Giovani in cerca di un alloggioa Bolzano: mission (quasi) impossible

Ilaria, 32 anni, è una persona molto attiva e dinamica, lavoratrice, musicista e viaggiatrice ed è una di quei giovani bolzanini e bolzanine che hanno affrontato la difficile ricerca di una casa a Bolzano.

Da quanto tempo cerchi casa?

Da quando ho iniziato a lavorare stabilmente, circa cinque anni fa.

È stato difficile trovare un’opzione che rispecchiasse le tue necessità?

Sì, in parte per il mio essere molto esigente e in parte per motivi economici. Ho escluso fin da subito l’affitto, perché vivendo in pianta stabile a Bolzano senza la volontà di abbandonarla per me non avrebbe avuto senso prendere una casa “in prestito” e magari accontentarmi spendendo quello che avrei speso per un mutuo (o anche qualcosa di più). Dopo una lunga ricerca e la presa di coscienza di non poter affrontare un mutuo da sola, ho optato per ristrutturare l’appartamento in cui vivevo prima con mia mamma nel quartiere Europa-Novacella.  

Per un giovane quanto è fattibile trovare davvero un’abitazione a Bolzano? 

Scendere a compromessi, come acquistare fuori Bolzano, potrebbe apparire più facile, ma non cambia davvero la situazione. Le coppie non hanno la strada spianata, ma sicuramente hanno più facilità ad accedere ad aiuti, contributi e anche ad un mutuo, semplicemente perché il reddito è doppio. Da single si ha un solo reddito su cui pesa anche il quotidiano e per quanto esistano i mutui a tasso agevolato per gli under 36, le rate, con gli stipendi attuali, diventano soffocanti anche solo per permettersi di arrivare a fine mese.

Quali sono le principali problematicità della situazione abitativa bolzanina?

Sicuramente i prezzi, perché nel corso degli anni il prezzo del mattone è volato mentre gli stipendi sono rimasti fermi; le agevolazioni non bastano, né per l’acquisto né per l’affitto. A questo si aggiunge la carenza di terreni edificabili e il mancato risanamento di stabili da cui potrebbero essere ricavati appartamenti vivibili, vista la richiesta. 

Uno stipendio medio è sufficiente per accedere a una casa?

No, sembra quasi che gli stipendi debbano farti sopravvivere, più che vivere; dovrebbero essere indubbiamente riadeguati. Dove lavoravo prima non raggiungevo nemmeno il minimo richiesto per poter accedere ad un mutuo! 

Cosa pensi delle politiche abitative locali rivolte ai giovani?

Devono ancora migliorare. Nonostante qualche passo avanti, gli aiuti restano insufficienti. Il mutuo a fondo perduto della Provincia non esiste più ed è stato sostituito da un contributo accessibile solo con requisiti specifici. La frustrazione è tanta, sia nella ricerca di una casa che di un mutuo: anche con tassi agevolati, le rate per me erano insostenibili e ho dovuto rinunciare.

Pensi sia un problema condiviso da molti giovani? 

È un tema molto frequente tra di noi e, bene o male, siamo tutti allineati nelle nostre opinioni, perché abbiamo una visione molto chiara della società e soprattutto dei tempi in cui viviamo. Sembra una frase fatta, ma i nostri genitori vivevano in altri tempi: magari non c’erano aiuti, ma il potere d’acquisto e i costi erano diversi e forse anche gli stipendi. Dispiace dirlo, ma alcuni non si rendono conto delle difficoltà che la nostra generazione sta riscontrando a livello abitativo, lavorativo e non solo. 

Questa difficoltà ad accedere a una casa ha influito in altri ambiti della tua vita?

Fortunatamente no e ho avuto la fortuna di avere una madre che che non ha mai fatto pressioni per farmi uscire di casa.

Autrice: Anna Michelazzi

La strada in Zona dedicata a Louis Braille

Via Braille in zona produttiva, quartiere Oltrisarco, è dedicata all’inventore del metodo di scrittura e lettura per i ciechi. Nato il 4 gennaio 1809 a Coupvray (Francia), mentre suo padre Simon, sellaio, era fuori casa, il piccolo Louis volle imitarlo impugnando un coltello a due lame per ritagliare del cuoio; d’un tratto la lama sottile si staccò dal manico colpendolo ad un occhio. Un medico lo bendò ma sorse un’infezione che colpì entrambi gli occhi. Louis, divenuto cieco, imparò a girare per le strade munito di un bastone fatto da papà Simon;  con l’aiuto del parroco Jacob Palluy imparò a contare, ma anche a suonare il flauto. Frequentò per tre anni la scuola del villaggio. Il 15 febbraio 1819 entrò nell’Istituto parigino per ciechi, dove imparò a suonare il pianoforte. Circa lettura e scrittura, esistevano delle assicelle con le lettere incise; c’erano anche delle lettere di legno. Sulla possibilità di una scrittura per ciechi e di libri su cui leggere con le dita, Louis pensava a dei caratteri fatti di punti perforati, più semplici da usare e capire. 

Momento di svolta fu l’incontro con Charles Barbier, inventore di un sistema di “scrittura notturna”, avente lettere e sillabe espresse con  punti in rilievo. Louis lavorò per migliorarlo: con sei punti creò 63 segni. La nuova scrittura fu adottata da tutti gli ospiti dell’Istituto. A 19 anni Louis fu nominato assistente di classe per varie materie, poi divenne insegnante. Intanto il sistema Braille veniva esposto al pubblico in un grande mostra parigina. Louis  fu anche organista nella chiesa di S. Nicolas des Champes. Aver vissuto tra le mura malsane dell’Istituto aveva danneggiato i suoi polmoni; la diagnosi medica fu di tubercolosi. Nel nuovo edificio, inaugurato nel febbraio 1844, ci fu l’adozione ufficiale della scrittura Braille e la presentazione dell’inventore del metodo. Il sistema si diffuse in Europa e man mano in tutto il mondo. Peggiorate le condizioni di salute, Louis Braille morì, con i conforti religiosi, il 6 gennaio 1852.  Sepolto nel piccolo cimitero di Coupray, dal 1952 le sue spoglie sono a Parigi,  nella cappella del Pantheon.

Autore: Leone Sticcotti

 L’energia della volontaria

Giulia Salvi è un uragano di energia e passione. Bolzanina, ha studiato scienze e tecnologie alimentari a Padova e ha lavorato in aziende del settore come esperta di controllo qualità. È figlia unica, ma viene da una famiglia molto numerosa. Si diletta con la irish dance, è molto attiva nel mondo del volontariato e ha un gatto di nome Silvestro.

La cosa di me che mi piace di più.

Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno.

Il mio principale difetto.

So essere abbastanza testarda.

Il mio momento più felice.

L’adrenalina del giorno della laurea magistrale.

Da bambina sognavo di diventare…

Insegnante di sostegno.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Vorrei fare tutto il cammino di Santiago.

La mia occupazione preferita.

Lo scoutismo.

Il luogo dove vorrei vivere.

In riva al mare.

Il mio piatto preferito.

Qualsiasi cosa che contenga ragù di mia mamma .

Non sopporto…

L’ingiustizia.

Per un giorno vorresti essere…

Una persona dalla memoria fotografica.

Se fossi un animale sarei…

Il mio cuore dice un gatto, la miapassione per l’acqua dice un pesce.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Ho passato la certificazione C1 di tedesco (alla faccia di tutti i 2 della mia professoressa delle superiori).

Dove mi vedo fra dieci anni.

Qui, felice, con una famiglia numerosa.

Tre aggettivi per definirmi.

Chiacchierona, energica, appassionata.

La prima cosa che faccio al mattino.

Do da mangiare al gatto.

Amo il mio lavoro perché…

Mi obbliga a conoscere bene più lingue e anche nei momenti più difficili e stressanti continua adessere un lavoro che sono felicedi fare.

Il mio motto.

In questo momento “cosa fatta capo ha”.

Del mio aspetto non mi piace…

Un grande cliché: vorrei i capelli ricci (e gli occhi azzurri).

La mia maggiore paura.

Restare sola.

Il mio colore preferito

Rosso.

Autore: Marco Valente


La festa dello sport

Sabato 6 settembre i Prati del Talvera hanno fatto da cornice alla tradizionale Festa dello Sport, animata da stand, giochi e dimostrazioni. Tante le associazioni presenti, che hanno portato in città l’energia e la passione delle loro discipline, coinvolgendo grandi e piccoli. Ecco alcune delle associazioni presenti immortalate da Niccolò Dametto.

Zuppa di vino dell’Alto Adige

Ingredienti

Preparazione: circa 25 min.
Per 4 personee
250 ml brodo di carne
100 ml vino bianco
100 ml panna
3 tuorli
1 p. noce moscata
sale
8 fettine di pane, tostate
nel burro
1 p.c. cannella

Preparazione

Portare a ebollizione il brodo di carne con il vino bianco.
Mescolare la panna e i tuorli e unirli alla zuppa.
Riscaldare la zuppa per circa 2 minuti in modo controllato (non deve bollire!) e sbattere a schiuma con una frusta senza che i tuorli si coagulino.
Una volta che la zuppa avrà raggiunto una consistenzacremosa-schiumosa, insaporirla con la noce moscata e il sale.
Versare nei piatti e servire con le fette di pane tostato e la cannella.

Suggerimenti

  • Potete sostituire le fette di pane con dei dadini di pane o di patate arrostiti.
  • Servite con la zuppa di vino dei Tirtlen.

Variante

Al posto del vino bianco
potete usare anche dello
spumante.

Libro:
I classici delle Dolomiti – Le ricette più famoseda preparare
Athesia Buch
ISBN: 978-88-6839-734-0