La transumanza in Bassa Atesina

Nel Basso Medioevo, che equivale un po’ alla nostra infanzia storica, l’odierno Alto Adige-Südtirol, non ancora contea del Tirolo, era chiamato “Land an der Etsch und im Gebirge”, Terra all’Adige e nei monti. L’Adige rappresentava un elemento geografico ed economico – soprattutto come primaria via di comunicazione – determinante di questo territorio incuneato tra Pianura Padana e Alpi. 

Ma se un giorno ci svegliassimo nell’XI o XII secolo, faremmo fatica a riconoscere la valle dell’Adige. Non solo il grande fiume seguiva un altro corso ma anche l’ambiente circostante era completamente diverso. A seconda della stagione, l’intero fondovalle era inondato. Una fitta foresta fluviale, paludi, laghi e isole (insulae e ischie, il cui ricordo è conservato in numerosi microtoponimi) si susseguivano tra il basso Trentino e la conca di Bolzano. Il paese di Cortina sorge ancora su una di queste isole in mezzo al vecchio letto del fiume e un tempo, nei periodi di piena, poteva essere raggiunto solo in barca. Nel 1786 il geografo francese Albanis Beaumont descrive un paesaggio fluviale in cui il “confine tra la terraferma e l’acqua è impreciso e il tratto dominante sono le zone umide, le paludi, gli acquitrini, i terreni stagionalmente alluvionati e i canneti”. 

I terreni adibiti alla coltivazione di cereali o legumi erano pochi e perciò molto preziosi. Inoltre, l’intera valle era da secoli proprietà “collettiva” vescovile destinata prevalentemente a pascolo. Grazie alle prime bonifiche effettuate a partire dal XIII secolo e alle successive lottizzazioni, molti terreni passarono in mano privata. Erano soprattutto gli aristocratici e gli enti religiosi ad accaparrarsi quelli migliori per poi cederli in affitto ai contadini e coloni. 

Da molto tempo i terreni incolti erano tradizionalmente occupati, soprattutto in inverno e primavera, dalle greggi di ovini provenienti dalle valli di Fiemme e Fassa, che vantavano su di essi antichi diritti d’uso e privilegi. La popolazione del fondovalle non vedeva di buon occhio questa transumanza di centinaia di pecore ma questa veniva tollerata poiché portava anche un po’ di benessere. La tassa che i “pegorari” dovevano pagare al vescovo o agli altri eventi diritto si chiamava herbaticum. 

In verità i fiemmesi e i fassani facevano risalire il loro diritto di pascolo e di passaggio a tempi antichissimi, e precisamente all’epoca di San Vigilio. Ancora un atto notarile del XII secolo stabilì che i pastori “antiquitus habebant et noviter acquisierant” il diritto. L’herbaticum riguardava ogni “pegora que venit ad erbaticum”.

Numerosi furono i conflitti e le controversie giudiziarie tra i proprietari dei terreni e i pastori fiemmesi e fassani. Già nel 1247 il comune di Caldaro intentò causa ai “pegorari” ma dovette soccombere completamente: il giudice stabilì che i pastori avevano il diritto di pascolare da Natale a S. Giorgio (23 aprile) nei terreni “tam in comuni quan in diviso” (pubblici e privati), successivamente fino a San Pancrazio (12 maggio) solo sui terreni pubblici. Nel XIV secolo, il conte del Tirolo Enrico rinnovò tale diritto e successivamente vi furono altri pronunciamenti che concedettero il diritto d’uso ai fiemmesi per terreni nei comuni di Caldaro, Termeno, Ora, Egna, Bronzolo e Cortaccia, Terlano. Settequerce, Castelfirmiano e Gries erano in uso ai fassani. Questi ultimi si videro contestare il diritto di passaggio dai comuni di Nova Levante, Collepietra e Cardano ma anche in questo caso ottennero ragione. Nel 1462 il comune di Trento emanò un decreto che stabiliva che “nessun pegoraro” andasse “per prati ne champi con pegore” al di fuori dei periodi stabiliti. Per i contravventori, la pena era di 25 lire “de bona moneda”.

Dopo la regolazione dell’Adige, le controversie tra proprietari dei terreni e pastori divennero sempre più frequenti. Le pecore devastavano i campi coltivati e danneggiavano seriamente le colture, in particolare le vigne. Nel 1886 fu istituita un’apposita commissione governativa per risolvere l’annosa questione e “riacquistare” dai pastori di Fiemme e Fassa i vecchi privilegi. In effetti, tutti comuni interessati, con l’eccezione di Ora e Bronzolo, riuscirono ad accordarsi con i pastori e li indennizzarono con un Gulden per ogni “Starland”, ossia 720 metri quadri. Invece i terreni di Ora e Bronzolo rimasero “in mano” alle pecore nel periodo dal 27 marzo al 5 maggio di ogni anno, pascolando 5 giorni a Ora e due a Bronzolo. Di notte dovevano essere condotte nelle stalle di Ora. Le pratiche per abolire la servitù vennero riprese anche da questi due comuni nel 1912 ma solo nel 1927 il Tribunale di Trento sancì la definitiva “espulsione” dei pastori fiemmesi e fassani dai terreni della Bassa Atesina contro un corrispettivo di 66,60 Lire ogni Starland. 

Venne così a cessare l’antichissima usanza della transumanza invernale dei pastori nella valle dell’Adige ed iniziò lo sfruttamento “moderno” dei terreni bonificati con impianti sempre più intensi di alberi da frutto. Anche il paesaggio mutò profondamente e l’idilliaca valle si trasformò in un corridoio di transito tra l’Europa settentrionale e quella meridionale.

Autore: Reinhard Christanell

Lo spettacolo con la “mente aperta”

Sabato 8 ottobre a Magrè (presso il centro culturale e ricreativo Karl Anrather) è andato in scena uno spettacolo interattivo, multimediale e bilingue. Si tratta del primo appuntamento dell’iniziativa Open Mind Show, organizzata dall’associazione JoyEnJoy di Salorno in collaborazione con la scuola di danza Ritmomisto di Lavis. 

L’evento ha unito danza, canto, cabaret, stand up comedy e ha dato spazio alla creatività più sfrenata e alla voglia di mettersi in gioco. Ad esibirsi in numeri originali creati per l’occasione sono stati artisti e creativi ma anche persone comuni, giovani ma anche meno giovani, altoatesini ma anche trentini. Open Mind Show, infatti, è un progetto che abbraccia tutta la regione Trentino Alto-Adige e fa parte dei dieci percorsi selezionati dal Bando Generazioni 2022.

Soddisfatti gli organizzatori: “L’obiettivo è stato raggiunto: durante la serata i partecipanti hanno potuto dare libero sfogo alla loro creatività, ma anche alla sana voglia di mettersi in luce, di essere protagonisti per una sera con un pubblico disposto a guardarli e ascoltarli. Hanno superato sé stessi, mettendosi a nudo e facendoci entrare un po’ nelle loro vite attraverso i numeri che hanno presentato”. 

Proprio per valorizzare la spontaneità delle diverse esibizioni, gli organizzatori hanno voluto lasciare la massima libertà di stile e impostazione. “Questo ha reso il tutto più faticoso per noi, ma anche molto soddisfacente – commenta Sybille Bazzanella di JoyEnJoy –. Abbiamo scelto di non mettere paletti e barriere, per lasciare che tutto potesse accadere. Anche in questo caso, obiettivo raggiunto: i partecipanti sono riusciti a dare il meglio di sé creando gruppo, avvicinamento e relazione”.

Anche l’interazione con il pubblico è stata raggiunta, soprattutto grazie al FantaOpenMind, il fantagioco con cui i presenti potevano comporre la propria “squadra” scegliendo a inizio spettacolo le esibizioni o gli artisti su cui puntare, con la possibilità di vincere simpatici premi. “Anche questo era un modo per stringere un legame col pubblico – conferma Bazzanella –, per cucire relazioni su e giù dal palco. Che del resto è proprio lo scopo del Bando Generazioni: noi lo abbiamo messo in pratica a più livelli. Sul legame fra territori bisogna lavorare ancora molto, ma Open Mind Show è un passo in più verso questo obiettivo importante”.

Le famiglie numerose hanno celebrato la loro festa

Finalmente, dopo 3 anni di stop dovuti alla pandemia di Covid 19, le famiglie numerose del Trentino Alto Adige si sono date appuntamento per trascorrere insieme una giornata di Festa. 

Domenica 9 ottobre 35 nuclei famigliari provenienti dal Trentino e dall’Alto Adige hanno dato il via all’incontro, alcuni partecipando alla Santa Messa celebrata dal parroco di Salorno, don Pierluigi Tosi ed animata dal coro Destinazione Betania della parrocchia di Laives.

All’Areale Festa Campestre di Salorno le famiglie organizzatrici – sotto la guida dei coordinatori della provincia di Bolzano, Silvia e Mirco Campo (di Laives) e di Trento, Federica e Massimo Sebastiani – hanno allestito stand per i giochi dei bambini, compresi i castelli gonfiabili mentre i rappresentanti di molte associazioni di volontariato del paese si sono prodigate per cucinare e servire il pranzo a tutti.

Anche gli Scout del Clan del Laives 3 hanno intrattenuto bimbi e ragazzi con diversi giochi.

Nel momento assembleare erano purtroppo assenti a causa di un imprevisto gli attuali presidenti Egle e Mario Sberna, ormai a fine mandato. Sono intervenuti invece Claudia e Alfredo Caltabiano, di Parma, associati della prima ora e attuali membri dell’Unità Politica dell’Associazione nazionale famiglie Numerose. Molte famiglie presenti hanno segnalato che la loro situazione con l’introduzione dell’Assegno unico universale è notevolmente peggiorata. Anfn aveva segnalato già in tempi non sospetti limiti e criticità, grazie alle proiezioni che aveva fatto coinvolgendo i propri soci, ma le nostre segnalazioni sono state inascoltate ed ora le famiglie soffrono per questa nuova mancanza di attenzione.

Al termine della festa c’è stata la tradizionale ricca lotteria, che ha donato al pomeriggio un momento di frizzante sorpresa e allegria.

I cimiteri: archivio storico a cielo aperto

Hanno ottenuto un riscontro di pubblico costante e continuo, da venerdì a domenica, le visite guidate organizzate presso i cimiteri cittadini nell’ambito delle tradizionali Giornate del Patrimonio.

Negli anni precedenti le Giornate hanno interessato il patrimonio edilizio civile e gli impianti sportivi meranesi degli anni Trenta, quindi le “FigureUmane” sulla Passeggiata Lungopassirio e la Wandelhalle. Il tema di quest’anno è stato scelto per la sua peculiarità: i cimiteri rappresentano un vero e proprio archivio civico a cielo aperto, un archivio delicato, frammentario, eppure significativo delle nostre identità. Le tombe sono una testimonianza di affetto e un ricordo, una memoria privata e familiare che si apre anche alla collettività: un messaggio che si rivolge a tutti, che diviene parte di un corpo collettivo, di una città.
I cimiteri sono al contempo parte dell'”urbs” e della “civitas”, un patrimonio che non ha confini di lingua, di religione, di credo politico. Tutta la cittadinanza deve sentirlo proprio e ne va dunque diffusa la consapevolezza: ecco il senso di manifestazioni come le Giornate del Patrimonio ed ecco perché sono stati illustrati – grazie a Veronika Rieder e a Georg Schedereit – il Cimitero Evangelico e qundi – a cura di Herbert Tschimben e Licio Mauro – anche i cimiteri di guerra germanico, austro-ungarico e italiano. Sabato 16, con Patrick Rina e Tiziano Rosani, è stata la volta del cimitero di Santa Maria del Conforto, di quello delle urne cinerarie presso la chiesa di San Vigilio e di quello parrocchiale di Maia Bassa. Domenica 17, infine, si è proceduto alle visite sia del cimitero cittadino, con Rosanna Pruccoli e Patrick Rina, che del Cimitero Ebraico, con Joachim Innerhofer e Mirko Wenter.

Metti i meranesi in vetrina

La sua più grande passione è raccontare con la telecamera, e la sua produzione è prolifica: venerdì 28 ottobre alle ore 20.30 al Centro per la Cultura il documentarista Roberto Condotta presenta tre dei suoi lavori più recenti, tre profili di note persone che verranno illustrati nel corso di una serata dal titolo “Meranesi in vetrina”.

Tre personaggi, tre mestieri, tre artisti: le vite di tre meranesi sono state riprese dalle lenti di Roberto Condotta, che le ha tradotte in video. E venerdì sera all’evento organizzato in collaborazione con Mairania 857, i protagonisti e i loro estimatori potranno gustare il risultato sul grande schermo.

Si parte con “Stefano Andretta – la natura nei miei fotogrammi“. Stefano Andretta, meranese, oggi poliziotto in pensione, ha fatto del catturare con la sua macchina fotografica la bellezza della natura, la sua passione e “stile di vita”. I suoi magnifici scatti arrivano a fissare istanti che a noi “comuni mortali”, sono preclusi. La ricerca della luce giusta, dell’appostamento migliore, e dell’ora ideale attraverso lo studio del territorio, delle abitudini degli animali sono le sue uniche “armi”. È soprattutto grande amore per la natura, vista come madre ancestrale, che lo porta alla continua ricerca dello scatto “perfetto”.

Si passa poi alla musica con “Rolando  Biscuola – note e cristalli“. Rolando Biscuola, meranese, vive da sempre per la musica. Ma oltre ad essere uno stimato e conosciuto chitarrista, è anche un appassionato cercatore di minerali. Si divide quindi tra la chitarra, lo studio e le pubblicazioni musicali, e la passione per la mineralogia che coltiva sin da bambino, e che lo porta a campagne di ricerca che spaziano soprattutto tra la Val di Vizze e la Valle dell’Adige, alla ricerca di nuovi esemplari per arricchire la sua vasta collezione.

Al termine ci sarà a “Jordi B. – quando la strada dà spettacolo“. Jordi Beltramo, giramondo per scelta; dal 2004 vive in pianta stabile a Merano. Per diventare “artista di strada” inizia a girare il mondo a 17 anni. Oggi è un artista con esperienza decennale in quest’arte e negli anni ha dato vita a diversi personaggi e performance – passando dalle statue viventi al mimo, al clown, al teatro, alla danza – riuscendo a esibirsi in mezza Europa. Il periodo di stop forzato dovuto alla pandemia lo ha portato a rivedere i suoi obiettivi, dopo essere stato privato da quello che lui ritiene essere il suo pane quotidiano: il contatto con il pubblico, il suo pubblico.

Diritto all’aborto: parliamone

Chi si è trovato nella situazione di dover effettuare un’interruzione di gravidanza in Alto Adige lo sa bene: il personale che effettua queste operazioni è sotto organico, per utilizzare un eufemismo, e quei 90 giorni in cui si deve effettuare l’aborto scorrono veloci, con conseguenze spesso drammatiche sulla psiche della donna e di chi le sta accanto. Di ciò e di altri problemi legati a questa tematica ne parlerà un team di esperti nella sede dell’Accademia di studi italo-tedeschi in via F. Innerhofer 1, sabato 22 ottobre dalle ore 10 alle 14.

Nonostante in Italia l’interruzione della gravidanza sia legale, non è sempre facile avervi accesso. 

In Alto Adige, addirittura, esistono diversi sportelli di prevenzione e consulenza, ma solo pochissimo personale medico che offre aborti sicuri all’interno di strutture sanitarie pubbliche. Che cosa spinge così tanti professionisti del servizio pubblico a dichiararsi “obiettori di coscienza” per motivi etici o religiosi, rifiutando di eseguire aborti? Quali sarebbero i rischi per le donne e le persone incinte, oltre che per la società intera, se si perdesse nuovamente il diritto all’interruzione di gravidanza? 

È giusto considerare l’aborto un diritto umano universale? Come offrire il diritto a un aborto sicuro a tutte le persone interessate, a prescindere dalla loro classe sociale?

Il convegno vuole essere un momento di scambio tra pubblico ed esperti in materia. Dopo l’intervento da parte di alcuni esperti sulle implicazioni etiche, sanitarie e giuridiche legate all’aborto, il pubblico potrà contribuire al dialogo, partecipando a degli spazi di discussione. I risultati verranno restituiti al pubblico sotto forma di documento, nella speranza che possano fungere da spunto per un impegno politico comune, atto a salvaguardare la libertà e la dignità delle donne. 

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria: service@museia.it

LE ESPERTE E LE ORGANIZZAZIONE COINVOLTE

Al convegno parteciperanno Mona Holm (direttrice “Women’s Museum Norway Kvinnemuseet”, ideatrice della mostra “SHHH! Stories about abortion and sexuality”), Carla Reale (giurista esperta di diritto costituzionale e biodritto, componente della Commissione Pari opportunità di Trento), Esther Redolfi (filosofa impegnata in studi femminili), Silvia Camin (presidente Aied) e Loredana Costanza (vice primaria del reparto di Ginecologia e Ostetricia, ospedale di Bolzano).
Le organizzazioni coinvolte sono: Infocafè Femminista, Museo delle Donne, Donne in marcia, Ass. “Donne contro la violenza” Merano, consultorio Aied, Accademia di Studi Italo-Tedeschi, Women’s Museum Norway, Servizio Donna.

“Tirtlen” alla ricotta

INGREDIENTI

Per 8 “Tirtlen” circa
Impasto
120 g farina di segale
140 g di farina
2 C panna
1 uovo
50 ml latte tiepido
1 p. sale
Ripieno
50 g cipolla
50 g burro
300 g ricotta
1 C erba cipollina tagliata finemente
Sale
Pepe appena macinato
Altro
Olio per friggere

PREPARAZIONE

Per l’impasto mescolate le due farine, poi lavoratele con la panna, l’uovo, il latte tiepido e il sale fino ad ottenere un impasto liscio.

Avvolgete l’impasto in una pellicola trasparente e fate riposare per 30 minuti.

Per il ripeno invece pelate la cipolla, tagliatela a dadini e stufatela nel burro. Aggiungete poi la ricotta e l’erba cipollina tagliata finemente, mescolate bene il tutto e poi aromatizzate con sale e pepe.

Formate un salame con l’impasto e tagliatelo in 16 pezzi di uguali dimensioni.

Stendete la pasta con il mattarello in sfoglie rotonde (Ø di 14 cm) oppure tirate l’impasto con l’apposita macchina e poi ritagliate i dischi di sfoglia con una formina.

Distribuite il ripieno in modo uniforme su 8 sfoglie lasciando libero un margine di 2 cm circa, inumidite poi questo margine con dell’acqua.

Richiudete con i dischi di sfoglia liberi premendo bene lungo i bordi.

Friggete i “Tirtlen” in olio abbondante, poi far sgocciolare su carta da cucina e servire.

Cottura: 4 minuti circa

forno a 180 gradi circa

La casa delle Pigotte: adottare una bambola per aiutare un bambino

Le volontarie e la presidentessa di UNICEF Bolzano, Patrizia Daidone, ci raccontano la casa delle Pigotte di Corso Italia 51 a Bolzano.

Cos’è la casa delle Pigotte? 

La casa delle Pigotte è il luogo dove vengono create queste bambole di pezza e in cui le persone possono venire ad adottarle: quest’adozione avviene attraverso un’offerta che potrà salvare la vita di un bambino.  

Come vengono create le bambole di pezza? 

Viene realizzato il modello, ritagliato e cucito a macchina, capovolto e riempito per poi essere chiuso. A seguire le stiliste creeranno i vestiti,  le parrucchiere applicheranno i capelli e le visagiste realizzeranno i visi delle Pigotte. È un lungo lavoro a catena, in cui moltissime volontarie hanno un ruolo fondamentale e realizzano ogni parte della bambola rigorosamente a mano e con materiali di riciclo. Ci sono anche volontarie che  si occupano della realizzazione delle Pigotte dall’inizio alla fine. Ogni Pigotta è  un pezzo unico, frutto dell’amore e della fantasia delle artiste che le realizzano.

Come si adotta una Pigotta? 

Adottare una Pigotta è semplice: si può venire qui alla casa a Bolzano oppure a uno dei nostri eventi o nelle sedi UNICEF di tutta Italia e si sceglie la propria Pigotta. Ognuna ha le sue caratteristiche, le sue creatrici, la propria storia e il proprio nome, tutto segnato sulla carta d’identità che le è assegnata. L’offerta d’adozione  verrà devoluta al 100% a un fondo dedicato ai bambini di UNICEF: è questo che ci spinge a stare qui.

Quanto ci si mette a creare da zero una bambola? 

Una signora che le creava dall’inizio alla fine ci ha raccontato che impiegava otto ore per crearne una da zero. È un grande lavoro, ma dà moltissima soddisfazione.

Si possono personalizzare le Pigotte? 

Si può cambiare il loro nome e chiederle per occasioni speciali, ora ad esempio ne stiamo creando alcune per un battesimo. Ne creiamo poi per eventi che sono affini ai nostri valori come quelle con le scarpette rosse per sensibilizzazione rispetto al tema della Violenza sulle Donne. Ci sono anche realtà e aziende che ci chiedono di collaborare: ad esempio per pacchetti regalo con le Pigotte per Natale, per aggiungere un bel gesto al pensiero.

Collaborate molto sul territorio? 

Sì, ci teniamo moltissimo a creare rete. Abbiamo coinvolto varie realtà come le scuole Alfieri, il cento anziani della Visitazione, il centro diurno Don Bosco e il circondario, Casa Noà coi MISNA e i profughi, e moltissimi altri in tutta la provincia, da Vipiteno a Laives che ci aiutano nella realizzazione delle Pigotte.

Quali sono gli eventi in cui vi si può conoscere meglio? 

L’11 ottobre – giornata della Carta dei diritti della bambinaabbiamo tenuto una conferenza stampa al Teatro Cristallo per presentare il nostro programma. Abbiamo presentato tutte le attività legate alle tematiche che abbiamo a cuore: i diritti dell’infanzia, l’ambiente, la salute femminile, l’importanza della salute mentale. Il 20 ottobre inoltre c’è invece l’evento del Giardino Segreto, un’associazione che ha l’obiettivo di prestare assistenza legale e psicologica gratuita ai figli di vittime di femminicidio. è un evento importante e interessante che coinvolge testimoni pronti a raccontare le proprie storie e metterle al servizio della comunità, affinché non si ripeta ciò che è loro successo.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

I giovani, la letteratura e i… “petali”

Tutti i Petali del Papavero è il secondo evento di InchiostroVIVO, rassegna creata da un gruppo di giovani bolzanini, con l’aiuto delle operatrici di COOLtour dell’Associazione La Strada-Der Weg, le realtà partner ANPI e UNICEF e il sostegno pubblico. 
L’evento si terrà il 21 ottobre presso Spazio Costellazione (in Via Claudia Augusta 111, si tratta di 4 repliche alle 10.30, 11.30,15.30, 17,30). Anna Michelazzi, bolzanina e studentessa di Lettere è una delle giovani menti che hanno dato vita al progetto, mentre Desiree è una delle attrici.

Ciao Anna, com’è nato il progetto di InchiostroVivo?
InchiostroVivo è una rassegna nata con lo scopo di riavvicinare la cittadinanza alla letteratura e sviluppare il pensiero critico nelle persone rispetto a temi letterari. Vedere la letteratura da un altro punto di vista, non solamente scolastico, e valorizzare giovani appassionati dell’ambito letterario o artistico. Ogni anno la rassegna è dedicata ad un autore differente.

L’anno scorso è stato Dante. Quest’anno Fenoglio. Perché?
Spulciando tra i vari anniversari e ricorrenze ci siamo imbattuti in un autore poco conosciuto, ma che tratta un tema importante che ci sta molto a cuore: la Resistenza. Nonostante le varie riflessioni sapevamo che sarebbe stato lui il nostro protagonista! Con l’occasione del centenario dalla sua nascita, inserendoci nel percorso di Bolzano Città della Memoria 2022, abbiamo scelto di portare in scena Beppe Fenoglio.

Quali temi porterà in scena questo spettacolo?
Lo spettacolo porterà in scena con recitazione e musica temi importanti come l’antifascismo e la pace. Abbiamo cercato, con l’aiuto e la guida dell’attrice Diletta La Rosa, di portare le parole di Fenoglio in vita riuscendo a evidenziare la sua Resistenza, che non è quella eroica, ma è una Resistenza umana, di dubbi e paure, coraggio e scelte.

Con l’occasione abbiamo deciso di intervistare anche Desiree, giovane ragazza bolzanina, che riveste i panni di attrice in questo spettacolo.

Ciao Desiree, come sei entrata in contatto con InchiostroVivo?
Sono entrata in contatto con InchiostroVivo tramite chi aveva partecipato alla scorsa edizione, che mi ha contattata nella ricerca di giovani volenterosi, propensi a partecipare attivamente ad eventi culturali.

Cosa hai imparato da questa esperienza?
Ho imparato a stare con le persone, a mettermi in gioco e ad imparare come esprimermi con gli altri.

Sei partita da zero. Hai dovuto studiare?
Sì è stata la mia prima volta. Sono venuti dei professionisti del mestiere per aiutarci e questa interazione ci ha aiutato molto.

Sono importanti le relazioni con gli altri attori?
Sì, avere delle relazioni con gli altri membri del team aiuta a rendere la storia più spontanea. Si è creato un bel gruppo.

Cosa porti a casa?
Belle esperienze, amicizie e tante nuove competenze.

Riti pre-spettacolo? Ansie e paure?
Nessun rito. Ovviamente davanti al pubblico si è agitati e c’è paura di sbagliare. Ognuno ha più di un ruolo da interpretare, la difficoltà sta nel riuscire a cambiare velocemente personaggio sia mentalmente che fisicamente. Durante lo spettacolo sarà anche il pubblico a condividere con noi l’emozione, per questo vi invitiamo tutti ad essere presenti!

Autori: Niccolò Dametto e Ilaria Talamoni COOLtour

Melosconvini

E’ stata avvistata una nuova creatura mitologica lungo le strade di Roma. Questa creatura, denominata Melosconvini, è donna, mamma e cristiana con un carattere nordico e lo spirito di un arzillo vecchietto con la vena comica e un profilo tic toc (tac) anti boomer. Questa creatura, che qualcuno sostiene sia in grado di far tornare i treni in orario, promette di governare il Paese per bene (o benito), cercando di non fare troppi sgarbi e promettendo di essere una fontana di sicurezze. Attenzione: se la incontrate rischia di tendervi il braccio raccontandovi qualche barzelletta contro i meridionali. 

Autore: Roberto Tubaro