“Questo è il momento per rilanciare il commercio di vicinato”

Il quartiere Europa Novacella da anni ospita una realtà che promuove il commercio di vicinato, secondo il concetto del centro commerciale naturale. Si tratta del progettto For You coordinato da Elena Bonaldi. L’abbiamo incontrata per fare il punto della situazione e per capire se questo periodo ha visto un rilancio del patto tra residenti ed esercenti, nell’ottica della vitalità del quartiere. A lei abbiamo anche chiesto se sono in programma iniziative per il prossimo autunno e se in qualche modo è stato posto un freno all’epidemia di negozi sfitti, che si era manifestata in modo preoccupante negli ultimi anni.

Elena Bonaldi, come giudica l’attuale situazione? Riete riusciti a riprendervi dopo il lungo e difficile periodo del lockdown?
La situazione è differente a seconda delle categorie merceologiche, ma registriamo comunque una voglia graduale di ritorno alla normalità e una ripresa. Non so se ciò è dovuto al vaccino, ma comunque si respirà un po’ più di serenità. 

Come For You state cercando di organizzare di nuovo delle iniziative?
Sì. In particolare stiamo cercando di organizzare di nuovo il mercatino di Natale in piazzetta Casagrande, cosa che l’anno scorso avevamo già deciso di non fare a luglio, perché avevamo immaginato quello che poi è successo. Quest’anno invece il mercatino crediamo di poterlo portare a casa. Quindi il primo weekend di dicembre (il 4 e il 5) lo proporremo sia in piazzetta Casagrande che a Don Bosco.
Ci sarà un trenino che collegherà i due mercatini, per dare la possibilità ai residenti di Don Bosco e Europa Novacella di visitarli entrambi. I mercatini saranno gestiti solo da commercianti del quartiere, non ci saranno associazioni. Ci saranno  anche degli eventi molto imponenti, particolari e nuovi per la città. 
Oltre a questo non si può fare molto altro, oltre a gestire al meglio la pagina facebook di For You Bolzano in modo da fornire sempre informazioni aggiornate e fresche per ogni negozio. 
Dalla promozione alle variazioni degli orari, senza dimenticare tutte indicazioni aggiornate in merito alla sicurezza. 

Per il mercatino di Natale servirà il Green Pass?
Non lo sappiamo ancora e così diventa molto difficile organizzare degli eventi, ma noi ci proviamo.

Tutto dipende da come si evolverà la situazione, che al momento è molto… fluida.
Per organizzare un evento per Natale occorre per forza muoversi già adesso, sapendo però che potrebbero essere energie e risorse investite per poi non fare nulla. 
La voglia di mantenere il quartiere vivo ci spinge comunque a rischiare e a  investire il nostro tempo. Come For You lo facciamo da anni, nel 2022 ci sarà il decennale e non vogliamo mollare proprio adesso. 

Il Comune e le associazioni di rappresentanza vi stanno sostenendo?
Il Comune ci sostiene da quando siamo nati e di questo bisogna dargli atto.
Per quanto riguarda le associazioni di categoria noi nasciamo con Confesercenti. 
Di fatto siamo una loro costola, quindi soprattutto in questo periodo di pandemia abbiamo ricevuto un grande sostegno a 360° che continua ad esserci. Non siamo stati mai abbandonati. 

Sul versante dei negozi e dei locali sfitti com’è la situazione?
In realtà in Via Dalmazia nel negozio a fianco del mio che era chiuso da anni sta per aprire un frutta e verdura. E ho visto movimenti in questo senso anche in Via Torino.  Si tratta di segnali assolutamente positivi e rincuoranti. Durante il lockdown ci sono state anche chiusure fisiologiche, ad esempio di gente che stava per andare in pensione. 
Va anche detto che un vero bilancio sulle chiusure si farà da adesso in avanti, perché fino ad oggi sono state posticipate le tasse, ad esempio. 
In realtà il commercio avrebbe più bisogno di sostegno adesso, piuttosto che prima. 

Il vostro quartiere ha in piazza Matteotti il suo cuore. Lì com’è la situazione?
A noi era stato presentato un progetto, che era più o meno piaciuto, ma che poteva avere un senso. 
Nel momento in cui il progetto non resta lo stesso, a quel punto la piazza resta un ibrido. Questo dispiace, è chiaro, perché la piazza è realmente il cuore del quartiere. Un cuore malato, in questo momento. Io comprendo le difficoltà che il Comune ha incontrato sulla scia di una serie di problematiche, però so anche che sia residenti che negozianti richiedono a gran voce una risoluzione della questione. 
Questo non è più neanche il progetto iniziale. è un lavoro fatto a metà che chiaramente va concluso. Senza il portico che ripara dalla pioggia e dal sole il progetto perde tutto il suo interesse. Finisce per essere più accogliente la piazzetta Casagrande che in realtà è grande un quarto di piazza Matteotti. 
In ogni caso ancora una cosa va detta.

Quale?
Il lockdown ancora una volta ha dimostrato qual è l’importanza del commercio di vicinato nella vita del quartiere. 
I piccoli alimentari sono rimasti aperti e hanno svolto un ruolo davvero fondamentale per le persone. 
Per questo motivo il commercio di vicinato non può essere dimenticato proprio ora che magari ha più bisogno di sostegno, per riuscire a restare in piedi. 

Autore: Luca Sticcotti

Un salto dentro il mondo dell’associazionismo universitario

Verrà inaugurata a breve la seconda sede di Bolzano dell’associazione universitaria sudtirolese SH.ASUS – l’organismo di rappresentanza degli studenti altoatesini, che comprende sia chi sceglie di venire a studiare in Alto Adige da altre regioni, sia i numerosi ‘fuori sede’ sparsi per l’Europa – che conta ad oggi varie sedi in Italia (Trento, Bologna, con contatti anche a Milano e Verona) e in Austria (Vienna, Graz, Salisburgo e Innsbruck). Julian Nikolaus Rensi, il vice-presidente, ha fatto luce su alcune problematiche legate al mondo universitario locale. L’associazione è presente in Via dei Cappuccini 2, dove sarà situata anche la nuova sede, inoltre, offre delle consulenze a tutti gli studenti interessati, con la possibilità di confrontarsi gratuitamente con una psicologa.

L’importanza della scelta universitaria
Ad essere di centrale importanza per i rappresentati degli studenti è l’attività di orientamento universitario. “Credo si debba lavorare di più in questa direzione, vediamo troppi studenti che chiedono a noi che cosa possono andare a studiare e dove, senza avere nessuna idea o proposta per la testa. Si dovrebbero consentire dei corsi di orientamento universitario all’interno degli istituti scolastici – spiega Rensi – noi per primi siamo spesso andati nelle scuole a raccontare le nostre esperienze e abbiamo ricevuto sempre ottimi feedback, quindi siamo convinti che queste iniziative vadano incentivate. Alcuni Dirigenti ci accolgono, altri invece ci dicono chiaramente che non sono interessati ‘perché l’informazione non si fa durante le ore di lezione’; e questo danneggia fortemente i singoli studenti. Con il tempo – continua Rensi – ci siamo resi conto quanto importante sia conoscere gli strumenti per andare a studiare all’estero. Spesso si va incontro a delle problematiche e a degli aspetti tecnici ai quali in quinta superiore non si pensa, come al riconoscimento del titolo di studio una volta diplomato o, successivamente, laureato.”

Borse di studio e affitti
Il recente taglio delle borse di studio per merito lascia molto amareggiata l’associazione: “solitamente la collaborazione con gli assessorati funziona bene; la misura che sospende le borse di studio per merito, però, è stata presa rapidamente e senza nessun confronto con i diretti interessati. Crediamo che il merito vada valorizzato, anche in tempo pandemia e che il sostegno economico sia fondamentale. Per questo siamo contenti che le borse di studio per reddito, che secondo le stime riguardano circa il 25-30% degli studenti altoatesini, siano rimaste” evidenzia Rensi.
Gli altri nodi riguardano “la vita studentesca che non esiste e il costo degli affitti; due muri da abbattere”. “Oggigiorno – conclude Rensi – gli studenti non scelgono l’Università solo in base all’offerta del corso di laurea, ma considerano anche la vita al di fuori delle aule e le spese economiche da sostenere. A Bolzano il costo degli affitti è elevato, e questo sfavorisce la crescita di Bolzano come città universitaria… per non parlare poi delle polemiche sulla vita serale dei giovani.”

Green Pass
“Condividiamo la scelta del Governo di introdurre come requisito per partecipare alle lezioni in presenza all’Università il Green Pass europeo – non necessario invece agli studenti delle scuole medie e superiori. La misura è frutto di un compromesso tra l’esigenza di ritornare nelle aule da parte di noi studenti e la tutela della salute pubblica. Questo, insieme ad un costante monitoraggio della situazione pandemica, può garantire un ritorno alla normale vita universitaria. Ci tengo però a sottolineare – conclude Rensi – che nel caso alcuni studenti non siano riusciti a ricevere la prima dose di vaccino, anche per ragioni oggettive e di organizzazione, potranno lo stesso avere accesso all’Università se si sottoporranno ad un tampone rapido. La garanzia di tornare a svolgere esami e lezioni in presenza in piena sicurezza, grazie ad una maggiore tutela della salute pubblica, crediamo siano i giusti punti da cui possono partire eventuali riflessioni degli studenti all’interno della nostra associazione.”

Autore: Andrea Dalla Serra

La sfida di Corso Libertà, il secondo “centro”

La zona della città che si estende da Ponte Talvera a Piazza Gries attende da anni un rilancio che non è ancora giunto. La pandemia in questo senso avrebbe potuto dare il colpo di grazia a molti esercizi commerciali situati sotto i secondi portici di Bolzano, ma i proprietari sono stati in grado di tirare fuori le unghie, rinnovando il loro patto con i residenti. Ora però è il momento di guardare avanti e rilanciare la richiesta di far diventare Corso Libertà un luogo accogliente, soprattutto per gli abitanti del rione, ma non solo.

“Corso Libertà continua a sentirsi il secondo centro di Bolzano, ma è un centro ancora incompiuto, nelle politiche di sviluppo della città. In ogni caso noi pensiamo positivo, è il nostro modo di reagire e di rispondere alla grande sfida di questo periodo complicato”.
A prendere la parola è Wolfgang Schweigkofler, titolare del negozio Pediform di Corso Libertà, che da decenni sostiene i propri clienti sulla scia di un motto che è tutto un programma: “le due cose più importanti della vita sono un buon letto e un bel paio di scarpe, quando non sei nell’uno, sei nelle altre”.
Il signor Schweigkofler è convinto che la sfida di reggere all’impatto del lungo lockdown dovuto al Coronavirus è stata vinta dagli esercizi commerciali del rione grazie alla consapevolezza da parte dei gestori/proprietari di essere non solo dei venditori ma anche dei prestatori di servizi. Ne è un esempio Pediform, che offre anche i servizi di calzoleria oltre alla vendita di calzature.
“Noi non lavoriamo con il turismo e quindi abbiamo sentito poco l’assenza degli ospiti durante il lockdown”, ricorda il signor Wolfgang osservando che durante questo periodo è stato davvero fondamentale il rapporto stretto con i clienti affezionati che hanno riconosciuto il cuore che viene messo da negozianti e artigiani nel loro lavoro.
Insomma: appena hanno potuto i clienti sono tornati dai loro negozianti, anche perché avevano bisogno di loro.
Nello specifico il negozio di Corso Libertà che abbiamo preso come esempio per tutti, ha aiutato i residenti a restare in piedi, davvero in tutti i sensi…

Ma il vostro quartiere e in particolare il rione che fa capo a Corso Libertà è in una fase di grandi cambiamenti. Con la nuova ciclabile appena inaugurata e nel prossimo futuro il parcheggio di Piazza Vittoria e poi il Polo Bibliotecario…
Mah. Secondo noi la situazione non cambierà gran che. Perché il problema di fondo è che ancora oggi tutti gli eventi e le manifestazioni si concentrano sempre nel centro storico. Poi va anche detto che oltre a Piazza Vittoria anche la Piazza Mazzini è tutt’altro che accogliente. Anche lì prima o poi si dovrà intervenire.

Sì, ed è un peccato perché Piazza Mazzini è molto grande e qualche spazio per eventi in realtà ci sarebbe, ma viene fatto molto poco in questo senso. E si è anche parlato di rendere pedonale prima o poi Corso Libertà. Lei cosa ne pensa?
Anche su questo noi siamo critici. Abbiamo molti clienti che vengono dall’Oltradige e per loro è molto importante arrivare, fermarsi un attimo e ritirare qualcosa al volo da noi. Già ora questo è molto più difficile di prima. E con la strada pedonale lo diventerebbe ancora di più. La stessa cosa poi varrebbe anche per i tanti artigiani che rendono il quartiere davvero autosufficiente, come fiorai, puliture a secco, parrucchieri, meccanici di biciclette, ottici, estetiste, ecc.

Le associazioni di rappresentanza vi aiutano?
Poco. Sembra che tutti si fermi al Ponte Talvera. Le persone arrivano lì dal centro e poi tornano indietro.

Durante il lockdown avete ricevuto aiuti economici?
La prima volta sì, la seconda no.

Ma ci avete detto che volete comunque essere positivi e ottimisti. Come possiamo dunque concludere con questo spirito la nostra breve chiacchierata?
Beh… una speranza ci giunge dalla costruzione delle case nuove in piazza Gries. Arriveranno nuove famiglie, siamo pronti ad accoglierle e aiutarle. E questo forse aiuterà anche noi a far diventare Corso Libertà finalmente il “secondo centro” di Bolzano.

Autore: Luca Sticcotti

Sempre in orario, con la mia arpa

QuiIntervista a Francesca Bolognese. Nata a Bolzano il 31 ottobre 1980, lavora come insegnante di scuola dell’infanzia a Laives, ma nel contempo è anche arpista. Ha iniziato il suo percorso di studi all’età di 7 anni frequentando l’Istituto Musicale e successivamente il Conservatorio Claudio Monteverdi di Bolzano. Parallelamente agli studi classici, ha sempre nutrito un vivo interesse per la musica etica e pop. Collabora con diversi musicisti locali sia in ambito classico che di musica leggera. Parteciperà tra poche settimane alla finale di Sanremo Rock con il gruppo Giardini di Pietra.

La cosa che mi piace di più di me stessa.
Sono una persona molto determinata.

Il mio principale difetto.
Prima di affrontare una situazione mi agito sempre.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Due giorni fa perchè ero un po’ in ritardo a un appuntamento…

La volta in cui sono stata più felice.
Il giorno in cui sono nati i miei bambini.

Da bambina sognavo di diventare…
Ho sempre pensato che sarei diventata una maestra.

L’errore che non rifarei.
Ci sono tante cose che forse non ripeterei… ma se non fossero successe non sarei quella che sono ora.

La mia occupazione preferita.
Condividere la mia passione per la musica con gli altri è la cosa che mi dà più soddisfazione.

Il colore che preferisco.
Assolutamente il rosso.

Il mio fiore preferito.
La rosa rossa.

Il mio musicista preferito.
Ce ne sono tanti… ma adoro Ravel e Debussy.

Il mio pittore preferito.
Renoir.

Non sopporto…
Essere in ritardo…. e nemmeno i ritardatari.

Il giocattolo che ho amato di più.
Una bambola che mi è stata regalata dai miei genitori quando avevo 3 anni. Si chiama Tea, mi ha fatto compagnia per buona parte della mia infanzia.

L’oggetto a cui sono più legata.
Indubbiamente le mie due arpe.Mi accompagnano da sempre e non potrei separarmene. 

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
A 17 anni ho suonato in un concerto per Arpa e Orchestra  Le Danze Sacre e Profane di Debussy… tutti si sono alzati in piedi ed ero davvero molto fiera di me.

Il mio motto.
Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo. (Picasso)

Il mio primo ricordo.
Avevo circa un anno e mezzo e ricordo l’immagine di un orso in un cartello appeso al supermercato.

Dove mi vedo tra 10 anni.
I miei figli saranno grandi e con mio marito farò moltissimi viaggi.

Nel mio frigo non manca mai…
Una bottiglia di buon prosecco per le occasioni speciali.

Se fossi un animale sarei…
Un gatto, adoro i gatti.

La storia di Bolzano, città dipinta, ieri, oggi e domani

Se, recentemente, la città di Trento è stata definita come “città dipinta” grazie ai suoi magnifici palazzi pregni di affreschi nelle facciate e per il suo centro storico, lo stesso per molti versi lo si può dire anche per la città di Bolzano. La differenza, sostanziale, consiste nelle differenti vicende storiche che hanno coinvolto i due capoluoghi.
L’iniziativa del principe-vescovo di Trento aveva incentivato i ricchi signori della città, a dipingere le facciate dei principali edifici cittadini per diverse ragioni e Bolzano non poteva che fare altrettanto. Ma purtroppo le tragiche vicende che si sono succedute nelle due città e le diverse scelte drastiche hanno portato all’attuale stato di fatto. In sintesi: nel centro storico bolzanino i palazzi dipinti si contano sul palmo di una mano, al contrario di Trento.
Ma cosa ha inciso nella sostanza per determinare questi due percorsi così diversi?
In effetti si tratta di un argomento molto attuale, a mutare l’ordine delle cose sono state le epidemie, o come si dice attualmente le pandemie, dei secoli passati.
A Bolzano, come noto, si sono succedute le pesti del 1347, quella del 1478 ed altre gravi pandemie. Dei bei palazzi dipinti di Bolzano dunque se ne salvarono solo alcuni. Il rimedio adottato per “sanare” tutto fu infatti la calce, cosicché a Bolzano nei dipinti o nelle rappresentazioni del centro storico a partire dal XVII sec. troviamo per lo più facciate di un irrimediabile “bianco”. In pratica si salvarono solo: il palazzo Troilo di via Argentieri, l’edificio al nr. 43 di via dr. Streiter e qualche palazzo dei Portici (tra i quali l’antico Municipio) e di via Bottai.
Nel seicentesco palazzo Troilo appartenente alla nota famiglia di commercianti di origine roveretana possiamo ammirare una composizione geometrica a lombi composti a scacchiera di colore bianco e rosso, mentre intorno alle finestre compaiono cornici che mimano elementi scultorei.
Nell’ edificio di via dr. Streiter invece le immagini sono molto più complesse in un gioco di chiari e scuri, con due cavalieri si fronteggiano in un richiamo allegorico e simbolico che rimanda la lotta fra “il bene ed il male”, fra le “virtù” e la “perdizione”.
Solo a partire dall’800 a Bolzano si tornò alla pratica di dipingere le facciate e le opere principali si vennero realizzate dai pittori cittadini della famiglia Stolz.
Bella mostra ne sono: il palazzo Amonn di piazza Municipio, l’edificio della farmacia “alla Madonna” e tanti altri.
Nel nostro secolo si è tornati a dipingere le facciate, valorizzando soprattutto le periferie, per opera di tanti artisti. Per tale motivo oggi possiamo dire che anche Bolzano è una “città dipinta”.

Autore: Flavio Schimenti

Esempi per tutti

Risultati straordinari, conseguiti attraverso un lungo e faticoso percorso portato avanti con coraggio, umiltà, continuità e grande passione, anche se spesso senza poter fruire dei migliori supporti logistici e tecnici, e per di più dopo un anno e mezzo che è poco definire complicato a causa dell’emergenza pandemica.
Questo significano in sintesi le 40 medaglie olimpiche, conseguite dagli atleti italiani durante le Olimpiadi di Tokyo svoltesi tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Per due settimane i nostri olimpionici hanno conquistato le prime pagine di tutti i media, sulla scia di successi conseguiti anche in discipline dove gli atleti italiani avevano sempre fatto fatica a primeggiare. E i nostri atleti hanno avuto finalmente un’occasione, unica e irripetibile, per spiegare cosa li ha spinti a sacrificare per anni tempo libero, affetti, sonno e molto altro, per cercare di raggiungere il loro sogno da sempre: la medaglia olimpica. Nel descrivere il loro percorso tutti hanno auspicato che il loro esempio e i loro risultati possano invogliare le nuove generazioni, non tanto ad emularli quanto a sperimentare il fascino del misurarsi con sé stessi e con una disciplina sportiva, nella sana competizione con altri atleti nella difficile ma non impossibile realizzazione di un sogno. Particolarmente stupefacenti sono stati i racconti di come i nostri atleti durante la pandemia sono riusciti non solo a proseguire la loro preparazione ma a renderla addirittura vincente, tra l’altro dovendo fare i conti con una difficile riprogrammazione fisica legata al rinvio dei giochi olimpici di un anno. Quasi tutti giovani universitari, diversi anche non professionisti e la maggior parte componenti dei gruppi sportivi militari, gli atleti azzurri hanno dimostrato a tutti i loro connazionali (e non solo) quanto sia importante porsi obiettivi, riorganizzarsi, trovare un modo per superare ogni difficoltà.
L’auspicio ora è che il clamoroso risultato delle Olimpiadi 2020 possa essere un volano per tutti e nello stesso tempo un’opportunità per rilanciare l’importanza dello sport di base nelle politiche nazionali del settore. Mai come oggi abbiamo bisogno di alimentare in modo permanente i sogni, specie quelli dei nostri giovani.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale

Una biblioteca tutta nuova

Lunedì 19 luglio, dopo un anno di chiusura, le porte della biblioteca civica di Merano finalmente hanno riaperto. Le luci illuminano nuovamente le sale, le copertine colorate dei libri risaltano sugli scaffali, gli spazi ricreativi dedicati ai bambini profumano di nuovo e tutto sembra riprendere vita.

Sono molte le novità che la biblioteca offre al suo pubblico e a raccontarle ci sono Umberto Massarini, direttore della sezione italiana, e Sonja Pircher, direttrice della sezione tedesca. Entrambi ci spiegano quali siano stati gli intoppi che hanno causato il posticipo della riapertura e cosa questo abbia comportato in un anno particolarmente difficile.

Direttore Massarini, quando sono iniziati i lavori e quali sono stati gli ostacoli che hanno ritardato l’apertura?
Il 15 giugno 2020 sono iniziati i lavori, i quali sarebbero dovuti durare circa tre mesi. Si sono verificate, però, una serie di problematiche dovute alla vecchiaia della struttura. Sono stati aperti così tre cantieri diversi che interessavano tutto l’edificio e che andavano a svolgere tipologie di lavori differenti: opere di natura edile e muraria, interventi per il nuovo impianto di areazione ed infine lavori legati alla sicurezza della struttura. Inoltre, l’impianto antincendio non era più adeguato e per questo ha dovuto essere sostituito. Il Covid quindi ha inciso ulteriormente, condizionando l’andamento dei lavori e soprattutto la fase dei collaudi, che sono operazioni lunghe e complesse.

Direttrice Pircher, adesso la struttura è profondamente rinnovata e sicura e offre agli utenti un ambiente più confortevole. Quali sono le grandi novità?
Innanzitutto, la struttura è stata ampliata di 30m² unendo i due reparti di lingua tedesca e italiana dei bambini e dei ragazzi: un progetto a cui tenevamo molto. Il nuovo reparto è molto ampio, colorato e con degli scaffali nuovi. È presente anche uno spazio dedicato ai più piccoli nel quale si possono muovere liberamente. Inoltre, è stato allestito un “Baby pit stop”, un piccolo divano situato in una zona sicura e protetta in cui le mamme possono allattare. Non poteva mancare un nuovo fasciatoio posizionato nel bagno dei disabili, utilizzabile dalle mamme e dai papà.
Nel reparto ragazzi, invece, sono state create due salette in cui è possibile svolgere lavori di gruppo trovando i materiali necessari a portata di mano.
Anche l’ingresso è stato completamente rinnovato, così come il bancone del prestito, il quale è stato ristretto per poter dedicare più spazio ai nuovi self-check. Alcuni computer permettono quindi agli utenti di fare tutti i movimenti legati ai media in autonomia (controllare la propria situazione utenti, fare restituzioni e prolungamenti).
Un’altra novità è la consulenza al primo piano, in cui sono state messe insieme quella italiana e quella tedesca creandone una unica con due postazioni di lavoro e un self-check. È stata una scelta strategica per venire incontro agli utenti, offrendo una postazione centrale molto più evidente.

Umberto Massarini e Sonja Pircher

Prima la pandemia e poi i lavori: quali servizi avete offerto alle vostre lettrici e ai vostri lettori durante questo lungo anno?
Direttore Massarini – Durante il primo lockdown di marzo 2020, avevamo organizzato il servizio di prestito a domicilio che ha funzionato molto bene, grazie anche alla collaborazione degli assistenti dei servizi domiciliari. Nel momento in cui il lockdown duro è terminato la biblioteca ha riaperto, ma dopo qualche settimana è stata chiusa per iniziare i lavori.
Durante il primo periodo non avevamo la possibilità di accedere fisicamente agli scaffali, perché il patrimonio era completamente blindato. Abbiamo accelerato così i lavori della nuova succursale di Sinigo per garantire la presenza di almeno una biblioteca sul territorio. Inoltre, abbiamo allestito per alcuni mesi uno “scaffale novità” presso la mediateca, in modo che anche in centro ci fosse una piccola selezione di libri che la gente potesse prendere in prestito. A causa dell’ulteriore prolungamento dei lavori, abbiamo organizzato il servizio di prestito ad asporto, dando la possibilità alla gente su prenotazione di venire a restituire e prendere i media desiderati.
Direttrice Pircher – In aggiunta, abbiamo iniziato ad avvicinarci ai nostri utenti anche tramite i canali social, organizzando delle rubriche giornaliere in cui si consigliavano libri, si informavano gli utenti sull’andamento dei lavori e sulle novità, si proponevano letture online per adulti e bambini e molto altro. Per noi è stato estremamente importante utilizzare questo tipo di comunicazione, in quanto in quel periodo è stato l’unico contatto che abbiamo potuto avere con nostri utenti.

È stato un anno in cui la cittadinanza non ha avuto a disposizione un servizio. Qual è ora il vostro obiettivo?
Direttore Massarini – Non avendo accesso alla biblioteca, ovviamente le persone si sono riorganizzate trovando risorse differenti o orientandosi verso nuovi servizi presenti nel circondario. Per questo motivo ora bisogna riconquistarsi la cittadinanza e lavorare affinché la biblioteca torni ad essere un luogo importante per la città.
Direttrice Pircher – Siamo consapevoli che la chiusura di una biblioteca non è mai una cosa buona, ma sappiamo che chiuderla proprio durante il periodo del Covid-19 sia stato ancora peggio. Noi abbiamo un’importante funzione sociale e proprio quando la lettura di un libro o la visione di un film poteva essere d’aiuto durante le giornate in casa, noi siamo stati purtroppo assenti. Ci è dispiaciuto molto e per questo motivo abbiamo cercato di offrire la lettura di libri e giornali online attraverso le piattaforme BiblioWeb e Biblio24, riscontrando un grande apprezzamento.

Finalmente adesso anche gli eventi hanno ripreso alla grande. Quali sono i prossimi appuntamenti che la biblioteca organizzerà per il suo pubblico?
Direttrice Pircher – Attualmente proseguono gli eventi della rassegna “Appuntamento a Merano- AutorInnen in Meran”; la biblioteca, inoltre, aderendo al progetto Merci (Merano Cultural Innovation) del Comune di Merano, durante il periodo estivo organizza un programma di letture presso le Terme, il Lido e la biblioteca di Sinigo. Infine, stiamo lavorando alla programmazione autunnale, per riprendere le attività in biblioteca e le collaborazioni con le scuole per numerosi progetti.

Autrice: Chiara Caobelli

Alimentazione, sport e moda

QuiIntervista a Lucia Sciarrillo, una giovane donna che vive tra Merano e Parma. È iscritta al secondo anno della facoltà di Scienze e tecnologie alimentari nel capoluogo emiliano, ma è attiva in diversi ambiti dalla moda allo sport.

La cosa che mi piace di me.
Sono molto solare, socievole e amichevole.

Il mio principale difetto.
Sono molto selettiva.

La volta che sono stata più felice.
Quando ho finito le scuole superiori. 

La persona che ammiro di più. 
I miei genitori e i miei nonni.

Il paese dove vorrei vivere.
Al momento non so perché vorrei continuare a viaggiare, vedere nuovi posti e poi in futuro si vedrà. 

La mia occupazione preferita. 
Trovare un lavoro che abbia attinenza con i miei studi, magari in un laboratorio.

Non sopporto…
La noia, sono una persona molto attiva.

Nel mio frigo non manca…
Il formaggio morbido spalmabile. Adoro la pastina con il formaggio bianco. 

Se fossi un animale…
Sarei un leone. 

Mi sono sentita orgogliosa quando…
Lo sono ogni volta che raggiungo gli obiettivi che mi sono posta. 

Il mio motto.
“Vivi e lascia vivere, ma soprattutto… lasciatemi vivere”.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Vorrei comprare casa.

Il giocattolo che ho amato di più.
Il pallone da calcio.

Dico bugie solo…
Per il bene degli altri. 

Dove mi vedo fra dieci anni.
A lavorare in ospedale come nutrizionista e con una mia famiglia. 

Il colore che preferisco.
Il rosso.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Quando mi è saltato il collegamento internet, durante un’esame all’università. 

Da bambina sognavo…
Di fare l’avvocato. 

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare.
Diventare nutrizionista sportiva.

Autrice: Francesca Morrone

Bici inclusive per far muovere tutti

Ecco un modo nuovo per invogliare anziani e persone con disabilità a fare sport e movimento in maniera attiva. L’associazione Incontriamoci e il centro noleggio E-bike di Appiano hanno lanciato un progetto che vede come protagoniste le biciclette, utilizzate come strumento di inclusione. E le ricadute e benefici positivi sui pazienti e chi sta loro accanto sono davvero molteplici. Ci siamo fatti raccontare qualcosa di più.

Lo sport e il movimento come medicina naturale per aiutare persone fragili, disabili e anziani. Ma anche come strumento di svago per giovani e accompagnatori. E se per farlo si utilizzano le cosiddette “biciclette inclusive”, allora anche il divertimento raddoppia. Già, perché questi speciali veicoli stanno prendendo sempre più piede in Alto Adige grazie a una missione molto nobile portata avanti dall’associazione Incontriamoci APS (nata ad aprile di quest’anno e che si propone come punto d’incontro, sostengo e recupero psicofisico per caregiver famigliari di persone dallo spettro autistico) insieme al Test Center Remoove E-Bike Verleih di Appiano.
La missione è quella di promuovere l’inclusione sociale e permettere a chiunque di poter passare una bella giornata all’aria aperta e in totale spensieratezza, nonostante le limitazioni. Con ricadute positive e benefici anche sulla famiglia delle persone con disabilità e sugli operatori che li seguono, oltre che sulla salute stessa delle persone con particolari patologie.

Alcuni membri del progetto, durante un evento promozionale

“Durante il primo lockdown sono venuta a conoscenza di questo particolare tipo di biciclette e ho pensato subito che potessero essere lo strumento giusto per mantenere attivi a livello fisico anziani o persone con deficit motori – racconta Elisa Berger, operatrice posturale e membra dell’associazione Incontriamoci -. Così mi sono mobilitata per capire se c’era la possibilità di portare questo tipo di mezzo di trasporto anche in Alto Adige”.

In breve tempo Elisa entra in contatto con Engelbert Kirchler, responsabile del noleggio bici di Appiano, alla quale presenta il progetto. L’entusiasmo è contagioso sin dall’inizio. “Credevo fosse importante dar vita ad un’iniziativa simile, che ponesse il suo focus sulle attività sportive e nel tempo libero per le persone più fragili, per questo ho accettato molto volentieri di farne parte, comprando i primi modelli di biciclette da poter noleggiare a chi ne ha bisogno”. “Tutti hanno il diritto di potersi godere una bella giornata all’aria aperta”, racconta Kirchler. Le bici sono tutte elettriche con pedalata assistita e al momento ne sono presenti tre tipi: un tandem parallelo, una tricicletta monoposto e una terza sulla quale è possibile caricare addirittura una persona in sedia a rotelle. “Uno dei nostri obiettivi è cercare di riuscire ad avere il maggior numero di veicoli nel parco mezzi in base alle necessità e disabilità più frequenti”, spiega Berger. Il progetto è stato sin da subito promosso su canali social dell’associazione ottenendo ottimi feedback, ed è stato portato “in strada” durante i mercoledì lunghi di Appiano, dove il team è stato presente con un suo stand dedicato.

Engelbert Kirchler ed Elisa Berger

I BENEFICI
Ma quali sono i benefici che l’utilizzo di queste biciclette portano? In primis, come detto, c’è l’aspetto motorio: le persone anziane o disabili non hanno tanta possibilità di fare movimento e le bici inclusive possono risolvere tale problema, senza comportare uno sforzo eccessivo. Fare sport fa bene alla mente e allo spirito e aiuta a sentirsi bene nel proprio corpo. Da non sottovalutare è poi l’aspetto mentale. Per una persona con disabilità, impossibilitata a fare determinati movimenti nella vita di tutti i giorni o a superare particolari ostacoli, andare sull’e-tandem assieme ad un’altra persona rappresenta l’occasione per trarre forze e coraggio da un compagno di viaggio. Assieme dovranno capire come superare determinati tratti o quale strada scegliere per esplorare il percorso più interessante. Si tratta di un vero e proprio toccasana per tutti coloro che in situazioni di normalità avrebbero bisogno di assistenza per raggiungere determinati obiettivi. Ultima occasione – ma non meno importante e scontata – è la possibilità di poter stare all’aria aperta nonostante il Covid. Senza dimenticare quanto la pandemia abbia bruscamente aumentato le difficoltà di socializzazione e movimento soprattutto per gli anziani.
“Le ricadute sono evidenti anche per le persone che quotidianamente si occupano dei pazienti con difficoltà. Gli operatori potranno gestirsi il tempo libero utilizzando la bicicletta, non dovendo più andare sempre a piedi o spingendo una sedia a rotelle”, racconta Kirlcher.

Il tandem parallelo

BICI PER TUTTI
Ma questi particolari tipo di veicoli non sono pensati soltanto per persone con particolari esigenze, bensì per tutti. Sono in tanti – tra giovani, adulti e turisti – ad essersi interessati a questo tipo di biciclette come strumento di svago. “Il nostro, essendo un progetto inclusivo, vuole includere anche le persone che non hanno particolari problemi o deficit. Le bici sono perfette per passare del tempo in compagnia. Durante l’ultimo evento in piazza sono arrivati molti ragazzini che lo volevano provare, e abbiamo ricevuto richieste anche da alcuni turisti di Mantova giunti in Alto Adige desiderosi di poterlo utilizzare presso il loro albergo”, conclude Berger.

I responsabili del progetto sono ora impegnati far conoscere le biciclette inclusive in tutta la Provincia. In autunno e inverno verrà avviata una serie di presentazioni nelle case di riposo, oltre ad un progetto in collaborazione con l’Unione Ciechi.

Autore: Alexander Ginestous