Cielo grigio

Domenica scorsa sull’arco alpino e anche in Alto Adige è apparsa una spessa foschia. Molti hanno pensato alla sabbia del deserto che sempre più spesso viene a farci visita spinta dai venti da sud e consentendoci di scattare foto suggestive con le montagne sfocate e tinte di arancione. I meteorologi si sono però precipitati a dire che in questo caso non si tratta di sabbia, bensì niente meno che di fumi provenienti dal lontano Canada, dove da un paio di settimane a causa dei cambiamenti climatici sono scoppiati centinaia di incendi, riprendendo una triste nuova tendenza manifestatasi con grande intensità a partire dal 2023. Purtroppo il fumo degli incendi porta con se un significativo aumento delle polveri sottili. I primi dati registrati indicano che la qualità dell’aria improvvisamente è calata al livello di un ordinario giorno d’inverno senza vento. Il problema è che non si sa se il fenomeno è destinato a sparire in pochi giorni o a permanere. E si sta ancora cercando di capire se i fumi dopo il loro lungo viaggio non diventino ancora più pericolosi. Si tratta infatti di fenomeni nuovi e che non possono ancora contare su un sufficiente numero di studi scientifici dedicati.
All’insegna del cielo grigio, questa volta “simbolico”, sono anche alcune notizie degli ultimi giorni.
La provincia di Bolzano si è distinta a livello nazionale per la percentuale più bassa di votanti in Italia nella tornata di referendum che si è tenuta nelle giornate dell’8 e del 9 giugno. Nei referendum la non partecipazione è una forma di scelta, andando ad incidere sul non raggiungimento del quorum. Ma in presenza dell’attuale crescita dell’astensionismo verificatasi in occasione delle recenti consultazioni comunali non si tratta di un bel segno per la nostra democrazia. A intristire è anche il fatto che il nostro territorio è stato uno dei pochi in cui ha prevalso il no nel referendum che voleva portare a 5 anni il tempo minimo per gli stranieri che vogliono chiedere la cittadinanza italiana. Evidentemente e non si sa per quale motivo la maggioranza dei residenti non vuole che gli stranieri indispensabili come forza lavoro in tutti i settori economici e soprattutto i giovani, molti dei quali nati qui, restino a lungo precari e appesi a permessi di soggiorno, non potendo esercitare appieno i loro diritti come tutti. Per fortuna la città capoluogo in questo caso ha invertito il trend, e i favorevoli alla riduzione dei tempi per presentare la domanda sono risultati più o meno un terzo dei votanti.
La convivenza non è solo una questione di italiani e tedeschi, andrebbe sottolineato. Ed abbiamo molta strada da fare in questo senso.

Autore: Luca Sticcotti

BattBull, un’app contro il bullismo

“Se sto bene a scuola, ho voglia di imparare. Se sto male, anche quella voglia lì svanisce” : parte da qui il ragionamento di Marco Fontana, dirigente scolastico dell’Istituto Battisti di Bolzano. Il benessere scolastico non è un lusso accessorio, ma la base di ogni apprendimento. E nel mezzo di questa consapevolezza nasce BattBull, un’app ideata e realizzata da un gruppo di studenti per segnalare episodi di bullismo.

L’Istituto Battisti, racconta il dirigente, è una piccola Bolzano: studenti di ogni provenienza e storia che si incrociano ogni giorno tra le aule e i corridoi dell’edificio scolastico. Con tutte le potenzialità, ma anche le tensioni, che un microcosmo del genere porta naturalmente con sé. “Non parliamo solo di bullismo conclamato”, spiega, “ma anche di quelle piccole prevaricazioni che spesso passano sotto traccia: scherzi maldigeriti, paure, tensioni. Tutti segnali di un disagio che va preso sul serio. Sempre e comunque.” E se stare bene a scuola viene prima di imparare, allora serve agire. Non a parole, ma con strumenti concreti. Da questa intuizione è nata la app BattBull, una efficace combinazione tra “Battisti”, “battersi” e “bullismo.

Più visibilità, non meno problemi

È qui che entra in scena BattBull, l’app contro il bullismo. “BattBull non ha cancellato il disagio. Chiaramente. Ma ci ha permesso di vederlo meglio e di lavorarci insieme. Soprattutto, ci ha convinti a mettere gli studenti al centro”, sottolinea il dirigente “perché è da loro e con loro che bisogna agire.”

È uno dei tratti più interessanti del progetto: non è stato semplicemente calato dall’alto. È nato dai ragazzi, per i ragazzi, con il sostegno e l’entusiasmo contagioso della professoressa Tina Iuzzolino, ideatrice, e del professor Leonardo Martino, che ha fatto da coach programmatore… talvolta fino a notte fonda.

Una piccola software house in classe

“Io sono stato il referente tecnico”, racconta il professor Martino. “Ho insegnato loro a programmare il front-end, il back-end… mentre per la grafica erano già molto autonomi.

La parte più bella? Vederli lavorare come in una vera software house. Discutere, confrontarsi, trovare compromessi.”

Dietro le righe di codice, infatti, si sono sviluppate anche quelle competenze trasversali, le famose soft skills, che a scuola come nella vita sono essenziali. Il lavoro di squadra, la gestione dei conflitti, la resilienza. E pure un po’ di ironia:

“Sì, perché quando alle tre di notte mi arrivava una mail con ‘prof, ci aiuta con questo bottone?’, io rispondevo con un video tutorial, magari con gli Iron Maiden in sottofondo.”

Dall’idea alla realtà (nazionale)

Simone Sartore lo dice senza troppi giri di parole: “Non pensavo sarebbe andata così. Pensavo a una cosa utile per la scuola, magari un po’ popolare qui a Bolzano. Ma poi… il ministro Valditara, il premio nazionale, lo stand a Firenze… mai me lo sarei immaginato.”

In effetti l’app non è solo rimasta confinata dentro le mura scolastiche, ma si è aperta anche ad altre realtà. Altre scuole italiane sono già in contatto con il gruppo di lavoro di BattBull, pronte ad adottare o replicare l’esperienza.

E nel futuro? Chissà. Il progetto continua a evolversi. Magari ci saranno nuove lingue, nuove funzionalità, una nuova generazione di studenti pronti a prenderne il testimone.

Uno strumento semplice ma potente

“BattBull serve a segnalare atti di bullismo. Anche in forma anonima. Ma è stata usata anche per altre segnalazioni, come comportamenti illeciti. È facile da usare, gratuita, accessibile a tutti”, racconta Raffaele Di Sarno.

Ma oltre la tecnologia, c’è qualcosa di più. 

“Questa app dà voce a chi ha paura di parlare. A chi si sente solo. È uno strumento che aiuta davvero. E noi lo abbiamo creato partendo quasi da zero” afferma con orgoglio Sharon Limoncella.

Ed è forse questo l’aspetto più potente: che una classe di ragazzi, armata di entusiasmo e nottate insonni, abbia trasformato un’idea in qualcosa che può davvero fare la differenza.

Scriveva Don Milani in Lettera a una professoressa: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica.”

Ecco, BattBull è tutto questo. È un piccolo atto politico, nel senso più nobile del termine. È un’educazione alla responsabilità condivisa. Perché “se sto bene a scuola, ho voglia di imparare”.

Autore: Marco Valente

Uomini e caporali. Quando i padri pagano per i figli

Si dice che le colpe dei padri le pagano i figli. Capita pure che i figli scarichino sui padri le loro mancanze. È frequente che una generazione (come la nostra) agisca senza curarsi di chi verrà.  Altrettanto facile emettere giudizi su chi, da morto, non può difendersi. In entrambi i casi c’è qualcosa che, umanamente, non va bene.

Nella mia personale galleria di “padri” il vescovo Joseph Gargitter è nel reparto dei “testimoni”, non in quello degli “imputati”. La sezione dei “giudici” e degli “infallibili” è vuota, anche se ogni tanto qualcuno vorrebbe bussare a quella porta. Il vescovo Gargitter è un uomo che ha dato tutto , perché la sua, la nostra terra potesse avere un futuro diverso da quello di un campo di battaglia. La creazione (strategica), nel 1964, della diocesi plurilingue di Bolzano-Bressanone è opera sua. Sua e di chi ebbe il coraggio, non scontato, di accompagnarlo (allora come oggi). Gargitter fu un uomo capace di leggere e toccare la storia con mano. Visse dentro le dittature del Novecento e la guerra. Esercitò il suo servizio nell’Alto Adige “a pezzi” del dopoguerra. Divenne vescovo di Bressanone nel 1952, raccogliendo la controversa eredità di Johannes Geisler, un pastore in balia del suo gregge, tristemente ostaggio del vicario generale. Fu tra i “padri” che condussero la Chiesa al Concilio vaticano II, che riempirono il Concilio di contenuti e che poi innestarono quei contenuti nel tronco della Chiesa locale. Noi, oggi, viviamo (inconsapevoli) di rendita. Raccogliamo (ingrati) quello che lui ha seminato. Gargitter fu un uomo consapevole della realtà e della missione a cui era chiamato. Le scelte lungimiranti le vedono in pochi. Si capiscono dopo. “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi…”. Il destino del profeta è la solitudine. Anche da morto. Nessuno che ti dica grazie per quello che fai e per quello che sei. Un tratto estremamente evangelico. Così per Joseph Gargitter che ebbe pochi amici (ma fedeli e autentici) e molti detrattori. La diffamazione, la caccia alle streghe sono le armi dei vili e in quegli anni ve ne furono parecchi. Nel descrivere il ruolo della comunità cristiana in Alto Adige – l’intervista fu pubblicata nel 1970 – disse: “Ci sono state anche ore buie di intolleranza e di violenza. Proprio in quei momenti si è potuto misurare il ruolo (lo spessore ndr.) della Chiesa locale”. Nelle ore buie, direbbe Totò, si distinguono gli uomini dai caporali.

IL FATTO

A fine gennaio la diocesi presentava un rapporto sugli abusi sessuali che sollevava interrogativi rispetto all’adeguatezza dell’operato dei vescovi nell’affrontare e nel prevenire il fenomeno. Nel clima di sospetto che si è generato il premio triennale dedicato al vescovo Gargitter è stato sospeso.

Autore: Paolo Bill Valente

Indiep Festival approda a Trento

Dopo il successo della manifestazione bolzanina, tenutasi lo scorso 10 maggio, l’Indiep Festival approda il 14 giugno a Trento. La rassegna ideata da Jacopo Schiesaro è giunta alla sua quinta edizione ed è diventata un appuntamento importante per artisti giovani, esordienti e – soprattutto – senza contratti discografici. Ad organizzare il tutto è stata l’associazione Be Young, facente capo all’UPAD, con il supporto dell’ufficio Giovani del capoluogo altoatesino e della Regione Autonoma TAA. In vista della replica trentina dell’evento, abbiamo parlato con Rossella Ruele e Luigi Buonomo che fanno parte del team organizzativo dell’evento.

“Il primo Indiep Festival – ci racconta Rossella – si è svolto nel 2021, in pieno lockdown e quindi i musicisti vi hanno partecipato in streaming, senza pubblico. Dalla seconda edizione in poi la location della manifestazione è diventata Castel Mareccio. Jacopo Schiesaro, il nostro direttore artistico, l’aveva immaginata come una possibilità di dare visibilità ai giovani artisti, in modo particolare in quel periodo in cui si era costretti a stare a casa. In un primo tempo era stata pensata e dedicata ai giovani della nostra regione, ma dopo la prima edizione si è visto che c’era interesse anche fuori regione e quindi ora è una rassegna aperta a tutti”.

Il festival è presente fortemente sui social e in particolare su youtube dove ha un canale dedicato: nelle prime edizioni, fino al 2023, i concerti venivano trasmessi in lunghe dirette, soprattutto per la prima edizione a porte chiuse, poi dallo scorso anno è stato deciso di riprendere l’intero evento e poi creare delle clip dedicate ad ogni singola esibizione, potendo quindi fare un po’ di editing e contando su una qualità audio/video migliore rispetto agli imprevisti della diretta.

“Una cosa che trovo molto bella dell’Indiep – è Luigi a parlare, ora – è che non dà solo spazio agli artisti, ma dà l’occasione anche ad altri giovani di mettersi in gioco dando una mano a qualunque livello. Io, ad esempio, non so cantare, ma mi piace poter fare qualcosa in quest’ambito. Così mi sono messo a disposizione e mi sono scoperto presentatore senza avere alcuna esperienza precedente. E lo stesso discorso vale per chi ha dato un contributo alle riprese video o alla registrazione dell’audio”.

L’edizione di quest’anno ha visto quindici partecipanti, tra solisti, band e DJ: Sara Kane, Asyle, Cera, PKR, Hålo, Pooja Rebeiro, But Beautiful, DD e QLCS, Fuggitivi, Wicked & Bonny, Monkey Monsta, IMMA, Kleris & Curious Boy, ENA. Non trattandosi di un concorso, tutti hanno dato il meglio di sé a prescindere, per il piacere di stare sul palco e proporre la propria musica.

“A me – ci dice Luigi – sono piaciuti in particolare gli Hålo, già vincitori di un concorso a Trento. Hanno portato una musica in stile rock anni ottanta, diversa dai molti gruppi più pop presenti. E ho sentito particolari apprezzamenti nei loro confronti anche da parte del pubblico.”

“E hanno un cantante molto giovane – precisa Rossella –, appena sedici/diciassette anni, bellissima voce. E poi il gruppo ha una freschezza ed una carica davvero particolari. La manifestazione si è svolta su due palchi, su quello interno era di rigore eseguire brani originali, mentre sul palco esterno era permesso anche suonare delle cover. E ad ogni esibizione sono corrisposte anche le interviste in diretta da parte dei presentatori”.

Quest’anno, la novità è la doppia location del festival. Dopo la data bolzanina, grazie all’interessamento e alla collaborazione di Bookique – uno spazio culturale e caffetteria che si contraddistingue per il principio delle tre à: creatività, originalità e qualità – che da alcuni anni è un fiore all’occhiello nell’organizzazione di eventi con un ottimo riscontro e la cui struttura ad anfiteatro ne fa una struttura perfetta, – ci sarà anche una serata a Trento.

L’appuntamento con la serata trentina di Indiep Festival è quindi per sabato 14 giugno alla Bookique.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Nella zona “Raif” un’oasi di benessere 

Un’area verde dedicata a benessere, salute e valorizzazione del territorio: è con questi presupposti che nei giorni scorsi è stato ufficialmente inaugurato il Parco Kneipp a Salorno in zona “Raif”, dove un tempo sorgevano le segherie.  

Seguendo il metodo di Sebastian Kneipp, pioniere dell’idroterapia, che trovò nelle cure naturali una risposta ai suoi problemi di salute, nella nuova zona dedicata a questa terapia sono state allestite vasche d’acqua per il trattamento del corpo. Il progetto esiste grazie all’impegno congiunto del Comune, dello studio della coordinatrice della specializzazione della scuola di giardinaggio del Centro di Sperimentazione di Laimburg, Helga Salchegger, con alcuni suoi studenti, e da Rolando Schaffler, che con la collaborazione degli studenti della Scuola Professionale Einaudi ha effettuato i primi rilievi dell’area. 


Nel corso dell’inaugurazione è stata sottolineata l’importanza dei cinque elementi della filosofia di Kneipp, ovvero acqua, movimento, alimentazione, equilibrio interiore ed erbe officinali. Il sindaco di Salorno Roland Lazzeri ha lanciato un appello agli abitanti del vicinato a prendersi cura, in futuro, di un piccolo orto di erbe aromatiche per completare l’esperienza sensoriale e curativa del parco. Il Comune ha garantito che fornirà le piante, ma servirà l’impegno collettivo per mantenerle. “Questo è un luogo dove corpo e spirito possono trovare armonia – la chiosa del primo cittadino -. Un invito a vivere la natura, a rispettarla e proteggerla. Speriamo che molti possano trascorrere qui momenti sereni e rigeneranti”.


Il parco sorge in una zona significativa per la comunità: la cosiddetta “Raif”, termine dialettale derivante probabilmente dal latino “riva”, che indicava gli spiazzi lungo i fiumi, un tempo utilizzati per l’ammasso dei tronchi. Questi luoghi, oggi quasi scomparsi, conservano ancora il nome che ne racconta la storia.  A Salorno la “Raif” è situata accanto al Rio Molini, corso d’acqua che in passato alimentava una storica segheria, motore economico della zona. Ritratta in una foto del 1920 e pubblicata su uno dei pannelli informativi nel parco, è un esempio delle cosiddette “segherie veneziane”, così chiamate perché ispirate a quelle della Serenissima. Qui si lavorava il legname proveniente dai boschi in quota.

Autore: Daniele Bebber

Un albero per l’imperatore Cecco Beppe 

Gli Asburgo governarono su molti territori europei per quasi 700 anni. In questo lungo periodo si sono succeduti sul trono molti re e imperatori: alcuni presto dimenticati, altri rimasti per sempre nella memoria collettiva. Per quanto riguarda il Tirolo storico, finito in mani asburgiche nel 1363 grazie alla donazione forzata di Margherita, si ricordano in particolare Massimiliano I, Maria Teresa e Francesco Giuseppe con la consorte Elisabeth detta Sissi. A Merano, la sua statua sull’omonima passeggiata viene sempre omaggiata con un mazzolino di fiori.

Fiori e alberi facevano capolino da sempre nella vita della coppia imperiale. Oggi, quando in Tirolo o in Alto Adige i bambini piantano un albero nel cortile della scuola, lo fanno come espressione di rispetto per l’ambiente. Tuttavia, questa tradizione affonda le sue radici proprio nel passato imperiale del baffuto Cecco Beppe. Salito al trono nel turbolento 1848, l’imperatore celebrò il suo giubileo dei 50 anni nel 1898 e quello dei 60 nel 1908, incentivando in tutto l’impero la piantumazione di alberi commemorativi.

Tra Kufstein e Ala furono messe a dimora ben 146.872 piante, la maggior parte delle quali nei comuni al confine linguistico italo-tedesco come Salorno, Cauria, Cortaccia e Aldino. Le origini della cosiddetta “Festa dell’Albero” risalgono dunque alla fine del XIX secolo. Gli alberi “imperiali” furono piantati davanti ai municipi, alle scuole, alle chiese e nelle piazze. A Laives, ad esempio, è stato recentemente abbattuto un acero piantato nel 1908 davanti alla chiesa. A Bronzolo furono collocate due querce rosse nello spazio antistante la chiesa. A Trodena troviamo una quercia comune. Anche molti cittadini seguirono l’invito a piantare un albero nelle proprie proprietà: tra questi Karl Noldin, padre dell’antifascista Josef Noldin, che nel suo maso a Pochi piantò un ciliegio in onore dell’imperatore. A Casignano presso Montagna, Bice Armanini piantò ben 200 pini cembri.

A Bolzano, Laives, Salorno, Ora ed Egna, insegnanti, sindaci e privati cittadini risposero dunque all’appello del sovrintendente forestale Freiherr von Longo-Liebenstein, piantando tigli o querce, accompagnati da una targa con la scritta:

“In memoria del 60° anniversario di regno di Sua Maestà l’Imperatore Francesco Giuseppe I, 1908.”

Questi gesti simbolici, accompagnati da inni patriottici, poesie e discorsi, vennero presto inseriti nei programmi scolastici come “Festa dell’Albero”. Il significato era chiaro: l’albero simboleggiava la fedeltà, la crescita e il legame con la patria.

Con la fine dell’Impero austro-ungarico nel 1918, i riferimenti monarchici scomparvero, ma la celebrazione sopravvisse. Si trasformò in una ricorrenza scolastica con finalità educative e ambientali. A Laives, ad esempio, si racconta ancora di alberi piantati in quell’epoca dagli alunni della scuola elementare di lingua tedesca.

In alcune comunità tirolesi, la tradizione fu mantenuta anche dopo la Seconda guerra mondiale. Negli anni ’50, seppur senza più riferimenti imperiali, la piantumazione degli alberi scolastici divenne simbolo di rinascita e speranza, con un forte significato civico.

Pochi oggi sanno che dietro quella che appare come una semplice festa scolastica si cela un antico legame con la monarchia asburgica. Un albero per l’imperatore – può sembrare una formula d’altri tempi, ma racchiude forse un messaggio ancora attuale: la continuità tra natura, storia e memoria collettiva.

Autore: Reinhard Christanell

Non solo libri: la vita sociale in biblioteca

A Vadena la biblioteca unisce comunità e innovazione, distinguendosi come uno dei pilastri culturali tra i più dinamici del territorio. Un luogo di libri, certo, ma anche uno spazio di scambio, inclusione e crescita personale. Insomma, qui la cultura prende forma tra scaffali, laboratori, eventi e incontri che parlano italiano, tedesco e soprattutto il linguaggio universale della condivisione.

Sfruttando la vicinanza alle scuole, la biblioteca ha rafforzato i legami con i più piccoli, accogliendo regolarmente i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria. Collaborazioni fondamentali, con spazi e risorse messi a disposizione per incentivare l’apprendimento, il gioco e la scoperta. 

Ma l’orizzonte va ben oltre i confini scolastici, nel ritagliarsi un ruolo di primo piano nella promozione culturale dell’intera comunità, grazie ad una fitta rete di sinergie con associazioni, istituzioni ed altre biblioteche del territorio. Fra le attività più significative dell’anno passato, c’è il laboratorio bilingue “Parole e Fulmini”, realizzato da Barbara Gramegna e Verena Cassar in collaborazione con la scuola primaria in lingua italiana, unendo gioco e creatività. Di forte impatto anche “Found Poetry” guidato dal collettivo out-box e dalla filosofa Sonia Lisco, culminato nel costruire la suggestiva “colonna della cultura”, opera dell’artista Egeon, creata con libri destinati al macero. Un gesto simbolico ma potente di trasformazione dello scarto in valore. 

La biblioteca si è confermata però anche un luogo di studio e sostegno concreto per le famiglie, portando avanti il servizio gratuito d’aiuto compiti e ripetizioni, “un punto fermo per molti studenti”. Al contempo è sempre più spazio di socializzazione dove si può semplicemente leggere, scambiare due chiacchiere o immergersi in nuove conoscenze. 

Anche la comunicazione delle iniziative ha fatto un deciso salto di qualità, dovuto al supporto del Comune, nel garantire ampia visibilità tramite social, web e materiali informativi, riuscendo a incrementare la partecipazione agli eventi. Al passo con i tempi è stata convintamente abbracciata la trasformazione digitale. 

“La lavagna interattiva mobile, due postazioni Pc, proiettori e schermi per eventi, permettono di organizzare attività sempre più interattive e coinvolgenti – spiegano i dirigenti -. Si tratta di strumenti che aggiornano il modo di fare cultura, avvicinano nuovi soggetti e stimolano nuovi modi di apprendere. E infatti nella prima seduta del 2025 il Consiglio di biblioteca ha espresso piena soddisfazione per il lavoro svolto nell’anno appena trascorso, riferendo che la missione rimane chiara “promuovere l’apprendimento permanente e lo sviluppo culturale di individui e gruppi sociali, con una visione che mette al centro le persone, e non solo i libri”.

Aperta 18 ore a settimana, dal lunedì al venerdì, la biblioteca ha un orario ridotto nei mesi estivi. Novità di quest’anno è senz’altro l’apertura straordinaria un sabato mattina al mese, su base volontaria, per avvicinare anche chi, in settimana, non riesce a frequentarla. Confermata anche la presenza della bibliotecaria Claudia Parise.

Accanto alla valorizzazione del patrimonio librario (con una forte presenza di libri per l’infanzia e l’adolescenza), sono in calendario progetti che intrecciano teatro, arte, ceramica e musica, assieme ad iniziative come il “Bus-Teatro Bassa Atesina”, in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano, o il gruppo di ceramica. La partecipazione ai programmi “Nati per leggere” e “Bookstart”, il concorso mensile “Leggi e Vinci” e l’adesione alle proposte dell’Ufficio Biblioteche provinciali, sono ulteriori tasselli di un mosaico sempre più ricco, vitale e vivace. Insomma, a Vadena la volontà è quella di andare oltre il concetto tradizionale di biblioteca.

Autore: Daniele Bebber

All’Oratorio per imparare a difendersi

Difendersi dai malintenzionati e capire come comportarsi in caso di soffocamento: all’Oratorio Santiago si supporta la comunità locale, insieme a carabinieri e Croce rossa.

Anziani e persone fragili sono sempre più spesso oggetto delle truffe più fantasiose da parte di delinquenti senza scrupoli. Accanto alla classica truffa di suonare alla porta fingendosi figure professionali o forze dell’ordine per potersi intrufolare nell’abitazione, sono sempre più frequenti e diversificate le truffe telefoniche e non mancano i tentativi di estorcere dati personali preziosi attraverso finti messaggi o e-mail che sembrano provenire, ad esempio, dal proprio istituto di credito. 

Come è possibile riconoscere e difendersi da queste truffe? Nei giorni scorsi ne hanno parlato presso l’Oratorio Santiago di San Giacomo i carabinieri della sezione di Laives, davanti a una sala gremita non solo di anziani poiché, appunto, queste truffe possono riguardare tutti noi. 

Diversi gli argomenti affrontati con esempi concreti che aiutano le persone a riconoscere più facilmente queste situazioni. Tante anche le domande rivolte ai militari dell’Arma che, con grande professionalità, hanno aiutato a fugare i dubbi dei presenti. 

A seguire, il giorno successivo si è svolto il corso di disostruzione delle vie aeree, in cui membri della Croce Rossa hanno insegnato ai neogenitori e a tutti gli interessati le importantissime manovre salvavita in caso di soffocamento. Questo appuntamento si è inserito all’interno del progetto “Amabimbi”, che proseguirà con altre proposte dedicate alla prima infanzia a partire dal mese di settembre. Nel complesso, si tratta di una serie di incontri programmati e organizzati dal Santiago in collaborazione con istituzioni e associazioni locali, per creare sempre di più un ponte con tutta la popolazione della frazione, attraverso proposte che non si limitano alle feste e allo spettacolo, ma vertono proprio in direzione di un aiuto concreto su temi molto sentiti e importanti.

Un’attività intensa che dura tutta la stagione dai primi di settembre ad oggi quella dell’Oratorio insieme naturalmente alla Parrocchia locale, coronata domenica 25 maggio dalla Festa della Parrocchia, svoltasi insieme alle famiglie e la popolazione. Dopo la Santa Messa, grazie alla collaborazione del Gruppo Alpini e dei Vigili del Fuoco con gli instancabili volontari dell’oratorio, i presenti hanno potuto pranzare nel piazzale della chiesa e partecipare a tanti giochi insieme.

è un lavoro costante quello della parrocchia e del gruppo volontari Santiago, volto a creare sempre più comunità all’interno di una frazione che vive senz’altro delle criticità dovute a un aumento della popolazione che non corrisponde però a un parallelo aumento dei servizi, rischiando quindi di trasformare la località in dormitorio di Bolzano. 

Per questo l’attività dell’Oratorio non si ferma neppure nei mesi estivi, quando continuerà a proporre eventi e attività da vivere insieme.

Autrice: Raffaella Trimarchi

A tu per tu con il commercio di vicinato

“SeiLeiferser”: le istituzioni e le associazioni di Laives insieme per creare rete e valorizzare il commercio di vicinato agli occhi delle nuove generazioni.

Si è concluso con la premiazione degli studenti partecipanti presso il Comune di Laives, il progetto pilota “SeiLeiferser”, che ha visto coinvolti per diverse settimane Unione Commercio con svariate attività commerciali della città, Comitato comunale di Laives, Istituto comprensivo di Laives con le classi delle scuole primarie di secondo grado in lingua italiana e tedesca, centri giovanili e associazioni locali. 

Obiettivo comune: far conoscere alle nuove generazioni cosa si cela dietro a una attività commerciale, quanto lavoro, passione e competenza vengono messe in gioco, ma anche come tali attività possano rappresentare un futuro professionale per i nostri giovani. Il tutto è partito con la consegna alle scuole di un gioco da tavolo molto particolare: un tabellone – creato dalla cooperativa Logos –  che ricrea la rete commerciale di Laives, con all’interno gli esercizi aderenti al progetto, in cui i ragazzi hanno potuto calarsi nei panni dei commercianti, con una seconda fase in cui questo calarsi nei panni si è tradotto in realtà. I ragazzi infatti, hanno potuto avvicinarsi direttamente al lavoro degli esercenti svolgendo degli stage all’interno delle attività stesse, mentre gli esercizi impossibilitati a ospitare i ragazzi hanno ricevuto il supporto dei centri giovani Fly e Don Bosco per portare da loro le proprie attività. 

L’ultima fase del progetto totalmente bilingue si è conclusa con la premiazione dei 40 studenti di 7 classi,  nonché l’ideazione e creazione di elaborati sotto forma di video, temi e altri formati. In palio, interessanti premi messi a disposizione da alcune associazioni cittadine. Soddisfazione espressa dalla responsabile del progetto, Raffaella Defant, anche lei commerciante a Laives, che ha potuto constatare come i giovani abbiamo compreso le difficoltà legate al portare avanti una attività commerciale, soprattutto in relazione al sempre crescente fenomeno degli acquisti online, ma anche quali siano i vantaggi dell’acquistare in un negozio di vicinato rispetto al commercio online. Dal canto loro, i responsabili del progetto hanno potuto cogliere preziosi suggerimenti su come diventare più attrattivi e migliorare la professionalità dei commercianti. Nel complesso, si è trattato di un esperimento che ha soddisfatto tutte le parti coinvolte, tanto che si sta già lavorando per poterlo riproporre anche il prossimo anno.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Calcio in piazza: inclusione e socialità

Un tempo, almeno fino alla metà degli anni ‘80, era una consuetudine ovunque: ci si trovava in piazza, un Supertele dalla traiettoria che sfidava le leggi della fisica, due squadre improvvisate e il più scarso in porta. Non era il punteggio che si cercava, quello che contava era stare fra amici e divertirsi. Ed è esattamente quello che è successo nei giorni scorsi a Bressanone, dove due classi delle scuole professionali si sono “sfidate” in piazza Duomo.

Per una mattinata quello che viene definito “il salotto buono” della città vescovile è tornato indietro nel tempo, quando la piazza Duomo non luccicava di lucine artificiali come una vetrina acchiappaturisti, aveva ancora le sue due aiuole ma soprattutto rispecchiava in pieno il concetto di piazza, vale a dire un luogo che crea socialità, incontro e scambio: ci si lanciava il freesbee, si suonava la chitarra e si giocava a pallone, come in un’altra qualsiasi piazza di paese di un tempo. 

Un tempo che è tornato a respirare grazie ad un’iniziativa organizzata nell’ambito di un progetto denominato “Calcio di strada” coordinato dall’Urban artist Simone Ferrarini, capace di creare inclusione, socialità e rete. E in mezzo, una partita di calcio tra scuole in piazza per rafforzare questi valori. È così che gli alunni di una classe della scuola Professionale “Enrico Mattei” di Bressanone e quelli di un’altra classe della scuola professionale “Guglielmo Marconi” di Merano si sono incontrate per dare vita allo spazio pubblico attraverso una partita di calcio popolare. 

Una mattinata in cui tutti si sono divertiti, al di là delle proprie competenze calcistiche, della propria passione per lo sport o del proprio talento atletico. E non certo solo gli studenti: un folto gruppo di brissinesi si è fermato ad osservare questa situazione: per una mattinata il calcio di strada si è, dunque, infiltrato nel rapporto cittadino–città, permettendo di vivere lo spazio pubblico come situazione di relazione attraverso il gioco collettivo, che ha un potere trasversale attrattivo verso le diverse comunità, classi sociali, età.

Autore: Luca Masiello