La targa dedicata a Wilhelmina von Kofler

Prima del civico 16 di via Vintler (Ufficio Anagrafe), vi è una targa, al civico 14, con la scritta “FONDAZIONE KOFLER STIFTUNG”.
Di cosa si tratta?

Il riferimento è alla benefattrice Wilhelmine Grätzl von Kofler (nata a Bolzano il 25 ottobre 1802), una delle più attive dame del Comitato, che aveva il compito di raccogliere i fondi necessari alla gestione dell’Asilo infantile fondato nel 1847.
Le dame erano chiamate “Bezirksfrauen”, con riferimento alla zona della città in cui ciascuna aveva il compito di raccogliere i fondi necessari alla gestione dell’Asilo; Wilhelmine, sposa dal 1829 del medico Josef Kofler, era competente per via Francescani e piazza Erbe.
La prima sede fu in un vecchio edificio (nel passato adibito a lazzaretto) nella Pfarrgasse (ora via Isarco); nuova sede fu poi trovata nella Maurergasse (ora via Vanga); ampliato l’edificio, nel 1853 fu istituito un orfanotrofio e nel 1854 fu allestita una scuola di maglieria.
Un altro trasferimento fu reso possibile dal lascito di Wilhelmine Kofler, deceduta il 14 aprile 1866. Dispose per testamento la devoluzione del patrimonio, suo e di quello ereditato dal padre Josef Anton Grätzl, dirigente commerciale, e dal proprio fratello Anton; consisteva in estesi terreni agricoli, presso Ponte Adige e a Gries.
In merito la Luogotenenza di Innsbruck promosse l’ istituzione della “Fondazione Wilhelmine Kofler”, avente per scopo di finanziare, con i redditi annui, le due Istituzioni eredi, l’Asilo infantile e la Casa dei poveri (via della Roggia).
Nel 1867 con la vendita di due terreni fu possibile il trasferimento nella nuova Hintergasse n. 14 (ora via Vintler).
L’immobile, acquistato nel 1872, fu ampliato nel 1878 con l’acquisto dell’edificio confinante, al n. 12.
Assunta dalla Provincia Autonoma la competenza sulle scuole per l’infanzia, fu istituito, poco distante, l’Asilo Weggenstein. L’ex asilo fu ristrutturato e adibito a collegio femminile, il moderno “Mädchenheim Kofler Stiftung”, fiore all’occhiello della Fondazione Kofler.

Autore: Leone Sticcotti

Quarant’anni spolpi

La storia andò diversamente: in occasione di un concerto a cui Madder non ebbe possibilità di prendere parte, il resto del gruppo, per non perdere l’ingaggio, decise di arruolare un altro front man, un DJ senza esperienze da cantante ma con una grinta e una capacità di calcare il palco davvero uniche. Quel DJ era Agostino Accarrino, gli Stary Most finirono lì e da lì – nel nome dello spirito del rock’n’roll – cominciò la storia della Spolpo Bluers Band.
Era il 1981, esattamente quarant’anni fa. Della Spolpo originale è rimasto solo Accarrino, ma dei suoi quattro soci attuali, a ben vedere, uno (il chitarrista Eric Siviero) è in formazione dal 1989, il batterista Jack Alemanno dal 1990, il bassista Haifisch Heidegger è con loro dal 1995 e l’ultimo arrivato Alex Trebo (tastiere e direzione d’orchestra) si è unito alla Spolpo nel 2000; e se la matematica non è un’opinione, vuol dire che la formazione è la stessa ormai da ben ventun anni, vale a dire oltre metà della propria esistenza.
La Spolpo Blues Band è la mischung ideale di cui l’Alto Adige avrebbe bisogno non solo a livello musicale, se la politica imparasse infatti dalla musica tutto sarebbe più facile. Nella Spolpo convivono infatti più culture e più etnie: italiani, tedeschi, ladini, mistilingui riescono a stare perfettamente in equilibrio generando energia che sul palco – a livello locale – fa ancor invida, al di là dei personali gusti dell’ascoltatore.


“Quando ci troviamo a fare le prove nella saletta ARCI di Vipiteno – ci racconta Accarrino – in realtà non diciamo che facciamo prove, diciamo facciamo musica, perché la voglia di suonare insieme è tale che riusciamo ad andare avanti per tre ore senza fermarci. Soprattutto ci divertiamo e ci facciamo delle gran risate. E i brani che abbiamo suonato in tutti questi anni sono talmente tanti che a volte non ci ricordiamo neppure di averli mai eseguiti. Certo prima suonavamo molto in giro, ora ognuno di noi è coinvolto in altre realtà musicali affini alla Spolpo, ma tutte con una propria peculiarità che le rende indipendenti da quello che facciamo quando siamo noi cinque. Se siamo noi cinque è come se si scatenasse una reazione chimica unica e irripetibile. È la Spolpo e non ci sono altri termini per definirla”.
È lo spirito del rock’n’roll, puro e semplice, vissuto come lo si viveva dagli anni settanta in poi, qualcuno lo chiama classic rock, qualcun altro lo giudica una musica finita o quanto meno senza più nulla da dire. A molti però continua piacere, e non è solo una questione anagrafica. Per questo la Spolpo Blues Band per festeggiare i suoi quarant’anni di concerti ha deciso di organizzare un mini tour regionale di quattro date, col proposito di riproporsi al suo variopinto e fedelissimo pubblico pescando nell’immenso catino del rock-blues, sia esso di marca sudista, virato verso l’hard britannico o verso certa musica californiana.
Il primo concerto del tour sarà quello di Merano venerdì 3 settembre, con inizio alle ore 18, col duo Ghirardini/Biscuola e il trio di Lukas Insam in qualità di gruppi spalla: sede dell’evento il Pido DFL (già dopolavoro ferroviario il Pidocchietto).
Si prosegue domenica 5 alle ore 11 a Monte Cavallo, sopra Vipiteno, presso il rifugio Sterzingerhaus, anche stavolta con il Lukas Insam Trio ad aprire le danze.
Sabato 11 settembre la Spolpo sarà invece, senza opening act, al teatro tenda di Laives per il concerto Stop AIDS, inizio alle 21.30.
Ultima data del tour domenica 12, quando il gruppo tornerà ad esibirsi in altura, alle 12, al rifugio alpino Ütia de Börz, a Passo delle Erbe, con apertura a cura di Manuel Rainer e del trio Insam.
“Il repertorio – conclude Accarrino – è naturalmente quello che ci si può o deve attendere da noi, con qualche rispolverata, tipo brani degli ZZ Top, in onore del loro bassista Dusty Hill, mancato poche settimane fa”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Le fughe surrealiste di Alex Dellantonio

“Il surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone in quell’armadio in cui si voleva prendere una camicia” – così spiegava la celebre artista Frida Kahlo l’essenza del surrealismo, uno dei movimenti artistici e letterari più vivaci del novecento. Nella mostra dell’artista Alexander Dellantonio, che inaugura sabato otto settembre al Kunstforum Unterland di Egna (visibile fino al 18.9), non troveremo bestie feroci, ma sicuramente molte magiche sorprese. “Surrealist Escapades”, vie di fuga surrealiste, è il titolo dell’esposizione, che presenta cento collage in bianco e nero, di cui molti inediti, realizzati dall’artista negli ultimi tre anni. Bolzanino di nascita, classe 1986, dopo il liceo artistico Dellantonio ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze e ha vissuto a Berlino, esponendo le sue opere in mostre personali e collettive in Germania, Norvegia e Italia. Quest’anno ha fatto ritorno in Alto Adige. “Portare alla luce l’anarchia dei sentimenti e dei sogni, sulla linea sottile tra desiderio e realtà, regolata attraverso l’arte dell’assemblaggio.”- questa l’idea che Dellantonio ha del surrealismo. La sua ricerca è originale e insolita perchè punta l’attenzione sul surrealismo cèco, che solo recentemente si sta guadagnando considerazione nelle università americane e in Germania.
Con passione e spirito da archeologo Dellantonio ha scavato nelle profondità delle opere di artisti e artiste come Toyen, Jindrich Styrski e Karel Teige, riportandone a galla visioni, tecniche e soprattutto quelle sottili strategie di fuga dalla realtà tipiche di tanta arte e lettura cèca. In questo senso, le opere di Dellantonio emanano un’eleganza dal fascino storico e sono capaci di ammaliare e inquietare. Ne abbiamo parlato con lui, inziando dal ritorno a Bolzano.

Come è stato il ritorno in Alto Adige dopo gli anni a Berlino?
Berlino è sexy ma povera! Dopo tanti anni, mi mancavano le montagne e il sole dell’Alto Adige. E per assurdo credo di trovare qui maggiori possibilità di proporre il mio lavoro artistico.

Come nascono le “vie di fuga surrealiste” che danno il titolo alla mostra “Surrealist Escapades”?
Il mio lavoro ha spesso avuto una connotazione politica e impegnata. Le opere nella mostra a Egna guardano agli artisti dell’avanguardia ceca, che sono stati isolati e perseguitati o perché considerati troppo avanguardisti o perché troppo borghesi, a seconda di chi li criticava (il protettorato nazionalsocialista di Boemia e Moravia prima e l’apparato stalinista della Repubblica Ceca poi). Gli artisti trovarono una via di fuga da questa realtà rifugiandosi verso qualcosa di diverso, l’arte surrealista.

Alex Dellantonio

Perché hai scelto di orientarti agli artisti del surrealismo ceco?
Ho scoperto i surrealisti cechi grazie a un libro trovato per caso al mercatino dell’usato sulle passeggiate del Talvera, una quindicina di anni fa, il “Mercato dell’arte” di Karel Teige. Mi sono appassionato alla figura di questo artista praghese, al suo credere nell’arte e perseguire la sua strada nonostante le difficoltà: mi piace l’immagine evocata dalla Devestil, il gruppo ceco di artisti a cui aderiva. La parola Devestil indica il farfaraccio, una pianta non particolarmente bella, ma tra le prime a fiorire in primavera con un fiore incantevole. Teige è anche autore del manifesto del “poetismo”, un movimento artistico che, negli anni ’20 del novecento, voleva trasformare l’arte in divertimento fantastico, inneggiando alla gioia di vivere dopo gli orrori della prima guerra mondiale. Nonostante l’isolamento da parte del Partito Comunista, fino alla sua morte, nel 1951, egli creò oltre 400 collage fotografici surrealisti, a cui mi sono ispirato per la mia serie.

Cosa deve aspettarsi il pubblico dalla mostra?
Senza svelare troppo, credo che chiunque potrà trovare qualcosa che incontra il suo gusto, sicuramente c’è un’attenzione al corpo e al bello comunemente inteso, ma anche aspetti nuovi e magari non molto visti in Alto Adige, che potranno sorprendere.
Hai scelto di lavorare con una tecnica tradizionale come il collage e la carta oggi, nel 2021… come mai questa scelta? Qual è la tua posizione rispetto al digitale?
Ho sempre amato la carta come materiale: mi piace la dimensione analogica, le persone, le sensazioni tattili. Per anni ho lavorato anche con il decollage strappando manifesti dai muri a metri! La carta è un materiale semplice, facile da utilizzare, da tagliare. Per certi versi, è come se il taglierino fosse il mio “pennello”… è come disegnare delle geometrie.

“Surrealist Escapades” è al Kunstforum Unterland di Egna
dal 7 al 18 settembre. Ingresso libero e gratuito.

Autrice: Caterina Longo

Ztl a Bolzano, futuro incerto per i pendolari

La proposta di attivare una Ztl modulabile per ridurre il traffico nel centro di Bolzano e vietare l’ingresso alle auto dei non residenti ha già infiammato il dibattito pubblico e istituzionale.
L’idea, avanzata qualche giorno fa dall’assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider, nasce dall’osservazione del sistema a tre fasce, già adottato dalla Città di Milano per controllare il flusso di macchine sulle strade della metropoli. Lì le zone Ztl sono divise in tre fasce: una fascia A non accessibile, e due fasce B e C a pagamento. A dare manforte a questa idea c’è anche l’installazione di una serie di nuove telecamere, che permetterebbe di aiutare a riconoscere le targhe dei veicoli in entrata e in uscita, controllando così chi è autorizzato ad accedere oppure no. Un provvedimento che mira a fronteggiare il forte traffico generato da orde di turisti che ha intasato strade e località dell’Alto Adige, ma che, dall’altra, inciderebbe non poco sui tanti pendolari che quotidianamente raggiungono il capoluogo altoatesino, come quelli della vicina Laives e San Giacomo e più in generale della Bassa. Uno dei grandi punti in sospeso, in attesa di ulteriori sviluppi dopo l’incontro tra Provincia e Comune di Bolzano di inizio settembre, è quello di capire a chi sarà destinata la nuova organizzazione: solo ai turisti o anche ai pendolari? Ci saranno deroghe? È qui che si giocherà gran parte della fattibilità politica del progetto.
Una prima reazione è arrivata dal sindaco di Laives Christian Bianchi, che ha commentato così la notizia: “La proposta deve essere applicata in primis ai turisti. Quando entri in città non c’è nulla di più comodo che lasciare la macchina fuori e usufruire degli autobus per raggiungere il centro. Ciò comporta zero stress e grande beneficio per tutti. Non è possibile vedere le vie del centro assediate dalle targhe straniere, e i lavoratori pendolari perdere ore bloccati in mezzo al traffico, è inaccettabile”. Il primo cittadino sottolinea poi quale sia l’opera prioritaria da dover realizzare per risolvere il problema del traffico: “Credo sia necessario procedere subito con la progettazione e realizzazione della variante in galleria. Sono contento che anche le associazioni imprenditoriali siano allineate su questa posizione. Senza la variante alla SS12 la mobilità di Bolzano è destinata a questa continua congestione, con blocchi, ed incredibili costi per tutti”.

Il sindaco di Laives Christian Bianchi

Non solo Bolzano ma tutto l’Alto Adige convive ormai da anni con un sovraffollamento esagerato di turisti, i cui effetti si ripercuotono sull’ambiente, sulla vita dei residenti e sulla qualità dell’offerta turistica stessa. Per questo è necessario adottare misure alternative, come le limitazioni agli ingressi giornalieri in un’attrazione, la chiusura totale di alcuni siti e regolamenti mirati per ridurre i disagi causati dai turisti. Esattamente come accade in tante grandi città Europee. Nel concreto però, il grande nodo che le amministrazioni devono tentare di sciogliere è quello di riuscire a fornire ai cittadini locali mezzi di trasporto efficienti che siano alternativi all’auto privata (in Alto Adige ce ne sono la bellezza di 925 ogni 1.000 abitanti), perché l’offerta dei mezzi pubblici non è del tutto adeguata alle esigenze della popolazione. Con il ritorno in classe degli studenti a partire dal 6 settembre gli autobus torneranno a riempirsi in maniera inverosimile e lo stesso si può dire per tutti i treni regionali che transitano lungo le stazioni della Bassa Atesina. È quindi necessario investire sia in un maggior numero di corse e linee, che in una maggiore sensibilizzazione all’uso della bicicletta (visto anche l’ottimale collegamento ciclabile tra Bolzano e Laives) o del monopattino elettrico, magari favorendo incentivi all’acquisto. I dati dicono che negli ultimi mesi estivi, complice l’arrivo di molti turisti, è aumentata la richiesta di e-bike per muoversi lungo il territorio. Un trend che andrebbe intercettato e riconvertito anche a favore dei residenti, fornendo ai cittadini possessori di tali mezzi ciclabili un’ulteriore estensione delle piste ciclabili e posti sicuri dove parcheggiarle, specie se pendolari, per raggiungere il luogo di lavoro a Bolzano in sicurezza.

Autore: Alexander Ginestous

Un archivio pieno di passioni

QuiIntervista a Aaron Ceolan, nato a Bolzano e cresciuto a Salorno. L’interesse per l’arte e la cultura ha indirizzato i suoi studi a Trento e a Siena, portandolo poi a lavorare nell’ambito della comunicazione digitale a Museion. Un percorso proseguito sul filo della passione per la storia all’Archivio storico di Bolzano, dove attualmente lavora. Salorno è rimasta nel suo cuore: fa parte dell’associazione JoyEnJoy, con cui si esibisce in rappresentazioni teatrali amatoriali, mentre con un gruppo di amici e amiche organizza il festival di musica Dorfenmusica.

Il mio principale difetto.
A volte tendo ad essere un po’ troppo rigido.

La volta che sono stato più infelice.
Il 5 maggio 2002… ahimè o per fortuna sono tifoso dell’Inter.

Da bambino sognavo di diventare… 
Un giornalista che girava  il mondo.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Fiesta” di Hemingway

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Una vacanza on the road dalla California al Messico.

L’ultima volta che ho pianto.
La settimana scorsa.

Il Paese/luogo dove vorrei vivere.
A New York negli anni ’80.

Il colore che preferisco.
Il blu scuro, tendente al nero.

Il mio piatto preferito
Patate al forno con… basta che ci siano le patate al forno.

Il mio musicista preferito.
Ce ne sarebbero tanti, ma dico i Kings of Leon e The National.

Il mio pittore preferito.
Sebastiano del Piombo, a mio avviso un ritrattista niente male.

Il fiore che amo.
Sono assolutamente ignorante in materia.

Non sopporto…
Il fanatismo in tutte le sue declinazioni.

Dico bugie solo…
Ho smesso di dire bugie.

La mia paura maggiore.
Di perdere i ricordi.

Il giocattolo che ho amato di più.
… e che continuo ad amare tuttora: il pallone da calcio.

L’oggetto a cui sono più legato.
Difficilmente mi lego agli oggetti.

La massima stravaganza della mia vita.
Il formaggio grana sulla pasta al tonno.

Il mio primo ricordo.
Mia sorella neonata che torna dall’ospedale in una culla bianca a pois rossi. 

Per un giorno vorrei essere…
In grado di viaggiare nel tempo.

Nel mio frigorifero non manca mai…
Lo yogurt bianco per la colazione.

Se fossi un animale, sarei…
Amo nuotare, quindi probabilmente un pesce.

Autrice: Caterina Longo

L’ordinanza colpisce la musica nel cuore

Quell’ordinanza che vuole ulteriormente regolare – seppur temporaneamente – le performance degli artisti di strada a Merano non è andata proprio giù a chi dedica la propria vita alle sette note. I nuovi orari, ma soprattutto il divieto di esibirsi nel cuore del centro storico della città in riva al Passirio limitano di fatto quei concertini che vengono allestiti durante la bella stagione; c’è a chi piacciono e a chi no, e pare proprio che i commercianti ed altri professionisti della zona dei Portici all’altezza di via Cassa di Risparmio facciano parte della seconda categoria, tanto che si sono rivolti alle autorità per ottenere il silenzio durante le loro ore di lavoro. “Un’assurdità, una misura paradossale”: è il commento a caldo a riguardo del vicepresidente dell’Ente gestione teatro e Kurhaus di Merano, nonché direttore della Merano Pop Symphony Orchestra, Roberto Federico, che interpellato a riguardo abbandona i suoi ruoli istituzionali e si vuole esprimere come artista, “e come tale – spiega –  sento che questa misura vuole colpire al cuore la nostra categoria”.

Maestro Federico,  che cosa non va in questa ordinanza?
Semplicemente trovo paradossale che questo documento possa andare a sostituire un regolamento che era stato studiato ad hoc e che, di fatto, funzionava bene. È paradossale anche il discorso degli orari: suonare dalle ore 18 alle 22 significa esibirsi senza pubblico; a quell’ora i turisti sono tutti a cena e i negozi stanno per chiudere, quindi non gira più nessuno in quella zona. 
Le lamentele di pochi hanno portato il disagio di molti, hanno proprio voluto colpire nel cuore della categoria , quella dei musicisti, perché è a loro che si rivolgono queste restrizioni.

Roberto Federico

Però sono stati individuati altri luoghi dove possono esibirsi…
Certo, e sono anche parecchi, ma diciamolo: nessuno di essi ha l’importanza strategica di quella zona di via Portici all’altezza di via Cassa di Risparmio. Io non credo che i meranesi si possano lamentare dei musicisti di strada, perché non ne avrebbero motivo: sono tutti molto disciplinati.

In che senso?
Girando in centro mi fermo spesso ad ascoltare i vari gruppi o singoli che si esibiscono, ed ho notato, da sempre, che ognuno di loro rispetta le norme dettate dal regolamento, quello che era stato siglato dal Consiglio comunale: per esempio utilizzano casse che funzionano a batteria, e che quindi non hanno una potenza così grande. Rispettano poi la pausa obbligatoria prevista tra le ore tredici e le ore quindici , e si posizionano tutti sempre a due metri dalle vetrine o dagli ingressi accessibili ai cittadini. 

Lei cosa consiglierebbe?
Riterrei molto più giusto accompagnare un’ordinanza del genere con dei controlli da parte degli agenti della polizia locale: hanno in dotazione degli strumenti capaci di misurare i decibel, potrebbero recarsi sul posto e stabilire se i suoni emessi dagli artisti superano certi livelli. 
Non mi sembra un’impresa impossibile.

Autore: Luca Masiello

Una vita per lo sport

QuiIntervista a Fabio Ciarpi, classe 1973, nato a Caserta, ma da lungo tempo residente a Merano. Ama lo sport e grazie all’amicizia con Manuel Dallan è entrato a far parte della Merano Rugby, dove ha allenato per alcuni anni la categoria under 6.

La cosa che mi piace di me.
La caparbietà.

Il mio principale difetto.
L’impulsività.

La volta in cui sono stato più felice.
Alla nascita di mia figlia, l’abbiamo aspettata a lungo, tanto da pensare che forse non fossimo destinati a questa gioia.

La persona che ammiro di più.
Mia moglie, è una donna forte, indipendente e risoluta. è una madre attenta ed affettuosa, una persona instancabile ed è anche una moglie molto molto paziente.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Il cimitero di Praga”.

La mia occupazione preferita.
Adoro lo sport, adoro guardarlo, adoro viverlo e soprattutto praticarlo.

Il paese dove vorrei vivere.
Adoro l’Italia, vorrei forse tornare in Toscana, mi manca molto il mare; ho però lasciato un pezzodel mio cuore in Africa, vorrei poter tornare un giorno in Mozambico ed in Zimbabwe.

Il mio piatto preferito.
Krustenbraten… ma quello di mia moglie!

Non sopporto…
L’incoerenza, la vedo come una sorta di tradimento.

La mia paura maggiore.
Sbagliare come genitore.

Nel mio frigo non manca…
Il ketchup, che fra l’altro neanche mangio, ma il resto della famiglia ne consuma quantità industriali.

Se fossi un animale sarei…
Un gabbiano: mare e libertà.

Mi sono sentito orgoglioso quando…
Mia moglie mi ha fatto notare che mio figlio cerca di copiare alcuni miei comportamenti ed atteggiamenti.

Il mio motto.
La vittoria ha cento padri, la sconfitta è orfana.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Una macchina cabrio.

Il giocattolo che ho amato di più.
Un orsacchiotto, una volta l’ho perso al cinema. Ho costretto miamadre a telefonare per assicurarsi che lo avessero ritrovato: ancora me lo rinfaccia.

La qualità che preferisco in una donna…
L’indipendenza.

…e in un uomo.
L’integrità.

Dico bugie solo…
Per non ferire.

Dove mi vedo fra dieci anni…
In un bosco, mano nella mano con mia moglie mentre passeggiamo.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Martedì, quando mia figlia mi ha detto che 2 non è un numero primo!

Da bambino sognavo…
Tantissimo.

Autrice: Francesca Morrone

Christian Ronaldo

Storie dal multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

“Ero venuto a Bolzano per un colloquio nell’FC Südtirol ma il destino mi ha portato verso un’altra meta”, ha affermato Cristiano Ronaldo sorseggiando un Holundersaft nel suo nuovo maso nel Burgraviato. Il pluri Pallone d’Oro ha deciso di lasciare il mondo del calcio e aprire una nuova attività. “Il mio Ronaldenhof Sieben è il luogo perfetto per il mio stile di vita, produrrò un latte da Champions. Dannke Südtirol!”