avere 11 anni e voglio vivere pienamente la mia età. Poi vedremo”. Una dichiarazione autentica, ci ha fatto molto sorridere. A noi genitori basta che prosegua per la strada che ha intrapreso. 

L’ATTESTATO D’ONORE

La Presidenza della Repubblica ha istituito dal 2010 un “Attestato d’Onore” per premiare quei giovani minorenni che, per comportamento o attitudini, rappresentano un modello di buon cittadino, e nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito 30 Attestati di “Alfiere della Repubblica”. La solidarietà per la pace è il tema prevalente che ha ispirato nel 2022 la scelta dei giovani Alfieri. La selezione tra tanti meritevoli è stata orientata a valorizzare comportamenti e azioni solidali, ora nell’ambito di un’accoglienza a ragazzi ucraini in fuga dalla guerra, ora attraverso altri gesti di amicizia, cooperazione, inclusione affinché le diversità non diventino mai barriere. I testimoni scelti non costituiscono esempi di azioni rare, ma sono emblematici di comportamenti diffusi tra i giovani, che illustrano un mosaico di virtù civiche di cui, per fortuna, le nostre comunità sono ricche. Le storie degli Alfieri della Repubblica possono anche essere viste, dunque, come la punta di un grande iceberg che rappresenta, in ogni territorio, la vita quotidiana dei giovani.

I premiati si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti o adottato comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.

Autore: Luca Masiello

La via dedicata all’artista Albrecht Dürer

Tra le vie minori della zona produttiva vi è via Albrecht Dürer, pittore e incisore germanico nella  cui vita non mancano legami con l’Italia ma anche con il Trentino Alto Adige. Nato a Norimberga il 21 maggio 1471, rivelatosi presto dotato di talento, fece pratica nella bottega del padre, orefice, imparando tra l’altro le tecniche di incisione sui metalli; divenne famoso soprattutto come incisore, portando l’arte dell’incisione a livelli mai raggiunti prima. Nella bottega di William Wohlgemuth, noto pittore e xilografo di Norimberga, si addestrò nell’incisione in legno ed in rame, l’acquerello e la pittura ad olio. Per approfondire le conoscenze dal 1490 viaggiò prima al nord, oltre Colonia, poi a sud, fino a Basilea; passò poi a Strasburgo. Nel 1494 tornò a Norimberga, dove sposò Agnes Frey, figlia di un orafo. Per scampare alla peste scoppiata a Norimberga, partì per Venezia; paesaggi ad acquerello documentano le tappe del viaggio, Innsbruck, Tirolo e Trentino. Sono del periodo veneziano i disegni di soggetto mitologico. Nel viaggio di rientro, nel 1495 toccò il lago di Garda, Arco, Trento, Val di Cembra, Segonzano, Chiusa all’Isarco, tutto documentato con acquerelli.  Nella primavera 1495 riprese a Norimberga l’attività di xilografo e calcografo.. Nell’estate 1505 ritornò a Venezia, lavorando alla pala d’altare della chiesa di  San Bartolomeo, commissionata dai mercanti tedeschi di Venezia; a Venezia eseguì anche numerosi ritratti, disegni e  un quadro “Gesù fra i dottori”. Dal 1511 al 1519 fu al servizio dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519); morto Massimiliano, si recò in Olanda per chiedere al successore, Carlo V, la conferma dello stipendio annuo; in attesa dell’udienza, si recò a Bruges, Gand e si spinse fino in Zelanda, dove fu colpito dalla malaria. Tornato in Germania, l’ultimo lavoro furono le due tavole, con gli apostoli Giovanni e Pietro, e con Paolo e Marco evangelista. Morto il 6 aprile 1528 nella sua casa di Norimberga, fu sepolto nel cimitero della chiesa di San Giovanni.

Autore: Leone Sticcotti

Cinque ragazzi bolzanini alla corte della Disco Music

Quello della Disco Music è un mondo molto complesso, basta aprire l’ottimo volume uscito per Hoepli che i giornalisti romani Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano hanno dedicato a un fenomeno non solo culturale ma anche sociale e di costume per scoprire di che fenomeno, in tutte le sue manifestazioni, si sia trattato. Dal funk delle cantine newyorchesi, alla disco come evoluzione tardiva del rhythm’n’blues, fino alla disco elettronica partorita in uno studio bavarese dal nostro compaesano Giorgio Moroder. I cinque componenti dei SōMuch sono due ragazze e tre maschietti che fino a qualche tempo fa concentravano tutte le loro forze nei contagiosi concerti di una cover band festaiola di nome Giggers: Roberta Creazzo e Valentina Salvi sono le due cantanti Andrea Belloni e Francesco Carli si occupano della sezione ritmica mentre la chitarra è salda nelle mani di Andrea Giovannini.

“Con i Giggers – ci spiega Roberta Creazzo – siamo in giro da una decina d’anni e ci divertiamo un sacco, ma ad un certo punto noi cinque abbiamo cominciato sentire la necessità di fare anche qualcosa di nostro oltre alle cover, così, senza abbandonare il gruppo originale abbiamo dato vita a questa formazione parallela; amiamo tutti la disco music, quella suonata, che ci dà più soddisfazione rispetto a quella campionata”.

Non si preoccupino quindi i numerosi fan dei Giggers, perché comunque potranno continuare ad ascoltare i cinque SoMuch anche nella versione gruppo numeroso (sono ben dieci in formazione i Giggers). Il progetto ha cominciato a prendere vita nel 2019, quando il chitarrista Giovannini, che scrive le musiche dei brani, mandò agli amici un file audio con la bozza di una cosa che avrebbe potuto essere la loro prima canzone originale.

“La svolta importante – prosegue la cantante quasi schernendosi – è successa un po’ per caso, nel 2017 stavo seguendo su Instagram un annuncio di Ralph Rolle, batterista nel gruppo di Nile Rodgers, la mente dietro quel gruppo fantastico che erano gli Chic, in assoluto i nostri preferiti. Ralph stava promuovendo un ciclo di lezioni personalizzate per batteristi ed io che con il nostro drummer faccio coppia anche nella vita oltre che nella musica, ho pensato che potesse essere un bel regalo di Natale offrirgli l’opportunità di incontrare il suo idolo”.

La frequentazione con Rolle si è poi protratta nel tempo diventando una vera e propria amicizia, al punto che sul finire del 2019 i ragazzi hanno fatto ascoltare al batterista di Rodgers il loro primo demo, con la canzone composta da Andrea Giovannini, ma mai avrebbero pensato che la cosa potesse piacergli al punto di decidere di offrirsi di produrre per loro un EP che ha visto poi la luce nelle scorse settimane.

“Ci è voluto parecchio tempo per concretizzare la cosa – racconta Roberta – come tutti sappiamo ci si è messa di traverso la pandemia e tutto si è rallentato, ci sono stati mesi in cui non è stato possibile vederci tra di noi che eravamo tutti qui, figuriamoci incontrarci col produttore che sta a Manchester. La cosa ha anche avuto dei costi, alla fine però le cose si sono messe a posto, ad inizio anno abbiamo lanciato i primi due singoli ed ora è disponibile l’intero EP”.

Per ora la musica dei SoMuch è rintracciabile su tutte le piattaforme musicali, da youtube a Spotify: si tratta di un disco chiaramente molto fruibile, disco music ben prodotta e fatta sicuramente per ballarci su; addirittura il brano che apre l’EP è un omaggio (nel titolo) al celebre club Studio 54, uno dei templi mondiali del fenomeno discomusic. I SoMuch hanno ovviamente come obiettivo quello di riuscire a promuovere il loro prodotto con dei concerti, visto e considerato che a loro piace la disco suonata dal vivo. In attesa di allargare il repertorio originale con nuovo materiale, ai brani dell’EP alterneranno delle cover: prendete intanto nota della data di venerdì 10 marzo, quando alle 21 la formazione festeggerà l’uscita del disco insieme ad alcuni ospiti sul palco del Sudwerk a Bolzano.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

La difesa della Bassa Atesina nel 1796

Anni terribili, per la Bassa Atesina, il 1796 e 1797. Francesi in ogni dove, combattimenti, morte, carestie. I tetri rituali della guerra si ripetono dalla notte dei tempi, tanto che di questi “momenti di gloria” ne sono piene le pagine della storia e ogni popolo ha le sue da raccontare. Risale proprio al luglio 1796 la tradizione dei Sacri Cuori di Gesù arrivata fino ai nostri giorni.

Quando quell’anno il ventisettenne Napoleone Bonaparte assunse il comando dell’armata impiegata nella campagna d’Italia, il cuore d’Europa subì un tremendo scossone. Il Tirolo doveva restare estraneo alla contesa tanto che nel suo primo proclama “Aux habitants du Tyrol” Bonaparte promise il massimo rispetto per “gli abitanti semplici e virtuosi delle montagne”: a patto che lo lasciassero transitare indisturbato verso Vienna. Ma quando i cocciuti montanari disobbedirono, anche questa regione fu pesantemente coinvolta negli scontri. La difesa dei confini divenne il bene supremo e i paesi della Bassa Atesina si mobilitarono.

Ai primi di giugno 1796 Napoleone si presentò alle porte del Tirolo. Era sua ferma intenzione attraversare la valle dell’Adige per ricongiungersi alle truppe stanziate in Germania. La parola d’ordine in Bassa Atesina era “Fermare Napoleone!”. Salorno, Termeno e Cortaccia fornirono un battaglione di 140 uomini, Egna e Königsberg altri 100. C’era grande carenza di armi ma ciò nonostante i volontari si mostrarono battaglieri. Gli uomini della Bassa furono dapprima sistemati in Val di Ledro con il compito di controllare i passaggi verso l’Italia. Dopo gli scontri tra francesi e austriaci presso Mantova, un fiume di soldati in fuga, feriti e malati attraversò le strade polverose della Bassa Atesina. Scoppiò un’epidemia di tifo, che colpì anche parte della popolazione locale. Due soldati morirono tra Montagna e Pinzon, due vagabondi furono trovati senza vita a Montagna. 

Alla fine dell’estate, per la difesa dei confini furono mobilitati altri uomini di Salorno, Egna, Termeno, Cortaccia. La sola Egna ne fornì oltre 200, Montagna una cinquantina. Gli austriaci sotto il generale Wurmser provarono a liberare Mantova e la Lombardia ma furono nuovamente respinti da Napoleone, che il 3 settembre prese quartiere a Rovereto. Era sua intenzione marciare verso Nord ma fu costretto a inseguire Wurmser fino a Bassano. Pochi giorni dopo i Francesi penetrarono in Tirolo attraverso la Val di Cembra. Schützen di molte compagnie cercarono di sbarrargli il passaggio. Tra Salorno e Egna avvennero le prime scaramucce, successivamente altri scontri ebbero luogo in Val di Fiemme. Il 2 novembre Napoleone tentò nuovamente di avanzare fino a Caldaro per occupare l’Oltradige ma fu respinto. Un magliaio di prigionieri fu condotto a Egna. Dopo alcuni giorni, gli Schützen della Bassa Atesina attaccarono su tre fronti i Francesi nei pressi di Bedollo. 40 Francesi furono catturati. Altri 74 furono catturati tra Pergine e Civezzano. Tra il 4 e il 5 novembre i Francesi di Vaubois si ritirarono da Trento, gli austroungarici li inseguirono lungo l’Adige. Il giorno seguente i Francesi furono respinti oltre il ponte di Calliano. L’8 novembre “nessun nemico si trovavo più sul territorio tirolese”.

La libertà, provvisoria, era riconquistata ma la Lombardia rimase in mano ai Francesi. Il Kaiser di Vienna insistette per un nuovo tentativo di liberazione di Mantova. Sulle strade della Bassa Atesina regnava il caos più completo. Mancava tutto, dai generi alimentari alla legna per scaldarsi, dal fieno per gli animali ai medicinali. Specialmente il Welschtirol trentino era in ginocchio. La Bassa Atesina dovette sobbarcarsi l’onere di sistemazione dei soldati e i trasporti dei generi di prima necessità. Mancavano i buoi e anche i cavalli erano stremati. Un’eccezionale ondata di freddo interruppe anche i collegamenti sul fiume Adige. Nel comune di Egna si trovarono rappresentanti di tutti i paesi della Bassa per riorganizzare la distribuzione dei viveri. In febbraio scoppiò una nuova epidemia di tifo e migliaia di soldati e civili morirono. 

L’anno successivo, dopo una serie di cruenti conflitti, il 7 aprile fu finalmente raggiunto un accordo per una tregua e il 17 ottobre fu firmato un trattato di pace a Campoformio presso Udine.

Autore: Reinhard Christanell

L’omaggio del Live Muse a David Crosby

A poco meno di un mese dalla scomparsa di David Crosby,  il direttivo del live Muse ha organizzato un concerto che senza dubbio riuscirà ad accontentare i tanti “orfani” del gruppo Crosby, Stills, Nash & Young. L’appuntamento è per sabato 18 marzo alle ore 21 al Teatro delle Muse di Pineta. E anche in questa occasione il ricavato verrà devoluto in beneficienza, per supportare i vigili del fuoco di Vadena.

Era il 1969, il mondo del rock sentiva stridere la Stratocaster di Hendrix, si cullava con il sound lisergico dei Doors, viveva le allucinazioni di Pete Townsend e si muoveva sui riff dei Led Zeppelin; e mentre nel Vietnam la morte era la compagna di migliaia di soldati, l’Occidente si preparava al più grande festival della storia, Woodstock. È in questa occasione, che sul palco della nella cittadina di Bethel, il trio Crosby, Stills & Nash incontrò artisticamente Neil Young, con il quale diede vita ad un supergruppo che sconvolse le regole del Folk Rock. 

Introdotte da Paolo “Crazy” Carnevale, sabato 18 dalle ore 21 sul palco si rivivranno queste sonorità con tre band che si slterneranno sul palco. La prima sarà quella che fa capo alla cantante Chiara Veronese con Bobbi Gualtirolo alla chitarra e voce, Dominique Panizza (tastiere), Fabrizio Bolognani (basso) e Flavio Delladio (chitarra). Seguirà poi la squadra del tastierista Marco Casarin con Camilla Guerrini (voce), Sonia Tripodi (voce), Stefano Licio (chitarra elettrica e voce), Andrea Piazza (chitarra acustica e voce), Alex Bosio (basso) e Mario Cosentino (batteria).

E infine ci sarà la band guidata dal bassista Giorgio Fait (basso): Giorgio Tornarolli (voce), Giordano Tassotti (chitarra), Andreas Gozzi (chitarra), Alex Busato (tastiere), Giorgio Fait (basso) e Pilo Berton (batteria).

Anche per questo concerto il biglietto d’ingresso è stato fissato a 10 euro, e anche per questa occasione il ricavato verrà devoluto per una buona causa: questa volta tocca ai volontari dei Vigili del fuoco di Vadena. Per informazioni e prenotazione posti è possibile chiamare il numero 0471 952650 dalle 9 alle 12 dal lunedì al venerdì, o via mail: prenota@teatrofilolaives.it

Autore: Luca Masiello

Una surfista a Salorno

È appassionata di calligrafia, bricolage e fotografia. Ama scoprire posti nuovi, sia al caldo che al freddo: è Martina Demanega, nata e cresciuta a Salorno. Le piace il proprio lavoro come addetta alle relazioni pubbliche, perché può utilizzare le proprie capacità creative, organizzative e gestionali allo stesso tempo. è molto attiva nella vita associativa di Salorno.

La cosa che più mi piace di me.

Il fatto che sono una persona che cerca sempre di aiutare.

Il mio principale difetto.

La procrastinazione. 

Il mio momento più felice.

Sono molti, ma scelgo la mia festa di laurea. 

La persona che ammiro di più

Mio nonno Ernest per tutto ciò che ha raggiunto e fatto per la sua famiglia nonostante i tanti momenti difficili. 

Un libro sull’isola deserta.

“How to survive on a desert island”, perché ne avrò bisogno. 

La mia occupazione preferita.

Stare su un balance board circondata da persone a cui voglio bene, ascoltando musica, facendo calligrafia e mangiando del buon cibo.

Il paese dove vorrei vivere. 

A Salorno, confinante con l’oceano e le onde di Teahupoo. 

Il mio piatto preferito. 

Il cibo affumicato che viene offerto durante la tradizionale sfilata di Carnevale del Perkeo a Salorno. 

Non sopporto…

L’ipocrisia e l’arroganza. 

Per un giorno vorrei essere.

Carissa Moore e trascorrere tutto il giorno in acqua.

La mia paura maggiore.

Non utilizzare il tempo nel modo più proficuo. 

Nel mio frigo non manca mai…

Il limone. 

Se fossi un animale sarei.

Un falco, se potessi scegliere. 

Mi sono sentita orgogliosa…

Quando sono riuscita a fare il mio primo take-off sulla tavola da surf. 

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Non ho mai imparato a suonare uno strumento musicale. 

Il giocattolo che ho amato di più.

Forse le mie Bratz o la mia bici. 

I miei poeti preferiti.

Charles Bukowski e Tom Waits. 

I miei pittori preferiti.

Banksy e Salvador Dalí. 

Il dono di natura che vorrei avere. 

Volare.

Dico bugie solo…

Quando mi impapero.

Il colore che preferisco.

I colori del tramonto.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Non saprei, riesco a stare calma anche quando mi arrabbio.

Da bambina sognavo…

Una vita alle Hawaii, con le mie amiche.

Autore: Daniele Bebber

L’arte della natura e la natura nell’arte

Nisrine Serkouh, giovane meranese, per lavoro allestisce vetrine di negozi di abbigliamento, per passione crea opere d’arte con la natura. Oggi andremo assieme a scoprire di cosa si tratta esattamente la sua passione per il muschio.

Ciao Nisrine, chi sei? Cosa fai?

Sono Nisrine, sono un’artista e faccio quadri con muschio stabilizzato e fiori. Il mio nome d’arte è the_nature_frame, letteralmente “i quadri della natura”, è questo il nome con il quale sono presente sui social. Sono laureata in design (indirizzo moda e arte), ho lavorato per diverso tempo in uffici dove disegnavo per la moda, adesso faccio la visual artist per negozi di abbigliamento: mi occupo dell’allestimento delle vetrine e degli interni.
Il richiamo all’arte c’è sempre stato però! Sono una grande appassionata d’arte e natura, infatti ho sofferto molto quando durante il periodo del covid non potevo uscire all’aria aperta e stare a contatto con la natura. Mi sono fatta così un piccolo quadretto 20×20 cm di muschio da mettere in casa. Ogni volta che lo guardavo mi dava un senso di pace e tranquillità. Era come avere la natura dentro casa.

È così quindi che hai iniziato… 

Esattamente! Avevo già da prima la curiosità verso il verde stabilizzato, poi quando siamo stati forzati a stare in casa sono riuscita a trovare il metodo per esprimere la mia arte.
I miei quadri sono quadri astratti, forme libere, in base a quello che mi esprime il materiale che ho davanti.

Come funziona a livello tecnico?

Il muschio viene immerso in una miscela di acqua e glicerina, che lo mantengono nel suo stato vivo, si mantiene per 20anni circa, l’importante è che non entri in contatto con l’acqua.
I colori dei miei quadri sono completamente naturali, utilizzo esclusivamente coloranti alimentari.
I miei quadri sono personalizzabili sia per dimensioni che per colore. Lo studio del design d’interni mi dà la capacità di riuscire a progettare un quadro che si sposi con lo spazio circostante e l’ambiente dove verrà collocato.

Qual è il tuo obiettivo futuro?

Mi piacerebbe che i quadri avessero più visibilità, che non venissero visti solo da familiari ed amici.
L’anno scorso ho partecipato al progetto “Art’è donna” dove ho avuto la possibilità di esporre le mie opere in galleria Walther qui a Bolzano. Quel momento è stato davvero utile per il mio percorso, spero di ricevere altre possibilità simili in futuro.
Il mio sogno è quello di far diventare questa mia passione il mio lavoro principale.

Autore: Niccolò Dametto COOLtour

Rifugiopoli

“Le Dolomiti sono Patrimonio Unesco e, proprio per questo motivo, tutta l’umanità deve avere il diritto di visitarle e provare l’esperienza di vivere a più di duemila metri sospesa tra le rocce”. La dichiarazione del portavoce dei diritti turistici Christoph von Beton ha dato il via ad una serie di progetti che interesseranno le nostri vallate, come per esempio la circonvallazione pensile “Quattro Passi” attorno al Sella e l’autostrada che collegherà il passo San Pellegrino al Passo Erbe. La novità più importante è che si potrà costruire rifugi ovunque: basterà non chiamarli hotel.

Autore: Roberto Tubaro

Diamo una seconda vita ai nostri oggetti

Oggetti strani, oggetti antichi, oggetti piccoli o grandi: nelle case di tutti noi ci sono vari tipi di cose affascinanti, che però sono abbandonate nelle cantine o magari nascoste nei cassetti, inutilizzate da tempo. Vi è mai capitato di acquistare un oggetto e di utilizzarlo una sola volta?

è qui che entra in gioco COOLtour e la sua “cosoteca”, la biblioteca delle cose, dove è possibile portare e prendere in prestito qualsiasi tipo di oggetto presente in loco. Se, per esempio, avete acquistato un utensile per fare un lavoro preciso e poi lo avete messo da parte e da tempo ormai non lo utilizzate più, potete portarlo a COOLtour e sicuramente qualcun altro troverà il modo di dargli nuova vita. Se al contrario vi capita di passeggiare per via Sassari proprio davanti alla vetrina di COOLtour e un oggetto in particolare, tra quelli esposti, attira la vostra attenzione, potete entrare e quell’oggetto sarà vostro, per il tempo dell’utilizzo o per sempre! Il funzionamento della cosoteca è molto simile a quello del bookcrossing, presente già da anni a COOLtour, ma, al posto dei libri, qui i protagonisti dello scambio sono utensili di varia natura. Le cose che vengono donate sono messe a disposizione della comunità ed è possibile prenderle in prestito per un breve periodo e poi restituirle alla cosoteca oppure tenerle per sempre. Al momento, oltre a essere presenti giochi da tavolo, borse, rulli da pittura, orologi e altri oggetti di uso comune, ci sono moltissimi utensili interessanti dal punto di vista storico, come ad esempio una latta che si usava un tempo per andare a prendere il latte, una vecchia videocamera, un walkman e addirittura una lampada a olio. Unici requisiti degli oggetti è che siano in buone condizioni, funzionanti o comunque riutilizzabili nella loro funzione principale, estetica o con una nuova connotazione creativa. è possibile portare e prendere gli oggetti durante gli orari di apertura di COOLtour, in via Sassari 13B, la mattina dalle 9 alle 12 e il pomeriggio dalle 15 alle 17, dal lunedì a venerdì. Sono apprezzate le offerte per sostenere questo servizio sul territorio e per supportare le tante azioni sul territorio che l’Associazione La Strada-der Weg, di cui COOLtour fa parte, svolge sul territorio provinciale. Buttare via utensili, considerati ormai vecchi e in disuso, è un vero peccato, si rischia di perdere un pezzo importante della storia e, ancora più grave, si getta una testimonianza di come si viveva in passato, privando così le nuove generazioni di una percezione più accurata dello stile di vita delle generazioni precedenti. è un’iniziativa di sostenibilità, che va ad arricchire gli scambi tra gli abitanti di Don Bosco e abitua ad un concetto di riciclo. 

La cosoteca riprende il concetto di swap shop che è presente anche negli esempi più famosi di Manhattan e Roma. Nella Capitale ad esempio c’è una piccola bottega in viale Libia dove si scambiano abiti, calzature, borse dei migliori stilisti – da Gucci a Chanel, da Vuitton a Hermès, da Chanel a Chloé – che nei negozi non si troverebbero perché vintage o fuori commercio. La nuova cosoteca di Bolzano non si limita ai capi firmati d’abbigliamento, come detto, ma prova a ridare vita ad oggetti d’ogni tipo, partendo dall’idea che prendendo in prestito un oggetto, si venga a contatto con la sua storia e che si inneschi uno scambio umano, oltre che materiale.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour